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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 cover

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Chapter 4: LIBRO DECIMO
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About This Book

The third volume details the American War of Independence, focusing on key military campaigns and political maneuvers. It covers the British strategy to separate the eastern and western colonies through a coordinated attack led by General Burgoyne, highlighting significant battles such as those at Ticonderoga, Brandywine, and Germantown. The narrative also explores the impact of French support for the American cause, the internal struggles within the British government, and the eventual rejection of peace proposals by the Americans. The volume concludes with the shifting dynamics of the war as both American and British forces adapt to the evolving conflict.

LIBRO DECIMO

1778

L'infelice successo della guerra canadese, e l'inutilità dei prosperi eventi della pensilvanica avevano convinto la pertinacia dei ministri britannici, che colla forza dell'armi impossibile fosse il ridurre gli Americani a soggezione. Della qual cosa ora tanto più fermamente si persuadevano, che la Francia, tanto possente per terra e per mare, aveva le sue alle armi del congresso congiunte. Nissuno non vedeva, che avendo potuto gli Americani durare contro la guerra fatta loro coll'estremo sforzo suo dall'Inghilterra lo scorso anno, molto più facilmente avrebbero potuto resistere per l'avvenire, confermato lo Stato loro dal tempo, assicurate le speranze dalla prospera fortuna, aiutate le armi da un principe potente. Invano si sarebbe sperato di potere in America mandare nei futuri anni altrettanti soldati, quanti se n'erano mandati nei passati. Perciocchè oltre che de' lanzi pochi o nessuno se ne potevano più oltre ottenere, e che la bisogna del reclutare procedeva tuttavia lentamente in Inghilterra, si aveva ed il timore di un'invasione francese nel cuore stesso del regno, e bisognava di necessità fornire le Antille di grossi presidj per preservarle dagli assalti dei Francesi, i quali si sapeva, che stavano assai forti nelle loro. Non era nascoso nei Consiglj britannici, che la principal mira, che in questa nuova guerra, dopo la separazione dell'America dalla Gran-Brettagna, ponevano i Francesi, era l'acquisto delle ricche isole inglesi; nè ignoravasi, che già avevano prevenute le mosse, e mandato a questo fine molte genti nelle proprie possessioni. Stavano perciò le Antille inglesi quasi senza difesa esposte agli assalti nemici; qualunque fosse di ciò la cagione, ossiachè i ministri avessero creduto, che la guerra colla Francia non si dovesse rompere sì tosto, ossiachè quelle sì vive speranze, che avevano di vincere ad ogni modo la guerra del passato anno gli avessero indotti a pensare, o che la Francia non si scoprirebbe, o che quando pure si scoprisse, la vittoria avuta sulla terra-ferma americana avrebbe pôrta la opportunità di potere inviar per tempo i richiesti aiuti nelle vicine isole. Si temeva eziandio del Canadà, non solo dal canto degli Americani, ma ancora, e molto più, da quello dei Francesi, essendo i Canadesi più francesi che inglesi, e tuttavia ricordevoli dell'antica congiunzione. Perciò vi si volevano lasciare presidj gagliardi e fermi. Ne seguiva da tutte queste cose, che non si potessero rifornire gli eserciti, che militavano contro gli Stati Uniti, e bisognava per lo contrario menomargli per mandarne una parte a tutti gli anzidetti servigj. Ma dall'altro lato non si sgomentavano i ministri, sperando di potere colle offerte d'accordo, e col cambiare il modo della guerra, e fors'anche per le vittorie da aversi contro la Francia, ottenere ciò che colle sole armi fin allora non si era potuto ottenere. Si persuadevano, che gli Americani stanchi dalla lunga guerra, e tanto scarsi di pecunia e di credito pubblico, sarebbero facilmente calati agli accordi; o che almeno, se non il congresso, o tutti, certo una considerabile parte avrebbero accettate le proposte; e speravano, che le parzialità e le dissensioni avrebbero od alla totale ricongiunzione, od al totale soggiogamento aperta la via. A questo fine si era apposta nella provvisione d'accordo fatta dal Parlamento la clausola, che i commissarj avessero facoltà di negoziare non solo con qualunque maestrato, ma ancora con qualunque ordine di persone, e con qualsivoglia privato cittadino che si fosse. Avendo poi trovato sì dura resistenza negli abitatori delle settentrionali province, si eran fatti a credere, stando essi molto alle baie e novelle dei fuorusciti, che troverebbero la materia più tenera nelle meridionali; e perciò si determinarono a volger le armi contro di queste, le quali siccome più abbondanti d'uomini fedeli alla Corona, si sarebbero, come riputavano, più facilmente, e dalla guerra lasciate sbigottire, e dalle offerte degli accordi lusingare. Oltrechè abbondavano esse di grassi pascoli e di feraci terre molto opportune al vivere degli eserciti, e molto più da increscerne agli abitatori, quando andassero guaste dalla guerra. Ma a qualunque fine avessero a riuscire queste speranze, volevano i ministri continuar nella guerra, quando tornassero vani i tentativi d'accordo, per non aver la sembianza di credere alle minacce della Francia; e qualunque avesse ad esser l'esito, che riserbassero i fati alla guerra americana, e' bisognava pure, credevano, se però debbon gli Stati aver cura dell'onore e della propria dignità, sperimentar ancora per un tempo la fortuna dell'armi; e se si aveva in ultimo a riconoscere la independenza dell'America, il che diventato era l'oggetto proprio venuto in contesa, di ciò pensavano, essersi sempre in tempo, e doversi meglio, cedendo all'avversa fortuna, concedere dopo le infelici battaglie onorevolmente, che vilmente acchinandosi alle minacce di un superbo nemico darlo via indifesi ed inonorati. Questi erano i motivi che operavano nei ministri della Gran-Brettagna nel presente periodo della guerra, ai quali accomodaron poscia tutte le risoluzioni loro. Ma siccome si avvedevano benissimo, che quando l'Inghilterra non avesse fatto altre dimostrazioni, non avrebbe mancato il congresso di ratificare al trattato fatto colla Francia, e che dopo ciò molto più difficile diventerebbe, che ed il congresso medesimo ed i popoli dalla presa risoluzione si volessero discostare, così si consigliarono d'inviar tosto e diffondere in America, anche prima che già fossero approvate dal Parlamento, le provvisioni d'accordo, sperando in tal modo, che vedutosi dagli Americani, che l'Inghilterra rinunziava a ciò, ch'era stato la prima e la principal cagione della contesa, vale a dire alla tassazione, avrebbero facilmente preso forma tutte le altre difficoltà, e si sarebbe potuto la ratificazione impedire. Il che ottenutosi, i commissarj, i quali sarebber venuti dietro, avrebbero dato perfezione alla concordia. Arrivarono adunque le copie delle provvisioni alla Nuova-Jork verso la metà del mese di aprile, ed il governator Tryon, persona, come abbiamo veduto, attiva e sagace molto, fattele prima pubblicare nella città, fece opera, che trapelassero in mezzo agli Americani, molto magnificando il buon animo del governo verso l'America. Scrisse nel medesimo tempo al generale Washington, ed al Trumbull, governatore della Cesarea, richiedendogli, cosa nuova e strana, le recassero a notizia, il primo de' suoi soldati, il secondo dei popoli cesariani. Washington avanzò le provvisioni al congresso, perchè provvedesse. Trumbull rispose al Tryon molto gravemente; si maravigliava bene di questo insolito modo di procedere in un negoziato da introdursi tra due nazioni; stantechè in somiglianti casi le domande e le proposte sian solite ad indirigersi non all'universale dei popoli, ma sibbene ai governi loro; che ciò nonostante forse una volta una tale proposta da parte dell'antica patria avrebbe potuto riceversi con allegro e grato animo; ma che quei dì erano trascorsi via irrevocabilmente. Rammentò le petizioni non udite, le ostilità incominciate, la barbarie della guerra esercitata dagl'Inglesi, l'insolenza loro nella prospera fortuna, le crudeltà usate contro i cattivi, posto avere un insuperabile ostacolo alla riconciliazione. La pace solo potersi ottenere coll'independenza. Sperimenterebbergli gl'Inglesi affezionati e profittevoli amici, quanto stati erano risoluti e fatali nemici. Se la pace volevano, non procedessero con insidie, ma apertamente la dimandassero a coloro, che concedere la potevano.

