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Romanticismo: dramma in 4 atti cover

Romanticismo: dramma in 4 atti

Chapter 18: SCENA V.
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About This Book

A four-act drama portrays members of a community divided by political loyalties during a period of national unrest, interweaving public conspiracies and intimate domestic life. The plot moves between clandestine border episodes and household scenes, following characters who confront arrests, secret rescues, betrayals, and self-sacrifice; a pivotal domestic revelation reorients a young man's conscience toward patriotic commitment. The author balances tragic and comic tones, rendering opponents with restrained nuance while emphasizing themes of duty, loyalty, and the collision of private affections with public causes. Language and stagecraft aim for realistic dialogue and historical atmosphere, often treating pivotal events offstage to heighten emotional effect.

commovendosi.

Ti dico la verità: io non ho la più piccola esitazione, mi sento fatalista! Soltanto quando penso alla nonna, mi viene un po' la... malinconia!

Anna.

Non c'è una via di scampo?... Non si può accomodare?...

Giacomino vivamente.

Accomodare?... Diventi matta, Anna? Del resto io mi batto appunto anche per la nonna! Sfido io! Con quel... conte di Rienz!... E nota che lui, come lui, personalmente, mi è poi simpaticissimo!... Mah! Come si fa? È un austriaco e...

con forza.

non c'è cristi!

movimento di Anna.

È di moda! È un verso del Giusti! — Quelli, invece, che non sono proprio più di moda, sono gli austriaci! Sono andati giù, giù, giù, tremendamente!

Anna.

E scegliere proprio il principe Varzis.

Giacomino continuando.

Giacchè ero dietro, ho scelto addirittura il più grosso!

ritornando serio.

Ho la nonna, una nonna più che codinona da farmi perdonare!... Povera nonna!...

cambiando, tornando a ridere e a scherzare.

Non senti qui...

odorando ironicamente.

Anna.

Che cosa?

Giacomino.

Che puzzo d'aquila arrosto?... — Bisogna cambiar aria!

leva di tasca un fazzoletto bianco rosso e verde: sventolandolo, sbattendolo.

Cambiar aria! Cambiar aria!

Anna spaventata, glielo strappa di mano per nasconderlo.

Imprudente. Se te lo trovano?

Giacomino.

Dammelo!

Anna.

No!

Giacomino.

Dammelo!

Anna.

No! Corro io stessa ad abbruciarlo, sul momento!

fa per correre via.

Giacomino cantando.

«La bandiera dei tre colori — Sempre è stata la più bella...»

Anna dandogli il fazzoletto e mettendogli una mano sulla bocca.

Prendi! Ragazzo!

Giacomino sottovoce.

«Noi vogliamo sempre quella — Noi vogliam la libertà!»

mostrandole le cifre del fazzoletto.

L. M. «Libertà o Morte» — Libertà, s'intende, per il popolo che è in schiavitù: non per me! Io la libertà, con la nonna, figurati, ne ho quanta ne voglio!

Anna.

Ma... e... poi?

con gli occhi pieni di lacrime.

Ti andrà bene!... Sì!... Sì... Lo spero! Ne sono certa! Ma... e dopo? Se quell'altro rimanesse...

Giacomino.

Infilato?

Anna.

O anche solo ferito gravemente?

Giacomino.

In tal caso: galoppa Ruello! Galoppa fino a Torino! Adesso, appena torna Vitaliano gli racconto la storiella che ho già scritto alla nonna: ho perduto al giuoco. Si tratta dell'onore, bisogna battere alla grande cassa della nonna.

commovendosi a mano a mano.

Batterla io stesso... — Sciocchezze... ma sai? Ho paura di commuovermi... di farle capire qualche cosa... — Invece così, mi darà la solita strapazzata, io resterò a testa bassa... e poi... Psst! Partenza!

cambiando, scherzando di nuovo.

A Torino!... Ad arruolarmi!... In cavalleria!... Ohp là là! Ohp là là! Torino, sai, è una città divertentissima! Un piccolo Parigi!... Ci sono i famosi veglioni dello Scribe dove le donne si mostrano in perfetto costume di...

correggendosi.

