STORIA
DELLA
GUERRA AMERICANA.
LIBRO QUINTO
1775
Giace Boston nel mezzo della provincia di Massacciusset su d'un tratto di terra, il quale congiunto essendo col continente per mezzo di una strettissima lingua, che chiamano l'istmo, si allarga per dar luogo, e ricevere tutta l'ampiezza della città. Questo tratto ha una figura irregolare, ritirandosi in dentro qua e là, per formare seni di mare, o sporgendo in fuori per fare promontorj. In su d'uno di questi seni, volto ad oriente, si trova il porto per ogni sorta di navi sì da guerra, che da commercio molto opportuno. Verso tramontana la Terra si divide in due parti a guisa quasi di due corna, delle quali quella che guarda verso greco chiamano punta di Hudson, e quella che è volta a maestro punta di Barton. A dirimpetto di queste due punte osservasi un'altra penisola, che da una grossa Terra, la quale vi si trova in quella parte che guarda verso Boston, piglia il nome di Charlestown, e si congiunge col continente per mezzo di un istmo molto stretto, che chiamano pure col nome di Charlestown. Tra le due punte di Hudson e di Barton, e tra quella di Charlestown, s'insinua il mare formando uno stretto braccio circa un mezzo miglio largo, e va a dilatarsi e fasciare dall'altra parte tutta la costa occidentale della penisola di Boston. In questa cala mettono varie riviere, delle quali le principali sono la Muddy, la Carlo e la riviera Mistica, o sia riviera di Medford. Poco lungi dall'istmo di Boston il continente sporge in fuori, e forma un lungo promontorio, che si distende per la dritta verso levante, e forma quasi un'altra penisola, abbenchè si congiunga al continente con un istmo molto più largo di quelli di Boston, e di Charlestown. Lo chiamano l'istmo ed il promontorio di Dorchester. Tanto la penisola di Charlestown, quanto quella di Dorchester sono così vicine a quella, sulla quale è situato Boston, che sta in mezzo all'una e all'altra, che le batterie poste su quelle possono coi tiri loro arrivare alla città. La quale cosa tanto più facilmente si può fare, in quanto che vi sono nelle due mentovate penisole monticelli molto a quest'uopo convenevoli. Imperciocchè uno ve ne ha su quello di Charlestown, il quale chiamano Breed's-hill, che sta a sopraccapo del borgo di Charlestown, e guarda molto da vicino la città di Boston; ed un altro si trova più indietro verso l'istmo, e perciò da Boston più lontano, che ha il nome di Bunker's-hill. E medesimamente su quello di Dorchester vi sono le alture, che portano questo stesso nome, ed un'altra, che chiamano Nook's-hill, la quale è posta sopra uno sprone, che la penisola forma verso Boston. Il seno poi di mare, pel quale si va al porto, è cosperso di molte isolette, delle quali le più principali sono quelle di Noddles, di Thompson, del Governatore, l'Isola Lunga, e quella del Castello. A ponente della città di Boston sulla riviera di Carlo è situato il grosso borgo di Cambridge, ed a ostro in rimpetto dell'istmo quello di Roxbury. Adunque l'esercito americano coll'ala sua sinistra teneva la riviera Mistica, ed impediva il passo per l'istmo di Charlestown; il grosso aveva i suoi alloggiamenti a Cambridge, e l'ala diritta, che stanziava a Roxbury, teneva in rispetto il presidio dalla parte dell'istmo di Boston, acciò per questo, ch'era fortificato assai, non isboccasse, e facesse correrie nel paese.
In questa situazione rispettivamente si trovavano i due eserciti nemici; ma la condizione loro era molto l'una dall'altra diversa pel numero e la qualità dei combattenti, per le opinioni, per la perizia nei fatti di guerra, per le armi, per le munizioni e per le vettovaglie. Erano gli Americani molto superiori di numero; ma questo numero era a continua variazione soggetto; imperciocchè non essendosi ancora quella severità di disciplina presso di loro introdotta, che tanto è necessaria al buon ordine ed alla stabilità degli eserciti, i soldati andavano e venivano come loro pareva meglio; e nuova gente ognidì sottentrava a quella, che lasciava l'oste. Abbondavan nel campo loro ogni sorta di vettovaglie, e specialmente i vegetabili cotanto necessarj alla sanità dei soldati. Ma scarsissime erano le armi, avendo in tutto sedici pezzi d'artiglierie da campo, delle quali a mala pena sei potevano convenientemente adoperarsi. Quelle di bronzo, ch'eran poche, eran di piccola portata. Ne avevano però alcune grosse di ferro con tre o quattro bombarde e obici, con qualche scarsa provvisione di palle e di bombe. Ma di polvere difettavano assai, essendo che, fatta la veduta nei fondachi pubblici, se ne trovarono soltanto ottanta due mezzi barili, abbenchè una certa quantità si poteva dalle vicine Terre ottenere; ma questa anche sì poca, che sarebbe stata di breve logorata. Di archibusi abbondavano, ma non di comune calibro, ciascuno avendo portato il suo. Gli maneggiavano con maravigliosa destrezza, e perciò erano attissimi a far l'uffizio di soldati leggieri e di stracorridori; ma nelle battaglie giuste avrebbero fatto cattiva pruova. Abiti comuni non avevano, nè riposte per le vettovaglie, e vivevano di giorno al dì, come Dio la mandava. Ma in su quei primi calori ogni cosa abbondava, portandone le genti all'intorno molto sollecitamente. Moneta non avevano, se non poca; ma sì biglietti di credito, che io quel tempo valevan tant'oro. Gli uffiziali erano mal pratichi, eccettuati quei pochi, i quali avevan le guerre anteriori vedute. Eran essi eziandio dai proprj soldati mal conosciuti, non essendo ancora le compagnie ben ferme, e andando soggette a continuo cambiamento. Gli ordini male si osservavano; ognuno voleva comandare e far a modo suo; pochi obbedire. In somma, se si salvano alcuni pochi reggimenti, che in certe province erano stati da capitani esperti ammaestrati, il rimanente era un esercito tumultuario. Ma a tutte queste cose sopperiva la pertinacia delle menti loro, il calor delle parti, l'opinione, che tutti avevano grandissima, della giustizia della causa loro, i conforti dei Capi e dei ministri della religione, i quali in ciò non mancavano all'uffizio loro, esortando giornalmente quelle genti già molto di per sè stesse inclinate all'entusiasmo ed alle cose religiose, di persistere, di star forti in una impresa, che a Dio piaceva, ed a tutti gli uomini diritti e dabbene. Con questi deboli apparati, e con questo grande animo incominciarono gli Americani una guerra, che ogni cosa annunziava dover riuscire aspra, lunga ed ostinata. E si poteva ben prevedere, che ove fossero costanti stati, quantunque avessero ad esser perdenti in sui principj, dovevano tuttavia alla fine vincer la pruova; imperciocchè conservando quel coraggio, ed acquistando la disciplina e la scienza della guerra, non era da dubitare, non i soldati loro diventassero finalmente in ogni parte uguali ad altri qualsivolessero.
Dall'altro canto agl'Inglesi abbondavano tutte quelle provvisioni, che all'esercizio della guerra si appartengono. Perciocchè di cannoni e di ogni altra sorta d'artiglierie, di archibusi eccellenti, di polveri e di ogni maniera d'armi avevano non che abbondanza, dovizia. Eran tutti soldati espertissimi, usi alle fatiche ed ai pericoli; serbavan gli ordini, ed avevano imparato da lungo tempo l'arte difficile, e sì necessaria nella guerra, di obbedire. Si ricordavano delle segnalate pruove fatte altre volte in servigio della patria loro, pugnando contro le più agguerrite nazioni del mondo. E quello, che molto accresceva di fermezza a quell'esercito, ciò era, che combattevano sotto le insegne del Re; dal che suole più riscaldarsi la opinion dell'onor militare; ed avevano ad incontrare un nemico, il quale tenuto era ribelle; il che suol dare oltre il coraggio una certa concitazion d'animo più forte del coraggio stesso. Volevano dell'affronto di Lexington vendicarsi, e non potevano recarsi nell'animo, che potessero questi Americani resister loro, nè abbandonar l'opinione, concetta della codardia di quelli, attribuendo il successo di Lexington ai luoghi difficili ed alla moltitudine dei nemici. Credevano, che quando venuto si fosse ad un bel fatto, ad una battaglia giusta, non si ardirebbono di mostrare il viso. Ma però prima che arrivassero gli ajuti, che si aspettavano dall'Inghilterra, era gioco forza si contenessero, essendo a paragone sì pochi, che non arrivavano ad un terzo dei loro nemici. Incominciavano intanto a difettar grandemente di carnaggio e di ogni specie di camangiare, usando gli Americani grandissima diligenza, perchè dai vicini luoghi non ne fossero portati dentro la città. E sebbene avessero gl'Inglesi il mare libero e molti navilj sottili, dalle Terre della Nuova-Inghilterra non potevano alcuna cosa procacciarsi, avendo gli abitatori sgombrati i bestiami alle parti interne della provincia, e dall'altre colonie potevano poco e nulla ottenere di buon grado, nè volevano usar la forza, per non esser quelle ancora chiarite ribelli. Perciò si viveva in Boston in grandissime angustie, essendo le carni salate divenute l'unico cibo sì del presidio, che dei cittadini; perciò gl'Inglesi ardevano di desiderio, che arrivassero i rinforzi d'Inghilterra per poter fare qualche rilevata pruova, e sbrigarsi dalle difficoltà, nelle quali si ritrovavano.