Intanto il congresso, ricevute le novelle, deliberava quello che fosse a fare. Fe' decreto finalmente, già quasi sicuro degli aiuti francesi, ed irritato a questi nuovi tranelli inglesi, che qualunque privato, o qualsivoglia ordine di persone, i quali presumessero di fare qualunque separata, o parziale convenzione, od accordo coi commissarj della Corona della Gran-Brettagna, riputati fossero, e trattati come nemici agli Stati Uniti; che non potevano decentemente essi Stati entrar in nessuna pratica, o trattato con niun commissario dalla parte della Gran-Brettagna, salvochè non incominciassero questi, come preliminare, a ritirar le armate ed eserciti loro; e così ancora l'independenza degli Stati Uniti espressamente, e positivamente riconoscessero. E siccome, risolvettero in ultimo, il disegno del nemico si era, che da questo suono soave della pace quasi addormentati i cittadini d'America manco sollecitamente attendessero alle provvisioni della guerra, così si richiedesse dai diversi Stati, usassero ogni opera, ed ogni sforzo facessero per far genti; tenesserle pronte al campeggiare; le bande paesane allestissero. Volendo poi il congresso dimostrare, in quanto poco conto tenesse, e le raccontate provvisioni del Parlamento, ed i maneggi del Tryon per farle andar attorno, le fece con generoso consiglio nei diarj pubblici stampare in un colle risoluzioni prese. Per altro temendo, che molti di coloro, i quali fin allora avevano seguitato le parti inglesi, disperati di trovar perdono nella patria loro, non solo nell'ostinazione continuassero, ma ancora usando la occasione dei perdoni offerti dal governo britannico non traessero col credito e colle aderenze che avevano, al canto loro anche i fedeli all'America, risolvè, che si raccomandasse ai diversi Stati, acciocchè graziassero da ogni colpa e pena, salve però quelle restrizioni, che credessero necessarie, tutti coloro, i quali avevano portate le armi contro gli Stati Uniti, od in qualunque maniera pôrti avessero aiuti al nemico, ordinando, che a ciascuno fossero perdonati gli errori, ch'egli avesse fatti in fin allora; e che tutte le ingiurie, oltraggi e offese che fossero seguite tra i cittadini si rimettessero l'uno all'altro.

Ma i soldati inglesi, i quali in America si ritrovavano, ignari di quelle mene politiche, colle quali si reggono gli Stati, e fieramente crucciati alla ostinata resistenza degli Americani, non si può dire, a quanto sdegno si commuovessero a queste inaspettate risoluzioni dei ministri. Volevan essi l'assoluta conquista e la totale soggiogazione. Non potevano nell'animo loro comportare queste vituperose calate, e che ora con tanta vergogna si ritrattasse, e concedesse ciò, che detto e negato si era primieramente con tanta asseverazione. Aspettavano; e così si era promesso loro, un rinforzo di ventimila compagni, e ricevevano invece i diplomi delle concessioni. Quindi è, che vi furon nel campo delle male parole e dei brutti fatti, avendo alcuni perfino stracciate a furore le insegne che portavano; ed altri, principalmente Scozzesi, lacerate le provvisioni. E se sì fattamente alterati si mostrarono i soldati inglesi alla ricantazione, nissuno non dubiti, che i fuorusciti americani nol fossero molto più. Vedevan eglino ora tutto ad un tratto svanire quelle speranze, che così verdi concette avevano, di potersene come vincitori alle case loro ritornare; e forse alcuni dispettarono per non poter più, come si avevan proposto, esercitar le vendette loro. Con sì poco frutto si travagliava in America dagli agenti inglesi per riconciliarvi gli animi verso l'antica patria, e con tanta efficacia si affaticava il congresso di contrastargli!

Il giorno due di maggio era quello, in cui doveva essere alzata al colmo l'allegrezza degli Americani, e porsi il sigillo della disgiunzione del vasto e possente Impero britannico. Arrivò in quel dì a Cascobay la fregata francese la Sensibile, capitanata dal signor Marignì, stata a bella posta a quest'uopo allestita, e veleggiatrice molto alla leggiera, la quale partita da Brest gli otto marzo vi aveva levato Simone Deane, fratello di Silas, portatore al congresso dei trattati conclusi colla Francia. Oltre di questo recava felici novelle di tutto il continente europeo, e del consenso ora più, che mai stato fosse, universale dei popoli, e dei principi in favore dell'America. Incontanente si convocò il congresso, e, conosciuta la cosa, se contenti e lieti ne fossero, ciascuno sel pensi. Esaminati i trattati, gli ratificarono. Poscia non potendo capir in sè stessi, e trascorrendo oltre i termini della prudenza, siccome soglion fare gli Stati nuovi, i quali per eccessivo desiderio, e per posare colle speranze gli animi degli uomini, dicono spesso, e fanno di quelle cose che non dovrebbero, in ciò diversi dagli Stati vecchi, i quali cauti sempre ed avviluppati non la svertano nemmeno, quando bisognerebbe, spalancarono di tratto ai popoli il tutto non senza disgusto di varj potentati, e massimamente della Spagna, che non avrebbe voluto prima del prefisso tempo scoprirsi. Parlarono nel bando, che mandaron fuori a questo fine, non solo del trattato di commercio concluso colla Francia, ma ancora di quello di alleanza; annunziarono senza rispetto alcuno, che l'Imperadore di Germania, i Re di Prussia e di Spagna si eran determinati a sostenergli; che il Re di Prussia principalmente non avrebbe permesso, che i lanzi levati nell'Assia, e nell'Hanau per esser condotti ai soldi dell'Inghilterra avessero il passo per le terre di sua dependenza, e che sarebbe stato il secondo potentato d'Europa, che riconoscerebbe l'independenza dell'America; che cinquantamila Francesi marciavano sulle coste della Normandia e della Brettagna, e che il navilio della Francia e della Spagna (come se già fossero sicuri dell'intervento di questa) sommava a ben dugento vascelli, pronti a commettere ai venti le vele soccorrevoli all'America. Composero poi e pubblicarono colle stampe una solenne dicerìa molto diligentemente elaborata, sebbene un poco nuova per lo stile avventato e gonfio, e per le cose religiose che dentro vi tramescolarono; ed ordinarono, che tutti i ministri del Vangelo di qualsivoglia setta si fossero, la leggessero nelle chiese ai popoli convenuti per assistere ai divini uffizj. Andarono ricapitolando, e con vivissimi colori dipingendo le vicende dello Stato dai passati anni sin là; la virtù, la fortezza, la pazienza americane; le insidie, l'ingiustizia, la crudeltà, la tirannide inglesi; l'assistenza da Dio visibilmente prestata alla giusta causa loro, e l'antica debolezza, che aveva fatto luogo alla presente sicurtà. Da questa ultima, continuavano, ne nacque, che un altiero e disdegnoso Principe, ed un Parlamento, che gli disprezzavano e proscrivevano, ora calavansi ad offerire condizioni d'accordo. Ma stessero avveduti contro gli agguati di coloro, che non gli avevan potuti vincere; l'intento loro non poter esser dubbio. Perchè andar essi tuttavia razzolando in ogni canto della Gran-Brettagna per far soldati? Perchè andar vezzeggiando, come fanno, ogni tirannello d'Europa per comprarne a danni dell'America gl'infelici schiavi? Perchè aizzar di continuo contro l'innocente America i barbari Indiani? Destassersi, attendessero, riconoscessero l'inganno. Non istessero solo alle speranze delle leghe esterne. Assicurar esse la independenza, non difender la contrada dalla desolazione, non le abitazioni dal sacco, non le donne dagl'insulti e dalle violazioni, non i figliuoli dalla beccheria. Arrovellati dalla non riuscita, esser gl'Inglesi per esercitar la rabbia della non soddisfatta ambizione. Si alzassero perciò, corressero al campo, si accingessero alle battaglie; tempo essere di far tornar in capo al distruggitore la vendetta. Aver esso colmato il sacco delle sue abbominazioni. Ora volere i macchinati eccidj trarre ad effetto. Molto essersi fatto; molto rimanere a farsi. Non aspettassero la pace, finchè un angolo solo dell'America fosse occupato dai nemici. Cacciassergli via da quella terra promessa, da quella terra ove fluivano il latte ed il mele; implorar tuttavia i fratelli loro dall'estreme parti del continente l'amicizia loro e la protezione. Debito loro esser l'aiutargli. Aver quelli fame e sete di libertà. Fessergli partecipi del celeste dono; averne essi dai favorevoli fati la facoltà.

