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Racconti storici e morali

Chapter 42: ROSTOPCIN
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About This Book

This collection features a series of historical and moral tales that explore various themes, including the struggles of individuals against societal norms and personal challenges. The narratives range from the adventures of a pacifist in wartime to reflections on notable historical figures and events. Each story delves into the human experience, examining virtues, vices, and the moral dilemmas faced by characters. The work is structured to provide both entertainment and moral lessons, inviting readers to reflect on the complexities of life and the lessons that can be drawn from history.

ROSTOPCIN

Teodoro, figlio di Basilio conte di Rostopcin nacque nella provincia russa di Orel il 12 (23) marzo 1765, da famiglia che pretendea discendere da Gengiskan. Tartaro anche nella peggior significazione della parola, capace di qualunque estrema risoluzione, ambizioso, passionato, sarcastico, fanatico di assolutismo, abborrente da ogni novità, furioso nella collera; insieme amava le lettere, scriveva articoli e opuscoli, benevolo quando non c'entrasse la passione, agressivo spesso e infervorato per l'attacco. Fu per un momento il favorito dell'imperatore Paolo I, e suo ministro degli affari esteri, e lo rattenne da molte pazzie, sicchè talora sentì dirsi: «Voi siete terribile, ma avete ragione.» Un giorno Paolo, trovandosi in un circolo di principi, si volse di botto a Rostopcin chiedendogli: — Perchè voi non siete principe?»

Ed egli: — Perchè mio padre venne di Tartaria in Russia nel fitto dell'inverno.»

— Oh che ci ha a che fare la stagione col titolo?»

— Quando un signore tartaro compariva la prima volta alla Corte, il czar gli lasciava la scelta fra una pelliccia e il titolo di principe. Mio avo, giunto nello stridor della vernata, ebbe il senno di preferire una pelliccia.»

Paolo ne rise di cuore, e ai circostanti: — Signori principi, congratulatevi che i vostri avi non siano arrivati di gennajo.»

L'imperatore Alessandro, del quale non carezzava le velleità liberali, avealo poco gradito, ma negli estremi bisogni il pose governatore di Mosca.

Entusiasta per la patria, fremette al vederla invasa dai Francesi di Napoleone nel 1813; fè di tutto per concitare gli spiriti al maggior sacrifizio; organizzò 122,000 volontarj in corpi armati a spese della nobiltà; mantenne la tranquillità esaltando il coraggio, e quando, dopo la battaglia di Borodino, fu stabilito d'abbandonare Mosca senza difenderla, egli fece partirne i cittadini, sicchè vi restasse solo plebaglia, e troncò all'esercito invasore ogni possibilità di comunicare coll'interno dell'impero. Fu allora che scoppiò l'incendio famoso di Mosca, che ancora non è ben certo se fosse opera causale degli invasori, od ordinata dal Governo, o meditata dall'irritazione popolare. Ne fu attribuita generalmente la colpa o il merito a Rostopcin: ma di certo si sa soltanto che, partendone, egli distrusse un ricco villaggio di sua appartenenza, non lasciandovi che la chiesa con un'epigrafe ad esecrazione de' Francesi.

Dopo quel disastro, Alessandro lo ricevette con freddezza, direbbesi anzi con ribrezzo: Rostopcin non invocò premj quando, nel 1815, poteva aspettarsene; in un libro La verità sull'incendio di Mosca (Parigi 1823), sostenne era stata bruciata dagli invasori, e ne addusse in prova l'inutile distruzione di parte del Kremlin; dappoi si confuse fra i tanti attori del gran dramma europeo, tornò in Russia alla morte d'Alessandro, e morì a Mosca il 18 (29) gennajo 1826. Del resto viveva a Parigi, applicandosi a ricerche bibliografiche e ai piaceri; faceasi ammirare per motti politici, ma evitava di parlare di sè. — Dovreste scrivere le vostre memorie,» gli disse una signora, curiosa di conoscere il vero. Ed egli al domani gliele portò in un semplice foglio. E sono queste, che riferirò per l'espressione di un cinismo inesorabile e d'un frizzo volteriano.

Così, quel ch'era stato salutato salvatore del suo paese, anzi dell'Europa, finiva oscuro e indispettito, vendicandosi dei disinganni, e se avea cominciato colla tragedia, finiva col sarcasmo.