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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 cover

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Chapter 5: LIBRO SETTIMO
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About This Book

This work provides a detailed account of the American War of Independence, focusing on key events and military strategies. It discusses the conditions of the American and British armies, the significance of battles such as those at Ticonderoga and Breed's Hill, and the evolving political landscape as the colonies moved towards independence. The narrative highlights the roles of prominent figures, including George Washington and various military leaders, while examining the challenges faced by the Continental Congress. Themes of resilience, the struggle for freedom, and the complexities of warfare are prevalent throughout the text.

LIBRO SETTIMO

1776

Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano, l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo, che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon, il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia, siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico. Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria. L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio. Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse veduto in quelle contrade.

Ora incominciava appoco appoco a colorirsi il disegno che ordito avevano i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano, prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato. Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi, non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane, volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e, siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown. Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare, che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori, giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort. Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale, corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro, nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese. Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti, dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra, andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli; perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare. Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork, che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore, ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente. Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito americano nell'Isola della Nuova-Jork.

Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re. Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione) potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero, quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di salvar le loro libertà.

In questo mezzo un trombetto aveva portato una lettera di lord Howe indiritta al signor Giorgio Washington senza più. Il generale non la volle ricevere, allegando, che quei, che l'aveva scritta, non aveva il suo pubblico grado espresso; e che come privata persona non poteva, e non voleva alcun commercio di lettere, o altro intrattenere col capitano del Re. Il congresso molto commendò Washington; e di più stanziò, che niun capitano generale, o altro comandante qualsivoglia dell'esercito, ed in nissuna occasione, stesse a ricever lettere, o altri messaggi da parte del nemico, cavatone solo quelli, che nella soprascritta notato avessero il grado di ciascheduno.

I commissarj inglesi non avrebbero voluto per causa di un cirimoniale interrompere affatto col generale americano quelle pratiche, dalle quali aspettavano qualche frutto. Contuttociò non potevano consentire a riconoscere in Washington il grado del generalato, siccome quello, che stato gli era, siccome pensavano, conferito da una illegittima autorità. Immaginarono adunque un mezzo termine col far la soprascritta così: al Signor Giorgio Washington, etc., etc. Inviarono la lettera per mezzo del colonnello Patterson, aiutante di campo nell'esercito britannico. Fu intromesso al generale Washington, al quale favellò col titolo di eccellenza. Questi lo ricevette molto cortesemente, ma però con molto sussiego. Scusò Patterson la difficoltà della soprascritta con dire, che questi modi si usavano tra gli ambasciatori, quando non erano ben riconosciuti i gradi. Aggiunse, che i commissarj lo tenevano in grandissima stima, e che non avevano avuto in animo di pregiudicare alla sua dignità. Concluse dicendo, che l'aggiunta degli eccetera avrebbe tolte tutte le difficoltà. Rispose l'Americano, che quando si scrive ad una persona constituita in grado, si dee far menzione di questo; senzadichè la lettera sarebbe privata, e non pubblica; ch'egli era vero, che gli eccetera comprendevano ogni cosa; ma ch'era vero ancora, che non ne escludevano nissuna; e che quanto a lui, non avrebbe mai consentito a ricevere alcuna lettera spettante al suo uffizio, dove il grado suo notato non fosse. Riprese le parole Patterson, dicendo, che non voleva instar più; e si parlò quindi dei prigionieri di guerra da ambe le parti. Poscia l'Inglese fece una gran calca di parole, discorrendo della bontà e della benevolenza del Re nell'aver eletti a pacieri il lord, ed il generale Howe; che questi, siccome avevano le facoltà amplissime, così ancora un grandissimo desiderio di poter accordare le differenze nate tra i due popoli; e ch'ei bramava molto ardentemente, che questa sua visita fosse l'incominciamento della concordia. Replicò Washington, che non aveva nissun mandato a tal fine; ma che gli pareva bene, da quanto se n'era inteso, che i commissarj avessero solo la facoltà di concedere i perdoni; che quei, che errato non avevano, non abbisognavan di perdono; ch'erano sempre stati gli Americani amatori del giusto e dell'onesto, e che difendevano ciò, che credevano ai loro indubitabili diritti appartenersi. Questo, disse Patterson, sarebbe troppo vasto campo di discussione; e protestando anche, gli increscesse assai, che la stretta osservanza delle formalità interrompesse il corso di un affare di sì gran momento, chiesta licenza, se n'andò. In tal modo si partirono l'un dall'altro senza aver fermo alcuna cosa, e ritornarono le cose al primo desiderio di guerra. Imperciocchè dall'un canto il congresso conosceva ottimamente, che non poteva senza vergogna dalla sì fresca risoluzione dell'independenza rimuoversi; dall'altro dubitava, che le proposizioni dell'Inghilterra non avessero altro veleno nascosto, che le non dimostravano. Il congresso fe' pubblicare colle stampe le cose dette da una parte, e dall'altra durante l'abboccamento.

I generali inglesi, veduta l'ostinazione degli Americani, e deposta ogni speranza di concordia, volgevano tutti i pensieri alla guerra; e si determinarono a non più metter tempo in mezzo alla prima mossa d'arme. Per assicurarsi poi sulle prime di un posto, che servir potesse al bisogno di ritirata, ed abbondevolmente somministrasse le vettovaglie per una sì poderosa oste, si fermarono a voler tentar l'Isola-Lunga, nella quale eziandio per l'ampiezza sua potevano far pruova di tutta quella perizia nell'armi per cui si credevano sopravanzare, e sopravanzavano invero gli Americani. Adunque il giorno ventidue di agosto, ogni cosa essendo in pronto, e la flotta approssimatasi alla costa occidentale dell'isola presso alle strette, che chiamano Narrows, e dov'essa più s'avvicina all'Isola degli Stati, tutte le genti trovarono quivi un accomodato e facile sbarco tra le ville di Gravesend e del Nuovo-Utrecht, senza che gli Americani opponessero veruna resistenza. Una grossa parte dell'esercito americano sotto l'obbedienza del generale Putnam stava accampata a Brookland, ovvero Brooklin in una parte dell'isola stessa, ch'è formata a foggia di penisola. Aveva egli l'entrata in questa penisola gagliardamente fortificato con fossi e trincee, e teneva il suo sinistro corno volto al golfo di Wallabond, ed il destro era assicurato da una palude presso un luogo chiamato Gowans-Cove. Dietro di sè aveva l'Isola del Governatore, e quel braccio di mare, che l'Isola Lunga divide da quella della Nuova-Jork, pel quale all'uopo avrebbe facilmente potuto valicare alla città di questo nome, dove si trovava l'altra parte dell'esercito, e lo stesso generale Washington. Questi, veduta vicina la battaglia, non cessava di esortare i suoi; serbassero gli ordini, stessero forti, si ricordassero, che nel valore loro, in quelle destre posta era l'unica speranza, che rimanesse alla libertà americana; che per loro stava, che le case loro, i campi, ogni proprietà non diventassero preda dei barbari; difendessero con animi inviti i padri loro, i figliuoli, le spose dagl'insulti di una soldatesca efferata; che l'America risguardava in quel dì i suoi diletti campioni, e dall'operare loro aspettava o la salute o la morte.