Siccome i Bostoniani privi di vettovaglie proprie non avevano donde trarre gli alimenti loro, se non se dai magazzini del Re, così gli assedianti anche per questo effetto usavano ogni più attenta opera, perchè di fuori non ne fossero portate, sperando, che il difetto delle vettovaglie indurrebbe finalmente il governatore al acconsentire, che quelli uscissero dalla città, o che almeno le bocche disutili, donne e fanciulli, avrebbero ottenuto la licenza di partirsene. La qual cosa i provinciali parecchie volte, e con molta instanza richiesta avevano. Ma il governatore malgrado gli stretti termini, in cui si trovava rispetto alla difficoltà di pascere l'esercito, stava molto alla dura, considerando gli abitanti, come altrettanti statichi per assicurare la città ed il presidio, temendosi, che i provinciali volessero dar la battaglia, e di quella impadronirsi a stormo. Della qual cosa però non vi era pericolo nissuno, nonostante che ne facessero correr la voce a bello studio. Imperciocchè i Capi loro consideravan molto bene, quali perniziosi effetti prodotti avrebbe nell'opinione generale, e di quanto si sarebbero gli animi raffreddi, se l'assalto si fosse tentato infelicemente in quel primo periodo della guerra. E che avesse a riuscir a buon fine, si aveva poca speranza, stantechè le fortificazioni sull'istmo erano molto formidabili, e dall'altre parti si poteva poco frutto aspettare, essendo gl'Inglesi padroni del mare, ed avendo in pronto un numeroso navilio. Ma finalmente il generale Gage, stretto dalla necessità, e volendo anche cavar le armi dalle mani dei cittadini, sul conto dei quali non istava senza molta apprensione, dopo una lunga pratica tenuta col Consiglio della città consentì ad un accordo, col quale si stabilì, che rendendo le armi e deponendole a Faneuil-Hall, od in altro luogo pubblico, avrebbero coloro, che volessero, la facoltà di andarsene, dove meglio piacesse loro con tutte le robe loro; intendendosi però, che le armi fossero restituite in tempo opportuno. Si accordò ancora, che trenta carri avrebber la facoltà di entrare in Boston per prendervi le cose appartenenti ai fuorusciti, e che a questo medesimo fine fornirebbe l'ammiraglio le navi necessarie. In sulle prime l'accordo si osservò da una parte e dall'altra fedelmente. Gli abitanti deposero le armi, e Gage concedeva le licenze. Ma poco dopo, o ch'egli non volesse privarsi del tutto degli statichi, o che temesse, siccome si divulgò, che i nemici covassero il disegno di metter fuoco alla città, tostochè le persone a lor fedeli abbandonata l'avessero, o qualunque altra cagione, che il movesse, trovato il pretesto, che a quei che andavan fuori pei bisogni degli affezionati alla causa reale, erano fatte soperchierie, incominciò a non voler più permettere le uscite. Del che si levò fra i Bostoniani ed i provinciali, che stavano all'intorno, un romore grandissimo. Ciò nonostante il governatore persisteva nella sua risoluzione. Finalmente, come per bella forza concedeva di nuovo la uscita ad alcuni con condizione però, lasciassero dietro di sè le masserizie; il che riuscì ad essi di non poco danno e scomodo. Molti di coloro, ch'erano stati soliti a vivere con tutti gli agi della vita, ora si trovavan ridotti per causa di questo rigor nuovo del generale nella mancanza di tutte le cose. Si disse ancora, e ciò par molto probabile, ch'egli per certa crudeltà che non può a patto nissuno scusarsi, nel concedere i passaporti usasse a bella posta di sceverare le famiglie, separando le mogli dai mariti, i padri dai figliuoli, i fratelli dai fratelli, dei quali alcuni ottenevan la facoltà di andarsene, ed altri costretti erano a rimanere. I poveri e gl'infermi furon tutti lasciati sortire. Ma anche qui successe una cosa barbara, la quale se non fu fatta a bello studio, doveva almeno a bello studio impedirsi; e questa fu, che fra gli ammalati furon lasciati uscire quelli, ch'erano presi dal vajuolo, malattia mortalissima in America ed in altrettanto orrore tenuta, in quanto la peste stessa nelle regioni dell'Asia e dell'Europa. Questo malanno si appiccò tosto, e fece un danno incredibile fra i provinciali.
Mentre queste cose si facevano intorno e dentro la città di Boston, le altre province si apparecchiavano con grande sforzo alla guerra. La città medesima della Nuova-Jork, nella quale abbondavano più, che in qualunque altra gli amici dell'Inghilterra, e che fin allora aveva sì modestamente proceduto, udite le novelle del fatto di Lexington, si commosse grandemente, e fece la determinazione di accostarsi alle altre colonie. Deliberarono i Jorchesi di abbracciare le risoluzioni fatte dal congresso generale, ed in quelle persistere, finchè non fossero nei termini dell'antica costituzione ritornati. Scrissero una lettera molto risoluta al Gran Consiglio della città di Londra, la quale si era mostrata favorevole alla parte delle colonie, mandandogli, che tutte le calamità, che la guerra civile accompagnavano, non avrebbero potuto sforzare gli Americani ad acconsentire alle voglie della Gran-Brettagna, e che questa era la disposizione degli animi, che si osservava dalla Nuova-Scozia sino alla Giorgia. Aggiungevano, facessero i Londinati gli estremi sforzi per ristorar la pace fra le due parti dell'impero; ma che in quanto ad essi non avrebber mai potuto la tirannide ministeriale sopportare. Gli abitanti si preparavano tutti alle armi con grandissima contenzione, i libertini per contrastare alle mire inglesi; i leali, che non eran pochi, o per non ardirsi di andar contro il temporale, o per impedire i disordini, o per poter pigliare, stando in sull'armi, le prime occasioni per mostrarsi. Ma siccome la città di Nuova-Jork è tutta esposta dalla parte del mare, e che non si poteva molta speranza avere di difenderla contro gli assalti di un'armata inglese, così determinarono di anticipare il tempo, ed insignorirsi delle munizioni e delle armi, che nei magazzini reali si ritrovavano. Si allontanarono anche le donne ed i fanciulli dal luogo del pericolo. Il che fatto si preparavano alle difese, e nel caso, ch'essi non avessero potuto resistere alle forze nemiche, stabilirono, cosa orribile a dirsi, ma nelle guerre civili non rara, d'incendiar la città.
Nella Carolina Meridionale si sperava universalmente, che il perseverare nelle risoluzioni contro il commercio inglese avrebbe piegato il governo a risoluzioni meno rigorose. Ma si ebbero nel medesimo giorno le novelle degli aspri statuti del Parlamento, in cui si combattè la battaglia di Lexington, della quale vi si ebbe avviso pochi dì appresso. Rimasero i Caroliniani attoniti e paurosi, conoscendo benissimo, a quanto pericolo si mettessero a voler fare guerra contro la Gran-Brettagna così potente sugli apparati navali, essendo le coste loro per tutta la lunghezza di dugento miglia accessibili a cotali armi, e non avendo in pronto nissune o poche armi, o munizioni da guerra, o abiti da soldato, o navi, o danaro, o uffiziali pratichi dell'arte della milizia. Non erano eziandio senza molta apprensione in riguardo ai Neri, che abbondavano nella condizione servile in quella provincia. Questi si potevano coi doni e colle promesse corrompere, ed indurre a por le mani addosso ed uccidere i padroni loro in quelle ore, in cui meno se lo aspettassero. La provincia medesima non era stata compresa nella proscrizione parlamentare, e non poteva senza una nota di evidente tradigione spontaneamente entrar a parte della ribellione e della guerra. Tuttavia non si perdettero di animo, e fecero animosamente quelle risoluzioni, che credettero del caso. La notte, che seguì l'avviso delle ostilità di Lexington, corsero all'arsenale, e s'impadronirono di tutte le armi e munizioni, che dentro vi si trovavano, e quelle sortirono tra i soldati condotti a' pubblici stipendj. Si convocò un congresso provinciale, il quale sottoscrisse una lega sì fatta; che i Caroliniani si unissero tra di loro con tutti i vincoli dell'onore e della religione per difendere il paese loro contro qualsivoglia nemico; si tenessero pronti a marciare quandunque e dovunque i congressi, o generale o provinciale, avessero creduto necessario; le vite e facoltà loro sacrificassero per mantenere la pubblica sicurezza e la libertà; avessero per inimici tutti coloro, che ricusassero di sottoscrivere la lega, la quale avesse a durare, finchè una riconciliazione conforme agli ordini della costituzione si fosse tra la Gran-Brettagna e l'America operata. Risolvette inoltre di levare due reggimenti di fanti, ed uno di cavalleggieri ch'essi chiamano Rangers. E tale era l'ardore dei popoli, che più uffiziali si appresentavano, che non bisognava, e molti di questi fra le famiglie più ricche e più riputate del paese. Si fece parimente una gittata di biglietti di credito, i quali in quei tempi erano da tutti con grandissima prontezza accettati.
Nella Nuova-Cesarea il popolo, ricevute le nuove di Lexington, s'impadronì del tesoro provinciale; ed una parte ne destinò per dar le paghe ai soldati, che si levavano al medesimo tempo nella colonia.
A Baltimore di Marilandia gli abitanti ponevano le mani addosso alle munizioni da guerra, che nel pubblico fondaco si ritrovavano, e tra le altre cose recarono in potestà loro quindici centinaia di archibusi. Si decretò ancora pubblicamente, si arrestasse ogni trasporto di derrate alle isole, dove si fanno le pescagioni, ed all'esercito ed armate inglesi, che stanziavan a Boston.
La medesima deliberazione pigliarono i Filadelfiesi, i quali anch'essi in ogni modo si apparecchiarono a difendere colle armi in mano la causa, che intrapresa avevano. Gli stessi Quaccheri, nonostanti le credenze loro tanto pacifiche, vennero a parte del calore, col quale gli altri cittadini concorrevano a novità.
