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Papà Eccellenza

Chapter 4: SCENA PRIMA.
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About This Book

The play follows an aging parliamentarian who balances ministerial duties, political maneuvering, and private loyalties within his household. Much of the action unfolds in his study, where negotiations, moral compromises, and arguments about duty and ambition surface alongside domestic tensions involving his daughter and her husband. Across three acts the drama alternates intimate family scenes and public crises, exploring how ambition, pride, and generational change force characters to reassess loyalties and the costs of public office.

SCENA PRIMA.

Mattei, seduto a una grande scrivania, a sinistra, piena di carte, di giornali, di libri. Sulla scrivania, la macchinetta del caffè e una chicchera. Martinelli in piedi, in attesa rispettosa. Alzata la tela, dopo un momento, entra Luigi dalla destra: a suo tempo, Pontedera.

Mattei

quando si alza la tela scrive e continua a scrivere.

Luigi

un vecchio servitore alla buona, in giacca nera e con la cravattina nera. — Annunzia a mezza voce:

Il signor dottore.

Mattei

senza alzare il capo e continuando a scrivere.

Venga! Venga!

Luigi

con un cenno, tenendo aperto l’uscio, invita Pontedera ad entrare, poi va via richiudendo l’uscio.

Pontedera.

Ricambia un saluto col Martinelli.

Mattei

continuando a scrivere, senza alzare, nè volgere il capo.

Scusa, caro dottore, ho subito.... finito!

Pontedera.

La patria! La patria, innanzi tutto!

Mattei sempre scrivendo.

Burlone!

Pontedera

si guarda attorno un momento, poi va a guardare dalla finestra.

Mattei

voltandosi verso Martinelli.

Ecco.... finito! In piedi, commendatore?... Scusi, sa, non me n’ero accorto! Sono inchiodato qui

indicando la scrivania

dalle due di notte e mi sento sbalordito.

Pontedera.

Male!

Mattei

si riempie la chicchera di caffè e l’ingolla avidamente.

Pontedera.

Malissimo!

Mattei

a Martinelli indicando Pontedera.

Il mio eterno predicatore.

Presentando.

Il dottor Mauro Pontedera, di Milano.

Martinelli.

A Roma, per il congresso medico?

Pontedera.

E per le mie vacanze.

Mattei c. s.

Il commendator Martinelli, il mio braccio destro ai Lavori pubblici,

stringendogli la mano

e paziente sfogatoio dei miei nervi e della mia bile!

Risata: poi come risovvenendosi, indicando Pontedera a Martinelli.

Amico, ma non politico! — Intendiamoci! — Costui è un clerico-moderato e se ne vanta!

Pontedera.

Per il solo merito di esserlo sempre stato.

Mattei.

È una frecciata, per me?...

Risata — torna alla scrivania, prende le carte che ha finito di scrivere e le consegna al Martinelli.

A lei, come le ho raccomandato.... — Dia corso sollecitamente.

Martinelli.

Non dubiti, Eccellenza!

Mattei.

No! No! Niente Eccellenza, lei!

Ridendo con Pontedera.

Non sono Eccellenza, altro che per gli uscieri, — per il dovuto rispetto, — e per i miei ragazzi, che ne ridono!

Risata.

Luigi

mentre Martinelli salutato Pontedera sta per uscire, entra portando un dispaccio.

Mattei richiamandolo.

Martinelli!... — Mi lasci prima vedere....

Dopo letto il dispaccio, dandolo a Martinelli.

Precisamente!... A lei. — Vagoni! Vagoni! — Non si domanda altro!

A mano a mano riscaldandosi e cominciando ad ansimare.

È una voce sola!

A Martinelli.

E il ministro del Tesoro.... nuove difficoltà!... Tanto fare, disfare, discutere, studiare.... E poi con le italo-americane, tutto sospeso!... Troppi milioni!... Sarebbe una minaccia per il pareggio!

A Pontedera.

Il pareggio, la gloria e l’incubo di questi piccoli ragionieri, che sono i nostri uomini di Stato!

A Martinelli.

Ma se devo rimanere al governo.... Ieri sera ho mandato un mio ultimatum a quel caro collega del Tesoro, che sta banchettando nel suo collegio! O così, o me ne vado.

Calmandosi e indicando a Martinelli il dispaccio.

