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Romanticismo: dramma in 4 atti cover

Romanticismo: dramma in 4 atti

Chapter 31: ATTO QUARTO.
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About This Book

A four-act drama portrays members of a community divided by political loyalties during a period of national unrest, interweaving public conspiracies and intimate domestic life. The plot moves between clandestine border episodes and household scenes, following characters who confront arrests, secret rescues, betrayals, and self-sacrifice; a pivotal domestic revelation reorients a young man's conscience toward patriotic commitment. The author balances tragic and comic tones, rendering opponents with restrained nuance while emphasizing themes of duty, loyalty, and the collision of private affections with public causes. Language and stagecraft aim for realistic dialogue and historical atmosphere, often treating pivotal events offstage to heighten emotional effect.

ATTO QUARTO.

La stessa scena dell'atto terzo.

SCENA PRIMA.

Giacomino poi Anna — poi Francesco.

Giacomino seduto a un tavolino in giacchetta da camera e con un fazzoletto bianco al collo: sta facendo colazione.

Anna di dentro: bussa ad un uscio di fianco.

Giacomino con indifferenza, continuando a mangiare.

Avanti!

Anna.

Posso entrare?

Giacomino alzandosi, correndole incontro.

Vieni! Vieni, zietta cara!

Anna entra facendo un lavoro di maglia: è pallida. Si sforza per dominare una grande tristezza e una grande inquietudine.

Oggi come va?

Giacomino allegramente.

Benone!... Benissimo!

Anna sorridendo, ma sempre con un velo di mestizia.

Ero venuta per farti un po' di compagnia. Allora...

fa un passo per uscire.

Giacomino.

Ahi!... Si riapre la ferita!

Anna lo guarda a lungo: con un sospiro.

Beato te!

siede e ricomincia a lavorare, ma svogliatamente, soprappensiero e interrompendosi spesso.

Giacomino ridendo.

Eh!... Perchè la sciabolata

segna il petto.

l'ho presa di traverso! Se era per così...

indica la punta.

a quest'ora sarei fra i beati, davvero!

siede e continua a far colazione: beve un bicchiere di marsala.

Eccellente!

Anna.

Non bere troppo, in questi primi giorni! E non mangiar troppo! Ricordati le raccomandazioni del dottore!

Giacomino.

Non parlarmi di quello sgherro della nonna!

Anna si fa sempre scura in viso, quando sente nominar Teresa.

Giacomino.

Dopo due giorni avrei potuto alzarmi e lui, a letto, per una settimana! Il mio stomaco invocava un bel pezzo di rosbiffe al sangue, e lui, brodetti e vermicelli!... Malizie della nonna per tenermi sottochiave, — qui, — nel suo appartamento! — Ma oggi, rivoluzione! Ho dichiarato a quel... Giulay che sarei uscito a cavallo e così, almeno, mi ha permesso di uscire in carrozza. — E sai,

indica danaro.

più niente! Le... svanziche, moneta austriaca! — Io ho dichiarato di essere italiano! dunque... più nemmeno un kaiser! Tu l'hai vista, oggi, la nonna?

Anna seccamente.

No!

Giacomino.

Io non la vedo da tre giorni!

si ferma con la forchetta in mano, pensieroso.

Accumula prediche e strapazzate!

con un'alzata di spalle.

Non ci penso, o perdo l'appetito!

ricomincia a mangiare allegramente.

Anna.

Tu sei sempre allegro... Tu ridi sempre! Proprio... beato te!

Giacomino.

Che vuoi? Per me la vita bisogna prenderla... e magari anche lasciarla ridendo!

guardandosi intorno, sottovoce.

Io l'ho detto anche a Vitaliano: — Perchè dobbiamo metterci a fare l'Italia con tanto di muso? Ma facciamola ridendo! Col cattivo umore non si farà poi niente di buono!

Anna con gli occhi fissi.

Beato te!... Beato te!... Perchè sei un uomo solo!

Giacomino.

No, se vuoi, beato per questo: perchè io so che tutte le cose, anche le più nere, hanno il loro lato roseo, ed io lo volto subito da questa parte! Da un po' di tempo, per esempio, avevo quasi perso l'appetito!... persino i tartufi non erano abbastanza profumati! — Adesso dopo una sciabolata e otto giorni di languidi brodetti!... Uhm! Queste patatine... hanno squisitezze inaudite! — Vuoi?

Anna rifiutando con un cenno del capo.

Grazie.

Giacomino.

