WeRead Powered by ReaderPub
Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06 cover

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06

Chapter 13: NOTE:
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

The narrative follows the empire's political fragmentation after the emperor's death, when two inexperienced sons inherit separate realms and ambitious ministers—most notably Ruffino and Stilicone—shape governance through rivalries, intrigues, and judicial manipulations. It recounts military pressures and campaigns, provincial revolts and the strain on frontier defenses, episodes of administrative corruption and punitive reprisals, and the growing entanglement of imperial power with ecclesiastical ceremonies and monastic influence. Through detailed episodes of court factionalism, legal abuse, and military misallocation, the volume shows how internal decay and misplaced authority weaken central control and expose the realm to external threats.

NOTE:

1. Aletto, invidiosa della pubblica felicità, convoca un concilio infernale, Megera le raccomanda Ruffino suo allievo e l'eccita a far del male ec. Ma v'è tanta differenza fra la furia di Claudiano e quella di Virgilio, quanta n'è fra i caratteri di Turno e di Ruffino.

2. Egli è evidente (Tillemont Hist. des Emp. Tom. V. p. 770), quantunque il de Marca si vergogni di tal compatriota, che Ruffino era nato in Elusa, Metropoli della Novempopulania, ora piccolo villaggio della Guascogna: Danville Notic. de l'anc. Gaul. p. 289.

3. Filostorg. l. XI, c. III. colle Dissertazioni del Gotofred. p. 440.

4. Un passo di Suida esprime la sua profonda dissimulazione; Βαθυγνωμων αυθρωπος και κρυψὶνος; uomo taciturno e cupo.

5. Zosimo l. IV. p. 272, 273.

6. Zosimo, che descrive la caduta di Taziano e del suo figlio (l. V. p. 273, 274), asserisce la loro innocenza; e può anche la sua testimonianza preponderare alle accuse dei loro nemici (Cod. Teod. T. IV. p. 489) che gli accusano d'aver oppresso le Curie. La connessione, ch'ebbe Taziano con gli Arriani, quando fu Prefetto d'Egitto (an. 373), fa inclinare il Tillemont a credere, che fosse reo d'ogni delitto. Hist. des Emp. Tom. V. p. 360 Mem. Eccl. Tom. VI. p. 589.

7.

Juvenum rorantia colla

Ante patrum vultus stricta cecidere securi.

Ibat grandaevus nato moriente superstes

Post trabeas exul....

In Ruffin. I. 248.

I fatti di Zosimo spiegano le allusioni di Claudiano; ma i principali suoi interpreti non conoscevano la storia del quarto secolo. Io trovo coll'aiuto del Tillemont la fatal corda in un discorso di S. Asterio d'Amasca.

8. Quest'odiosa legge vien riferita e confermata da Arcadio (an. 396) nel codice Teodosiano lib. IX. Tit. XXXVIII. leg. 9. Il senso della medesima come viene spiegato da Claudiano (in Ruffin. I. 234) e dal Gotofredo (Tom. III p. 279), è perfettamente chiaro.

........ Exscindere cives

Funditus, et nomen gentis delere laborat.

Gli scrupoli del Pagi e del Tillemont non posson nascere che dal loro zelo per la gloria di Teodosio.

9. Amonius... Ruffinum propriis manibus suscepit sacro fonte mundatum. Vedi Rosweyde Vit. Patrum p. 947. Sozomeno (l. VIII c. 17) fa menzione della Chiesa e del Monastero, ed il Tillemont (Mem. Eccl. Tom. IX. p. 593) rammenta questo sinodo, in cui S. Gregorio Nisseno fece una cospicua figura.

10. Montesquieu (Espr. des Loix l. 12 c. 12) loda una legge di Teodosio indirizzata al Prefetto Ruffino (lib. IX. Tit. IV. leg. unic.) per incoraggiare l'accusa delle parole contro il Principe o contro la Religione. Una legge tirannica prova l'esistenza della tirannia; ma un editto lodevole può solamente contenere le speciose proteste, o le inefficaci brame del Principe o dei suoi Ministri. Ho paura, che questo sia un giusto, sebbene mortificante, canone di critica.

11.

........ Fluctibus auri

Expleri ille calar nequit

· · · · · · · · · · · · · ·

Congestae cumulantur opes, orbisque rapinas

Accipit una domus......

Questo carattere (Claudian. in Ruffin. 2. 184-220) vien confermato da Girolamo, testimone disinteressato (dedecus insatiabilis avaritiae Tom. I ad Heliodor. p. 26), da Zosimo (l. V. p. 286) e da Suida, che copiò l'istoria d'Eunapio.

12.

.... Caetera segnis;

Ad facinus velox; penitus regione remotas

Impiger ire vias......

Quest'allusione di Claudiano (in Rufin., I. 241.) parimente si spiega dalla circostanziata narrazione di Zosimo, lib. V. p. 288.

