LIBRO SESTO
1775
Intanto in Inghilterra i popoli si commovevano grandemente a maraviglia, e le Sette molto si riscaldavano alla resistenza degli Americani. Si era sperato, ed i ministri avevano con molt'asseveranza affermato, che per le ultime leggi, e per le soldatesche colà inviate sino a quel dì, sarebbersi i sediziosi potuti raffrenare, e costringere all'obbedienza. Si teneva per certo, che gli affezionati alla causa reale confortati dalla presenza dei soldati, e desiderosi di schifare la vendetta delle leggi, avrebbero fatto qualche gagliardo motivo, e, separatisi dai tumultuanti, accostati si sarebbero alle genti del Re per ristabilire l'autorità del governo. Si aveva eziandio una ferma opinione, che non mai le province meridionali, veduti gli estremi casi, abbracciato avrebbero la causa delle settentrionali; e si aveva molta aspettazione, che per la divisione delle une e delle altre, si sarebbe di leggieri ottenuto il soggiogamento di tutte. Ma queste speranze essendo state a gran partito ingannate, ognuno stava di mala voglia, e molti agramente condannavano i consiglj dei ministri. Non potevan tollerare negli animi loro, che i soldati del Re, in vece di correre vittoriosi la contrada, fossero essi stessi, senz'ardirsi di saltar fuori, rinserrati fra i termini di una sola città; che le commozioni, ch'erano state parziali, ora diventate fossero universali; che in vece del ristoramento dell'autorità regia fossero dappertutto i governatori stati sforzati ad abbandonar le sedi loro, ed a ritirarsi a gran fretta a bordo delle navi; e che in luogo di far vista di temere o di cedere, acquistassero gli Americani nuovo coraggio e nuovo ardire alla resistenza. Quei che avevano contrastato alle deliberazioni dei ministri andavan vociferando, che questi erano i necessarj frutti, gli antiveduti e presagiti effetti dell'imperizia e caparbietà loro; che giacchè non avevan essi voluto concedere ai coloni l'addimandata pace, avrebber dovuto almeno colle sufficienti armi la guerra esercitare; che avevan fatto troppo per irritare, poco per suggettare; che in vece di sorprendere ad un tratto l'avversaria parte, prima che avesse a sè stessa procacciato i mezzi di difesa, l'avevan di lungi avvertita, quasi desiderassero, si apparecchiasse; che avevano cimentata tutta la fortuna con una parte delle forze, e che avevano la nazione britannica disgraziata, non solo presso gli Americani, ma presso tutte le nazioni del mondo con una nota di crudeltà, senz'averle conciliato rispetto collo splendore della vittoria; ma che poi si rallegravano bene e grandemente, che i disegni, i quali i ministri avevano contro l'America immaginati, fossero stati guasti ed interrotti, acciocchè si accorgessero, che lo stabilir la tirannide nell'Impero britannico non era opera così agevole, siccome in tanta rabbia e cecità loro si avevano nell'animo concetto; che molto contento provavano al vedere, che questi modi stuardi, queste fogge scozzesi preparate in America, e destinate in ultimo per l'Inghilterra, avessero quella opposizione incontrato, che gli uomini dabbene, che gli amici della libertà tutti desideravano; che felice augurio ne prendevano, e quindi non disperavano della pubblica salute, fossero qualsivogliano i pregiudiziali disegni degli efferati ministri.
Ma all'incontro redarguivano questi; che avevano essi creduto, che il procedere con mansuetudine in su quei primi principj ottimamente s'appartenesse alla natura delle leggi e degli uomini inglesi; che la carità e la sopportazione verso i sudditi eran le guide principali del britannico governo; che tante volte, e per così leggieri cagioni dagli uomini parziali erano stati i ministri accusati di volere un modo di vivere dispotico introdurre, che nella presente controversia hanno voluto tenersi lontani per fino dal sospetto di somigliante desiderio. E che cosa avrebbero detto gli avversarj, se i ministri in sui bei primi romori fossero corsi all'armi, e, mandati prepotenti eserciti in America, posto avessero di colpo a ferro ed a fuoco quel continente? Allora sì, che avrebbero alzato la voce, e gridato contro la tirannide; ma siccome ciò fanno anche nel contrario caso, così non doversi far conto nissuno de' schiamazzi loro; perciocchè quindi si dimostra, che non l'amor della libertà, ma l'ambizione, non il desiderio della giustizia, ma quello di contraddire ai ministri gli movevano. Dovevano i ministri, continuavano a discorrere, prima di venirne agli estremi rimedj, dar tempo al ravvedimento ed alla penitenza, e solo ai mali divenuti incurabili doversi il ferro ed il fuoco applicare; che per verità si era sopportato lunga pezza la petulanza americana, ma che si doveva sperare, che questa lunga pazienza avrebbe gli Americani fatti accorgere della bontà della comune madre, la quale andava magnanimamente sopportando, quando poteva insuperabilmente gastigare; imperciocchè della forza e della superior potenza della Gran-Brettagna non potevano i coloni a patto veruno dubitare. E si doveva credere, che avrebbero essi a tal condotta del governo aperti gli occhi, se dai Capi invasati al di là, e dalle vociferazioni degli oppositori al di qua stati non fossero ingannati, infiammati e travolti. Ma che ora si vederia bene dalle risolute deliberazioni del governo, e dall'uso gagliardo, che egli era per fare di tutte le forze sue, ch'ei non era per mancare a sè stesso, nè all'onor della Corona, nè agl'interessi della patria. Aggiungevano in ultimo luogo, che dopo tanta longanimità si sarebbe senza rispetto potuto procedere contro gli Americani; che non si dovevano più oltre come uomini inglesi riguardare, ma sì piuttosto come implacabili nemici; e che se di presente si aveva in animo di usar contro di essi tutta la forza della Gran-Brettagna, questa si poteva eziandio liberamente e piamente usare. In tal modo ribattevano i ministri le imputazioni degli avversarj loro; le quali escusazioni sarebbero accettabili state, se essi non avessero le leggi irritatrici adoperate, peggiori assai dell'armi vincitrici; imperciocchè a queste si resiste con gloria, a quelle senza sfogo.
Ma non si ristavano però nè l'una parte nè l'altra; e pareva, che colla diuturnità, invece di raddolcirsi, più s'inasprissero questi rancori cittadini; e che quanto più necessario diventava l'unanime consentimento di tutti per ostare al pericolo della patria, tanto più l'amor delle parti gli animi dividesse l'uno dall'altro e vieppiù gli allontanasse. Tanto peggiore e più funesto augurio annunziavano queste intestine gare, in quantochè avevano esse la sembianza di quelle antiche e sanguinose contese, nelle quali con tanto danno e pericolo dell'Inghilterra a' tempi della Regina Anna i libertini ed i reali, sotto i nomi di Whigs, e di Tori, avevano la rabbia loro esercitato. Gli amici ed i nemici alla causa americana dimostravano, ed il medesimo impeto, e la medesima ostinazione; e pareva, che non solo l'America parteggiasse, ma eziandio, che l'Inghilterra stessa avesse a prorompere nelle intestine dissensioni e nella civil guerra. I Tori, dicevasi da una parte, sono essi gli autori delle frequenti lettere pubbliche indiritte al Re ed al Parlamento, per le quali si esorta il governo a mettere a fuoco, a ruba ed a sangue il continente americano; sono essi i falsi rapportatori, gl'incenditori della discordia. Ostinati come sono, ed infatuati nelle massime della Casa stuarda, nè l'esempio dei mali, ai quali andò per quelle l'Inghilterra soggetta, nè l'eccidio totale di quella famiglia medesima, del quale furono la cagione, non possono le tenaci menti loro illuminare, nè i feroci animi ritrarre dalla crudeltà e dalle voglie tiranniche. Il lagrimevol caso del padre non potè storre un ostinato figliuolo da seguitar la pericolosa via, che lo condusse al precipizio; e tali sono tutti i Tori, che lo stato loro, la vita e la fortuna tutta pospongono alle anticipate opinioni loro ed all'ambizione del signoreggiare. Quando le crudeli stelle, che lucevano a' dì della signoria stuarda, avevano la servitù esterna condotta e la guerra cittadina, allora si rallegravano i Tori, siccome quelli, i quali l'onor nazionale non curano, ed hanno in non cale la pubblica felicità. Le massime loro consuonano con quelle dei Principi assoluti dell'Europa, e non si vergognano di soggettar a questi la patria, trovando presso i medesimi un facile patrocinio all'ambizione loro. Le terre europee tutte sono a sovrani independenti sottoposte. Sola l'Inghilterra gode per un dolce risguardo della provvidenza di un temperato e libero governo. Ma i Tori vogliono anche questo disfare, quasi disiosi fossero di una dispotica uniformità in tutti i paesi d'Europa. Hanno essi gli animi macchiati di tutti i vizj delle superbe, infinte ed ingorde Corti, i quali largamente si diffondono, come un pestilente soffio, e contaminano tutta la nazione. Nissun uomo apprezzano, se non vile; nissuno onorano, se non superbo e tracotato. Piaggiano i superiori, insultano agl'inferiori; sempre invidiano il felice, soccorrono al misero rado, e per vana gloria. La pubblica felicità fanno servire all'introducimento della servitù, la quale stabilita, han poscia più cura di mantenere questa, che di continuar quella. Il sommo bene pongono nell'assoluto dominio; e la miglior condizione della società credono consistere nella muta servitù. Lodano le rivoluzioni, quando conducono un popolo verso la tirannide, ed i mali di quelle con ipocrita carità lamentano, e con accomodate parole magnificano, quando mirano alla libertà. Hanno sempre in bocca l'argomento della pubblica tranquillità; ma gli abusi dell'arbitraria potestà, le consumatrici tasse, le impronte gabelle, le soperchierie dei potenti, i non ristorati oltraggi, le non emendate ingiustizie passano sotto silenzio. Ora sono alla causa americana contrastanti, perchè interrompe i già concetti disegni di guastare il presente libero e felice governo di questa patria, e d'introdurre nel cuore stesso del Regno gli ordinamenti di Carlo e di Jacopo. Speran essi, che, spenti i semi della libertà in America, e sottomessi quegli spiriti generosi, le soldatesche vittoriose abili saranno a porre anche il crudele giogo sul collo agli uomini inglesi. Queste sono le brame loro, questi i pensieri, che notte e dì gli tormentano, e non il desiderio di veder ristorata la pace in un continente, che a bella posta spinto hanno alla guerra. Si prevengano adunque, dicevano, i funesti disegni, si resista alle spietate voglie, e si conservi intera quella eredità, che i maggiori nostri tramandata ci hanno mercè il valore e la generosità loro, e le magnanime imprese del Gran Guglielmo. Così si servirà alla patria, e fors'anche ai Brunsvicchesi stessi, i quali non possono senza pericolo ingrati mostrarsi verso i libertini, od allontanarsi sicuramente da quelle massime, le quali all'altezza del britannico soglio innalzati gli hanno.