Ti ricordi, da ragazzi? Quante volte si rubava al cuoco le patate e le rape! — Si divoravano crude! ed eri tu, la più vecchia e la più golosa, che ci guidavi all'assalto!...

Anna sorridendo.

Sì, sì... mi ricordo!

SCENA II.

Francesco e detti.

Francesco entra con un piatto coperto.

Giacomino goloso.

Che cos'è?...

Francesco.

Un quartino di pollo, bollito!

Giacomino.

Un quartino! Potevi portarne anche un quartone, gendarme!

Francesco.

Mah! Quando non si ha avuto giudizio... si fa penitenza!

Giacomino.

Giudizio? Devi dire fortuna. Non ho avuto fortuna! E sai perchè? Perchè ho avuti troppi maestri! — Teso quel braccio! Più lunga la spaccata!... Salto indietro! Passo avanti!... — E poi, tutti mi insegnavano a darle, e nessuno m'ha insegnato a non prenderle!

Francesco scrollando il capo con dolce rimprovero.

Marchesino!... Marchesino! Vale proprio la pena di battersi... per una ballerina!

Giacomino si alza con impeto: fissa Francesco fieramente e respinge il piatto.

Porta via!

Francesco inchinandosi, intimidito.

Signor marchese... Scusi... Io non credevo...

Giacomino.

Basta così. Ho detto di portar via!

Francesco raccoglie in fretta piatti e bicchieri sopra un vassoio e via.

SCENA III.

Anna e Giacomino.

Anna.

Che estro hai avuto? Perchè tanta furia?

Giacomino.

Quell'uomo rappresenta tutta l'Austria. L'Austria, che non vuol prendermi sul serio! Io mi sono battuto per una ballerina! È fissato, è convenuto; è la parola d'ordine. Scommetto che se io andassi a dire oggi al commissario di polizia: — Barone; io non mi sono battuto per la Pochini, ma perchè non voglio in questa terra feconda di aranci e di olivi i mangiatori di sego, — scommetto mi riderebbe sul muso!

Anna.

E ti disperi per ciò?

Giacomino.

Non mi dispero, ma capirai, averle prese e poi non essere nemmeno un po'... un po' martire!

avvicinandosi ad Anna.

C'è qualche cosa di grosso per aria!

Anna trasalisce interrogandolo con gli occhi.

Giacomino.

Non posso dirti niente! Non interrogarmi, non pregarmi, non supplicarmi! Tanto, non potrei rispondere! Ma che uomo, tuo marito! Che uomo quel Vitaliano!

Anna sorridendo, raggiante.

Sì? È vero?

Giacomino.

Che cuore!... E che fegato!... Non è un orso, — no, no! — È un leone!... Un Dio!

con slancio, dando un bacio ad Anna.

Tò!... Prendi!

Anna risentita.

Giacomino!

Giacomino.

È per lui. Per tuo marito! — E questa volta... Altro che finte e salto indietro! Sempre avanti e per davvero fino alla fine!

vedendo Anna oscurarsi in viso.

Che hai?...

spaventato.

La nonna!

siede fingendosi sofferente.

Anna scrollando il capo.

Tutto il tuo coraggio...

Giacomino.

Sento anch'io il coraggio, come in quei versi, di guardare il patibolo in faccia; ma di guardare in faccia la nonna quando è in collera.... proprio no!

SCENA IV.

Teresa e detti.

Teresa entra dall'uscio della biblioteca e si avvicina ad Anna senza mai guardare Giacomino.

Oh, brava! Ero stata a cercarti in biblioteca! Mando il fattore a Milano; vuoi qualche cosa?

Anna fa cenno di no, col capo.

Grazie.

Teresa rimane un po' sconcertata da tanta sostenutezza, poi, dopo aver lanciata un'occhiata, senza parere, a Giacomino, si avvicina ad Anna, cercando di rabbonirla.

Bella questa lana!... Un bel colore! Ne farò prendere anche per me! Si trova dal Guffanti, vero? Quello in via dei Borsinari?

Anna.

Sì.

Teresa ad Anna sottovoce e chinandosi come per osservare la lana.

Quel... bel mobile, come va stamattina?

Anna.

Meglio.

Teresa.

Mi pare un po' giù. Ha mangiato?

Anna.

Sì!

Teresa.

Asino! Così debole... per crepare d'indigestione!

dopo un momento con voce affettuosa.

Anche tu, bada! sei pallida! Hai certi occhi...

Anna.

Capirai; per me, almeno, non è questo il momento di pensare alla mia salute!

Teresa sente sul viso la stoccata, ma si domina.