13. Zosimo (l. IV. 243.) loda il valore, la prudenza, e l'integrità di Bautone Franco. Vedi Tillemont, Hist. des Emp. T. V., p. 771.

14. Arsenio fuggì dal palazzo di Costantinopoli, e passò cinquantacinque anni in rigida penitenza ne' monasteri dell'Egitto. Vedi Tillemont, Mem. Eccles. Tom. XIV, p. 676., e 702, e Fleury, Hist. Eccles. Tom. V. p. 1, etc. Ma quest'ultimo per mancanza di autentici materiali ha creduto troppo alla leggenda del Metafraste.

15. Quest'istoria (Zosimo l. V. p. 290) prova, che tuttavia s'usavano senz'idolatria i riti matrimoniali dell'antichità dai Cristiani orientali; e la sposa era condotta per forza dalla casa de' proprj parenti a quella del marito. La forma del matrimonio, che usiamo noi, esige con minor delicatezza il pubblico ed espresso consenso d'una vergine.

16. Zosimo (l. V p. 290), Orosio.(l. VII. c. 37) e la cronica di Marcellino, Claudiano (in Ruffin. II 7-100) dipinge con vivi colori le angustie e le colpe del Prefetto.

17. Stilicone o direttamente o indirettamente forma il tema perpetuo di Claudiano. La gioventù e la vita privata dell'Eroe vengono senza connessione espresse nel poema, che fece sul primo suo consolato 35-140.

18. Vandalorum, imbellis, avarae, perfidae, et dolosae gentis genere editus: Orosio l. VII. c. 38. Girolamo (Tom. I. ad Geront. p. 93) lo chiama un Semi-barbaro.

19. Claudiano, in un poema imperfetto, fa un bello, e forse adulante ritratto di Serena. Questa favorita nipote di Teodosio era nata, come la sua sorella Termanzia, in Ispagna, di dove nella più tenera lor gioventù erano state onorevolmente condotte al palazzo di Costantinopoli.

20. Si potrebbe aver qualche dubbio, se quest'adozione fosse legale, o solo metaforica (Vedi du Cange Famil. Byzant. p. 75) Un'antica iscrizione dà a Stilicone il singolar titolo di Progener Divi Theodosii.

21. Claudiano (Laus Serenae 190-193) esprime in linguaggio poetico il dilectus equorum, ed il gemino mox idem culmine duxit agmina. L'iscrizione aggiunge Conte de' domestici: importante comando che Stilicone prudentemente potè ritenere nel colmo della sua grandezza.

22. I bei versi di Claudiano (in I. Cons. Stilic. II. 113) palesano il suo ingegno; ma l'integrità di Stilicone (nell'amministrazion militare) si stabilisce con molto maggior fermezza dall'involontaria testimonianza di Zosimo (lib. V. p. 245).

23.

... Si bellica moles

Ingrueret, quamvis annis et jure minori,

Cedere grandaevos equitum peditumque magistros

Adspiceres...

(Claudiano, Laus Seren. p. 196).

Un Generale moderno stimerebbe la lor sommissione o un eroico patriottismo o un'abbietta servitù.

24. Si confronti il poema sul primo Consolato (I. 95-115). coll'altro intitolato Laus Serenae (227, 237) dove disgraziatamente finisce. Noi possiamo scorgervi la profonda inveterata malizia di Ruffino.

25.

... Quem fratribus ipse

Discendens, clypeumque defensoremque dedisti.

Pure tal deputazione fu privata (IV. Cons. Hon. III. Cons. Honor. 142) cunctos discedere.... jubet, e perciò può esser sospetta. Zosimo e Suida applicano a Stilicone e a Ruffino l'istesso ugual titolo di Επιτροποι guardiani o tutori.

26. La legge Romana distingue due sorte di minorità, una che spirava all'età di quattordici e l'altra di venticinque anni. La prima era sottoposta al tutore, o guardiano della persona; la seconda al curatore, o custode de' beni (Heinec. Ant. Rom. Ad Jurispr. pertin. lib. I. Tit. XXII XXIII. p. 218, 232). Ma queste idee legali non furono mai esattamente applicate alla costituzione d'una Monarchia elettiva.

27. Vedi Claudiano (I, Cons. Stilic. I. 188 242), ma bisogna che accordi più di 15 giorni pel viaggio e ritorno; da Milano a Leida.

28. I. Cons. Stil. II. 88. 94. Non solamente le vesti ed i diademi del morto Imperatore, ma eziandio gli elmetti, le guardie delle spade, i bodrieri, le corazze ec. erano arricchite di perle, di smeraldi e di diamanti.

29.

.... Tantoque remoto

Principe, mutatas orbis non sensit habenas.

Quest'alta lode (I. Cons. Stilich. I. 149) si può giustificare da' timori del moribondo Imperatore (De Bell. Gildon. 292-301), e dalla pace e buon ordine, che si goderono dopo la sua morte I. Cons. Stil. I. 150-168.