Veda lei, intanto. Verso le due, sarò al Ministero.

Martinelli.

Non prima?

Mattei.

Ho sacrificata la notte, per poter avere la mattinata per me!... — Ho l’assemblea del “Cotonificio Industriale„.... c’è la presentazione dei bilanci!

A Pontedera.

Poi aspetto mio genero da Subiaco

serio, con un sospiro

e anche questo, non è mai un divertimento!

Di nuovo a Martinelli, congedandolo.

Insomma, verrò più presto che potrò! — Buon giorno!

Pontedera

salutando Martinelli.

Buon giorno, commendatore!

SCENA SECONDA. Mattei, Pontedera, in fine Luigi.

Pontedera

osservando Mattei.

Dunque?... La macchina, mi hai detto, non va regolarmente?

Mattei

osservando Pontedera e studiandolo a sua volta.

Rispondimi con franchezza: se ieri non ti facevo cercare al congresso, tu non venivi nemmeno a salutarmi?

Pontedera.

Se non oggi, sarei venuto domani, uno di questi giorni.

Mattei

diventando improvvisamente triste, scrollando il capo e lasciandosi cadere sopra una seggiola.

No. Tu non venivi nemmeno a salutarmi!

Pontedera

ridendo, per schivare di rispondere, e indicandogli il sofà.

Qui, qui! Vieni qui; facciamo un po’ d’esame alla rota motrice.

Mattei.

Anche per te, sono un uomo senza carattere?

Pontedera.

Non parliamo di politica!

Mattei.

Anche per te sono un Girella ambizioso e volgare?... Vivaddio, tranne ladro, perchè sarebbe troppo inverosimile, me ne hanno dette di tutti i colori!

Pontedera cantarellando.

Non parliamo di politica! Fra noi due, è sempre stata un dispiacere!

Mattei.

Che politica!... Adesso si tratta di me!... Non mi stimi più? Rispondi.

Pontedera lealmente.

Io ti stimo oggi che sei diventato ministro della Monarchia, come ti stimavo ieri....

sorridendo

mettiamo pure l’altro ieri, quando ti schieravi tra i più focosi deputati del partito repubblicano. Ti ho stimato, ti stimo e ti stimerò sempre per il tuo valore altissimo, per la tua integrità. Soltanto, a giudizio mio, — dell’amico e del medico, — il tuo debole

battendogli sul cuore

eccolo qui. E l’uomo è come la donna: quando non sa dir di no, va incontro a tutti i guai.

Ridendo.

Lévati, lévati l’abito!

Mattei.

Credi anche tu che se non le lusinghe....

Pontedera.

Lusinghe no, lusinghe mai.

Mattei continuando.

.... è stata l’influenza morale, la mia vecchia amicizia per l’attuale Presidente del Consiglio a farmi mutar bandiera?

Pontedera.

Un po’ alla volta.... Una cosa dopo l’altra. Prima hai cominciato a diventar assiduo alla Camera, poi ad addomesticarti col potere quando, per star vicino a tua figlia, hai trasportato la sede della tua società da Milano a Roma....

Mattei scattando.

Che c’entra mia figlia?!... Sono venuto a Roma per lo sviluppo, per il vantaggio della Società!... — Mia figlia non c’entra! Sempre mia figlia!

Calmandosi. Calmando l’affanno di respiro.

Certo.... a Roma non ho subìto l’influenza degli uomini.... ma della verità. Ho visto al di là dei miei vecchi principî, che ormai non avevano un fine!... Dei vecchi ideali.... ormai platonici e che mi avrebbero condannato all’inazione, io, nato soltanto per l’azione!... — Ad onta dei miei sessant’anni, sento il vigore di fare, di creare! E se ci resto al Ministero.... La reggia è ringiovanita.... perchè non ringiovanire.... non tentare almeno, di abbattere per rinnovare anche tutto il vecchio materiale che la opprime? — E poi, tu conservatore ed io repubblicano, non ci siamo trovati insieme a Mentana?... Mi hai chiesto conto, allora, dei miei principî?

Pontedera ridendo.

Ah, ah!... Tutt’altra condizione di cose.

Mattei.

Perchè?... Anche qui, sento lo stesso amore per il mio paese! Anche qui, sono esposto al fuoco e non mi muovo!