Pubblicarono eziandio quei capitoli del trattato di commercio e d'amicizia, i quali alle cose commerciali si appartenevano, acciò gli abitatori degli Stati Uniti avessero ad uniformarvisi, esortandogli molto infine a tener i Francesi in luogo di fratelli, siccome quelli, ch'eran sudditi ad un gran principe, il quale avendo negoziato cogli Stati Uniti in sui termini della perfetta uguaglianza e dei vicendevoli interessi, si era dimostrato il protettore dei diritti del genere umano.

Ma le allegrezze furono grandi in tutte le parti degli Stati Uniti; ed il nome di Luigi decimosesto era in bocca di tutti. Ognuno lo chiamava il protettore della libertà, il difenditore dell'America, il salvatore della patria. All'esercito poi, il quale tuttavia era accampato a Valle-fucina, le felici novelle furono annunziale con molta solennità, stando i soldati in armi ed in ordinanza.

Erano intanto sul principio di giugno arrivati nelle acque della Delawara i tre commissarj per la pace, Carlisle, Eden e Iohnstone, i quali il giorno nove si ripararono a Filadelfia. Clinton scrisse a Washington la cosa, pregandolo, mandasse un passaporto al dottor Fergusson, segretario dei commissarj, acciò sicuramente potesse recare al congresso le lettere di quelli. Ricusò Washington il passaporto, ed il suo rifiuto fu poscia grandemente approvato dal congresso. In tale occorrenza spedirono i commissarj le lettere per gli ordinarj procacci. Le ricevette il congresso nella sua tornata dei tredici con una lettera di Washington. Furono lette sino a certe parole della lettera indiritta ad Enrico Laurens, presidente del congresso. Ma, udite quelle, si levò dentro un romore incredibile, vociferando molti, non doversi procedere più oltre, stantechè erano ingiuriose al Re di Francia. Le parole eran quest'esse: Noi non possiamo far di meno di notare la insidiosa interposizione di un potentato, il quale stato è fin dal bel principio dello stabilimento di queste colonie mosso da nimichevoli mire alle due parti; e nonostanti le date patenti, e le presenti forme delle offerte francesi all'America settentrionale, egli è notorio, che queste furon fatte, perciocchè s'era presentito, ch'era entrato nei consiglj della Gran-Brettagna il disegno di un amichevole componimento, ed a fine di prevenire la riconciliazione, e questa distruggitrice guerra prolungare. Dopo molto contrasto sostarono, aggiornando la cosa all'indomani. Le contese, ed i dispiaceri non furon pochi anche nei giorni seguenti. Finalmente, avendo da un canto colla precedente contesa dimostrato il rispetto, che all'alleato loro portavano, e dall'altro avvisandosi benissimo, ch'era miglior partito il rispondere, perchè molte cose si sarebbero potute dire atte a persuader i popoli, a non piegarsi alle profferte inglesi, quandochè lo starsi avrebbe fatto nascere mali umori con molto pregiudizio degli Stati, si deliberarono a leggere i dispacci dei commissarj. Consistevan essi nella lettera scritta dai medesimi al presidente del congresso, ed in una copia sì del mandato loro, come delle ultime provvisioni del Parlamento. Nella lettera loro offerivano i commissarj più, che non avrebbe abbisognato per intepidire gli animi degli Americani, e per ottenere la pace nel primi tempi della querela, e meno di quello che sarebbe stato necessario per ottenerla ai presenti. Si sforzarono di persuadere gli Americani, che le condizioni dell'accordo erano non solo favorevoli, ma ancora sicure, e di tale qualità, che le due parti venivano a sapere, come avessero a vivere insieme, e che si salderebbe tra di loro, e terminerebbe l'amicizia, come si conviene fare a due, che vogliono viver chiari, ed osservanti l'uno all'altro. Si avessero a deporre le armi, sì per terra che per mare; si ristorerebbe il libero commercio; si ravviverebbe la vicendevole affezione; si rinnoverebbero i comuni beneficj del cittadinatico fra le diverse parti dell'Impero; si concederebbe al traffico tutta quella libertà, che i rispettivi interessi delle due parti richiederebbero; si gradirebbe, che nissuna forza militare sarebbe fatta stanziare nei diversi Stati dell'America settentrionale senza il consenso del congresso generale, o delle particolari assemblee; si concorrerebbe nei mezzi neccessarj per liberar l'America dai debiti, e per rialzare il credito ed il valore dei biglietti; per istabilire meglio in futuro le cose loro si facesse una reciproca deputazione di uno, o di più agenti dai differenti Stati, i quali avrebbero e seggio, e voce nel Parlamento della Gran-Brettagna, o se mandati dalla Gran-Brettagna, avessero seggio, e voce nelle assemblee dei differenti Stati; e ciò a fine, che attendessero ai diversi interessi dei mandatori loro; e brevemente si stabilirebbero le facoltà delle rispettive assemblee, di modochè regolassero le rendite, siccome pure le cose civili e militari; esercitassero una perfetta e libera facoltà di legislazione e di governo interno, inguisachè gli Stati britannici della settentrionale America operando, sì in pace che in guerra, con quei d'Europa, sotto il medesimo sovrano irrevocabilmente godessero tutti quei privilegj, che stessero al di qua di una totale separazione d'interessi, e potessero con quell'unione di forza consistere, dalla quale dipende la sicurezza della religione e della libertà britanniche. In ultimo annunziarono i commissarj il desiderio loro di convenire, o con tutto il congresso, o con qualcuni mandati da lui alla Nuova-Jork, o a Filadelfia, o a Jork-Town, od in qualunque altro luogo che il congresso proponesse. In tale modo per terminare una guerra già molt'oltre proceduta largheggiavano nelle condizioni coloro, i quali prima, e sul principio di essa, volevano l'assoluto sottoponimento dell'America.

Intanto cominciossi nel congresso a consigliare della somma delle cose. Le discussioni che vi seguirono, furono assai lunghe; non già che volessero porsi giù dall'independenza; perciocchè a questo partito nissuno inclinò, ma sibbene intorno il modo della risposta da farsi ai commissarj. Furono molte cose parlate, e ventilata la materia sino ai diciassette del mese. In questo dì rispose brevemente, e con molta gravità il congresso, già fatto sicuro pei prosperi successi della guerra, e per l'accostamento della Francia, dal quale sì grandemente erano aumentate le cose sue, che gli atti del Parlamento britannico, il mandato stesso dei commissarj, e le lettere loro al congresso supponevano, che i popoli degli Stati Uniti fossero sudditi alla Corona della Gran-Brettagna, e che del tutto si fondavano sulla dependenza, la quale a patto nissuno ammettere si poteva; che pure desideravano la pace, nonostanti le inique cagioni, dalle quali aveva avuto origine la guerra, e la barbarie, colla quale era stata esercitata; ch'eran pronti a praticare di un trattato di pace e di commercio, purchè fosse ai trattati di già esistenti consentaneo, e che il Re della Gran-Brettagna dimostrasse un sincero desiderio in questo proposito, del quale nissun'altra pruova avrebbero ammesso fuori di quella dell'espresso riconoscimento dell'independenza, e del ritrarre dalle terre degli Stati Uniti le armate e gli eserciti. Aggiunsero, che quest'erano le condizioni, con le quali sole erano contenti di convenire. Così gli Americani, tenaci nel proposito loro, determinarono di seguitar piuttosto la propria, e la fortuna francese, quella provata, questa fresca, che la inglese già stanca e sbattuta; e, lasciati i pensieri quieti, si voltarono del tutto alla guerra.