Ma nella Virginia, colonia tanto principale ed avversa alle prerogative inglesi, pervennero le novelle del fatto d'armi in tempo, in cui ella era già tutta commossa a subuglio da una causa leggiera in sè stessa, ma, avuto riguardo ai tempi, di sommo rilievo. Il congresso provinciale, il quale sedeva nel mese di marzo, aveva stanziato, che si levassero in ciascuna contea compagnie di volontarj, affine di meglio difendere la contrada. Il governatore, ch'era il lord Dunmore, al nome delle compagnie di volontarj si alterò grandemente, ed entrò in sospetto di qualche pernizioso disegno; e dubitando, volessero impadronirsi di un pubblico magazzino, che si trovava nella città di Williamsburgo, fe' trasportare di notte tempo le polveri d'artiglierie dal magazzino a bordo di una nave da guerra, che aveva gittate le ancore in quella riviera, che essi chiamano di James. All'indomani, accortisi gli abitanti del fatto, si alterarono maravigliosamente, corsero all'armi, e si assembrarono a calca, facendo segni di volere, o di amore o di forza, fosser loro restituite le polveri. Si aspettava qualche gran male. Ma il Consiglio della città s'interpose, e, frenando il tumulto, chiese per lettere pubbliche al governatore la restituzione. Si querelarono con parole gravi della ricevuta ingiuria, e dimostrarono i pericoli, che soprastavano da una ribellagione dei Neri, della quale se ne avevano avuti poco prima, e parecchie volte non dubbj indizj. Rispose il governatore, che le polveri erano state levate, perchè si era udito di una imminente sedizione nella contrada; ch'esse s'erano trasportate di notte tempo per non sollevar gli animi; che si maravigliava bene che si fosser levati in armi; che in questo stato di cose non credeva prudente consiglio di mettere in mano loro le polveri. Affermò finalmente, che nel caso di una ribellione dal canto dei Neri, sarebbero restituite. Le cose si quetarono. Solo essendosi la sera sparsa la voce, che i soldati della nave da guerra si accostavano armati alla città, di nuovo trasse il popolo in arme, e stette attento tutta la notte, come se aspettasse l'assalto.
Il governatore non sapendo, o non volendo accomodarsi alla condizione de' tempi si mostrò oltre modo alterato a queste popolari sommosse. Ei si lasciava uscir di bocca certe minacce, che sarebbe stato molto più opportuno il tacere. Accennava, che avrebbe inalberata la bandiera reale, francati i Neri ed armati contro i padroni loro; cosa egualmente imprudente che barbara, e lontana da ogni specie di civiltà; che avrebbe distrutta la città, e vendicato ad ogni modo l'onore suo e quello della Corona. Queste parole non solo sollevarono a gran sospetto tutta la colonia, ma eziandio ingenerarono grande abborrimento contro il governo. In tal modo ogni accidente anche di poco momento, e perfino la mala tempera, e gli animi incomposti e rotti degli uffiziali, che l'Inghilterra aveva preposti alle faccende dello Stato in America, contribuivano ad accelerar il corso delle cose a quel fatal termine, al quale già tendevano pur troppo di per sè stesse.
Intanto molte adunate popolari si andavano facendo in tutte le contee della provincia, nelle quali si condannavano aspramente la presura delle polveri e le minacce del governatore. Ma quei della contea di Hannover, e di alcune altre circonvicine contrade non istettero contenti alle parole. Pigliate le armi, avendo per condottiere l'Enrico, uno dei deputati al congresso generale, marciarono contro la città di Williamsburgo a fine, come pubblicavano, non solo di ottenere la restituzione delle polveri, ma ancora per sicurare il pubblico tesoro contro i tentativi del governatore. Cento cinquanta de' più spediti erano già arrivati presso la città, quando si appiccò una pratica, la quale si terminò in concordia; ma gli animi erano ingrossati, e si temeva ad ogni tratto un'altra sommossa. Tuttavia i contadini se ne tornarono quietamente alle case loro.
Il governatore affortificò nel miglior modo che seppe il suo palazzo, circondandolo di artiglierie, e mettendovi dentro un presidio di soldati di marina. Mandò un bando, col quale chiarì ribelli l'Enrico ed i suoi seguaci. Attribuì con aspre parole (cosa troppo imprudente ed indegna di coloro, che tengono i magistrati, i quali non debbono nell'esercizio dell'uffizio loro lasciarsi all'ira trasportare) le presenti commozioni alla disaffezione dei popoli, ed al desiderio loro di far rivoltar lo Stato. La qual cosa accrebbe gli sdegni, e troncò le speranze d'ogni bene.
In mezzo a questi disgusti tra i popoli di Virginia ed il governatore, successe un accidente, che gl'incitò maggiormente, il quale fu, che siccome il dottor Franklin quelle dell'Hutchinson, così qualche altra persona quelle lettere del Dunmore scritte intorno agli affari spettanti al suo uffizio, trovò modo di sottrarre dalle scritture del ministro, al quale erano in Londra commesse le cose dell'America, e le aveva ai Capi virginiani inviate. Venute a notizia del pubblico, si levò un romore incredibile contro il governatore, siccome quegli, che avesse scritto cose false ed ingiuriose alla provincia. Così ogni mutua confidenza era perduta; così ogni bruscolo che passava era creduto un gran che; le cose indifferenti si trasformavano in cattive, e le cattive si avvelenavano per la vicendevole nimistà.
In mezzo a tutti questi travagli, i quali se non che davano animo ai popoli, e contro il governo gli aizzavano, non importavano però molto per sè stesse alla somma delle cose, una rilevata impresa fu tentata dagli uomini del Connecticut. La strada, che conduce dalle colonie inglesi nel Canadà, è quasi tutta posta sui fiumi e laghi, che tra queste due contrade s'incontrano, andando per la diritta da ostro a tramontana. Quei, che intraprendono un tale viaggio, incominciano a montar a ritroso il fiume del Nort sino al Forte Edoardo, d'onde, o pigliando la destra via arrivano a Skeenesborough, Forte situato presso le sorgenti del Wood-Creek; o voltandosi alla stanca pervengono al Forte Giorgio, posto all'origine del lago, che si distingue collo stesso nome. Gli uni e gli altri montati sulle navi, i primi pel Wood-Creek, i secondi pel lago Giorgio si conducono a Ticonderoga, nel qual luogo questi due laghi si congiungono insieme per formare il lago Champlain, così chiamato dal nome di un governatore francese, che vi affogò dentro. Pel lago Champlain, e quindi per la riviera Sorel, che nasce da quello, e che ne è l'emissario, si arriva nel gran fiume San Lorenzo, e per questo a seconda nella città di Quebec. È posta adunque Ticonderoga presso il congiungimento di queste acque tra il lago Giorgio e quello di Champlain. Essa è perciò un luogo molto importante, per essere posto nelle fauci, e quasi nel liminare stesso del Canadà, e chi ne è padrone può impedir il passo dal Canadà alle colonie, o da queste a quella provincia. Quindi è, ch'era stata con molta diligenza fortificata dai Francesi, dimodochè gl'Inglesi durarono a' tempi della precedente guerra non poca fatica per impadronirsene, e nella contesa fu versato molto sangue da ambe le parti. Considerarono adunque i Capi di questa fazione, che furono i due colonnelli Easton e Allen, di quanta importanza fosse il preoccupare questa chiave di entrata e d'uscita, primachè vi fossero fatte dagl'Inglesi le difese, o vi avessero mandato un conveniente presidio. Conciossiachè a quei tempi di pace, avendosi nissun sospetto di lontana, non che di vicina guerra, i governatori del Canadà non avevano fatte provvisioni a Ticonderoga, dimodochè rimaneva con debolissimo presidio. Egli era evidente, che volendo il governo inglese proseguir la guerra contro le sue colonie avrebbe mandati eserciti nel Canadà per inviargli poscia per la via di Ticonderoga a ridosso di quelle. Si sapeva inoltre, che questa Fortezza e quella di Crown-Point, che giace un po' più sotto sul medesimo lago di Champlain, erano munitissime di artiglierie, delle quali gli Americani stavano in grandissimo bisogno. Oltre a ciò era una cosa di non poca importanza, che in su quelle prime mosse si facesse qualche segnalata pruova per dar maggior animo ai popoli tumultuanti. Fu dunque questa impresa molto bene considerata nel principio, e con molta prudenza condotta nei mezzi, ed ebbe quel fine, che si doveva aspettare. Mirava il consiglio loro principalmente ad assalire il nemico sprovveduto, e perciò determinarono di procedere con molta segretezza; poichè se i comandanti di Ticonderoga e di Crown-Point avessero avuto qualche sentore della cosa, avrebbero tosto dalla vicina Fortezza di San Giovanni fatti venire i presidj. L'istesso congresso generale, che a quei dì si assembrava in Filadelfia, non ne ebbe avviso, temendo i congiurati in tanto numero dei membri di quello, che qualcheduno non tenesse credenza. Per sovvenire ai bisogni dell'impresa, l'assemblea di Connecticut fece un accatto di diciotto centinaia di dollari (egli è un dollaro cinque franchi, e qualche soldo più). Provvedevansi segretamente polvere e palle, e tutti gli arnesi da involar la Terra; si faceva con gran prestezza la mossa delle genti a Casteltown, Terra posta sulle rive del Wood-Creek per a Ticonderoga. Erano la maggior parte abitatori delle Montagne Verdi, e perciò chiamati nella lingua loro i figliuoli delle verdi montagne; tutta gente animosa, arrisicata ed usa ai pericoli. I condottieri erano oltre l'Allen e l'Easton, i colonnelli Brown e Warner, ed il capitano Dickinson. A questi si era accozzato a Casteltown il colonnello Arnold, che veniva dall'oste di Boston. Costui nato con un ingegno smisurato, con una mente inquieta, e di una intrepidezza piuttosto maravigliosa, che rara, aveva di per sè stesso fatto il medesimo pensiero. Tanta era la convenienza dell'impresa e l'ardire di quei Capi americani. Si era a questo fine indettato colla congregazione di sicurezza di Massacciusset, la quale lo aveva chiamato colonnello coll'autorità di levar soldati, e con questi di far l'impresa di Ticonderoga. Arrivò egli in questo mezzo a Casteltown. Gli parve cosa nuova l'essere preoccupato. Ma siccome non era uomo da rimanersi per un po' di stizza; e che nissuna cosa più grata gli poteva accadere, che l'occasion di menar le mani, si acconciò cogli altri, ed acconsentì, quantunque cosa molto ostica gli paresse, a porsi sotto i comandi dell'Allen. Ponevano le scolte in su tutte le vie per impedire, non trapelasse qualche fumo della loro venuta a Ticonderoga. Arrivavano di notte sulla riva del lago Champlain opposta a Ticonderoga. E siccome la principale speranza di fornire quest'impresa era riposta nella prestezza, superate tosto le difficoltà del tragitto, Allen e Arnold pigliavan terra dall'altra parte vicino al Forte. Si spinsero avanti l'uno e l'altro, ed in sul far dell'alba vi entrarono. Procedendo per la strada coperta, arrivarono sulla spianata. Quivi gridarono ad alta voce gli evviva loro, e menarono gran gazzarra. Il presidio che dormiva, risvegliatosi, trasse. Ne seguì una baruffa coi calci degli archibusi e colle bajonette. Escì fuori il comandante del Forte, ed Easton avendogli detto, che egli era prigioniero dell'America, non la sapeva capire, e andava dicendo: che vuol dir questo? Deposero le armi, e tutto fu posto in potestà dei vincitori. Si trovarono in Ticonderoga da 120 pezzi d'artiglierie di bronzo da sei a ventiquattro libbre di palla, parecchj obici e bombarde, palle e bombe di ogni maniera, ed ogni sorta di munizioni. Essendo poscia le genti, che erano rimaste sull'altra riva, traghettate e congiuntesi colle prime, se ne mandò tosto una parte alla volta di Crown-Point, perchè se ne impadronissero, dove vi era un presidio di pochi soldati. La cosa riuscì facilmente. Vi si trovarono meglio che cento bocche di artiglierie.
