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Papà Eccellenza

Chapter 21: SCENA PRIMA.
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About This Book

The play follows an aging parliamentarian who balances ministerial duties, political maneuvering, and private loyalties within his household. Much of the action unfolds in his study, where negotiations, moral compromises, and arguments about duty and ambition surface alongside domestic tensions involving his daughter and her husband. Across three acts the drama alternates intimate family scenes and public crises, exploring how ambition, pride, and generational change force characters to reassess loyalties and the costs of public office.

SCENA PRIMA.

Remigia, seduta sopra un sofà, con molti cuscini; col capo fra le mani, pallida, con gli occhi fissi nel vuoto. — Claudina, nella camera da letto, prepara i vestiti che devono essere messi nel baule.

Claudina

dopo un momento che è alzata la tela, si avvicina a Remigia; — col tono dolce e la voce pietosa.

Signora.... il vestito bleu, tailleur, del Doucet, lo mette nel baule?... Se per caso a Milano facesse un po’ più fresco?... E poi, se si va in montagna?...

Remigia.

sempre c. s. — si stringe nelle spalle senza rispondere.

Claudina

dopo un momento di attesa.

Io, tanto, lo metto nel baule. È sempre meglio!

Via, verso la camera da letto.

Remigia con un fil di voce.

Claudina....

Claudina ritornando.

Signora?...

Remigia

con le lacrime nella gola.

Hai spiegato bene, al portiere?

Claudina.

Non dubiti. — Deve dire a tutti, che la signora è già partita per Milano.

Remigia fissandola.

Nè amici, nè.... parenti. A tutti?

Claudina.

Sissignora. Anche al signor Schmidt.

Remigia

al nome di Federico rabbrividisce.

Claudina

a Remigia, indicando verso l’uscio, a sinistra.

Il signor dottor Pontedera.

Remigia alzandosi.

Va, va!... Non perder tempo!

Claudina

ritorna nella camera da letto: ricomincia a preparare i vestiti; — mette dell’altra roba nel baule, ecc. — Tutto ciò finchè dura il dialogo.

SCENA SECONDA. RemigiaClaudina nella camera da letto — Pontedera.

Remigia

andandogli incontro, ansiosa.

Il papà?

Pontedera scrollando il capo.

Come t’ho detto, stanotte... l’ho visto molto male. Oggi, ancora, ha avuto un nuovo assalto, ma non così grave. La digitale ha ottenuto il suo effetto.

Remigia.

Ora?... Ora?

Pontedera.

Verso le quattro s’è un po’ assopito, poi — è un miracolo! — ha cominciato a riaversi ed ora.... è di là nel suo studio, e s’è messo a scrivere!

Remigia

fa un grande sospiro, levando gli occhi al cielo.

Pontedera continuando.

Ha parlato di tutto, ricordando.... tutto, con una calma straordinaria.... impressionante. Gli ho promesso, dopo che ti avrei accompagnata a Milano, di ottenere dal direttore dell’ospedale qualche altro giorno di licenza per poter tornare a Roma e ripartire poi con lui, appena avrà disposto.... ogni cosa, appunto per poter partire.

Remigia angosciata.

Non vuol più vedermi?... Più?...

Pontedera.

Più?... No, pover’uomo! Gliel’ho consigliato io stesso. — L’ho persuaso a lasciarti partire senza vederti. Nello stato in cui si trova.... — bada, non è proprio il caso di illuderci. Qualunque nuova emozione gli potrebbe essere.... fatale. Passati questi primi giorni, vi rivedrete con più calma a Milano, o dove avrete fissato di andare.

Remigia

si butta sulla poltrona, e si mette a piangere.

Pontedera

Si guarda attorno; — dà un’occhiata ai vestiti, ai cappellini, a tutta quella roba che deve essere messa nei bauli; — osserva Remigia e scrolla tristamente il capo.

Claudina

viene dalla camera da letto e si ferma un po’ distante da Remigia.

Signora.... I due cappelli nuovi, da giorno, li porto a Milano tutti e due?

Remigia

si stringe nelle spalle, infastidita, senza rispondere.

Claudina

mentre continua il dialogo tra Remigia e Pontedera, apre un armadio, ne leva due cappelli, uno lo mette sul tavolino, l’altro sulla poltrona vicina allo scatolone, poi ritorna nella camera da letto.