In tal modo furono tagliate le pratiche d'accordo, e vennero meno le speranze, che in Inghilterra si erano concette intorno il negoziato della riconciliazione; nel quale se gl'Inglesi concedevano dopo ch'era trascorsa la occasione, gli Americani molto opportunamente negarono. Imperciocchè, quantunque non si possa di sicuro affermare, che questo fosse un lacciuolo teso dai primi a fine di snodar i secondi tra di loro e dalla Francia, la qual cosa ottenuta, ne avrebber fatto poscia il voler loro, certo è bene, che gli Americani dopo le fatali ire e le crudeli battaglie, dopo gli stupri, i rubamenti e le arsioni innumerevoli, non potevano non dubitare, che i ministri britannici non andassero a malizia, e non volessero usar fraude. La ferita era insanabile, e l'amicizia non si poteva ristorare. La qual cosa era evidente agli occhi di tutti, ed il parere voler credere il contrario, doveva necessariamente dar sospetto d'insidia, e che diversi avessero a riuscire i fatti da quello che risuonavano le parole. Chiunque considera attentamente la lunga tela degli avvenimenti, la quale fin qui abbiamo ordito, troverà, che gli Americani furono ogn'ora costanti nel proposito loro; gl'Inglesi voltabili, incerti e titubanti. Quindi non dee far maraviglia, che quelli abbiano trovato nuovi amici, e questi non solo perduto abbiano gli antichi, ma di più sperimentatigli nemici in quel punto stesso, in cui e meno potevano nuocere loro, e maggior danno riceverne. I risoluti consiglj prevengono altrui; gl'incerti lascian sopraffare.

Ma non istando i Capi americani senza apprensione, che le imbasciate dolci e le larghe concessioni nuovamente avute dall'Inghilterra, e le arti segrete, che i commissarj userebbero, non operassero efficacemente nelle menti dei più impazienti cittadini, con tutto che il congresso altra risposta non avesse voluto dare fuori di quella, che poco sopra è stata raccontata, adoperarono in modo, che molti scrittori popolani la causa americana, e la risoluzione ultimamente presa dal congresso difendessero. Al che fare tanto più volentieri si accostarono, quanto che i commissarj inglesi, vedutisi caduti dalle speranze di poter far frutto appo il congresso, si eran volti a voler persuadere con dicerìe stampate, e largamente sparse nell'universale dei popoli, che l'ostinazione del congresso era quella che traeva al precipizio l'America, allontanandola dagli antichi amici, e dandola in preda all'inveterato nemico. Dal qual procedere dei commissarj un nuovo argomento cavarono i libertini per avvertire i popoli, e convincergli delle insidie e delle soperchierie inglesi. Fra gli scrittori loro merita particolar menzione Drayton, uno dei deputati della Carolina Meridionale, uomo di chiaro sapere, il quale con accomodate scritture, che si facevano nei diarj pubblici stampare, si andò affaticando, e non senza molto probabili ragioni, per dimostrare, che siccome già avevano gli Stati Uniti concluso un trattato colla Francia, come Stati independenti, ed a questo istesso fine di mantener la independenza, il trattar ora coi commissarj sul supposto della dependenza sarebbe un contaminare quella sincerità e generosità dalla quale le operazioni loro dovevano essere accompagnate, un farsi stimare un fedifrago ed infame popolo, ed un perder per sempre ogni speranza di forestieri aiuti; mentre che da un altro lato si troverebbero intieramente nella balìa posti di coloro, i quali finallora ogni fraude usato avevano, ogni crudeltà esercitata contro di loro. E stante che gli accordi fatti coi commissarj non avevano ad esser determinativi, ma abbisognavano ancora della ratificazione, chi gli assicurava, fossero il Re, i ministri, il Parlamento per ratificare? E quando ratificassero, come poter esser certi, che un nuovo Parlamento non fosse per disfare tutta l'opera loro? Si ricordassero, quest'essere quel nemico cotanto infido, cotanto crudele, cotanto frodolento. E come poter credere non dormirci dentro lo scorpione, quando si considera, che i commissarj ci mettevano chiaramente di bocca, più larghe condizioni offerendo, che non concedevano il mandato loro e gli atti stessi del Parlamento? In cotal modo redarguivano i libertini le promesse, le profferte e gli argomenti dei commissarj di modo, che questi non approdarono in alcuna cosa, e ne restò il negozio della concordia imperfetto.

Ma se qualche speranza di prospero successo del presente negoziato fosse rimasta, questa avrebbe intieramente distrutta il votare, che fecero gl'Inglesi in questo medesimo tempo la città di Filadelfia, l'acquisto della quale aveva costato tanto sangue, ed una guerra di due anni. Temendo i ministri inglesi di quello che avvenne, cioè che una flotta francese arrivasse molto per tempo nella Delawara, e ponesse in grandissimo pericolo l'esercito britannico, che alloggiava in Filadelfia, ed avendo anzi stabilito di portar la guerra nelle province meridionali, e mandar una parte delle genti a difender le Antille dagl'insulti del nuovo nemico, il che molto avrebbe scemato l'esercito rimasto nel continente, avevano per mezzo del commissario Eden inviato ordine a Clinton, perchè abbandonasse immediatamente quella città e si riparasse alla Nuova-Jork. Questa risoluzione, la qual era non che prudente, necessaria, apparì però come piena di timore agli occhi degli Americani, e non poteva non nuocere grandemente al successo delle pratiche di concordia. Che bisogno avevano gli Americani di venirne a patti, quando gl'Inglesi, cedendo, inferiori all'armi loro si dimostravano? Comunque ciò sia, Clinton si apparecchiava a mandar ad effetto quello che il governo gli aveva comandato. E siccome prevedeva, che a recarsi per la via di terra alla Nuova-Jork gli era mestiero traversare la Nuova-Cesarea, paese per le ragioni nei precedenti libri raccontate diventato molto avverso, e dalla lunga guerra consumato, e perciò avrebbe difettato di vettovaglie, così prima di partirsene da Filadelfia, ne aveva ammassato a dovizia, e postele sopra un numerosissimo carreggio. Egli è vero, che essendo l'armata di lord Howe in pronto nell'acque stesse della Delawara, si avrebbe potuto trasportare l'esercito per la via del mare alla Nuova-Jork; della qual cosa dubitavano gli Americani, e ne stava Washington molto sospeso. Ma forse le difficoltà e la lunghezza dell'imbarco, ed il timore d'incontrare per quelle piagge l'armata francese molto più gagliarda, stornarono i Capi inglesi dal seguir questo partito. Per la qual cosa fattisi e dal canto di Clinton, e da quello di Howe i necessarj apparecchiamenti, la mattina dei 28 giugno per tempissimo tutto l'esercito inglese varcò la Delawara, e navigato un tratto all'ingiù, sen andò ad arripare alla punta di Gloucester sulle terre della Nuova-Cesarea. Poco stante marciava con tutti gl'impedimenti verso Haddonfield, dove arrivò lo stesso giorno.