Ma l'impresa degli Americani non sarebbe stata compita, se non ottenevano essi soli il dominio del lago. La qual cosa non potevano sperare, fintantochè non si fossero impadroniti di una corvetta da guerra, che gl'Inglesi tenevano presso il Forte di San Giovanni. Determinarono di armare un grosso giunco, al quale essi danno il nome di Schooner, di cui avrebbe avuto il comando Arnold, mentrechè Allen avrebbe condotta la gente sulle piatte, che servono ad uso di navigare su quei laghi. Soffiando il vento da ostro, la nave di Arnold lasciò dietro di sè le piatte, e sopraggiungendo all'improvviso sulla corvetta, il comandante della quale a tutt'altro pensava, fuori che a questo, Arnold se ne fece padrone. E come se il cielo volesse con un evidente segno dar favore a queste prime fazioni degli Americani, il vento, che poco prima spirava dall'ostro, trapassò repentinamente a tramontana, ed in men, che non fa un'ora, se ne tornava Arnold sano e salvo colla corvetta predata, e col suo giunco a Ticonderoga.
Lo stesso evento sortirono le cose degli Americani a Skeenesborough, essendosi insignoriti di questa Fortezza, ed avendo acquistato molte minute artiglierie, che si trovavan dentro, e fatto prigioniero il presidio. Allen, essendosegli in tal modo arrese le Fortezze, vi pose presidio di soldati, e vi deputò per castellano Arnold. Ei se ne tornò nel Connecticut. Questo esito ebbe la prima impresa tentata dagli Americani sui confini loro settentrionali. Essa è stata di somma importanza, e sarebbe anche stata in progresso di maggiore per la somma di tutta la guerra, se queste Fortezze, che sono lo scudo e l'antemurale delle colonie, fossero state ne' tempi che seguirono, con eguale prudenza e valore difese, coi quali state erano acquistate.
Ma presso a Boston le cose andavano molto strette. Gli Americani ponevano ogni industria, per impedir le vettovaglie agl'Inglesi, e questi ogni sforzo facevano per procacciarsene. Il che dava luogo a frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra. Uno di questi, che fu uno dei più grossi, successe intorno le isole di Noddes e di Hog, poste tutte a due nella cala di Boston a greco di questa città, la prima rimpetto a Winnesimick, e la seconda rimpetto e vicino a Chelsea. Essendo queste due isole abbondanti di strame e di bestiami erano di molta utilità agl'Inglesi, i quali vi andavano spesso a foraggiare. I provinciali determinarono d'impedirgli, portando via i bestiami, e distruggendo quanto strame potessero. La qual cosa mandarono ad effetto, non però senza gran contrasto dalla parte dei regj. I provinciali vennero di nuovo sopra l'isola di Noddes, e predarono molto bestiame sì grosso che minuto. L'istesso operarono alcuni giorni dopo in su quelle di Pettick e di Deer. In tutti questi fatti dimostrarono gli Americani grandissimo ardire, ed in maggior confidenza entrarono di sè stessi. La guernigione di Boston, che già pativa di viveri, ne pruovò un incomodo ed un danno gravissimo.
Queste fazioni furono annunziatrici di un'altra di troppo maggior momento, che seguì pochi giorni dopo. Erano arrivati in Boston gli ajuti dall'Inghilterra, i quali col presidio formavano in circa un esercito di dieci in dodicimila soldati, tutta buona e fiorita gente. Eranvi medesimamente giunti tre generali di buon nome, e questi erano Howe, Clinton e Burgoyne. La contenzione degli animi e l'aspettazione erano grandissime da ambe le parti. Gl'Inglesi ardevano di desiderio di levarsi dal viso la macchia di Lexington, non potendo tollerare nelle menti loro, che gli Americani avessero le spalle loro vedute. Non potevano pensare senza sdegno, che i soldati del Re britannico, i quali avevano dato tanti esempj di valore, fossero ora dentro le mura di una città strettamente assediati. Volevano ad ogni modo con qualche bel tratto mostrare la superiorità loro sopra le bande raunaticce degli Americani non essere una vana credenza. Bramavano soprattutto di por fine con una rilevata impresa a questa vituperosa guerra, soddisfacendo ad un tempo alla gloria loro, all'aspettazion della patria, agli ordini, ai desiderj ed alle promesse dei ministri. Del che sovrastava loro anche una stretta necessità pel difetto delle vettovaglie, che ogni dì diventava maggiore, e sarebbe fra poco tempo divenuto intollerabile. E se pure dovevano nell'impresa lasciar la vita, amavano meglio morire di ferro che di fame. Da un altro canto non erano gli Americani meno cupidi di venirne ad un giusto cimento, sperando dalle già fatte cose e dalla fidanza nuova, che presa avevano, di vincere la pruova. Stando le cose in questo stato, i capitani inglesi non si restavano di andar considerando, qual fosse il miglior consiglio per istrigarsi dalle difficoltà loro, e per uscire alla campagna. Due erano le vie da poter saltar fuori. Una di far impeto dall'istmo di Boston, assaltare i nemici affortificati a Roxbury, e, superatigli, correre il paese dalle parti della contea di Suffolk. L'altra era, traghettato il braccio di Charlestown ed attraversata la penisola di questo nome, sboccare per l'istmo, e cacciando i nemici, che occupavano le alture tra Willis-Creek e la riviera Mistica, distendersi dalla parte di Worcester. Il generale Gage aveva da qualche tempo avuto il pensiero di tentare la prima di queste imprese, avendo per le fortificazioni dell'istmo di Boston, in caso di mal successo, la ritirata libera alle spalle. Gli Americani avendone avuto odore il dì medesimo, che si doveva mandare ad effetto, stettero molto avvisati. O sia questa, ovvero altra più vera cagione, che svolgesse il generale inglese dalla sua risoluzione, fatto è, che nè quel giorno, nè i seguenti non uscì. I provinciali si valsero dell'indugio, ed affortificarono molto il luogo con palancate e terrapieni. Vi posero anche l'artiglierie, ed ingrossarono assai quella parte dell'esercito con farvi marciare tutte le milizie delle Terre circonvicine. Queste cose eseguirono con tanta sollecitudine, che il dar la batteria da questa parte sarebbe riuscita agl'Inglesi opera non solo malagevole, ma piena di molto pericolo. Perciò ne abbandonarono il pensiero, e si risolvettero a volgersi verso la penisola e l'istmo di Charlestown. I Capi americani ne ebbero tosto avviso, e si determinarono a voler usare ogni sforzo per attraversare questo nuovo disegno del nemico. Per ciò fare il miglior partito si era di affortificar gagliardamente le alture di Bunker's-hill, le quali signoreggiano l'entrata e l'uscita della penisola di Charlestown. Fu ordinato al colonnello Guglielmo Prescott, occupasse quelle con una banda di mille soldati, e vi facesse sollecitamente le trincee. Ma qui seguì un errore, che arrecò un presentissimo pericolo alla guernigione di Boston, e che pose le due parti nella necessità di venirne subitamente alle mani. Conciossiachè, o sia per la somiglianza del nome, ovvero per qualche altra meno nota cagione i provinciali invece di recarsi ad occupare le alture di Bunker's-hill, e quivi affortificarsi, si portarono più avanti nella penisola, occuparono, ed incominciarono ad affortificare Breed's-hill, altro monticello, che sta a sopraccapo a Charlestown, ed è situato verso l'estremità della penisola più vicina a Boston. Ivi con tanta prontezza lavoravano, che quando incominciava l'alba del seguente giorno ad apparire, avevan di già construtto un ridotto quadrato, che poteva offerir loro una qualche difesa contro le artiglierie del nemico. E tanto fu il silenzio che osservarono in questa opera, che gli Inglesi non ne ebbero nissun sospetto; finchè alle quattro della mattina il capitano di una nave da guerra non senza grandissima maraviglia se n'accorse, ed incominciò a trarre colle artiglierie. Il rimbombo fe' correre la gente a rimirare la novità del fatto. Ma più di tutti i generali inglesi non ne potevano restare capaci. La cosa era di troppa importanza, perchè non cercassero cacciar di là i provinciali, od almeno impedire che tirassero a perfezione le incominciate fortificazioni. Imperciocchè, stando l'altura di Breed's-hill a sopraccapo di Boston, questa città non si sarebbe più potuta tenere, se gli Americani avessero fatto la batteria su quel luogo eminente. Laonde ordinarono, che si desse fuoco a tutte le artiglierie sì della città, che delle navi da guerra e delle batterie galleggianti, che stavano attorno alla penisola di Boston. Ne seguì un fracasso, ed una tempesta di palle e bombe, che si scagliavano contro le opere degli Americani. Dava loro specialmente gran noja una batteria piantata su d'una eminenza chiamata Cop's-hill, che situata dentro la città