Sbarcati gl'Inglesi, prestamente procedettero avanti. Erano i due eserciti separati da una giogaia di monti selvosi, la quale correndo da ponente a levante divide in due parti l'isola, e la chiamano le alture di Guana. Questa giogaia dovevan di necessità varcar gli Inglesi per andar a trovare il nemico dall'altra parte. Ma tre sole vie davano il passo, una più vicina alle strette; un'altra, che è quella di mezzo, la quale passa per Flatbush, ed una terza finalmente più lontana a destra, che traversa Flatland. In sulla cima poi dei monti si trova una strada, che va per la lunghezza loro, e mena da Bedford a Giamaica, colla quale le ultime due fra le sopraddette s'incontrano, e fan crocicchio su quelle alture. Le tre vie corrono tra balzi e dirupi, e molti passi vi sono difficili, stretti e forti. Il generale americano volendo il nemico tenere su quei monti, gli aveva con ogni diligenza occupati e forniti di soldati, dimodochè, quando ognuno avesse fatto il debito suo, sarebbe riuscito agl'Inglesi molto difficile il passare. Sulla strada da Bedford a Giamaica eran sì frequenti le scolte, che con grandissima facilità si potevano tramandare le novelle di quanto fosse per succedere sulle tre vie, dall'una all'altra. Il colonnello Miles col suo battaglione doveva guardare la via di Flatland, e mandar continuamente corridori tanto per questa, che per quella di Giamaica per sopravvedere, ed avvisare di ciò che occorresse. In questa condizione di cose l'esercito britannico dava all'erta marciando in sì fatta ordinanza, che la sua ala sinistra era volta a tramontana, la destra a ostro, ed il villaggio di Flatbush si trovava nel mezzo. Gli Essiani guidati dal generale Heister stavano in mezzo; gl'Inglesi sotto i comandamenti del maggior generale Grant formavano l'ala sinistra; ed altri reggimenti inglesi condotti dal generale Clinton, e dai due conti di Percy e di Cornwallis componevano l'ala dritta, nella quale avevano i capitani britannici posta la principale speranza della vittoria. Quest'ala si avvicinava a Flatland. L'intento loro era, che mentre gl'Inglesi condotti da Grant, e gli Essiani dall'Heister tenevano a bada il nemico in sui passi delle due prime vie, l'ala dritta girando e marciando per la terza di Flatland andasse ad occupare il crocicchio, che questa fa colla via per a Giamaica, e di là scesa nella pianura che si trova dall'altra parte dei monti, percuotesse gli Americani di fianco ed alle spalle. Speravano, che, siccome quel posto era il più lontano dal grosso dell'esercito loro, le guardie sarebbervi state più deboli, e forse più negligenti; e ad ogni modo non avrebbero potuto resistere ad una sì grossa schiera, che loro veniva addosso. Quest'ala dritta degl'Inglesi era la più numerosa, e tutta composta di gente eletta. La sera dei 26, guidando Clinton la vanguardia, che consisteva in fanti leggieri, Percy la battaglia, dove si trovavano i granatieri, le artiglierie ed i cavalleggieri, e Cornwallis la retroguardia, dove erano le bagaglie, alcuni reggimenti di fanti, e le più grosse artiglierie, si moveva tutta questa parte dell'esercito britannico con mirabil ordine e silenzio contro il nemico, partendo da Flatland, e traversando la contrada detta New-Lots. Il colonnello Miles non istando quella notte a buona guardia non si accorse dell'avvicinarsi del nemico, sicchè questi già era vicino ad un mezzo miglio alla strada di Giamaica sulle alture, due ore prima dello spuntar del dì. Quivi Clinton fece alto, e si dispose a dar l'assalto. Incontratosi in una pattuglia americana la faceva prigione. Nissune nuove pervenivano a Sullivan, che comandava a tutte quelle genti, le quali erano fuori degli alloggiamenti di Brooklin, di ciò che succedeva in questa parte. Trascurava egli di mandar oltre nuovi speculatori. Forse credette, che gl'Inglesi dovessero fare il principale sforzo loro contro l'ala sua dritta, essendo là la via più breve. Inteso Clinton dai prigioni, che la via di Giamaica non era guardata, essendogli balzata la palla in mano, si spinse avanti velocemente, ed a un punto preso l'occupò. Poscia senza frappor tempo in mezzo, voltosi a sinistra verso Bedford, andò ad impadronirsi di un importante passo, che i generali americani avevano lasciato senza guardia. Questa cosa diede affatto vinta la giornata agl'Inglesi. Seguì il conte di Percy colla sua schiera, e tutta la colonna avendo scollinato, scendè pel villaggio di Bedford nelle pianure ch'erano frapposte tra i monti e gli alloggiamenti degli Americani.

In questo mezzo il generale Grant per intrattener il nemico, acciò non volgesse l'animo alle cose che succedevano sulla via di Flatland, e per fargli credere, che gl'Inglesi intendessero di voler forzar il passo sulla dritta del campo americano, si era mosso a mezza notte, ed aveva assalito i Jorchesi ed i Pensilvanesi che lo guardavano. Questi andarono in volta; ma arrivato il generale Parsons, ed occupata una eminenza, rinfrescò la battaglia, e sostenne le cose, finchè venne in aiuto Lord Stirling con 1500 de' suoi. Qui si menava le mani gagliardamente; e la fortuna non inclinava nè da questa parte, nè da quella. Gli Essiani ancora avevano dato l'assalto dal canto loro sin dallo spuntar del giorno; e gli Americani condotti da Sullivan in persona sostenevano valorosamente l'impeto loro. Nel medesimo tempo le navi inglesi, dopo fatte alcune mosse, assalirono furiosamente una batteria posta a Red-Hook, a fine di tribolare l'ala destra del nemico, che combatteva da fronte contro Grant, e sempre più allontanarlo dal pensar alle cose, che seguivano in sull'ala sinistra ed in sul mezzo. Ciò nonostante gli Americani sostenevano con grandissimo ardire la carica dei nemici, e tuttavia combattevano ostinatamente, ignorando, che tanto valore, e sì fatti sforzi tutti erano indarno; poichè già era la vittoria posta in mano degl'Inglesi. Sceso Clinton nella pianura, e girando sul fianco sinistro degli Americani, percosse di costa coloro che sostenevano la pugna contro gli Essiani. Aveva anche prima mandato più oltre una grossa schiera, acciò, fatto un più ampio giro, assaltasse gli Americani alle spalle. Accortisi questi, dall'arrivo dei primi corridori inglesi, di quello ch'era, e del pericolo in cui si ritrovavano, suonarono a raccolta, e si ritirarono con buon ordine verso il campo, conducendo seco loro le artiglierie. Ma incontratisi coll'altra schiera delle genti reali, che aveva girato loro alle spalle, e che con molta furia gli caricò, furono rincacciati indietro, e ributtati in certe selve. Quivi s'incontrarono di nuovo negli Essiani, e così furon mandati dagli Essiani agli Inglesi, e da questi a quelli parecchie volte con infinita perdita loro. In tale disperato frangente dopo di essere stati in tal modo abburattati buona pezza, alcuni dei loro reggimenti con incredibil valore puntando, si aprirono la via in mezzo alle schiere nemiche, ed arrivarono agli alloggiamenti di Putnam. Altri trovarono scampo nelle profonde selve. L'inegualità de' luoghi, la frequenza dei ridotti, ed il disordine delle schiere fecero di modo, che si mantennero per parecchie ore molte particolari zuffe, nelle quali dal canto degli Americani morirono assai soldati. Sconfitta l'ala sinistra, e la battaglia dell'esercito americano, gl'Inglesi volendo averne una compiuta vittoria, spintisi a corsa furono tosto addosso ed alle spalle dell'ala dritta, la quale, ignorando tuttavia l'infelice evento dell'altra, seguitava a combattere contro il generale Grant. Finalmente, ricevute le novelle, si ritirarono. Ma incontratisi negli Inglesi, alcuni cercarono scampo nelle vicine selve, ed altri tentarono di varcar la palude di Gowans-Cove. Qui alcuni annegarono nell'acque; altri affogarono nella mota; ed alcuni pochi ebbero agio, quantunque perseguitati acerbamente dal nemico, di rifuggirsi nel campo. Perdettero in questo fatto gli Americani meglio di tremila combattenti tra morti, feriti e prigionieri. Tra questi ultimi si contarono il generale Sullivan medesimo, ed i brigadieri generali lord Stirling; e Woodhull. Quasi tutto il reggimento della Marilandia, nel quale erano entrati i più riputati gentiluomini della provincia, fu tagliato a pezzi. Sei bocche da fuoco vennero in poter dei vincitori. La perdita degl'inglesi fu di poca importanza, non arrivando a quattrocento tra morti, feriti e prigionieri. Certamente fecero in questa giornata gli Americani grande errore, poichè furono obbligati a combattere con una parte delle forze loro contro tutte quelle del nemico. Non usarono quella diligenza ch'era richiesta per venire in cognizione della quantità delle genti sbarcate; nè fecero correre dai loro sufficientemente le strade a far la scoperta, massimamente sul sinistro fianco, donde venne il pericolo; nè con opportune guardie fornirono i passi difficili sulla strada per a Giamaica. Alcuni bucinarono eziandio, quantunque leggermente, di tradimento in coloro, che avevano in cura di guardargli. Ma egli è certo, che peccaron meglio di negligenza, che di mal animo. Il colonnello Miles poi era tale, che non lasciava luogo a sospetto. Ei pare bensì, che Sullivan, o troppo confidente, o troppo rilassato, non usasse quel rigore, di cui era mestiero in una occorrenza tanto principale per impedire le pratiche, ed opprimere i trattati, che i leali tenevano cogl'Inglesi; sicchè erano questi diligentemente informati dei luoghi più deboli, e della negligenza, alla quale stavano le guardie. Gl'Inglesi e gli Essiani combattettero non solo con valore, ma ancora con una foga ed una rabbia incredibile per emulazion tra di loro, e per volersi levare le antiche macchie dal viso.