Dall'altra parte insistevano con molto calore i Tori; che poco bene si confaceva ai libertini il chiamar i Tori crudeli ed avventati, poichè qual sia stato l'animo loro ai tempi della repubblica, ed anche a quei della Realtà, allorquando avevano la somma delle cose in mano, nissuno è, che non lo sappia; imperciocchè allora le morti, gli esilj, le confiscazioni hanno conculcata in fondo, e quasi sommersa questa infelice patria; le prigioni e le mannaie erano gl'istrumenti della bontà libertina. E se un felice e generoso Principe non poneva fine alle voglie loro di sangue e di anarchia, introducendo coll'ajuto di tutti i buoni un vivere libero, e tale, quale il desideravano i Tori, l'Inghilterra era arrivata all'ultimo dì, e diventava preda agli esterni nemici. Che cosa vogliono i Tori? Che nelle controversie e negl'interessi nazionali vi abbia un'autorità suprema, la quale le definisca, e gli regoli irrevocabilmente, e quest'autorità credono consistere nel Re unito col Parlamento. Ma i libertini alla decisione di cotesta autorità non si vogliono rimanere, e vanno a cercare, non si sa quale autorità popolare, la quale dicono consistere nella universalità dei cittadini, come se una moltitudine tumultuaria, ignara e parziale dovesse, e potesse di quelle cose giudicare, nelle quali i più prudenti, i più esperti uomini trovano grandissima difficoltà. E' ci deve pur essere un fine alle nazionali disputazioni, il quale malamente taluno sperar potrebbe nel giudizio della plebe, cui i più audaci, i più perduti uomini impressionano meglio, che i buoni ed i prudenti; e la domestica fame necessita a pigliar i bocconi dai malvagi. A questo fine sono stati instituiti il Re ed il Parlamento, acciocchè così nei casi ordinarj dello Stato, come nei difficili e straordinarj consultino e vedano, che non riceva la patria detrimento alcuno. Nella querela americana i ministri non hanno operato di per sè soli, nè di propria autorità. Ma il Re ed il Parlamento decretarono ed approvarono; e ciò dee persuaso avere ogni uomo amante della pubblica autorità e degli ordini della costituzione. Ma agognano i libertini di veder l'Inghilterra, siccome l'America, in preda ad una disordinata moltitudine per poter dar di piglio, per acquistar potere, per soddisfare ad una sfrenata ambizione, per isconvolgere gli ordini di questo libero governo. Sono essi i libertini i figliuoli, ed i rappresentanti di quei repubblicani, che desolarono il Regno un secolo addietro. Gridano essi il nome di libertà, perchè vogliono essi medesimi esercitare la tirannide. Sotto il colore della pubblica salute rompono, e mettono dall'un de' lati ogni forma od ordine civile, ed esercitano pienamente la potestà arbitraria. E se molto disprezzanti si dimostrano delle leggi protettrici delle persone, delle proprietà e dell'onore, non son meno crudeli gli animi loro; che per una opinione o vera, o creduta, od a bello studio supposta, per un sospetto, per un nonnulla corrono all'ire, ed agli estremi casi riducono i padri di famiglia, i padri della patria, i migliori, i più necessarj, i più riputati cittadini. Piaggiano essi il popolo, quando sono inferiori; diventati superiori lo taglieggiano, lo decimano, lo affamano; e per aggiungere lo scherno al danno non cessan di dire, che queste cose fanno per renderlo felice. Molte cose vanno spargendo i libertini in sui vizj delle Corti, come se le aperte e le secrete ruberie, lo sprofondare in mezzo allo sfrenato lusso le male acquistate ricchezze, l'ingolfarsi nella libidine, il contaminar i maritali letti, il mettere a prezzo di adulterio alle fedeli spose la vita dei diletti mariti, il trionfar pubblico delle meretrici, la viltà di andare a' versi ai vilissimi uomini, le quali cose tutte si notarono molto evidentemente a' tempi della signoria dei libertini, fossero buoni e lodevoli costumi. Ma, si aggiungeva dalla parte dei ministeriali, qualunque siano le trame, i desiderj e le speranze di cotesta inquieta generazione d'uomini, di cotesti partigiani non di una giusta libertà, ma sì della sfrenata licenza dei popoli coperta sotto il nome di libertà, si saprà bene resister loro, conservar la pubblica tranquillità, assicurare alle leggi la dovuta obbedienza, e mandare ad effetto quelle risoluzioni intorno i ribelli Americani, le quali tanto solennemente, e secondo gli ordini pubblici prese furono dal Re e dal Parlamento. La necessità delle cose, la fedeltà dei popoli, e la ricordanza della varcata tirannide dei libertini faranno sì, che tutte le vociferazioni loro, tutti i maneggi, tutti gl'incentivi riusciranno vani. Del rimanente i Tori sono dessi gli amici della libertà, e non gli avversarj loro; imperciocchè la libertà consiste non nel chiamare ad ogni piè sospinto il popolo a parlamento: ma sibbene nell'obbedire fedelmente a quegli statuti fondamentali, che con unanime consentimento della nazione fatti furono, e che l'autorità reale coll'autorità popolare mitigarono e temperarono.
Così si pungevano e mordevano acerbissimamente i libertini ed i ministeriali. Pareva, avesse a seguir di breve qualche gran disordine, e per la maggior parte degli uomini si viveva in malissima contentezza. Nel che si può notare, quanto siano lontani da ogni temperanza gli animi umani, quando sono una volta compresi dall'amor delle Sette. Imperciocchè, se a condannabili eccessi trascorsero a' tempi della signoria loro, così i reali, come i libertini, non è però, che presso l'una parte e l'altra molti non vi fossero, uomini diritti, i quali se giudicavano male, desideravano però bene; e con questi ogni maniera di governo sarebbe buona, purchè non fosse meramente dispotica. Ma gli ambiziosi, dei quali per mala ventura non si ha mai penuria, sono essi la peste più esiziale in ogni buon governo; perchè non istanno contenti agli ordini civili della patria loro, ma gli trascorrono, e danno luogo in tal modo alle rivoluzioni ed al potere arbitrario. E quegli, che ordinar volesse un buon governo, dovrebbe meno curare la Realtà, o la non Realtà, la repubblica, o la non repubblica, che di creare quegli ordini, i quali atti fossero a tenere in freno gli ambiziosi. La qual cosa, se sia stata fatta fin qui, o se sia possibile a farsi, noi non sarem per giudicare. Certo è, che non si debbono biasimare gli uomini temperati nel desiderar le Realtà, o le repubbliche; si debbono bensì detestare ed esecrare gli ambiziosi, i quali fanno cambiar le Realtà in dispotismo tirannico, e le repubbliche in anarchia anch'essa tirannica.
Vivendosi pertanto in Inghilterra fra questi umori si divulgava; che il lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, aveva fatto intendere a Penn e Lee, i quali da parte del congresso gli avevano presentato la petizione indiritta al Re, che non le si sarebbe data nissuna risposta. Del che quei che seguivano le parti americane, si commossero a grandissimo sdegno, ed andavano facendo gran querimonie, che i ministri mostrassero troppo maggior ostinazione, che i tempi non comportavano.
Ma i ministeriali dal canto loro redarguivano gli avversarj, ed instavano dicendo; ora che ogni cosa è in pronto; che il popolo ha concetto grandi speranze; che l'Europa tutta sta in aspettazione per vedere, quale abbia ad essere il frutto della rotta pazienza, e delle apprestate armi, si dee dar dentro, e gagliardamente usar quella guerra, che la Gran-Brettagna con inudito esempio di longanimità ha voluto evitare, ed alla quale gl'insolenti e caparbj sudditi l'hanno e chiamata, e provocata con tanti oltraggi.
Queste insinuazioni dei ministeriali facevano grand'effetto presso una nazione di propria natura e valorosa ed orgogliosa; e gli animi si disponevano gradatamente alla guerra. Ciò nonostante le petizioni contro di questa eran frequenti.
In questo mezzo arrivarono infelici novelle delle pescagioni di Terra-nuova; poichè avendo il congresso proibito ogni trasporto di viveri a que' scanni, quei che vi erano iti per la bisogna del pescare, dovettero, per non morir di fame, abbandonarla, e prestissimamente ripararsi ad altri lidi. A questo s'aggiunse una fortuna di mare, che con furore insolito desolò quelle spiagge. Gonfiò molto terribilmente, e si alzò oltre trenta piedi sopra l'usato livello. Fu sì improvviso l'impeto suo, che prevenne ogni scampo; più di settecento barche pescherecce colle intiere ciurme perirono. Alcune più grosse navi affondarono del pari colle genti. Nè minore fu la devastazione sulle terre. Imperciocchè, dilagando il mare, pose ogni cosa in rovina. A tale calamità molto si sgomentarono gli uomini in Inghilterra, e parve a tutti una cosa malaugurosa. Pareva, che la fortuna fosse corrucciata in ogni luogo contro il britannico Impero.
