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Storia del Quindici Maggio in Napoli / con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe cover

Storia del Quindici Maggio in Napoli / con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe

Chapter 11: X SANTILLI.
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About This Book

La narrazione, redatta da un testimone oculare, ricostruisce i moti del 15 maggio a Napoli e i fatti che li hanno preparati, offrendo un quadro delle condizioni politiche e sociali del regno fino al 1847: tirannide, repressione poliziesca, stagnazione economica, censura della stampa e corruzione del clero. L'autore analizza come miseria, sorveglianza e servilismo abbiano indebolito le classi pensanti e favorito vizi e dipendenze della corte; descrive le riforme del 1848, la concessione di una costituzione e nuove libertà civili, e ricostruisce la reazione popolare e la successiva violenza che segnò la tragica vicenda.

X SANTILLI.

Nel dì 14 maggio Angelo Santilli predicava al popolo napolitano per l'ultima volta, ed il popolo commosso plaudiva e piangeva; era la luce purissima del Vangelo che splendeva ad essi; era quel raggio celestiale che Dio ha lasciato nell'anima delle sue creature, onde talvolta riflettervi la sua immagine, fecondare lo spirito, e fargli sentire a traverso dei suoi vizii quale Ospite chiuda in sè: oh come è potente il grido del filosofo che del liberalismo forma una religione, e alla religione del liberalismo ognuno sente essere il più sacro dei doveri offerire il suo braccio sul campo di battaglia e sè stesso al martirio. Angelo Santilli maledetto e odiato dal tiranno come quello che gli rapiva degli schiavi ad ogni sermone, fu designato alla strage. Un non so che di sublime e di malinconico in quel cuore palpitante d'amore di libertà e di religione, si diffondeva in quel dì nelle sue parole ispirate.

Tornato a casa ammalò e tutto il quattordici e la notte appresso fu sorpreso da parossismo di febbre ardentissima. In letto giaceva quando sentì i colpi del cannone e della fucilata a segno che l'alterazione delle sue facoltà appena gli fè intendere l'olocausto che s'immolava alla tirannide. Due giovani fratelli, la sorella, la fantesca atterriti dal moschettio che seguiva sulla via, se ne stavano intorno al suo letto spaventati. Le sue finestre eran chiuse, da esse non s'era fatto fuoco, non v'era motivo all'assassinio, ma gli ordini erano stati precisi, ed indicato l'infelice a segno, che s'andò cercando la casa del Santilli: si ruppe la porta del palazzo e violentando l'entrata delle sue stanze, si fè fuoco su di tutti; il colpo che toccò ad Angelo Santilli fu aggiustato con sicurezza e prevenzione, così ferito al cuore morì sull'istante. Tolto dal suo letto insanguinato fu trascinato fino alle scale ove fu lasciato; due fratelli ed una sorella subirono la sorte medesima, e la fantesca mortalmente ferita, morì dopo alcuni giorni allo spedale dei così detti Pellegrini.

Così veniva trucidato Angelo Santilli nella verde età di 27 anni!