30. La marcia di Stilicone e la morte di Ruffino son descritte da Claudiano (in Ruffin. l. II. 101-453), da Zosimo (l. V. p. 296. 297), da Sozomeno (l. VIII. c. 1), da Socrate (VI. c. 1), da Filostorgio (l. XI. c. 3 col Gotofredo p. 441) e dalla Cronica di Marcellino.

31. La sezione di Ruffino, che Claudiano eseguisce con la cruda freschezza d'un anatomico (in Ruffin II. 405, 415) viene anche indicata da Zosimo e da Girolamo, T. I. p. 16.

32. Il pagano Zosimo fa menzione del santuario e del pellegrinaggio di esse. Silvania, sorella di Ruffino, che passò la sua vita in Gerusalemme, è celebre nell'istoria Monastica. Primieramente la studiosa vergine avea diligentemente ed anche più volte letti i Commentatori della Bibbia, come Origene, Gregorio, Basilio ec., le opere de' quali ascendevano a cinque milioni di versi. In secondo luogo all'età di sessant'anni potea vantarsi di non essersi mai lavata le mani, la faccia, o alcun'altra parte di tutto il suo corpo, eccettuate le punte delle dita per ricever la Comunione. Vedi Vit. Patr. p. 779. 977.

33. Si veda il bell'esordio di quest'invettiva contro Ruffino, che si discute curiosamente dal Bayle Dict. Crit. Ruffin. not. E.

34. Vedi Cod. Teod. lib. IX. Tit. 42. Leg. 14. 15. I nuovi Ministri procurarono, con incoerente avarizia, di prender le spoglie del loro predecessore e di provvedere alla futura lor sicurezza.

35. Vedi Claudiano (I. Cons. Stilic. l. I. 275. 292. 296, l. II. 83), Zosimo l. V. p. 302.

36. Claudiano dirige il Consolato dell'Eunuco Eutropio ad una riflessione nazionale (l. II. 134).

... Plaudentem cerne Senatum

Et Byzantinos Proceres, Grajosque Quirites

O patribus plebes, o digni consule patres.

Egli è curioso d'osservare i primi sintomi della gelosia e dello scisma fra l'antica e la nuova Roma, fra i Greci ed i Latini.

37. Può Claudiano aver esagerato i vizi di Gildone; ma la Mauritana di lui origine, le sue notorie azioni, e le querele di S. Agostino possono giustificar lo invettive del Poeta. Il Baronio (annal. an. 398. n. 35. 56.) ha trattato della ribellione Affricana con abilità ed erudizione.

38.

Instat terribilis vivis, morientibus haeres,

Virginibus raptor, thalamis obscenus adulter.

Nulla quies: oritur praeda cessante libido,

Divitibusque dies, et nox metuenda maritis.

.... Mauris clarissima quaeque

Fastidita datur...

Il Baronio condanna tanto più severamente la licenziosità di Gildone, che la moglie, la figlia e la sorella di esso erano esempi di perfetta castità. Una legge Imperiale raffrena gli adulterj dei soldati Affricani.

39. Inque tuam sortem numerosas transtulit urbes. Claudiano (de Bell. Gildonic. 230-324) ha toccato con politica delicatezza gl'intrighi della Corte Bizantina, de' quali fa menzione anche Zosimo (l. V. p. 302).

40. Simmaco (l. IV. epist. 4) esprime le formalità giudiciali del Senato; e Claudiano (Cons. Stilic. l. I. 325 ec. ) sembra respirare il coraggio Romano.

41. Claudiano delicatamente spiega questi lamenti di Simmaco in un discorso della Dea di Roma avanti al trono di Giove (de Bell. Gild. 28-128).

42. Vedi Claudiano in Eutrop. l. I. 401. ec. I. Cons. Stil. l. I. 306. II. Cons. Stil. 91 ec.

43. Egli era d'età matura, poichè antecedentemente (an. 373) avea militato con Firmo suo fratello (Ammiano XXIX. 5). Claudiano, che conosceva la Corte di Milano si fermò nelle ingiurie piuttosto che ne' meriti di Mascezel (de Bell. Gild. 389-414). La guerra Mauritana non era degna d'Onorio o di Stilicone ec.

44. Claudian. Bell. Gild. 415, 423. Il cangiamento della disciplina indifferentemente gli permetteva d'usare i nomi di Legione, di Coorte, di Manipolo. Vedi Not. Imper. l. 38. 40.

45. Orosio (l. VII. c. 36. p. 563) aggiugne a questo racconto un'espressione di dubbio (ut ajunt) e ciò difficilmente si combina quella di Δυναμεις αδρας numerose forze, di Zosimo (l. V. p. 303). Pure Claudiano dopo qualche declamazione intorno ai soldati di Cadmo, francamente confessa, che Stilicone mandò un piccolo esercito, per timore che il ribello fuggisse; ne timere timeas I. Cons. Stilich. l. I. 314.