— Cose straordinarie!

Anna.

E per scappare?

Giacomino.

Questa notte dopo il fatto della costoletta di por... d'agnello, sono diventato di moda, in un attimo!... Avessi visto al Cova! Poi di sopra, al Club. — Mi hanno presentato a Emilio Dandolo! — che bel giovine! E come parla!... Ti dice certe parole, crist...

correggendosi.

E che lion! È il Re dei lions! L'idolo delle signore! Pensa che è tisico! Ma tisico proprio davvero!

Anna.

Rispondimi, invece. E per scappare?

Giacomino più sottovoce.

Appunto stavo per dirtelo. Emilio Dandolo ci pensa lui.

Anna.

In che modo?

Giacomino.

Lo saprò... un'ora prima del duello!

battendosi sulla fronte.

Ah, saper Diana! — Ho fatto giuramento di tacere e te l'ho detto! Non parlerai con nessuno?

Anna.

No!... Te lo prometto!

Giacomino.

Sul tuo onore?

Anna.

Te lo prometto!

Giacomino.

Specialmente con quel Cézky. Quel profugo... ereditario! Perchè il vero profugo, capostipite, era suo padre!

Teresa di dentro.

Basta così...

Giacomino spaventato.

La nonna!... Ha già ricevuto la mia lettera!

Teresa sempre di dentro.

Ti proibisco di difenderlo! Anche la mia pazienza, la mia bontà, hanno un limite!

presentandosi sulla soglia dell'uscio.

Dov'è questo signore?

SCENA V.

La contessa Teresa, il Lamberti e detti.

Teresa vedendo Giacomino.

Si vergogni!

Giacomino rimane sempre a testa bassa.

Vergognatevi! Dieci mila svanziche! Altre dieci mila svanziche?... Non pago più niente! Sempre l'«ultima volta» e sempre da capo! Adesso basta e peggio per voi! Il giuoco, la disperazione di tante madri! E sapendo di darmi un grande dispiacere, un grande dolore! Siete cattivo e siete testardo. Tes-tardo! — Sì o no?

Giacomino accenna di sì col capo.

Teresa.

Come sì? — Difenditi rispondi! Che c'è di nuovo? — Su con quella testa!

vivamente.

Ti senti forse poco bene?

vede gli occhi di Giacomino gonfi di lacrime.

Sopratutto, lo sai, non voglio scene. L'uomo dev'essere sempre un uomo e quando ha perduto paga.

al Lamberti.

Gli darai le diecimila svanziche e gli dirai tu, tutto quello che gli volevo dir io, e che si merita! Tu Anna, vieni con me.

al Lamberti.

Gli farai ben considerare la sua e la nostra condizione. Non siamo banchieri e oggi, di ricchi, non ci sono che i banchieri! — E che sia l'ultima volta!

Giacomino.

Lo giuro!

Teresa.

Non giurare, mai!

Giacomino abbracciandola.

Sei buona! Sei un angelo!

Teresa.

Sta fermo!... Dissipatore, giuocatore e adesso anche seduttore!

ridendo.

Angelo!

gli dà uno schiaffettino.

A quest'ora, sai anche tu, come sono fatti gli angeli! Coi capelli biondi... o neri, non importa, ma hanno le guance di rosa, le labbra di corallo e gli occhi languidi!

Giacomino.

Il mio buon angelo sarai sempre tu!

Teresa fingendo di arrabbiarsi.

Finiscila!... Hai capito?... Andiamo, Anna!... Mi prende anche in giro!... Vero stupid... Vero stupidone!

esce ridendo seguita da Anna.

SCENA VI.

Giacomino e il Lamberti. — In fine Anna.

Lamberti sottovoce; ma serio, senza nessuna commozione.

Le dieci mila svanziche, prevedo, le finirai presto, se dovrai andare a Torino.

Giacomino trasalendo, ma poi fingendosi meravigliato.

A Torino?... Io?...

Lamberti.

