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Ricordanze

Chapter 45: LONTANANZA.
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About This Book

Una raccolta di poesie liriche che evoca memorie affettive, nostalgie giovanili e la natura come conforto dell'animo. I versi alternano immagini primaverili e stagioni interiori, invocazioni religiose, riflessioni sulla solitudine e sul dolore, oltre a celebrazioni della semplicità e del lavoro quotidiano. Il linguaggio privilegia suggestioni sensoriali — fiori, profumi, luce — per esplorare rimpianto, speranza e ricerca di consolazione. Nel complesso i testi mantengono un tono meditativo e intimo, fondendo esperienza personale e osservazione morale in brevi quadri emotivi.

LONTANANZA.

Ultimo amor de la mia vita, or come

Volgono i giorni tuoi, poi che ne volle

Novamente divisi il fato avverso?

Io, quale infermo sognator, che assai

Co 'l travolto pensier mari e paesi

Visitò sorvolando, e campi lieti

D'assidue primavere e monti d'oro

Miro stupito, ed allegrossi al bacio

Voluttuoso d'un'aërea forma

Fuggitiva con gli astri, ove a l'usata

Luce si svegli, doloroso intorno

Mira il povero letto e qualche pio

Volto che piange il dubitante amico,

Io deserto così, così dolente

Mi travaglio ne l'alma, or, che lontano

Dai pietosi occhi tuoi, riveggio il nero

Limitar de la mia stanza campestre,

E solingo m'aggiro ove altra cosa

Che ti guardi non è tranne il cor mio.

O mio diserto amor, fu dunque un vôto

Sogno la mia felicità? Ben sento

Sovra la bocca mia qualcosa io sento

Che di te mi favella; odo nei santi

Penetrali del cor la tua promessa;

Arde, sol ch'io ti nomi, arde il mio sangue

Un dolce ed infinito impeto, e come

Dolorosa armonia dentro mi piange

Tutto l'affanno de l'estremo addio.

O mio lontano amor, no, non fu vôto

Sogno la mia felicità! Con queste

Derelitte mie braccia io tante volte

La tua snella persona al cor mi chiusi;

Con queste labbra mie bevvi la vita

Che spremea da le tue labbra l'amore;

E il languir dei tuoi grandi occhi, e i sorgenti

Ai sussulti d'amor veli negletti

Con questi occhi mirai ch'or apro al pianto.

O lontano amor mio, ricordi i giorni

Cui diede Amor tant'ale e tante rose?

Come colombe ci amavam; quest'egre

Giornate mie correan rapide e belle

Come raggio di luce! Ai nostri amplessi

Breve era il tempo; a le speranze nostre

Poca la terra; indifferente e muta

Coi suoi stolti tripudi e i suoi dolori

A noi dintorno discorrea la vita

Senza ieri o domani; e se del cielo

Mai ne sorse disio, come smarrite

L'alme nostre il cercâr dentro ai nostri occhi.

Dove ti cerco io più, dove tu sei,

Luce e respir de la mia vita? Io sento

Di quest'ultimi fiori, onde s'ingemma

Il romito vïal del mio giardino,

La modesta fragranza; ad uno ad uno

Sorger miro i tremanti astri, ma il dolce

Sospir non sento dei tuoi labbri, e in mezzo

A tanti astri i tuoi mesti occhi non miro.

Dove ti cerco io più, dove tu sei,

Luce e respir de la mia vita? Io sorgo

Mattutino con l'albe, erro pe' monti

Come pazzo fantasma, e le rugiade

Scintillanti su l'erbe avido io bevo,

Ma dolcezza e virtù pari non hanno

A le lacrime tue. Mormora il bosco

Secreti inni d'augelli, occulti amori

Di zeffiri e di ninfe, io dolorando

Chiamo su 'l labbro mio le tue canzoni

Dolcissime di tutto, e come avvolta

Entro un mar d'armonie l'alma sen fugge

Verso quel ciel dove tu aspetti e piangi.