46. Claud. Rutil. Numatian. Itiner. l. 439-448. Egli di poi fa menzione (515-526) di un religioso pazzo nell'Isola di Gorgona. Per tali profane osservazioni Rutilio e i suoi seguaci son chiamati dal suo comentatore Batthio rabiosi canes diaboli. Il Tillemont (Mem. Eccl. Tom. XII. p. 42) più tranquillamente osserva, che l'incredulo poeta loda quanto intende di censurare.

47. Orosio l. VII. c. 36. p. 564. Agostino celebra due di questi Santi dell'Isola delle Capre, Epist. 81. ap. Tillem. Mem. Eccl. Tom. XIII. p. 317 e Baron. annal. Eccl. n. 398 num. 51.

48. Qui termina il primo libro della guerra Gildonica. Il testo del poema di Claudiano è perduto; e non sappiamo, come o dove l'armata prendesse terra nell'Affrica.

49. Orosio dev'essere responsabile di tal racconto. La presunzione di Gildone, e le sue varie truppe di Barbari son rammentate da Claudiano (I. Cons. stil. l. 345-955).

50. S. Ambrogio, che era morto circa un anno avanti, rivelò in una visione il tempo ed il luogo della vittoria. Di poi Mascezel raccontò il suo sogno a Paolino, scrittore originale della vita del Santo, dal quale potè facilmente passare tal notizia ad Orosio.

51. Zosimo (l. V. p. 303) suppone un ostinato combattimento; ma la narrazione d'Orosio par che occulti un fatto reale sotto la maschera d'un miracolo.

52. Trabaca è situata fra le due Ippone (Cellar. Tom. II. P. 2. p. 212. Danville Tom. III. p. 84). Orosio ha nominato distintamente il campo di battaglia; ma la nostra ignoranza non può stabilirne la precisa situazione.

53. La morte di Gildone s'esprime da Claudiano (I. Cons. Stil. p. 357), e dai suoi migliori interpreti, Zosimo ed Orosio.

54. Claudiano (II. Cons. Stilich. 99-119) descrive il loro processo (tremuit quos Africa nuper, cernunt rostra reos) ed applaudisce al ristabilimento dell'antica costituzione. Qui è dove introduce quella celebre sentenza, tanto familiare agli amici del dispotismo: numquam libertas gratior extat, quam sub Rege pio..... Ma la libertà, che dipende dalla pietà regale, appena merita questo nome.

55. Vedi il Cod. Teod. lib. IX. Tit. XXXIX. leg. 3. tit. XL. l. 19.

56. Stilicone, che pretendeva un'egual parte in tutte le vittorie di Teodosio e del suo figlio, particolarmente asserisce, che l'Affrica fu ricuperata per la saviezza dei suoi consigli. Vedi un'iscrizione prodotta dal Baronio.

57. Ho addolcito la narrazione di Zosimo, che nella sua cruda semplicità è quasi incredibile (l. V. p. 303). Orosio condanna il vittorioso Generale (p. 538) per aver violato il diritto del Santuario.

58. Claudiano, come poeta laureato, compose un elaborato e serio epitalamio di 340 versi, oltre a varie giocose Fescennine, che si cantarono in tuono più licenzioso nella notte del maritaggio.

59.

.... Calet obvius ire

Jam Princeps, tardumque cupit discedere solem.

Nobilis haud aliter sonipes....

(De nupt. Hon. et Mariae 287) e più liberamente nelle Fescennine (112-126).

Dices, o quoties mihi dulcius

Quam flavos decies vincere Sarmatas

· · · · · · · · · · ·

Tum victor madido prosilias toro

Nocturni referent vulnera praelii.

60. Vedi Zosimo t. V. p. 333.

61. Procop. de Bell. Gothico l. I. c. II. Io ho preso la pratica generale d'Onorio, senz'adottare la strana e veramente improbabil novella, riferita dall'istorico Greco.

62. Le lezioni di Teodosio, o per meglio dir di Claudiano (IV. Cons. Honor. 214-418) potrebber formare una bella istruzione pel futuro Principe di una libera e vasta nazione. Ma questa era troppo superiore ad Onorio ed a' depravati suoi sudditi.

63. Si fa distintamente menzione della ribellione dei Goti, e del blocco di Costantinopoli da Claudiano (in Rif. l. II. 7-10), da Zosimo (l. V. p. 292) e da Giornandes (de reb. Get. c. 29).

64.

.... Alii per toga ferocis

Danubii solidata ruunt; expertaque remis

Frangunt stagna rotis.

Claudiano ed Ovidio spesse volte divertono la lor fantasia col mescolar le metafore e le proprietà della liquida onda e del solido ghiaccio. In questo facil esercizio s'è impiegato molto falso spirito.

65. Girol. tom. I. p. 26. Ei procura di consolare Eliodoro, Vescovo d'Altino, suo amico, della perdita di Nepoziano, nipote di lui, con una curiosa ricapitolazione di tutte le pubbliche e private disgrazie di quei tempi. (Vedi Tillemont Mem. Eccl. Tom. XII. p. 200).