... E siccome, prevedo pure, che non sarebbe sempre facile il poter scrivere e forse, ancora meno, il poter rispondere, così ti ho preparato, al caso, anche una mia credenziale per il banco Mazza e Sacerdoti.

Giacomino.

A Torino?... Io?...

Lamberti.

Sì, tu! — Domani ti batti col principe Varzis!

Giacomino.

Chi te l'ha detto?

Lamberti.

Emilio Dandolo.

Giacomino.

Emilio Dandolo?

Lamberti.

Adesso, a Milano.

fissandolo.

Libertà o Morte.

Giacomino.

Anche tu?... Anche tu sei dei nostri?

Lamberti.

Dei vostri? Non so. Tu, intanto, di chi sei?

Giacomino.

Io? Di chi sono? Bellissima domanda! Di chi sono? Sono... del partito degli Italiani.

Lamberti.

Del partito della Pochini? Della prima ballerina della Scala?

Giacomino.

Contro la Priora che ci vogliono imporre gli ufficiali austriaci! Ma la Scala è nostra!

dà una grande fischiata.

Fischi! Abbasso! Basta! — Dovevi sentire ieri sera, che baccano!

Lamberti vivamente.

Ebbene no! Io non sono dei vostri, dei tuoi! Noi non apparteniamo al partito degli Italiani: apparteniamo all'Italia e siamo italiani!

Giacomino, maravigliato.

Non è poi la stessa cosa?

Lamberti.

Io, «il figlio delle selve», fischio di notte, al confine, per chiamare, o avvisare i contrabbandieri...

Giacomino risentito.

Anch'io non fischio soltanto le ballerine! Domattina — lo sai già — mi sentirà fischiare qualcun altro!

Lamberti.

Dinanzi a tutta Milano che ti osserva e ti applaude, con le più belle signore che ti incitano e ti ammirano? Non arrischieresti forse di romperti il collo anche alle corse per ottenere i battimani delle dee dell'Ippodromo? Il duello col Varzis ti fa onore: ma ti giova anche. Il fare l'Italiano, il fare il coraggioso è indispensabile oggi, per il perfetto gentiluomo di società, come... il saper suonare il pianoforte! Ben altro dev'essere il sentimento che ci anima! Ben altro il coraggio del quale dobbiamo dar prova!

Giacomino con alterezza.

Qual'è, dunque?

Lamberti.

È il coraggio dell'abnegazione, del sacrificio, il coraggio del perseverare... tanto più grande, quanto più è oscuro e ignorato! — È il coraggio del Pezzotti, che sentendosi sfinito dalla lunga prigionia e dalle torture dell'interrogatorio, per paura che gli sfugga un nome, per paura di tradire i compagni, solo, al buio, con la cravatta si appicca all'inferriata del carcere! È il coraggio di Tito Speri, che esce dal confortatorio ornato nella giovine elegante persona, azzimato nell'abito, ben composta la chioma bionda e che così, come per recarsi ad un ballo, infilandosi i guanti bianchi, si avvia al capestro, alla forca! — E non ha lì, intorno, in quell'alba piovosa, altro che quattro croati per ammirarlo! E al boia che gli chiede il perdono regolamentare risponde: — Niente paura, caro mio!... Trattami soltanto da buon amico! — Sei diventato pallido? — Anch'io guardami! E non sono questi, i soli. — Sono cento, sono mille gli esempî, gli eroi: sono uomini e donne, patrizî e popolo; sono spiriti eletti nella nobiltà del pensiero, sono anime semplici e rudi! E tutti insieme, i nostri, dal sepolcro dei morti, dal sepolcro più tremendo dei vivi, erompono in un sol grido, in una sola parola d'incitamento, di evocazione di speranza: — Patria!

Giacomino.

Patria! La nostra Patria! — Ho capito!

si preme sul cuore una mano del Lamberti.

Senti. — Sono con te.

Lamberti.

Sei commosso?... No! No! Non nascondere, non vergognarti delle tue lacrime!

Giacomino.

Non sono più un ragazzo! Sono un uomo!

