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Roma antica, Vol. 2/3 cover

Roma antica, Vol. 2/3

Chapter 20: Note al Capitolo Decimo.
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Il testo ricostruisce l'apogeo e la crisi del governo aristocratico a Roma attraverso il racconto delle rivalità politiche e delle manovre che accompagnano le aspirazioni di figure di primo piano, le tensioni sociali causate dai debiti e dal latifondo, e le proposte riformatrici come le leggi agrarie. Analizza le macchine elettorali, le alleanze temporanee, il ruolo della propaganda e delle magistrature, la congiura di Catilina e la risposta del consolato, e mostra come la pressione delle esigenze economiche e delle ambizioni individuali abbia eroso le istituzioni repubblicane, preparando trasformazioni profonde nella vita statale.

Note al Capitolo Decimo.

48.  Fonte principale per la storia del governo di Tiberio sono gli Annali di Tacito. Pur troppo però, per quanto bellissimi per la forma, gli Annali di Tacito, più che una storia imparziale, sono una veemente e appassionata diatriba contro i primi Cesari. Tiberio è stato anch’esso assai maltrattato da Tacito: ma la critica moderna ha ormai fatto giustizia della fosca leggenda, che egli ci ha trasmesso, come la vera storia del secondo imperatore. Uno dei primi a mettere in luce le contradizioni e le inverosimiglianze del racconto di Tacito, fu il grande storico francese V. Duruy, in una tesi latina del 1853 ripubblicata nella sua Histoire des Romains, Paris, 1882, IV, pp. 271 sg. Seguirono, con lo stesso indirizzo: Merivale, History of the Romans under the Empire, London, 1865; G. B. Sievers, Studien zur Geschichte der römischen Kaiser, Berlin, 1870; Stahr, Tiberius: Leben, Regierung, Charakter, Berlin, 1885; I. Gentile, L’imperatore Tiberio e la moderna critica storica, Milano, 1887; Ihne, Zur Ehrenrettung der Kaisers Tiberius, Strassburg, 1892. Lo storico antico che meglio ha capito e dipinto Tiberio, è Velleio Patercolo, il quale per questo è stato ingiustamente accusato di essere un adulatore. Velleio era stato ufficiale agli ordini di Tiberio; lo ha quindi conosciuto personalmente. Se la gratitudine e l’ammirazione possono avergli impedito di osservare certi difetti del suo capo, il suo giudizio è altrimenti schietto, ponderato e fondato, che quello di Tacito, il quale scriveva un secolo dopo, su documenti di seconda mano e tradizioni viziate da odî e rancori preconcetti.

49.  Cfr. Vell. Paterc., 2, 124; Tac., Ann., I, 11-13; Dion. Cass., 57, 2.

50.  Cfr. il passo di Tacito, Ann., I, 75, che è quasi una confessione: multaque eo coram adversus ambitum et potentium preces constituta; sed, dum veritati consulitur, libertas corrumpebatur....

51.  Tac., Hist., I, 16.

52.  Cfr. C. I. L., VI, 930, ll. 10 sg.

53.  Vell. Pat., 2, 124.

54.  Era nipote di Antonia, figlia di M. Antonio il triumviro. Cfr. Ephem. Epigr., I, 270; e V. Strazzulla, La famiglia di Pithodoris, regina del Ponto, in Bessarione, 1901, pp. 80 sg.

55.  Tac., Ann., 3, 6.

56.  Tac., Ann., 3, 60; e soprattutto Ann., 4, 6: questo giudizio del governo di Tiberio, dato da Tacito, è d’importanza capitale.

57.  Vell. Pat., 2, 126.

58.  Cfr. Svet. Cal., 30: Saepe in cunctos pariter senatores, ut Sejani clientes.... [Caligula] invectus est, prolatis libellis quos crematos simulaverat, defensaque Tiberii saevitia quasi necessaria, quum tot criminantibus credendum esset.

59.  Così pare si possa ricostruire la morte di Tiberio, combinando quel che narra Tacito, Ann., 6, 50, con la testimonianza di Seneca, citata da Svet. Tib., 73. L’odio dei nemici ricamò poi anche intorno alla morte di Tiberio molte favole, il cui scopo era di far credere che fosse morto di morte violenta.