66. Baltha o Ardita: origo mirifica, dice Giornandes (c. 26). Quest'illustre stirpe continuò lungamente a fiorire in Francia nella Gotica provincia di Septimania o della Linguadoca sotto il corrotto nome di Baux: ed un ramo di quella famiglia dopo si stabilì nel regno di Napoli (Grot. in Prolegom. ad Hist. Gotich. p. 53). I Signori di Baux vicino ad Arles, e di settantanove luoghi loro subordinati, erano indipendenti dai Conti di Provenza: Longuerne Descript. de la France T. I. p. 357.

67. Zosimo (l. V. p. 293-295) è la guida migliore che abbiamo per la conquista della Grecia; ma i cenni e le allusioni di Claudiano sono altrettanti raggi d'istorica luce.

68. Si paragoni Erodoto (l. VII. c. 176) con Livio (XXXVI. 15). Lo stretto ingresso della Grecia era stato probabilmente allargato da qualche infelice invasore.

69. Egli passò, dice Eunapio (in vit. Philos. p. 93. Edit. Commelin. 1596) per lo stretto δια των πυλον παρηλθει ωσπερ δια σαδιου και ιπποκροτου πεδιου τρεχων passa per le Termopile come correndo per uno stadio o per un campo che risuona di cavalli.

70. Per condiscendere a Girolamo e a Claudiano (in Ruffin. l. II. 191) ho mescolato alcuni più scuri colori nella dolce rappresentazione di Zosimo, che desiderava di mitigare la calamità d'Atene.

Nec fera Cecropias traxissent vincula matres.

Sinesio (Epist. 156. p. 272. Edit. Patav.) osserva, che Atene, di cui attribuisce le disgrazie all'avarizia del Pro-Console, era in quel tempo meno famosa per le sue scuole di filosofia, che pel commercio che faceva di mele.

71.

.... Vallata mari Scironia rupes

Et duo continuo connectens aequora muro

Isthmos....

Claudian. de Bell. Getic. 188.

Gli scogli Scironj son descritti da Pausania (l. I. c. 44. p. 107. Edit. Kahn.) e da' nostri moderni viaggiatori, Wheeler (p. 436) e Chandler (p. 298). Adriano rendè la strada capace di due carri.

72. Claudiano (in Ruffin. l. II. 186. e de Bell. Get. 611.) senz'ordine, quantunque con forza, descrive quella scena di rapina e di distruzione.

73. Τρις μακαρες Δαναιο και τετρακις, Tre e quattro volte beati Greci ec. Questi generosi versi d'Omero (Odyss. l. V. 306) furon trascritti da uno dei giovani schiavi di Corinto: e le lacrime di Mummio posson provare, che il rozzo conquistatore, quantunque ignorasse il valore di una pittura originale, possedeva la più pura sorgente del buon gusto, cioè un cuore. Plutarc., Sym. posiac. l. IX. Tom. II p. 737. Edit. Weebel.

74. Omero continuatamente descrive l'esemplare pazienza di queste schiave, che accordavano le loro grazie, ed anche i loro cuori agli uccisori dei loro padri, fratelli, ec. Racine tocca con ammirabil delicatezza tal passione d'Erifile per Achille.

75. Plutarco (in Pyrrho. Tom. II. p. 471. Edit. Brian.) esprime la risposta genuina in dialetto laconico. Pirro attaccò Sparta con 25000 fanti, 2000 cavalli e 24 elefanti, e la difesa di quell'aperta città è un bel comento alle leggi di Licurgo, anche nell'ultimo stato di decadenza.

76. Quale per avventura l'ha dipinto sì nobilmente Omero (Iliad. XX. 164).

77. Eunapio (in vit. Philos. p. 90-93) dichiara che una truppa di Monaci tradì la Grecia e seguì il campo Gotico.

78. Quanto alla guerra Greca di Stilicone, si confronti l'ingenua narrazione di Zosimo (l. V. p. 295-296) con la curiosa e circostanziata adulazione di Claudiano (I. Cons. Stilich. l. I. 172-186. IV. Cons. Honor. 459-477). Siccome l'evento non fu glorioso, viene artificiosamente gettato nell'ombra.

79. Le truppe, che passavano per Elide, mettevano giù le loro armi. Questa sicurezza arricchì gli Eleati, che amavan la vita campestre. Le ricchezze produssero l'orgoglio; essi sdegnarono il lor privilegio, e ne riportarono danno. Polibio li consiglia a ritirarsi un'altra volta dentro il magico loro cerchio. Vedasi un dotto e giudizioso discorso sui giuochi Olimpici, che il West ha premesso alla sua traduzione di Pindaro.

80. Claudiano (in IV. Cons. Hon. 486) allude al fatto senza nominare il fiume, forse l'Alfeo (I. Cons. l. I, 185.)

.... Et Alpheus Geticus angustus acervis

Tardior ad Siculos etiam num pergit amores.

