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Papà Eccellenza

Chapter 10: SCENA SETTIMA. Remigia — Alvise.
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About This Book

The play follows an aging parliamentarian who balances ministerial duties, political maneuvering, and private loyalties within his household. Much of the action unfolds in his study, where negotiations, moral compromises, and arguments about duty and ambition surface alongside domestic tensions involving his daughter and her husband. Across three acts the drama alternates intimate family scenes and public crises, exploring how ambition, pride, and generational change force characters to reassess loyalties and the costs of public office.

Trova il compromesso.

Eccolo!

Chiude il forziere.

E dire che ho lavorato tutta notte, per poter avere una mattina libera!

A Remigia mentre mette il compromesso col dispaccio nel portafoglio.

.... Capirai! Alvise è diventato un giovanotto! Si mette a fare anche lo spadaccino!... Sì! Sì! Oggi stesso mandiamolo all’albergo!

Remigia sempre nervosa.

Ma lui, lui?... Mio marito?

Mattei.

Federico?

Remigia.

Sì. Che cosa ti ha detto? — Dimmi la verità.

Mattei.

Niente che possa offenderti. Del resto, anche andando all’albergo, non bisogna esagerare nemmeno dall’altro verso! Alvise potrà sempre venire a pranzo da noi.... Cioè, sempre no! Ma se non tutti i giorni, almeno.... — E la corrispondenza col direttore delle officine?... — L’ho al Ministero!

A Remigia.

Adesso, capirai, tocca a me di riguadagnare tutto il tempo che loro mi hanno fatto perdere!

Vedendo comparire Luigi; arrabbiandosi.

E questa carrozza?

Luigi

che non ha avuto tempo di parlare.

Pronta!

Mattei.

Perchè non dirmelo, tartaruga?

Abbracciando Remigia.

Consolati, tu che ci tieni. Il tuo papà resta Eccellenza! Sempre così! Fare.... disfare.... per tornar a fare quello che voglio io!

Luigi via dopo Mattei.

Remigia

si lascia cadere sopra una seggiola accanto alla scrivania, muta, atterrita. — Lunga pausa.

E adesso?... Adesso?... Alvise?

Si alza di colpo; si avvia risoluta, verso l’uscio a sinistra. — Entra Alvise.

SCENA SETTIMA. RemigiaAlvise.

Alvise

sull’uscio a sinistra: chiamando piano Remigia.

Pst!

Guarda se Mattei è andato via.

Remigia.

Sì!... Vieni!

Alvise.

Ti aspettavo! Sono sulle spine; sai che è urgente. Il Gardani, aspetta. È fatto?

Remigia accenna di no.

Alvise sossopra.

No?

Remigia fuori di sè.

Non ne ha! Ha dovuto vendere la casa di Milano!

Alvise.

Vendere?... Lo zio?... La casa di Milano?

Remigia.

Mi ha fatto una scena perchè spendo troppo! Mi ha strapazzata! — Ho tanto pianto!

Alvise atterrito.

Proprio in questo momento.... È un disastro!

Remigia.

Non pigliartela col papà, adesso....

Alvise.

Ma se anch’io gli voglio bene, quasi come te! Se mi avesse lasciato fare non mi sarei battuto già dieci volte per lui! — Ma, ha proprio dovuto venderla la casa, o l’ha venduta, così per....

Remigia interrompendolo.

Dovuto! Dovuto!

Con un nuovo spavento.

Oh Dio mio! E la Jourdain? La Jourdain?

Alvise.

Chi è?

Remigia.

La mia sarta! Ha minacciato di mandare il conto a mio marito!

Alvise.

Tuo marito non la pagherà e la sarta avrà quello che si merita.

Remigia.

Subito, invece! E con che gioia! Per il gusto di vendicarsi; per costringermi a tornare a Subiaco; per farmi morire d’inedia, per obbligarmi a fare la serva!

Alvise.

Non esagerare!

Remigia.

E anche tu!

Alvise.

Io?

Remigia.

Oggi stesso, fuori di casa! Devi andare all’albergo! Lo ha imposto lui, al papà, perchè....

ironica

la gente mormora!

Alvise.

Andrò all’albergo! Che male c’è? Non ci vedremo lo stesso? La cambiale, cara mia! l’amico Gardani, altro che l’albergo!

Remigia con le lacrime.

Ma pure aveva promesso....

Alvise.

Non può! Non può! Sai che è agente di cambio? Ha perduto alla Borsa; non può!

Remigia.

Per causa mia, povero Alvise! Per me! È proprio vero! Come sono stata spensierata, pazza!

Alvise.

Non inquietarti! Non devi inquietarti, perchè non hai niente da temere. Sulla cambiale non c’è che la mia firma.

Remigia.

Ma i danari, ma il debito è mio!

Alvise.

Questo, bada, nessuno lo deve sapere. Non lo sa nemmeno il Gardani! — Del resto, fra di noi, abbiamo sempre fatto un po’.... da buoni fratelli. Cercherò, m’ingegnerò, — lo ripeto, — non inquietarti! Se fosse possibile, dando un acconto, di rinnovarla almeno per quindici giorni, affretterei intanto la mia nomina e una volta a Zanzibar, tutti gli affari....

Respirando.

Ah, si trattano a lungo respiro!

Remigia.

No! Non andrai! Me lo hai promesso, giurato.

Fissandolo.