medesima di Boston le sta a cavaliero ed a rimpetto di Breed's-hill. Ma ciò fu tutto invano. Seguitarono gli Americani a lavorare con grandissima costanza tutto il giorno, e verso sera avevano già tirata a buon termine una trincea, che dal ridotto discendeva sino alle falde del monte, anzi quasi sino alla riva della riviera Mistica; quantunque non l'avessero potuta perfezionare per la furia delle artiglierie nemiche. In questo frangente non era rimasta altra speranza ai generali inglesi fuori di quella di dare l'assalto, e snidiar di viva forza gli Americani da quella forte positura. Ad un tal partito non tardarono ad appigliarsi, e ne seguì il diciassette giugno il fatto d'armi di Breed's-hill, che molti chiamano di Bunker's-hill, molto notabile per la intrepidezza, per non dir l'ostinazione delle due parti, pel numero dei morti e dei feriti, e pell'effetto, ch'ei produsse sull'opinione delle genti in riguardo al valore degli Americani, ed all'esito probabile di tutta la guerra. Avevano gli Americani l'ala dritta protetta dalle case di Charlestown, la qual Terra essi occupavano, e quella parte dell'ala medesima, che si congiungeva al corpo della battaglia, era difesa dal ridotto praticato sull'alture di Breed's-hill. Il corpo di battaglia poi, e l'ala sinistra si riparavano dietro la trincea, che scendendo dal monte si distendeva, senza però raggiungerla, verso la riviera Mistica. Ma gli uffiziali americani, avendo fatto considerazione, che la parte più debole alle difese si era appunto quella estremità dell'ala sinistra; perciocchè in questo luogo la trincea non arrivando fino alla riviera, ed essendo in questo luogo il terreno facile e piano, vi era pericolo, il nemico vi penetrasse e gli assalisse alle spalle, immaginarono di far chiuder quell'adito con due stecconati paralelli, riempiendo di erbe l'intervallo tra uno stecconato e l'altro. I Massacciuttesi occupavano Charlestown, il raddotto ed una parte della trincea; quei del Connecticut retti dal capitano Nolten, e quei del Nuovo-Hampshire capitanati dal colonnello Stark il rimanente della trincea medesima. Pochi momenti prima che si venisse alle mani, arrivò con alcuni ajuti il dottor Warren, che era stato nominato generale, personaggio di molta autorità, ed uno dei più ardenti difensori della causa americana. Giunse con lui anche il generale Pomeroi. Si accostò il primo a' suoi Massacciuttesi, ed il secondo a quei del Connecticut. Il generale Putnam sopravvedeva il tutto, e si teneva pronto a correre là, dove il bisogno il richiedesse. I provinciali non avevano cavalli, non essendo ancor giunti quei, che si aspettavano dalle province meridionali. Di artiglierie erano forniti, se non abbondantemente, almeno sufficientemente. Di archibusi non mancavano, ma per altro tutti ordinarj; perciocchè de' rigati, che hanno maggior gittata, non ne avevano, la maggior parte però senza bajonette. Ma per maneggiargli con destrezza, e saper trarre a mira ferma avanzavano gli Americani ogni altro. Con questi mezzi, con non poca speranza, ed accesi di desiderio di combattere aspettavano la vicina battaglia. Fra mezzo dì e un'ora, essendo il caldo grande, tutto era in moto nel campo britannico. Una moltitudine di barche e di battelli pieni di soldati partivano dalle rive di Boston, e si accostavano a Charlestown. Sbarcavano a Moreton's-point, non incontrata nissuna resistenza; perciocchè le navi da guerra ed altri legni armati colle artiglierie tenevano nel momento dello sbarcare i nemici lontani, sforzandogli a rimanere nei ripari. Erano dieci compagnie di granatieri, altrettante di fanti leggieri, con un proporzionato numero di artiglieri, tutti condotti dal maggior generale Howe e dal brigadiere generale Pigot. Appena sbarcate le genti spiegavano gli ordini loro, i fanti leggieri sulla diritta, i granatieri sulla sinistra. Ma osservata la fortezza del luogo, e l'ardimento che gli Americani mostravano, Howe fe' fermar le ordinanze, e mandò a chiedere un rinforzo. Si attelarono in due file. Il disegno loro era, che mentre l'ala sinistra guidata da Pigot assaliva i ribelli dentro Charlestown, il corpo di battaglia assaltasse il raddotto, e l'ala destra composta di fanti leggieri dovesse forzare il passo presso la riviera Mistica, e ferire in tal modo gli Americani da' fianchi e dalle spalle; il che avrebbe dato agl'Inglesi la vittoria certa. Egli pare ancora, che Gage abbia avuto in animo, sloggiati i nemici da Charlestown, di metter fuoco alla Terra, acciocchè le fiamme ed il fumo, ingombrando l'aria, le genti che dovevan assaltar il raddotto, potessero essere meno nojate dai provinciali. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, gl'Inglesi si movevano per andare all'assalto. I provinciali, che dovevano difendere Charlestown, temendo, che i nemici penetrassero tra il borgo ed il raddotto, il che gli avrebbe tagliati fuori del rimanente dell'esercito, si ritirarono. Gl'Inglesi entrarono nella Terra e vi appiccarono il fuoco. In un istante, essendo le case di legno, tutto fu in fiamme. Intanto marciavano a passo lento contro il raddotto e la trincea, facendo alto di quando in quando per dar tempo alle artiglierie di seguitare e di fare qualche effetto, prima che arrivassero. Il fumo e le fiamme di Charlestown non offrivano loro alcuna comodità, essendo dal vento volte alla contraria parte. Il proceder loro lento, e la chiarezza dell'aria facevano sì, che gli Americani potevano meglio drizzar la mira degli archibusi. Aspettavano questi taciti l'assalto, e non traevano, volendo prima lasciar approssimare il nemico. Ora non si potrebbe con parole meritevolmente descrivere la terribilità di quella circostanza. Una grossa Terra tutta avviluppata dalle fiamme, le quali si elevavano ad una altezza maravigliosa, e ad ogni momento crescevano, spirando un vento fresco. La gente traeva da ogni parte per vedere l'inusitato spettacolo, ed una contesa piena di tanto pericolo e di tanti presagi. I Bostoniani ed i soldati del presidio, che non avevano uffizj, erano montati sui campanili, sui tetti e sulle alture. Le colline ed i campi circonvicini, dai quali si poteva sicuramente prospettare la spaventevole scena, erano ingombri dalla gente affollata di ogni sesso, di ogni classe e di ogni età: ognuno stava coll'animo dubbio, secondo che a questa od a quella parte era inclinato. Giunti gli Inglesi a tiro, gli Americani lanciarono loro addosso un nugolo di palle. Furono sì frequenti, sì numerosi, sì bene aggiustati i tiri, che gli ordini degl'Inglesi ne furono scompigliati, e si ritirarono disordinati fino al luogo dello sbarco. Alcuni si gettarono a scavezzacollo alle navi. Molti restarono morti sul campo di battaglia. Ora si vedevano gli uffiziali fare ogni sforzo, parte con promesse, parte con esortazioni e parte con minacce per inanimare i soldati e condurgli ad un altro assalto. Finalmente dopo molte fatiche, e non senza grande ripugnanza pigliaron di nuovo gli ordini, ed ivano alla batteria. Gli Americani gli aspettarono come la prima volta a gittata, ed allora scaricaron contro un'altra simile furia di archibusate. Gl'Inglesi, perduti molti dei loro, e rotti gli ordini, si ritirarono a riva. In questo periglioso momento della battaglia, Howe, morti o feriti tutti gli uffiziali, che gli stavano all'intorno, rimase per alcun tempo solo sul campo. In tal frangente, dal qual dipendeva l'esito totale della giornata, dicesi, che il generale Clinton, che stava a mirar l'evento della battaglia dal Cop's-hill, veduta la distruzione de' suoi, venisse in soccorso loro, e da quell'esperto capitano, ch'egli era, con una opportunissima mossa riformasse gli ordini e conducesse, secondato anche dagli altri uffiziali, che prevedevano benissimo di quanta importanza fosse all'onor inglese ed alla somma delle cose la perdita o la vittoria, per la terza volta i soldati allo sbaraglio. Si diè adunque la batteria da tre parti al raddotto. Le artiglierie delle navi non solamente proibivano ogni sorta di rinforzo, che potesse agli Americani venire per la via dell'istmo di Charlestown; ma eziandio scoprivano e strisciavano all'indentro la trincea. Le artiglierie da fronte fulminavano anch'esse; agli Americani venivano meno le munizioni, e nuove non ne potevano sperare. Per la qual cosa i tiri loro si rallentavano. In tale stato di cose gl'Inglesi spintisi avanti arrivarono sul raddotto. I provinciali privi di bajonette fecero pur anche una ostinata difesa coi calci degli archibusi. Finalmente essendo già pieno il raddotto di nemici, il generale americano, suonato a raccolta, fe' ritirare i suoi.
