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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1 cover

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

Chapter 6: LIBRO SECONDO
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About This Book

This work provides a detailed account of the American War of Independence, exploring the political and social dynamics between the American colonies and Great Britain. It discusses the initial contentment of the colonists under British rule, the growing discontent due to taxation and governance issues, and the escalating tensions that led to protests and violence, including the Boston Tea Party. The narrative covers the formation of alliances among the colonies, the establishment of a general congress, and the eventual decision to take up arms, culminating in the battles of Lexington and the siege of Boston.

LIBRO SECONDO

1765

Giunte in America le novelle, che la provvisione della marca era stata vinta in Parlamento, non si può dire quanto si commovessero quei popoli; e quantunque il ministro Grenville, sapendo pure quanto dovesse riuscir esosa, e dubitando che potesse porgere occasione di sdegni, avesse cercato di mitigarla, con aver determinato di non mandar pubblicani per riscuoterla, che fossero nati al di qua dell'Oceano, tuttavia non potè ottenere ch'ella fosse con minor alterazione d'animi ricevuta. Le gazzette americane incominciarono ad esser piene di querele sulla perduta libertà; ed i principali per ogni dove andavano predicando, che questa era una violazione manifesta dei diritti loro, la quale non da un error passeggero del governo inglese procedeva, ma piuttosto da un disegno molto bene considerato di ridurre le colonie in servitù: esclamavano, esser questo un principio di una nuova e perfettissima tirannide. Gli oppositori a cotali disegni del governo, o per contrarre con un nome comune una cotale specie di lega fra di loro, ovvero per render sè medesimi più accetti al popolo, accennando a quanto il colonnello Baré aveva nel suo discorso avanti il Parlamento detto, s'intitolarono con lo specioso nome di Figliuoli della libertà. Si obbligarono tra le altre cose l'un l'altro di marciare a proprie spese in ogni luogo del continente, dove d'uopo fosse per mantenere la costituzione inglese in America, ed ogni sforzo usare per impedire, che la provvisione della marca non fosse posta ad effetto. Una commissione, che chiamarono di corrispondenza, ebbe il carico di scrivere ai principali personaggi della contrada, esortandogli a far quei pensieri, ed a pigliar quelle risoluzioni, ch'essi avevano e fatto e pigliato. La qual cosa fu un possente stimolo all'opposizione ed ai tumulti, che poco dopo seguirono. Il popolo era pronto a prorompere, quando si rizzasse in qualche luogo un segnale, o si desse l'occasione.

I Virginiani furono anche questa volta i primi a dar le mosse ed a levar, come si dice, questo dado. Addì 29 di maggio 1765, la Camera dei borghesi di Virginia, instando perciò massimamente Giorgio Johnston e Patrizio Enrico, venne a cotali risoluzioni: «Stantechè l'onoranda Camera de' Comuni d'Inghilterra ha ultimamente posto in questione, fin dove la generale assemblea di questa colonia abbia facoltà di far leggi per impor tasse o gabelle da pagarsi dal popolo di questa antichissima colonia di Sua Maestà, a fine di determinare e stabilire la medesima per ogni tempo avvenire, la Camera dei borghesi di questa presente generale assemblea ha fatto le seguenti risoluzioni.

«Che i primi avventurieri e fondatori di questa colonia di Sua Maestà, e dominio di Virginia portaron con loro, e trasmisero alla posterità loro ed a tutti gli altri sudditi di Sua Maestà, i quali dappoi vennero in questa sua colonia ad abitare, tutte le libertà, privilegi, franchigie ed immunità, le quali in ogni tempo qualsivoglia hanno avuto, gioito e posseduto i popoli della Gran-Brettagna. Che in virtù di due reali diplomi concessi dal re Jacopo primo, i suddetti coloni son dichiarati di tutte le libertà, privilegi ed immunità investiti, che spettano ai regnicoli e naturali sudditi, e ciò in ogni cosa e ad ogni fine, come s'eglino fossero, e nati e dimorati nel proprio regno d'Inghilterra.

«Che il ligio popolo di quest'antica colonia di Sua Maestà ha avuto il diritto di essere dalla sua propria assemblea governato sul capo delle tasse e della interna economia; ed il quale non ha mai dato luogo, onde andasse a confiscazione soggetto, od in qualsivoglia maniera ceduto, essendo per l'opposto stato costantemente dai Re e dai popoli della Gran-Brettagna riconosciuto.

«Che pertanto la generale assemblea di questa colonia in congiunzione con Sua Maestà o con chi la rappresenta, hanno nella rispettiva capacità loro, essi soli l'esclusivo diritto e facoltà di por tasse ed imposizioni sopra gli abitanti della colonia; e che ogni tentativo per investirne un'altra persona o persone qualsivogliano, fuori della mentovata generale assemblea, è illegale, ingiusto e contro gli ordini della costituzione, ed ha una manifesta tendenza a distruggere tanto l'inglese, quanto l'americana libertà. Che il ligio popolo di Sua Maestà, gli abitanti di questa colonia non sono obbligati a prestar obbedienza ad una legge o provvisione qualsivogliano, il cui fine sia d'imporre sopra i medesimi una tassa qualunque, salve solo quelle leggi o provvisioni, che da quella generale assemblea state siano risolute.

«Che ogni qualsivoglia persona, la quale o in parole od in iscritto asserirà o manterrà, che alcuna persona o persone, altre che la generale assemblea di questa colonia, hanno qualche diritto o facoltà d'imporre o riscuotere qualche tassa su di questo popolo, sia nemica giudicata di questa colonia di Sua Maestà».

Queste risoluzioni furono vinte in quel dì con un grandissimo consenso d'animi. Ma nel giorno susseguente, essendo più frequente la Camera, perchè molti de' più vecchj e prudenti cittadini v'intervennero, fu di nuovo riconsiderata la materia, e questi tanto dissero e tanto fecero, che le due ultime furono messe in disparte. Il signor Farquier, luogotenente del governatore, avendo informazione avuto delle cose risolute nell'assemblea, l'accommiatò; abbenchè ciò partorisse poco frutto; perciocchè quand'ebbero luogo i nuovi squittinj, quei, che disgraziaron le risoluzioni, furon tutti esclusi, e di nuovo raffermi coloro, che favorite le avevano.

Intanto le risoluzioni andavano attorno privatamente non quali esse furono riconsiderate e ritocche, ma intiere; e quali erano state da principio proposte. Particolarmente i membri della lega, che s'erano intitolati Figliuoli della libertà, se le porgevano l'un l'altro con grandissima sollecitudine, dimodochè esse furono in poco tempo disperse per ogni dove, ed erano con eguale, e desiderio, e concitazione d'animi lette e rilette. Ma nella Nuova-Inghilterra, e soprattutto nella provincia di Massacciusset, i zelatori delle prerogative americane non istettero contenti a questo, e le fecero, per maggiormente propagarle in tutte le classi del popolo, stampar nelle gazzette, il che fu principal cagione dei tumulti, che di corto vi si manifestarono. La mattina del mercoledì del giorno quattordici d'agosto per tempissimo, e credesi per movimento di Giovanni Averino, Tommaso Crafts, Giovanni Smith, Enrico Velles, Tommaso Chace, Stefano Cleverlino, Enrico Basso e Beniamino Edesso, uomini tutti avversissimi alle pretensioni inglesi, e di nuove cose amantissimi, si trovarono appiccate ad un ramo di un antico olmo piantato presso l'entrata a ostro di Boston, due effigie, delle quali una rappresentava, siccome si leggeva nella cartella, che vi era stata affissa, un uffiziale della marca, e l'altra un grosso stivale, che cacciava fuori della bocca una testa cornuta, che pareva guardasse all'intorno. Trasse ognuno a vedere non solo dalla città, ma, correndo la fama della cosa, da tutta la contrada. La gente vi si affollava, e l'inusitato spettacolo accendeva ed infiammava quegli animi già pur troppo riscaldati; e quel dì senz'altro bando o decreto andò feriato. La sera toglievano le due figure dall'albero, e con gran cirimoniale postele in una bara le portarono a processione. Il popolo calcando seguitava, e da ogni canto si udivano le grida: libertà, proprietà per sempre, niuna marca. Passando avanti il palazzo di città ivano col mortorio per le vie Reale, e di Kilby, e giunti ad una casa dell'Oliver, la quale credevano, fosse destinata ad uso d'uffizio della carta marchiata, fatto alto, senz'altro aspettare, la demolirono sin dalle fondamenta. Quindi come in segno di trionfo portando seco loro le legna della casa disfatta procedevano, crescendo sempre lo schiamazzo e le grida, alla casa propria dell'Oliver, e là, mozzato il capo alla effigie di lui, ruppero a furia tutte le invetriate. Salivano in cima al Monteforte, portando sempre a processione le due figure, ed acceso un rogo, abbruciarono una di quelle in mezzo alle grida universali. E come se non avessero fatto abbastanza, ritornarono a casa Oliver con bastoni e mazzeri, e poser mano a guastare il giardino, le siepaje, ed ogni parte rustica dell'edifizio. L'Oliver s'era cansato per dar luogo al furor popolare, lasciando solo alcuni amici, acciò facessero il meglio che sapevano, per evitare maggior male. Ma avendo questi qualche mal motto detto, venne il popolo in maggior rabbia, di forza entrò nel pian terreno, ruppevi le imposte, e guastò ogni maniera di masserizie. La mezza notte si disbandarono. Il giorno che seguì, l'Oliver trovandosi in tal modo in voce di popolo, e dubitando di peggio, informava i principali della città, avere scritto in Inghilterra per chieder licenza dall'uffizio di distributore della carta marchiata. La sera di nuovo s'adunava la plebe, rizzava una piramide, e dava opera a far un altro falò; ma udita la novella della chiesta licenza, si rimase; e itasene presso la casa di lui, gridati prima alcuni evviva, se n'andò senza far altro danno. Si sparse intanto voce, Hutchinson avere scritto in Inghilterra in favore della marca, e incontanente la turba trasse alle sue case, e non fu, che se ne partissero, sinochè non fu loro affermato, aver anzi quel gentiluomo scritto contro la provvisione. Sopra il che gridaron gli evviva, fecer la baldoria, ed alle case loro se ne tornarono. Ma ben più gravi furono i disordini il giorno ventisei dello stesso mese. Alcuni fanciulli acceso avevano il falò in via Reale, e d'intorno vi si trastullavano. Ma quando venne la guardia del fuoco per ispegnerlo, una persona sconosciuta gli soffiò nell'orecchio lasciasse stare. La qual cosa ricusando egli di fare, gli si calò un manritto, e con altri tratti l'obbligarono ad andarsene. In quel mentre si udirono fischj all'intorno, e si sentì un gridar: serra, serra da ogni parte; ed ecco, che poco stante ne venne fuori una lunga tratta di persone mascherate ed armate con batocchj e mazzeri, le quali andaron ad investire le case di Paxon, maresciallo della Corte dell'Ammiragliato, e soprantendente del porto. Il guardiano, essendone partito Paxon, gl'invitava, gissero con lui alla taverna; si contentarono, e la casa fu preservata. Riscaldati gli animi dal bere e ribere, ivano ad assalir quella di Guglielmo Story registratore del Vice-ammiragliato posta dietro il palazzo di giustizia, facevan impeto nel pian terreno, dove eran le camere dell'uffizio; rompevan le imposte, portavan via ed abbruciavano i libri e le filze delle carte pubbliche appartenenti alla Corte, e poi guastavano le masserizie della casa. Nè qui fe' fine la plebe alla sua riotta; che anzi cresciuti di numero, e riscaldati vieppiù dall'acquarzente e dalle cose già fatte, correvano alle case di Benianimo Hallovello ricevitore delle dogane; ed in un attimo ne guastarono il mobile. Sbevazzavano di bel nuovo nelle volte; e ciò, che non potettero ingollare, sperdettero. Frugaron quindi in ogni angolo e portaron via trenta lire di sterlini di contanti. Nuova gentaglia si accozza. Briachi, e quasi impazzati traggon alle case del vice-governatore Hutchinson, essendo già circa le dieci della notte, e vi pongono l'assedio, sforzandosi ad ogni modo di entrarvi. Ei mandava prima in salvo i suoi figliuoli ancora in età fanciullesca constituiti; e poscia abbarrava le porte e le finestre, facendo vista di voler rimanere. Ma non potendo resistere alla furia di gente tanto sfrenata, fu obbligato dar luogo, e fuggì da una casa in un'altra, dove e' stette soffitto sino alle quattro della mattina. Intanto la sua propria, la più bella, la più fornita magione, che vi fosse nella colonia, fu posta a sacco ed a ruba. Portaron via le argenterie, i quadri, le fornimenta di ogni sorta, e per fino le vestimenta del governatore, ed oltre a ciò novecento lire di sterlini in contanti. Non contenti a questo, sperdettero o distrussero tutti i manoscritti, che il governatore aveva bastato ben trent'anni a raccogliere, ed una gran quantità di carte pubbliche, che là si custodivano; il che fu una perdita gravissima ed irreparabile. E pare, che l'Hutchinson fosse venuto in tanta disgrazia dell'universale, perchè s'eran dati a credere, ch'egli avesse esortato il governo a porre la tassa della marca. La qual cosa però gli fu falsamente apposta, sapendosi anzi, che l'aveva grandemente contraddetta. Dal che si vede, quanto siano erronee spesso le opinioni popolari; e che i maestrati debbono nel fare il debito loro altra più lodevol mira avere, che quella di piacere all'universale dei popoli; perciocchè questi più spesso piaggiano quelli, i quali lor nuocono, che lodino quelli, i quali lor giovano.