Il generale Washington era passato durante la battaglia dalla Nuova-Jork a Brooklin, e veduta la distruzion de' suoi; dicesi esclamasse fortemente in segno di grandissimo dolore. Poteva egli, se avesse voluto, trar fuora i suoi dagli alloggiamenti, e spingerli in soccorso di quelli, ch'erano alle mani col nemico. Poteva altresì far venire improvvisamente le restanti genti della Nuova-Jork, e comandar loro, entrassero a parte della battaglia. Ma con tutti questi rinforzi il suo esercito non sarebbe stato di gran lunga eguale a quello degl'Inglesi; e l'aura della vittoria, che già del tutto spirava favorevole a questi, ed il maggior ardire e disciplina loro ebbero ogni speranza tolto di poter ristorare la battaglia. Se avesse dato dentro, egli è probabile, che tutto l'esercito sarebbe stato a quel dì distrutto, e l'America ridotta a soggezione. Gli si dee perciò molta lode per non essersi lasciato in sì grave occorrenza trasportare ad un poco prudente consiglio; e per avere sè stesso ed i suoi serbato, ai casi avvenire, ed alla miglior fortuna.

Erano gl'Inglesi venuti in tanta baldanza per la recente vittoria, che seguendo subito la fortuna vincitrice volevano dar la battaglia al campo americano. Ma il generale inglese, rattenuto e prudente capitano, ossiachè credesse, che gli Americani fossero dentro più forti veramente di quello che non erano, o considerando che l'avuta vittoria gli avrebbe senza altro rischio dato in mano la città della Nuova-Jork, che era il principale oggetto della spedizione, contenne il furore de' suoi. Accampossi poscia a fronte degli alloggiamenti nemici, e la notte dei 28 sboccò a seicento passi di un bastione sulla sinistra. Intendeva di approssimarsi colle trincee, e di aspettare, che pel tempo l'armata cooperasse dalla parte del mare coll'esercito di terra.

Gli Americani dentro gli alloggiamenti loro si trovavano in grandissimo pericolo. Avevano da fronte un esercito superiore in numero, e che presto sarebbe loro venuto contro con una fortuna fresca. Le fortificazioni erano di poco momento, e gl'Inglesi lavorando indefessamente non avrebber penato molto a dar l'assalto con molta probabilità della vittoria. Da due dì e due notti pioveva dirottamente, sicchè ne eran guaste le armi e le munizioni. I soldati oppressi dalle fatiche, scorati dalla sconfitta, condotti a mal termine dai tempi contrarj avrebber fatto poca difesa. Le navi inglesi stavano sempre in procinto per entrare nella riviera di Levante. Il che fin allora non avevan potuto eseguire, impedite da un greco, il quale sin là per un riguardo favorevole della fortuna verso gli Americani, aveva loro soffiato contro. Ma il vento poteva mutarsi; ed una volta che gl'Inglesi si fossero fatti padroni di quella riviera, non avrebbero i soldati del congresso potuto conservare in facoltà loro il ritirarsi, e tutto l'esercito avrebbe portato pericolo di dover arrendersi alla prepotente forza dell'inimico. Fatta adunque una Dieta, i generali americani determinarono di votar tostamente quel luogo, e ritirarsi nella Nuova-Jork. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, si prepararono alla ritirata coll'attraversare la riviera sopraddetta. Il colonnello Glover ebbe il governo dei vascelli e delle piatte pei trasporti. Il generale Macdougall stava sopra l'imbarco, ed il colonnello Mifflin doveva guidare la coda dell'esercito. Incominciarono a muoversi alle otto della sera dei 29 con grandissimo silenzio. Ma non eran a bordo, che alle undici. Un vento gagliardo, che soffiava allora da greco, ed il riflusso facendo correre rapidissimamente le acque all'ingiù, impedivano il passare. Già temevano di male. Ma poco dopo le undici cessava il greco, e si metteva forte un libeccio. Davano allora pieni di allegrezza le vele al vento, e passarono a Nuova-Jork. Parve, che la Provvidenza abbia voluto dar favore alla impresa loro. Imperciocchè verso le due della mattina si levò una folta nebbia (accidente insolito a quella stagione in quelle contrade), la quale ingombrò tutta la Isola Lunga, mentre l'aria era chiara dalla parte della Nuova-Jork. Washington esortato con molta instanza da' suoi, perchè si riparasse tosto dall'altra banda, non volle acconsentire, e fu fra gli ultimi a partire, quando già le ultime genti erano arrivate a bordo. Erano in tutto nove migliaia di soldati. Sgomberarono le artiglierie, le altre armi, le bagaglie, le munizioni e tutta la salmerìa. Gl'Inglesi non n'ebbero sospetto, finchè la mattina, fatto alta ora, e dileguata la nebbia, s'accorsero non senza somma maraviglia della levata del campo, e che gli Americani già avevano posto ogni cosa in salvo. Solo osservarono una parte della retroguardia americana fuori di gittata in sui battelli, la quale era poco prima ritornata sull'isola a fine di sgomberare alcune munizioni, che rimaste erano indietro. Chiunque vorrà attendere a tutte le circostanze di questo fatto, crederà facilmente, che niuna fazione militare fu mai da capitani eccellenti eseguita, che meglio di questa stata sia immaginata, nè con più prudenza condotta, nè che più prosperevole cielo abbia favoreggiato.

Rimaneva da votarsi l'Isola del Governatore posta sulla bocca della riviera di Levante, nella quale avevano le stanze due reggimenti con molte artiglierie e munizioni. L'avevano gli Americani fortificata per impedire agl'Inglesi il passo di quella riviera. Ma perduta l'Isola Lunga non si poteva questo intento più oltre ottenere, ed il presidio correva imminente pericolo di cader in poter del nemico. L'impresa di votar l'Isola del Governatore riuscì anch'essa molto felicemente, mal grado le navi inglesi, che vicine si trovavano. In tal modo tutta l'oste americana dopo la sconfitta dell'Isola Lunga si trovò ridotta in quella della Nuova-Jork.