I popoli superstiziosi si ristavano. Conguagliavano la fortuna americana colla loro. Dal canto dei coloni il cielo propizio, l'abbondanza delle vettovaglie, la sanità degli eserciti, la prosperità delle armi, la moltitudine pronta a correre sotto le insegne. Dal canto loro un esercito assediato, malattie mortalissime, ferite incurabili, lo stento, la fame, ogni sorta patimenti; un cielo irato, un mare infuriato, naufragi frequentissimi; molta ritrosia nell'andar soldati, ogni cosa in declinazione. Gli oppositori politici per ambizione o per amor della libertà; i mercatanti per interesse proprio o per amore della pubblica prosperità della smarrigione universale approfittavano. Le petizioni contro la guerra non furon poche; le città di Londra e di Bristol furono tra le prime. Favellarono del sangue da spargersi, delle spese da sopportarsi, dei nuovi nemici da incontrarsi. Vista l'ostinazione dei coloni, la vittoria stessa sarebbe esiziale. Il vincitore e il vinto sarebbero accomunati nella fatale sventura. Esortavano, pregavano, scongiuravano, si desistesse da inimichevoli consiglj, che nissun bene annunziavano, che tanta rovina presagivano.
Ma i ministri non si lasciavano svolgere dal proposito loro. Accrebbe in questo stesso tempo il mal animo dell'universale, e la voglia di contrapporsi ai disegni ministeriali, il rifiuto del Conte d'Effingham, uomo assai ricco, ed uffiziale molto riputato negli eserciti britannici. Aveva egli in ogni occorrenza difeso con molto calore l'impresa dei coloni. E non volendo esser diverso da sè stesso rassegnò l'uffizio. Fu lodato da molti. Le città di Londra, di Dublino e di Middlesex con lettere pubbliche molto lo commendarono e ringraziarono. Parecchj altri uffiziali imitarono l'esempio, ed era diventato uso il rinunziare. Nel che coloro, i quali si dilettano delle cose politiche, potranno osservare, con quanta facilità si potesse in Inghilterra seguire diversa via da quella del governo; poichè gli oppositori, in luogo di riportarne vergogna o danno, ne riportavano lode e favore. E fatta considerazione delle imprese in varj tempi eseguite dalla nazione britannica, e con quanta lena abbia essa esercitate le guerre contro nazioni potentissime, non potranno non conchiudere, esser falsa l'opinione di coloro, i quali credono, che un governo largo indebolisca le nazioni, e che la forza loro non possa consistere, se non col dispotismo.
Ma tornando alla nostra narrazione, le vociferazioni degli opponenti, e le licenze degli uffiziali avevano fatto di modo, che la bisogna dello arruolare andasse molto lentamente. Quindi potevan bene a posta loro gli uffiziali far dar nei tamburi per le città più popolose, rizzar le insegne reali, prometter premj e caposoldi molto ingordi, che non pertanto pochi si accostavano al voler pigliar soldo. In ciò si dimostravano renitenti i cattolici egualmente che i protestanti. Solo gli abitatori delle parti settentrionali della Gran-Brettagna pigliavano le armi molto volentieri, e si facevano descrivere nei reggimenti. Ma l'aiuto loro non poteva esser sufficiente in tanto bisogno. Perciò i ministri si trovavano in grandissime difficoltà; per isbrigarsi dalle quali si determinarono di rivolgersi agli aiuti esterni, sperando coll'oro, del quale abbondavano, accattar gli uomini, dei quali difettavano. A questo fine fecero i maneggi loro presso la Corte di Pietroburgo per ottenere ventimila Russi, i quali dovessero essere inviati in America la vicina primavera. Molto fondamento facevano su questi soldati, siccome quelli, che nella precedente guerra contro i Turchi avevano molta lode di disciplina e di valor militare riportato. Ma le speranze riuscirono vane. Quel governo non volle acconsentire, che i suoi soldati andassero a condursi ai soldi esterni, ed in quella guerra entrassero per una poca di pecunia, nella quale interesse di sorta alcuna non avevano. Allora i ministri applicarono l'animo a tentare le Province Unite dell'Olanda. Avevano gli Stati Generali al soldo loro alcuni battaglioni di soldati scozzesi, e questi domandò il governo inglese per adoperargli nella guerra americana. Sperava, che per l'antica lega, e per altri interessi comuni avrebbe facilmente dagli Stati Generali ottenuto l'intento. Ma essendo la cosa di grandissimo momento essi Stati non vollero di per sè stessi definirla, e determinarono, si consultassero sopra di ciò le assemblee provinciali. La Zelanda ed Utrecht consentirono; l'Olanda e le altre ricusarono. Giovanni Derk, della Capella, orò molto opportunamente contro la provvisione nell'assemblea degli Stati dell'Overissel. Disse, che il tramescolarsi nelle intestine gare di una nazione esterna era cosa troppo indegna della dignità della Repubblica; ch'essi si stavano troppo deboli in sull'armi, e troppo prosperi in sul commercio per potersi intromettere così di leggieri nelle brighe altrui; che se si soccorreva all'Inghilterra contro l'America, altri Stati assai potenti, intendendo della Francia, avrebbero soccorso l'America contro l'Inghilterra, e che l'Olanda tratta sarebbe necessariamente a parte della pericolosa guerra. Ricordò la tirannide inglese in sui mari, le visite fatte sulle navi olandesi, e le confiscate merci sotto il pretesto del contrabbando. Parlò dell'indole efferata di questa guerra, e toccò peranche i crudeli Indiani condotti ai soldi dei capitani britannici. Favellò finalmente dell'imprudenza, che sarebbe grandissima, nel dar le mani a quel costume testè introdotto generalmente in Europa dei grossi eserciti stanziali, peste esiziale di ogni buon governo, e principale sostentamento del servaggio dei popoli. Il partito non si ottenne. Del che non debbe alcuno pigliar maraviglia; stantechè appariva generalmente agli Olandesi la causa americana molto simile a quella degli antenati loro; e pareva ad essi strana cosa, che avessero a concorrere nel punir coloro, che il proprio esempio imitavano. In questa sentenza concorrevano e quelli fra gli Olandesi, che seguivano le parti inglesi, e quelli ancora, che setteggiavano pei Francesi, i primi, perchè credevano, che il voler colla forza soggiogar gli Americani, sforzati gli avrebbe alla fine di gettarsi nelle braccia della Francia, ed i secondi, perchè desideravano, che fossero rintuzzati l'orgoglio e la potenza della nazione britannica. Certo è, che a que' tempi la prosperità e la ricchezza dell'Inghilterra facevano invidia a tutti; e che i suoi modi pieni di superbia inasprivano, e gli animi generalmente di secreto odio e di nimistà riempivano.
Ma i ministri, fatto avendo un gran dimenare in Germania, sortirono miglior effetto presso i principi d'Assia, di Brunswich ed alcuni altri minori sovrani di quella contrada. Si fece l'accordo con grande allegrezza e speranza dei ministri, i quali molto si rallegravano, che la prontezza germanica avesse ad un sì gran bisogno alla lentezza inglese sopperito. Nel che tanto maggior contento provarono, che, siccome questi uomini tedeschi poco s'intendono di libertà, o di non libertà, e parlando eziandio una diversa lingua, poco si poteva temere, che potessero essere svolti dalle dicerìe e dagl'incentivi degli Americani. Della qual cosa non istavano senza qualche dubitazione rispetto ai soldati inglesi, siccome quelli, che avevano la medesima favella che gli Americani, e che contro coloro andavano a combattere, i quali difendevano o parevano difendere una causa ai sudditi più favorevole che al governo.
Divulgatesi in Inghilterra le novelle dei soldati limosinati dai principi di Germania non si potrebbe facilmente dire, a quanta rabbia si commovessero coloro, i quali ai disegni ministeriali si opponevano. Molti eziandio di quelli, che per essi parteggiavano, se ne alterarono grandemente. Andavano dicendo, ch'era una cosa da non potersi tollerare, che i soldati mercenarj dei principi forestieri venissero ad intromettersi nelle domestiche discordie; ch'era questo un mettere una mala cannella, un porre un pernizioso esempio, del quale audaci ed artifiziosi ministri si avrebbero potuto prevalere per sovvertir gli ordini civili, e spegnere ogni libertà nell'Inghilterra medesima; che questi soldati, compiuta che avessero la bisogna loro in quelle lontane contrade, potevano sotto varie coperte venir condotti ne' più vicini luoghi, e fors'anche nel cuore stesso del Regno; che quest'era un caso di Stato, un crimenlese l'aver voluto senza il consenso del Parlamento introdurre soldati stranieri nei dominj britannici. Certamente nissuna risoluzione dei ministri aveva sin qui tanto disgusto, e tanta perturbazione prodotto nei popoli, come questa. Accese ella viemmaggiormente la rabbia degli uni, e molto raffreddò gli altri, e parve a tutti illegale nel principio, pericolosa nel fine, ed ingiuriosa al nome britannico, come se non fosse bastata la vista agl'Inglesi soli di condur a buon fine la contesa. Ognuno stava di mala voglia, ed incominciavasi generalmente a condannare la cagione della guerra e l'ostinazione dei ministri.