Ebbe Washington nel suo campo di Valle-fucina subito avviso, che l'esercito inglese era in sulla levata, e mandò tosto il generale Dickinson a raunare sotto l'insegne le milizie cesariane, e nel medesimo tempo, per confortarle con qualche buon polso di soldati stanziali, comandò al generale Maxwell, si recasse nella Cesarea. Gli uni e gli altri dovevano tutti quegl'impedimenti frapporre in sulle vie da tenersi dall'esercito inglese, che meglio potessero; far tagliate, rompere i ponti, atterrare e traversar alberi. Evitassero nel medesimo tempo le imprudenti mosse o le fazioni improvvise. Questi erano i primi disegni di Washington per ritardar l'esercito nemico, finchè egli medesimo potesse spingere tutto l'esercito nella Cesarea, e veder da vicino quello che fosse a fare. Intanto i capitani americani fecero subito ridurre il Consiglio a Valle-fucina per deliberare, se si dovesse, bezzicando il nemico alla coda, fargli tutto quel male che si potesse, senza però venirne ad una battaglia giusta; ovvero se fosse più accettevole partito il dar dentro a capo all'ingiù, e tentar la fortuna di una giornata determinativa. Stettero un pezzo in questo dibattito, e furon varie le opinioni. Lee, che poco prima era stato scambiato col Prescott, considerata l'egualità delle forze dei due eserciti, e la favorevole condizione degli Stati Uniti da non doversi più senza necessità mettere al rischio delle battaglie, e fors'anche poco confidando nella disciplina delle genti americane, opinava, non si mettesse quell'esercito sul tavoliere, si schivasse il fatto d'armi. Solo voleva, si seguitasse il nemico alla leggiera, spiassersi i suoi andamenti, gli s'impedisse il far danno. A questa opinione si accostavano i più. Gli altri, tra i quali Washington stesso, dissuadevano questo consiglio, e volevano, quando però una buona occasione si appresentasse, si attaccasse la battaglia campale, non potendo nell'animo loro comportare, che il nemico si ritirasse impunemente per sì lungo spazio di cammino, e persuadendosi che a ragione ei potevano ben promettersi di quei soldati, la costanza de' quali non avevan potuto superare la malvagità della stagione, e la inopia di tutte le cose. Consideravano ancora, essere l'esercito inglese molto impedito dalle salmerie, e non dubitavano punto, che in qualcuno dei molti luoghi difficili, pei quali ei doveva passare, qualche buon destro si potrebbe côrre di combattere avvantaggiati. Ciò nonostante prevalse l'opinione dei più, non senza evidente disgusto di Washington, il quale, come uomo molto di sua testa, stette pertinace nella sua deliberazione. Il giorno medesimo, in cui gl'Inglesi abbandonarono Filadelfia, si mosse dal suo campo di Valle-fucina, e varcata la Delawara a Coryell's-ferry, perciocchè Clinton marciava all'insù del fiume, andò il giorno 22 a por gli alloggiamenti a Hopewell. Stava molto incerto intorno il disegno del nemico. Il proceder di lui così lento, il quale però era una necessità prodotta dalla moltitudine delle salmerie, e non uno scaltrimento, lo faceva sospettare, che l'intenzione fosse l'adescarlo in modo, che, passato il Rariton, scendesse nelle parti più piane della Cesarea, ed allora marciando rattamente attorno la sua dritta, rinserrarlo contro il fiume, e costringerlo svantaggiato alla battaglia. Perciò procedeva con molta circospezione, e non si lasciava aggirare a venirne a passar il Rariton. Forse credeva ancora, che il nemico volesse varcar questo fiume per poter marciar difilatamente alla Nuova-Jork, e che perciò fosse necessario volteggiarsi sulla sinistra di lui per poterne impedire il passo a Clinton. Intanto si era questi già condotto a Allenstown, e Washington spedì Morgan co' suoi cavalleggieri, acciò noiasse costeggiando il destro fianco dell'esercito inglese, mentre Maxwell e Dickinson lo infestavano sul sinistro, ed il generale Cadwallader alla coda. Ma Clinton trovandosi in Allenstown andava considerando, qual via dovesse seguire per arrivare alla Nuova-Jork. Poteva egli volgendosi verso il Rariton incamminarsi alla volta di Brunswick, ed ivi passato il fiume correre verso l'Isola degli Stati, e per questa alla Nuova-Jork. L'altra via che gli si appresentava, era quella di volgersi a dritta, e passando per la Terra di Montmouth ripararsi speditamente ai colli di Middletown, pei quali era sicuro il passo a Sandy-hook, per quindi coll'aiuto delle navi dell'Howe, che là si aspettavano, condursi alla Nuova-Jork. Considerato adunque, che il passare il fiume Rariton con un esercito impedito da tanto ingombrìo di arnesi, ed avendo da fronte tutto quello di Washington, il quale sapeva dover esser di breve anche rinforzato dalle genti, che dall'esercito settentrionale conduceva Gates, si consigliò di voler seguire la strada di Montmouth, e già si era messo tra via per mandare ad effetto il suo disegno. Washington, il quale sin là era stato coll'animo sospeso, perchè la via di Allenstown accennava egualmente a Brunswick ed a Montmouth, intesa la cosa, comandò al generale Wayne, andasse, a rinforzar con mille stanziali le squadre del Cadwallader, acciò più sicuramente, e con maggior frutto potessero ritardare, fastidiandolo, il nemico. Prepose poscia a tutte le genti, che sì da presso sotto gli ordini di Wayne, di Cadwallader, di Dickinson e di Morgan seguitavano gli Inglesi, essendo la cosa d'importanza, il maggiore generale La-Fayette. Ma diventando ognora maggiore il pericolo, perchè già la vanguardia americana si era avvicinata alla dietroguardia inglese, giudicando, che all'aiuto de' suoi fossero necessarie altre spalle di ordinanza ferma, spinse il generale Lee con due brigate ad ingrossar le prime. Lee, come anziano, si recò in mano il comando di tutta la vanguardia, rimanendo La-Fayette con quello delle milizie e dei cavalleggieri. Pigliò Lee gli alloggiamenti a English-Town. Seguitava a poca distanza Washington col grosso dell'esercito, e si accampava a Cranberry. Continuavano a ronzare Morgan sulla dritta degl'Inglesi, Dickinson sulla sinistra. Le cose si avvicinavano ad un evento fortunoso. Era l'esercito inglese accampato sui poggi di Freehold, dai quali scendendosi alla volta di Montmouth si entra in una fondura tre miglia lunga, e larga uno, frequente qua e là di rialti, di selve e di paludi. Veduto il generale inglese sì vicino il nemico, e la battaglia inevitabile, fece sgombrar il retroguardo da tutte le bagaglie, mettendole in capo alla vanguardia condotta da Knyphausen, acciocchè, mentr'egli col retroguardo intratteneva il nemico, avesse comodità di difilarsi, e di condurle a salvamento ai colli di Middletown. Egli intanto continuò a starsene la notte dei venzette giugno ne' suoi alloggiamenti di Freehold col retroguardo, il quale consisteva in parecchj battaglioni di fanti inglesi sì di grave armatura, che di leggiere, nei granatieri essiani, ed in un reggimento di cavalleggieri. Il dì seguente allo spuntar dell'alba, Knyphausen coll'antiguardo, e col carreggio calava nella valle, incamminandosi alla volta di Middletown, e già si era difilato buon pezzo avanti. Clinton colla sua schiera, ch'era tutta di gente eletta, continuava tuttavia nei primi alloggiamenti, sia per ritardare il nemico, sia per dar luogo, le salmerie sgombrassero. Washington informato tosto di quello che accadeva, e temendo, che il nemico arrivasse a rintanarsi nelle montagne di Middletown, che erano a poche miglia distanti, nel qual caso sarebbe divenuto cosa impossibile il rompere il disegno di lui dal ritirarsi alla Nuova-Jork, si determinò, a non metter più tempo in mezzo per attaccar la battaglia. Commetteva tosto a Lee, si mescolasse col nemico da fronte, a Morgan ed a Dickinson, si calassero giù dai fianchi dentro la valle, il primo a dritta, il secondo a stanca per assaltar le genti del Knyphausen impedite dagli arnesi e da tanta salmeria. Ivano gli uni e gli altri alla zuffa. Già si era mosso Clinton, e scendeva dai poggi di Freehold dentro la valle, quando s'avvide, che gli Americani scendevano anch'essi a furia per assaltarlo. Ebbe nell'istesso tempo lingua, che Knyphausen stesso e tutte le salmerie si trovavano in grandissimo pericolo, per esser le medesime impacciate dentro le