Per la rotta dell'Isola Lunga forte sbigottirono gli Americani, e le cose loro grandemente impericolosirono. Fin allora si eran dati a credere, che il cielo avrebbe costantemente dato favore alle armi loro; e per verità le cose sino a quel dì erano loro successe assai felicemente. Ma siccome quelli, che innanzi queste rotte non erano stati assueti a sentire l'acerbità della fortuna, di troppo confidenti ch'erano nella prospera, troppo dichinati diventarono nell'avversa. Avevano eziandio persuaso a sè stessi, che il personal coraggio convenientemente sopperisse alla mancanza della disciplina, ed erano giunti a tale, che quasi tenevano a vile, e si facevan beffe della disciplina europea. Ma ora, che con tanto danno avevano sperimentato, quanto efficace questa sia nelle battaglie giuste, divennero del tutto sbaldanziti, e perdettero ogni confidenza in sè stessi; e siccome prima credevano, che il valore senza la disciplina potesse far ogni cosa, così adesso pensavano, potesse nulla. Temevano ad ogni passo di qualche nuovo tranello, di qualche agguato, di qualche aggiramento. Quindi è, che perdutisi d'animo diventarono anche più negligenti negli ordini loro. Le milizie massimamente, siccome soglion fare per lo più i soldati raunaticci, quando vengono le avversità ed i tempi forti, diventavano ogni dì più tumultuarie ed intrattabili. Nè contente al voler fare a modo loro nel campo, se ne andavano a centinaia, ed intieri reggimenti disertavano per ritornarsene alle case loro. L'esempio divenne anche pregiudiziale ai reggimenti di ordinanza, i quali più renitenti si mostravano, ed ogni dì vieppiù si assottigliavano pei disertori. Avevan essi la condotta per un solo anno, ed alcuni per poche settimane; e la speranza di poter tosto, ritornando alle case loro, riveder i parenti e gli amici, operava in modo, ch'evitavano i pericoli. Dapprima l'ardore e l'entusiasmo eran venuti sopra a questi domestici desiderj; ma ora, perduto colla contraria fortuna quello zelo, ritornavano, e più vivi e più vaghi, che mai stati fossero, alle menti loro si appresentavano. Si sfidavano anche, se non della fede, della perizia dei generali loro, ed ogni cosa pareva presagire una totale dissoluzione. Così gli Americani stupefatti a questi colpi della fortuna, ed insoliti ad assaggiargli, vi si aggiravano dentro quasi come perduti. Washington s'affaticava coll'esortazioni, coi conforti e colle promesse d'impedir un tanto disordine. Nel che se non riuscì, come avrebbe voluto, ottenne però più, che non avrebbe creduto. Molti rimanevano vinti dall'autorità sua, e dalla benevolenza che gli portavano. Ma intanto non aveva tralasciato di scrivere al congresso, con parole gravissime accontandolo della miserabil condizione del suo esercito, e instando grandemente, che, posto una volta fine alle condotte mensuali ed annuali, si fermassero i soldati per tutto il corso della guerra. Assicurava, ch'egli opinava forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se la difesa sua non si commettesse ad un esercito, il quale dovesse durare sino al termine di tutta l'impresa. Secondavano i desiderj e le instanze del generale tutti i migliori capitani, che si trovavano allora in America, sicchè finalmente fu vinta l'ostinazione del congresso; il quale deliberò, dovessesi creare un esercito stanziale, in cui i soldati si conducessero sino al fine della presente guerra, e fosse composto di ottant'otto battaglioni da levarsi in ciascuna provincia all'avvenante delle facoltà loro; tre nel Nuovo-Hampshire, quindici del Massacciusset, due nell'Isola di Rodi, otto nel Connecticut, quattro nella Nuova-Jork, altrettanti nella Nuova-Cesarea, dodici nella Pensilvania, uno nella Delawara, otto nella Marilandia, quindici nella Virginia, nove nella Carolina del Nort, sei in quella del Sud, ed uno nella Giorgia. Per indurre poi la gente a pigliar soldo decretò ancora, che sarebbe dato un caposoldo di venti dollari al momento della ferma, e si promisero alcune porzioni di terre vacanti agli uffiziali ed ai soldati; cinquecento acri al colonnello, quattrocento al maggiore, trecento al capitano, dugento al luogotenente; cencinquanta al banderaio; ai bassi uffiziali e soldati cento ciascheduno. Ma essendosi incontrata molta difficoltà nel trovar le condotte per tutto il tempo della guerra, fu poscia emendata questa risoluzione, e si fece abilità al condurre, o per tre anni, o per tutta la guerra, dimodochè per le ferme di tre anni non avessero nissuna ragione di pretendere alle terre. Questo fu molto utile provvedimento. Così si vede, che la sventura è buona maestra ai popoli, e che se quelle nazioni, che s'invaniscono nella prosperità, si atterrano o si smodano nell'avversità, quelle altre, che usano modestamente la buona fortuna, si fanno assennate nella contraria.

Il generale Howe volendo usare la riputazione, che si tira dietro la vittoria, e valersi di quell'impressione, che doveva aver fatto, credendo, che gli Americani sbattuti da tante avversità dovessero oggimai avere pensieri più umili e più disposti ad accettare le condizioni dell'accordo, mandò il generale Sullivan al congresso, acciò gli esponesse, che quantunque non potesse trattar con esso, come con un corpo politico, desiderava ciò nondimeno di abboccarsi con qualcheduno de' suoi membri, riputati, come privati gentiluomini, in quel luogo, ch'essi stessi sapessero indicare. Annunziava, ch'egli ed il suo fratello l'ammiraglio avevano il mandato amplissimo per compromettere la controversia nata tra la Gran-Brettagna e l'America con condizioni profittabili ad ambedue, per le quali ottenere, aveva questi indugiato a partire ben due mesi, in guisa che non aveva potuto arrivare prima, che non fosse chiarita la independenza. Concludeva con dire, ch'ei desiderava, che si fermasse un accordo ora, che nissun fatto, che decisivo fosse, aveva avuto luogo, e che non poteva sospettarsi, che l'una parte o l'altra fossero a ciò costrette dalla necessità; che se il congresso consentiva a pigliar assetto coll'Inghilterra, molte cose, che nemmeno addomandate si erano, sarebbero concesse; e che se dopo l'abboccamento vi apparisse qualche probabile speranza di composizione, sarebbe l'autorità del congresso riconosciuta, o altrimenti l'accordo non sarebbe fermato. Così i commissarj largheggiavano di parole, volendo in su quella prima giunta intonare l'inglese giogo più soave.