La mattina seguente, essendo termine per le tornate della Corte superiore di giustizia, l'Hutchinson, il quale n'era il presidente, essendogli state dai riottosi tolte la roba e le divise del suo grado, vi comparì in abito da privato, mentre gli altri giudici, e quei che attendevano alla sbarra erano delle robe e divise loro vestiti ed ornati; il che fu un miserabile spettacolo agli occhi dei riguardanti. La Corte, per mostrare con quanta indegnazione ricevuto avesse l'affronto fattole nella persona del suo presidente, e quanto gravemente ella l'anarchia del dì precedente detestasse, volle da ogni atto astenersi, e si aggiornò addì 15 d'ottobre. Alcuni, i quali presi essendo ricusarono di svelare i capi dei disordini, furon posti in custodia. Ma uno, rotte le carceri, se ne fuggì; e gli altri dopo non molto tempo furono sprigionati; conciossiachè si vedeva chiaramente, che il popolo non era in tal tempra, che avesse pazientemente sopportato, si procedesse più oltre contro i delinquenti.

Intanto i principali cittadini, o che detestassero le mostruosità commesse dalla plebe, o che considerassero, quanto queste fossero per nuocere ad una causa, che essi credevano giusta, molto solleciti si mostrarono in voler far distinguere questo tumultuoso procedere da quella nobile, come essi la chiamavano, opposizione alla imposizione delle tasse interne per autorità del Parlamento. E procedendo anche più oltre, convennero in gran numero a Faneuilhall, luogo destinato alle pubbliche assemblee, a fine di solennemente testimoniare, quanto abborrissero gli straordinarj e violenti atti da persone sconosciute tenutisi la precedente notte; ed unitamente dichiararono: «che gli uomini eletti ed i maestrati della città fossero richiesti di fare ogni sforzo, il qual fosse alla legge conforme, per prevenire in futuro somiglianti disordini, e che i franchi tenitori, ed altri abitanti ponessero ogni studio per assistergli in tale bisogna». Il giorno dopo fu pubblicato un bando, col quale si prometteva una ricompensa di trecento lire a colui, che avesse svelato uno dei capi del tumulto, e cento per ogni altra persona, che in quello avesse avuto parte. La quiete ne fu ristorata nella città, e mantenute da' cittadini la notte scolte e pattuglie nei luoghi più opportuni.

Ma i disordini non si contennero nei limiti della città di Boston, o della provincia di Massacciusset; che anzi si manifestarono in varj altri luoghi, e quasi nello stesso tempo, sicchè si possa credere, essere stati l'effetto di un accordo fra gli abitanti delle varie province. Martedì venzette agosto, alle nove circa della mattina, la plebe di Nuovo-Porto nella provincia dell'isola di Rodi, levando il romore, venne fuori a stormo con tre figure, che intendevano esser quelle di Martino Hovardo, Tommaso Moffatto ed Agostino Jonston dentro di una cassetta co' capestri al collo, e le condusse ad un giubbetto presso il palazzo della città al quale furono appiccate, e così stettero sino a sera; ed allora spiccatele, e fattone capannuccio le abbruciarono fra gli evviva e le acclamazioni della moltitudine.

Il giorno seguente, essendo forse già arrivate le novelle delle cose seguìte a Boston, di nuovo s'assembrarono, e si condussero a por l'assedio alle case di Martino Hovardo avvocato di rinomea, e scrittore diligente in favore del diritto del Parlamento. Portata via o distrutta ogni cosa, vi lasciaron le mura. S'incamminarono alle case di Tommaso Moffatto medico, il quale andava per le brigate mantenendo il medesimo diritto; e le diedero, in men che non si dice, la spogliazza. L'uno, e l'altro si cansarono, e si rifuggirono sopra una nave di guerra inglese, che stava in porto; anzi non credendo più di poter con sicurezza nella patria loro rimanere, dopo breve tempo, si condussero in Inghilterra. La plebaglia corse alle case di Jonston, pronta a commettervi i medesimi disordini. Ma essendo quivi incontrata, e parlata da un gentiluomo, si rimase.

A Provvidenza poi, città provinciale dell'isola di Rodi, venne pubblicata addì ventiquattro agosto una gazzetta straordinaria con queste parole stampate a lettere da speziale in sul frontispizio: Vox populi, vox dei; e al di sotto con quest'altre di San Paolo: Dov'è lo spirito del Signore, ivi è libertà. Gli autori della gazzetta scrivevano, congratulandosi delle gloriose novelle, che da ogni parte pervenivano sulle lodevoli commozioni del popolo per la causa della libertà, e dei legali mezzi, così chiamavano essi le incomportabili esorbitanze della plebe, usati per frastornare l'esecuzione della legge della marca; portavano a cielo il zelo dei Bostoniani, siccome quelli, che, non punto degeneri dai padri loro, avessero intieri conservati que' spiriti di libertà, pe' quali andarono già sì famosi al mondo. Ed anche qui le pasquinate, le farse, le scede e le giullerìe popolari non furono poche. Anche qui furon trascinate co' capestri al collo, impiccate e bruciate le immagini di coloro, che erano in voce di popolo.

Nel Connecticut, avendo Ingersoll, principal uffiziale della marca, eletto un suo delegato della Terra di Windam, gli scrisse dicendo, venisse a New-Haven per ricevervi la sua commissione; della qual cosa avendo i Windamesi avuto lingua, dissero al delegato: rimettesse loro la lettera dell'Ingersoll, ed al nuovo impiego rinunziasse, se non voleva esser messo per la mala via. Acconsentì egli per lo minor male. Nelle medesime strette si trovò a New-Haven Ingersoll medesimo, e perciò scrisse una lettera, che fu poi stampata, affermando che, quando avessero gli abitanti sì fatta avversione contro la carta marchiata, ei non gli avrebbe obbligati ad usarla. Solo gli pregava, volessero riceverla da lui, quando, ravveduti o veramente spinti dal bisogno, avessero voluto adoperarla. Fu la dichiarazione con segni d'allegrezza ricevuta. Ma per altro essendo di poi il popolo venuto in qualche sospetto, trasse a calca alle sue case, e lo interpellò, se volesse, o no rinunziare l'uffizio. Avendo risposto, ciò non essere in sua facoltà, gli cantarono, se arrivata che fosse la carta marchiata, ei l'avrebbe in lor potere data per farne un falò, oppure, se gli piacesse meglio aver guasta la casa. Allora ei disse loro, e fu ben forza, che l'avrebbe rimbarcata per essere in Inghilterra ricondotta, o tenute le porte della casa aperte, perchè il voler loro ne facessero.

E' vi furono anche nella Terra di Norwich somiglianti commozioni, ed in quella di Libanone parimente; ma in questa si fece di più una specie di processo derisorio, col quale vennero le effigie condannate secondo le forme ad essere impiccate ed abbruciate. L'indomani si rinnovarono le scede, eccettuato però il processo: e brevemente tanto dissero, e tanto fecero, che il deputato alla stampa, per lo men reo partito, rinunziò all'uffizio.

Nel Nuovo-Hampshire, Messerve uffiziale della marca fu forzato dalla moltitudine ad obbligarsi a non esercitare il suo uffizio. E nella Marilandia, Hood principal distributore della carta marchiata fu minacciato nella roba, se non rinunziasse: ei si salvò prima alla Nuova-Jork, e poi nell'Isola Lunga. Ma la moltitudine sollevata, attraversato improvvisamente lo Stretto, gli venne sopra alla non pensata, ed obbligollo prima a rinunziare, e poi a confermare con giuramento avanti il magistrato la sua rinunziazione.