Passeggia su e giù ansimando, poi si ferma dinanzi a Pontedera.

Tu sei un grande galantuomo, ma sei anche un vecchio uomo, pieno di pregiudizî!

Pontedera

stringendosi, come rassegnato, nelle spalle.

Proprio così!... Modo di vedere. E non ci sono occhiali nuovi che possano farmi vedere diversamente.

Indicandogli il sofà.

Lévati l’abito e anche il gilet!

Mattei

sorridendo a Pontedera, con affetto e con simpatia.

.... Vecchio uomo, pieno di pregiudizî!

Comincia a sbottonarsi l’abito, la sottoveste, si ferma guardando Pontedera.

Pontedera

che ha levato di saccoccia e sta mettendo in ordine il piccolo istrumento per le ascultazioni.

.... Più ancora; la vittima dei miei pregiudizî. Pensa: sono stato innamorato e sul punto di prender moglie una volta sola nella mia vita. La ragazza che io amavo, e che mi amava, era cattolica e ci credeva; perciò, morire magari di dolore, ma non cambiar di religione, ed io....

vincendo la commozione

io non ho voluto cambiare la mia che non pratico e alla quale non credo. Nato ebreo, voglio morire ebreo. Pregiudizî, si sa! Ma quando l’avremo spogliata di tutti i pregiudizî, l’anima nostra, — nuda nuda, — che figura ci farà?

Mattei

battendogli sulle spalle.

Il tuo amore!...

Risata.

Perchè il tuo amore non era di quel buono! Ho amato anch’io una volta sola, ma pur di sposare la mia Anna, — io, — mi sarei fatto anche turco! E l’ho sposata, io senza un soldo, lei senza un soldo! Peggio, con la madre piena di debiti! Una contessa, — con le mie furie giacobine! — una Coldoredo di Venezia, ridotta, con tutta la boria dei suoi quarti, ad affittarmi una camera per vivere!

Commovendosi a mano a mano.

E quando Anna è morta.... — Remigia non ha conosciuta la sua mamma.... — la mia Remigia, che adesso tutti mi accusate di idolatrare, l’ho odiata. Sì, odiata! — Sono stato più di tre anni senza volerla vedere.... Poi m’hanno detto che assomigliava a sua madre.... ed era vero, — è vero. — È il ritratto di sua madre, e l’ho amata, adorata, non ho più avuto che lei al mondo,

con uno schianto

ma ancora, soltanto, sempre per sua madre!

Pontedera

gli prende una mano e gliela stringe forte.

Mattei.

Continuerai a volermi bene?

Sente battere all’uscio, a destra; — voltandosi.

Cosa c’è?

Luigi.

E tornato adesso l’automobile dell’onorevole Scarlini con la signora Remigia....

Mattei

abbottonandosi in fretta la sottoveste.

Non dire a Remigia che ti ho chiamato io, che sto poco bene!... Si spaventerebbe! Delicata com’è, guai! Torna stasera dopo le dieci. Manderò Remigia a teatro.

Pontedera.

Come vuoi.

Luigi

tenendo aperto l’uscio e chiamando Remigia.

Donna Remigia....

Pontedera

tra sè, inarcando le ciglia.

Donna Remigia!

Mattei

cambia viso e colore: allegramente.

Cara figliuola; cara!

SCENA TERZA. Remigia, entra ancora vestita d’automobile, Mattei, Pontedera, Luigi.

Remigia

buttandosi fra le braccia di Mattei, impolverandolo.

Che gioia, papà! Che volata deliziosa!

Mattei.

Dove?...

Remigia.

A Tivoli!

Luigi

gira attorno a Mattei spolverandolo col fazzoletto.

Remigia continuando.

Andati in un’ora, e ritornati in cinquanta minuti!

Supplichevole.

Oh, papà! papà!... un bell’automobile, che sogno!

A Luigi, seccata.

Ma cosa fai?

Mattei.

Crede già....

risata

che io sia la mia statua!

Per indicarle Pontedera.

Guarda....

Remigia sempre contro Luigi.

Ancora quei baffi, che non voglio più vedere!

Mattei.

Sono stato io! Pensa che....

Cercando una scusa.

Che baccano i socialisti! Se il mio vecchio Luigi perde i baffi, io perdo il portafoglio!

Mostrandole Pontedera.