Pure io preferirei il Peneo, basso fiume in un largo e profondo letto, che scorre per Elide, e si getta nel mare sotto Cillene. Esso fu congiunto coll'Alfeo per purgare la stalla d'Augia; Cellar. Tom. I. p. 760. Viagg. di Chandler p. 286.

81. Strabon. l. VIII. p. 517. Plin., Hist. nat. IV. 3. Wheeler p. 308. Chandler p. 275. Essi misurarono da diversi punti la distanza fra le due terre.

82. Sinesio passò tre anni (dal 397 al 400) in Costantinopoli, come deputato da Cirene all'Imperatore Arcadio. Esso gli presentò una corona d'oro, e recitò in sua presenza l'istruttiva orazione de Regno (p. 1-32 edit. Petav. Par. 1611). Il Filosofo fu fatto Vescovo di Tolemaide nel 410 e morì verso il 430. Vedi Tillemont, Mem. Eccles. Tom. XII. p. 499, 554, 683-685.

83. Sinesio, de Regno p. 21-26.

84.

... Qui foedera rumpit

Ditatur; qui servat, eget: vastator Achivae

Gentis et Epirum nuper populatus inultam

Praesidet Illyrico: jam, quos obsedit, amicos

Ingreditur muros; illis responsa daturus,

Quorum conjugibus potitur, natosque peremit.

Claudiano, in Eutrop. l. II, 212. Alarico applaudisce alla propria politica (de Bell. Get. 633-64) nell'uso che fece di questa giurisdizione nell'Illirico.

85. Giornandes c. 29. p. 651. L'istorico Goto aggiunge con insolito spirito: Cum suis deliberans, suasit suo labore quaerere regna, quam alienis per otium subjacere.

86.

Discors, odiisque anceps civilibus Orbis,

Non sua vis tutata diu, dum foedera fallax

Ludit, et alternae perjuria venditat aulae.

Claudian., de Bell. Getic. 565.

87.

Alpibus Italiae ruptis penetrabis ad urbem.

Quest'autentica predizione fu annunziata da Alarico, o almeno da Claudiano (de Bell. Get. 547), sette anni avanti del successo. Ma siccome non fu adempita dentro il termine che si era baldanzosamente fissato, gl'interpreti se ne sono disimpegnati per mezzo d'un ambiguo senso.

88. I migliori materiali che abbiamo, sono 970 versi di Claudiano nel poema della guerra Gotica, e nel principio di quello, che celebra il sesto consolato d'Onorio. Zosimo è in perfetto silenzio; e noi siam ridotti a quegli avanzi o piuttosto bricioli, che possiam trovare in Orosio e nelle Croniche.

89. Non ostanti gli errori grossolani di Giornandes, che confonde fra loro le guerre Italiche d'Alarico (c. 29) la data, che ei cita del Consolato di Stilicone e d'Aureliano (an. 400) è fissa e rispettabile. Egli è certo, secondo Claudiano (Tillem., Hist. des Emp. Tom. V. p. 804), che la battaglia di Pollenzia seguì nel 403; ma non possiamo facilmente riempire quest'intervallo.

90. Tantum Romanae Urbis judicium fugis, ut magis obsidionem barbaricam, quam pacatae urbis judicium velis substinere; Girol. Tom. II. p. 239. Ruffino conobbe il proprio pericolo: la pacifica città era infiammata dalla vecchia Marcella, e dal restante della fazione di Girolamo.

91. Gioviano, nemico del celibato e de' digiuni, che fu perseguitato ed insultato dal furioso Girolamo (Jortin., Osserv. Vol. IV. p. 104). Vedasi l'original editto d'esilio nel Cod. Teod. lib. XVI. Tit. V. leg. 43.

92. L'epigramma De sene Veronensi, qui suburbium numquam egressus est, è una delle prime e più piacevoli composizioni di Claudiano. L'imitazione di Cowley (Ediz. di Hurd vol. II. p. 251) ha dei tratti naturali e felici; ma è molto inferiore al ritratto originale che è tolto evidentemente dal vero.

93.

Ingentem meminit parvo qui germine quercum,

Aequaevumque videt consenuisse nemus

94. Claudian., de Bell. Get. 199, 266. Ei può sembrare prolisso; ma il timore e la superstizione occupavano altrettanto spazio nelle menti degl'Italiani.

95. Dal passo di Paolino, che è allegato dal Baronio (Annal. Eccl. an. 403. n. 51) si chiarisce, che una generale agitazione avea penetrato tutta l'Italia, fino a Nola nella Campania, dove quel famoso penitente aveva stabilito la sua dimora.

96. Solus erat Stilicho. Tal è l'esclusiva lode, che gli dà Claudiano (de Bell. Get. 267) senza neppur eccettuare l'Imperatore. Quanto insignificante dovea comparire Onorio nella sua propria Corte!

97. Si descrivono eccellentemente la faccia del paese, e l'ardire di Stilicone, de Bell. Get. 340-363.

98.

