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Romanticismo: dramma in 4 atti cover

Romanticismo: dramma in 4 atti

Chapter 13: ATTO SECONDO.
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About This Book

A four-act drama portrays members of a community divided by political loyalties during a period of national unrest, interweaving public conspiracies and intimate domestic life. The plot moves between clandestine border episodes and household scenes, following characters who confront arrests, secret rescues, betrayals, and self-sacrifice; a pivotal domestic revelation reorients a young man's conscience toward patriotic commitment. The author balances tragic and comic tones, rendering opponents with restrained nuance while emphasizing themes of duty, loyalty, and the collision of private affections with public causes. Language and stagecraft aim for realistic dialogue and historical atmosphere, often treating pivotal events offstage to heighten emotional effect.

ATTO SECONDO.

Alla villa Lamberta, presso Milano. — Ricca e spaziosa sala terrena: a destra un canapè, poltrone sedie e un tavolino grande. — A sinistra, una libreria e una scrivania. — In fondo, nel mezzo, un uscio a due battenti: quando è aperto si vedrà il giardino. Finestre e usci laterali.

SCENA PRIMA.

La contessa Teresa, il conte di Rienz, la contessa Anna, il Cézky e Francesco. La contessa Teresa, in piedi, davanti al tavolino, leva i fiori da un cesto di vimini e ne riempie due ricchi vasi. Il conte di Rienz passeggia su e giù, per la sala. Dimostra un'eleganza ed una disinvoltura giovanile. Francesco, in piedi, serio, rigido, si tiene un po' discosto aspettando gli ordini della contessa Teresa. Anna, in piedi sopra uno sgabello, davanti alla libreria, prende dei libri e ne legge il frontespizio al Cézky, seduto alla scrivania.

Rienz fermandosi vicino a Teresa.

Quante cure e quanto amore per i vostri fiori.

Teresa sorridendo.

Non vedono le rughe e non hanno odî politici! Sono i soli amici rimasti fedeli; che non mi voltano le spalle!

Rienz sottovoce, con amabile rimprovero.

I soli, Teresa?

Teresa.

Voi siete... molto più di un amico! Quando non c'erano le rughe, l'amore... e adesso... tutto ciò che rimane di questa mia povera vita!

Rienz scherzando.

E Giacomino?

Teresa con un sospiro.

Il figlio della mia povera figliuola?

ridendo con viva compiacenza.

Ah! Ah! Giacomino, è la mia vanità! Come nonna, e nonna di un rompicollo già famoso, posso vantarmi di essere ancora una nonnina giovine e bella!

a Francesco indicando il vaso di fiori che ha finito di adornare, ed il posto dove metterlo.

Lì; sul caminetto!

Anna leggendo il frontespizio di un libro e dettando al Cézky.

«George Sand. — François Le Champi — Editore Cadot — Parigi.»

Cézky scrivendo.

«... Cadot — Parigi.»

Teresa che sta riempiendo un secondo vaso di fiori, al Rienz.

Vi vedrò qualche volta anche quest'inverno?

Rienz.

Volete proprio rimanere a villa Lamberta?

Teresa.

Ve l'ho detto; sono gli odî politici! A Milano, adesso, mi detestano!

Rienz.

Commettete la colpa di ricevermi!

Teresa.

Quella Maffei!... Col pretesto dell'arte e della letteratura!... Non so come si possa tollerare un simile covo di rivoluzionari! E tutti sottomessi a quel Carlo Tenca! Al figlio di una portinaia!

Rienz sorridendo con un'alzata di spalle.

Chiacchiere, lasciateli chiacchierare. Quando c'entrano le donne non c'è mai serio pericolo! e chi altro si è mostrato con voi poco gentile?

Teresa.

Cioè... molto scortese. Tutti! Adesso anche la Marianna Trivulzio, anche la Carolina Crivelli! L'una ha finto quasi di non vedermi, l'altra mi ha appena salutata.