In mezzo a tutti questi sospetti e travagli fu convocato il Parlamento. Ma prima di entrare a descrivere le discussioni ch'ebbero luogo in questa sessione, ci par cosa conveniente il raccontare, quali fossero a questo tempo i disegni dei ministri intorno la guerra americana. Essendosi accorti, in quanta disgrazia fossero venuti dell'universale per non aver mai voluto dar luogo ad alcuna proposta d'accordo, e per non avere o saputo o voluto esercitar la guerra cogli opportuni provvedimenti, si risolvettero finalmente a mostrarsi vivi, e ad adoperare tanta forza contro gli Americani, che poca speranza potessero avere di poter resistere. Vedevano benissimo a quanta diminuzione già fosse andata soggetta la riputazione delle armi inglesi, la quale, se non vi si poneva un pronto rimedio, sarebbe divenuta di gravissimi danni cagione, ed avrebbe in fine dato origine alla guerra esterna. Imperciocchè, quantunque andassero spesso affermando, che i principi europei non cessavano di dar segni di voler continuare nell'amicizia, sapevano tuttavia, che questa era cosa impossibile a dover riuscire, quando la lunga contesa durasse più oltre, e che le armi inglesi continuassero ad esser perdenti. Egli era facile il pensare, che la Francia non dormiva, ed avrebbe molto volentieri pigliato le prime occasioni per mostrarsi. Quantunque fossero i ministri inglesi di quel tempo d'animo piuttosto gretto, che no, e piuttosto taccagni, che prudenti, non eran però sì dolci, che si lasciassero pigliare al boccone delle amichevoli protestazioni, le quali più efficacemente si fanno, quando si ha in mente di non osservarle. Sapevasi, che negli arsenali della Francia si lavorava indefessamente nell'allestir i navilj, e nel procacciar le munizioni navali, e che quel governo in ciò con grandissima costanza si travagliava, perchè i recenti danni si riparassero, e la forza e lo splendore delle armate francesi si ristorassero. Nel che la nazione tutta si dimostrava consenziente, e prontissima a secondar il governo. Di più non era nascosto, che dai porti francesi partivano ogni dì munizioni da guerra alla volta dell'America; la qual cosa, se non si faceva immediatamente dal governo, era però molto pazientemente tollerata. Osservavasi non senza molta gelosia, che i Francesi avevano testè mandato nelle Indie occidentali una flotta molto bene numerosa, e che anche i soldati da terra vi s'ingrossavano di maniera, che già avevan la sembianza di un esercito giusto. Dava ancora qualche sospetto, che alcuni gentiluomini francesi si erano per lo spazio di molti giorni abboccati col generale Washington nel suo campo presso Boston, e che quindi si eran recati a conferir col congresso. Il passato ammoniva i ministri inglesi del futuro; e giacchè in niun tempo si era alzata una insegna di guerra in America, che le due nazioni francese e inglese non entrassero a parte della controversia l'una contro l'altra, così si doveva ragionevolmente pensare, che l'istessa cosa sarebbe avvenuta questa volta; e tanto più facilmente, che ora d'interessi di molto maggior momento si trattava, che quelli non erano, i quali erano venuti in contesa ai tempi andati. La Francia in questa bisogna molto accortamente usava quelle arti, che le si convenivano. Ella non si voleva discoprire in su quei primi principj, sia perchè temeva, che il governo inglese, quando avesse innanzi tempo intrapreso apertamente la difesa degli Americani, avrebbe a questi tali condizioni d'accordo proposte, che le due parti si sarebbero rappacificate, e colle forze unite avrebbero contro di sè medesima volte le armi; e sia massimamente perchè non era ancora alla guerra navale apparecchiata. Voleva temporeggiare, finchè fossero pronte le armi, e che per la continuazione delle offese fosse la ferita tra le due parti diventata del tutto incurabile; ed altresì finchè vedendosi da ognuno la inclinazion delle cose, gli Americani, perduta ogni speranza d'accordo, e preso nuovo ardire dai prosperi successi dell'armi, si risolvessero a dichiarar l'independenza. Allora sarebbe pressochè impossibile diventata la riconciliazione, sia per la maggiore esacerbazione degli animi, sia per la gravità delle offese, sia finalmente per l'assoluta contrarietà dello scopo, al quale le due parti tendevano. Perciocchè in tal caso non si tratterebbe più di voler venire sotto certe condizioni ad un amichevole componimento, ma sibbene di andarne ad una totale separazione. Tali erano i pensieri del governo francese rispetto al tempo, in cui dovesse discoprirsi; ma però per non far disperare del tutto gli Americani, si era determinato a conceder loro sottovia tutti quegli aiuti, e di far loro tutte quelle promesse, che atte fossero a mantener viva in essi la speranza di una efficace cooperazione a tempi più opportuni. Non si dubitava poi, che allorquando la Francia si fosse risoluta a sostentar a viso scoperto gli Americani, anche la Spagna sarebbe venuta a parte della guerra per la consanguinità delle due famiglie reali, per l'identità degl'interessi, e perchè ardeva di desiderio di levarsi dal viso la fresca vergogna della spedizione contro Algeri. Tutti questi pericoli stavano molto fissi nelle menti dei ministri britannici, e perciò disegnarono di volergli prevenire con un repentino e gagliardo sforzo.
Oltre le armi e le munizioni, le quali abbondantissimamente si preparavano in tutti gli arsenali, ed armerie dell'Inghilterra, determinarono che avessero ad aver le stanze sulle coste d'America ottanta navi da guerra per favorir i trasporti dei soldati e delle munizioni là, dove bisogno ne sarebbe, per impedire quei del nemico, per guastar le sue navi, e per secondare in ogni più conveniente modo le imprese dell'esercito. Dovevano oltre quelle genti, le quali già si ritrovavano in America, esser inviate meglio, che quarantadue migliaia di soldati stanziali tra Inglesi e Tedeschi; cioè venticinque migliaia d'Inglesi, e un poco più di diciassette migliaia degli altri. Queste genti tedesche eran così fatte che vi avevano 4,300 Brunsvicchesi, 12,394 Essiani del Landgravio, e 668 del principe ereditario di Assia, conte di Hanau. Si sarebbero aggiunte a queste tutte le reclute canadesi, le forze dei reali d'America, ed i guerrieri indiani, dimodochè si sperava, che quando fossero tutte le compagnie riempite, si avrebbe un esercito di cinquantacinque migliaia di soldati, il quale, salvate tutte le paghe morte, avrebbe in ogni caso sommato a meglio, che a quaranta; forza, che credevasi più che sufficiente per soggiogar tutta l'America. Se qualcuno poi desiderasse d'intendere quali fossero le condizioni della condotta dei Tedeschi, sappia, che un Brunsvicchese si aveva per centosessanta franchi di levata, e quattro soldi e mezzo di soldo quotidiano. Un Essiano del Landgravio costava centosessanta franchi di levata, e sotto sopra undici soldi di paga quotidiana; ed un Essiano del principe ereditario medesimamente si comperava con centosessanta franchi di levata, e circa dodici soldi di paga quotidiana. Vollero ancora i ministri accompagnare i preparamenti della guerra con alcune provvisioni, le quali dovevano, secondo la mente loro, gli effetti di quelli molto efficacemente secondare. E siccome conoscevano in quanto bisogno di pecunia si trovassero gli Americani, la quale a sè stessi procacciare non potevano, se non col mezzo del commercio, così determinarono di volerlo interrompere, sperando in tal modo, che l'interesse privato avrebbe vinto l'ostinazione politica, e che i biglietti stessi di credito, mancando affatto la pecunia numerata, sarebbero andati soggetti ad una fatale bassanza. Ma per altro, per non togliere agli Americani ogni speranza, e per non fargli ostinati per disperazione, si consigliarono di dar la facoltà di perdonare ad alcuni commissarj del Re, sperando, che molti, vinti dalla benignità, tornassero al grembo dell'Inghilterra. Speravano, che questa mansuetudine avrebbe inclinato i meno audaci a posar le armi, ed a ricomporsi nell'antica quiete. La qual cosa, se si fosse, come credevano, ottenuta, gli altri, che rimanessero armati, sarebbero stati di leggieri oppressi. Questi erano i consiglj che i ministri avevano presi, e che si proponevano di sottomettere alle deliberazioni del Parlamento.
Orò il Re gravissimamente, rammentando le male arti usate in America per sedurre i popoli, ed in certe opinioni, contrarie alla costituzione ed alla subordinazione verso la Gran-Brettagna, infatuargli; che già erano corsi ad un'aperta resistenza, e s'avevan recato in mano ogni potestà del governo; che per ingannare facevano bene speciose protestazioni di lealtà, ma che in fatti miravano all'independenza; che sperava però, che il coraggio e la forza della nazione britannica comportato non avrebbero, che vilmente si abbandonasse ciò, che con tanta cura e tanta fatica si era acquistato; ch'era ormai tempo di levarsi in piè e di usare tutte le forze del Regno; ma che però essendo sempre da anteporsi la clemenza al rigore, l'animo suo era di concedere i perdoni, e far cessar tosto le calamità della guerra a quegli uomini ed in que' luoghi, che fedeli si dimostrassero. I ministri posero il partito, si rendessero le solite grazie al Re, e si approvassero le cose proposte.