Guarda chi è venuto da Milano....

Luigi

va via a destra.

Remigia

cambiando, correndo a dar la mano a Pontedera, con gioia.

Oh, Mauro!... Congressista?

Pontedera.

Debolmente, signora Remigia!

Remigia.

Signora Remigia?... Alla buon’ora! Col papà Eccellenza, cominci a rispettarmi! — Però, per questa volta, ti permetto ancora di baciarmi la mano, restando in piedi!

Mattei.

Puoi fargli anche l’alto onore d’invitarlo a pranzo oggi o domani.

Remigia.

Oggi.... e anche domani.

Mattei.

Accettato!

Remigia a Pontedera.

Però, intendiamoci: non comincerai anche a Roma a metter male fra me e il mio papà! E, soprattutto, non spaventarlo, adesso che sta benissimo!

A Mattei accarezzandolo.

Se ti ammali tu, guai! Mi ammalo anch’io!

Mattei.

Non vedi?... Crepo di salute!

Risata.

Lèvati un po’ tutta questa roba e làsciati ammirare anche dal nostro Mauro!

Pontedera.

Sono due anni che non ti vedo!

Remigia

scherzando mentre Mattei con affettuosa sollecitudine le toglie il velo, ecc.

Mi troverai.... diventata grande!

Pontedera.

Vorresti un complimento?

Remigia.

Non c’è pericolo, rustica progenie!

Verso l’uscio, a destra.

Ma Scarlini, quanto ci mette a far toilette?

Mattei.

È qui?... Anche sua moglie?...

Fa per andar loro incontro.

Remigia.

Eugenia, stamattina, è rimasta a letto. Ha l’emicrania.

Mattei vivamente.

E sei andata a Tivoli, in automobile, sola con Scarlini?

Remigia.

E con Alvise.

Mattei.

Alvise non conta! È un ragazzaccio!

Remigia.

E con lo chauffeur, papà!

Stizzita.

Eravamo in quattro; in quattro.

A Pontedera.

Ti pare che, in quattro, la riputazione di una signora corra grandi pericoli?

Pontedera.

Non me ne intendo!

Va a prendere il cappello per andar via.

Mattei

con un grosso sospiro.

Sai che abbiamo da fare.... con tuo marito.... sempre pronto con i commenti e con le osservazioni disgustose.

Remigia imbronciandosi.

Tu non vuoi mai vedermi allegra!

Mattei risentito.

Invece, per non inquietarti, non ti ho detto nemmeno che lo aspetto!

Remigia impallidendo.

Oggi?

Mattei.

Stamattina.

Remigia.

Cosa ti ha scritto?

Mattei per quietarla.

Non viene per te! Viene per affari!... Per la cartiera. Soltanto, se si ferma a colazione, tu che sei tanto buona.... non diventar cattiva!

A Pontedera.

.... Te ne vai?

Pontedera.

E il congresso?

Mattei.

Allora.... a stasera!

A Remigia, per rasserenarla.

Lo farai pranzare con Scarlini, con sua moglie, con....

Pontedera.

Basta! Basta!

Mattei.

.... con chi vuoi!

A Pontedera.

Il deputato Scarlini è il direttore della Parola. Un amico simpaticissimo.

Remigia

sempre seria, stringendo la mano a Pontedera.

Alle otto, sperando che il papà non si faccia troppo aspettare.

Pontedera

soffiando in aria e facendo l’atto con la mano di dissiparle il malumore.

Via, via! La brutta nebbiaccia! Tuo padre....

vorrebbe dire, poi si trattiene

.... ha sempre ragione.

Luigi

entra mentre Pontedera si avvia: si ferma sull’uscio e lo tiene aperto finchè Pontedera è uscito.

Luigi, uscito Pontedera.

Il deputato Scarlini può venire?

Remigia.

Avanti! Avanti!

Mattei chiamandolo.

Onorevole!...

A Luigi.

E Alvise?... È di là?

Luigi.

È andato in camera sua. C’era una lettera.

Esce di nuovo dopo entrato Scarlini.

SCENA QUARTA. Scarlini dalla destra e detti, meno Luigi. Poi, più tardi, Alvise dalla sinistra.

Scarlini

stringendo la mano a Mattei.

Ho approfittato dell’offerta di Donna Remigia e dell’aiuto della vostra brava Claudina, così, adesso, corro al giornale direttamente! Hai letto l’articolo?

