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Racconti storici e morali

Chapter 24: TECLA
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About This Book

This collection features a series of historical and moral tales that explore various themes, including the struggles of individuals against societal norms and personal challenges. The narratives range from the adventures of a pacifist in wartime to reflections on notable historical figures and events. Each story delves into the human experience, examining virtues, vices, and the moral dilemmas faced by characters. The work is structured to provide both entertainment and moral lessons, inviting readers to reflect on the complexities of life and the lessons that can be drawn from history.

TECLA

— Tecla! Tecla!» Ode il grido, dal letto

Balza Tecla, al verone s'affaccia.

È l'oggetto d'adultero affetto

Cui promise fra l'armi seguir.

— Vieni, o bella, d'amor fra le braccia;

Vieni, e godi del lungo desir».

Sciagurata! al marito le ciglia

Volge; ei dorme nel talamo in calma.

Un bambino, una tenera figlia

Nella cuna baciò, ribaciò.

Move, ondeggia, ristà; nella palma

Cela il viso che il pianto inondò.

— Tecla! Tecla!» Si spicca: la porta

Zitta schiude: un saluto, un amplesso

Di novello vigor la conforta;

Addio tutti! a cavallo salì.

Egli sprona, ella il segue d'appresso;

Mezzanotte in quel punto s'udì.

Via per campi, per ville galoppa,

Ma ai lasciati suoi cari sospira.

Sta su lieta: d'amore la coppa

Lene obblio ti diffonda nel sen.

Dell'amor nell'ebbrezza delira,

Ti prometti un perpetuo seren.

S'apre l'alba. — In quest'ora la mano

Il marito a cercarmi protende,

Nè mi trova: i miei pargoli invano

Mi chiamâr». Sgombra l'ansia dal cor:

Non se' in grembo al guerrier che t'accende?

Sta su lieta, e t'inebbria d'amor.

Mezzo un anno varcò. Dall'amante

Repudiata, confusa, avvilita,

Tecla, fuor d'una tenda festante,

Lagrimando, ululando si sta;

Dal guerrier, traditrice tradita,

Invan chiede mercede, pietà.

Senti, senti un urtar di bicchieri,

Gavazzare un tripudio d'evviva.

Senti; un brindisi ai fausti piaceri

D'un'amica novella si fè.

Dall'ambascia cascò semiviva;

Mezzanotte in quel punto battè.

Scarna, atrita, cenciosa, al soggiorno

De' suoi primi innocenti contenti

Sconosciuta fa Tecla ritorno,

Là seduta rimpetto a soffrir

Di mendica in aspetto i tormenti

D'un atroce ma tardo pentir.

Chi rimira la squallida, avvolta

D'irto vel, la sovviene d'un tozzo,

Ma addoppiare i suoi gemiti ascolta.

Non è pane che all'egra fallì:

Non di fame è il profondo singhiozzo;

D'altro cibo sostenta i suoi dì.

Ferve un denso tumulto di genti,

È un volar di cavalli, di cocchi;

Tutt'intorno festive o gementi

Squille e trombe le alternano il suon:

Nulla ascolta la misera, gli occhi

Sempre intesi all'offesa magion.

Note voci là dentro ella ha udito,

Ma nessuna più suona per lei.

Mesto uscir dalla casa il marito,

Mesto il vede rivolgervi il piè.

Del suo core l'ambascia tu sei,

Alla gioja egli è morto per te.

Fra i cancelli una bimba, un fanciullo

Folleggiar nel giardino ha veduti,

Che, sospeso l'ingenuo trastullo,

Vispi incontro del padre si fan:

A lui baci e carezze e saluti;

Per te vezzi e lusinghe non han.

Come trista del verno la sera

Piove il gel dalle stelle serene!

Insistente un'algenta bufera

Fischia a Tecla fra l'ispido crin,

Che disfoga le acerbe sue pene

Gemebonda sul trito cammin.

Al suo sguardo fra i vetri scintilla

Una vampa di fuoco vivace

Dalla sala, ove cara, tranquilla

Collo sposo, tra i figli sedè.

— O bei giorni! o miei gaudj! o mia pace!

Più per me quel contento non è.»

Ecco un lume alla stanza procede,

Stanza un tempo a sereno riposo.

È il marito: gli sguardi lo vede

Verso il ciel, sopra i figli girar,

Poi sul vedovo letto pensoso

Affisarli, e dal cor sospirar.

Tutti dormon. Soave bambina

Rompe il sonno, esclamando fra i pianti

— Mamma! mamma!» L'udì la tapina,

— O mia figlia, o mia figlia!» gridò.

Sorse, cadde alla soglia davanti;

Mezzanotte in quel punto sonò.

Al mattin, di traverso alla soglia,

Mercenaria pietade ritolse

D'un'ignota l'esanime spoglia

Che la fame, che il freddo sfinir;

Indistinta una fossa l'accolse

Senza un pianto, un suffragio, un sospir.

1834.