Remigia

a Pontedera che sta osservando Claudina; — scrollando il capo.

L’ironia della vita?... Si può morire di dolore.... eppure....

Pontedera.

Eh, sì!... Hai ragione! La vita.... è ironica! — Tuo padre, intanto, ha mandato le sue dimissioni al Presidente del Consiglio, e al Presidente della Camera. “I ripetuti assalti della sua grave malattia di cuore non gli permettono più di lavorare, di occuparsi, e soprattutto di poter resistere ancora ad una guerra troppo accanita e sleale.„ — Queste spiegazioni, chi avrà interesse a crederle, le crederà.... siano o non siano le vere. Chi avrà interesse a non crederle.... siano o non siano le vere, non le crederà. — Ironia.... della vita.

Remigia.

Mi perdonerà?

Pontedera.

Tuo padre?

La fissa con un sorriso amarissimo.

Certamente!... Soltanto....

Dà un’occhiata all’orologio.

Cerca di far presto.

Remigia.

Io potrei partire anche subito; — Claudina, con la roba, partirà quando potrà. — Subito! Subito!

Con un brivido pensando a Federico.

Non vedo l’ora di essere in ferrovia, di essere in viaggio, di essere lontana da Roma!

Pontedera.

Io vado a mangiare un boccone.... Ho da fare anch’io la mia roba.... Vedrò ancora tuo padre, e prima delle dieci, verrò a prenderti con la carrozza.

Remigia come spaventata.

Chiusa!

Pontedera.

Chiusa.

Guarda ancora tutti quei vestiti, quella roba, con un’espressione molto significativa; — poi dà un’altra occhiata a Remigia, — senza che questa se ne accorga, — molto espressiva.

Sai, il....

Remigia

lo fissa; capisce che si tratta di Alvise.

Pontedera

fa un cenno affermativo col capo.

A quest’ora è a Genova. S’imbarcherà domattina, direttamente per il Brasile. Carriera.... non se ne parla più. Mi ha dato la sua parola d’onore che, per molti anni almeno, non manderà più sue notizie a.... nessuno. E credo.... la manterrà. — Dunque alle dieci! — Trovati pronta!

Via.

SCENA TERZA. Remigia, Claudina sempre nella camera da letto, poi Federico.

Remigia

affranta dal dolore si lascia cadere sul sofà.

Claudina

uscito Pontedera, rientra dalla camera da letto nel salottino, si avvicina a Remigia; — la guarda affettuosamente.

Signora.... Vuol proprio mettersi in viaggio, così, senza prendere nemmeno una tazza di brodo?

Remigia.

No....

Tra sè.

Tutti contro di me.... Senza nessuna pietà!

Ascolta verso l’uscio a destra.

Claudina

ascolta pure verso l’uscio a destra.

Luigi di dentro.

Mi creda!... Glielo giuro, signor Federico!

Remigia

balza in piedi, spaventata.

Luigi c. s.

Sua Eccellenza sta poco bene!... È ammalato! Non può proprio veder nessuno!

Entra parlando con Federico e facendo cenno a Remigia di allontanarsi.

Il dottor Pontedera glielo ha proibito!

Federico

entra scostando Luigi; — con molta fermezza:

Non cerco di mio suocero.

A Remigia.

Ho da parlare con te.

Luigi

via, dopo un cenno del capo di Remigia.

Claudina

rientra nella camera da letto, ricominciando a metter via la roba.

Remigia

riprende il coraggio e l’audacia.

Hai da parlare con me? Cosa vuoi?

Federico.

Manda via la cameriera.

Indicando verso la camera da letto.

E chiudi quella porta.

Remigia a Claudina.

Va un momento di là.

Chiude l’uscio: si avvicina di qualche passo e si mette in faccia a Federico fissandolo, muta.

SCENA QUARTA. Remigia — Federico — in fine Mattei.

Federico

con molta freddezza e con molta calma.

Desidero sapere da te, la vera ragione delle dimissioni di tuo padre.

Remigia.

Da me?...

Stringendosi nelle spalle.

Io non so....

Federico sempre con calma.

Come?... Tu, sua figlia, non sai, non hai cercato di sapere perchè Pietro Mattei ha dato, — proprio in questo momento, — le sue dimissioni da ministro e da deputato?

Remigia.

No....

Correggendosi.

