cammina su e giù preso un po’ dall’affanno; — siede alla scrivania. A Luigi con la voce alterata.
Il signor Federico.
Si mette a scrivere.
Luigi via, a destra.
SCENA QUINTA. Federico Schmidt e Mattei in fine Luigi.
Federico
entra e saluta Mattei col capo; — si ferma in piedi, aspettando.
Mattei
scrive osservando Federico.
Ho subito.... finito.
Federico.
Non ho fretta.
Mattei c. s.
Siedi.
Federico
prende una sedia; — siede, accavalla una gamba sull’altra.
Mattei continuando c. s.
Spero.... ti fermerai.... a.... colazione.
Federico seccamente.
No.
Mattei
ha una piccola scossa: si frena.
Torni.... a.... Subiaco?
Federico non risponde.
Mattei sempre c. s.
Mi ero tenuto libero apposta.... stamattina.
Federico ironico.
Grazie.
Mattei
balzando in piedi e gettando la penna sulle carte.
Al solito! Qualche nuovo pettegolezzo!
Federico.
Perchè subito ti riscaldi? Io prendo sempre tutto con calma.
Mattei
borbottando fra denti.
Con calma, ma ti vendichi! Oh, se ti vendichi!
Federico scuotendo il capo.
Tutélo soltanto il mio onore.
Mattei.
Ma che onore! Preme anche a me il tuo onore! È l’odio, invece, sempre il tuo odio contro Remigia!
Federico calmo.
Io non odio, Remigia. L’ho amata molto e questa potrebbe essere forse una ragione per odiarla oggi, se l’amassi ancora; ma non l’amo più. Oggi non amo, fortunatamente, che me stesso.
Mattei
su e giù, ansimando.
Oh, gli uomini, che non sanno essere nè interamente buoni, nè interamente cattivi!... Sono i peggiori!
Federico.
Tu t’inquieti, gridi, ti senti male, e invece occorre molta freddezza per poter ragionare e parlar chiaro.
Mattei.
Ma che!... Inquietarmi!... In cento discussioni, in mezzo ai tumulti della piazza e della Camera non ho mai perduto il mio sangue freddo! — Tu non vuoi sentire la verità! È con te che non ci si può intendere! No! No!
Con ironia.
Non sei stato, come ti vantavi di essere, magnanimo e generoso! — Generoso? — Non hai fatto altro che il tuo dovere!
Federico
calmo: strappandosi i fili di lana dai pantaloni.
Il mio dovere, sempre.
Mattei continuando.
Bella generosità! Giustizia! — Nè io sono uomo da ingannarti, nè tu sei uomo da lasciarsi ingannare. Hai voluto, hai avuto le prove più evidenti che si trattava di una bambinata, di una fanciullaggine, diventata cosa seria, soltanto per la tua gelosia e le tue scene!
Federico.
.... Ma da quel giorno, anche Remigia, perchè non è stata più la stessa con me?
Mattei.
Colpa tua, non colpa sua! Non hai saputo dimenticare davvero!
Federico.
Perchè anche Remigia non ha dimenticato, o almeno....
molto ironico
ha aspettato troppo.
Mattei.
So questo, io, e mi basta: — mia figlia ha giurato che quel tizio non lo avrebbe più riveduto e ha mantenuta la parola. Lui, ha cambiato di reggimento, è andato in Sicilia. Sono passati quasi tre anni: c’è ancora e ci resta.
Federico.
Ma....
Mattei
senza lasciarlo parlare.
Tu, invece, musi, sgarbi, scene!
Federico.
Ma lei?...
Mattei alzando la voce.
Non hai più voluto rimanere a Milano; sei venuto direttore delle cartiere a Subiaco: Remigia ti ha seguito sempre docile, senza la minima opposizione!
Federico
alzando la voce a sua volta.
Ma con lei, non ho più avuto che un nemico vicino a me; un nemico freddo e muto che mi gelava il sangue, che mi avvelenava l’esistenza! Per questo, quando tu le sei corso dietro a Roma, te l’ho data! — Ah! — Era la liberazione!
Mattei.
Corso dietro! Corso dietro!... Corso dietro niente affatto! Ho dovuto venire a Roma per il Cotonificio, per la Camera.
Federico
con un’alzata di spalle.
Sei corso dietro a Remigia!
Mattei fuori di sè.
Ebbene, sì! E andate tutti al diavolo! Sono venuto a Roma per prendermi mia figlia che con te, a Subiaco, intisichiva, crepava!
Federico.
Falsità! Falsità! Quando piange, quando ride con quell’aria frivola e ingenua, falsità!