Nella città della Nuova-Jork fu la provvisione della marca in tanto disprezzo avuta, ch'essa fu stampata, e gridata per le contrade: la follìa dell'Inghilterra, e la rovina dell'America. Onde gl'impiegati della marca non si fecero pregare, e rinunziarono all'uffizio. Simili avvenimenti ebber luogo nell'altre parti delle province americane.

E perchè non si raffreddassero gli animi, o si allontanassero dall'incominciata opposizione, moltiplicavansi per opera de' capi del popolo i libelli e le pasquinate; i motti, le giullerìe ne' diarj pubblici erano incessanti. A Boston uno fra gli altri se ne stampò col seguente titolo: il corriero constituzionale contenente materie, che importano alla libertà, e per nulla ripugnano alla lealtà. Questo aveva in testa dipinto un serpente tagliato in otto pezzi, sul quale dalla parte del capo erano scritte le lettere iniziali della Nuova-Inghilterra, e da quella del corpo le iniziali delle altre colonie sino alla Carolina Meridionale. La divisa scritta a lettere grosse era questa: unirci o morire.

In molti luoghi gli avvocati, procuratori e notaj si adunarono. Fu posto il partito fra di essi, se, arrivata che fosse la carta marchiata, ed il giorno prefisso per l'uso della medesima, dovessero per le bisogne loro legali farne procaccio. Fu vinto il no con un consenso universale, protestando però con parole gravi contro i tumulti e disordini popolari, ed obbligandosi a far ogni sforzo per allontanargli; solo volendo, col non usare la carta marchiata ed altri mezzi quieti, la rivocazione dell'atto della marca procurare. I giudici di pace del distretto di Westmorelandia nella Virginia pubblicarono, che per causa dell'atto della marca avrebbero l'uffizio loro cessato, non volendo essi, aggiungevano, diventar gl'instrumenti della distruzione dei diritti più essenziali, e della libertà della patria loro. Così, mentre l'incomposta plebe correva senza freno ai più detestabili eccessi, gli uomini riputati, entrati anch'essi nella resistenza, abbracciavan consiglj più quieti sì, ma non meno di quelli, e forse più efficaci, per far le leggi abborrite rivocare, e l'americana libertà stabilire. Così questi umori libertini, nati prima in Virginia e nel Massacciusset, appoco appoco si propagarono anche nelle altre province, e dall'infima plebe al popolo, e da questo ai maggiorenti si appiccarono.

Intanto si avvicinava il tempo, in cui la carta marchiata per essere usata in America doveva dall'Inghilterra arrivare; e già s'approssimava il giorno prefisso dalla legge, in cui doveva la provvisione della marca avere il suo effetto, il quale era il dì delle calende di novembre. Questo chiamavano gli Americani giorno infaustissimo, e principio di futuri mali alla patria loro. Comparvero il dì 5 ottobre a veduta di Filadelfia presso Gloucester-Point i vascelli carichi della carta. Tosto tutte le navi che si trovavano in porto alzarono le bandiere loro a mezza stacca; con battuffoli s'avvilupparon le campane, e queste suonarono a scorruccio sino alla sera, ed ogni cosa pareva dinotare un tristissimo ed universale lutto. Alle quattro dopo mezzo dì parecchie migliaja di cittadini concorsero al palazzo per consultar tra di loro sul modo di prevenire l'esecuzione della marca. Determinarono, avendo per capo dell'impresa Guglielmo Allen, figlio del presidente della Corte di giustizia, di mandar dicendo a Giovanni Ugo, principal uffiziale della marca nella provincia, rinunziasse all'uffizio. Alla quale richiesta, egli, dopo molte lustre e tergiversazioni, malvolentieri, e contro suo stomaco acconsentì. Il tumulto durò molti giorni; ed in questo mentre attendeva l'Ugo ad affortificarsi in casa, e chiamava in ajuto gli amici, temendo, malgrado la rinunziazione, di essere ad ogni ora manomesso. In mezzo a tanta sommossa, i soli Quaccheri, i quali sono in gran numero nella città di Filadelfia, si astennero dal tumultuare, e pareva, fossero a prestare la obbedienza alla legge della marca inclinati; e così operò pure quella parte del clero anglicano, che là si trovava; ma questi erano pochi.

In Boston arrivò la carta a' dieci di settembre; e tosto il governatore scrisse all'assemblea dei rappresentanti ricercandogli del consiglio loro, stantechè l'Oliver aveva l'uffizio rinunziato. Al quale l'assemblea rispose: questa cosa non esser di competenza loro, e perciò fosse contento il governatore di avergli per iscusati, se non potevano in questo dargli nè consiglio nè assistenza. Così fuggirono la tela, e lasciarono il governatore solo a spelagarsi da sè. Per la qual cosa le balle che contenevano la carta marchiata, furono dal governatore depositate nel castello, perchè ivi fossero guardate, ed all'uopo dalle artiglierie della fortezza difese.

Ma il dì primo di novembre in sulla diana suonavano in Boston tutte le campane a lutto. Ritrovaronsi appiccate due figure all'olmo di smisurata grandezza, il quale, come di sopra s'è detto, era vicino ad una delle uscite della città, e che fin da quel giorno, in cui incominciarono i tumulti, aveva ottenuto il nome di albero della libertà; conciossiachè all'ombra sua usavano i zelatori convenire per discorrere in comune sulle bisogne loro; dalla qual cosa nacque poi, che in tutte le Terre si piantarono, ed i già piantati si chiamarono, ad esempio di quel di Boston, alberi della libertà. I Bostoniani si levarono a romore, e fecer popolo. Alle tre dopo mezzo dì le due effigie fra le acclamazioni universali furon tolte dall'albero, portate attorno la città, ed alle forche appiccate, poi tagliate a pezzi, e disperse al vento. Ciò fatto, il popolo si ridusse alle case sue, e le cose passarono assai quietamente. Ma poco tempo dopo, trascorsero ad una cosa molto biasimevole; avendo con brutte maniere sforzato l'Oliver, il quale già molto prima aveva al suo impiego d'uffiziale della marca rinunziato, di andare all'albero della libertà tra mezzo la moltitudine, e là pubblicamente, e con giuramento fare una nuova rinunziazione; come se di questi giuramenti fatti per forza si soglia tenere qualche conto, e meglio non dimostrassero la violenza di chi costringe, che la volontà di chi è costretto.

Si leggevano in molti luoghi sulle porte degli uffizj pubblici, e su pei canti delle contrade queste parole: il primo che o distribuirà, o userà carta marchiata abbia cura della sua casa, della sua persona e delle sue masserizie. Sottoscritto, vox populi. Le genti armeggiavano; gli amici alla marca avevano paura.

Nè meno gravi furono i disordini nella città della Nuova-Jork, dove essendo arrivata la carta marchiata in sull'uscire d'ottobre, ed il Machever, eletto distributore, avendo rinunziato, il vice-governatore, il quale era un Colden, personaggio per le sue opinioni politiche poco accetto all'universale, la fece ridurre nel Forte Giorgio; ed avendo alcune cautele usato, perchè ivi fosse sicura, il popolo entrò in sospetto di qualche mala intenzione da parte sua. Perciò il dì delle calende di novembre verso sera, la plebe concorse in gran numero traendo a furia alla volta del Forte; fece impeto nelle stalle del vice-governatore, ne portò via la carrozza, recandosela, come in trionfo, per le principali vie della città. Itasene in sulla piazza grande, e rizzatevi le forche, vi appiccò l'effigie del vice-governatore con nella man ritta un gran pezzo di carta marchiata, e nella sinistra la figura di un demonio. Poi lo tirò giù, e portò tutto a processione, la carrozza la prima, alle porte della fortezza, e di là fino alla scarpa della medesima sotto le bocche dei cannoni, dove le abbruciò, facendo una gran baldoria tra mezzo gli evviva e l'esultazione generale di molte migliaja di persone. Ma a questo non si fermò la gente infuriata; anzi trasse tosto alle case del James Maggiore, le quali erano gentilmente fornite di ogni cosa, con una libreria di molto valore, e un giardino bellissimo; ed in un baleno guastarono o distrussero il tutto; accesero anche il solito falò, dicendo; quest'esser le feste, che il popol dava agli amici della marca.

I caffè eran divenuti, come le scuole o palestre pubbliche, dove gli oratori popolari, montando sulle scranne o sulle tavole, predicavan le dottrine alla gente che vi concorreva per l'ordinario in gran numero. Adunque in uno di questi raddotti, frequentissimo di avventori, e nella città della Nuova-Jork, un buon cittadino, rizzatosi, esortava, si procedesse pacificamente. Esclamava, questi essere modi da condannarsi. Pregava poscia gli abitanti a pigliare le armi ed a convenire ad ogni romore che si levi, per contener i faziosi. Avrebbe ottenuto l'intento. Ma il capitano Isacco Sears che era stato corsale, e che acerbissimo si mostrava contro la marca, disse al popolo, non badasse più che niente a questi uomini peritosi, che adombrerebbon ne' ragnateli; andassero con lui; doversi avere in mano la carta marchiata. Alcuni Capi popolari lo seguitarono; gli altri se ne van colla piena. Mandarono al governatore dicendo: che sarebbe il meglio, consegnasse loro la carta marchiata. Egli dapprima volle andar per la lunga, allegando, si aspettava di breve il governatore Enrico Moore, e che questi avrebbe fatto ciò che avrebbe creduto del caso. Il popolo non se ne contentò. Insistette o di aver quella di quieto, o se la piglierebbe per forza; e di già v'era pericolo di sangue. Ma finalmente il vice-governatore, per evitar qualche gran male, consentì a rimetterla in potestà loro; ed eglino con gran soddisfazione nel palazzo di città la depositarono. Dieci casse però di carta, che arrivarono dopo, furon dal popolo pigliate a furia, ed arse.