Rienz.

Quando?

Teresa.

Sabato; a Milano. Le ho incontrate faccia a faccia al coperto dei Figini: io salivo, loro scendevano. È di moda, è una montatura!

Rienz.

Passerà.

Anna leggendo il frontespizio di un altro libro: vivamente.

«La capanna dello zio Tom!...»

buttando il libro sulla scrivania.

Voglio rileggerlo!

Cézky legge il frontespizio e scrive.

Rienz a Teresa.

E... vostro figlio?

Teresa per farlo tacere.

Stefano, per amor del cielo!

odorando il mazzo.

No, no! I figli, non sono i fiori della vita!

Rienz.

Dite la verità: lo credereste capace di... qualche seria buffonata?

Teresa.

Capace di tutto per il suo spirito di contradizione contro sua madre! Anche di fare il repubblicano o l'albertista.

Rienz.

Va sempre a caccia con quel Fratti... Con quel vostro dottore?

Teresa stizzita.

Mio dottore? che dottore!... Veterinario! Non gli ho mai fatto curare altro che la servitù! Francesco!

indicandogli l'altro vaso che ha empito di fiori.

Sotto lo specchio!

Mette i fiori che sono rimasti nel cesto, in una coppa d'argento, in mezzo al tavolino.

Anna legge il titolo di un altro volume.

«I dolori del giovine Werther... Firenze — Le Monnier.»

Cézky scrivendo: con evidente allusione.

Questo libro invece lo rileggerò io! Werther e Jacopo Ortis! Nella mia anima, quanto della loro anima... Nel loro dolore quanto del mio dolore.

Anna con vivacità.

Signor Cézky! Siamo forse da capo?

Cézky fingendo di scrivere, mormora alcune parole delle lettere dell'Ortis.

«Ho amato! Tu stesso, tu mi hai presentata la felicità; tu l'hai abbellita de' raggi dell'infinita tua luce! ma dopo mille speranze ho perduto tutto!»

Teresa rovesciando sul tavolino i pochi fiori che sono rimasti nel piccolo cesto e dando il cesto vuoto a Francesco.

Prendete, andate pure.

Anna prende un libro lo apre e legge:

Luna, romito, aereo

Tranquillo astro d'argento,

Come una vela candida

Navighi il firmamento,

Come una dolce amica

In tua carriera antica

Segui la terra in ciel!

A voi!

scendendo dallo sgabello.

Leggete, invece, questi bei versi, per rasserenarvi.

Rienz sempre passeggiando, si avvicina ad Anna.

Si può sapere, contessa, qual lavoro avete immaginato per impiegare il vostro tempo e per farlo perdere al segretario di vostro marito?

Anna con freddezza.

Il catalogo de' miei libri!

Si volta subito e prende un altro volume: dettando a Cézky.

Alessandro Dumas: «Antony.»

Rienz dopo aver scambiato un'occhiatina ed un sorriso d'intelligenza con Teresa.

Avete detto bene, duchessa, è una moda, una montatura; idrofobia romantica, ma passerà, passerà! I Conti di Lara, i Don Paez, i Profughi, i Corsari da una parte; — le Parisine, le Ermengarde, le Carlotte dall'altra, hanno fatto più male ai giovani cervelli del Lombardo-Veneto, di tutti libri incendiari e proibiti «sotto pena di morte» — Lo spirito rivoluzionario è entrato nel sangue «al chiaro di luna» e anche a suon di musica coi Lombardi e col Rigoletto! Il cattivo umore e le cattive digestioni!... Ecco il nemico insidioso al quale un buon Governo deve tagliare la strada, e noi, invece, abbiano lasciato prender voga all'etisia! Tisiche le... demi-mondaines, come la Margherita del Dumas, tisici i lions, tisiche le signore! Chi ormai ha la disgrazia di essere florido, beve l'aceto per diventar magro e verde.

Teresa ridendo.