Questa proposta dei commissarj inglesi, la quale non saprei dire, se più dimostrasse in essi la speranza o la disperanza della vittoria, e che probabilmente, non avendo mandato sufficiente a concedere tutte quelle condizioni che offerivano, mettevano in campo per far nascere le Sette, o per dar pasto al nemico, acciò rallentasse gli apparati della guerra, tenne però molto sospeso il congresso. Il rifiutarla senz'altro avrebbe alterato gli animi di molti, ed il consentire ad entrare in negoziato sarebbe stato un far credere, che la determinazione loro a voler l'independenza era rivocabile; e che già sbigottiti incominciassero a cedere all'avversa fortuna. Perciò per salvar una cosa e l'altra, quantunque credessero, che que' commissarj non vi andassero di bello, pigliarono una via di mezzo, e risposero per mezzo di Sullivan, che il congresso, essendo il rappresentante dei liberi ed independenti Stati dell'America, non poteva convenientemente mandar alcuno de' suoi membri per conferire con chicchessia, altro, che nella pubblica qualità loro; ma che siccome desiderava, si accordasse la pace con ragionevoli condizioni, avrebbe mandato deputati, affine di conoscere, se i commissarj avessero facoltà di trattare, e quali fossero le facoltà loro o le proposizioni, che a questo fine sarebbero per fare. Mandarono anche dicendo a Washington, che se i commissarj inglesi movessero qualche pratica presso di lui, dovesse rispondere, che gli Stati uniti d'America, i quali avevano pigliato le armi per difendere le vile e le libertà loro, avrebbero volentieri consentito alla pace, purchè ne fossero ragionevoli i termini, ed in iscrittura inviati al congresso. Così parevan voler l'independenza, ma non però insistere sulla medesima, come una condizione indispensabile alla pace, a fine di tenersi una via aperta, se le cose dell'armi succedessero maggiormente avverse. Furono dal congresso mandati ad udir le proposte dei commissarj, Beniamino Franklin, Giovanni Adams, e Edoardo Rutledge, tutti e tre zelanti avvocati dell'independenza. Seguì l'abboccamento gli undici di settembre nell'Isola degli Stati rimpetto Ambuosa. Parlò il primo l'Howe, dicendo, che quantunque non potesse risguardar sopra di essi, se non come sopra privati gentiluomini, tuttavia, avendo egli la facoltà di poter praticar con tutte le persone autorevoli nelle colonie intorno la pace, molto si rallegrava di poter con essi conferire intorno quest'oggetto. Risposero gli Americani, che, poichè erano venuti per udire, gli considerasse pure, come meglio gli piacesse; che in quanto a sè medesimi non potevano in niun altro grado riputarsi, che in quello, del quale stati erano dal congresso investiti. Ricominciò Howe, ritornassero le colonie alla leanza ed obbedienza verso il governo della Gran-Brettagna, e fossero sicure, che si scopriva nell'animo del Re una ottima mente per la concordia; che si sarebbero emendati gli atti offensivi del Parlamento, siccome pure le istruzioni date ai governatori. Replicarono gli Americani, raccontate prima le tiranniche provvisioni del Parlamento, e le inutili supplicazioni delle colonie, che il ritornar sotto il dominio della Gran-Brettagna non era cosa, che si potesse più oltre aspettare; che gli Stati uniti d'America desideravano di comporre le cose loro coll'Inghilterra, e che se questa aveva il medesimo desiderio, avrebbe egli più facilmente ottenuto dal suo governo il mandato di trattar con quelli, come Stati independenti, che il congresso ottenuto avrebbe dalle province quello di consentire alla sottomessione. Howe allora pose fine al ragionamento con dire, gli doleva assai, non rimanesse luogo ad aggiustamento. Riferirono i tre deputati al congresso l'esito dell'abboccamento, osservando, che i commissarj non avevano il mandato sufficiente, e che niun partito buono si vedeva dentro, nè alcuna certa speranza si poteva collocare nelle offerte e promissioni fatte. Il congresso approvò; e così fu staccata del tutto questa pratica d'accordo, la quale dimostrò dall'un canto, che il congresso in ogni fortuna la medesima disposizione d'animo conservando, nè cedendo punto alla calamità de' tempi, si era risoluto di non accomodare i suoi consiglj all'appetito de' suoi nemici; e dall'altro, quanto fosse il governo inglese ingannato intorno le opinioni, che regnavano in America, ed intorno i mezzi, che usar si dovessero per ritornarvi l'antica obbedienza. Ma pare, che in questo rivolgimento sia stato il destino delle cose, che i rimedj venissero sempre, dopochè il male era diventato incurabile; e che quel governo, il quale per l'orgoglio suo non voleva consentire nel buon dì alle utili concessioni, dovesse poscia, perduta la occasione, sopportar il rifiuto delle inutili.

I capitani inglesi, non avendo potuto fermar cogli Americani alcuna cosa, e perturbate tutte le speranze dell'accordo, voltarono tutti i pensieri alla guerra. L'esercito reale si trovava separato dall'americano per la sola riviera di Levante, la quale continuandosi coll'Harlemereek sta in mezzo tra l'Isola Lunga, e la Morrissonia da una parte, e l'isola della Nuova-Jork dall'altra. L'intendimento loro era di sbarcare in qualche parte di quest'ultima, dove fossero le difese più deboli, ed il nemico meno attento. A questo fine le navi inglesi andavano girando attorno, e minacciando ora questo luogo, ora quell'altro, per tener sospeso in tutti il nemico, e poter poscia più sicuramente far impeto in un solo. Una parte della flotta, girando intorno l'Isola Lunga, era comparsa nel Sound, golfo assai largo, che quest'isola divide dalle terre del Connecticut, e comunica colla riviera di Levante per mezzo di uno stretto canale, il quale, assai pericoloso essendo a navigare ed infame per naufragj, fu chiamato Hellgate, o sia porta d'inferno. Quivi si erano gl'Inglesi impadroniti dell'Isola di Montesoro, dove avevan rizzato una batteria per batter quella che i provinciali avevano sull'altra riva del fiume a Hovenshook. Due fregate, passando tra l'Isola del Governatore ed il Red-Hook, erano entrate nella riviera di Levante, senza ricevere alcun danno dalle artiglierie nemiche, ed erano sorte fuori del tiro di queste vicino ad una isoletta. Il grosso poi dell'armata inglese stava sull'ancore presso l'Isola del Governatore, pronta ad assalir la città stessa della Nuova-Jork, o di entrare nella riviera di Levante, od in quella del Nort. Intanto traevano continuamente le artiglierie inglesi ed americane da una riva all'altra, e seguivano spessi abbattimenti pel possesso delle isolette poste dentro il primo di questi fiumi, cercando gl'Inglesi d'impadronirsene, il che era necessario ai loro ulteriori disegni, e gli Americani di difenderle. Ma sia perchè le artiglierie dal canto dei primi meglio fossero ministrate, sia perchè avevano i soldati più confidenza della vittoria, e sia principalmente pell'aiuto delle navi, ne andavano per l'ordinario colla migliore, dimodochè, occupate tutte quelle isole, che più accomodate erano ai bisogni loro, eransi gl'Inglesi aperta la via pel fiume.

Il generale americano aveva munito le due rive della isola della Nuova-Jork con numerose artiglierie, e fattevi in differenti luoghi fortificazioni. Aveva 4,500 soldati nella città, 6,500 a Harlem di rincontro alle bocche del Sound, e dodicimila a Kingsbridge, Terra posta all'estremità dell'isola, dove si era molto affortificato, per conservar libera la comunicazione colla terra-ferma, ed impedire che il nemico, fatta una improvvisa correria in quel luogo, non lo rinserrasse del tutto dentro l'isola medesima. Ma stava in grandissima apprensione per la città, ed incominciava a dubitare di non poterla conservare nella divozione della lega. Essendosi il nemico fatto forte nelle parti settentrionali dell'Isola Lunga, ed avendo la signoria del Sound, era da temersi, ch'egli, o sbarcasse molto grosso sul mezzo fianco dell'isola della Nuova-Jork, appunto verso le bocche del Sound, nel qual caso il presidio della città, e tutte le vicine bande, non avendo più scampo alcuno, avrebber dovuto arrendersi; ovverochè, traversato il Sound e la Morrissonia, andasse a pigliar porto colla più gran parte del suo esercito alle spalle di Kingsbridge. Nel qual caso avrebbe mozzato affatto la comunicazione agli Americani dall'isola alla terra-ferma, e sarebbero stati obbligati, o di arrendersi a patti, o di combattere una battaglia, nella quale avendo gli Inglesi la elezione del luogo e del tempo, ed essendo gli Americani ancora sbigottiti dalla recente sconfitta, sarebbero questi secondo ogni probabilità stati perdenti. Nel quale evento la fortuna americana non avrebbe più potuto risorgere, tanto per lo scoraggiamento, che ne sarebbe nato degli uomini, quanto per la perdita delle armi, della munizioni e delle bagaglie. Aveva perciò Washington fatto consapevole de' suoi timori il congresso, pregandolo, fosse contento d'informarlo, quale intendesse, avesse ad essere il destino della città, quando fosse obbligato ad abbandonarla. Al che rispose il congresso umanamente, si conservasse intiera e salva. Fatta poscia una Dieta dei primarj capitani, pose il partito, se si dovesse senz'altro indugio votar la città; e si vedeva chiaramente, ch'egli inclinava al sì. Molti portavano la medesima opinione per le ragioni sopraddette, e meglio ancora, perchè il ritirarsi più indentro nelle terre sarebbe un privar il nemico del vantaggio, ch'egli aveva grandissimo, delle sue flotte. Altri si opponevano, perchè credevano, che il difender la Nuova-Jork avrebbe fatto consumar il tempo al nemico, e che intanto sarebbe trascorsa la stagione del guerreggiare. Pensavano ancora, che il votarla sarebbe stato segno di troppa viltà; cosa, che sarebbe riuscita di troppo gran pregiudizi sulle opinioni dei soldati e dei cittadini. Prevalse la sentenza di questi, e fu vinto il no. Ma finalmente, ingrossandosi vieppiù gl'Inglesi alle bocche del Sound, ed essendosi fatti molto forti nell'isola di Montesoro e di Buchanan, fatta un'altra consulta, si determinò, che non solo era prudente, ma ancora necessario di votar la Nuova-Jork. Si diè pertanto tostamente mano al rimover di là per la via del fiume del Nort i malati, le bagaglie e le munizioni, le quali si portarono molto in su sopra le coste della Nuova-Cesarea. Dopo alcuni dì anche il presidio avrebbe abbandonata la città, lasciandola del tutto in balìa del nemico.