Mentre così si travagliava sul lato sinistro e sul centro dell'esercito inglese, i fanti leggieri avevano assalito con molta furia la bastita imperfettamente fatta dai provinciali a riva la riviera Mistica. Dall'un canto e dall'altro si combattè ostinatamente; e se gagliardo fu l'assalto, non fu debole la resistenza. Nonostante tutti gli sforzi delle genti reali, i provinciali mantenevano ancora in questa parte la battaglia, ed allora solamente pensarono a ritirarsi, quando ebber veduto, che il raddotto e la parte superiore della trincea erano venuti in mano dei nemici. Eseguirono la ritirata con tant'ordine, che difficilmente si sarebbe potuto sperare da soldati, come questi erano, nuovi e collettizj. Questa pertinace resistenza dell'ala sinistra dell'esercito americano fu al tutto la salute del rimanente; poichè, se essi avessero dato luogo un poco prima, i fanti leggieri del nemico avrebbero fatto impeto, e corso alle spalle della battaglia e dell'ala diritta, si sarebbero queste trovate in grandissimo pericolo. Ma i provinciali non erano ancora arrivati al fine dei travaglj loro. La sola via di potersi ritirare, ch'era lasciata, si era per l'istmo della penisola di Charlestown, e gl'Inglesi avevano collocato una nave da guerra e due batterie galleggianti, dimodochè le palle lo rasentavano da una parte all'altra. Tuttavia riuscirono gli Americani fuori della penisola senza molto danno. Si fu al tempo della ritirata, che il dottor Warren ricevè la morte. Trovandosi i suoi, che piegavano, perseguitati aspramente dai vincitori, sprezzato ogni pericolo, si fermò solo avanti le file, sforzandosi di raccoglier le genti e d'incorarle col proprio esempio. Ei gridava loro, si ricordassero del motto scritto sulle insegne. Avevan esse da una parte queste parole: Appello al cielo; e dall'altra: Qui transtulit, sustinet. Il che voleva significare, che quella Provvidenza, la quale aveva i loro antenati condotti in mezzo a tanti pericoli in luogo di salvazione, quella stessa avrebbe eziandio dato favore ai discendenti loro. Un uffiziale del Re, vedutolo e conosciutolo, fattosi dare un archibuso da uno de' suoi, pose la mira al Warren, e lo ferì talmente, chi scrive nella testa, e chi nel petto, ch'ei cadde morto sul campo. Temettero gli Americani, che gl'Inglesi, usando la vittoria, uscissero dalla penisola ed assaltassero il principal alloggiamento, che si trovava in Cambridge. Ma si contentarono di pigliar possesso di Bunker's-hill, dove si fortificarono a fine di guardare l'entrata dell'istmo contro qualche nuovo tentativo del nemico. Avendo i provinciali il medesimo sospetto, affortificarono Prospect-hill, che sta alla bocca dell'istmo dalla parte della terra-ferma. Ma nè gli uni nè gli altri osarono tentare alcuna novità, i primi per la perdita di tanti soldati, gli altri per quella del campo di battaglia e della penisola. Perdettero i provinciali cinque pezzi d'artiglieria, con molti istrumenti da fortificare e non pochi arnesi da campo.
Fu biasimato assai da alcuni il generale Howe per aver voluto assalir gli Americani, dando la batteria di fronte alle fortificazioni, ch'erano state fatte sul Breed's-hill, ed alla trincea, che si distendeva verso il mare dalla parte della riviera Mistica. Portarono opinione, che se avesse fatto sbarcare un buon polso di gente sull'istmo di Charlestown, il che gli poteva agevolmente venir fatto coll'ajuto delle navi da guerra e delle batterie galleggianti, avrebbe obbligato, senza che bisogno fosse di venirne ad un sanguinoso combattimento, i provinciali a ritirarsi dalla penisola. Imperciocchè in questo modo avrebbe loro mozzata la comunicazione col campo, che stava fuori della penisola; e per la parte del mare non potevano sperare di trovare rifugio, per esser questo signoreggiato dagl'Inglesi. Così si sarebbe ottenuto l'intento di piano e senza sangue. Dicesi, che Clinton ne abbia mosso il partito; ma non si ottenne. Tanto era il fondamento, che si faceva sul valore e la disciplina dei soldati inglesi, e sulla codardia degli Americani; delle quali cose, se la prima non era senza ragione, la seconda era del tutto vana, e più acciecamento di mente dinotava negl'Inglesi, che prudenza o sperienza de' tempi. Da questo primo errore ne fu grandemente confermato l'ardire degli Americani, debilitato l'esercito inglese, abbattuti gli animi dei soldati, e nacque forse la perdita finale dell'impresa.
La possessione della penisola di Charlestown non giovò tanto ai reali, che loro non nuocesse molto più. L'esercito loro non era tanto abbondante di genti, che potesse senza molto disagio metter le poste nell'istesso tempo, e guardar la città di Boston e quella penisola. Le fatiche dei soldati si moltiplicarono a gran pezza. Dal che ne nacquero, essendo anche assai calda la stagione, moltissime e gravi malattie, le quali ed impedivano grandemente, e per le frequenti morti assottigliarono l'esercito. Al che si debbe aggiungere, che fra i feriti gran numero passavano di questa vita per causa degl'insoliti calori di quel clima, e della carestia dei viveri. Così, cavatone l'onore di aver acquistato il campo di battaglia, nissun frutto raccolsero i vincitori da questo fatto, che importasse alla somma della guerra; che anzi fu esso, e nella opinione dei popoli e nella propria, siccome pure pella forza dell'esercito, di molto detrimento. Per lo contrario nell'oste americana, abbondando i viveri d'ogni sorta, ed essendovi la gente avvezza al clima, la più parte dei feriti erano a guarigione condotti, e s'infiammarono viemaggiormente gli animi nel desiderio della vendetta, essendo, come suole avvenire, riscaldati i sangui dalla sparsione. Al che contribuì anche non poco l'incendio di Charlestown, che da una Terra fiorente e frequentissima di commercio, era un ammassamento di ceneri e di rovine diventata. Non potevano gli Americani riguardarla senza un grave disdegno, e non senza esecrare i soldati europei.
Ma una perdita luttuosa dal canto loro fu quella del generale Warren. Egli era uno di quegli uomini, che più affezionati sono alla libertà, che alla vita; ed altrettanto nemico dell'ambizione e della rapacità, quanto amico alla libertà. Era di buona mente e di felice ingegno dotato, e bellissimo favellatore, sicchè nelle consulte private era riputato di ottimo giudizio, e nelle pubbliche aveva grande autorità presso i circostanti. Gli amici ed i nemici egualmente, conosciutolo fedele e dabbene in ogni cosa, gli avevano grandissima credenza. Avverso ai malvagi senza sdegno, propenso ai buoni senza adulazione; affabile, cortese ed alla mano con ognuno, fu da tutti, ed amato santamente, e riverito senza invidia. Quantunque anzi scarso, che no della persona, era però di gratissimo aspetto. La donna sua, che con isviscerato amore amava, e la quale con eguale affetto lo riconosceva, l'aveva, poco tempo prima da questa vita dipartendosi, lasciato vedovo e sconsolato; ed egli venendo meno in sì memorabil giorno, ed in sì grande uopo alla patria sua, lasciò orfani parecchj figliuoli ancora in età fanciullesca constituiti, dei quali però la ricordevol patria prese amorevole e diligente cura. Così mancò alla patria ed alla famiglia sua in sì grave frangente, e nella sua ancor verde età quest'uomo in pace ed in guerra eccellente; e noi, per quanto ciò fosse in facoltà nostra, seguendo l'instituto della storia, distributrice delle lodi ai buoni, e del biasimo ai tristi, non abbiam voluto questo altrettanto buono che valoroso Americano defraudare di quell'onorata ricordanza presso i posteri, che è alle sue virtù meritevolmente dovuta.
L'impresa tentata dagl'Inglesi nel voler cacciar gli Americani dalla penisola di Charlestown diè sospetto a questi, che volessero dar la batteria a Roxbury, ed insignoritisi di quel luogo, aprirsi la via alla campagna. Indotti da questo timore i Provinciali con opera incessante, e molto studio vi si affortificarono vieppiù, con far nuovi puntoni qua e là alle trincee loro, e fornendogli copiosamente di artiglierie, le quali di fresco erano state condotte al campo. Il presidio abbondava in munizioni da guerra, e tentava con ispessi colpi d'artiglieria, massime con bombe, d'impedir gli Americani dall'opera loro. Questi ebbero alcuni morti e feriti. Parecchie case arsero in Roxbury. Ciò nonostante continuarono a lavorare con una costanza maravigliosa. Non si ristettero, finchè le fortificazioni non furono condotte a quella perfezione, che desideravano, e che poteva di sufficiente difesa servire contro gli assalti del nemico.
I Bostoniani, veduti scacciati i loro non solo da Breed's-hill, ma eziandio da tutta la penisola, e temendo gl'incomodi di un assedio, che ogni cosa presagiva dover riuscir lungo, si accesero di nuovo desiderio di uscire dalla città, e di ritirarsi a luoghi addentro della provincia. Per la qual cosa gli uomini eletti della città furono dal generale Gage, pregandolo, permettesse le uscite, ed affermando, che giusta l'accordo fatto tutte le armi erano state dai cittadini portate e deposte in palazzo. Ma egli, volendo tutt'ora ritenergli, mandò un bando due giorni dopo il fatto di Breed's-hill, col quale dichiarò, che per molte e chiare pruove ei sapeva che numerose armi s'erano nascoste ne' luoghi più segreti delle case con sinistro disegno degli abitanti. Così gli rapportavano la cosa i leali, che, considerati il valore, e la rabbia dimostrati dai libertini in quella battaglia, temevano di qualche accidente, e non volevano lasciarsi uscir di mano gli ostaggi. Ma il vero si fu, che i più avevan portate e deposte le armi, quantunque alcuni serbate avessero in casa le migliori e le più care. Ma il generale inglese voleva bene, che gli altri serbassero la fede, ma non la voleva già serbar egli. Perciò rifiutò lungo spazio le permissioni d'uscita. Ma finalmente, crescendo dall'un canto la scarsità delle vettovaglie, e dall'altro scemando la speranza di poter rompere l'assedio, fu costretto a viva forza, per isgravarsi di molte bocche disutili, concederle; abbenchè si fosse di bel nuovo ostinato, a non voler permettere l'uscita agli arnesi e masserizie di coloro, che se ne andavano. Così spinto da una necessità concedeva quello che non poteva impedire, ed una condizione dura vi aggiungeva, altrettanto più da biasimarsi, quanto che era del tutto inutile, e nissun fine, che cattivo non fosse, partorir potesse. In tal guisa quegli uomini, che della temperanza e moderazione dell'animo si dispogliano, e che dandosi in preda alle incomposte passioni dispettano e s'adirano, pigliano spesso di quei partiti, i quali non che gli avvicinino, gli allontanano vieppiù dal fine, che proposti si sono.