Non c'è che dire! Avete quasi ragione!

Rienz.

Quasi? Proprio così. — I discepoli di quel maestro... capo bandito, mezzo Fra Diavolo e mezzo Savonarola, che ordisce da Londra le pugnalate del 6 febbraio dell'anno scorso?... I fratelli? I cospiratori?... Tutti stomachi deboli! Dopo teatro, non potendo cenare, passano la notte cospirando, preparando la rivoluzione!... pallidi Antony, di un'illusione politica... che vanno a finire sulla forca! Preparare la rivoluzione!

siede vicino a Teresa.

Teresa sceglie un fiore dalla coppa d'argento e glielo offre.

Rienz.

Grazie!

odorando il fiore.

Intanto... le rivoluzioni che riescono non sono quelle che si preparano, e poi...

sorridendo.

In questo momento? Noi armati fino ai denti, la Francia in piena reazione monarchica e il Piemonte costretto, pare, a metter giudizio!

Teresa.

Quel... Cavour, veramente, che roba è?

Rienz alzandosi vivamente, e facendo con la mano il gesto stizzoso, particolare ai tedeschi.

Un piccolo Metternich frondeur, che se vorrà ostinarsi a fare l'Italia, finirà col disfare il Piemonte!

a Teresa: più sottovoce.

Volete scommettere, Teresa? Fra un anno sarete a Milano, festeggiatissima!

Teresa.

Credete? Davvero?

Rienz.

Leggete il loro giornale! I poeti, i critici del crepuscolo, dopo il fiasco tragico del 6 febbraio cominciano ad averne abbastanza dell'«utopista» di Londra o di Lugano!... del cospiratore banchiere che col «prestito nazionale» ha vuotate loro anche le tasche!

ridendo e sedendo di nuovo.

Ah! Ah! È scoppiata la discordia fra i due «Carlett... Carlucc...» come dite?

Teresa.

Carlöè.

Rienz.

Fra i due Carlöe, il Cattaneo federalista e il Tenca unitario! Ah! Ah! Il Crepuscolo! Benissimo! Soltanto, il loro, non è il crepuscolo che si vede prima del levar del sole... è il crepuscolo del tramonto: l'ultimo barlume del romanticismo!

alzandosi.

Ma qui, e a Vienna devono darmi ascolto. Basta con le forche e proibire «la bianca luna». Rimettere in voga l'allegria e rinforzare l'amore!

Teresa.

Lo manderemo a Venezia ai bagni di mare!

Rienz.

Sapete, Teresa, che cosa mi ha detto lo stesso conte di Metternich? — «Quei poveri Lombardoveneti, noi li abbiamo troppo annoiati!» — Filosofia, profonda! — I popoli, sono come le donne e le donne si vincono divertendole, e vi tradiscono... sopratutto quando le annoiate!

Francesco si presenta sull'uscio di mezzo.

La carrozza di sua Eccellenza!

Teresa.

Così presto?

Rienz.

Sono a pranzo dall'Arciduca. Devo essere alla «Villa del Pizzo» prima delle sette!

Teresa a Francesco.

Dite al cocchiere di andare avanti al passo e di fermarsi alla «casa rossa».

Francesco s'inchina ed esce.

Ho la prescrizione del medico — il mio! — di fare un'ora di passeggiata, tutti i giorni! Suvvia datemi il braccio, uomo...

guardandolo con affettuosa e con tenera galanteria.

molto divertente!

rivolgendosi ad Anna.

Vieni anche tu, Anna?

Cézky sottovoce alla contessa, sempre fingendo di scrivere.

No!... Rispondete di no!

Anna fa un atto di collera contro Cézky: poi fermandosi, a Teresa.

Devo salire un momento...

Stringe la mano al Conte di Rienz con molta sostenutezza. Il Cézky, alzatosi in piedi, s'inchina profondamente, poi corre innanzi, spalanca i due battenti dell'uscio, e s'inchina una seconda volta.