Dovresti pensare a questo, per altro, che non sempre si può riuscire a moderare il proprio carattere, a frenare il proprio legittimo risentimento; e non dovresti conservare tanta... asprezza. Non sarò stata sempre molto espansiva con te, e la cosa, del resto, era abbastanza... reciproca. Ma ti ho sempre usato ogni riguardo, ho sempre avuto per te molta stima... e te l'ho provato anche ultimamente.

Anna.

Ed io pure ti ho provato di meritarla.

Teresa.

Hai, nondimeno un grave torto. I giovani dovrebbero sempre giudicare i vecchi con un po' di benevolenza e... giudicare dalle intenzioni, che sono sempre giuste e rette.

con un accento di verità e di passione, ma sempre molto dignitosa.

Apprezza... il passo che io fo in questo momento.

Anna si alza vivamente, vinta da un improvviso slancio del cuore.

Teresa sottovoce.

E non metterti sempre anche tu, contro di me... Ormai, sono detestata da tutti in casa mia!

Anna.

Detestata no.

Teresa.

Sì! Sì!... E perchè?

forte per essere udita anche da Giacomino.

Per quella maledetta ubriacatura politica.

Giacomino.

Ma nonna, tu...

Teresa.

Non parlo con voi! — Voi, per me, siete morto, e ne provo grande sollievo! È un peso... che ho giù dallo stomaco!

ad Anna, con un altro tono di voce.

Ma sopra di te, io avrei il diritto di poter contare come in un aiuto, come in un'alleata...

Anna.

Un'alleata? Tua?

Teresa sottovoce.

Sì, per il bene, per la sicurezza di tuo marito.

Anna.

In questi momenti gli uomini come mio marito, non pensano alla propria sicurezza! — Hanno ben altro da pensare.

Teresa.

E sei tu? Una donna, una moglie, un essere del nostro stampo che parla così?... — I patriotti, i fratelli! — Tu, almeno questo, avresti dovuto aver imparato... a tue spese: a conoscere bene i fratelli!

Anna trasalisce.

Teresa.

È un vento, una furia, che penetra nelle case, nelle famiglie, e che spazza via tutto: ogni sentimento di rispetto, di amore, ogni spirito di religione, di concordia e, insieme, la tranquillità e la felicità!

pausa.

Di vivo! di forte, di profondo, non c'è più che l'odio!

Giacomino con forza, ribellandosi.

Non è vero!

Teresa meravigliata, furente.

Non è vero?!...

frenandosi con ironia.

Ah, già, già! Sicuro! «Non è vero!» Di forte e di profondo c'è anche l'amore! L'amore... delle ballerine, per le quali un ragazzaccio scimunito come voi, provoca disordini e arrischia la vita!

Giacomino si alza di scatto e si abbottona la giacca nervosamente.

Teresa.

Ah! Ah!... Vi sentite meglio? Siete guarito, interamente?... Ne ho molto piacere.

Giacomino si avvia per uscire.

Teresa con forza.

Dove andate?

Giacomino duramente.

Di là!

Teresa ha una scossa, poi si domina e torna ironica.

Andate! Andate pure!

richiamandolo.

Il dottore...

Giacomino si ferma.

Teresa.

Il dottore vi ha concesso per oggi, una passeggiata in carrozza. Ve la permetto anch'io, ma verso mezzogiorno; col sole! Andate in camera vostra a vestirvi, e non uscite... finchè non vi manderò a chiamare!

Giacomino si avvia di nuovo, serio, sostenuto.

Teresa che si aspetta una parola di scusa: quando Giacomino è sull'uscio.

Andate così...

Giacomino si ferma.

Teresa sforzandosi di sorridere per vincere l'ira e il dolore.

Andate! Andate pure!... Meno vi vedo e più... sono contenta!

Giacomino via.

Teresa con le lagrime nella gola.

Anche lui... Ma a lui poi, — a lui! — Che cosa ho fatto?...

sfogandosi, gridando forte.

Francesco! Francesco!

va verso l'uscio di mezzo.

Francesco!

il Lamberti entra.

SCENA V.

Lamberti e dette — poi Francesco.

Lamberti.

Che vuoi da Francesco?

Teresa.

Mandarlo da Giacomino!

Lamberti indicando Francesco che si presenta e si ferma sull'uscio.

Eccolo, Francesco!

Teresa.

Andate dal signor Marchese! Aspettate! Prendete questo plaid!

gli dà uno scialle.

Che lo porti in carrozza, e si copra! Ordine mio!

Francesco via.

Lamberti ad Anna.

Vieni un momento di là? Ho da parlarti.

Teresa.