Mattei.
Ricòrdati: se vuoi esserlo con tua moglie, non ti permetto di essere villano con mia figlia!
Federico
alza le braccia con impeto, ma si ferma, spaventato, giungendo le palme verso Mattei.
No! No! Per amor del cielo! Non devi fraintendermi oggi. Dobbiamo.... ragionare pacatamente.
Mattei
torna a girare su e giù per calmarsi.
Siedi!
Federico siede: Mattei, continua a camminare su e giù, poi prende una sedia, la pianta vicino a Federico e siede a sua volta.
Parla.
Federico.
Tua figlia, anzi dirò, mia moglie, deve tornare a Subiaco, in casa mia.
Mattei
si volta di scatto, lo fissa, accavallando le gambe, prendendosi una gamba fra le mani.
Federico.
In casa mia; non con me. Appartamento separato, vita separata, ma deve tornare a Subiaco.
Mattei ironico.
La ragione di questo editto.... imperativo?
Federico.
Le ragioni. Sono due. Ti domando scusa se devo entrare nei tuoi interessi.
Mattei.
Liberissimo!
Federico.
Sei un uomo pubblico, per ciò i tuoi affari e la tua famiglia, che è ancora la mia, sono messi in pubblico. Si sa che hai dovuto vendere la casa di Milano.
Mattei
trasalisce, poi dissimulando.
.... Dovuto, no; ho voluto vendere per un miglior impiego di capitale.
Con una sonora risata per calmare la nervosità.
Sai, giovanotto?... Non è ancora nato chi possa dare lezioni, in affari, a Pietro Mattei.
Federico.
D’accordo, ma quando ti occupi degli affari degli altri! — Hai venduta la casa, perchè avevi urgente bisogno di danaro.
Mattei colpito.
Ma....
Federico.
Chi non ti conosce, spiega il tuo sbilancio, appunto, con tutti i grandi affari degli altri, in cui sei sempre ingolfato, e che non ti lasciano il tempo di badare ai tuoi. Ciò succede, anche, frequentemente ai galantuomini.
Mattei.
Grazie.
Federico.
Ma invece, chi ti conosce da vicino, pensa e.... dice, che tu ti rovini per il lusso sfrenato di cui circondi e si circonda tua figlia, cioè, mia moglie, la signora Schmidt. Rispondimi francamente: io, che figura ci fo? — Per il mondo, siamo sempre insieme.
Mattei.
Guadagni dieci mila lire all’anno; sei mila le dai a tua moglie; che vuoi di più per la tua delicatezza?
Federico.
Non c’è proporzione quando se ne spendono tre o quattro volte tanto per la casa, senza contare.... le toilettes.
Mattei.
Remigia, in questo, fa miracoli. Le sue più belle toilettes, — me l’ha detto lei, — le fa da sè, con la Claudina!
Federico.
Anche quelle che riceve da Milano o da Parigi?
Mattei.
Pettegolezzi!
Cambiando.
Non urtiamoci, senza pro! Del resto, trovo giustissime le tue osservazioni!
Con sincerità.
Provvederemo.... d’accordo, senza che tu mi porti via Remigia.
Federico.
Verrà subito con me! Non deve restare un’ora di più nella stessa casa con quel.... vostro parente! Quel conte Coldoredo!
Mattei ridendo.
Alvise?... Adesso l’hai anche con Alvise? Mio nipote, un ragazzo!
Federico.
Scusa; Remigia è sempre una ragazza; il Coldoredo è sempre un ragazzo.... Ma per te, gli uomini e le donne, non crescono mai?
Mattei
allargando le braccia.
Dio mio! Sono stati allevati, sono cresciuti insieme....
Federico interrompendolo.
Adesso, intanto, non si vedevano più da cinque o sei anni! — Che cos’è? Applicato? Vice console?... Era al Cairo e ho saputo che è stato richiamato per un duello nel quale ha ferito il marito di una sua amante.
Mattei ridendo.
Una graffiatura; e il marito non era nemmeno un marito.... autentico.
Federico.
Chi te l’ha detto?
Mattei.
Alvise.
Federico riscaldandosi.
Se tu fossi un po’ meno con la testa al Cotonificio, alla Camera, al Ministero e un po’ più qui, ti sarebbe saltata all’occhio la sconvenienza di tenere nella stessa casa, con una donna giovane.... bella, un.... ragazzo che ha delle avventure galanti così sonore da sentirsene l’eco sino a.... Subiaco!
Mattei.
È stato richiamato a Roma.... pareva per pochi giorni. Mandarlo all’albergo, il nipote della mia povera moglie?