Lamberti.

Ed è appunto questo tuo pallore, questo tuo fremito, sono queste tue lacrime che ti rendono uomo! Ascoltami bene.

Giacomino.

Sì! Sì!

Lamberti.

Tu, adesso, sai ciò che fai! Il tuo, dunque, non è più un duello, è la nostra guerra disperata e continua. Non è possibile unirci in battaglioni? Scendiamo in campo faccia a faccia...

Giacomino.

Uno per uno!

Lamberti.

E se mai ti tremasse la mano, ricordati. Oggi bisogna ricordare, ricordare e odiare.

più sottovoce.

In un anno solo, — dal quarantotto al quarantanove, — più di 960 tra impiccati e fucilati. In questi ultimi tre anni, più di 432. — E «la verga di ferro», — ricordati, — che valse la condanna a morte ad un povero maestro, e non era altro che un piccolo bastoncino da passeggio! — E ricordati le irrisioni feroci!... E le nostre giovani, trascinate ignude alle nerbate sulle reni in Castello, presenti gli ufficiali, — come il tuo, di domani, che sghignazzavano! Ricordati! Ricordati! Oggi bisogna ricordare, ricordare e odiare! Verrà dopo il perdono, — il perdono e fors'anche l'oblìo, — ma soltanto, quando la patria, l'avremo.

Giacomino.

Domani! Domani! Sono dei tuoi, sono con te! — Domani sarò degno di te!

Lamberti.

Degno di me? Io? Non sono niente, non sono nessuno, io! Sai, tu, a chi dobbiamo, noi tutti, questo fuoco, questa fede, questo fervore, questo spirito di sacrificio? — A lui, ad un uomo, ad un grande, che abbiamo intravveduto appena, col quale abbiamo scambiato appena qualche parola, ma che sentiamo essere vicino a noi, con noi, vigile, austero, forte come il destino!

Giacomino sottovoce.

Mazzini?... Mazzini?...

Lamberti.

Votato alla causa degli oppressi, i nemici d'Italia lo odiano, i potenti lo avversano e lo temono, ma tutti i cuori generosi battono sul suo, si esaltano alla sua parola ardente, e le donne lo amano, e la giovane Italia lo idolatra!

Giacomino.

Mazzini! Mazzini! È Giuseppe Mazzini!

Lamberti.

Egli è cospiratore ed artista: formidabile, inflessibile, gentile e mite insieme. Adora i fanciulli, i fiori e definisce la musica «il tramite più puro fra l'uomo e la divinità». — Egli è, per noi la stessa Provvidenza, nella quale fermamente crede, e noi siamo con lui, per lui! La sua invocazione, — Dio e Popolo, — è la nostra; e il suo motto «pensiero ed azione» — è ormai, per noi tutti, il dovere, la gioia, il perchè della vita...

Giacomino.

E il coraggio di saper morire!

Lamberti.

A Milano, subito, a Milano! Ho già consegnato a Emilio Dandolo, denaro e credenziali. Ma sarò anch'io questa notte, a Milano. — E se non partirai...

Il Lamberti pensa per un istante che Giacomino possa rimanere ferito, ucciso: ma poi, subito, si rassicura.

— Non temere! Dio è con noi! — Se il Varzis se la caverà con poco, torneremo qui. Ci sarà da fare.

Giacomino gli afferra la mano, interrogandolo con gli occhi, ansiosamente.

Lamberti.

Forse. — Aspetto adesso un amico... — Tu, va; adesso va; e non veder la nonna, nessuno!

Giacomino.

No!

Lamberti.

Pensa che da una tua parola, da una tua imprudenza, può dipendere la vita di Dandolo, di cento altri... — che hai?...

scotendolo con ira.

Con chi?... Con chi?

Giacomino.

Con Anna. Ho detto tutto ad Anna!

Lamberti.

Soltanto con lei?

Giacomino.

Soltanto con Anna. Ma adesso la vedrò: certo mi aspetta... per salutarmi.

verso la finestra.

Eccola!

fa per andarle incontro.