Mentre queste cose si facevano con molto ordine dai soldati, e con molto terrore dei cittadini della Nuova-Jork, ecco, che si levava un gran romore per le ricevute novelle, che l'inimico sbarcasse nell'isola. I soldati a molta fretta correvano a riunirsi coi loro nelle pianure di Harlem. Nel mentre che le navi inglesi entrate nella riviera del Nort per rivolgere a quella parte l'attenzione dei generali americani, ed interrompere il trasporto delle bagaglie e munizioni, la prima schiera dell'esercito inglese condotta da Clinton si era imbarcata in capo al golfo di Newtown, e procedendo pel Sound, ed entrando nella riviera di Levante per la Porta d'Inferno, navigato prima un poco all'ingiù, era andata a sbarcare a Kippsbay a tre miglia distante dalla Nuova-Jork verso tramontana. Erano in questo luogo più, che in qualsivoglia altro deboli le difese, e le genti britanniche protette dalle artiglierie delle navi pigliaron tutte terra senza quasi incontrar nissuna resistenza. Non aveva tralasciato il generale americano, tostochè ebbe avviso dello sbarcar degl'Inglesi, di mandar loro incontro le brigate dei generali Parsons e Fellows, acciocchè riunite a quelle che difendevano Kippsbay, sostenessero l'impeto del nemico. Ma quelle prima, e poscia queste ancora si diedero vergognosamente alla fuga, nonostante tutti gli sforzi dei capitani per ritenerle. Arrivato poi Washington istesso le incorava e rannodava; ma, comparsa una banda di nemici, di nuovo si scompigliarono e voltaron le spalle. Se gl'Inglesi senza metter più lunga dimora al loro cammino si fossero spinti innanzi, avrebbero senz'alcun dubbio intrapreso il presidio della Nuova-Jork, che si ritirava. Ma ossiachè i generali inglesi non potessero restar capaci di tanta viltà negli Americani, e temessero di cacciarsi in mezzo a due schiere nemiche, ossiachè, come scrivono alcuni, gonfiati dal prospero successo, si trattenessero a diporto per ben due ore in casa di una gentildonna, certo è, che fu lasciato luogo a Putnam, che guidava il presidio, di difilare, e d'andarsi a congiungere col rimanente dell'esercito. Lasciarono però gli Americani in poter dei nemici le più grosse artiglierie, molte bagaglie e munizioni, e massimamente le tende, delle quali stavano in grandissimo bisogno. Dei soldati pochi mancarono, e questi in una scaramuccia presso Bloomingdale.

L'esercito inglese, mandato una grossa banda a pigliar possesso della città della Nuova-Jork, la quale può dare in ogni caso di fortuna recapito ad un buon esercito, s'accampò presso il centro dell'isola, avendo l'ala sua dritta posta a Horens-Hook sulla riviera di Levante, mentre la sinistra toccava Bloomingdale presso quella del Nort, occupando esso in tal modo tutta la larghezza dell'isola da una parte all'altra, la qual è, di circa un miglio. Gli Americani poi si erano molto affortificati a tramontana dell'isola, e massimamente a Kingsbridge. Avevano anche un alloggiamento sulle alture di Harlem, distante ad un miglio e mezzo dalle guardie inglesi. Un altro forte passo occupavano tra Harlem e Kingsbridge, siccome pure una Fortezza chiamata il Forte Washington sul fiume del Nort. In questo stato di cose seguivano frequenti avvisaglie, nelle quali appoco appoco andavano gli Americani ricuperando il coraggio, e s'avvezzavan di bel nuovo a guardare in viso l'inimico. Washington molto desiderava, che i suoi si mescolassero cogl'Inglesi in questi fatti. Uno fra gli altri ne seguì molto grosso nelle pianure di Harlem, dove, spintesi troppo avanti pel troppo ardore alcune bande d'Inglesi e di Essiani, furono prese alla tratta in un agguato apparecchiato loro dagli Americani, e ne andarono colla peggio. Washington molto commendò per lettere pubbliche il valor de' suoi.

Pochi giorni dopo che la città della Nuova-Jork, tanto opportuna alle cose d'America, era venuta in poter dei regj, arse per un fuoco acceso, chi scrive da alcuni cittadini a bella posta, perchè gl'Inglesi non si potessero prevalere delle stanze di tanta città, e chi a caso. Fu scritto, che il fuoco si appiccasse in varj luoghi nel medesimo tempo, e per mezzo di esche ingegnosamente preparate; il che negano gli Americani. Poco mancò, tutta la città non fosse consumata dalle fiamme, soffiando il vento forte, ed essendo l'aria secca. I soldati del presidio guidati dal generale Robertson molto si adoperarono per arrestar l'incendio; ed infuriati, com'erano, presi alcuni fra gl'incendiarj, o che tali credevano, gli precipitavano a trabocco in quelle fiamme, che accese avevano.

Il generale inglese accorgendosi, che tal era la fortezza degli alloggiamenti del nemico, che il cacciarnelo per una battaglia era una cosa piena di grandissimo pericolo, e molto incerta nell'evento, fece quella risoluzione, la quale per avventura avrebbe dovuto fare da bel principio, cioè di andar a campeggiare alle spalle degli Americani posti a Kingsbridge, ed obbligargli in tal modo a combattere con isvantaggio, o a ritirarsi con perdita, o a rimanere con pericolo. A questo fine, lasciato lord Percy con due brigate inglesi, ed una di Essiani negli alloggiamenti di Harlem, acciò difendessero la Nuova-Jork, egli col rimanente esercito imbarcatosi sui battelli e sulle piatte, ed entrato prosperamente nel Sound per la Porta d'Inferno, andò a sbarcare a Frogsneck vicino alla Terra di West-Chester situata sui confini delle due province della Nuova-Jork e del Connecticut. Fu da alcuni biasimata questa mossa dell'Howe; perciocchè il generale americano avrebbe potuto con un improvviso assalto opprimere le genti lasciate a Harlem, ed impadronirsi di nuovo della città di Nuova-Jork. Ma forse fece egli fondamento sullo sbigottimento, in cui tuttavia si trovavano i provinciali, e sulla presenza delle navi, le quali in ogni caso avrebbero porto un sicuro asilo alle pericolanti schiere. Aveva anche Howe molto fortificato il posto di Gowans-hill per proteggere la città. Per impedire poi che il nemico non potesse valersi della navigazione del fiume del Nort, e per mezzo di questo trar le vettovaglie dalla Nuova-Cesarea, aveva ordinato, che tre fregate montassero su oltre i Forti Washington e Lee, il primo posto sulla sinistra, ed il secondo sulla destra riva del fiume. Il che eseguiron esse con molta destrezza, nonostanti le artiglierie dei due Forti, ed i triboli, coi quali avevano gli Americani cercato d'interrompere la navigazione. Il generale inglese soprastò alcuni giorni a Frogsneck, sia per rifar i ponti, che dal nemico stati erano disfatti, sia per aspettare un grosso rinforzo, che gli doveva venire dall'Isola degli Stati. La strada da Frogsneck a Kingsbridge è molto difficile per le continue macìe, e gli Americani l'avevano anche rotta in molti luoghi. Washington, il quale aveva adunato tutto il suo esercito a Kingsbridge, mandò avanti i soldati leggieri per tribolar nel suo viaggio l'esercito nemico.