Malgrado si fossero commessi tanti disordini nella Nuova-Jork dall'infima plebe, abbondavano però in questa città cittadini di più quieto animo, i quali se avversi erano dall'un canto alle pretensioni del Parlamento britannico, e specialmente all'atto della marca, non detestavano però meno queste insolenze popolari, sapendo benissimo, che in elle niuna persona ne fa bene, se non i disperati, e che i garbugli non fanno che pei mali stanti. Credettero perciò, fosse opportuna cosa di non rilasciar maggiormente la briglia alla sfrenata plebe; ma anzi di trovar un modo di dirigere ed incamminar al fine, che si proponevano, i moti di quella. Perciò fecero un convento di tutto il popolo nei campi vicini alla città, dove fu proposto, si eleggesse una congregazione d'uomini amici alla libertà, perchè tenessero carteggio con simili uomini d'altre colonie, avvisassersi diligentemente di tutto quanto occorreva, acciò si potesse all'uopo muovere ad un tratto, e come un corpo solo, tutto il popolo delle diverse province. Ma la cosa era piena di pericolo, avvicinandosi essa, se non era del tutto, all'aperta ribellione. Epperò molti, i quali erano tra gli altri stati trascelti per membri della commissione, con varj colori se ne scusarono; ma finalmente il corsale, e quattro altri dei più animosi offersero sè stessi, e furon approvati dall'universale. Misero essi tosto la mano all'opera, e le lettere sottoscrivevano con tutti i nomi loro. Pregarono i Filadelfiesi, sporgessero le lettere alle colonie più meridionali, ed i Bostoniani alle settentrionali. E questa fu come una seconda generazione di figliuoli della libertà, i quali per mezzo di procacci regolari ebbero determinato di avvisarsi scambievolmente, e contrar lega per opporsi alla tassazione parlamentare.

Ma se era utile cosa ai loro disegni stimata il carteggiar tra di loro in una maniera stabilita e comune, non tardarono punto ad accorgersi, che ciò non bastava per arrivare ai fini loro; ma che bisognava di più, si determinassero e si accettassero da tutti i capitoli della lega, acciò ciascun membro di questa conoscesse chiaramente il debito suo, i consiglj che doveva seguire, e la via che gli era mestiero tenere. Credevano inoltre i Capi di questo disegno, che siccome essi capitoli si dovevano solennemente sottoscrivere, così molti eziandio fra gli avversi medesimi non si sarebbero arditi di contraddire, e posto vi avrebbero i nomi loro. Il che gli avrebbe fatti intignere, e perciò ne sarebbero essi assicurati. Furono i capitoli tosto compilati, ed accettati dai figliuoli della libertà delle due province della Nuova-Jork e del Connecticut, ai quali poscia si accostarono di mano in mano quelli delle altre colonie. Nell'esordio della lega, il quale era con molta arte composto, gli alleati affermarono, che uomini perversi avevan fatto il pensiero di allontanare gli animi dei fedeli ed affezionati sudditi dell'America dalla persona e governo di Sua Maestà, e perciò eglino professavano e dichiaravano la fede loro, e leanza verso il Re essere immutabili; volere con tutte le forze loro difendere e mantenere la Corona; con ogni maggior prontezza sottomettersi al suo governo, e ciò in conformità alla costituzione britannica fondata sugli eterni dettami dell'equità e della giustizia; ogni tentativo contro la medesima essere e peccato enorme contro Dio, ed audace disprezzo del popolo, dal quale, dopo Dio, ogni giusto governo procede; e perciò essersi risoluti a fare ogni sforzo, a porre ogni industria, ad usare ogni ingegno per questi rei disegni impedire; e stante che un certo libriciattolo (con tal nome chiamavan essi una legge vinta nel Parlamento della Gran-Brettagna), che essi chiamano Pamphlet, era comparso in America sotto la forma di un atto del Parlamento, e col nome di atto della marca, quantunque non fosse stato legalmente nè pubblicato nè introdotto, nel quale verrebbero i coloni ad essere dispogliati dei più preziosi diritti loro, e soprattutto di quello di tassare sè stessi; perciò per conservare quelli intatti, e difendergli, siccome anche ogni altra parte della costituzione inglese, obbligarsi e promettere di marciare con tutte le forze loro ed a proprie spese, ed al primo avviso, in soccorso di coloro, i quali fossero in un pericolo qualunque, per qualsivoglia cosa da essi fatta contro l'atto della marca, incorsi; di diligentemente sopravvedere tutti quelli, i quali, o per l'uffizio loro, o per propria volontà potrebbero l'uso della carta marchiata introdurre; il che, soggiungevano, sarebbe il sovvertimento totale della costituzione inglese e della libertà americana; di avvisar l'un l'altro, ove simili persone si discoprissero, siano chi esser si vogliano, ed abbian nome come lor pare, e di procurare con ogni sforzo, ma con ogni giusta via e maniera, di trarre questi traditori della patria al condegno castigo; di difender la libertà della stampa da ogni illegale violazione ed impedimento, i quali dall'atto della marca potrebbero essere frapposti, essendo questo il solo mezzo, coll'ajuto della divina Provvidenza, di preservar le vite loro, le libertà e gli averi; e di difendere e proteggere ancora i giudici, avvocati, procuratori, notaj e simili persone da ogni pena, multa o molestia, nelle quali eglino potessero incorrere per non aver nelle bisogne loro voluto al medesimo atto conformarsi. Questa fu la lega della Nuova-Jork, la qual diede più calore e più connessione alle parti, che allora in America bollivano.

Intanto andavan propagandosi nella Nuova-Jork i semi di nuove dottrine in fatto di governo, e nei giornali pubblici alla considerazione universale si offerivano; che le colonie non dovevano altra congiunzione avere colla Gran-Brettagna fuori di quella di vivere sotto il medesimo Re; ma che in quanto all'autorità legislativa, non dovevan più da quella niuna dependenza avere. Queste nuove opinioni mantenute vivamente e con molto ingegno, andavano ogni dì mettendo nuove radici, e nelle altre colonie dilatandosi, e preparavano insensibilmente gli animi dei popoli al nuovo ordine di cose, verso il quale l'universale correva senz'accorgersene, i capi d'animo deliberato, ed al quale l'Inghilterra, volendo ad un contrario fine arrivare, aveva un'opportuna occasione, ed una più larga strada apparecchiata.

Un altro efficace mezzo di opposizione all'atto della marca, e molto utile per ottenerne la rivocazione, fu quello, che fu posto innanzi dai negozianti della Nuova-Jork, il quale fu di contrarre tra di loro una lega non solo di non più incettar merci nell'Inghilterra, finchè l'atto non fosse rivocato, e ne seguisse quello che volesse, e di rivocare tutte le commesse che a questo fine avessero fatte, e che non fossero state ad effetto recate il primo gennajo del 1766; ma eziandio di non vendere alcuna di quelle merci inglesi, le quali non fossero state, prima di quel giorno, imbarcate. Aggiunsero ancora, siccome da una voglia, quando sono gli animi concitati, si va naturalmente in un'altra più grande, che queste risoluzioni avrebbero mantenute, finchè non fossero rivocate le provvisioni sui zuccheri e sulle melate, e quelle sui biglietti di credito. Queste medesime risoluzioni furono volonterosamente accettate anche dai mercatanti a minuto, i quali si obbligarono di non comprare nè vendere merci inglesi, che in contravvenzione di quelle risoluzioni fossero state in America portate.

I mercatanti e negozianti di Filadelfia fecero anch'essi la loro adunata, ed entrarono, sebbene non con un consenso sì generale, nella lega. I Quaccheri non vollero sottoscriversi. Credettero però, fosse cosa prudente il conformarvisi senza più, e scrissero in Inghilterra, non mandassero più merci. I Filadelfiesi procedettero anche più oltre, e stabilirono, che nissun giureconsulto s'ardisse d'intentar azione veruna per pecunia dovuta da un abitante dell'Inghilterra, e che nessun Americano avesse verso di questa a far rimesse di niuna somma di denaro, e ciò medesimamente finchè gli atti non fossero rivocati. In Boston, quantunque un po' più tardi, si contrassero leghe di somigliante natura; e l'esempio di queste principali città venne imitato da quasi tutte le altre e città e terre più trafficanti dell'America inglese.

Da queste determinazioni provò l'Inghilterra nelle manifatture sue un danno inestimabile, mentre l'Irlanda ne ricevette un grandissimo benefizio; imperciocchè gli Americani si voltarono a questa ultima contrada, per far procaccio di quelle merci, che giudicavano ai bisogni loro indispensabili, e vi portavano in permuta grandissime quantità di semi di lino e di canapa. Ma anche a questa necessità vollero i coloni sottrarsi. Epperò fu instituita nella Nuova-Jork una società, che chiamarono d'arti, manifatture e commercio, ordinata a guisa di quella di Londra, ed aprironsi qua e là mercati per la vendita delle manifatture del paese, ai quali furon recati in copia, panni e tele, lani o lini, lavorii di ferro non contennendi, comechè ancora un poco rozzi; spirito di orzo, carte dipinte ad uso di tappezzerie, ed altri oggetti di comune utilità. E perchè le materie prime dei lavori di lana non potessero venir meno, determinarono di astenersi dal mangiar carni d'agnello, e di più dal comprar carni di qualunque sorta da quei beccaj, i quali o macellassero od in vendita esponessero carni di quell'animale. Ognuno, anche i più ricchi, anche i più pomposi e sfoggiati, ora per general moda si contentavano di portare vestimenta fatte nel paese, o logore piuttosto, che di usar merci inglesi. Dal che ne nacque una opinion generale, potesse l'America bastare a sè medesima, e mestiero non avesse di ricorrere all'industria ed alle materie dell'Inghilterra. E come se queste non fossero già assai mortali ferite al commercio della madre europea, si parlò nella Virginia e nella Carolina Meridionale di cessare ogni trasporto di tabacco verso la Gran-Brettagna; la qual cosa avrebbe un danno gravissimo arrecato, sia per la diminuzione della rendita pubblica, che ne sarebbe seguìta a motivo della diminuzione delle gabelle d'entrata, e sia per quella del commercio stesso, portando gli Inglesi a vendere in gran copia di quella merce nei mercati esteri.

Le calende di novembre, giorno prefisso dalla legge per l'uso della carta marchiata, non fu che se ne potesse trovare un sol foglio in tutte le colonie della Nuova-Inghilterra, della Nuova-Jork, della Cesarea della Pensilvania, della Virginia, della Marilandia e delle due Caroline, essendo stata quella, o arsa ai tempi delle commozioni popolari, o rimandata in dietro in Inghilterra, ovvero in mano dei popolani caduta, i quali la custodivano gelosissimamente. Quindi ne nacque una sospensione ed arrestamento totale di ogni negozio, che senza la carta marchiata eseguir non si potesse. Solo gl'impressori delle gazzette la bisogna loro continuarono, scusandosi con dire, che se l'avessero cessata, il popolo avrebbe loro tale ammonizione data, che mal per loro; e le gazzette, che uscivano stampate sulla carta marchiata venute dal Canada, nissuno procacciava. Le Corti di giustizia furon chiuse; i porti serrati; i matrimonj stessi non si celebravano, ed una incomodissima e general fermata di ogni utile o necessario atto, o commercio civile si venne ad originare.