Lamberti.

No. Le parlerò io stesso; subito! Adesso la chiamo qui! Tu va. Scendi per la scala di servizio, passa dietro la casa. All'osteria della Stella, troverai un calessino già pronto. In meno di un'ora sei a Milano. Addio!

Giacomino lo fissa, mostrando il desiderio di abbracciarlo: il Lamberti e Giacomino si gettano fra le braccia l'uno dell'altro, poi Giacomino fugge via quasi di corsa.

SCENA VII.

Lamberti solo — poi Anna.

Lamberti alla finestra: saluta ancora Giacomino con la mano. Si ricompone, va sull'uscio di mezzo e chiama:

Anna! Anna!

Anna si presenta all'uscio.

Lamberti.

Vieni qui, un momento.

Anna entra.

Lamberti chiude l'uscio.

SCENA VIII.

Lamberti ed Anna. Il Cézky in fine.

Lamberti.

Giacomino è partito.

Anna si volta vivamente e lo fissa.

Lamberti.

In questo momento; e mi ha lasciato i suoi saluti per te. È ardito quel ragazzo; pieno di coraggio. Non temere, Varzis le piglierà!

Anna.

Ti ha detto?

Lamberti sorridendo.

Sapevo già...

Anna.

Da chi?

Lamberti.

Non temere! Hai paura della mia imprudenza?

guardandola e scrollando il capo.

Anna! Anna! Da molto tempo ho imparato a tacere! E anch'io?... Sono certo, sicuro del tuo silenzio?

Anna lo fissa sempre: esitante.

... Tu?

Lamberti.

Sì. Una parola imprudente potrebbe mandare anche me in Castello... poi a Mantova. Hai sentito del vecchio Ansperti? Della sua fuga quasi miracolosa in Isvizzera, a settant'anni? Infermo?

Anna.

Sì...

Lamberti.

Sono stato io.

Anna.

Tu?

Lamberti.

Coi nostri contrabbandieri: cuori di leone e garretti di camoscio!

ridendo.

Per un lungo tratto di cresta l'ho portato io sulle spalle! Che notte! Le nubi, anche le nubi correvano brontolando! E a lampi, si vedeva giù il precipizio, a mille piedi! Ci fu uno scontro con i gendarmi. Il solo, per altro che mi aveva riconosciuto, — il sergente Baraffini, — l'ho ammazzato!

Anna.

Tu?... Tu?

Lamberti.

Sì, io. Ti fa tanto stupore? Perchè? — Non mi credevi capace di arrischiare anch'io la vita per la mia patria? Tutti ormai: i nostri stessi servitori, i contadini... tutti. Ed io solo, no? Oh, Anna, anche se non mi ami, almeno un po' di stima!

Anna gli stringe la mano con passione.

Lamberti con dolcezza e insieme con molta gravità.

Presto verrà il giorno decisivo. Riusciremo, questa volta! Ma oggi, al punto in cui siamo, ho acquistato il diritto di parlare. Ho acquistato il diritto, finalmente di averti con me, unita nel pensiero, nelle ansie, nelle aspirazioni! Voglio sentirmi riscaldata l'anima, raddoppiato il coraggio dal calore del tuo affetto! Voglio avere la certezza nel rischio, che se anche perdo la vita...

Anna buttandogli le braccia al collo con un grido di spavento.

No!

ripetendo sottovoce e stringendosi a Vitaliano affettuosamente.

No, no, no!

Lamberti.

... Tu, ormai, non avrai più sdegno, non avrai più collera contro il mio nome, che è il nome di mia madre, ma lo porterai fiera, con orgoglio!

Anna fa per rispondere: le lacrime le stringono la gola. Scoppia in pianto abbracciando ancora Vitaliano strettamente e nascondendosi il viso contro il suo petto.

Lamberti.

Per me! le tue lacrime!... Piangi per me!

baciandola sui capelli.

Non temere tu mi porti fortuna! Tutto andrà bene, se mi vuoi bene!... Bella! Come sei bella! Bella, bella, cara!... Che smania avevo di dirti bella, di dirti cara... e non osavo, non osavo mai!

