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Storia del Quindici Maggio in Napoli / con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe cover

Storia del Quindici Maggio in Napoli / con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe

Chapter 14: XIII IL 16 MAGGIO.
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About This Book

La narrazione, redatta da un testimone oculare, ricostruisce i moti del 15 maggio a Napoli e i fatti che li hanno preparati, offrendo un quadro delle condizioni politiche e sociali del regno fino al 1847: tirannide, repressione poliziesca, stagnazione economica, censura della stampa e corruzione del clero. L'autore analizza come miseria, sorveglianza e servilismo abbiano indebolito le classi pensanti e favorito vizi e dipendenze della corte; descrive le riforme del 1848, la concessione di una costituzione e nuove libertà civili, e ricostruisce la reazione popolare e la successiva violenza che segnò la tragica vicenda.

XIII IL 16 MAGGIO.

La città come terra di conquista, come espugnata, è in potere della milizia: per la via di Toledo sono schierate e bivaccate le soldatesche, i cannoni sono puntati sullo sbocco dei vicoli, grosse pattuglie praticano per gli anditi segreti. Intanto la banda militare festivamente eseguisce dei concerti, mentre la città atterrita insanguinata offre il più lugubre spettacolo — su tutti i balconi v'ha un panno bianco; sopra altri, e questi sono i più, stan materasse lacere dai colpi ivi drizzati, ed abbandonati così dopo la strage: le invetriate ed i legni dei balconi fracassati, le case deserte, le mura percosse dal cannone, le porte dei palagi traforate ed arse: le vie sono sparse di ruderi e frantumi di calcina, di sassi e delle barricate incendiate:... oh qual veste d'orrore nel dì che dovea seguire la solenne inaugurazione!

Intanto la plebe è tornata a tutti i suoi vizii, e quelle poche pratiche virtuose di cui avea dato prove fin qui, è molla che compressa spicca con energia raddoppiata. Il più sucido e laido popolaccio s'impadronisce d'una bandiera regia e percorre trionfalmente la città; è un'orda strabocchevole, un'orda che deve far terrore: la più lieve occasione può far rinnovellare le nefandità del giorno antecedente. Escono le meretrici dai sozzi loro abituri e colla feccia de' ladri intrecciano danze oscene per le vie sul ritmo delle bande musicali: i soldati mescono il vino e tutti bevono; nè vale a sminuire la libidine di quest'orgia il continuo passaggio di carri funebri che van togliendo gli uccisi delle case, ed il passaggio de' feriti.

Tutti quelli che camminano per le vie d'aspetto decente sono arrestati ed obbligati a gridare viva il re. Modi più violenti si usano contro coloro che han peli sulla faccia giacchè la marmaglia osa metter loro le mani sulla faccia e strapparne i baffi di guisa che in un giorno solo tutti color che aveano barba, la raderono.

Intanto queste masse luride si gettano innanzi il palazzo reale e quivi intrecciano nuova danza, ed evocano il loro re che esce sul balcone e si delizia delle ovazioni della plebe, dei monelli e delle meretrici... E ben di queste sole classi dovrebbe essere composto un popolo, governato da Ferdinando. In mezzo a questo turpe festeggiamento scorse il mattino, ed alcune ore pomeridiane. Intanto il re non contento di ringraziare dall'alto della sua reggia i suoi fidi, risolve di uscire e popolarmente scorrere la città il giorno antecedente da lui cannoneggiata: invita l'ammiraglio della squadra francese ancorata in rada ad accompagnarlo nella passeggiata, ed il signor Baudin accetta: ed insieme festeggiati dalle laide turbe si portano nel tempio della Madonna del Carmine, a ringraziare la divinità del trionfo ottenuto! Oh Signore, i vostri templi sono stati oltraggiati da profanazione così atroce! un tiranno che conduce il suo popolo in un orribile laccio, lo lascia scannare, e compie così le sue mire nefande ed il giorno seguente viene nel tempio Tuo, nel Tuo santuario a rendere mercede a Te!!!

Ecco la religione di Ferdinando II.