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Racconti poetici

Chapter 3: Cenno sulla lingua russa
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About This Book

A curated selection of narrative poems presented in Italian translation, framed by a dedicatory address, a translator's preface, and a compact biographical sketch of the poet. The verses range from short lyrical pieces to longer tale-like poems that blend folkloric motifs, vivid imagery, wit, and emotional intensity. The translator's notes elucidate linguistic choices and formative influences, while the biographical section sketches the poet's early education and artistic development. Together the components offer a varied portrait of the poet's tonal shifts, narrative skill, and melodic language.

 

Forse un cenno intorno alla lingua russa non riescirà discaro ai lettori dei racconti di Alessandro Puschin.

Ad eccezione del Turco, del Finnico, dell’Ungherese e del Basco, tutte le lingue europee derivano dal Sanscrito, antico idioma indiano. Queste lingue erano nell’origine cinque o sei sole, che poi si suddivisero in infiniti dialetti. Ecco un breve quadro sinottico della famiglia:

Sanscrito.
     
  Celtico.
     
    Erso.
    Irlandese.
    Gaelico ec.
     
  Greco.
     
    Dorico.
    Attico.
    Ionio.
    Eolico ec.
    Romaico ossia greco moderno.
     
  Latino.
     
    Etrusco ed ombro.
    Osco.
    Provenzale. Italiano. Spagnuolo. Portoghese. Vallacco. Francese ec.
     
  Gotico e Teutonico.
     
    Svedese.
    Danese.
    Tedesco.
    Orlandese.
    Inglese ec.
     
  Slavone.
     
    Lituano.
    Russo.
    Illirico.
    Pollacco.
    Boemo ec.

In tutte queste lingue le radici primordiali sono le stesse; il sistema di declinazione e di coniugazione è lo stesso; il metodo di derivazione e di composizione è lo stesso. Chi dubitasse di tal verità consulti le opere ove se ne trova la dimostrazione, e in ispecie: la grammatica comparativa di Francesco Bopp, le Ricerche etimologiche di Federico Pott, il Sunto di questi lavori, fatto dall’Eichhoff nel libro intitolato Parallèle des langues de l’Europe et de l’Inde, e finalmente il mio libro: La langue française dans ses rapports avec le sanscrit et avec les autres langues indo-européennes.

La lingua russa deriva direttamente dallo slavone. Non v’è mischiato nessuno altro idioma, e presenta in ogni sua parte un carattere omogeneo, regolare, armonico, che manca a molti idiomi moderni più coltivati e più illustri.

Per la declinazione, la lingua russa e la pollacca sono le sole europee che possano gareggiare col latino. La lingua russa non conosce li articoli, quel flagello dei dialetti neo-latini; esprime le relazioni dei vocaboli fra loro, a forza di desinenze come il Latino e il Sanscrito. Il Sanscrito ha otto casi: il nominativo, l’accusativo, l’instrumentale, il dativo, l’ablativo, il genitivo, il locativo, il vocativo. Il russo e il pollacco ne hanno sette: il nominativo, l’accusativo, l’instrumentale, il dativo, l’ablativo, il genitivo, il vocativo. Il latino ne ha sei: il nominativo, l’accusativo, il dativo, l’ablativo, il genitivo, il vocativo. Il greco ne ha cinque: il nominativo, l’accusativo, il dativo, il genitivo, il vocativo. La coniugazione sanscrita è molto ricca e complicata: la greca sola le può stare a confronto: la latina è povera in paragone di quelle, e la russa e la pollacca sono ancor più povere della latina; ma suppliscono ai tempi che loro mancano, mediante gli ausiliari avere ed essere. Ciò nondimeno la lingua russa e la pollacca sono di tutte le europee le più alte a tradurre i testi latini con una concisione che gli altri idiomi, carichi di articoli, di particelle, di ausiliari, non possono raggiungere.