strette, e distese in una fila di parecchie miglia. In così grave frangente, Clinton sopraggiunto da improvvisa necessità di combattere, prese tosto quel partito, pel quale solo poteva sperare con qualche probabilità di potersi sbrigare dal difficile passo, in cui si trovava condotto. Si avvisò adunque di avventarsi rattamente col dietroguardo contro gli Americani, che gli venivano addosso, e con grandissimo sforzo puntando tentare di ributtargli. Si persuadeva, che sopraffatti i medesimi dal gagliardo ed inaspettato assalto, avrebbe richiamato tostamente in dietro, e fatto venire in soccorso loro quelle genti, che minacciavano le bagaglie. Così la dietroguardia inglese guidata da Cornwallis e da Clinton istesso, e la vanguardia americana condotta dal marchese De La-Fayette e dal generale Lee si difilarono l'una contro l'altra con determinata volontà di combattere. Già incominciavano a trarre le artiglierie, ed i corridori della reina attaccatisi coi cavalleggieri De La-Fayette gli avevano risospinti indietro. Lee prevenuto dall'inaspettata risoluzione di Clinton dell'aver voltato il viso agli Americani, e dalla celerità, colla quale mandata l'aveva ad esecuzione, fu costretto a metter le sue genti in ordinanza su di un terreno poco a ciò conveniente, trovandosi alle spalle una grossa palude, la quale, in caso di rotta, gli avrebbe grandemente impedito la ritirata. Forse anche essendo stato confortatore del contrario consiglio, abborriva tuttavia dal voler fare una giornata campale. Sopraggiunti gli Inglesi, dopo leggier conflitto abbandonò il campo, e si ritirò indietro non senza qualche disordine delle sue schiere, forse per la difficoltà del terreno. Sottentrarono gl'Inglesi, e già passata anch'essi la palude, fieramente lo incalzavano, innanzi che avesse tempo di riordinarsi. In questo pericoloso momento sopraggiunse colle sue schiere Washington, il quale, siccome quegli che stava sull'ali, udito il primo romore, era venuto a corsa, avendo comandato a' suoi, lasciassero indietro ogni sorta d'impedimenti, e perfino i zaini soliti a portarsi dai soldati a tutte le fazioni. Veduta la ritirata, e quasi fuga dei suoi, la ebbe molto a grave, e, dette prima alcuna aspre parole a Lee, si accinse con eguali prudenza e coraggio a voler ristorare la fortuna della giornata. Prima di ogni cosa egli era necessario arrestar per un poco d'ora l'impeto degl'Inglesi per dar tempo a tutte le schiere del retroguardo di arrivare. A questo fine ordinò ai battaglioni dei colonnelli Steewart e Ramsay, pigliassero un posto d'importanza sulla sinistra dietro un gomito di un bosco, e là sostenessero i primi empiti del nemico. Lee stesso stimolato dalle parole del generale, e punto dall'amore della gloria, fatto un grande sforzo, riordinava i suoi, e locatigli su di un terreno molto acconcio, si rattestava e difendeva virilmente. Gl'Inglesi furono obbligati a soprastare per isloggiarli. Ma finalmente sia Lee, sia Steewart e Ramsay sopraffatti dal numero e dalla furia del nemico, andarono in volta, ritirandosi però col serbar gli ordini. Andò Lee a porsi in ordinanza dietro Englishtown. Ma in questo mezzo tempo era arrivato sul campo di battaglia il dietroguardo americano, e Washington dispose queste genti fresche, parte in una vicina selva, e parte sopra di un poggio posto sulla sinistra, dal quale alcune bocche da fuoco condottevi dal lord Stirling facevano un danno incredibile agli Inglesi. Le fanterie furono poste di mezzo sotto il poggio a fronteggiar il nemico. Nel medesimo tempo il generale Greene, il quale in quel dì guidava l'ala dritta dell'esercito, e si era condotto molto innanzi, udito il romor dell'armi, e la ritirata della vanguardia, molto prudentemente consigliandosi indietreggiò anch'egli, ed arrivato sul campo, in cui ora si combatteva, pigliò un posto molto forte sulla dritta del lord Stirling. Fece medesimamente condur le artiglierie su di un poggio eminente, le quali molto noiavano l'ala sinistra inglese. Arrestati in tal modo gl'Inglesi e trovato da essi sì duro incontro da fronte, tentarono di girare sul fianco sinistro degli Americani; ma furono ributtati dai fanti leggieri, che a quest'uopo erano stati colà mandati da Washington. Si volsero allora contro la destra di quelli, e si affaticavano di spuntarla. Ma furono sconciamente danneggiati dalle artiglierie del Greene, e costretti a ritirarsi. In questo punto Washington, vedutigli crollare, trasse fuori i suoi fanti sotto gli ordini di Wayne, e diè loro un furioso assalto. Volgevano allora gl'Inglesi le spalle, e ripassata la palude, andarono a pigliare il campo in quel luogo stesso, dove Lee aveva fatta la sua prima fermata. Così rimase vinta la fortuna del vincitore. Ma la nuova positura degl'Inglesi era molto forte. Avevano ai due fianchi selve e paludi profonde, e da fronte quella stessa palude, che aveva disordinate le genti di Lee sul principio del fatto, la quale non lasciava il passo agli Americani per recarsi contro gl'Inglesi se non per una via molto stretta. Ciò non di manco si apparecchiò Washington a sbarbargli, avendo commesso al generale Poor, colla sua brigata, e con una presa di Caroliniani gli assaltasse sulla dritta, ed al Woodfort sulla sinistra, mentre le artiglierie gli fulminavano da fronte. Ivano entrambi facendo il debito loro, con molta costanza affaticandosi per superar gli ostacoli, che i fianchi dell'esercito inglese difendevano. Ma trovarono passi cotanto intricati e difficili, che sopraggiunse la notte, innanzi che potessero far frutto alcuno. Così si distaccò del tutto la battaglia, e fu posto fine al combattimento. Intendeva Washington di ricominciarlo l'indomani molto per tempo, e perciò fece star tutta la notte le sue genti in ordinanza ed in armi. Ei provvedeva a tutte le cose, non rifiutando alcun carico o fatica. Ma diversi da questi erano i pensieri di Clinton. Erano già le bagaglie e la vanguardia arrivate a salvamento presso Middletown; poichè in questo non l'aveva ingannato l'opinione sua, stantechè non sì tosto ebbe egli assaltato le genti di Lee, che questi richiamò a sè le truppe leggieri, che si erano avventate, e pizzicavano da' fianchi dentro la valle le salmerie ed i soldati che le guardavano. Avevano poi questi, mentre si combatteva, continuato a marciare verso Middletown, e la sera già erano arrivati a' luoghi sicuri dei colli; la battaglia era stata onorata dalla parte sua, avendo sulle prime col suo retroguardo superato il vanguardo americano, e sul fine arrestato tutto l'esercito nemico, Prevaleva Washington molto di forze, e sarebbe stato imprudente consiglio, anche ad un esercito uguale, l'avventurarsi alla fortuna di una nuova battaglia, quando una sì gran parte di lui si trovava tanto lontana, ed in una contrada tanto per gli uomini avversa, e pei luoghi malagevole. La perdita della battaglia sarebbe stata seguìta dalla totale rovina dell'esercito. Considerate tutte queste cose, si risolvette alla ritirata. Valendosi adunque dell'oscurità della notte per non esser seguitato, e per ischivare i calori diurni, i quali erano così eccessivi, che sarebbero stati disonesti anche in paesi più caldi, alle dieci della sera (gli Americani scrivono a mezza notte) mosse tutte le sue genti alla volta di Middletown con tanto silenzio, che i nemici, quantunque vicini fossero, e stessero avvertiti e desti a sentire la ritirata, non se ne addarono. Scrisse, che si era a tempo della mossa giovato del lume della luna. Della qual cosa se ne fecero in America le più grasse risa del mondo, stantechè sia stata la luna in quel giorno, ed in quei climi nuova di quattro dì, ed abbia tramontato un po' più prima delle undici della sera. Da un'altra parte, consideratosi da Washington l'eccessivo calore della stagione, la stanchezza delle sue genti, la natura della contrada molto sabbionosa e priva d'acqua, colla distanza, alla quale già si era recato, durante la notte, l'inimico, si scostò dal pensiero di seguitarlo, e lasciò esalar i suoi nel campo d'Englishtown sino al dì delle calende di luglio. Al qual partito tanto più volentieri si accostò, perciocchè credette, che fosse impossibile l'impedire, od il turbare l'imbarco degl'Inglesi a Sandy-hook.