Ricordati: prima di te, non ho amato che un uomo, mio marito. Non ho da rimproverarmi, con chi tu sai, che le sue passeggiate a cavallo, e lo scambio di due bigliettini inconcludenti. Tu non hai più diritto di abbandonarmi!

Alvise sincero.

Ma se mi sanguina l’anima al pensiero di partire, per te e, ti dico la verità, anche per Roma!... Ma come si fa!... — Per il punto d’onore — giuoca, giuoca, giuoca, per poter pagare: s’è formata.... la valanga!... Adesso, poi, figùrati, con l’acqua alla gola e lo zio, furente contro di me, furente contro di te....

Remigia.

Furente, il mio papà?... Povero papà! Fatta la sfuriata, se n’è andato abbracciandomi già sereno, dicendomi: resto Eccellenza!

Alvise

fissa Remigia senza ben capire.

Remigia.

Sai come fa presto a cambiar d’umore! Ha ricevuto un dispaccio dal ministro del Tesoro, che gli ha fatto piacere e ha dimenticato tutto!

Alvise colpito.

Dopo ricevuto un dispaccio del ministro del Tesoro che gli ha fatto piacere, ti ha detto “resto Eccellenza„?

Remigia accenna di sì.

Alvise.

Resto ministro?

Remigia c. s.

Alvise

ha uno scoppio di allegria; — l’abbraccia.

Che lampo! Che luce!... Che luce di milioni!

Remigia

tra l’inquietudine e la speranza.

Tu.... scherzi.... per consolarmi un po’?

Alvise

sempre allegrissimo.

Non leggi i giornali, mai.... La figlia di un ministro? Se lo zio, se il papà ti ha detto che resta Eccellenza, vuol dire che hanno accettato le spese ferroviarie! — Non sai che le spese.... ferroviarie, sono la nostra salvezza?

Remigia.

Ti prego! Ti supplico! Non è il momento di scherzare.

Alvise.

La nostra salvezza è Gardani? — Le spese ferroviarie sono la salvezza di Gardani, dunque anche la tua e la mia.

Remigia.

Mi rendi nervosa! Mi fai star male!

Alvise ridendo.

Prendo una carrozza — non più a piedi! — Il tuo sogno, l’automobile, spunta sull’orizzonte! — Vado a dire in un orecchio al Gardani che le spese ferroviarie sono state accettate e la nostra cambiale... ma che cambiale....

Facendo cenno con le dita e con la bocca di riscuotere molto danaro.

Chh!... a volonté!

Remigia stizzita.

Ha ragione il papà! Sei sempre un ragazzo!

Alvise.

Sai cos’è la Borsa?

Remigia.

Sì.

Alvise.

Lo sai, o non lo sai?

Remigia.

Sì! Sì!

Alvise.

La Borsa è un luogo nel quale, quando io so, — prima che lo sappiano gli altri, — che mio zio, come te l’ha detto in questo momento, resta ministro, tu puoi pagare tutte le Jourdain nazionali e internazionali, presenti.... e anche future! — Più a Subiaco! Più a Zanzibar. — Si resta a Roma! — Evviva Roma! — Mio zio, vuol fare economia? — Benissimo! Farai senza dei denari di papà! Te li darò io!

c. s.

Chh! Chh! a volonté!

Remigia

rassicurata; sorridendo con ironia scherzosa.

Tu?

Alvise.

Soltanto.... ci vorrebbe qualche particolare preciso. Cerca di ricordarti. Che cosa hai potuto capire?

Remigia.

Io avevo altro per il capo, in quel momento! Il dispaccio era in cifre.

Alvise contrariato.

In cifre?...

Remigia.

Il papà ha preso il cifrario, lo ha tradotto sopra un foglietto, poi mi pare che lo abbia lacerato e buttato via.... nel cestino.

Alvise.

Nel cestino?... Cerchiamo! Cerchiamo insieme!

Corre con Remigia a prendere il cestino; lo rovescia, si curvano a cercare fra i pezzetti di carta: Alvise ne sceglie due o tre.

Eccolo! Eccolo!

Leggendo a Remigia.

Ferrov.... — Ferroviarie!...

Si alza, impallidendo.

Luigi!

Remigia

spaventata si mette dinanzi ad Alvise e al cestino, per nasconderli a Luigi: poi si avvicina piano verso l’uscio ascoltando: sottovoce.

No!... Luigi.... Non c’è!...

Mettendo una mano sulla mano di Alvise che fa per ricominciare a leggere i pezzetti di carta.

E poi?... Il papà?

Alvise

con un’alzata di spalle.

Non.... facciamo niente di male!

Remigia c. s.

Giura!

Alvise.

Nè male.... nè bene! Cioè, un bene per noi che non fa male a nessuno!

Pallido e inquietissimo, continua a cercare i pezzetti del telegramma, leggendoli sottovoce.

.... Sue.... con....

A Remigia spingendola verso l’uscio a sinistra.

Là! Là!... Sta attenta!

La segue con gli occhi, inquieto, mentre continua a scegliere i pezzetti del telegramma e caccia l’altra carta nel cestino.

Remigia

ritornando verso Alvise: sottovoce.

Non c’è nessuno!

Alvise

indicandole di restare vicino all’uscio.

Sta attenta!... Sta attenta!

Sempre c. s.

Proposte.... raccomando....

Cala la tela.

FINE DEL PRIMO ATTO.