Ma lord Giovanni Cavendish con grandissima veemenza arringando disse, che si maravigliava bene, che si volesse ostinatamente continuare in quelle risoluzioni, che già sì perniziosi frutti partorito avevano; una metà dell'Impero perduta; l'altra malcontenta e parteggiante; un Regno altre volte felicissimo, ora infelicissimo; una nazione già virtuosissima, ora corrottissima; ogni pubblica virtù guasta e contaminata; e con ogni vizio entrate le perdite e le sconfitte. Si taccian gli Americani delle mire d'independenza. Certo per l'Inghilterra non istette, che un tale partito non pigliassero, giacchè i ministri ogni opera hanno fatto per a ciò sforzargli; si taccian di dissimulazione i coloni; ma hanno essi costantemente asseverato, che i termini della concordia eran quelli di ritornare allo stato dell'anno 1763. Forti eserciti e poderose armate si voglion contro gli Americani mandare. Ma son essi in casa loro, circondati dagli amici, abbondanti di ogni cosa; gl'Inglesi lontanissimi, scarsi di vettovaglie; han per nemici gli uomini, i venti, il cielo. E quali ricchezze, quali tesori, necessarj non saranno per procurare fin là ai soldati le provvisioni? Le selve impenetrabili, le montagne inaccessibili serviran nei casi sinistri d'asilo, ove si ricoverino, di nido donde sbocchino di nuovo, agli Americani. Ma agl'Inglesi converrà vincere o morire, od incontrar la vergogna, peggiore assai della morte, del fuggir alle navi. Gli Americani useranno le opportunità de' luoghi da essi soli conosciute per tribolar le genti britanniche, per mozzar le vie, per sorprendere le munizioni, per opprimer con fazioni improvvise gli stracorridori, per istancare, per consumare, per temporeggiare, per protrarre l'esito finale della guerra. Non si metteranno al rischio delle battaglie, esclamava l'oratore, ma ci piglieranno alla stracca, noi, che lontani siamo a tremila miglia. Sarà loro facil cosa il riempir le compagnie, a noi impossibile. Sapranno usar le occasioni delle temporali superiorità per riportarne qualche rilevata vittoria, sicchè i tardi soccorsi per mezzo dell'Atlantico non arriveranno in tempo. Eglino impareranno alla scuola nostra l'uso dell'armi e l'arti della guerra; e tal riscontro daranno di lor medesimi ai maestri loro, che a questi ne increscerà grandemente. Ma, suppongasi la vittoria; sarà ella certamente molto sanguinosa, ed il frutto ne saranno Terre distrutte, campi abbruciati, sudditi da odio irreconciliabile inveleniti, la prosperità del commercio guastata, e sospetti continui di futuri motivi di guerra. Sono molto antiche le querele intorno i pericoli alla libertà dei grossi eserciti stanziali; ma la lunga e difficil guerra americana gli accrescerà viemmaggiormente, e per ristoro del male ci comperano i ministri quei malandati Tedeschi, buona gente al postutto, ma per isgabelli di dispotismo maestri di coloro che sanno. Ma se per lo contrario sarem perdenti, i tesori perduti rifar non si potranno, il commercio non potrà risorgere, la nazionale gloria, prima sorgente della virtù e della generosità degli animi, ne sarà oscurata, il nome britannico macchiato, il valore spento; e non potrem nelle disgrazie nostre avere il conforto di avere operato con maturità di consiglio, nè quello di non essere stati avvertiti. La querela americana diventerà tosto querela europea, e se questa patria non ne sarà sobbissata, sarà piuttosto da ascriversi alla fortuna sua, che alla prudenza de' suoi reggitori. Tale è la grandezza, tale l'importanza del soggetto, che dee far maraviglia, che nella considerazione di questo sorgano passioni ed animosità, quandochè converrebbe invece, che tutti si recassero nella quieta mente la difficoltà della condizion nostra, e ponderatamente esaminassero, quali avessero ad essere i più pronti, i più efficaci, i più conducevoli rimedj. Si preghi adunque, concludeva, si supplichi Sua Maestà, perchè si sospendano le ire, e non si corra sì tosto a versare colle mani inglesi il sangue inglese. E che intanto con diligenza e con pacatezza d'animi si avvisino le cause della presente discordia, e gli opportuni mezzi si ritrovino per ricongiungere le lacerate parti del britannico Impero; per ristorar in maestà del governo, l'obbedienza alle leggi, l'autorità del Parlamento, il contento e la felicità di tutto questo inclito e nobilissimo popolo.
Gli ascoltanti si trovavano in tempera, e la veemente orazione del lord Cavendish aveva una mirabile impressione fatta sulle menti di tutti. Ma replicarono con non minor calore i ministeriali, che non si poteva restar capace, come questi acconci oratori, i quali tanta pompa facevano d'amor della patria, tante lunghiere spendevano per provare, che quei che si trovavano in ribellione contro l'autorità della Gran-Brettagna, avessero la ragione; e come sembrassero voler recarsi a diletto il perturbar nell'opere sue il governo a tempi di sì grave frangente. Nè meglio si poteva comprendere, come si fossero risoluti a voler dimostrare, che di necessità gli Americani ne sarebbero andati colla vittoria; che nei decreti del congresso, che nei bandi di Washington si mettano innanzi tali dottrine, ciò si potrebbe comportare; ma che da uomini inglesi, da padri stessi della patria siano con tanta certezza affermate, e tanto studiosamente propagate, non potersi a patto nessuno, nè osservar senza maraviglia, nè tollerar senza sdegno. Affermasi, gli Americani non mirar all'independenza. La qual cosa si concederà facilmente, se si voglia contendere, che non vogliono avere, ma che di già hanno ed usano la independenza, giacchè di già sonsi recato in mano tutta l'autorità del governo col batter moneta, col gittar biglietti di credito, coll'impor tasse, col far leve, col dichiarar le guerre, coll'esercitarle, col concedere lettere di marca e di rappresaglia. Ma le dolci e corrive persone, che qui stanno all'intorno, rispondono, che i coloni protestano la leanza, e contraddicono alla independenza. Cosa nuova invero, che si debba più fede prestare alle parole, che ai fatti; e mentrechè questi uomini agevoli al credere loicano fra queste mura, gli Americani immaginano, e ad effetto mandano nuove costituzioni di governo, certamente per conservar gli ordini antichi, ed alla Gran-Brettagna riunirsi. Ma quali sono le condizioni d'accordo, che sin qui offerto hanno gli Americani? Di consentire a riconoscere il medesimo sovrano. Certo il riconosceranno eglino, purchè possano far ogni voler loro, e prestar niuna obbedienza alle ingiunzioni sue. E si vorrebbe, che calasse l'Inghilterra a simili condizioni, le quali se non sono oltraggiose, sono certamente ridicole? Il Parlamento ha aperto un adito di concordia, col quale s'ei non rinunziava del tutto al diritto della tassazione, fuori di dubbio poco ne conservava, e gli Americani medesimi potevano di per sè stessi tassarsi. Ma si ha da far con uomini, che non possono essere piegati nè da benefizio, nè da misericordia. Con quali parole, con qual istile l'abbian essi ricevuto, il Mondo tutto, ed i segreti nemici nostri stessi, che ne restaron maravigliati, il sanno. Se l'Inghilterra s'ha da piegar ad un tanto bassamento, se si ha da abbandonar l'onore cotanto alle monarchie necessario; se in luogo di pigliar le armi contro un nemico che ci disfida, che disprezza il governo e gli uomini della Gran-Brettagna, si ha ad inclinar la volontà alle sue dimande ognor crescenti, si pigli pure il partito posto in mezzo dagli avversarj. Che il costringere all'obbedienza i coloni sia impresa difficile, nissuno lo nega. Ma dove non è difficoltà, non è gloria. Poco conoscono la perizia degl'Inglesi capitani, ed il valor di questi soldati coloro, che ci vogliono far disperare. I potentissimi Borboni, gridavano i ministeriali, tutti congiurati contro di noi nell'ultima guerra non han potuto farci stare; ed il Re di Prussia trovò negli aiuti nostri la forza di resistere alla lega del Nort. L'Inghilterra signoreggia i mari; ella conquistato ha quelle stesse terre, sulle quali insistono questi medesimi ingrati sudditi; e non potrà ella suggettargli? Che possano alcuni potentati europei venir a parte della contesa si crede facilmente, se si considera la prosperità nostra, la invidia forestiera, e l'arti di cotesti Americani intenti a commoverci contro tutto il mondo. Ma dobbiam noi pigliar i partiti sui desiderj, o sull'ingiustizia altrui? Facciam quel che dobbiamo, perchè non c'intervenga quel che temiamo. Le gagliarde armi ci faran rispettare, i timidi consiglj disprezzare. Le guerre seguono i deboli, fuggono i forti. Che cosa poi sian iti immaginando questi uomini fisicosi intorno quegli innocenti Tedeschi, non è facile il dire. L'esempio dei mercenarj non è nuovo, e stato è sempre senza pericolo. I soldati forestieri quelli non sono, che possano la servitù stabilire delle terre inglesi; ma sì gli animi disposti alla servitù alla quale più spesso conducono le vociferazioni e l'esagerazioni dei demagoghi, che non le trame dei maestrati. In rispetto poi a quelle lunghe lamentanze in sui vizj d'oggidì diciamo bene, seguitavano i ministri a discorrere, che miglior opinione abbiamo noi di un popolo, presso il quale si abborrisce il deridere il buon costume, che è famoso al mondo per la civiltà sua, e stato è di tanti egregi fatti autore sì in pace, che in guerra. Son queste piuttosto fole da infermi, o impronte esasperazioni d'animi ambiziosi, i quali vanno immaginando, che non vi possa esser virtù, finchè non hanno essi il dominio. Il destino della Gran-Brettagna si trova ora in bilico. Dopochè ha per mare e per terra grandemente fiorito il suo imperio, e la sua fortuna meglio che ogni altro regno della cristianità, si tratta di presente, se questa prosperità si debba più oltre continuare; se queste ricche e potenti colonie, l'opera delle nostre mani, il frutto della nostra industria, l'oggetto di tante nostre cure, il prezzo di tanti tesori e di tanto sangue, debbano ora con un esempio d'inudita ingratitudine, per le mani stesse dei popoli loro, e per le astute macchinazioni dei falsi amici, e dei segreti nemici nostri, separate esser per sempre dall'antica patria, dall'amorevole e comune madre. Il non risentirsi a sì fatto danno piuttosto esiziale che grave, il non porci tutte le facoltà nostre e la vita per frastornarlo, sarebbe viltà troppo inudita nella memoria delle cose inglesi, e troppo del nome britannico indegna. Così parlarono i ministeriali. Raccolto il partito, fu vinto il no sulla proposta del lord Cavendish. Si proposero quindi da parecchj fra i primi oppositori diverse provvisioni d'accordo a favore dei coloni. I dispareri camminarono al colmo. Ma i ministri, che si appresentavano coi pensieri fatti e coll'armi apparecchiate, fecero cadere ogni trattazione in questo proposito.