Teresa mentre aiutata da Rienz si accomoda lo scialle.

Mia nuora è proprio come me!... Io non ho mai sentito vivamente gli affetti di famiglia!

Rienz.

E... Giacomino?

Teresa ridendo.

Quello posso dire che mi è caro come le mie pupille!... Mi costa un occhio della testa!

Cézky chiude l'uscio e rimane vicino alla soglia.

SCENA II.

Cézky ed Anna.

Anna fissa il Cézky corrugando le ciglia: questi tenta un istante di sostenere lo sguardo di Anna, poi abbassa il capo intimidito.

Un tono così imperativo, certi modi io non li tollero!

Cézky si lascia cadere sopra una sedia; si nasconde il viso fra le mani.

Oh, le mie illusioni! Il mio sogno!

scoppia in lacrime.

Anna. nervosissima: guardando inquieta verso l'uscio.

Badate! Possono sentire! Può tornare mia suocera!

Cézky si alza, asciugandosi gli occhi: si avvicina alla scrivania riordinando macchinalmente alcune carte.

Anna rabbonita.

Sogno, illusioni!... L'illusione, forse, che io potessi mancare a me stessa alla mia onestà, alla mia dignità!

Cézky.

E al vostro cuore? Adesso non parlate più del vostro cuore!

Anna.

Abbassate la voce!

Cézky.

Perdono, vi domando perdono!... Non badate a ciò che dico, pensate soltanto a tutto ciò che soffro! — Sono giorni e giorni che io cerco di vincere la vostra freddezza! Che aspetto questo momento...

Anna con alterezza.

Parlate dunque! Presto!

Cézky.

Ricordate contessa Anna.......

Anna con atto di insofferenza.

Signor Cézky!

Cézky malinconico, sentimentale.

Bisogna ricordare, lasciatemi ricordare! — Quando sono arrivato qui, il primo giorno, la vostra bellezza mi ha dato l'impressione subitanea di un barbaglio di luce; ma era solo l'entusiasmo di tutto ciò che c'era nel mio spirito, di arte e di poesia. Fossi stato un pittore, avrei dato il vostro volto alle mie madonne; ero un poeta e vedevo le grazie coi vostri occhi e col vostro sorriso! Ma il cuore, poteva ancora tacere, — forse, — la testa, poteva ancora ragionare. — Vedevo voi, in cielo: io, in terra. — Che cosa poteva valere per me — povero profugo, l'oscura nobiltà di mio padre?

con un sorriso di sdegnosa amarezza.

Ero stato beneficato, protetto dal... signor conte! La mia dignitosa fierezza mi teneva sempre davanti agli occhi il mio passato e il mio presente, come una barriera insormontabile, contro ogni speranza, contro ogni desiderio. La vostra bellezza illuminava la mia vita, la mia anima la mia mente... la piccola stanzetta del poeta ignoto e solitario, ma non era che luce! Non era ancora ardore, non era ancora spasimo! Siete stata voi, la prima...

Anna.

No!

Cézky.

La prima a venire di là in biblioteca. — Io leggevo i «Sogni d'amore» del Prati, le «Lettere a Maria» dell'Aleardi... Balbettavo, impallidivo! Ve ne siete accorta e tornavate più spesso...

Anna con sincerità.

Sì, è vero! Questo è vero! E per ciò? Vi vedevo soffrire, vi vedevo infelice — per questo, — ma soltanto per questo, sentivo per voi amicizia e simpatia!

Cézky.

Sapevate che io passavo le intere notti in giardino, sul terrazzo, contemplando le vostre finestre...

Anna.

No! questo no!

Cézky.

Lo sapevate, perchè le vostre finestre s'illuminavano e la vostra ombra appariva dietro i vetri.

Anna.

Io non vi ho veduto!... Io non pensavo a voi! Lo giuro!

Cézky.