Mattei.

Egregiamente!

Risata.

Approvato!

Scarlini.

Dammi, allora, le bozze. Le mando subito in tipografia per l’edizione di provincia!

Mattei.

Vedrai; ho notato qua e là.... qualche piccola osservazione.

Va verso la scrivania; entra Luigi con un dispaccio: Mattei lo apre con premura mormorando:

La risposta del mio collega banchettante.... No.

Dà un’occhiata all’orologio della scrivania.

È ancora troppo presto! Aspetta, Luigi!

Mette in fretta il dispaccio in una busta, la chiude e scrive l’indirizzo dicendo a Scarlini:

Anche questa è una innovazione che urta i nervi a molta gente: lettere, telegrammi d’affari, in mie proprie mani: così, nessuna indiscrezione, nè per i giornalisti.... nè per i banchieri!

Risata, poi a Luigi, dandogli il dispaccio.

Manda subito al cavalier Zerlotti!

A Scarlini.

Tu volevi?...

Ricordandosi.

Ah! le bozze dell’articolo!

Mentre le cerca sulla scrivania entra Alvise.

Sei qui, bel mobile?

Alvise.

Buon giorno....

Con un grande inchino.

Zio, Eccellenza!

Mattei

continuando a cercare l’articolo.

Giudizio.... giudizio. Sai chi è arrivato a Roma?... Il dottor Pontedera! Non ti ricordi quando venivo a prenderti in collegio? Quel dottore....

a Remigia per metterla di buon umore

che gli faceva passare la cattiveria coi purganti!

Risata; trova le bozze.

Eccole qui!

Porta le bozze a Scarlini.

Cambia il titolo.

Scrollando il capo.

“La bancarotta„.... “La sconfitta della burocrazia„.... basta Governo e burocrazia!

Alvise

piano a Remigia, sempre con l’intonazione di un uomo molto più leggero che cattivo.

Vieni di là. Il Gardani ha risposto, ma ha risposto picche.

Remigia inquietissima.

Non vuole?...

Alvise.

Non può. Ha perduto in Borsa.

Remigia.

Allora?... Ma allora?

Alvise.

C’è sempre tuo padre! Non spaventarti!

Remigia.

Ho paura, comincio ad aver paura! Se scoprisse?

Alvise.

Papà Eccellenza? Ha altro in mente!

Remigia.

Lui. Viene stamattina.

Alvise.

Il signor Schmidt?

Remigia.

Ha scritto al papà.

Alvise sorridendo.

Ti fa paura.... il tedesco di Milano?

Remigia fissandolo.

Adesso!... Adesso sì!

Mattei.

Non è vero, Remigia?

Remigia

trasalendo, voltandosi.

Papà?

Mattei indicando Scarlini.

Che oggi lo vuoi a pranzo?

Remigia disinvolta.

Certissimo! Con Eugenia!

Mattei.

E io sarò preciso alle otto!

Scarlini sorridendo.

O.... alle nove!

Mattei.

Il nostro buon dottore!... Ho piacere di fartelo conoscere! È un gran galantuomo; e di galantuomini non capita di vederne uno tutti i giorni!

Luigi

entra e fa un cenno a Mattei.

Mattei

avvicinandosi a Luigi.

Cosa c’è?

Luigi sottovoce.

Il signor Federico.

Mattei

vivamente, indicando Remigia.

Gli hai detto?...

Luigi.

Ho detto soltanto che c’era il deputato Scarlini.

Mattei

serio: a Remigia e ad Alvise.

Ragazzi, andate di là.

Remigia

si avvicina a Mattei interrogandolo con gli occhi.

Mattei

afferma col capo.

.... Se ti vede così....

Indica l’abito d’automobile.

.... E poi anche Scarlini.... È meglio schivare tutte le occasioni.

Remigia e Alvise escono insieme a sinistra, scambiando un saluto con Scarlini.

Scarlini

dando la mano a Mattei per salutarlo e vedendolo accigliato.

Ti secca tanto l’incontro con tuo genero?

Mattei

con un profondo sospiro.

E dire.... che avrei tutto per essere felice!

Luigi

tien l’uscio aperto mentre Scarlini esce; — poi lo richiude e aspetta.

Mattei