Avendo i ministri tutti gli apparati fatti, che per la guerra facevan di mestieri, vollero anche tagliare al nemico i nervi principali della medesima, che sono gli uomini, le armi e la pecunia. Una parte degli uomini impiegavano gli Americani sopra le navi per la bisogna del corseggiare; le armi e le munizioni traevano o di soppiatto, od anche apertamente dai paesi esterni, e la pecunia era il frutto del commercio loro. Adunque i ministri proposero una provvisione così fatta, che ogni specie di traffico colle tredici colonie unite fosse proibito; che ogni proprietà americana o galleggiante in sui mari, o stanziante nei porti fosse dichiarata legale preda in favore degli uffiziali, e compagnie delle navi del Re; che gli uomini, i quali sulle americane navi si ritrovavano, presi che fossero, si obbligassero a servire su quelle dell'Inghilterra indistintamente come semplici marinari; e che in ultimo luogo fosse la Corona autorizzata ad inviar commissarj colla potestà di conceder i perdoni a quei particolari uomini, che meglio paressero meritargli; e di chiarire anche tutta una colonia, od una parte di essa in istato di obbedienza verso il Re, nel qual caso potessero farle esenti dal rigor della legge, ed all'antica condizione restituirle.
Questa provvisione era molto consentanea all'altre di già vinte, ed al disegno che i ministri si erano nell'animo loro concetto intorno il modo di esercitar la guerra, ed era generalmente da lodarsi. Conteneva però certi articoli, che gli uomini prudenti non potranno non biasimare. Imperciocchè il voler far la guerra agli Americani anche in sui mari, non era che bene. Bene era considerata anche quella parte, che i commissarj fossero autorizzati a conceder le perdonanze sì ai particolari uomini, che alle province. Ma il confiscare indifferentemente le proprietà così private, come pubbliche; il concederne la preda ai rapitori, e lo sforzar gli uomini appartenenti alle ciurme americane, di qualunque grado o condizione si fossero, a divenir gregarj sulle navi inglesi, nissuno non sarà per detestare. I dissenzienti nel Parlamento ne fecero un grandissimo scalpore, e con molto acerbe parole la condannarono. La provvisione però si ottenne con gran favore.
1776
Terminata la bisogna del Parlamento, pose fine il Re alla presente tornata, assicurando, ch'ei non temeva di moto alcuno dei principi europei, i quali tutti si dimostravano disposti a volere mantener la concordia. I ministri avevano ottenuto dal Parlamento ogni intento loro, e poco o nulla dubitavano del prospero successo delle cose. Pareva loro impossibile, che i soldati accogliticci del congresso potessero tener le armi in mano, allorchè vedessero le soldatesche europee; e credevano, che la fama solamente della venuta dell'esercito inglese era bastante ad aprir l'occasione a nobilissimi acquisti. E ponendo eziandio, che le truppe colonarie tenessero il campo, come si poteva dubitare, che male armate, peggio disciplinate, e poco use ai pericoli della guerra ed al romor dell'armi, avessero potuto resistere lungamente ai veterani d'Europa? Una prima impressione sarebbe stata fatale agli Americani, e le arti che si erano poste in opera per dividergli, avrebbero allora pienamente l'efficacia loro esercitata. Pochi, che fossero corsi agli accordi, avrebbero tratto con loro tutta la moltitudine; poichè nei moti popolari ogni cosa è soggetta al temporale. I commissarj in sui perdoni, uomini tutti di grandissima autorità, e molto splendidi per chiarezza di sangue, e per la gloria delle cose fatte per terra e per mare, dovevano esser presenti, secondando le operazioni dell'esercito, e pronti a pigliar le prime occasioni, che appresentate si fossero. Così argomentavano i ministeriali, e tali erano le speranze loro. Una gran parte della nazione aveva i medesimi pensieri e le medesime speranze; chi per orgoglio, chi per confidenza nel governo, chi per amor delle parti, e chi per effetto dell'interesse, credendo l'uomo facilmente ciò, che utile stima a sè stesso. Ciò non ostante non mancavano di quelli, i quali o avevano per amor della patria, o dimostravano, per la peste delle Sette, molta inquietudine, e sinistri augurj prendevano delle future cose. Argomentavano essi dalla pertinacia loro alla pertinacia degli Americani; e non tralasciavano di avere ad ogni tratto in bocca i miracoli, come dicevano, operati in varj tempi, e presso molti popoli dall'amor della libertà. Molto magnificavano l'ardire, la costanza ed il coraggio americano; ed i sarcasmi, i motti, le dicerìe sui satelliti, come dicevano, della tirannide, intendendo di parlare dei soldati inglesi, e molto più dei tedeschi, eran senza fine. Chiamavano la perdita fatale, la vittoria pericolosa; lamentavano il sangue sparso per una iniqua causa. Ogni dì si pubblicavan libelli in favore o contro i coloni. Gli uni rimproveravano agli altri, che prezzolati scrivevano; gli altri agli uni, che licenziosi essendo essi medesimi, favorivan la licenza. Ebbe specialmente molta voga un libro dato alla luce dal dottor Price intorno la civile libertà, e fu letto da tutti con grandissima avidità. Ne ricevette pubbliche grazie dalla città di Londra, e ne fu presentato con una scatola d'oro.
I due fratelli Howe, l'uno ammiraglio dell'armata, e l'altro capitano generale dell'esercito in America, furono eletti dal Re commissarj a fine di ristorar la pace nelle colonie, e concedere i perdoni a coloro, che paressero meritare la reale misericordia. Il Signor Peter-Parker, ed il conte di Cornwallis eransi, già buon tempo, imbarcati con molte genti per alla volta dell'America. Partivano eziandio coll'altre genti inglesi e tedesche l'Almirante Hotham, ed i generali Burgoyne e Philipps.
Mentre queste cose si facevano in Inghilterra, i provinciali, che assediavano Boston, erano entrati in grandissima speranza non solo d'impadronirsi della città, ma ancora di far prigione tutto il presidio, e distruggere il navilio, che gl'Inglesi tenevano nel porto e nella cala di Boston. Aspettavano impazientemente, che col crescere del verno montasse di modo il freddo, che ne gelassero i vicini mari ed i fiumi, che in quelli hanno le foci. Il gelicidio per l'ordinario soleva mettersi verso il Natale; e tenevano per certo, che in sull'uscir dell'anno vecchio, od in sull'entrar del nuovo sarebbe per la grossezza del ghiaccio fatto loro abilità di valicare a piè asciutti il braccio di mare, che la penisola divide dal continente, dove stavano accampati. In tal caso gl'Inglesi non avrebbero potuto resistere alle forze molto superiori dell'esercito americano. Ma essendo contro il solito corsa in quell'anno molto temperata la stagione, furono i provinciali ingannati delle speranze loro. L'indugio fu di molta utilità alla guernigione; perciocchè gli Americani in su quell'aspettazione si tennero assai quieti negli alloggiamenti loro. Questa tregua durò ben tutto l'inverno. Ma entratosi nel mese di marzo le cose si riscaldavano di nuovo; e gli Americani ardevano di desiderio di por fine con una onorata fazione al lungo e fastidioso assedio. Del che avevano e l'incentivo e la necessità. Era giunta in America la nimichevole dicerìa fatta dal Re al Parlamento, e copie di questa andavano attorno nel campo bostoniano. Inoltre si sparsero le novelle, che la prima petizion del congresso era stata disgradata. Tutto l'esercito se ne commoveva a grandissima rabbia, e la dicerìa fu arsa in pubblico dagl'infuriati soldati. Cambiarono in questo medesimo tempo il campo rosso delle bandiere, e lo fecero addogato con tredici liste, come un simbolo del numero e dell'unione delle tredici colonie.