No, no! Rimani... Rimanete. Vado io!

con la solita calma signorile.

Il fattore mi aspetta: devo mandarlo a Milano.

ad Anna.

La lana dal Guffanti abbiamo detto?...

Anna.

Sì.

Teresa via, nella biblioteca.

Guffanti; via dei Borsinari!

SCENA VI.

Lamberti ed Anna, poi di nuovo Francesco.

Anna a Vitaliano.

Hai da parlarmi?

lo guarda fisso.

Che hai?

Lamberti a sua volta, continua a fissare Anna con grande tristezza.

Anna con voce rotta dall'ansia.

Che hai? Che cosa vuoi dirmi? Sì, sì!... Fissami bene: che il tuo occhio possa penetrare in fondo all'anima mia; non ho nulla da nasconderti!

Lamberti.

Hai capito dunque, che io volevo parlarti... di lui, del Cézky?...

Anna sostiene lo sguardo di Vitaliano: ferma, sicura.

Lamberti le prende una mano, gliela bacia.

No, Anna, Anna cara; io non ho mai dubitato di te!

Anna.

Posso essere stata leggera; certo sono stata imprudente! — Era, allora, così vuota e inerte la mia vita, così grigia...

con un brivido.

così buia!

accarezzandogli i capegli con grazia affettuosa.

L'amore è come il sole; senza di lui, non c'è luce, nè calore!

Lamberti stringe Anna al petto affettuosamente.

Anna.

Per quel giovane... che non aveva una famiglia, solo, povero, io ho sentito, prima, un sentimento di compassione, di pietà... Poi anche di simpatia per il suo dolore così simile al mio. Cézky mi amava... lo capivo, lo vedevo, e non era amato. E anch'io cominciavo ad amare, ad amarti, e allora... non mi credevo amata! — Ecco; ti ho detto tutto! — Io poi, lo ritenevo nobile di animo, esaltato, ma onesto.

Lamberti.

Onesto?... Forse lo era. Non si può giudicare gli uomini nell'eccesso della passione; da un momento di disperazione! Bisogna, in ogni modo, essere indulgenti con chi...

lentamente e fissando Anna per farle indovinare il suicidio del Cézky.

sa condannarsi e punirsi da sè, con chi... sconta il delitto commesso... con la propria vita.

Anna con un grido.

Cézky?

Lamberti accennando affermativamente col capo, si leva una lettera di tasca e gliela dà.

È una lettera da Milano. Chi scrive, è un amico.

Anna legge con un forte tremito: lascia cadere la lettera e siede con un gesto d'orrore, nascondendosi il capo fra le mani.

Lamberti raccoglie la lettera e di nuovo la ripone in tasca.

Noi lo credevamo in Tirolo o a Vienna, sotto la protezione della polizia! Invece era a Milano, nascosto in una soffitta, vivendo nel dolore, e, forse, fra i rimorsi. In quell'ultimo istante la grande bontà di Dio ha certo fatto dimenticare a quell'uomo di essere una spia. Si è ucciso con una pugnalata come Jacopo Ortis... e col libro dell'Ortis, chiuso dinanzi.

cammina su e giù, poi torna ad avvicinarsi ad Anna.

Anna rimane sempre con il capo fra le braccia appoggiata al tavolino.

Lamberti si appoggia lui pure al tavolino: ad Anna, con grande dolcezza.

Perdonagli, Anna! Gli ho perdonato anch'io! Ed ora... ascoltami con coraggio. Forse... forse qualche giorno, forse domani, forse stasera io dovrò partire.

Anna, con un sussulto doloroso.

È il momento?

Lamberti.

Sì. Il Fratti e lo Strassér rimangono a Milano. Don Carlo Morelli, da Como, ci terrà in relazione con lui.

Anna.

Con Mazzini?...

Lamberti.

Sì. È a Lugano; pronto ad unirsi con noi. Io devo passare dal Carrarese, e per il giorno dell'insurrezione trovarmi a Sarzana.

Anna buttandogli le braccia al collo.

Vengo con te!

Lamberti.

Anna... Anna...

Anna.

Vengo con te!

Lamberti.

Mi raggiungerai!... Presto!

Anna.

Vengo con te! Vengo con te!

Lamberti.

È impossibile cara, e lo sai. Ascoltami, dunque; ascolta bene ciò che tu devi fare.

Anna abbassa il capo come vinta.

Lamberti.

Appena partito io tu anderai e ti fermerai a Milano, in casa tua. Sei ricca, della mia sostanza tu non ne hai bisogno.

si leva di tasca un'altra lettera chiusa in una busta.