Venit et extremis legio praetenta Britannis,

Quae Scoto dat fraena truci... (De Bell. Get. 416).

Pure la più rapida marcia da Edimburgo, o da Newcastle a Milano esigeva necessariamente uno spazio di tempo più lungo di quello che Claudiano pare che assegni alla durata della guerra Gotica.

99. Ogni viaggiatore dee rammentarsi la situazione della Lombardia (Vedi Fontanelle Tom. V. p. 279) che è spesso tormentata da una capricciosa ed irregolare abbondanza di acque. Gli Austriaci avanti a Genova erano accampati nel secco letto della Polcevera, nè sarebbe (dice il Muratori) «mai passato per la mente a que' buoni Alemanni, che quel picciolo torrente potesse, per così dire, in un istante cangiarsi in un terribil gigante» Annal. d'Ital. Tom. XVI. p. 443. Milano 1753-8.

100. Claudiano, in vero, non risponde chiaramente alla nostra domanda, dove trovavasi Onorio medesimo? Pure la fuga viene indicata dalla caccia, e si conferma la mia idea della guerra Gotica dai Critici Italiani, Sigonio (T. I. P. II. 369 de Imp. Occid. l. X.), e Muratori (Annal. d'Ital. T. IV. p. 45).

101. Può indicarsi a quest'effetto una delle strade, che si trovano negl'Itinerarj (p. 98, 288, 294) con le note del Wesseling. Asti è qualche miglio sulla destra.

102. Asti o Asta, colonia Romana, è presentemente la capitale d'una piacevol Contea, che nel decimosesto secolo passò ne' Duchi di Savoia (Leandro Alberti, Descriz. d'Ital. p. 382).

103. Nec me timor impulit ullus. Egli poteva tenere questo superbo linguaggio l'anno seguente a Roma, cinquecento miglia lontano dal luogo del pericolo (VI. Cons. Hon. 449).

104.

Hanc ego vel victor regno, vel morte tenebo

Victus, humum etc.

I discorsi (de Bell. Get. 479-549) del Nestore, e dell'Achille de' Goti son forti, caratteristici, adattati alle circostanze e forse non meno genuini di quelli di Livio.

105. Ad Orosio (l. VII. c. 37) fa colpo l'empietà de' Romani, che attaccarono la Domenica di Pasqua Cristiani così devoti. Pure nel tempo stesso facevansi pubbliche preghiere alle reliquie di S. Tommaso d'Edessa per la distruzione dell'Arriano devastatore. Vedi Tillemont (Hist. des Emp. Tom. V. p. 529) che cita un'Omelia, che fu erroneamente attribuita a S. Grisostomo.

106. I vestigi di Pollenzia giaciono venticinque miglia al sud-est di Torino. Urbs, nelle medesime vicinanze, era una caccia reale de' Re di Lombardia, ed un piccolo fiume, che scusò la predizione, penetrabis ad Urbem. (Cluver., Ital. antiq. Tom. I. p. 83-85).

107. Orosio desidera d'indicare in dubbiosa parole la disfatta de' Romani; Pugnantes vicinus, victores victi sumus, Prospero (in Chronic.) la chiama un'uguale e sanguinosa battaglia; ma gli scrittori Gotici, come Cassiodoro (in Chronic.) e Giornandes (de reb. Get. 2, 29) pretendono una decisiva vittoria.

108.

Demens Ausonidum gemmata monilia matrum,

Romanasque alta famulas cervice petebat.

(De bell. Get. 627).

109. Claudiano (de bell. Get. 580. 647) e Prudenzio (in Symmach. l. II. 694-719) celebrano senz'ambiguità la Romana vittoria di Pollenzia. Sono essi scrittori poetici e parziali; ma si dee prestar qualche fede a' testimoni anche più sospetti, che son frenati dalla recente notorietà de' fatti.

110. La perorazione di Claudiano è forte ed elegante; ma l'identità del campo Cimbrico e del Gotico si deve intendere (come il Filippi di Virgilio Georg. I. 490) secondo la libera Geografia d'un Poeta. Vercelli e Pollenzia son distanti sessanta miglia fra loro; e la differenza è anche maggiore, se i Cimbri fossero stati disfatti nella vasta e nuda pianura di Verona (Maffei, Veron. Illustr. P. I. 54-62).

111. Bisogna esaminare rigorosamente Claudiano e Prudenzio, per ridurre le figure, ed estorcere il senso istorico di que' Poeti.

112.

Et gravant en airain ses frêles avantages

De mes états conquis enchaîner les images.

Era famigliare a' Romani la pratica d'esporre in trionfo le immagini de' Re e delle Province. Il busto di Mitridate medesimo, d'oro massiccio, era alto dodici piedi. Freinshem, Suppl. Livian. 103. 47.

113. La guerra Gotica ed il sesto Consolato di Onorio, legano oscuramente insieme gli avvenimenti della ritirata di Alarico e delle sue perdite.