Cotal fine ebbe la battaglia di Freehold, o come gli Americani la chiamano, di Montmouth; nella quale se furono gli Americani perdenti sul principio, acquistarono la vittoria sul fine. E pare molto probabile, che se le genti di Lee fossero state alla dura, avrebbero intieramente rotto l'inimico. Morirono in questo fatto dalla parte inglese da trecento soldati, e ne furon feriti altrettanti. Ne furon fatti da cento prigionieri. Molti ancora disertarono, principalmente essiani. Fra gli Americani si accontarono pochi morti. Dall'una parte e dall'altra molti soldati morirono non di ferite, ma, essendosi combattuto in sulla sferza del caldo, di trambasciamento e di calore. Lodò Washington molto tutti i suoi pel dimostrato valore, magnificamente Wayne. Rendè il congresso pubbliche ed immortali grazie al suo esercito, specialmente agli uffiziali ed a Washington.

Ma Lee non poteva, come quello che sentiva molto di sè medesimo, sgozzare le parole dettegli da Washington in presenza dei soldati. Scrisse perciò al capitano generale due lettere molto risentite, e piene anco di non poca irreverenza. Queste diedero luogo al rivangar un affare, che Washington, siccome prudente, e di posata natura ch'egli era, avrebbe voluto porre in obblio. Per la qual cosa fu Lee sostenuto e tradotto avanti una Corte militare, perchè avesse a scolparsi di tre accuse, le quali furono, di aver disobbedito agli ordini per non aver assaltato il nemico il giorno 28 giugno in conformità delle sue instruzioni; di aver fatto una non necessaria, disordinata e vergognosa ritirata; di aver commesso per le due sue lettere irreverenza verso il capitano generale. Si difese Lee con molto acume d'ingegno, e non senza facondia, dimodochè gli uomini indifferenti, e delle cose militari intendenti, ebbero a rimanere in dubbio, se ci avesse colpa, o no. Nonostante la Corte lo chiarì colpevole di tutti e tre i capi, salvochè fu cassa la parola vergognosa, e sentenziò avesse ad essere ammonito per un anno dall'uffizio del generalato; giudizio in vero o troppo mite, se Lee era colpevole, o troppo severo, se innocente. La brigata ne ebbe molto, che dire, lodandolo alcuni, altri biasimandolo. Il congresso, sebbene suo malgrado, il medesimo giudizio confermò.

Washington la mattina del primo luglio mosse l'esercito verso il fiume del Nort per assicurare i passi delle montagne, ora che gl'Inglesi eran così grossi nella Nuova-Jork, lasciando però nelle parti basse della Cesarea alcune frotte leggieri, e principalmente i corridori del Morgan, a fine di contenere i disertori, e frenar le correrie del nemico. Nel mentre che queste cose si facevano dai due eserciti di Washington e di Clinton sulle terre cesariane, Gates con una parte dell'esercito settentrionale si era calato per le rive dell'Hudson, minacciando di molestar le cose della Nuova-Jork. Dalla qual mozione molt'opportuna ne nacque, che il presidio di questa città stando in sospetto di sè stesso, non potè correre in soccorso di coloro, che stavano alle prese col nemico nella Nuova-Cesarea.

Intanto l'esercito inglese era arrivato ai poggi di Middletown l'ultimo di giugno poco distante da Sandy-hook; al quale luogo già era pervenuta la flotta del lord Howe, dopo però di essere stata lungo tempo trattenuta dalle bonacce nella Delawara. Era Sandy-hook per lo avanti una penisola, che a mò di sprone sporgeva dentro la bocca del golfo, pel quale si naviga alla città della Nuova-Jork. Ma nel precedente inverno era stata dalla violenza dei marosi staccata dalla terra-ferma, ed in una isola convertita. L'arrivo tanto tempestivo delle navi liberò l'esercito dal vicinissimo pericolo, in cui si trovava, se non avesse potuto varcar quel nuovo stretto. Ma, fattosi con incredibile celerità un ponte di barche, passò tutto intiero nell'isola di Sandy-hook, e poco poi portato dalla flotta, alla Nuova-Jork; ignari gli uni e gli altri, da quanto pericolo fossero stati da un benigno riguardo della fortuna scampati, e da quanto fatale rovina preservati.

Era il conte D'Estaing con tutta la sua armata giunto nei mari d'America, e dopo di essersi mostrato sulle coste della Virginia era ito a far porto nelle bocche della Delawara nella notte degli otto di luglio. S'egli avesse potuto arrivare a queste spiagge qualche giorno innanzi, e prima che l'armata dell'Howe avesse sgomberato il fiume, ovvero che incontrata l'avesse nel suo tragitto dalla Delawara a Sandy-hook, non è dubbio, che consistendo questa solamente in due navi a tre ponti, parecchie fregate, e molte navi da carico, l'avrebbe da capo a fondo distrutta. L'esercito inglese poi privo del soccorso del suo navilio, trovandosi nell'estreme parti della Cesarea serrato alle spalle da Washington, bloccato dalla parte del mare da D'Estaing, ed impossibilitato a trasportarsi alla Nuova-Jork, avrebbe dovuto arrendersi, e si sarebbero a Middletown rinnovellati i patti di Saratoga. Il quale accidente, quanta parte fosse per avere nella somma della guerra, nissuno è che non lo veda. Ma così lunga e così tediosa, dopo aver provati per alcuni dì i venti prosperi, riuscì al Francese la navigazione dall'Europa in America, e così frequenti furono le bonacce ed i venti contrarj, che non solo non arrivò in tempo per sorprendere l'armata dell'Howe nella Delawara, e l'esercito di Clinton in Filadelfia, com'era stato il disegno, ma ancora toccò le sponde di questo fiume, quando e quella già si era riparata nel porto dietro Sandy-hook, e questo ricoveratosi in salvo dentro le mura della Nuova-Jork.

Ma se le genti da terra erano pervenute a salvamento in questa città, pericolava tuttavia grandissimamente il navilio nel porto stesso di Sandy-hook. D'Estaing, avuto l'avviso di quello ch'era accaduto, non s'era stato a soprastare; ma dato di nuovo le vele al vento, era improvvisamente ed alla non pensata comparso in veduta dell'armata inglese a Sandy-hook il dì undici di luglio. Aveva egli dodici grosse navi d'alto bordo, e molto ben leste, tra le quali una di novanta cannoni, un'altra di ottanta, e sei di settantaquattro con tre o quattro grosse fregate. Da un altro lato consisteva solamente l'armata inglese in sei vascelli di sessantaquattro, tre di cinquanta, e due di quaranta, con alcune fregate e corvette, tutti governati da scarse ciurme, e tardi dal lungo servizio. Si aggiugneva, che allorquando apparve subitamente l'armata francese, le navi dell'Howe non erano in quella ordinanza poste, che si desiderava per la opportunità delle difese. Per la qual cosa, se D'Estaing sulla sua prima giunta si fosse spinto avanti, ed avesse superato la bocca del porto, ne sarebbe certamente, considerato il valore e la possanza delle due parti, seguìta una battaglia delle più aspre e sanguinose, la quale però, veduta la prepotente forza dei Francesi, ogni ragione persuade, si sarebbe tutta in lor favore terminata. D'Estaing faceva le viste di voler entrare; gli Inglesi se lo aspettavano. Ma tal è la natura della bocca del golfo della Nuova-Jork, che, quantunque sia molto larga, ella è però impedita da un renaio, o scanno, che partendo dall'Isola Lunga molto si avvicina a quella di Sandy-hook, dimodochè tra questa e l'estremità dello scanno è lasciato solo un non molto largo passaggio alle navi. Possono però, e per la strettezza di questo varco, e sopra lo stesso scanno, ch'è assai fondo dentro le acque, trapassar comodamente le navi di minore portata, massime a tempo della crescente. Ma delle navi molto grosse, com'erano quelle di D'Estaing, si dubitava. Perciò consigliatosi coi piloti americani assai pratichi, che dal congresso gli erano stati mandati, temendo, che le sue navi, e specialmente la Linguadocca ed il Tonante, le quali, come più grosse dell'altre, pescavano anche molto più, non potessero varcare, si astenne dall'impresa, ed andò por l'áncora sulle coste della Cesarea, a quattro miglia distante da Sandy-hook, poco lungi dalla Terra di Shrewsbury. Quivi attendeva a far acqua e vettovaglie, ed a consultar coi Capi americani intorno l'impresa dell'Isola di Rodi, la quale si aveva in animo di voler fare, dopochè quella della Delawara per la fortuna avversa era venuta meno. Credettero gl'Inglesi, che D'Estaing s'indugiasse solo per aspettar i maggiori flussi del finir di luglio. Stando essi adunque in apprensione del vicino assalto si preparavano gagliardamente alle difese. Nel che fare dimostrarono e le genti di mare e quelle di terra tanto ardore, che non si potrebbero con parole sufficienti lodare. Intanto parecchie navi inglesi, che il corso loro dirigevano alla Nuova-Jork, a tutto altro pensando fuori che a questo, che i Francesi fossero diventati padroni del mare, venivano ogni dì in poter di questi sotto gli occhi stessi dei compagni loro della flotta, i quali a gravissimo sdegno se ne commuovevano; ma non potevano farvi rimedio alcuno. Finalmente il giorno ventidue di luglio comparve alle bocche del Sandy-hook tutta l'armata francese. Il vento le era favorevole; le acque eran molto alte per la marea. Gl'Inglesi aspettavano l'assalto, col quale ne doveva nascere necessariamente od una non più udita vittoria, o la totale distruzione della flotta britannica. Ma D'Estaing volteggiatosi un poco per quell'acque, voltosi poscia improvvisamente verso l'ostro, in poco d'ora dilungatosi, gli liberò dall'imminente pericolo. Ciò fu in buon punto per gl'Inglesi; poichè dai ventidue sino ai trenta di luglio arrivarono alla spicciolata a Sandy-hook sbattute e rotte dalle tempeste, e dal lungo tragitto parecchie navi della flotta di Byron, le quali, se D'Estaing si fosse indugiato alcuni giorni più, tutte sarebbero in suo potere venute. Arrivarono la Rinomea, ed il Centurione di cinquanta cannoni, il Ragionevole di sessantaquattro, e la Cornùallia di settantaquattro. Vistosi in tal maniera Howe con mirabile suo piacere e de' suoi in grado di osteggiare nell'aperto mare, commesse le vele al vento, iva in cerca di D'Estaing, il quale trovò poscia nel porto di Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi.