I governatori delle province, quantunque obbligati fossero, con penalità severissime e con giuramento, a far l'atto della marca eseguire, tuttavia vedendo dall'un canto la ostinazione degli Americani, dall'altro che nella più parte delle Terre non si poteva più alcuna quantità di carta marchiata ritrovare, e considerato l'incredibil danno, che dalla general fermata di tutti i negozj civili nasceva tanto ai particolari, quanto all'universale, statuirono concedere, fondandosi sull'impossibilità di procacciar carta marchiata, lettere di dispensa a chi ne chiedeva, e particolarmente alle navi, che dovevano dai porti uscire, acciò queste non potessero nelle altre parti dei dominj inglesi andar soggette alle gravissime multe per non essersi all'atto della marca conformate. Solo il vice-governatore della Carolina Meridionale, trovandosi a quel tempo il governatore lontano, si ostinò a volere ad ogni modo, fosse eseguita la provvisione, e non consentì mai a concedere le dispense. E non si può dire quanto sia stato il danno, che ebbero a provare in ogni sorta di trattati e transazioni civili gli abitanti di questa ricca colonia per sì fatta ostinazione delle parti.

Ma la provincia di Massacciusset, la più popolosa di tutte, e nella quale l'opposizione alle mire inglesi era e più ostinata e più universale, prese un'altra deliberazione, la quale fu di somma importanza, e venne da tutte le altre messa ad effetto. I Capi massacciuttesi considerarono, che i moti popolari da una parte sono soliti in poco tempo a risolversi, e dall'altra che i governi, per serbare il grado e la dignità loro, sono più inclinati a gastigar gli autori, che a tor via le cagioni che lor diedero origine: perciocchè contro di essi si riuniscono e le ragioni di Stato e l'amor proprio punto di coloro che governano; riflettendo eziandio, che il carteggio regolare introdottosi generalmente tra i figliuoli della libertà delle diverse province, quantunque cosa di gran momento fosse per indurre e mantenere un'opinion comune, non era però altro, che una corrispondenza di uomini privati, ed in niun grado pubblico operanti; e che sebbene alcune delle assemblee dei rappresentanti di ciascuna provincia si fossero con opportune deliberazioni opposte alle ultime leggi, ciò nonostante non erano queste se non deliberazioni o rimostranze di province particolari, le quali tutto il Corpo delle colonie inglesi unite insieme non rappresentavano, determinarono di operare in modo, che venisse a farsi un Congresso generale, al quale ciascuna, e tutte le province i deputati loro mandassero, acciò si contraesse come una universale e pubblica lega contro le leggi, delle quali l'America si doleva. Speravano, che il governo inglese avrebbe usato più riguardo alla opposizione e rimostranze di questa, che non a quelle dei privati, o delle assemblee provinciali l'una dall'altra separate. Forse speravano ancora, siccome verisimilmente covava nelle menti loro il disegno della independenza, che per mezzo di questo Congresso le colonie s'avvezzerebbero ad adoperare in comune, ed a considerare sè stesse, come una sola ed unita nazione. I primi a dar queste mosse furono gli Otis padre e figliuolo, e Jacopo Warren; i quali camminavano con maggior affetto degli altri in queste cose. Ne fu perciò messo il partito nella Camera dell'assemblea, il quale fu vinto, avendo determinato, esser molto spediente, si facesse un Congresso, più presto il meglio, di altrettante commissioni mandate dalle Camere dei rappresentanti, e borghesi delle varie colonie per consultare insieme intorno le presenti occorrenze, e per fare ed inviare in Inghilterra le rimostranze, che fossero del caso; e questo Congresso dovere nella città della Nuova-Jork il primo martedì di ottobre esser convocato. Questo fu il primo Congresso generale tenutosi nelle colonie, dacchè erano i tumulti americani incominciati, il quale diede l'esempio, e poscia l'origine a quell'altro, che governò le cose dell'America durante tutto il corso della guerra, che nacque dopo qualche tempo. Le province molto ringraziarono quella di Massacciusset del suo buon animo verso la patria, ed i deputati loro al Congresso jorchese elessero. Notabile esempio, che quei Consiglj stessi, che tendevano a stabilir una legge per mezzo della disgiunzione degli animi prodotta dal rispetto degl'interessi particolari di ciascun cittadino, abbian per lo contrario un consentimento concorde contro la medesima partorito; e che, ove l'universale obbedienza si sperava di trovare, incontrato si sia l'universale resistenza. Dal che si può conoscere, che là, dove non sono eserciti gagliardi per constringere, se non si va a seconda dell'opinione dei popoli, si porta pericolo di rovinare, e che i reggitori degli Stati liberi debbono piuttosto ammaestratori essere, che padroni, e meglio prudenti guidatori, che forzevoli frenatori o spignitori dimostrarsi.

Adunque il lunedì dei sette ottobre dell'anno 1765 convennero nella città della Nuova-Jork i deputati delle province americane. Fatto le scrutinio e raccolto il partito, fu eletto presidente Timoteo Ruggles. Il Congresso, dopo un lungo preambolo pieno delle solite protestazioni di lealtà e di fede verso la persona del Re della Gran-Brettagna ed il governo inglese, incominciò distendendo quattordici capitoli, i quali altro non sono, che un'asseverazione di quei diritti, che pretendevano gli Americani avere, e come uomini, e come sudditi della Corona d'Inghilterra, de' quali abbiamo già molte volte discorso, e querele sopra le restrizioni ed impedimenti per l'ultime leggi al commercio loro posti. Composero poscia tre petizioni o rappresentanze da indirigersi al Re, alla Camera dei Pari del regno, ed a quella dei Comuni. Favellavano dei meriti degli Americani nell'avere convertiti vasti deserti e terre incolte in città popolose, e fertilissimi campi; spiagge inospitali in utili porti; uomini selvaggi, ignoranti e d'ogni umanità privi in nazioni incivilite e sociabili, alle quali hanno la cognizione data delle cose umane e divine; avere perciò la gloria, la potenza e la prosperità della Gran-Brettagna grandemente avanzate; aver godute sempre le libertà inglesi, per le quali essi sono per tanto tempo sì felici vissuti; a queste non potere e non dovere rinunziare; non poter essere tassati, se non per sè stessi; avere infinito dispiacere e danno provato dalle ultime restrizioni commerciali, e molto più dalla insolita e nuova provvisione della marca; non potersi, per le peculiari circostanze delle colonie, pagar quelle gabelle, e quando si potesser pagare, doverne ben presto le colonie rimanere esauste di pecunia numerata; l'esecuzione di tali leggi, dover per rimando riuscire anche di molto pregiudizio all'interesse commerciale dell'Inghilterra; aver le colonie un debito immenso, tanto verso l'Inghilterra per le incette fatte di lavorii inglesi, quanto verso gli abitanti loro per le spese nell'ultima guerra incontrate in prò e benefizio della comune patria; esser evidente, che più si favorisce il commercio delle colonie, favorirsi anche, e crescere all'avvenante quello della Gran-Brettagna; in un paese, quale si è l'America, in cui e le terre sono grandemente divise, e le traslazioni di dominio molto frequenti, e numerosissimi negozj hanno luogo in ogni giorno, dover onerosissimo, e del tutto incomportabile riuscire l'atto della marca; non poter la Camera dei Comuni così di lontano conoscere nè i bisogni loro nè le facoltà; esser nota a tutti la distinzione tra la giurisdizione parlamentare nel regolar gli affari di commercio di tutte le parti del regno, e la tassazione colonaria; per questa ultima appunto essere state le assemblee provinciali instituite nelle colonie, le quali inutili del tutto diventerebbono, se il Parlamento assumesse il diritto di tassare; non avere esse mai attraversati, anzi aver sempre giusta lor possa, e volonterosissimamente promossi gl'interessi della Corona; amare i coloni con filiale carità il governo e gli uomini inglesi; amare gli usi, i costumi, le opinioni loro; amare la dependenza, ed antica congiunzione loro verso dei medesimi; sperare pertanto e pregare, siano le umili rappresentazioni loro udite: sia considerato, ed ottimamente ponderato il misero e deplorabile stato loro; e gli atti, che così gravi impedimenti e tasse hanno sul commercio loro e proprietà imposti, siano rivocati, o che in qualsivoglia altra maniera, che meglio conveniente parrà alla bontà e sapienza del governo britannico, vengano i popoli americani alleviati e racconsolati.

In queste petizioni inserirono anche, quasi temessero di esser chiamati a parte della rappresentazion generale nel Parlamento con mandar i deputati loro ancor essi, un'altra affermazione affatto nuova; e questa fu, che stante la lontananza, ed altre circostanze delle colonie, non sarebbe praticabil cosa stata, che eglino venissero in altra maniera rappresentati, fuorichè nelle assemblee provinciali. E' mossero finalmente un'altra querela, la quale in ciò consisteva, che siccome le cause relative alle penalità ed alle multe, le quali non eran poche, nè modiche, e nelle quali incorrevano quelli, che violassero le disposizioni delle ultime leggi e dell'atto della marca, dovevano essere non dai tribunali ordinarj posti sopra queste materie, come in Inghilterra, giudicate, ma sibbene ad elezione del denunziatore da una qualche Corte dell'ammiragliato, così affermarono, potere ad arbitrio e volontà forse di un mariuolo essere trasportati, a fine d'esser giudicati, da un'estremità all'altra del continente loro, e venir nel medesimo tempo privati del benefizio, e diritto in tanto pregio da essi tenuto, quello del Giuri, e dovere la roba loro, e l'onore in mano di un sol giudice rimanersi.

Addì ventiquattro ottobre il Congresso determinò, che le petizioni recate fossero presentate, ed il buon esito loro sollecitato in Inghilterra da uomini a posta eletti da ciascuna provincia, ai quali si dovessero fare le spese di quel del pubblico. Poi addì venticinque dello stesso mese, avendo la sua bisogna terminata, si risolvette.