114. Taceo de Alarico.... saepe victo, saepe concluso, semperque dimisso. Orosio l. VII. c. 37. p. 567. Claudiano (VI. Cons. Hon. 320) tiravi sopra un velo con una delicata immagine.

115. L'avanzo del poema di Claudiano sul sesto Consolato d'Onorio descrive il viaggio, il trionfo ed i giuochi (330-660).

116. Vedasi l'inscrizione nell'Istoria degli antichi Germani di Mascou VIII. 12. Le parole sono positive ed indiscrete, Getarum nationem in omne oevum domitam etc.

117. Sopra il curioso, quantunque orrido, soggetto dei Gladiatori si consultino i due libri dei Saturnali di Lipsio, che come Antiquario è disposto a scusare la pratica dell'antichità Tom. III. p. 483-545.

118. Cod. Theod. lib. XV. Tit. XII. leg. 1. Il comentario del Gotofredo somministra (Tom. V. p. 396) dei gran materiali per la storia dei Gladiatori.

119. Vedasi la perorazione di Prudenzio (in Symmac. l. II, 1121-1131) che senza dubbio avea letto l'eloquente invettiva di Lattanzio (Divin. Instit. l. VI. c. 20). Gli Apologisti Cristiani non hanno risparmiato questi sanguinosi giuochi, che s'erano introdotti nelle feste religiose del Paganesimo.

120. Teodoret. l. V. c. 28. Io bramo di creder la storia di S. Telemaco. Pure non è stata dedicata veruna Chiesa, nessun altare è stato eretto all'unico monaco, che morì martire nella causa dell'umanità.

121. Crudele Gladiatorum spectaculum, et inhumanum nonullis videri solet, et haud scio, an ita sit, ut nunc fit: Ciceron. Tusc. II. 17. Egli debolmente censura l'abuso, e con calore difende l'uso di questi divertimenti: Oculis nulla poterat esse fortior contra dolorem et mortem disciplina. Seneca (Epist. 7.) dimostra sentimenti d'uomo.

122. Questo ragguaglio di Ravenna è tratto da Strabone (l. V. p. 327), da Plinio (III. 20), da Stefano di Bisanzio (V. Ραβεννα p. 651. Edit. Berhel), da Claudiano (in VI. Cons. Hon. 494 ec.), da Sidonio Apollinare (l. I. Epist. V. 8), da Giornandes (de Reb. Get. c. 29), da Procopio (de Bell. Got. l. I. c. I. p. 309. Edit. Leuvr.), e dal Cluverio (Ital. Antiq. T. I. p. 301-307). Pure io sono ancora mancante d'un Antiquario locale, e d'una buona carta topografica.

123. Marziale (Epigr. III. 56, 57) scherza sull'inganno d'un furbo, che gli avea venduto del vino invece d'acqua; ma seriamente dichiara, che in Ravenna una cisterna è più valutabile d'una vigna. Sidonio si duole, che la città è priva di fonti e di acquedotti, e pone la mancanza d'acqua fresca nel numero de' mali locali, come del gridar dei ranocchi, del pungere degli insetti ec.

124. La favola di Teodoro e d'Onorio, che Dryden ha sì mirabilmente preso dal Boccaccio (Giorn. III novell. 8) seguì nel bosco di Chiassi, voce corrotta da Classis, navale stazione, che con la strada o sobborgo intermedio, via Caesaris, formava la triplice città di Ravenna.

125. Dall'anno 404 in poi le date del Codice Teodosiano divengono permanenti in Costantinopoli ed in Ravenna. Vedi la Cronologia delle Leggi del Gotofredo Tom. I. p. 148.

126. Vedi Deguignes Hist. des Huns Tom. I. p. 179, 189, T. II. p. 295, 334, 338.

127. Procopio (de Bell. Vandal l. I. c. 3. p. 182.) ha fatto menzione d'un'emigrazione dalla palude Meotide al Settentrione della Germania, ch'esso attribuisce alla carestia. Ma i suoi lumi d'istoria antica sono estremamente oscurati dall'ignoranza e dall'errore.

128. Zosimo (l. V. p. 331) usa la generale espressione di nazioni di là dal Danubio e dal Reno. Anche i vari epiteti, che ogni antico scrittore può avere accidentalmente usato, indicano manifestamente la lor situazione, e conseguentemente i loro nomi.

129. Il nome di Radagast era quello d'una Divinità locale degli Obotriti (in Meclemburgo). Un Eroe potrebbe naturalmente aver preso il nome del suo Dio tutelare; ma non è probabile, che i Barbari adorassero un Eroe sfortunato. Vedi Mascou Ist. de' Germani 8. 14.

130. Olimpiodoro appresso Fozio (p. 180) usa il vocabolo greco όπτϊμάτοι, che non dà alcuna idea precisa. Io sospetto, che fossero Principi e nobili coi loro fedeli compagni, cavalieri coi loro scudieri, come si sarebber chiamati alcuni secoli dopo.

131. Tacit. De morib. German. c. 37.

132.