Federico.
Pochi giorni, da quest’inverno!
Mattei.
Doveva andare a Tripoli, doveva andare ad Aden....
Cercando di rabbonirlo.
Adesso te lo manderemo a Zanzibar.
Risata.
Sei contento?
Federico
con un’alzata di spalle.
A Zanzibar o a Roma, a me, è soltanto il mio nome che mi preme.
Mattei riscaldandosi.
Non farai il torto a Remigia....
Federico interrompendolo.
Di credere che il Coldoredo sia il suo amante? Ah, no! In tal caso non vorrei riprendere Remigia; te la lascierei per sempre!... E pianterei Subiaco, la cartiera, tutto ciò che ho avuto da te! — Ricòrdati.
Pausa: calmandosi.
Non è poi la prima volta; ti ho già fatto in proposito qualche rimostranza. Tu, sempre il sordo e adesso la gente mormora.
Mattei lo guarda colpito.
Subito; oggi stesso; Alvise non resterà un’ora in casa mia! Si spende troppo; — hai ragione anche in questo. Tu dirai tutto quello che si deve fare e senza prendere Remigia troppo di fronte, gradatamente, sarà fatto. Sì; sono debole con Remigia. Non ha salute! — Anche in questo somiglia a sua madre! — Invece di voler lei a Subiaco, vieni tu, a Roma. Prima con un po’ di frequenza....
Insinuante.
Di quella piccola nube non c’è più traccia nel suo cuore; non ne rimanga l’ombra nemmeno nel tuo, — e così, a poco a poco, resti sempre a Roma, con noi. È il mio sogno la vostra riconciliazione! Sono le vostre liti, le tue parole dure, i colpi che mi ammazzano! Pensa al mio lavoro enorme! Fiaccherebbe dieci uomini! A tante ire, scatenate contro di me, a tanto odio, — e l’odio che più ti ferisce, l’odio degli amici di una volta.... — Eppure mi sento forte, perchè sento che si finirà per darmi ragione; ma ho tanto bisogno, in compenso, del riposo della mia casa, di vedere Remigia contenta, di non essere in urto con te!
Gli prende una mano, la preme sul cuore con la sua.
Non ti ho mai parlato così. Sii buono, tu che sei buono! Avevi tanta affezione per me....
Con un singhiozzo.
Ero il papà di Remigia e anche il tuo!...
Federico.
Affezione e gratitudine. Sempre eterne. Non avevo altro che la buona volontà di lavorare.... mi hai aiutato. Quando sembrò che Remigia....
Vincendo la commozione.
Hai acconsentito subito e non ero che un povero impiegato.
Con un tremito nella voce.
Ti rispetto come un superiore, ti venero come un padre. Ma gli uomini grandi, non vedono le cose piccole che li circondano! Tu che conosci tutte le scaltrezze della vita pubblica, nella vita privata sei un ingenuo. Sai creare i milioni, ma non sai contare le migliaia di lire e fai dei debiti!... Un uomo di governo sarà forte anche povero: se ha debiti, sarà sempre sospettato. Ti ho parlato duramente perchè.... dovevo parlare. — La tua casa?... E la mia? Ormai è il tavolino del ristorante! — Ho parlato per il bene tuo, perchè ti rispetto, ti venero. E perchè tu l’ami, ho parlato anche per il bene di.... Remigia.
Mattei lo abbraccia.
Federico sciogliendosi.
Lasciami andare!... Lasciami andare! Pensa a tutto quello che ti ho detto! Lasciami andare!
Via.
Mattei.
Ha ragione!... Sì, ha ragione!... Ha ragione!
Chiamando forte.
Remigia!...
Verso l’uscio, — a destra.
Luigi!
Luigi
si presenta sull’uscio.
Mattei.
Chiama subito la.... la signora Remigia.
Luigi
attraversa la scena; — va via a sinistra.
Mattei
camminando di nuovo su e giù.
Ha perfettamente ragione!
SCENA SESTA. Remigia e Mattei, poi Luigi.
Remigia
inquieta, studiando Mattei.
Se n’è andato?
Mattei sempre c. s.
Remigia.
Al solito, avrà tentato di metterti su contro di me?
Mattei
sempre c. s. senza rispondere.
Remigia.
E c’è riuscito!
Mattei violento.
Ha ragione!... Ha ragione!... Bisogna mettersi bene in mente che Federico ha ragione!
Remigia.
Oh! Oh! Che progresso nel tuo cuore! Il “tedesco di Milano„ è diventato Federico!
Mattei.