Anna.

Dimmi Anna, tante volte! Anna, Anna, Anna. Mi piace tanto il mio nome detto da te.

Lamberti.

Anna!... Anna!... Pensa Anna, è questo il primo giorno il primo momento nostro...

Anna.

Anna... ancora Anna, Anna....

Lamberti.

Fra me e te, Anna, c'era come una nebbia fredda, un muro di ghiaccio. Io non sapevo parlare, tu non mi sapevi capire; ci chiudevamo in noi stessi e ci allontanavamo l'uno dall'altra. E la causa di ciò? Mia madre! È così? Rispondi. Mia madre?

Anna.

Ma...

risoluta.

Adesso no; più!

Lamberti.

Questo spirito nuovo che freme nell'aria, che ci accende il sangue e le idee, che ci ripete echeggiante nell'anima, con ogni alito di vento, con ogni stormir di fronda, la canzone della patria, è penetrato pure nel tuo cuore, nel tuo spirito, co' suoi entusiasmi, con la sua poesia! Io capivo, vedevo tuttociò, a mano a mano che io stesso ne rimanevo sconvolto, preso, affascinato! Dal mio amore per te venne la prima luce, la prima fiamma. Tu, senza saperlo, mi hai fatto vincere avversioni, esitazioni, pregiudizi, ripugnanze! Mi hai rischiarata dinanzi, come illuminata dal sole, la strada giusta e diritta, la vera!

Anna.

Anch'io, voglio dirti tutto, anch'io. No! Lasciami parlare qui; — ho più coraggio qui, — così — Tu dici di avermi amata fin dal primo giorno?... Io... no. E come avrei potuto, subito, volerti bene? Non è stato il nostro cuore, non siamo stati noi ad unirci... Sono stati gli altri. Mi sentivo straniera qui, in casa tua, mi sentivo sola. La mia vita cominciava appena e mi pareva finita, e sentivo, con un grande bisogno di piangere, un così vivo, un così grande bisogno di amare! — Seguivo qualche fantasma che mi destava pietà, simpatia... ma poi, non trovavo nessuno! — Sono stata tanto cattiva, tanto leggera e vana! — Perdonami! Poi un giorno, finalmente, ti sei fermato di più con me... Mi hai guardata fissandomi... I tuoi occhi erano diversi! — Allora... — Sì, mi faceva dispetto tua madre, perchè essa gettava come un'ombra sopra di te, ed io volevo vederti circondato dell'approvazione, dell'ammirazione di tutti! Sì, è vero, sentivo un fremito accendermi il sangue, le idee, ma quella che mi ripeteva nell'animo ogni alito di vento, ogni stordir di fronda, era... la canzone dell'amore!

Lamberti.

Cara, cara, cara!

Anna.

Anna! La tua Anna! Dimmi che ti piacciono i miei capelli! Dimmi tu, che sono bella!...

Lamberti.

Bella!... Bella...

Anna.

Che sono tua!... Tutta tua!

Vitaliano ed Anna restano un istante abbracciati. — Poi Vitaliano ascolta verso l'uscio di mezzo. — Ascolta anche Anna.

Anna scostandosi.

Forse... tua madre?

Lamberti.

Sarà il dottor Fratti! Lo aspetto!

l'uscio si apre.

Anna trasalisce con un motto di spavento.

Cézky si presenta pallidissimo.

Lamberti.

Il Fratti?... È arrivato?

Cézky con voce alterata.

Il signor Fratti e il signor Strassèr.

Lamberti pensando.

Qui no!... Non è prudente...

al Cézky.

Su! In camera vostra!

Anna sottovoce a Vitaliano.

No! No!

Lamberti con grande tenerezza.

Anna, Anna, Anna cara!... Non inquietarti così!... È dei nostri!

Anna con un grido.

Cézky?!

Lamberti rimane colpito; fissa il Cézky, — poi Anna, — poi ordina al Cézky di andare avanti e lo segue.

Fine del secondo atto.