Oh! non pianger così! Questa ch'io vivo

Da te lontan vita non è; perduta

Vela per ampio mare, irto di negre

Rupi e di mostri päurosi, in preda

Di scatenati demoni, lontana

D'ogni luce di faro e d'ogni riva,

La mia vita or somiglia; e quando inqueta

E tempestosa più l'anima freme,

E i cari regni del passato e i neri

Profondi abissi del doman vïaggia,

Allor tacita più, più inerte e immota

Stagna la vita mia. Fulmina il sole

I suoi fervidi raggi, ed io per terra

Qual vilissima cosa, immobil, muto

D'altri ignaro e di me giaccio, ed aspetto

Qual mai cosa non so, ch'or mi tien forma

D'una candida sposa, or si tramuta

In un fosco disìo che par la morte.

Lascia talor dai suoi morbidi rami

Qualche stella cader nitida e fresca

Il mio pietoso gelsomin, l'antico

Confidente dei miei sogni, e la posa

Con occulta pietà su' miei capelli,

Fra cui leggera e trepida intrecciossi

Tante volte la tua mano, e su 'l fronte

Scivolando freschissima, diffuse

Mille brividi ardenti entro al mio sangue.

Strani e inqueti così volgono i giorni

Ch'io lontano da te vivo tra queste

Luttüose pareti, ove non scherza

Raggio di luce mai, dove non sorge

Spirto alcuno di gioia, e vi si asside

Tenebroso il silenzio, o vi si aggira

Ululando una bruna ombra, che nulla

Di vivente non ha tranne il dolore.

Povera madre mia! Di me sol'uno,

Dopo il pianto ella vive! Avria già chiusi,

Senza l'amor che al viver mio consacra,

I suoi vedovi giorni entro a la fossa,

E raggiunto anzi tempo il cener santo

Del mio padre infelice! Io la lasciai

Derelitta e piangente, e a le tue braccia,

De l'universo immemore, mi spinse

Quell'occulta virtù, che volge al cielo

Ogni pallida fiamma e a le nascenti

Rose del giorno il pellegrino augello.

Povera madre mia! M'aspettò tanto,

Tanto pregò propizii al mio ritorno

L'amor, l'onde, i celesti! Io la guardai

Come straniero, allor che con le aperte

Braccia al collo mi corse; ignota al core

Mi suonò la sua voce; indifferente

Passò sovra le mie guance il suo pianto,

E se dolce parola ebbe il mio labbro,

S'ebbe lagrima il ciglio, era a te vòlta

La mia dolce parola e il pianto mio!

Deh! perdonami, o madre! Amor s'è fatto

Tal tiranno di me, che a nulla io vivo

Fuor ch'ai governi suoi. Splendido e sordo

Siccome fiamma voratrice, egli arde

Nel petto mio; sugge il mio sangue, avvolge

Tutti nel suo furor memorie e cose

Ed affetti e speranze, e grande e solo

Sopra il fatto deserto ei vive e regna!

Pur la vita mi è cara, e nuova attingo

Virtù dal pianto. Dal mio pianto io miro

Sorger come una dolce iri di pace,

E crescer fra le mie lacrime il fiore

D'una cara speranza. Oh! tu che sai

Tutta l'anima mia, tu che sol vivi

De la promessa del mio cor, lontana

Gioia e sol'aura che il mio cor respira,

Tu quel fior con le pure aure alimenta

De la tua fedeltà! Forse, o ch'io sogno

Non concesse dolcezze, al nostro amplesso

Presiederà quella serena e pia

Divinità che da gran tempo invoco

A la sorda fortuna, ed ove indegne

Fian l'alme nostre del divin suo riso,

La pace mia la chiederò a la morte!

Fine.

INDICE

DEDICA pag. 1
 
PARTE PRIMA 3
 
Partenza 5
A te sola 8
Il Mandorlo 12
A Maria 17
A gentile operaia 21
Addio 26
Unica mea 31
A fanciulla inferma 34
A Ghita 39
A un segatore di pietre 43
Due fiori 49
Luna sulle nevi 51
Ad A. Salvini 57
Sole d'inverno 62
Ultimo Autunno 69
 
INTERMEZZO 79
 
Francesca da Rimini 81
 
PARTE SECONDA 133
 
Alla Natura 135
A Francesco dall'Ongaro 141
A Madonina 147
Un Astro 150
Cara se vuoi saper... 153
Alle Lucciole 155
A Giselda 161
Un Giunco 171
Nel Natale 174
Tedio 177
Io le dicea tremando... 180
I tuoi baci 182
Penso talor... 184
Villeggiatura 187
Autunno 191
Lontananza 195

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.