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Storia del Quindici Maggio in Napoli / con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe cover

Storia del Quindici Maggio in Napoli / con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe

Chapter 13: XII IL GENERALE ROBERTI.
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About This Book

La narrazione, redatta da un testimone oculare, ricostruisce i moti del 15 maggio a Napoli e i fatti che li hanno preparati, offrendo un quadro delle condizioni politiche e sociali del regno fino al 1847: tirannide, repressione poliziesca, stagnazione economica, censura della stampa e corruzione del clero. L'autore analizza come miseria, sorveglianza e servilismo abbiano indebolito le classi pensanti e favorito vizi e dipendenze della corte; descrive le riforme del 1848, la concessione di una costituzione e nuove libertà civili, e ricostruisce la reazione popolare e la successiva violenza che segnò la tragica vicenda.

XII IL GENERALE ROBERTI.

Mentre lo spirito inorridito è ad ogni istante assalito da atroci stragi e neri tradimenti; mentre la penna quasi si ricusa ad una descrizione d'orrore al cospetto d'un principe che induce il suo popolo in un laccio funesto; d'un generale che spergiura, d'una armata che scanna i fratelli, di repubblicani elveti che fan risorger la tirannide e il dispotismo sui cadaveri dei liberali da loro scannati, pure su questa via d'esecrazione ci occorre un punto di riposo, un atto sublime di virtù siccome una zolla di rose nell'aridità d'un deserto. Il fatto che riporto non è certamente al suo luogo, considerato in ordine di tempo, ma non ho saputo ove collocarlo prima di questo punto.

Il general Roberti comandante il castello di S. Elmo fortezza che in ispecial guisa sovrasta a Napoli, fu nel 14 maggio chiamato da Ferdinando che in atto di somma confidenza gli disse. Mio fedele, domani i tuoi cannoni dovranno tuonare. Sì, rispose Roberti, onde festeggiare l'inaugurazione della Rappresentanza nazionale: ebbene, non saranno stati impiegati mai per causa più decorosa.Ma che mi vai impastocchiando di Rappresentanza e del diavolo che se la porti? domani mi occorrerà di punire alcuni facinorosi.Ed in qual guisa?Coi tuoi cannoni ed i tuoi mortai.O mio re, ripiglia il generoso soldato, indicatemi lo straniero contro di cui impiegare la mia sapienza di generale, e la mia virtù di soldato, ed io non avrò mai fatto opera più gradita al mio cuore, ma contro le mura della patria, oh! no mai, risolutamente conchiuse. — Ma io ti conosceva, per aspettarmi questa risposta, rispose Ferdinando, sei un eroe, e se lo strinse al cuore: con che cuore ognuno intende.

Noi ammiriamo la generosa fermezza di Roberti, e mentre avvertiamo ogni onorato cittadino che ne imiti la virtù sconosciuta dal restante della truppa, pure gli ricordiamo che se avesse mai a scoprire un facinoroso che cospiri contro la patria, lo sveli tosto alla nazione. L'eccessiva lealtà di Roberti, e la poca certezza di un domani minaccioso lo fecero tacere, ma se egli fosse corso col suo credito alla Camera e sin dal bel principio l'avesse tenuta prevenuta contro ciò che si macchinava in danno della nazione, si avrebbero potuto con facilità impedire gli orrori avvenuti; ma, replico, la somma lealtà di Roberti non gli fè nemmeno supporre le atrocità che designava il Borbone. Io ritorno sul principio, che è sacro dovere del cittadino indicare l'inimico comune, sia che oscuro cospiratore, sia che regnante si fosse. Innanzi al bene della patria non v'ha re, siccome nulla sta innanzi d'Iddio.