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Chapter 18: SCENA SESTA
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About This Book

A tragic drama centers on the aftermath of a military victory in which a captured king confronts the victor's mercy while privately consumed by wounded pride and jealousy over a noblewoman. Rival claims to the woman provoke schemes and violence, and a would-be avenger is restrained by the Roman commander. Facing the prospect of dishonor and political exchange, the woman resolutely rejects subjugation and takes her own life by poison. The work examines honor, political obligation, the destructive effects of passion, and the collision between private feeling and public duty.

  SOFON. Consunto
          ho il licor tutto: e giá Scipion quí riede.

  MASSIN. Cosí m'inganni? Un brando ancor mi avanza;
          e seguirotti.

              (Sta per trafiggersi; Scipione robustamente
               afferrandogli il braccio, lo tien costretto.)

SCENA SESTA

SCIPIONE, MASSINISSA, SOFONISBA.

SCIP. Ah! no; fin ch'io respiro…

MASSIN. Ahi traditor! dentro al tuo petto io dunque della uccisa mia donna avrò vendetta.

SCIP. Eccoti inerme il petto mio: la destra sprigionerotti, affin che me tu sveni; ad altro, invan lo speri.

SOFON. O Massinissa, ti abborrisco se omai…

  SCIP. Me sol, me solo
          uccider puoi; ma fin ch'io vivo, il ferro
          non torcerai nel petto tuo.

  MASSIN. —Rientro
          al fine in me.—Scipion, tutto mi hai tolto;
          perfin l'altezza de' miei sensi.

SOFON. Ingrato!… Puoi tu offender Scipione? Ei mi concede, come a Siface giá, libera morte; mentre forse ei vietarcela potea: a viva forza ei ti sottragge all'onta di morte imbelle obbrobriosa: e ardisci, ingrato ahi! tu, Scipio insultar? Deh! cedi, cedi a Scipion; fratello, amico, padre egli è per te.

MASSIN. Lasciami omai: tu invano il furor mio rattieni. Morte,… morte… io pur…

SOFON. Deh! Scipio… ah! nol lasciare: altrove fuor della vista mia traggilo a forza. Ei nato è grande, e il tuo sublime esemplo il tornerá pur grande: a Roma, al mondo sua debolezza ascondi… Io… giá… mi sento gelar le vene, intorpidir la lingua.— A lui non do,… per non strappargli il core,… l'estremo addio.—Deh! va: fuor lo strascina… ten prego;… e me… lascia or morir,… qual debbe d'Asdrubal figlia, entro al… romano campo.

MASSIN. Ah!… Dalla rabbia, dal dolor… mi è tolta… ogni mia possa… Io… respirare… appena,… non che… ferir…

SCIP. Vieni: amichevol forza usarti vo':

(Strascinandolo a forza verso le tende.)

non vo' lasciarti io mai… né mai di vita il tuo dolor trarratti, se il tuo Scipione teco ei non uccide.