Insistendo, insistendo sempre, avete voluto sapere perchè fossi così triste, perchè sospiravo, e quando finalmente, si sono spalancate le porte della mia anima con uno scoppio di pianto, voi, per compassione, s'intende, soltanto per compassione, avete pianto con me!

Anna.

E anche questo è vero! Mostrandomi con voi gentile, affettuosa, speravo di calmare la vostra passione, di consolare il vostro dolore, di poter essere per voi... una sorella.

Cézky con dolorosa ironia.

«... Simile alla rosa

Nella mistica val di Casimira!...»

Aleardi! Aleardi!

Anna.

Ho sperato nella sincerità, nella lealtà della mia stima, della mia simpatia per voi, e nella mia onestà, che tutto potesse risolversi nel conforto di una tenera, di una sicura amicizia.

Cézky.

Amicizia?...

Anna.

Amicizia, ispirata dalla... pietà. Dalla pietà per il vostro dolore che credevo sincero, per il vostro amore che credevo diverso!

Cézky fa una risata ironica.

Anna rivoltandosi.

Infine... Sarò stata leggera, imprudente! Ma qualunque possa essere il mio torto, — anche se agli occhi vostri io oggi posso sembrarvi diversa, mutata, io però, vi ho sempre fatto l'onore di fidarmi di voi, — e non è bello, non è generoso, da parte vostra, il farmene pentire!

Cézky.

E lo spingere un uomo alla disperazione? Il farlo diventare pazzo e credere poi... di potersene sbarazzare comodamente, quando

con gelosia.

il cuore s'inebria di nuove speranze, di nuove gioie? — Questo, sarà forse bello e generoso, ma... non è prudente.

Anna con fierezza.

Sarebbe... una minaccia?

Cézky.

Forse!

lentamente, fissando Anna che corruga la fronte, sdegnata.

Nelle lunghe giornate squallide, tristi, quando sola qui, dimenticata, sentivate il freddo intorno a voi e il cuore intirizzito, allora avete pur voluto riscaldarvi alle fiamme della mia passione! Adesso l'incendio divampa! Fuggire, è troppo tardi!

Anna con collera sprezzante.

Vorreste punirmi per essere stata buona, troppo buona con voi?

Cézky.

Buona con me?

con una risata ironica.

Ah! Ah! Ah! Eravate... gelosa e volevate vendicarvi!

Anna.

Vendicarmi?

Cézky.

Vendicarvi! I miei occhi, il mio pallore, che vi dicevano bella, che vi dicevano cara, vi vendicavano della freddezza, dei lunghi abbandoni di vostro marito. — Non negate! Non sorridete così! E non sfidate la mia gelosia! Abbiate, invece, paura della mia gelosia! Oh, è ben diversa dalla vostra!... Con tanto amore, con tanto desiderio, io, ho appena sfiorata la vostra mano, con le labbra, una volta! Sono geloso, geloso di tutto! Dell'aria, di chi vi guarda, di una carezza al vostro cane! — Oggi, lui, è tornato — è qui — forse per farsi perdonare... E voi lo sperate! Lo leggo nei vostri occhi raggianti!

sottovoce.

È grande il mio amore per voi, ma è ancora più grande il mio odio per quell'uomo.

Anna.

Quell'uomo, signore, è il vostro benefattore! il vostro protettore!

Cézky.

Ma che protettore, ma che benefattore! Quell'uomo mi ha offerto un... un posto, ed io gli ho dato in cambio molto di più: il mio lavoro e la mia intelligenza!

Anna.

Basta! Non vi posso più ascoltare! Sappiate che oggi, come ieri, come sempre, io non ho amato, non ho adorato altri che mio marito!

Cézky diventando pallidissimo.

Voi, sì... Ma lui... lui no!

con ironia.

Non più gite a Como! Non più caccia! Sfido io la bella farmacista... è morta!

Anna.

È falso! Ed è la seconda volta che voi mentite! La signora Ansperti è morta di amore e di dolore un mese dopo che Tito Ansperti fu condannato a morte e giustiziato!