Sono stato debole e ingiusto anche in questo, non obbligandoti a riconoscere che tu, che noi, dobbiamo molto a Fe-de-ri-co. Ma, adesso, bisogna persuadersi che ha ragione, e cambiar vita.
Remigia fissandolo.
Cioè?... Cambiar vita?
Mattei.
Si spende troppo.
Remigia.
Che c’entra lui? Fa i conti in casa nostra?
Mattei.
Casa anche sua, perchè è tuo marito.
Remigia.
Benissimo! Làsciati sempre scaldar la testa, così lui, otterrà sempre il suo scopo di spadroneggiare anche qui.
Mattei.
Che scaldar la testa! Al caso, aperti gli occhi!
Remigia.
Di colpo? Con due sole parole? Ha un gran potere su di te.
Mattei.
Potere, dell’evidenza. Del resto capisco anch’io quando una cosa non va, e non va, ma per non contrariarti, per non darti un dispiacere, io divento.... vile. — Ti darò la prova che Federico ha ragione, in due parole. Non ho finora trovato il coraggio di dirtelo, ma.... — Ho venduta la casa di Milano.
Remigia colpita.
Hai venduta la casa di Milano?
Mattei.
Occorrevano i danari.
Remigia
pallidissima, si appoggia al tavolino.
Mattei spaventato.
Che hai?
Remigia.
Niente!
Mattei.
Sei diventata pallida!
Remigia.
Non è niente. Al primo momento, quando m’inquieto. Ma passa subito. È passato.
Mattei.
Remigia! Remigia! Non mettermi in croce! Quando fai così, io non parlo più, non si ragiona più, mentre è più che mai necessario di ragionare, di....
Luigi
bussa prima, poi entra.
Mattei arrabbiandosi.
Che c’è?... Mai un momento di respiro!
Luigi gli dà due dispacci.
D’urgenza, tutti e due.
Mattei
li apre in fretta; — legge.
Remigia tra sè.
E adesso?... Adesso?... Come si farà?
Mattei
letto i dispacci, dandoli a Luigi, in fretta.
In una busta, chiusa, al Cotonificio, al commendator Waiz! — Presto, vattene!
Quando Luigi sta per uscire.
E non ci sono per nessuno! Sta attento!
Torna vicino a Remigia e cerca di calmarla.
Lo devi capire: quando io non posso fare a modo tuo, mi arrabbio contro me stesso e sembra che mi arrabbi contro di te. Non è poi nemmeno il caso di esagerare; di rimedi.... radicali. Io credo che si può spendere la metà, facendo la stessa figura. Trova modo, tu che hai più tempo e sei più ordinata, di tenere come una specie di conto corrente, semplicissimo: — tanto di entrata e tanto di uscita. Perchè, si sa come entrano, — e ne entrano molti, — ma poi, come escono....
ridendo
mistero!
Remigia.
Ma lui, come ha saputo?
Con ansietà.
.... E ti ha detto? Dimmi tutto, tutto!
Mattei.
Ha saputo che ho venduta la casa, perchè avevo bisogno di quattrini.
Remigia.
Sempre le sue spie! La sua persecuzione!
Mattei.
È tuo marito; si trova responsabile, moralmente, di quello che succede. Anzi, non voleva più lasciarti a Roma.
Remigia.
Dove avrei dovuto andare?
Mattei.
A Subiaco.
Remigia.
Ecco il suo scopo! Riavermi nelle mani per torturarmi!
Mattei.
Che torturarti! Si capisce che è sempre innamorato di te!
Remigia.
Ti proibisco di dirlo e di pensarlo.
Mattei.
Remigia!
Remigia.
Certe scene, certe parole, non si dimenticano, non si cancellano! In noi, resta la ribellione, la rivolta.
Mattei.
Dunque, tanto più! Se non vuoi tornare a Subiaco, bisogna accontentare tuo marito in tutto il resto. E non c’è bisogno di scalmanarsi, d’inquietarsi!
Remigia.
M’inquieto perchè lo capisco, lo so, tu covi sempre dentro di te il progetto della riconciliazione!
Mattei.
Io non covo niente. Ti dico chiaro che questo sarebbe il mio più grande desiderio.
Remigia
borbottando tra denti.
Per vedermi morire!
Mattei stizzito.
Basta!... Morire o non morire, dipende da te! Ti faccio soltanto osservare che se tuo marito.... è diventato tuo marito, non l’ho covato io, ma lo hai voluto tu, — ad ogni costo! — Tu ne eri innamorata, io ho acconsentito.
Remigia.