Ricevuti i rinforzi, l'Inglese si moveva da Frogspoint con tutto l'esercito, e traversato alcuni luoghi detti Pelham-manor, andava ad alloggiare nella Nuova-Roccella. Là si congiungeva con lui la seconda schiera dei lanzi essiani, e waldecchesi guidati dal generale Knyphausen, ed un reggimento di cavalli testè arrivato dall'Irlanda alla Nuova-Jork. Siccome il principal fine della spedizione quello era di tagliar a Washington la comunicazione colle province orientali, e se ciò ottenuto, non volesse combattere, chiuderlo dentro l'isola della Nuova-Jork, così bisognava occupar le due strade, l'una inferiore più verso il Sound, e l'altra superiore, che l'una e l'altra guidano nel Connecticut. La prima già occupavano gl'Inglesi; ma per intraprender la seconda faceva mestiero traversar quella contrada difficile, che già detto abbiamo, a fine di andar a pigliar il posto di White-plains, o sia delle Pianure Bianche alle spalle di Kingsbridge. Al qual partito si risolvette Howe, marciando però lentamente e con molta precauzione, dopo di aver lasciato alla Nuova-Roccella i lanzi venuti ultimamente, per tener le vie aperte, e sicurar le vettovaglie e le munizioni, che ogni dì vi arrivavano.

Washington stava attento al pericolo che correva; e, conosciuta ottimamente l'intenzion del nemico, determinò di abbandonar col grosso del suo esercito l'alloggiamento di Kingsbridge. Perciò girando col sinistro corno, andò con questo ad occupar le Pianure Bianche, mentre il diritto alloggiava sulle alture di Valentine's-hill presso Kingsbridge, e la battaglia di mezzo senza interrompimento guerniva le alture, che si distendono da Valentine's-hill alle Pianure Bianche. Quivi attendeva a fortificarsi sollecitamente. In tal modo si trovò l'esercito americano attelato paralellamente al fiume Brunx, che lo fasciava da fronte, e lo separava dall'inglese, il quale marciava all'insù sopra la sinistra riva di questo fiume. Aveva di dietro il grosso fiume del Nort, per mezzo del quale dalle parti superiori, non avendo sin là potuto penetrar le fregate inglesi, riceveva le vettovaglie. Col corno sinistro poi occupava la superiore via del Connecticut, per la quale anche gli pervenivano abbondantemente i viveri e le munizioni. Lasciò sufficienti presidj a Kingsbridge, a Harlem e nel Forte Washington, abbenchè in questo contro sua voglia. Intanto mandava spesso i corridori sul Brunx per ritardar le mosse del nemico. Onde seguivano frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra, nei quali, sebbene per l'ordinario i reali rimanessero superiori, servivano però maravigliosamente a cancellar la paura negli Americani, i quali ogni dì pigliavano più animo addosso ai nemici. Finalmente, approssimandosi il nemico alle Pianure Bianche, Washington ristrinse subitamente il suo esercito, e, abbandonati gli alloggiamenti, che aveva lunghesso il Brunx, tutto lo raunò in un forte campo su certe alture, presso le Pianure medesime, a fronte degl'Inglesi. Il suo destro fianco era protetto dal Brunx, il quale co' suoi rivolgimenti fasciava anche da fronte il destro corno. Il centro era quasi paralello al fiume, ed il sinistro corno posto quasi ad angolo retto sul centro, e per conseguente quasi paralello al destro, si distendeva verso tramontana sulle colline, quanto era necessario per guardare i passi verso le regioni montagnose superiori, alle quali l'esercito avrebbe potuto ritirarsi. Ma siccome il destro corno, come quello che in una regione più piana e meno difficile era posto, si trovava in maggior pericolo, così giudicò opportuno di mandar ad occupar un monte, un miglio circa distante dal campo, per una grossa banda di soldati condotti dal generale Macdougall. Questi vi si afforzarono, come meglio per la brevità del tempo potettero.

Stando in tal condizione l'esercito americano, arrivarono gl'Inglesi a sette o otto miglia distante dalle Pianure Bianche, e si apparecchiavano ad assalirlo. La mattina dei 28 ottobre le genti divise in due schiere, la dritta guidata da Clinton, e la sinistra da Heister marciavano alla battaglia. A mezzodì, cacciate e ributtate indietro tutte le scolte e guardie nemiche dai primi feritori inglesi ed essiani, compariva l'esercito inglese avanti il campo americano. Incontanente si diè mano al trarre delle artiglierie, sebbene con poco effetto. Gl'Inglesi pigliarono tosto gli ordini, e talmente disponevano le genti loro, che la dritta occupava la strada che conduce a Merrineck, un miglio circa distante dalla battaglia di mezzo degli Americani; mentre la sinistra, posta ad egual distanza dall'ala dritta di quelli, toccava il Brunx.

Il generale inglese, veduta l'importanza del posto pigliato da Macdougall, e persuasosi, che non si sarebbe potuto assalir con frutto il fianco destro del nemico esercito, il quale solo si poteva assaltare essendo l'altro situato in luoghi più forti, determinò di sloggiarnelo. Ordinò ad una squadra di Essiani sotto l'obbedienza del colonnello Ralle, che guadasse il Brunx, e, fatta una giravolta, andasse a noiar il fianco del generale Macdougall, mentrechè il brigadier generale Leslie con una brigata d'Inglesi e di Essiani gli darebbe la battaglia da fronte. Pervenuto Ralle al luogo indicato, Leslie dopo d'aver traversato il Brunx assaltò furiosamente gli alloggiamenti di Macdougall. Le milizie andarono tosto in volta; ma i regolari resistettero gagliardamente. Anzi un reggimento marilandese condotto dal colonnello Smallwood, ed un jorchese dal colonnello Ratzemar saltati fuori dalle trincee animosamente andarono ad affrontar a piè della collina il nemico. Ma oppressi dal numero cedettero, e si ritirarono. Salivano quindi con mirabile intrepidità gl'Inglesi e gli Essiani, e, superati a viva forza i nemici contrastanti, s'impadronirono del monte. Continuarono però gli Americani a trarre per qualche tempo di dietro le muricce ed altri luoghi vicini. Il che ritardò il progresso degli assalitori. Putnam, ch'era stato inviato in aiuto, non arrivò in tempo. Perdette l'una parte e l'altra in questo fatto assai gente.

Aspettava Washington con grand'animo ne' suoi alloggiamenti il vicino assalto, e già aveva fatto sgombrar dietro i malati e le bagaglie. Ma, essendo trascorsa una gran parte del dì, l'Inglese determinò di aspettare il seguente. Perciò fe' alloggiar i suoi a gittata di cannone del campo americano. Washington usò l'opportunità della notte per fortificar vieppiù i suoi alloggiamenti, e per ritirar indietro a luoghi più forti l'ala sinistra, la quale, per la perdita del monte, era diventata più esposta alle offese. La mattina, Howe, considerata la fortezza di quelli, si fermò, prima di dar la battaglia, a voler aspettar l'arrivo di alcuni battaglioni, ch'erano stati lasciati alla Nuova-Jork sotto i comandamenti di Percy, e d'alcune altre compagnie da Merrineck. Essendo questi rinforzi giunti al campo la sera dei trenta, intendeva di andare all'assalto la mattina seguente. Ma piovve la notte e pioveva la mattina tuttavia sì fuor di misura, che ne fu rotto il disegno. Intanto il generale americano, il quale considerava con molta prudenza i pericoli, ed era alieno di tentare senza grandissima speranza la fortuna di una battaglia campale, fatto considerazione eziandio, che gl'Inglesi avevano già piantato quattro o cinque batterie, e che potevano, girando sul destro fianco di lui, andarsi ad impadronir di certi colli, che gli stavano a ridosso, la notte del primo novembre mutò l'alloggiamento, ed andò a porsi in certi luoghi più alti nelle vicinanze di North-Castle, non senza prima però aver posto il fuoco al villaggio delle Pianure Bianche, siccome anche a tutte le case ed ai foraggi, che dentro il campo si ritrovavano. Mandò tostamente una grossa banda di soldati ad occupare il ponte sul fiume Crotone, pel quale si ha la via alle parti superiori dell'Hudson. Gl'Inglesi entrarono l'indomani nel campo americano.