Cézky.

Chi ve l'ha detto?... Lui? il signor conte?

Anna.

Un prete, un degno sacerdote, Don Carlo Morelli. E me lo avesse pur detto mio...

interrompendosi e fissando Cézky.

il signor conte, gli avrei ugualmente creduto. Egli non ha mai mentito.

Cézky con odio e con ira repressa.

Nemmeno io, non ho mai mentito. Lo dicevan tutti a Como! Era la voce che correva...

prorompendo.

Sì, sì, ho mentito! Ho mentito! Perchè... Per questo devo farvi paura

si lascia cadere sopra una sedia, pallidissimo, stravolto.

come faccio paura... a me stesso.

Anna è ancora accigliata, ma poi, mal suo grado, rimane vinta da un nuovo senso di pietà.

Non vediamoci più per ora. Tornate a Milano. Dimenticatemi. Anch'io cercherò di dimenticare... questo brutto giorno, e starà in voi, col tempo il risuscitare in me quel sentimento buono che mi avete ispirato.

si ode di lontano la bubboliera di una carrozza.

Cézky alzandosi.

Vostro marito ritorna!

Anna.

Andate! Partite, senza farvi vedere! Penserò io a giustificarvi!

Il suono della bubboliera si avvicina sempre, a mano, a mano.

Cézky risoluto.

No.

Anna con calma, sicura di sè:

Allora ricordate questo: alla vostra prima parola, alla vostra prima minaccia, sarò io che dirò tutto, io stessa che parlerò al signor conte.

Cessa il suono della bubboliera. Anna si volta vivamente per andare incontro al Lamberti, invece è Giacomino che arriva.

SCENA III.

Giacomino e detti.

Giacomino entra chiamando.

Anna! Anna!... Benissimo! Eccoti qui!

Anna.

Non hai incontrata la nonna?

Giacomino risponde appena con un cenno al profondo inchino del Cézky.

Appunto perchè l'ho vista da lontano, ho potuto schivarla!

vorrebbe parlare ma è trattenuto dalla presenza del Cézky.

Per il momento le ho mandato una... letterina!

Anna.

Ancora il Faraone?

Giacomino.

Già! Il Faraone!

sottovoce indicando ad Anna il Cézky.

Mandalo via!

forte.

Vitaliano è qui?

Anna.

Stamattina è andato a Milano, ma deve tornar presto; se non è già tornato.

Giacomino.

Gli devo parlare per... Te lo dirò poi.

Cézky.

La signora contessa non ha altro da comandarmi?

Anna.

No, grazie!

Cézky inchina Anna: inchina Giacomino.

Giacomino.

Buon giorno.

Anna vedendo uscire il Cézky respira con un senso di gioia.

SCENA IV.

Anna e Giacomino.

Giacomino tirando il fiato senza aver badato ad Anna.

Ah... Che peso quel tuo polacco!

Anna con un'alzata di spalle: ancora irata.

È odioso!

Giacomino.

Non fidartene non accettare nè versi nè sospiri.

Anna.

Che ti salta in mente?

Giacomino.

In campagna! In mancanza di meglio! Sembra l'eroe di una ballata notturna, ma sembra, anche uno scappato di prigione! — Galoppa, Ruello! Galoppa! Alla larga!

chiamando Anna.

Pst!

con grande mistero.

Giura il segreto.

Anna.

Che c'è?

Giacomino osservandola.

Sei pallida? Hai la ciera stravolta?

Anna.

Il tempo: un po' di dolor di capo. Che cosa devo giurare?

Giacomino.

Il massimo segreto!

Anna.

Giuro.

Giacomino.

Corro io, il rischio di essere chiuso in prigione e chiuso aritmeticamente, come direbbe il Gargantini! — Ho provocato un ufficiale austriaco alto così e grosso così!

Anna vivamente.

Scherzi!