Io soltanto so che da molto tempo era stanco, oppresso dal troppo lavoro, disgustato, irritato da una guerra iniqua a colpi d’ingiurie e di calunnie....

Diventando a mano a mano, sotto l’occhio freddo, attento di Federico, sempre più nervosa.

E poi, il papà non sta bene. Ha detto tante volte di volersene andare, di voler riposare. Anche Mauro.... come amico.... come dottore, lo ha consigliato a.... far così.

Vedendo che Federico osserva i vestiti, i cappelli, i bauli, ecc.

Io.... vado per qualche giorno a Milano, per.... preparare....

Federico.

Il vostro appartamento? — No, perchè la casa è stata venduta.

Remigia.

Andiamo in casa di Mauro, per alcuni giorni. Poi, il papà.... ti scriverà.... appunto per.... avvertirti.... perchè io possa accompagnarlo per qualche tempo al mare, o in montagna... dove Mauro ci consiglierà di andare.

Federico sempre c. s.

Ma, come mai, il dottor Mauro Pontedera, un uomo rispettabilissimo sotto ogni rapporto, — serio, intelligente, pratico del mondo e sincero amico di tuo padre, non gli ha fatto capire che le sue dimissioni in questo momento equivalevano a una caduta, a una disfatta vergognosa, a una fuga? — Come mai? L’Avanguardia accusa Sua Eccellenza Pietro Mattei di un grave abuso, che data la sua condizione diventa criminoso, e Pietro Mattei invece di gridar alto, di dar querela all’Avanguardia, — ai suoi diffamatori, — rassegna le proprie dimissioni, e fugge al mare o ai monti, secondo il consiglio del medico?

Remigia

turbandosi sempre di più.

Ma io.... non so. Io.... non posso sapere del.... papà. Io non so.

Federico.

Tu, sai, per altro, dell’articolo dell’Avanguardia? Lo hai letto?

Remigia.

No.

Federico.

Saprai ugualmente, ti avranno detto, che in questo articolo si accusa tuo padre, — deputato, ministro, — di un’illecita operazione di Borsa?

Remigia.

Io so che non è vero, che è una falsità e mio padre fa benissimo....

Federico.

Fa malissimo, ma non riscaldarti. Non vedi come io sono tranquillo? — Riscaldandosi, non si viene a capo di nulla. — Siamo d’accordo: tuo padre non ha giocato sul rialzo delle Itale. Io sono convinto che non è vero; e che non è vero, tu, lo sai.

Remigia.

Falsità, tutte falsità!

Federico.

Tutte falsità, no; ecco il punto della questione. Tutte falsità, no, perchè il giuoco, la truffa, è stata commessa veramente. Ora, torno a ripetere, io desidero, io voglio sapere da te

riscaldandosi

perchè tuo padre non si difende, perchè tuo padre rimane sotto un’accusa così atroce e così precisata, perchè tuo padre, che, volendolo, potrebbe difendersi dando querela all’Avanguardia, smascherando i veri colpevoli, non lo fa, e piuttosto si lascia travolgere dall’accusa e precipita giù, giù, giù!

Remigia allibita, tremante.

Ma.... Ma io.... Io non posso sapere....

Federico.

Tu non puoi sapere, tu non sai chi sono i veri colpevoli? — No? — Allora te lo dirò io: Sei tu!

Remigia

si abbandona cadendo sul sofà e nascondendosi la faccia con le mani.

Federico

molto calmo; — molto ironico.

Sei tu. Il contino Alvise Coldoredo, — il manutengolo, — oh quello sarebbe stato mandato subito sotto processo; ma tuo padre ha creduto, col suo onore, ha sperato, di salvare il tuo. — Debolezze, illusioni paterne. La cronaca del fatto, o del fattaccio, il tuo nome, insieme a quello di tuo cugino, corrono ormai per tutte le strade e i vicoli di Roma, con i particolari più curiosi e gli aneddoti più piccanti. Fai benissimo a raccogliere le tue toilettes, le tue gale e a scappare da Roma. In questi giorni non potresti andare per il corso facendo sfoggio di fronzoli e di piume; saresti urlata dai monelli! Per il momento, fai benissimo a nasconderti. — Poi, tuo padre ci lascierà presto la vita; a questo mondo, presto si dimentica; presto, potrai tornare a divertirti anche a Roma.