La strettezza dei viveri, alla quale si trovava ridotta la guernigione di Boston, faceva sì, ch'ella tentasse in ogni modo, andando alla busca qua e là sulle propinque marine, di procacciarsene. Quindi è che succedevano tra l'una parte e l'altra frequenti avvisaglie, nelle quali gli Americani acquistavano e maggior animo e maggiore sperienza; e gl'Inglesi più rabbia e maraviglia all'ardimento di quelli. I primi però avendo maggior perizia de' luoghi, e sapendo bene usar le occasioni, ne andavano per l'ordinario colla migliore, ora portando via i bestiami che rimanevano, ora abbruciando lo strame, ora incendiando le case, che potevano ai nemici servire di ricovero. Invano era, che stessero gl'Inglesi vigilanti col numeroso navilio loro; che i provinciali trapelavano ora in questa isola, ora in quella, e con improvvise fazioni gli opprimevano. Sulle coste parimente si facevano frequenti abboccamenti, andandovi gli uni per predare, e gli altri cercando d'impedirgli. Questa che riusciva meglio una ladronaia, che una guerra, non conduceva ad alcun fine, che potesse le cose inclinare più a questa parte, che a quella. Solo servì ad inasprir gli animi degli uomini, ed a fargli diventare da parziali, ch'erano, inviperiti ed irreconciliabili nemici.
Mentre in tale guisa si travagliava intorno e dentro di Boston, erasi il nuovo congresso nel mese di maggio raunato in Filadelfia. Se il primo aveva incominciato un'opera difficile, questo l'aveva a continuare. Nel che maggiori difficoltà doveva incontrare. In tempo di quello si temeva la guerra; ora essa era incominciata, e bisognava con ogni più grande sforzo esercitarla. Allora, siccome suol addivenire nel principio delle cose, erano riscaldati gli animi, e correvano con un certo naturale empito di per sè stessi alla meta; ora, quantunque fossero nei medesimi pensieri infiammatissimi, tuttavia vi era pericolo, non si raffreddassero, essendo a sì fatta vicenda soggetti i moti popolari, che sono più facili ad eccitarsi, che a mantenersi. Molti fra i leali, credendo che non si sarebbe venuto agli estremi casi, e che o le petizioni inviate in Inghilterra avrebbero piegato il governo al volere degli Americani, o che si sarebbero col tempo raffreddati gli animi loro, si erano sin qui contenuti nella quiete; ma era da temersi, che adesso, ch'era spenta ogni speranza di concordia, e che già non che imminente fosse, era rotta la guerra contro quel Re, al quale volevan essi rimaner fedeli, tumultuassero e si congiungessero colle forze reali contro gli autori della sedizione. Era medesimamente da dubitarsi, che molti fra i libertini, i quali avevano molta speranza nelle petizioni collocata, ora vedendo i vicini danni e gl'inevitabili pericoli, non si rimanessero. Tutto annunziava, che la contesa doveva esser lunga e perigliosa. Poco si poteva sperare, che una popolazione fino allora pacifica stata, ed occupata nelle arti dell'agricoltura e del commercio, potesse ora imparare ad un tratto quelle della guerra, ed in queste persistere lungo tempo. Si doveva temere, che ove fosse sbollito quel primo fervore, ricorrendo nelle menti loro le immagini della passata vita, si disbandassero, e fossero ridotti alla necessità di chiedere i patti. Perciò, non era impresa senza molte e gravi difficoltà al congresso, quella di fare provvisioni e di creare ordini, che bastanti fossero a mantener vivo il presente fervore, e fare che da questi nascessero gli effetti, che sulle prime dalla pubblica opinione nascevano. Nissuno non vede, quanti impedimenti si dovessero superare per ridurre una moltitudine tumultuaria e raunaticcia alla forma di un giusto e ben ordinato esercito; senza del quale invano si sarebbe sperato di pervenir a buon fine. Nè facil opera era quella d'impedire, che nei casi della futura guerra non ripullulassero quelle gelosie, che correvano tra una colonia e l'altra, e servissero di causa o di pretesto, perchè alcune di esse calassero agli accordi, e la impresa comune abbandonassero. Denaro, che potesse bastare agli usi della guerra, non si aveva in pronto a gran pezza; ed al difetto di questo principale nervo non si poteva sperare di rimediar per l'avvenire. Che anzi si doveva più ragionevolmente credere, che avesse a crescere per motivo dell'interrompimento, anzi della totale cessazione del commercio dal Parlamento britannico introdotta. Ma grandissima era poi la mancanza dell'armi e delle munizioni da guerra; non che non se ne avessero di nissuna sorta in pronto, ma quelle che si avevano, non erano di gran lunga a sì grand'uopo sufficienti. Si deve anche far considerazione, che è cosa molto dubbia, se i Capi americani sperassero di poter di per sè stessi resistere coll'armi in mano all'Inghilterra, e l'impresa a quel fine condurre, al quale tendevano. Si debb'anzi credere, che molto fondamento facessero sugli ajuti esterni, i quali però non potevano aspettare, se non dai principi dell'Europa, i quali, se propensi erano agli effetti della querela americana, non potevano non essere avversi alle cagioni sue, ed alle massime, sulle quali da parte dell'America ella era fondata. Era pur anche cosa molto evidente, che i principi non si sarebbero discoperti in favor degli Americani, ed i soccorsi concessi non avrebbero, se non quando essi mostrati si fossero gagliardi in sulle armi; che anzi non avessero con qualche bel fatto, che importasse alla somma della guerra, dato segni di valore, pruove di costanza, speranza di riuscita. Si accorgevano benissimo gli Americani, che indarno avrebbero sperato di trarre sul bel principio a parte della guerra i principi europei; e che i primi sforzi dovevano da sè stessi unicamente procedere, i quali, se infelici fossero stati, ogni speranza di soccorso esterno sarebbe diventata vana. La felicità dell'impresa era per l'appunto meno probabile, quando era più necessaria, non potendosi in poco corso di tempo fare tutte le provvisioni necessarie alla guerra. Da tutto questo si vede, quanto incerta dovesse riuscire la speranza dei soccorsi esterni. Il che doveva quegli ardenti spiriti dei Capi americani rintuzzare, ed una certa titubazione indurre nei consiglj loro. Un oggetto finalmente di sommo rilievo, che doveva la mente del congresso occupare, quello si era della condotta, che le vicine nazioni indiane fossero nella presente querela per tenere. Che queste stessero di mezzo, ovvero che seguissero questa o quell'altra parte era l'importanza, e quasi il fondamento di tutta l'impresa. Ma dovevano temere gli Americani, che gl'Inglesi maggior autorità esercitassero presso quelle nazioni. Imperciocchè esse coi doni e colla speranza della preda solo si possono tentare. Nelle quali cose gl'Inglesi molto gli avversarj loro avanzavano. Il predare poi potevano meglio sperare dal canto degl'Inglesi, presso i quali si riconosceva in quei principj stare al tutto la probabilità della vittoria, e dovendosi la guerra esercitare sul territorio americano. Era anche agl'Inglesi aperta la via per mezzo del Canadà per comunicare cogl'Indiani, i quali abitavano per lo più a riva i laghi a ridosso delle colonie, ed a fronte di quella provincia inglese. Importava anche moltissimo agli Americani, che procedessero giustificatamente, e soprattutto presso i popoli della Gran-Brettagna, e presso quei dell'America stessa, ch'erano o avversi, o titubanti, o tiepidi, i quali non potevano non esser grandemente alterati alle ostilità commesse. La qual giustificazione, se potevano non senza molta difficoltà intraprendere in rispetto alla battaglia di Lexington, ed a quella di Breed's-hill, nelle quali combattettero in propria difesa contro una soldatesca che gli assaltava, riusciva però assai malagevole in rispetto alle cose fatte sui confini del Canadà contro le Fortezze di Ticonderoga e di Crown-point, nelle quali essi furono gli assalitori. Non che questi ostili procedimenti non potessero escusazion trovare presso gli uomini intendenti degli affari di Stato, stantechè, poichè la guerra era rotta, era ben ragione, che gli Americani si sforzassero di nuocere piucchè potessero al nemico, e da' suoi assalti preservarsi. Ma presso l'universale dei popoli era questa una cosa, che aveva in sè molta disagevolezza. Eppure l'evidenza della onestà della causa che difendevano, era di grandissimo momento. Imperciocchè la forza loro tutta consisteva nell'opinione, e le armi stesse da questa dipendevano; mentrechè presso i governi dalla diuturnità del tempo confermati, e negli ordini loro bene constituiti, ragione o no che si abbia, i soldati prezzolati corrono alle battaglie, i popoli pagano le gravezze, le armi, le munizioni, le vettovaglie e tutti gli apparati della guerra sono in pronto, o si procacciano con facilità e con abbondanza. Ma il più grand'ostacolo, che avesse a superare il congresso, era quello della gelosia delle assemblee provinciali. Siccome tutte le province erano entrate nella lega e nella guerra, così questa si doveva con comuni consiglj amministrare, e tutte le mozioni del corpo politico dell'America dovevano ad un solo scopo inviarsi. Quest'era stata l'origine del congresso generale. Ma non poteva questi recarsi in mano il governo di tutte le parti della lega senza assumere una parte di quell'autorità, che alle assemblee provinciali si apparteneva; come sarebbe a dire quella di far le leve, di ordinar l'esercito, di eleggere i generali, che avessero in nome dell'America ad amministrare la guerra; quelle ancora d'impor gravezze e di crear biglietti di credito. Era da temersi, che se si conservava troppa autorità nelle assemblee provinciali, si amministrassero gli affari della lega con parziali consiglj; il che sarebbe stato di gravissimi danni cagione. Da un altro canto si aveva gran sospetto, che le medesime assemblee acconsentir non volessero al concedere l'autorità necessaria al congresso, spogliandosi di una parte della loro; e che perciò, o si opponessero alle sue deliberazioni, ovvero con quella puntualità non le secondassero ed eseguissero, ch'erano alla gravità del caso ed al finale evento della guerra cotanto necessarie. Dalle cose sin qui dette si conosce, quanto fossero difficultose le circostanze, in cui si trovava il congresso; ed altri forse, i quali stati fossero o di minor ardire e di maggior prudenza dotati, se ne sarebbero sgomentati. Ma quegli animi nuovi ed invasati, o non vedevano i pericoli, o non conoscevano le probabilità degli eventi, o gli uni e le altre disprezzavano. Certo è, che poche imprese furono incominciate da uomini audaci, che più di questa fossero dubbie nell'evento, e pericolose nel fine. Ma il dado era gettato, e non che altro, la necessità, nella quale si trovavano o credevan di ritrovarsi, non lasciava titubare. E per anticipare gli accidenti, non volendo aspettare, che i tempi venissero loro addosso, o che la necessità gli strignesse, deliberarono di por mano già fin d'allora ai più pronti ed ai più efficaci rimedj.