Avendo il generale inglese veduto che l'Americano fuggiva la battaglia, e che non si poteva in quel luogo urtare per la fortezza degli alloggiamenti senza evidente pericolo e grave danno de' suoi, si risolvette a torsi giù del seguitarlo, e si voltò a volersi render affatto padrone dell'isola della Nuova-Jork. Principalmente gli stava a cuore il Forte Washington, il qual era il più forte baluardo della medesima. Tuttavia, quantunque il luogo, dove questa Fortezza era murata, fosse molto aspro e difficile ad ascendersi, le fortificazioni sue non erano tali, che potessero resistere ai colpi delle grosse artiglierie; nè per la strettezza non era capace di più di mille difensori, abbenchè nell'opere esteriori, dalle quali era circondato, soprattutto a ostro verso la Nuova-Jork, potesse dar luogo a molti più. Dubitando Washington di quello, che avvenne, aveva scritto mandando al generale Greene, che comandava in quei contorni, esaminasse molto bene; e se trovasse, che il Forte Washington non fosse abile a sostener l'assalto, il facesse votare incontanente, e la guernigione trasportasse sulla destra riva dell'Hudson. Ma questi, o sia che giudicasse per la fortezza del luogo, e pel buon animo della guernigione, si potesse tener lunga pezza, o che non volesse coll'esempio della ritirata sbigottir di più i già troppo rimessi animi degli Americani, deliberò di voler persistere nella difesa. Al qual partito tanto più volentieri s'appigliò, che credette, sarebbe sempre fatto abilità alla guernigione di ritirarsi sicuramente al Forte Lee situato sull'altra riva del fiume. Ma Washington, temendo di qualche sinistro, ed avvisandosi molto bene, che gl'Inglesi non si sarebbero rimasti alla presura del Forte, ma che, valicato il fiume, e preso col medesimo impeto il Forte Lee, il quale non era difendevole lungo tempo, avrebbero corso tutta la provincia della Nuova-Cesarea, lasciato il generale Lee colle genti appartenenti alle province orientali sulla sinistra riva dell'Hudson, e pigliati i luoghi forti verso il fiume Crotone, e particolarmente a Peek's-hill presso l'Hudson medesimo, valicò questo fiume col grosso dell'esercito, e andò a congiungersi con Greene negli alloggiamenti del Forte Lee. Il generale Lee medesimo teneva ordine di venir rattamente a raggiugnerlo, ove il nemico, superati i Forti, avesse corso sulla destra riva del fiume. Scrisse poi al governatore della Nuova-Cesarea, facesse sgombrare ai luoghi più lontani le vettovaglie, e chiamasse sotto le insegne tutte le milizie. Fatti tutti i preparamenti, che meglio per lui si potevano, Washington aspettava, e diligentemente spiava, quali avessero ad essere le mozioni del nemico.

Intanto Howe, fatto marciare dalla Nuova-Roccella il generale Knyphausen, gli aveva ordinato, s'impadronisse di Kingsbridge. Il che eseguì egli senz'avere incontrato resistenza alcuna, essendosi gli Americani, che guardavano quel luogo, ritirati al Forte Washington. Per la qual cosa le genti di Knyphausen entrarono nell'isola della Nuova-Jork, ed andarono ad osteggiare il Forte dalla banda di tramontana. Poco stante l'istesso generale inglese, lasciati gli alloggiamenti delle Pianure Bianche, e costeggiando l'Hudson menava il rimanente dell'esercito a Kingsbridge, e poneva il campo sui colli di Fordham con aver l'ala sua dritta prossima a questo fiume, e la sinistra al Brunx. Così stando le cose, si apparecchiarono i regj a dar la batteria al Forte Washington, nel quale, ed in tutte le sue appartenenze, si trovavan bene da tre migliaia di soldati sotto i comandamenti del colonnello Macgow, esperto, animoso e prudente capitano. Fattagli la chiamata, rispose, volersi difendere. I soldati regj ivano all'assalto divisi in quattro schiere. La prima da tramontana guidata da Knyphausen, e composta di Essiani e Waldecchesi, la seconda da levante condotta dal brigadier generale Matthew, nel quale vi erano i fanti leggieri inglesi, e due battaglioni delle guardie. Questi dovevano assalir le trincee, che dal Forte Washington si distendevano sin presso questo fiume. La terza, la quale doveva passare il fiume più sotto, che la seconda, ed era capitanata dal colonnello Stirling, doveva, sbarcata che fosse, assaltar il Forte più verso ostro. Ma quest'era un assalto simulato. La quarta finalmente, che obbediva agli ordini di lord Percy, molto grossa, era ordinata a far il suo sforzo contro il fianco australe del Forte. Tutte erano fornite di buone ed ottimamente ministrate artiglierie.

Gli Essiani condotti da Knyphausen dovevano traversare un bosco assai folto, in cui alloggiava il colonnello Rawlings col suo reggimento di corridori. Seguiva tra gli uni e gli altri un ferocissimo affronto, nel quale i primi provarono un danno assai grave. Perciocchè gli Americani appiattati dietro gli alberi e le rocche, traevano alla celata, e sicuramente. Ma infine, fatto un grande sforzo, riuscirono gli Essiani su d'una difficile, e molto erta cresta, dalla quale di forza cacciarono i nemici, di modo che fu fatta facoltà alle schiere, che venivan dietro, di sbarcar alla libera. Il colonnello Rawlings co' suoi si ritirò a tiro del cannone del Forte. Dal canto suo Percy si era impadronito di un puntone esteriore, sicchè diè facoltà alle genti di Stirling di poter isbarcare. Il che fatto, con mirabil costanza montando per l'erta, pervenne alla sommità di un monte, dove fece molti prigionieri, nonostante l'ostinata difesa loro. Il colonello Cadwallader, che stava alle difese in questa parte, si ritrasse anch'esso al Forte. In questo mezzo Ralle, il quale guidava la destra squadra della schiera di Knyphausen, superati con valore incredibile tutti gli ostacoli, si era sì fattamente approssimato al cassero, che piantò il suo alloggiamento a cento passi del medesimo. Quivi venne poco stante a congiungersi con esso lui Knyphausen medesimo colla sinistra squadra, sbrigatosi dagl'impedimenti incontrati nel bosco. Così, perduti, non però senza gloria, tutti i gironi esteriori, si trovava la guernigione tutta incastellata. In tale stato di cose gli assalitori intimarono a Macgow, dovesse arrendersi. Avendo egli già quasi logoro tutte le munizioni, e nuocendo alla difesa l'istessa moltitudine dei difensori in un luogo così stretto, si accorgeva benissimo, che non avrebbe potuto sostenere l'assalto. Perciò si arrese a patti. Il presidio, che sommava a duemila seicento soldati, incluse le bande paesane, rimase prigioniero di guerra. Morirono dal canto dei provinciali pochi; circa ottocento da quello dei reali; la maggior parte tedeschi. Così coll'acquisto del Forte Washington venne in potere delle genti del Re tutta l'isola della Nuova-Jork.