Remigia

si alza di colpo, fissandolo.

Federico prorompendo.

No! Nemmeno tuo padre, — senza cuore! — Non hai mai amato nemmeno tuo padre!

Remigia.

E tu? Hai cuore tu? La tua decantata affezione, la tua riconoscenza per mio padre?... Lo assapori con gioia questo momento! Non ti par vero! La sua disgrazia, la nostra disgrazia è il tuo trionfo: puoi finalmente insultarmi e vendicarti!

Federico.

Non è vero. Io ero venuto qui col fermo proposito di mantenermi calmo. Nessuna idea di vendicarmi; nessuna gioia nell’insultarti.

Remigia.

E allora che cosa sei venuto a fare? Perchè hai voluto vedermi ad ogni costo, tormentarmi?

Federico.

Per dirti questo, soltanto: tuo padre ti ha sacrificato il suo onore; io non intendo sacrificarti il mio. Era cosa, del resto, da me già preveduta; ne avevo già avvertito il signor Pietro Mattei. Rinuncio immediatamente alla direzione delle Cartiere, al posto che ho ottenuto per l’autorità e con l’aiuto di tuo padre. Andrò lontano, fuori d’Italia. Tornerò da capo a rifare la mia vita, a guadagnarmi il pane. Soltanto, con tutte le pratiche legali e l’intervento esplicito del tribunale, tu mi renderai il mio nome.

Remigia

scattando con una risata tra le lacrime.

Ah! ah! L’uomo di cuore che non si vendica! Oggi più nessun riguardo! Nessuna pietà! Nemmeno per mio padre! Sfido io!... Siamo rovinati!

Federico

colpito, sta quasi per avventarsi contro Remigia che rimane imperterrita.

E quell’altro? Il socio, il manutengolo? Il tuo amante?

Remigia.

È falso! Alvise è mio cugino, — gli voglio molto bene, — non è, non fu mai il mio amante!

Federico.

Sei stata sfacciata e imprudente! — Donna Remigia! — La figlia di un uomo come Pietro Mattei? — Pensa quante invidie ti seguivano, e quanto odio, — l’odio contro tuo padre, — quando tu, di mattina, di giorno, con un velo fitto, correvi svelta dal tuo amante, lungo via Adriana....

Remigia

sbigottita; — si rimette subito.

Federico continuando.

.... E sparivi nel portone buio, un po’ nascosto dalla Chiesa, a sinistra. Sotto l’andito, il bugigattolo di un’antiquaria. La donna delle vostre camere.... — in faccia alla scala — .... con un po’ di danaro e di paura, ha parlato.

Ridendo.

Ah! Ah! È una falsità!... Avresti il coraggio di ripetere che è una falsità?

Remigia.

Lo ripeto e lo ripeterò sempre! Alvise non è mai stato il mio amante!

Federico.

E chi ti crede?... Chi ti crede più? Tu li rinneghi i tuoi amanti e li dimentichi! — Tu?... Non sei nemmeno capace di amare.

Remigia

fa un sorriso sdegnoso, ironico.

Federico.

Tu non hai mai amato, non hai mai saputo amare, nè tuo padre, nè tuo marito....

Remigia borbottando.

Colpa tua.

Federico

continuando senza interrompersi.

.... nè i tuoi amanti!...

Remigia c. s.

Non hai saputo farti amare! Colpa tua!

Federico

sempre senza interrompersi.

Tu non ami e non hai mai amato che te stessa, la moda, il tuo lusso, i tuoi fronzoli, i tuoi gingilli....

Fuori di sè per il sorriso ironico, sdegnoso di Remigia e per la passione che si riaccende.

Sì, sono questi, sono questi....

Butta all’aria nastri e cappelli.

Sono i tuoi gingilli i tuoi amanti, come i tuoi amanti sono i tuoi gingilli, e godendo e scherzando e ridendo....

Remigia

non ride più, indietreggia impaurita.

Federico.

.... attraversi il cuore, la vita di chi ha avuto la tremenda disgrazia di amarti, lasciandovi il disonore e la disperazione....

Remigia

continua a indietreggiare c. s.

Federico

pallido, stravolto, inseguendola, minacciandola coi pugni chiusi.

.... Sempre scherzando, sempre ridendo....

Remigia

fugge per la stanza gridando, chiamando.