Pervenuta in Inghilterra la notizia delle turbazioni ed ammutinamenti seguìti in America contro l'atto della marca, si commossero gravemente gli animi, e questi e quelli furono in varie guise impressionati, secondo le varie opinioni ed interessi loro. I negozianti ne provarono gran danno, e non potendo essere delle somme prestate agli Americani rimborsati, molto detestavano la nuova ed insolita legge, che aveva l'antico corso delle cose interrotto. La maggior parte di essi non condannavano, anzi parevano la risoluzione di quelli scusare di non voler mandar più in Inghilterra le rimesse, credendo, non fossero più in grado, a motivo delle nuove gabelle, di ciò eseguire. I manifattori, diminuito assai lo spaccio delle cose loro, si trovarono alle più grandi strette, e molti eziandio all'estreme necessità ridotti. Gli uni erano da universal tristezza oppressi; del che ne avevan ben cagione; gli altri si mostravano fieramente irritati a sì gravi e tante enormità commesse dagli Americani. Le disputazioni, le contese furon senza numero. Ogni dì andavano attorno libelli secondo diverse, anzi contrarie massime compilati. Negli uni gli Americani erano portati al cielo e chiamati con somme lodi difenditori della libertà, impugnatori della tirannide, solenni protettori e sostenitori di ciò che l'uomo deve tener più caro in questa bassa terra; e negli altri notati severissimamente d'ingratitudine, d'avarizia, d'animi inquieti e torbidi, e perfino di ribellione. Fra coloro che tenevan qualche grado, correvano le medesime dissensioni e contese. Quei, che in Parlamento o altrove avevano le ultime leggi promosse, volevano si procedesse colla forza, costringessersi ad ogni modo gli Americani all'obbedienza, e punissersi colle condegne pene gli autori di sì gravi enormità. Quegli altri che le avevan oppugnate, pretendevano si usasse più mansuetudine; dovessesi prima ogni altra cosa tentare, che la forza; provassesi di raddolcir prima gli animi dei coloni; esser sempre tempo di venirne a quella; ma una volta che si sia sì oltre proceduto ed al sangue ed alla civil guerra, non potersi vedere, nè quale abbia ad esserne l'evento, nè quando si possa aspettarne il fine. Si tenne a quei tempi, che lord Bute, il quale operava di straforo, ed era l'anima di tutto, perciocchè stava agli orecchi del Re ed era l'occhio suo, consigliasse vivamente, si girasse la spada a tondo, si usassero i rimedj più efficaci e pronti per costringere. I gentiluomini della Camera e della magione reale, essi, che, vivendo quasi in cielo, ignorano le umane miserie, volevano si recasse in America il ferro ed il fuoco. I membri del clero anglicano stesso pareva, cosa per altro lontana dalla profession loro, che tenessero la medesima opinione, e ciò forse, perchè già s'erano stabilito nell'animo, che, ridotti una volta gli Americani all'obbedienza, ed imbrigliata, come dicevano, la petulanza di quegl'ingegni, a fine di prevenire ne' futuri tempi simili rivolgimenti, si avesse a pigliare il partito d'introdur nelle colonie la gerarchia anglicana. Si sapeva eziandio, che il Re era inclinato a fare osservar l'atto della marca colla forza, ma che però, se ciò non si potesse senza sangue ottenere, desiderava si rivocasse.

In questo frattempo erano stati dimessi i ministri, i quali erano stati autori degli ultimi impedimenti posti al commercio americano, e della tassa della marca. In nome, e forse in fatti, un tale scambio era stato prodotto dalla freddezza, colla quale avevano lo statuto della Reggenza proposto avanti le due Camere, difeso e sostenuto; e così si credeva generalmente. Ma egli è molto verisimile, che la cagione e l'occasione ne siano state offerte dalle commozioni, le quali diedero che pensare assai al governo, suscitate in Inghilterra dagli operaj ne' lavorii di seta che si lamentavano, esser venuta meno l'opera loro. E quantunque da alcuni si dicesse, di ciò esser la cagione, l'essere state dentro del Regno introdotte quantità straordinarie di drappi forestieri, e specialmente francesi, la causa vera, o certo una delle principali, si era quella della diminuzione delle incette americane. E forse già sospettavasi, o si avevan le prime novelle ricevute delle turbazioni d'America. Ma il governo faceva vociferare a bello studio, che la dimissione dei ministri doveva solo allo statuto della Reggenza attribuirsi; e ciò per non parere di avere il torto in quel nuovo indirizzo che aveva dato alle cose delle colonie, e potessero i popoli accagionarne a posta loro i ministri congedati. Imperciocchè quest'ordine è buono nella costituzione inglese, che quando per un indirizzo dato a qualche importante affare dello Stato, o sia per la fortuna contraria o per la necessità delle cose ne viene a sovrastare un gran pericolo, il qual indirizzo però abbandonar non si potrebbe senza un'evidente diminuzione del grado e dell'onore del governo, tosto si cerca, e facilmente si trova, una cagione affatto lontana dalla cosa, la quale presenti un pretesto sufficiente per dimettere i ministri, e così succede. Allora appare senza che si dica, come se tutta la colpa fosse di quelli, e posta di nuovo la cosa in deliberazione, si cambia affatto la maniera di procedere. Perciò si vede che quello che in altri governi, dove tutto si attribuisce al Re, non si potrebbe se non se per l'abdicazione di questo ottenere, senza della quale correrebbe lo Stato a grandissimi pericoli, e forse a totale rovina, si ottiene in Inghilterra facilmente col cambiamento dei ministri. In questo modo si soddisfa in quella contrada al popolo, e nello stesso tempo si provvede alla dignità del governo, ed alla sicurezza dello Stato. Ma però in questi usi havvi questo d'incomodo, siccome nelle cose umane è sempre mescolato il male col bene, che i nuovi ministri si trovano nel procedere loro molto imbarazzati; conciossiachè fare tutto il contrario di quello che i predecessori loro fatto hanno, sarebbe un dare del tutto la causa vinta agli oppositori, o tumultuosi, o ribelli, o nemici esterni che si siano, ed un dare un nuovo incitamento all'ardir loro. Operare come quelli hanno operato, sarebbe un continuar nel danno, e far quello che s'è voluto schifare. Perciò essi sono costretti a seguire una certa via di mezzo, la quale raro è che conduca a buon fine. Della qual cosa se ne ha un manifesto esempio nelle rinvolture delle cose che andiamo scrivendo. Ma al nostro proposito tornando, il marchese di Rockingam, uno dei più ricchi signori del regno ed in molta estimazione tenuto da tutti pel suo ingegno, e soprattutto per la sincerità e candore dell'animo suo, fu eletto primo lord del Tesoro in iscambio di Giorgio Grenville, e negli altri luoghi furono sostituiti agli amici di questo, gli amici e parziali di quello. Erano i più, o almeno s'erano chiariti amici della causa americana; e fra gli altri il generale Conway era stato eletto segretario di Stato sopra le colonie; della qual cosa niuna poteva più grata agli Americani riuscire. Questi nuovi ministri ebbero tosto in animo di rimettere i coloni in migliori termini che non erano, con operare, che fossero quelle leggi e provvisioni rivocate, delle quali tanto acerbamente si querelavano, e massimamente quella della marca. Ma ciò non si poteva far di presente senza una notabile diminuzione della dignità del governo; ed anche si doveva aspettar la stagione consueta della tornata del Parlamento, ch'è all'uscita dell'anno; e finalmente e' bisognava pure che dovessero, o almeno paressero procurar a sè stessi il tempo d'informarsi ottimamente dello stato delle cose in America, e di molto bene considerarle, per poter poscia, con tutto l'apparato e fondamento conveniente, alle deliberazioni del Parlamento sottoporle. Intanto andavano tentando di mitigare gli animi, e ridurre a sanità di mente gli Americani, col rimovere dalle leggi lamentate tutte quelle condizioni, che una larga interpretazione delle medesime poteva permettere; con parlare nel carteggio loro coi governatori delle colonie molto rimessamente delle turbolenze americane; e con fare ai coloni, con parole accomodate, sperare, che si farebbe ragione alle querele loro. Perciò i commissarj del Tesoro vennero in questa determinazione, che tutto il ritratto dalle gabelle della marca fosse di tempo in tempo pagato al quartier-mastro generale in America, per procurar l'opportuno mantenimento alle soldatesche che là fanno le stanze loro, e far tutte le spese militari nelle colonie.

I membri del maestrato sopra il commercio presero in considerazione le risoluzioni tanto vive dell'assemblea di Virginia, ed opinarono e rappresentarono al Re, ch'ei manifestasse la reale disapprovazione e mandasse le più immediate istruzioni ai servitori della Corona in Virginia, acciocchè procurassero efficacemente l'esecuzione della legge della marca e di ogni altra che dall'autorità legittima del Parlamento fosse proceduta, ed in ciò ponessero ogni studio. Ma queste eran lustre e mostre vane; perciocchè sapevan benissimo che la opinione loro non sarebbe dal Consiglio privato del Re approvata. Infatti il Consiglio determinò in questa sentenza, che questa era una materia che non poteva dal Re nel suo privato Consiglio determinarsi, ed era di facoltà del Parlamento. Le risoluzioni delle assemblee delle altre colonie furono nello stesso modo dal nuovo maestrato sopra il commercio rappresentate al Re, dal quale rapportate essendo nel Consiglio privato, questi ne diede la medesima risoluzione. Onde appariva che si voleva, che tutte le deliberazioni, le quali contro gli Americani venivano proposte, riuscissero vane.