Il congresso, avendo ricevuto le novelle degli avversi procedimenti del governo, e massimamente quelle della provvisione del commercio, e della condotta delle genti tedesche, si persuase facilmente, che niuna altra speranza era rimasta fuori di quella dell'armi. Senza metter tempo in mezzo, volendo approfittarsi della rabbia eccitata nell'universale dei popoli, fe' una gran calca a Washington, acciocchè, posti dall'un de' lati tutti gl'indugi, e sprezzati tutti i pericoli, ad ogni modo voltasse la mira principale a finir la guerra bostoniana, e cacciasse via da quelle mura il nemico. Ei prevedeva benissimo, che di quell'esercito si sarebbe avuto un vicino bisogno per opporsi in altri luoghi all'armi britanniche, ed i disegni del nemico guastare nelle altre parti dell'America. Non si dubitava punto, che gl'Inglesi avrebbero fatto qualche forte impressione nei luoghi più deboli, e temevasi principalmente della città della Nuova-Jork. Perciò se non si levava quel nido agl'Inglesi, che sarebbe rimasto loro alle spalle, le cose si sarebbero trovate in gravissimo pericolo. Ricevuti gli ordini, e stimolato eziandio dalla necessità del frangente e dal desiderio della gloria, andava Washington considerando i mezzi, i quali al desiderato fine più sicuramente condurre il potessero. Ei non istava senza speranza di poter dare alla città con prospero successo l'assalto. Quella parte della cala di Boston, che è vicina a Cambridge ed a Roxbury, era gelata; il che avrebbe grandemente facilitato l'impresa, e per valicar le restanti acque sino alle mura di Boston, si aveva in pronto un gran numero di battelli. Si avevano inoltre due batterie galleggianti situate alle bocche del fiume di Cambridge. Sapevasi, che il presidio mancava di munizioni da guerra, e ch'era molto estenuato dalle fatiche e dalle malattie. Aveva poi anche il generale una grandissima confidenza posta nel valore e nella costanza dei proprj soldati. Perciò pose in una Dieta, che si fece di tutti i generali, il partito dell'assalto. Ward e Gates, ambedue soldati di gran conto si opposero, affermando, che senza mettersi ad un tanto rischio si poteva ottenere il fine di cacciar i nemici da Boston con occupare le alture di Dorchester, le quali signoreggiavano al tutto la città. Il partito non si ottenne; del che il generale si mostrò molto mal contento, ma fu obbligato ad accomodarsi all'opinione dei più. Si risolvette adunque di andar a prender il posto delle alture; alla qual bisogna per conforto dei generali Ward, Thomas e Spencer, era stata apparecchiata una gran quantità di fascine e di gabbioni. Erano anche state condotte da Ticonderoga e da Crown-point grosse artiglierie con una quantità sufficiente di obici e di bombarde. Ei pare, che il generale Howe, il quale era di natura molto circospetta, non abbia voluto prevenire, trovandosi troppo debole, questo disegno dei provinciali, il quale dava loro sicuramente vinta tutta la guerra dell'assedio. Eglino poi, per tenere attento da un'altra parte il nemico, piantarono grosse batterie a riva il mare a Cobbs-hill, alla punta di Lechmere, a Phipps-farm ed a Lambsdam in sul canto di Roxbury. Incominciarono a trarre la notte dei due marzo con molta furia. Le bombe cadevano frequenti nella città. Il presidio era tutto intento all'ispegnere l'incendio delle case, ed in tutti quegli altri uffizj fare, che sono necessarj in simili casi. Intanto si preparavano gli Americani con grandissima non solo contenzione, ma allegrezza alla fazione delle alture; ed a quest'uopo s'eran fatte marciare da' vicini luoghi molte compagnie di milizie per ingrossar l'esercito. Sceglievano i Capi la notte del quattro marzo; conciossiachè speravano, che la ricordanza dell'uccisione dei loro seguìta ai cinque di marzo in Boston nel 1770 avrebbe nuovo ardore aggiunto col desiderio della vendetta a quegli animi già pur troppo inferociti. Venuta la notte nella sera dei quattro, ogni cosa essendo all'ordine, procedevan gli Americani con mirabile silenzio verso la penisola di Dorchester. La notte era propizia, il vento favorevole, perchè non portasse al nemico quel poco di strepito, che non si poteva schivare. Le strade facili pel gelicidio. Le batterie di Phipps-farm, e quelle di Roxbury fulminavano con un rimbombo maraviglioso. Ottocento uomini d'antiguardo precedevano gli altri; seguiva il carreggio cogl'istrumenti da trincerare. In terzo luogo venivan i lavoratori in numero di dodici centinaia, guidati del generale Thomas, ed in ultimo trecento carri carichi di fascine, gabbioni e di manne di fieno. Quest'erano per difendere sui fianchi i provinciali nel passare, e ripassare l'istmo di Dorchester, il quale molto basso essendo poteva esser da ambe le parti strisciato dalle artiglierie delle navi nemiche. L'impresa ebbe prospero fine. I provinciali arrivarono sulle alture non solo senza offesa alcuna da parte del nemico, ma ancora senza che questi ne avesse alcun sentore. Si misero essi tosto a lavorare sì rattamente, che alle dieci della sera avevan già costrutti due Forti atti a difendergli contro le offese delle armi minute, e dei tiri a scaglia; uno sull'altura che è più vicina alla città, e l'altro su quella che guarda verso l'isola del Castello. La mattina, sendo scuro sulle alture, continuarono a lavorare, senza che si facesse dal canto del presidio alcun motivo. Finalmente, diventata l'aria chiara, ebbero a mirar gl'Inglesi non senza molta maraviglia le nuove opere degli Americani. L'ammiraglio inglese, veduta la cosa, protestò, che, se non si snidavano di là i nemici, le navi sue non potevano senza un presentissimo pericolo di totale distruzione stanziar più oltre nella cala. La città stessa era soggetta ad esser rovinata da capo in fondo a posta dei provinciali. La comunicazione ancora, tra le genti che guardavano le fortificazioni dell'istmo di Boston e le restanti, molto difficile e pericolosa diventata. Le artiglierie nemiche dominavano la spiaggia, dalla quale avrebbero dovuto gl'Inglesi imbarcarsi nel caso della ritirata. Adunque nissun altro partito era rimasto loro, che quello, o di combattere per isloggiar da quella nuova stanza il nemico, ovvero d'abbandonar del tutto la città. Non esitò punto Howe da quel capitano valoroso ch'egli era, a pigliare il primo, e disponeva ogni cosa per l'assalto. Washington, accortosi del disegno, preparava le difese. Le trincee si perfezionavano diligentemente, si raccoglievano i soldati dai luoghi più vicini, e si accordavano segnali da praticarsi su tutti i monticelli, i quali da Roxbury sino alla riviera Mistica fanno, come se fosse, una corona su tutta la spiaggia che guarda Boston; e ciò affinchè le novelle e gli ordini potessero in un subito trasmettersi da un luogo all'altro. Andava dicendo a' suoi, si ricordassero del giorno cinque di marzo. Nè solo apparecchiava i mezzi di sostener la vicina battaglia e di ributtar il nemico; ma ancora quelli di offenderlo e cacciarlo, se durante la battaglia o dopo di essa, qualche buon'occasione avesse offerto la fortuna. Era il suo pensiero, se il nemico nell'assalto di Dorchester, come sperava, avesse toccato una rotta, che quattromila uomini scelti stessero pronti dalla parte di Cambridge a montar sulle navi a quest'uopo state preparate, e, traversato quel braccio di mare che sta in mezzo tra la terra-ferma e la penisola, tentassero fra il tumulto e la confusione la Terra. Il generale Sullivan comandava la prima schiera; Greene la seconda. Si aspettava un altro fatto, come quello di Charlestown, ed un'altra battaglia, come quella di Breed's-hill. Howe faceva far le scale per iscalar le opere degli Americani. Ordinava, che una grossa schiera di soldati guidati da lord Percy, entrati nelle navi da carico, che stavano allestite nel porto, andassero ad approdare ad una bassa terra verso la punta opposta all'isola del Castello. Già si movevano le schiere, e gli Americani incitati dalla ricordanza del dì anniversario, e della battaglia di Breed's-hill, siccome anche dai continui conforti dei capitani, le aspettavano non solo senza tema, ma con allegrezza. Intanto pel riflusso le acque diventaron sì basse, ed il vento incominciava a trarre sì forte, che non si poteva valicare. Bisognò sostare per quel dì, intendendo Howe di dar la battaglia all'indomani molto per tempo. Ma succedeva la notte un temporale sì grosso, che le acque ne erano agitatissime la mattina. Poi piovve dirottamente. Il generale inglese non potè mandar ad effetto il suo disegno. Ma gli Americani, usando bene l'indugio, avevano un nuovo puntone costrutto, e le altre fortificazioni condotto a perfezione. Il colonnello Mifflin aveva apprestate molte botti piene di sassi e d'arena, e collocate intorno le fortificazioni, acciò, quando il nemico andasse all'assalto, rotolando con grandissima furia in giù, rompessero gli ordini, e dessero luogo ai suoi di potersi giovar della confusione. Osservate diligentemente tutte queste cose, gl'Inglesi si persuadettero, ch'era divenuta impresa troppo pericolosa, e quasi disperata il dar l'assalto, l'infelice evento del quale, o solamente la vittoria piena di sangue, come quella di Breed's-hill, avrebbero in troppo grave rischio poste le cose inglesi in America. Nè non era da farsi stima, che quand'anche la battaglia fosse stata prospera, la guernigione non era sì numerosa, che si avesse potuto conservare senza pericolo la possessione della penisola di Dorchester, dovendo essa di già custodire non solo la città, ma ancora la penisola di Charlestown. La battaglia si poteva meglio fare, e la vittoria desiderare, perchè le armi del Re non ricevessero percossa nella riputazione, che per l'evento totale delle cose su quelle spiagge. Non era perciò il frutto della vittoria eguale al pericolo della battaglia. Si doveva anche far considerazione, che il posto di Boston non era gran fatto accomodato alle future fazioni dell'esercito che si aspettava dall'Inghilterra, e Howe medesimo aveva qualche tempo prima avuto istruzioni dal lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, per votar la città, ed andarsene a posare nella Nuova-Jork. Il che non potè eseguire per non avere avuto a quel tempo alla mano il navilio sufficiente pei trasporti. Considerate attentamente tutte queste cose, i generali inglesi si risolvettero ad abbandonare la città, lasciandola del tutto in potere dei provinciali. Nella qual cosa s'incontravano però grandissime difficoltà. Imperciocchè