Federico! Federico!... Papà!

Federico c. s.

.... perchè sei cattiva, bugiarda, frivola e perversa!

Remigia

corre verso l’uscio a sinistra.

Federico

accecato dall’ira e dalla gelosia, sta per raggiungerla e per colpirla.

Mattei

spalanca la camera da letto.

Remigia e Federico

Si fermano immobili, sul colpo.

SCENA QUINTA. Remigia — Mattei — Federico.

Federico

dopo un momento, — a Mattei, — afferrando Remigia per un braccio.

Ecco tua figlia....

Con uno schianto di dolore e di collera.

Riprendila!

Spinge Remigia verso Mattei.

Remigia

fa qualche passo barcollando, poi cade inginocchiata presso il sofà. Nasconde la faccia sui cuscini, senza piangere.

Federico continuando.

Lo avevo già dichiarato! Se mai un giorno....

Mattei

con tutta la forza della sua autorità.

Taci!... Non una parola di più!... Taci!

Si appoggia all’uscio, affranto: con voce rotta.

Ero.... là!

Federico

osservandolo, si sente vinto da una profonda pietà.

Mattei

ha il petto ansante, gli occhi infossati, il volto scarno, contraffatto, terreo.

Federico.

Si copre gli occhi con una mano asciugandosi le lacrime.

Mattei

vuol parlare, non può: ha una forte contrazione del viso. — Poi, riesce a parlare stentatamente, con voce fioca e sorda. Si rivolge a Federico, ma avvicinandosi istintivamente a Remigia in modo ch’essa pure debba comprendere tutto il dolore, lo strazio delle sue parole.

.... Hai.... Sì.... Federico.... hai ragione. Il tuo nome.... è il nome di un galantuomo.... fai bene a portartelo via.... in salvo.... lontano.... lontano da noi!... Sei solo.... hai la fortuna di essere solo.... Potrai.... sarai.... ancora felice.

Grosse lacrime gli colano dagli occhi sulle guance.

Io te lo auguro.... Federico.... domandandoti perdono del male che ti abbiamo fatto.

Non può più parlare, — traballa sotto il peso del grande avvilimento.

Va.... Va....

Federico

gli si avvicina in atto di sorreggerlo, di abbracciarlo.

Mattei

allontanandolo con le due mani.

Va.... Va....

Federico

esita; ma il suo occhio cade su Remigia e fugge via, precipitosamente.

SCENA ULTIMA. Mattei e Remigia.

Remigia

appena Federico è uscito comincia a singhiozzare.

Mattei

fa per andarsene trascinandosi verso la camera da letto — poi siede accasciato, in fondo, fra il disordine delle valige, dei cappellini, dei nastri. — Si alza, si muove a stento, fa per uscire, ma resta colpito dai singhiozzi sommessi di Remigia. Tende l’orecchio, trasalendo ad ogni singhiozzo: si avvicina d’un passo: la tenerezza paterna sta per riprenderlo, ma vuol vincersi ad ogni costo e rialza fieramente la testa.

Io.... ti ho dato tutto. Tu mi prendi anche la vita....

Coi pugni chiusi e con la voce di chi vuol dominarsi e soffocare il proprio cuore.

No! No!... Non posso perdonarti!

Remigia

continua a singhiozzare sempre più forte.

Mattei

si lascia cadere accanto a Remigia, fa quasi per accarezzarle i capelli e mormora sommessamente:

Resto qui.... per morirti vicino.

Cala la tela.

FINE DEL DRAMMA.


OPERE di G. ROVETTA

(Edizioni Treves).

Teatro.
Gli uomini pratici, commedia L. 1 20
Principio di secolo, dramma. Ediz. di lusso in-8 2 —
Alla Città di Roma, commedia 1 —
Il giorno della cresima, commedia. Ediz. di lusso 3 —
Papà Eccellenza, dramma. Ediz. di lusso 3 —
 
Romanzi e Novelle.
Sott’acqua. 3.ª edizione 3 50
Il primo amante. 2.ª edizione 3 50
Il processo Montegù. 7.ª edizione 1 —
Novelle. 3.ª edizione 1 —
Cavalleria assassina. — Storiella vecchia. — Era matto o aveva fame. — Scellerata! — Quintino e Marco. — Metempsicosi. — Tiranni minimi.  

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.