Giacomino.

Pensa, la nonna, quando lo saprà!

facendo l'atto di infilzare uno, con una spaccata.

Zzaff... Parte a parte, io lui, o lui me; s'intende.

Anna.

Dici per scherzo?

Giacomino all'orecchio di Anna.

Viva la Repubblica! E viva il re di Sardegna!

Anna sussultando.

Diventi matto?

Giacomino.

Naturalmente l'arte nasconde la politica. Io sono del partito della Pochini e ho fischiato il ballo «Miranda» e la prima ballerina la Priora, perchè sono stati imposti dagli ufficiali austriaci. Il principe Varzis...

Anna interrompendolo.

Ti batti col principe Varzis?

Giacomino accenna di sì, continuando.

... Si sfogava ad applaudire dalle poltrone degli ufficiali, ed io a fischiare dal mio palco in prima fila. È corsa qualche occhiata, ma gli ufficiali hanno ricevuto l'ordine severissimo di usare la massima prudenza... Io, allora, finito il teatro, mi sono appostato all'uscita, e quando passa il mio barilotto di birra, gli grido forte, guardandolo in faccia: — Come cenerei volentieri stasera con...

esitando.

L'ho detta troppo grossa! A te non posso ripeterla!

Anna.

Avanti! Avanti! di su!

Giacomino.

Chiudi prima le orecchie... Chiudi almeno gli occhi! Mi fai soggezione!

Anna.

Presto! Ragazzo che sei! Cos'hai detto?

Giacomino.

Come cenerei volentieri con una costoletta... di porco.

ridendo.

E nota: nel dirlo me n'è venuta anche la voglia! Sono andato al Cova e ne ho subito divorata una, enorme!

Anna.

Non ti credo niente! Però bada: non si dicono nemmeno per ridere certe cose!

Giacomino.

Per ridere! — Alle undici sono venuti da me i rappresentanti del principe Varzis, — a mezzogiorno si sono trovati co' miei e domattina... Zzaff!

Anna.

Allora... Dio! Dio! Ma che cosa hai fatto?... Ma Giacomino?!... Se non sai nemmeno batterti!

Giacomino.

Stasera mi daranno lezione, in tre.

Anna.

Ci vuol altro!... Il principe Varzis?... Uno spadaccino!

Giacomino.

Mi vuoi proprio bene?

Anna.

Sicuro che ti voglio bene!

Giacomino.

E anch'io, sai? — Oh, se tu non fossi stata troppo vecchia, come ti avrei sposata volentieri! Del resto, è stata la nonna a trovarti troppo vecchia; non io! Per me saresti andata benissimo! Figurati, io volevo cominciare a sposarti fino da quando avevo cinque anni! — Te ne ricordi? E saresti stata molto più felice con me, che con mio zio! — L'uomo delle selve!

Anna.

Non scherzare! Non è il momento!

Giacomino.

Sul serio! Come ti avrei amata! Più della Cesira, più dell'Ernestina, più di donna Eugenia... — Ma che di più! Messe tutte insieme, non riuscirebbero a dare nemmeno un terzo, nemmeno un quarto, un quinto, un decimo del grande, dell'immenso amore che ti ho sempre voluto... e che ti voglio!

Anna.

Via! Finiscila! E in questo momento!

Giacomino.

Appunto: posso confessarti il mio amore perchè sono quasi un morituro. E se invece sarà morituro quell'altro, io forse dovrò scappare e non ci vedremo più ugualmente!

Anna.

E la nonna? La tua povera nonna?

Giacomino.

Ti disperi anche per la nonna? Se andate così d'accordo nel non potervi soffrire?

Anna.

Ma quando saprà... Pensa di tutta la famiglia non ama che te! E poi, anche per la cosa in se stessa! Tu, proprio tu, batterti, e batterti con un ufficiale austriaco!

Giacomino.

Sicuro! — È stata per me la mamma, il papà... tutto!