non avendosi in pronto più di cencinquanta navi tra grosse e sottili, appena che capir vi potessero le ciurme e la guernigione, le quali tra l'una e l'altra sommavano a dieci migliaia di persone, e quei Bostoniani, i quali essendosi dimostrati favorevoli alla causa reale, non potevano rimanere senza pericolo. Il viaggio da intraprendersi era lungo e difficile, non potendosi attendere con quelle soldatesche stanche ed infievolite di poter far con frutto una qualche impressione sulle coste nemiche. Le speranze in ciò eran sì deboli, che non si credette nemmeno di poter tentare la città della Nuova-Jork, Terra più di qualunque altra esposta alle offese dal canto del mare. Nè altro partito si poteva pigliare, che quello di andarsene ad Halifax; pel quale viaggio, oltre la mancanza dei viveri ch'era grandissima, in stagione era molto contraria; e se in ogni tempo pericolosa, in quello pericolosissima. Regnavano allora fortemente i venti da greco, i quali temevasi non ispignessero l'armata di forza sino alle Antille; pel quale lungo tragitto non erano a gran pezza le provvisioni delle vettovaglie sufficienti. Si aggiungeva a tutte queste difficoltà, che il territorio di Halifax era una contrada sterile, dalla quale poco ristoro si poteva aspettare, e nissuna provvisione vi si era precedentemente potuta fare, essendo la partita da Boston, e la determinazione di ritirarsi ad Halifax, state improvvise. Nè non travagliava molto l'animo dei soldati il pensare, che la necessità delle cose gli spingesse verso tramontana, mentrechè sapevano, che le future fazioni degli eserciti inglesi si dovevano fare nelle colonie del mezzo, ed anche nelle meridionali. Ma non era lasciato luogo ad elezione veruna. E siccome gli Americani potevano coi tiri delle artiglierie, o impedire in gran parte, o sturbare assai l'imbarco delle genti, così Howe pose l'animo a rimuovergli da un tal disegno. Mandati chiamare gli uomini eletti di Boston, disse loro, che non essendo più la città di nissun utile al Re, si era risoluto ad abbandonarla, purchè Washington non fosse per disturbare la sua partenza. Mostrò loro le materie accendibili, che aveva fatto apparecchiare per metter fuoco ad un tratto alla città, quando i provinciali in qualunque modo il molestassero; che pensassero molto bene di quale e quanto pericolo sarebbe per riuscir alla Terra, se i due eserciti nemici per le vie della medesima si azzuffassero; che in quanto a lui si era risoluto di andarsene di quieto, e senza far nissun danno, quand'anche gli Americani dal canto loro avessero in animo di così fare. Gli esortava perciò, andassero da Washington, e gli facessero intendere, qual fosse in questo la mente sua. Furon gli eletti uomini col generale americano, raccomandandogli molto la misera città. Ei pare da quello che seguì, ch'ei consentisse. Ma tregua scritta non ne fu nissuna. Alcuni scrivono, che acconsentisse col patto, che gl'Inglesi lasciassero indietro le munizioni da guerra. Questo non affirmerei di sicuro. Furon esse ben lasciate, se per accordo o per necessità, non si sa. Gli Americani stettero quieti, e gl'Inglesi s'imbarcavano senza ricevere molestia. Ma tristissima era in questo frangente l'immagine della città. Nonostante gli ordini dell'Howe tutto era affoltata e confusione. Mille e cinquecento leali colle famiglie e colle masserizie loro più preziose si affrettavano con infinito sbattito d'animo ad abbandonare quelle stanze, ch'erano loro tanto care state, e nelle quali di sì lunga felicità goduto avevano. I padri colle robe loro, le madri coi figliuoli correvano piangendo alle navi; e le ultime salutazioni ed abbracciamenti di coloro che se ne andavano, e di coloro che rimanevano, erano un miserabile spettacolo; al quale però pochi attendevano, intenti tutti alla bisogna della propria salvezza. Gli infermi, i feriti, i vecchi ed i fanciulli dimandavano pietà. I carri e le bestie da soma erano divenuti cagione di contesa fra i cittadini, che i primi gli avevan fermati, ed i soldati che se ne volevan servir essi. Accrescevan molestia alla presente sventura le animosità, che prevalevano tra i soldati da terra e le genti da mare, gli uni rimproverando alle altre la cagione di tanta infelicità. Si dolevano altresì della freddezza e della ingratitudine della patria loro, la quale pareva in tanto pericolo, in tante miserie ed in sì lontani lidi gli avesse non che abbandonati, dimenticati. Imperciocchè dal varcato mese d'ottobre in poi non aveva il generale Howe, nè ordine, nè istruzione, nè avviso di sorta alcuna dall'Inghilterra ricevuto, i quali dimostrassero, esser vivo il governo, e ricordevole dell'esercito bostoniano. Intanto i più perduti fra i soldati e marinai, rotte le porte, mettevano a sacco le botteghe e le case. Guastavan quello, che via portar non potevano. In somma la città andava a ruba, e si temeva ad ogni tratto, che nascesse qualche grande incendio, che la consumasse. Addì quindici di marzo il generale mandava un bando, che nissuno fra i Bostoniani sino alle undici della mattina s'ardisse d'uscir dalle proprie case, perchè non impedissero l'imbarco delle soldatesche, che si doveva in quel dì effettuare. Ma un vento di levante le faceva soprastare; ed elleno per passatempo ritornarono in sul saccheggiare. In questo mezzo gli Americani avevano rizzato un puntone su quello sprone di Nook's-hill nella penisola di Dorchester, e munitolo d'artiglierie, signoreggiavano intieramente l'istmo di Boston, e tutta la parte australe della città. Temevasi ancora, che, occupata l'isola di Noddes, e piantatevi le artiglierie, tirando dall'uno e dall'altro posto a pelo d'acqua a traverso il porto chiudessero affatto il passo alle navi, e fosse perciò tutto il presidio ridotto alla necessità di arrendersi a discrezione. Per la qual cosa non si frapposero più indugi. Le genti britanniche ed i leali incominciarono a montare sulle navi alle quattro della mattina dei diciassette marzo, e tutti si trovarono a bordo alle dieci. Erano nel torno di dieci migliaia di bocche. Ma le malattie, e le gelosie, che correvano fra le genti di terra e quelle di mare, molto gl'indebolivano. Le navi erano sopraccariche d'uomini e di robe; scarseggiavan le vettovaglie; ogni cosa in confusione. Montavano sulle navi le ultime genti del retroguardo, quando Washington entrava colle sue nell'altra parte della città colle bandiere spiegate, coi tamburi battenti e con tutti gli apparati della vittoria e del trionfo. Fu ricevuto dagli abitatori con tutte quelle dimostrazioni di gratitudine e di osservanza, colle quali si debbono riconoscere i liberatori. L'allegrezza tanto più grande si dimostrava, quanto erano stati più gravi i mali, che sofferto avevano. Avevan essi provato per ben sedici mesi la fame, la sete, il freddo e gli oltraggi di una soldatesca infuriata, che gli riputava ribelli. Era stata la città sì asseccata di vivanda, che vi si pagava una libbra di pesce fresco ventiquattro soldi; un'oca si comprava oltre dieci lire: un gallo d'India quindici; un'anitra cinque; il prosciutto cinquanta soldi la libbra; legumi non se ne trovavano; un montone costava più di quarantadue franchi; le mele quaranta franchi il barile; le legna da ardere si pagavan oltre cinquanta franchi la catasta, e non se ne trovava. Si eran arse le panche delle chiese; già si ardevano i palancati e gli assiti dei magazzini; le case non abitate si eran disfatte, per averne le legna. La carne da cavallo, quei, che ne poteron avere, la trovarono buona. Lasciaron gl'Inglesi molte artiglierie e munizioni. Le prime sommarono a dugencinquanta tra grosse e minute trovate in Boston, nell'isola del Castello e nelle trincee di Bunker's-hill, e dell'istmo. Queste gl'Inglesi avevan tentato d'inchiodare e di guastare; ma con poco successo per la fretta. Altre n'erano state gettate in mare, ma furon cavate. Si trovaron oltreacciò quattro bombarde, e fra le munizioni si ebbero 2,500 misure di carbon da mare; altrettante di fromento; 2,300 d'orzo; 600 di avena; cento giare d'olio, e cencinquanta cavalli.
Così venne, dopo un lungo e tedioso assedio, di nuovo in poter degli Americani la città capitale della provincia di Massacciusset con grandissim'allegrezza, e de' suoi cittadini, e di tutta la lega, i quali preveggevano benissimo, di quanta importanza fosse un tale avvenimento sia per la opinion dei popoli, e sia pel buon successo delle future operazioni della guerra. Nel che si debba anche notare la vanità e l'infatuazione dei ministri britannici, i quali in su quei primi principj della guerra non fecero i provvedimenti necessarj per render la vittoria certa, anzi tutte quelle cose eseguirono, che la dovevano rendere, non che dubbiosa, improbabile. In tal modo operarono, perchè sia per l'orgoglio inglese, sia per gl'infedeli rapportamenti, o sia pure per non aver curato gli esempj delle storie, si eran dati a credere, che i provinciali non sarebbero stati osi a guardare in viso le soldatesche inglesi, e che quella foga si sarebbe tosto convertita in freddezza ed in malavoglia. Non pensarono, che la natura stessa delle cose già da qualche tempo dava incitamento alla rivoluzione americana, essendo diventati quei popoli ricchi e potenti, e nulla avendo rimesso dell'antico entusiasmo. Quindi è, che entrarono i ministri nella guerra con deboli apparati, e non mandarono gli aiuti, quando era tempo, e gli mandarono, quando non era più tempo.
Entrati i provinciali in possesso di Boston posero tosto al fisco i beni mobili e stabili di quei fuorusciti, i quali, lasciata la patria, accompagnato avevano il generale Howe ad Halifax. Gli vendettero all'incanto, ed il ritratto usarono nelle bisogne del pubblico. A quelli, ch'erano rimasti, fu fatto il processo, e furon chiariti nemici e traditori della patria; i beni loro parimente venduti e confiscati. Ma una cosa più di tutte occupava le menti dei Bostoniani, e questa si era di affortificar la città, dimodochè si potesse per l'avvenire preservare da quelle calamità, dalle quali di fresco era stata liberata. Usavasi in ciò grandissima diligenza; ed i cittadini intendevano a volta a volta all'opera. Soprantendevano il tutto quattro ingegneri Prussiani, ed uno Francese con parecchj Americani. Ma nonostante la diligenza, che si usava, non era possibile, che si riducesse Boston ad uno stato di buona Fortezza a poter tenere contro una regolare oppugnazione; bensì si poteva preservare da una battaglia di mano.