Il segretario di Stato Conway si trovava in luogo molto difficile constituito. Ei non poteva non condannare gli eccessi, ai quali gli Americani erano trascorsi; e dall'altra parte abborriva di procurar colla forza l'esecuzione di una legge, la quale era stata causa di tanto moto, e che i nuovi ministri, ed egli stesso forse più di tutti, riputavano, se non ingiusta, certo almeno inopportuna e dannosa. E perciò ei si mise ad ire pei tragetti ed a temporeggiare, ed in questo mostrò grandissima destrezza. Nelle lettere indiritte al vice-governatore della Virginia, ed agli altri governatori delle colonie mandava loro dicendo, che portava opinione, l'universale dei popoli virginiani esser ben affetto verso la comune patria; che il tumultuario procedere di pochi non avea punto diminuita quella fede che Sua Maestà aveva sempre posta nella sua buona colonia di Virginia; che nè la Corona, nè i suoi servitori avevano alcun pensiero di violare i reali diritti e le libertà di niuna parte dei dominj di Sua Maestà; che per altro il governo non avrebbe mai tollerato, che da certe locali ed anticipate opinioni venisse la dignità del Parlamento pregiudicata. Esortava pertanto i governatori a mettere tutti i loro spiriti per mantenere con ogni prudente modo i giusti diritti (senza però spiegare di quali diritti egli intendesse di parlare) del governo britannico; e di preservar la pace e la tranquillità della provincia alla cura loro commessa. E venendo a parlare dei fatti oltraggiosi e violenti, che nelle varie colonie erano occorsi, discorreva ch'ei credeva dovessero del tutto alla più infima plebe, avida sempre di cose nuove, attribuirsi; ma che gli uomini riputati non vi avessero avuto parte alcuna, i quali debbon sapere che l'obbedienza e la decente sopportazione, meglio che le violenze e gli oltraggi, possono ragionevolmente sollievo, indulgenza e favor procurare; facessero ogni opera con la prudenza e moderazione di acquetare i tumulti, e che se questi modi non eran sufficienti, usassero anche la forza per ributtare e contener nella quiete i tumultuosi; e perchè ciò potessero meglio e più efficacemente eseguire, ricorressero all'uopo al generale Gage, governatore della Nuova-Jork e capitano generale delle forze di terra, ed al lord Calvil, comandante di quelle di mare, per ottenere qualche buona mano di gente armata; commendava assai la pazienza e la magnanimità del governatore della Nuova-Jork per essersi contenuto dall'allumar le artiglierie del Forte contro la plebaglia, che concorsa vi era per ivi fare le sue scede ed oltraggi; e rallegravasi che in mezzo a tanti e sì fatti tumulti non si fosse trascorso al sangue. Allegava finalmente di non poter mandar loro per la lontananza de' luoghi più precise istruzioni, e che faceva sulla saviezza, discrezione e prudenza loro molto fondamento. Da queste lettere del segretario di Stato ognuno può conoscere, qual fosse il consiglio suo intorno le cose americane; poichè ei parla bene di reprimer colla forza i tumulti, ma non mai di costringer con quella gli Americani ad uniformarsi alla legge della marca.

1766

Fra tanti romori e travagli giunse al suo fine l'anno 1765, allorquando fu il Parlamento convocato addì 17 dicembre; e quantunque il Re nella sua dicerìa avesse fatto cenno alle cose americane, ciò nondimeno questa materia, la quale teneva sospesi gli animi, non solo in Inghilterra ed in America, ma eziandio in tutta l'Europa, fu aggiornata fino alla prossima tornata del Parlamento, che doveva cadere dopo le vacanze del Natale. Infatti nel giorno diciassette di gennajo del 1766 il Re, facendo la dicerìa al suo Parlamento, introdusse di nuovo il discorso sulle rinvolture dell'America, come un oggetto importantissimo, ed il principale, che nella presente tornata dovesse da quello esser considerato. Le cose erano da ogni parte a maturità condotte. I nuovi ministri avevan avanti le due Camere tutte le notizie poste, che a quello si riferivano; ed avendo precedentemente nella mente loro delineato la via, che dovevan tenere nel governare questo negozio, eransi in ogni modo apparecchiati a ributtare le obbiezioni, che dalla parte contraria sapevano, dover esser in mezzo arrecate. Parimente tutti coloro, i quali, o per interesse proprio e per radicata opinione, o spontaneamente, o messi su da altri intendevano i ministri nelle deliberazioni loro secondare, aveano tutte quelle cose ordinate, che credevano al fine, che si proponevano, poter condurre. Da un'altra parte i ministri congedati, e tutti quelli, che le parti loro seguitavano, avevano ogni opera usata per poter difendere una legge, ch'essi avevano promossa, e che era la cima dei desiderj loro, avvisando, che oltre l'amor della propria opinione, di quanto, se non disonore, almeno scemamento d'autorità e riputazione avesse a riuscire la rivocazione. Ma fossero qualsivogliano i motivi dedotti dalla ragion di Stato per far mantenere la legge, erano già pur troppo evidenti i danni, che da quella aveva il commercio della Gran-Brettagna provato. Perciò, quasi come se tutti i negozianti del regno si fossero indettati a voler ciò fare, s'appresentarono al cospetto del Parlamento con petizioni appropriate a far la legge stornare. Esponevano, quanto decaduto fosse il commercio loro per causa de' nuovi statuti e delle nuove leggi in sull'America poste; stare ora ammassate, o guastarsi nei fondachi quantità senza fine di lavorii inglesi, i quali prima trovavano la via loro verso l'America; un numero grandissimo di artieri, manifattori e marinari essere senz'opera e senza vitto; privata l'Inghilterra del riso, indigo, tabacco, provvisioni navali d'ogni sorta; di olio, di stecchi di balena, di pelli, di potassa e di altre grasce e derrate prodotte dall'America, che ivi gli abitanti suoi arrecavano in permuta, e per levare le merci inglesi; esser eglino privati delle rimesse in lettere di cambio od in moneta, che i coloni loro procuravano, e che questi coi proventi del paese a sè stessi procacciavano, i quali non erano, come già soprabbondanti portati in sul mercato inglese, ma sì in sui mercati esteri venduti; difettare parimente di quei capi di commercio che gli Americani, avendosegli colle mercanzie inglesi e coi proventi proprj procacciati, venivano in Inghilterra a portare; questo commercio, esercitato da una parte colle mercanzie inglesi, e dall'altra colle materie gregge dell'America, essere alla nazione inglese di una grandissima importanza, stantechè tra le altre cose tendeva anco a diminuire la dependenza sua verso le nazioni forestiere; ma ora il medesimo essere del tutto guasto, se il Parlamento non interponeva l'autorità sua; andare i mercatanti inglesi in credito di molti milioni di sterlini verso i mercatanti americani; non poter più questi, secondo il costume loro, a debiti tempi far le rimesse; tanto essere il danno recato loro dalle regole di commercio nuovamente introdotte; e veramente parecchj fallimenti essere in America accaduti, cosa per lo avanti pressochè inusitata. Aggiungevano gli addomandatori, si movesse il Parlamento in soccorso loro, e salvassegli da un'imminente rovina; prevenisse, che una moltitudine innumerabile di manifattori, non fosse ridotta alla necessità di andare a cercar il vitto in un'estera contrada con perdita inestimabile della patria loro; preservasse intiera la forza della nazione, la floridezza del suo commercio, l'abbondanza delle sue rendite, la potenza del suo navilio, la frequenza e la ricchezza della sua navigazione, essendo queste la gloria vera, ed il baluardo più forte del Regno; mantenesse finalmente le colonie per amore, per debito, per interesse alla comune madre legate ed affezionate.

L'agente della Giamaica medesimamente presentò una sua petizione, colla quale raccontò i cattivi frutti partoriti in quell'isola da una provvisione della marca, fatta già dall'assemblea de' suoi rappresentanti. Un'altra ne fu porta dagli agenti della Virginia e della Giorgia. Quest'erano maneggi dei ministri. Quelle del Congresso della Nuova-Jork non furono udite, perchè esso non era dagli ordini della costituzione autorizzato. Nè contenti a queste cose i ministri, siccome quelli, che erano infiammatissimi nel desiderio della rivocazione, vollero a questo fine adoperare il nome e l'autorità di Beniamino Franklin, uomo sopra tutti di grandissima estimazione a quei tempi. Perlocchè, mentre stava pendente l'oggetto della marca, ei fu in cospetto della Camera dei Comuni esaminato. La fama della persona, il candore dell'animo suo colla ricordanza delle cose da lui fatte, tanto nelle materie dello Stato in prò della patria, quanto nelle fisiche a vantaggio dell'umano genere tenevano sospesi gli animi di ognuno; ed in quel dì era la Camera frequentissima di spettatori cupidi tutti di udirlo favellare intorno un affare di tanto momento. Rispose con molta gravità, e con maggior acume d'ingegno. Disse, che pagavano già gli Americani imposizioni sopra tutti i beni reali e personali, una tassa sopra le teste, un balzello sopra tutti gli uffizj, professioni, traffichi, ed esercizj di qualunque sorta in proporzione del lucro loro; come ancora sul vino, sul rum e sopra altri liquori spiritosi, ed un dazio di dieci lire per testa su tutti i Neri introdotti nelle colonie, ed alcune altre gabelle; che le imposizioni sopra i beni reali e personali importavan diciotto pensi per lira, e quelle sopra gli esercizj una mezza corona per lira; che in nissun modo potrebbero le colonie pagare la marca; che non esisteva tant'oro e tanto argento in quelle da poterla pagare solo un anno; che i Tedeschi, i quali abitavano la Pensilvania, erano di vantaggio contro la marca indisposti, che i nativi stessi; che molto avevano gli Americani rimesso dell'antica affezione loro, e ciò a motivo delle nuove leggi, verso la Gran-Brettagna, e del rispetto loro verso il Parlamento; che passava una grandissima differenza fra le tasse esterne e le interne; perciocchè quelle siano gabelle poste sulle grasce e merci introdotte, le quali altro effetto non fanno, che accrescere il prezzo in sul mercato americano di esse grasce e merci, e formano perciò una parte di questo prezzo; ma che sta in facoltà degli abitanti di comperarle o di non comperarle, e perciò pagare, o no la tassa, secondo che più loro aggrada; che molto diversa è la natura di una tassa interna, perchè questa, volere, o no, forza è che si paghi; e stando nell'esempio della marca, che non possono gli Americani nè mutar la proprietà loro, nè accettare, nè prestare, ne quitare, nè in qualunque modo piatire, nè testare senza esser costretti di pagare tali, e tali somme per la marca; e peggio ancora incontrar loro, se non le pagano per le ingorde multe, alle quali andrebbono soggetti; che i coloni dell'America possono in poco tempo diventare abili a bastare a sè stessi colle manifatture loro; e che la rivocazione dell'atto della marca acqueterebbe affatto gli animi, e le cose nella pristina tranquillità restituirebbe. Così parlò Franklin, e furono le parole di lui grande appoggio ai ministri. Ma gli avvocati della marca non si restavano, ed ogni opera facevano per isturbare la rivocazione.

Finalmente dopochè le disquisizioni e le contese erano state molte tra l'una parte e l'altra, e già presso che due mesi durate, volgendosi la cosa al suo fine, Giorgio Grenville, quell'istesso che, essendo primo ministro aveva la provvisione della marca proposta la prima volta in Parlamento, uomo di gran seguito e dependenza, alzandosi, parlò nella seguente sentenza.