I primi pensieri del congresso dovevano essere rivolti all'esercito, che osteggiava Boston, acciocchè non vi mancassero, nè le armi, nè le munizioni, nè i soldati, nè i buoni ordini, nè generali esperti e valorosi. E siccome in rispetto a quest'ultimi quelli, che allora erano in offizio, avevano l'autorità loro ricevuta dalle assemblee colonarie, così non potevano governar l'esercito in nome di tutta la lega. E se pure si eran tutti sottomessi ai comandamenti del generale Putnam, ciò era a causa della sua anzianità; e quest'autorità sua era piuttosto una specie di dittatura estemporanea conferitagli dalla libera volontà dell'esercito, che un uffizio derivato dal generale governo. Il nuovo stato delle cose richiedeva un nuovo modo di reggimento militare, e le genti confederate dovevano necessariamente aver un Capo eletto da quel governo, il quale tutta la confederazione rappresentava. L'elezione di un generale di tutta la lega era una cosa di sommo momento. Da questo solo poteva dipendere il buon successo, o la rovina di tutta l'impresa. Fra gli uomini di guerra, che allora si trovavano in America, e che si dimostravano non che favorevoli, ardenti, quei ch'erano in maggiore stima, erano Gates e Lee, il primo per la sua esperienza, ed il secondo per la esperienza e per l'eccellenza del suo ingegno. Ma erano l'uno e l'altro nati in Inghilterra, e qualunque fossero le opinioni loro, e l'ardore col quale la impresa dei coloni abbracciata avevano, e qualunque anche fosse la fidanza, che in elli avesse pigliata il congresso, stimava egli cosa poco sicura il commettersi alla fede d'uomini inglesi in un affare di così somma, anzi di totale importanza. Ed anche nei casi d'infortunio non si sarebbe potuto persuader alla moltitudine, ch'eglino non avessero fatto tradimento, ovvero almeno non avessero diligentemente fatto il debito loro. La qual cosa avrebbe pessimi effetti partoriti in su di un esercito, che tutto stava sull'opinione. Inoltre era Lee uomo rotto ed arabico; ed odiava forse più la tirannide, che amasse la libertà. Quegli uomini riguardosi e sospettosissimi temevano di taluno, che potesse volere, secondo l'opinione loro, dopo che gli avesse alla tirannide inglese sottratti, la libertà loro occupare. Aggiungevasi a ciò, che, se si fosse una volta posta la somma delle cose in balìa di un uomo inglese, non rimaneva a questi altra elezione, che quella, o di soggettargli di nuovo onninamente con inudito tradimento alla potestà assoluta dell'Inghilterra, ovvero all'intiera independenza condurgli. Ed i Capi americani, se la prima di queste condizioni abborrivano, non volevano però, che si togliesse via la coperta della seconda. Quest'istessa cagione fu quella, che fece sì, che il congresso non volle risolversi ad eleggere uno dei generali delle province della Nuova-Inghilterra, come per esempio Putnam o Ward, i quali allora comandavano all'esercito dell'assedio, e che avevano di recente tanto valor mostrato, e non poca perizia in tutte le fazioni, che si erano fatte nelle vicinanze di Boston. Questi si erano troppo vivi dimostrati in favore dell'independenza; la quale si voleva bene, ma però in tempo opportuno procurare. Nè si deve tralasciar di dire, che i Massacciuttesi avevano un'opinione addosso, di voler esser troppo uomini del paese loro, Massacciuttesi più, che Americani mostrandosi. Le province del miluogo, e le meridionali erano insospettite; ed avrebbero veduto di mal occhio, che la causa di tutta l'America si commettesse a taluno, che potesse lasciarsi muover da certe parzialità di luoghi in un tempo, in cui tutti i desiderj e tutti gl'interessi dovevano esser comuni. Fecero anche, ed a ben giusto titolo considerazione, che l'uffizio del generalato americano doveva concedersi ed una persona, la quale nell'ampiezza delle sue facoltà una sufficiente guarentigia offerisse della fede sua, sia nel proseguir l'impresa secondo la mente del congresso, sia per astenersi dal piglio e dal sacco delle proprietà cittadine. Imperciocchè ei sapevano benissimo, che questi uomini militari, quando non sono da una gentile educazione temperati, si fanno lecito ogni libito, e pongon mano molto volontieri non solo nelle robe dei nemici, ma sì pure in quelle degli amici, e dei proprj concittadini. La qual cosa è sempre stata la peste, e spesso la rovina degli eserciti. Adunque il congresso, avendo, secondo l'importanza del caso, molto bene considerate e ponderate tutte queste cose addì quindici di giugno procedette allo squittinio per la elezion del generale americano; e, raccolto il partito, si ritrovarono tutti i voti in favore di Giorgio Washington, uno dei deputati del congresso per la provincia di Virginia. I Massacciuttesi non l'avrebbero voluto vincere; perciocchè ivano alla volta d'uno dei loro; ma vedendosi in voce si accostarono agli altri, e rendettero il partito favorevole. Conosciuta la cosa, Washington, ch'era presente, alzatosi disse: che rendeva egli grazie immortali al congresso per l'onore, che conferito gli aveva. Ma che dubitava bene di non aver forze sufficienti a poter reggere ad un tanto peso; che però non voleva venir meno dell'opera sua in così gran bisogno alla patria, giacchè questa aveva contro l'aspettazione sua, ed oltre le sue facoltà tanta fede in lui collocata; solo pregava, che allorquando un qualche sinistro caso arrivasse alla sua riputazione poco favorevole, volessero ricordarsi, ch'egli aveva sincerissimamente dichiarato in quel dì, che non si riputava abile a sostener quel grado, del quale veniva allora onorato. Assicurava il congresso, che siccome nissuna speranza di emolumenti l'aveva indotto ad abbandonar la domestica quiete e felicità, per entrar in quell'ardua carriera, così ei non voleva ricavarne alcun prò; che stipendio non voleva di sorta alcuna. Aveva il colonnello Washington, che tal era il suo grado, prima che fosse eletto a generale, acquistato il nome di animoso e prudente capitano nelle ultime guerre contro gl'Indiani, e contro i Francesi. Ma fermata la pace del 1763 si era alla vita domestica ritratto, e più non si era nell'armi travagliato. Si poteva pertanto da molti dubitare, ch'ei fosse abile a sostener il peso di tanta guerra. Ma però avendosi generalmente grandissima fede nell'ingegno e nell'animo suo, non esitarono punto gli Americani ad innalzarlo a quel grado. Egli era non solamente nato ed allevato in America, ma vi aveva ancora continuamente dimorato. Era modesto ed assegnato, e sempre mostratosi molto lontano dall'ambizione; cosa, che più di tutte osservavano quei popoli sospettosi ed insospettiti. Era piuttosto ricco, che di mediocri facoltà fornito, e presso di tutti in voce d'uomo dabbene e costumato. Era soprattutto riputato prudente, e di mente gagliarda ed invitta. Credevasi generalmente, non mirasse all'independenza; ma che desiderasse un onorevole accordo coll'Inghilterra. Questa sua opinione molto quadrava colla intenzione dei Capi americani, i quali volevano bene procedere verso l'independenza, ma ancora non volevano discoprirsi. Speravano bene di poter col maneggio delle cose far di modo, che un dì l'independenza diventasse una necessità; e che Washington stesso, quando proceduto fosse già molt'oltre nella carriera, si sarebbe facilmente lasciato indurre, o dall'onor del grado, o dalla necessità delle circostanze, o dalle lusinghe della gloria a continuare nell'intrapresa via, quando anche allo scopo di ottenere l'annullazione delle leggi fosse sostituito quello della totale independenza. Così nella persona di questo capitano, ch'era allora nell'età di quarantaquattro anni, e perciò già lontano dall'ambizione giovanile, tutte quelle doti si riunivano, che desideravano coloro, i quali avevano in America la somma delle cose in mano. Onde non è da far maraviglia, se la elezione di lui non dispiacque a nissuno, e se anzi i più la commendarono sommamente.