Innamorata, come può esserlo una ragazza che non sa niente di niente. L’ho conosciuto a una festa da ballo.... Ballava bene.
Con un profondo sospiro.
Oh, se avessi avuto la mia mamma!
Mattei risentito.
Se ci fosse stata tua madre, avrebbe fatto quello che ho fatto io, perchè tu ne eri innamorata e perchè Federico era un bravo uomo! — Se ci fosse ancora tua madre, sarebbe anche per lei il rodimento dell’anima la vostra disunione, tanto più che il torto è dalla tua parte.
Su e giù c. s.
La mamma! La mamma! Era più buona di....
Cambiando, con malinconia.
Era più buona di noi, la tua mamma! Questa è la verità!
Guarda Remigia che si asciuga gli occhi: si calma, si commuove.
.... Hai ragione di rimpiangerla! Oh se hai ragione!
Abbraccia Remigia.
Il mio risentimento è stato ingiusto! È un vuoto, una mancanza, che tutti i giorni, tutti i giorni si sente di più!
La stringe sul cuore: le bacia i capelli.
Quante cose avrebbe potuto vedere, prevedere, evitare....
Remigia piange più forte sul petto di Mattei.
La mamma sì.... — lei lo avrebbe potuto.... ti sarebbe stata sempre vicina....
Le accarezza ancora i capelli.
Io ho appena il tempo di volerti bene e di accontentarti, forse al di là del ragionevole.... appunto perchè ti è già toccata la grande disgrazia che si sente sempre.... di non avere la mamma!
Pausa.
Anche Alvise!... È meglio che gli parli tu stessa, non vorrei che se ne avesse a male. E poi, io, quando lo vedo?
Remigia
fissando Mattei maravigliata.
Alvise?
Mattei.
Non deve più restare in casa nostra. Deve andare all’albergo; oggi stesso. — Qui, in casa con te, non è conveniente.
Remigia inquietissima.
È stato lui?... Te l’ha detto lui?
Mattei.
Lui e io. È un’osservazione che abbiamo fatta insieme.
Remigia.
Che cosa ti ha detto? Dimmi tutto quello che ti ha detto.
Mattei.
Che la gente mormora, che....
Luigi
bussa, c. s., poi entra.
Remigia stizzita.
Finitela! Non venite sempre innanzi e indietro!
Luigi
dando a Mattei un dispaccio e la ricevuta.
È riservatissimo, occorre la sua firma sulla ricevuta.
Remigia
batte i piedi per terra, nervosissima.
Mattei
firma in fretta e dà la ricevuta a Luigi.
Luigi via.
Mattei
apre il dispaccio, distratto: poi, subito, vivamente, non pensando più ad altro.
In cifre! Il ministro del Tesoro! La risposta all’ultimatum!
Corre alla scrivania, cercando, buttando tutto sossopra.
Era qui!... Era qui! Adesso! Poco fa!... L’ho messo qui!
Remigia dopo un momento.
Cosa cerchi?
Mattei.
Il cifrario!
Remigia
vedendo un libretto per terra, sotto la scrivania.
È questo?
Mattei.
Sì.
Prende un foglietto di carta e traduce il dispaccio col cifrario, a mezza voce.
80-1-75 dia corso.... contratto.... officine ferroviarie.... Paros.... italo-americane....
Continua a decifrare il dispaccio col viso illuminato dalla contentezza.
Finalmente!... L’hanno capita!... Hanno ceduto!
c. s.
raccomandando.... 707....
Forte.
Luigi!
Luigi si presenta.
Mattei.
Una carrozza, subito!
Luigi via.
Mattei
rilegge tutto il dispaccio trascritto sottovoce, poi lo straccia, getta i pezzi del foglietto nel cestino e mette il dispaccio ricevuto in un grande portafoglio di pelle nera; — borbottando tutto contento.
Troppi milioni! Troppi milioni!
A Remigia.
Dammi il cappello! Il soprabito!
Remigia lo aiuta a indossare il paltò.
.... Non capiscono che è quando se ne spendono pochi, meno del necessario, che son buttati via!
Remigia.
E Alvise?...
Mattei sorpreso.
Alvise?
Remigia.
Sì! Alvise? Cosa gli devo dire?
Mattei.
All’albergo! All’albergo! Ci sono tanti alberghi a Roma! — Il compromesso?... La minuta del compromesso stipulato con l’ingegner Morgan?
Mentre va al forziere e lo apre.
Non potevano decidersi otto giorni prima? — No! —
Mentre fa passare carte e lettere.
Per poi rifare, quello che già era stato fatto e disfatto!