«Se io credessi, senatori e cittadini eccellentissimi, che l'ambizione nelle proprie opinioni, o l'amor delle parti, o l'affezione che l'uomo porta per l'ordinario alle cose da lui fatte potessero gli occhj della mente in tal modo abbacinarmi, od i sensi dell'animo occupare, che quello che manifesto è, vedere e distinguere non potessi, io certo nella presente occorrenza mi sarei nel silenzio contenuto, ed acquistatomi il nome se non di zelante magistrato e cittadino, certo almeno quello di discreto e prudente. Ma siccome questa stessa bisogna fu molto bene da me, e già da molto tempo indietro, e ponderata, e considerata per ogni verso, quando eran tutt'ora le cose raffredde, e lontani i presenti scandali, e che da un altro canto e' pare che per un volere della fortuna, il quale però modestamente io ricevo, all'onore ed alla riputazione mia sia congiunto l'onore e la dignità di questo nobilissimo Regno, potrebbe per avventura da taluno la discrezione abbandono, e la prudenza freddezza giustamente riputarsi. Ma qual'è quell'uomo pubblico, quale quel privato il quale, quantunque di moderato animo sia, ai presenti pericoli che sì da vicino alla patria nostra sovrastano, non si risenta, e quel poco ch'ei può del suo senno, non arrechi in mezzo per preservarnela? E chi non si commoverebbe, od anche sinistro augurio non piglierebbe, contemplando i nuovi consiglj, e la tardità dei presenti servitori della Corona? Certamente non nissuno. È stata una solenne legge vinta in Parlamento, già un anno fa; era, ed è ancora debito dei ministri il farla eseguire; abbiamo nella scritta dei diritti, che il sospendere una legge o l'esecuzione di essa da parte dell'autorità reale, e senza il consenso del Parlamento, è fellonia. Ciò non ostante quella si soprattiene; a quella si resiste apertamente. Ma che dico si resiste? Si insultano le persone, si spoglian le case, si fa forza ai vostri maestrati, si vanno a far le scede, come per provocare la pazienza vostra, per fino sotto le bocche delle vostre artiglierie; e si protesta per ogni dove, che non si può, che non si vuole, che non si deve prestare alla vostra legge obbedienza. Forse altri ministri più fatti all'antica avrebber creduto in questo caso di dar forza alla legge, mantenendo la dignità della Corona e la sicurezza delle deliberazioni vostre. Ma questi giovanetti che sull'altro canto seggono e non si sa come, portano opinione, esser queste anticate massime dei nostri dolcissimi vecchj, dan buona passata alle riotte, alle ingiurie ed all'ostinata resistenza. Raccomandan con una esemplare pazienza ai governatori la moderazione e la temperanza; lor mandan la facoltà di far venire in ajuto tre o quattro soldati, o barche dal generale Gage e dal lord Calvil; e gli lodano che non abbian, per far la legge eseguire, tutti quegl'istromenti adoperati, che erano nelle mani loro posti. State a vedere che i sediziosi han ragione, e che noi abbiamo il torto. Certo se lo pensano i ministri. Ma che dico se lo pensano? Eglino ve l'hanno detto, e diconlo tutt'ora; e' pare che per maladetta forza abbian le insolenze e le enormità americane alla fin fine al Parlamento communicate; perciocchè elleno incominciarono in luglio, ed or siamo molt'oltre in gennajo. Esse eran da principio mali umori, poi divennero disturbanze; poi tumulti e riotte; or certo si avvicinano, se già non sono, alla ribellione; e se le dottrine di questi nuovi uomini sono confermate, temo, non abbiano a pigliar tosto il nome di rivoluzione. Il ciel benedica l'ammirabile sopportazione dei nostri ministri; ma temo ben io, che ne abbiamo a raccogliere molti amari frutti; che l'occasione è fugace, il pericolo grande; ed intanto quel popolo indisciplinabile, sì gran diletto e sì dolce cura loro, s'affratellano, s'allegano, s'apparecchiano a resistere ai comandamenti del Re e del Parlamento. Continuate pure, o uomini pazientissimi, nella via che avete intrapresa; fate anzi rivocar la legge, che ne troverete poi molti uffiziali od agenti vostri, i quali per fare eseguir le leggi del reame, per trar l'entrate a sollievo dei vostri popoli siano a fare il debito loro inclinati; ne troverete ancora di molti ministri, i quali pel pubblico servizio siano per opporre un generoso e forte petto contro le perniziose combriccole, contro le combinazioni potenti dei privati e particolari interessi, contro i clamori della moltitudine, contro la malvagità delle fazioni. Se volete tagliare i nervi del governo, rivocate pure la legge. Odo dire per ogni dove da questi difensori dei coloni, non poter essi venir tassati dall'autorità del Parlamento, perchè ivi rappresentati non sono. Ma se così è, e perchè, e con quale autorità fate voi leggi per loro oltre di quelle della tassazione? Se essi sono rappresentati, eglino debbono ad ogni qualunque legge del Parlamento obbedire, o sia di tassa o di qualsivoglia altra natura. Se non lo sono, e' non debbono non solo alle leggi delle tasse, ma neanco a qualunque altra conformarsi. E se credete che i coloni non debban andare alle tasse soggetti per autorità del Parlamento, perchè in questo rappresentati non sono, come manterrete voi, che tanti uomini inglesi, avendo noi i nove decimi degli abitanti di questo regno, i quali meglio che i coloni, rappresentati non sono, abbiano alle tassazioni vostre ad obbedire? E come non temete voi, che un dì ad un bel bisogno vi dicano anch'essi coll'esempio dei coloni, che non vogliono pagare le tasse, perchè rappresentati non sono? Sonsi gli Americani in una condizione ostile posti contro la comune madre, e voi volete non solamente perdonar loro gli errori, rimetter le ingiurie, allontanare le dovute pene, ma ancora fare il volere loro, e dar loro in ogni modo vinta la causa? Se ciò sia un impedire, un prevenire le popolari commozioni, i tumulti, le ribellioni, oppure un fomentarle, un accarezzarle, un preparar nuova esca al fuoco, ogni uomo libero dall'amor delle parti il può facilmente giudicare. Darei io volentieri la mano ai consiglj mansueti, consentirei alla rivocazione della legge, se, coi civili modi procedendo, avessero ciò gli Americani da noi richiesto. Ma i modi loro sono le ingiurie, le vie di fatto, le derisioni, i saccheggi, i furti, le armi ed una aperta resistenza alla volontà del governo. Cosa in vero incomportabile e affatto nuova, che ad ogni tratto che lor pigli la fantasia, o non sia del grado loro una legge qualsivoglia, tosto corrano ad affamare i nostri manifattori, e ricusino di pagare i debiti verso gli uomini della Gran-Brettagna. Dimandarono iteratamente gli uffiziali della Corona in America, e ricercarono dai ministri i mezzi opportuni per far la legge eseguire. Ma questi le instanze loro trasandarono, e per la loro trascuraggine crebbero in questo termine, che vediamo, i tumulti americani. Ed ora abbiamo noi da sopportare che gli effetti della negligenza dei ministri siano da essi medesimi allegati, per indurci a sacrificare ad un male cresciuto sì, ma non irreparabile, quando si voglia mostrar il volto alla gente impazzata, i reali e stabili interessi del regno, la maestà, la potenza e la riputazione del governo? Di nuovo, se i coloni in virtù delle costituzioni loro alle tasse parlamentari sottoposti essere non debbono, siccome per alcuni atti del Parlamento, sono state proibite o ristrette le leve dei marinaj in America, così ne seguirebbe, che non debbono essi nè uomini fornire per la difesa della comune patria, nè moneta per pagargli, e sola l'Inghilterra dover il peso portare del mantenimento e della protezione di questi suoi ingrati figliuoli. Se ciò fosse, e sopportassesi una sì evidente parzialità, dipopolerebbesi questo reame, scioglierebbesi l'egualità, e romperebbesi quell'original patto, sul quale tutte le umane società fondate sono. Abbenchè odo questi dottori sottili andar fantasticando una distinzione tra le tasse interne ed esterne, come se le une e le altre non fossero, quanto all'effetto, le stesse, cioè di ritrar moneta dai sudditi pel pubblico servizio. Che cosa voglion significare adunque questi nuovi consiglj? Quando per la prima volta in questa Camera medesima io proposi di tassar l'America, addimandai iterativamente, se alcuno qualche dubitazione avesse intorno al diritto; nissuno imprese a contraddire. Di grazia, quando è stata l'America emancipata? E' vengono pur qui gli Americani ai tempi delle angustie loro a domandarci soccorso, del quale è stata in ogni tempo ed occorrenza la Gran-Brettagna liberalissima; e gli Americani ricusano di contribuire del loro obolo per sollevarci! E non v'ingannate, o Signori, sulla gravità della tassa. Ella non basta tampoco alle spese che sono alla soldatesca vostra, che stanzia in America, necessarie. Ma è meglio un picciolo, un nonnulla in segno del diritto, che cento milioni senza di questo. Eppure nonostante la tenuità della tassa e la gravità del caso nostro, questi Americani si ristanno, e in vece di concorrere alle spese da noi fatte in loro prò e per causa loro, disprezzano l'autorità vostra, insultano ai vostri maestrati e corrono a manifesta ribellione. Così non avrebbono eglino in altri tempi proceduto. Ma ora novelli ministri più americani che inglesi gli sostentano. Ora per opera di questi garzoni vanno attorno le petizioni infiammative contro di noi ed in favor loro. In questa Camera istessa, in questo santuario delle leggi la sedizione ha trovato i suoi difensori. Qui si loda la resistenza alla legge, qui si esalta la disubbidienza, qui s'incoraggia l'ostinazione, qui si chiama la ribellione virtù. Ah! inconsideratezza piucchè giovanile! Ah! cieca ambizione delle umane menti! Ma voi ponete un mal esempio, voi stessi avrete un dì a pentirvi dell'opera vostra. E tu, ingrato popolo americano, così rispondi alle cure ed alla bontà della tua antica madre? Quand'io aveva l'onore di servir la Corona, quando eravate voi stessi da un enorme debito oppressati, voi avete un merito concesso sulle canape loro, sul ferro e sopra molti altri capi di commercio; voi vi siete scostati in favor loro dall'atto di navigazione, da quel salutare palladio del commercio britannico. Eppure si stampò nei diarj pubblici, che io era al commercio americano inimico; e che aveva ordini ed istruzioni dato per impedir il traffico spagnuolo. Io non cercai di impedire altro traffico fuori di quello che era dalle leggi del Parlamento proibito. Ma si vuole l'uomo prima calunniare, e poi l'opera sua disfare. Di me non dirò altro, e venendo a quello che io di questo fatto intendo e conosco, dico, che si conservi la legge, e dati siano ai governatori delle province americane i mezzi opportuni, perchè, raffrenati i tumulti ed i disordini compressi, possa quella essere ed abbastanza protetta e ad effetto recata».