Prendi...

turbamento di Anna.

Ma no!... Non impressionarti così! Bisogna tutto prevedere. Tornerò, o verrai tu!

indicando la lettera.

Due righe sole. Sei tu la mia erede universale. Ma per aiutare i nostri. Devi spendere tutto ciò che è mio per la causa. Ed ora...

esitando.

Un'altra preghiera. E pensa, — adesso sì, — pensa che può essere l'ultima. — È la mia felicità, è il coraggio stesso che io ti domando. Sono egoista, ingiusto, inumano, ma è più forte di me. Se io... Anche quando non ci sarò più...

abbracciandola stretta con un singhiozzo.

Ti voglio sempre mia!

Anna coprendolo di baci.

Tua, tua, tua, tua! Ma io voglio venire con te! Ma io voglio morire con te! Con te che sei mio! Con te che mi hai fatto vivere! Con te che mi hai fatta buona! Tua! Tua! Tua! Tua!

Lamberti dopo un momento di commozione, asciuga gli occhi ad Anna.

Che non ti vedano piangere!... Nessuno deve sospettare...

prende la lettera sul tavolino, gliela dà.

Prendi!

Anna, attonita, la tiene in mano.

No! No!...

Anna la nasconde in seno.

E la chiuderai subito nella tua scrivania. A Milano vedrò poi il mio notaio...

Francesco dall'uscio di mezzo, tremante, sconvolto.

Signor conte! Sa?... Sa?

Lamberti.

Che c'è?

Francesco.

A Sonvico, hanno arrestato il dottor Fratti!

Lamberti.

Chi te l'ha detto?

Francesco.

Adesso! Il maestro di posta!

Lamberti.

Va!... Chiamalo!

Francesco via.

Anna trattenendo Vitaliano che vuol seguire Francesco.

Il dottor Fratti? Arrestato?...

Lamberti.

Lasciami andare! Lasciami andare!

SCENA VII.

Teresa e il Conte Rienz.

Teresa chiamando dalla biblioteca.

Vitaliano! Vitaliano!

Rienz.

Dov'è? Dov'è?...

seguito da Teresa entra in fretta dalla biblioteca, attraversa la scena, viene fin dietro di Vitaliano: sottovoce; rapidamente.

Partite subito sul momento! Dietro il Molino vecchio troverete una carrozza chiusa. Passerete il confine a Maslianico.

forte ad Anna.

Contessa Anna, scusate la mia fretta ma devo essere subito a Milano, al Comando Militare.

a Teresa.

Anche voi! Perdonate!

fa un inchino alle signore, via.

SCENA VIII.

Lamberti, Anna, Teresa.

Lamberti immobile, sorpreso.

Anna con disperazione.

Va! Va! Va!

Teresa.

Non un minuto! È la Provvidenza! L'aiuto della Provvidenza!

Lamberti risoluto.

Alcune carte... Aspettatemi!

ad Anna che fa per seguirlo

Aspettami!

va via per l'uscio dal quale è uscito Giacomino.

Anna a Teresa, con grande ansia e terrore.

Tu sai?... Tu sai?...

Teresa.

Anna! Anna!

Anna.

Presto! Ho diritto di saper tutto. Sono sua moglie!

Teresa sempre più tremante.

Dalla Spezia...

Anna.

Dalla Spezia?

Teresa.

Sì, è venuto l'ordine dalla Spezia!... Hanno sequestrata una tartana, — i doganieri Pontifici, — diretta alla punta di San Terenzo! Era carica di armi, di fucili! Il capitano, un levantino, arrestato, minacciato di morte, ha parlato!

Anna.

E Vitaliano?

Teresa.

Una grande insurrezione doveva scoppiare nello stesso giorno, in tutta l'Italia!

Anna.

E Vitaliano?... Vitaliano?...

Teresa.

È uno dei capi! Vengono per arrestarlo!

fuor di sè.

Ma cosa fa? Che cosa fa?

Anna.

Il conte?... Il conte di Rienz?

Teresa.

Ha tutto arrischiato per noi, ma non può nulla contro la polizia! — Il Commissario, i soldati, saranno qui fra mezz'ora! Sono forse già qui!

verso la biblioteca.

Che cosa fa adesso? Ma che cosa fa?!...

giungendo le mani supplichevoli verso la cappelletta.

Dio! Dio! Dio! Buono! Santo!

SCENA IX.

Lamberti e dette.

Lamberti.

Eccomi. Ed ora... io sono pronto.

Teresa.

Va!... Dunque!... Va!