WeRead Powered by ReaderPub
Pagine sparse cover

Pagine sparse

Chapter 23: II.
Open in WeRead

About This Book

A collection of short essays and sketches combining personal recollections, character portraits, brief stories, and practical reflections on Italian language and speech. The pieces portray neighbors and acquaintances, record encounters with literary figures, and offer comments on vocabulary, pronunciation, and the lively Tuscan idiom, along with notes on reading, style, and pedagogy. Conversational in tone, the writing alternates anecdote, linguistic advice, and cultural observation to illuminate everyday manners, expressive turns of speech, and the author's impressions of writers and public life.

SOPRA UNA CULLA

I.

Sono tre giorni che ha 'l visetto bianco

E gira l'occhio illanguidito e lento,

E non cerca la madre, e leva a stento

Le braccia dimagrate e il capo stanco.

Parla, dottore — dirami aperto e franco

La triste verità ch'io già presento;

E tu fa core, amica; — ecco il momento;

Dammi la mano — e sta stretta al mio fianco.

E grave? — .... Assai? — .... C'è da temer la morte?

Ebbene, amica — qui — qui sul cor mio,

E opponiamo al dolor l'anima forte.

Ma no! non posso! mi si spezza il core!

Ho bisogno di piangere! Mio Dio,

Pietà! M'uccido se il mio bimbo muore!

II.

Bambino mio, cos'hai? cosa ti senti?

Sorridi — guarda — moviti — respira;

Non vedi il padre tuo, qui, che delira?

Non le senti le sue lacrime ardenti?

Non lacerarmi il cor co' tuoi lamenti!

Oh dottore — soccorrilo — egli spira;

Vedi come già trema, e come gira

Gli sguardi tralunati e semispenti.

Che aspetti dunque? Di parole vane

Non è più tempo! Salvalo, per Dio!

Prova! Tenta! non hai viscere umane?

No, no, perdona! io son pazzo, lo vedi;

Ma salva dalla morte il bimbo mio,

E bacierò l'impronta de' tuoi piedi!

III.

Come ha già il volto smorto ed affilato,

Povero bimbo, povero angioletto!

Ah per pietà, coprite quel visetto;

Non lo posso veder così mutato.

Appena appena gli si sente il fiato

Ed un leggiero tremito nel petto;

Sembra già morto — ha già mutato aspetto;

Ha chiuso gli occhi — è immobile — è diacciato!

Dottore! Amica mia! Ma dunque è vero!

Egli morrà! Lo porteranno via!

Porteranno il mio bimbo al cimitero!

Il mio bimbo! il mio cor! Ma rispondete!

Dite che è un sogno della mente mia,

O mi spezzo la fronte alla parete!

IV.

Che? — C'è speranza ancor ch'egli non mora?

Non è la tua pietà — dottor — che mente?

È salvo se fra un'ora si risente?

Se fra un'ora il suo volto si colora?

Un'ora! Un'ora eterna! Un'ora ancora

Per vederlo morir più lentamente!

Ma prima sarò anch'io morto — o demente,

O invecchierò di trenta anni in quest'ora.

Ebben — coraggio — starò qui prostrato,

Muto — aspettando colle braccia in croce

Che il mio povero bimbo sia spirato.

Ed aspetta anche tu — cara — pregando;

Non alzar contro Dio l'incauta voce....

Inginocchiati qui.... te lo comando!

V.

Pietà, tremendo Iddio! Pietà, Signore!

Nel santo nome della madre mia.

Pietà del mio bambino in agonia,

Non rapite quest'angelo al mio core.

Io redento dal pianto e dal dolore

Vivrò una vita santa, umile e pia,

E non avrò più senso che non sia

Bontà, dolcezza, pentimento, amore.

E se è fermo nel Vostro alto consiglio

Ch'egli debba morir — ch'io non intenda

La voce che dirà: — non hai più figlio!

Datemi, eterno Iddio, questo conforto;

Ch'io non la senta la parola orrenda;

Ch'io resti prima o forsennato o morto.

VI.

Povero core! Povero bambino!

Era un angiolo d'anima e d'aspetto;

Pareva un fiore — e qualche riccioletto

Gli usciva già di sotto al cuffiettino.

La notte, lo cullavo — e sul mattino

Venia — nudo e ridente — nel mio letto,

E sgambettando mi puntava al petto

E contro il volto il suo rosso piedino.

Ed ogni sera — in lui rapito — chino

Teneramente sul suo bianco nido

Gli coprivo di baci il corpicino;

E in mezzo ai baci mi fuggía dal core

Un gemito, un singhiozzo, un riso, un grido,

E cadevo in ginocchio ebbro d'amore.

VII.

Addio, mia bella visïon fuggita,

Bel sogno mio svanito sull'aurora,

Larva adorata che brillasti un'ora

Sul deserto cammin della mia vita!

Non tutta ancor l'anima mia smarrita

Può intendere il dolor che la divora;

Ancor vaneggio; — non lo sento ancora

Tutto lo strazio della mia ferita.

Avrò per sempre il mio bimbo morente

Dinanzi agli occhi — ed il mio labbro muto

Cercherà la sua fronte eternamente.

Arte, fede, avvenir, gloria, fortuna,

Speranze, gioventù — tutto è perduto;

Tutto è morto e sepolto in questa cuna.

VIII.

No! non lo credo! Tu m'inganni! Giura

Che dici il vero! Per pietà, dottore,

Non lacerarmi un'altra volta il core,

Non ti far gioco della mia sventura!

È uno scherno crudel della natura!

È un vano inganno! È un sogno mentitore!

È salvo? Vive? Vive ancor? Non muore?

Ah! la povera mia mente s'oscura!

Indietro tutti — via da me — lasciate

Ch'io profonda sul mio santo angioletto

Questa piena di lacrime infocate!

Ride! Parla! Mi guarda! Eterno Iddio,

Che il grande nome tuo sia benedetto!

Mio figlio è salvo — l'universo è mio!