Ma prima di raccontar le cose che avvennero tra i due ammiragli, l'ordine della storia richiede, che descriviamo quelle che accaddero tra i commissarj inglesi ed il congresso innanzi che quelli, abbandonata del tutto l'impresa, dalle terre americane si dipartissero. Era Johnstone, uno di essi, lungo tempo stato sulle coste d'America, dove aveva acquistato non poca conversazione con parecchj principali personaggi della contrada. Essendo poi anche stato governatore di una delle colonie, siccome quelli ch'era persona entrante, manierosa, e non senza lettere, si era facilmente procacciato molto credito e molta dependenza. Oltreacciò, essendo membro del Parlamento, aveva in questo sempre con molto calore la causa americana patrocinata, e gagliardamente contrastato alle risoluzioni dei ministri. Queste cose, le quali forse furono cagione ch'ei fosse tratto commissario, lo persuasero, che potrebbe forse in America colle insinuazioni, e con un carteggio privato fare quei frutti, che il procedere pubblico dei commissarj, sempre pieno di sussiego e di contegno, non avrebbe per avventura potuto fare. O certo almeno si credette, che l'empiere i principali repubblicani di promesse d'onori e di lucro, avrebbe fatto una buona spianata alle pubbliche proposizioni. Se a questo partito si risolvesse di per sè stesso, o consapevoli, o comandanti i ministri, è incerto. Ma chi vorrà considerare la somma delle lettere, ch'ei scrisse in questo proposito, inclinerà facilmente a credere i ministri stessi siano entrati nel disegno; perchè contro tutte le regole di coloro ch'esercitano una potestà delegata, procedendo altamente, lodava la resistenza, che fin là fatto avevano gli Americani contro le ingiuste e superbe leggi dell'Inghilterra. La qual cosa non si sarebbe oso di fare, se non avesse prima accattato la parola dei ministri intorno a quello che far dovesse. In cotal modo scriveva ai principali personaggi e ad alcuni membri del congresso, che l'avresti creduto piuttosto agente di questo, che del governo della Gran-Brettagna; desiderava di poter veder per entro la contrada, e con quegli uomini conversare, le cui virtù ammirava egli meglio, che quelle dei Greci e dei Romani, acciò potesse a' proprj suoi figliuoli raccontarle; che bene avevano usato la penna, e la spada per vendicare i diritti del genere umano e della patria; che gli amava e venerava grandemente, ed altre somiglianti novelle. Ebbe il congresso sentore, anzi certo avviso della cosa. Raccomandò ai diversi Stati, e comandò al capitano generale, ed agli altri uffiziali usassero ogni diligenza per por fine ad ogni commercio di lettere, che venissero da parte del nemico. Poscia procedendo più oltre, decretò, che tutte le lettere concernenti i pubblici affari, che state fossero ricevute dai membri del congresso da parte degli agenti, od altri sudditi britannici, fossero avanti il cospetto suo recate. Allora diventarono palesi tre lettere del Johnstone indiritte a tre membri del congresso, una a Francesco Dana, l'altra al generale Reed, ed una terza a Roberto Morris. Nella prima assicurava, che il dottor Franklin era stato contento ai termini di accomodamento, che si proponevano; che la Francia s'era condotta a stipular il trattato non già per l'interesse dell'America, ma per paura della riconciliazione; che la Spagna era scontenta, e disapprovava la condotta della Francia. Nella seconda, dopo molte lodi date al Reed, continuava dicendo, che colui, il quale avrebbe cooperato a ristorare l'armonia, ed a racconciar tra di loro i due Stati, acquisterebbe maggior merito col Re e col popolo, di quanto fosse stato finallora ad alcun uomo concesso. Nell'ultima, fatti alcuni complimenti con dire, ch'ei credeva bene, che coloro, i quali governavano gli affari dell'America, non si lasciavano smuovere da improprj motivi, continuava colle seguenti parole: «Che in simili pratiche vi era qualche pericolo, e credeva che chiunque vi si avventurasse, sarebbe assicurato; e che nel medesimo tempo gli onori e gli emolumenti naturalmente seguiterebbero la fortuna di coloro, i quali governato avessero la nave durante la burrasca, e condottola sicuramente nel porto; ch'ei portava opinione, che Washington, ed il presidente avevano diritto a tutti quei favori, che una grata nazione conceder possa, quando una volta i vicendevoli interessi loro riunissero, ed allontanassero le miserie e le devastazioni della guerra». Questi furono i bocconi, coi quali, dicevano gli Americani, Giorgio Johnstone tentò la fede dei primi maestrati dell'America; queste le artifiziose parole, che negli orecchi di quelli instillava per indurgli a tradir la patria loro. Ma quello, che più di tutto riempì di sdegno il congresso, e di che questi molto opportunamente si servì per rendere odiosa agli occhi dei popoli la causa, e le proposte britanniche fu, che il generale Reed dichiarò, che una gentildonna lo era venuto a trovare mandatavi dal Johnstone, e molto esortato lo aveva a promuovere la riunione tra le due contrade; nel qual caso si sarebbe rimeritato dal governo con diecimila lire di sterlini, e colla concessione di quel migliore uffizio, che stesse in facoltà del Re di conferire nelle colonie; al ch'ebbe egli risposto, siccome affermava; ch'ei non era da tanto da esser compro; ma quando pure si fosse, non essere il Re della Gran-Brettagna a bastanza ricco per poter ciò fare.

Decretò il congresso sdegnosamente, queste esser tente per subbillare e corrompere il congresso degli Stati Uniti d'America; e che l'onor loro non poteva più comportare, continuassero a tenere alcuna pratica, od alcuna corrispondenza avere con Giorgio Johnstone, massime nel negoziar di quegli affari, nei quali era la causa della libertà e della virtù interessata.

Questa deliberazione del congresso diè luogo ad una molto risentita dichiarazione di Johnstone, nella quale, se avesse usato più modeste parole, avrebbe meglio fatto credere quello che voleva persuadere. Disse, che quella deliberazione se la recava ad onore, non ad offesa; che allorquando il congresso contendeva agli essenziali privilegj necessarj alla conservazione della libertà loro, e solo mirava alla emendazione dei torti, la censura loro avrebbe riempiuto l'animo suo di rammarico e di dolore; ma adesso che vedeva il congresso essere sordo alle miserabili grida di tanti cittadini sperperati dalla guerra, contaminare con motivi di privata ambizione i principj della primiera resistenza; ora che gli vedeva far le sberrettate e le genove all'ambasciador francese, allearsi coll'antico nemico delle due contrade, e ciò coll'evidente disegno di abbassar la potenza della patria, qualunque siano le opinioni di tali uomini sul fatto suo, non se ne curare. In quanto poi alle accusazioni cavate dalle lettere non negò, nè confessò. Solo affermò, che la presente risoluzione del congresso non aveva miglior fondamento di quella, che aveva preso per le fiaschette dell'esercito burgoniano. Riserbò però a sè stesso la facoltà di giustificarsi prima che partisse dall'America. Aggiunse, che intanto si sarebbe astenuto dall'operare nella sua qualità di commissario.

Un'altra dichiarazione fecero i commissarj Carlisle, Clinton ed Eden per significare al congresso ed ai popoli, che nissuna notizia avevano avuto delle cose messe in palese da quello; facendo fede nel medesimo tempo dell'integrità e del liberale animo di Johnstone, e del desiderio suo di vedere ridotti a buona via gli Americani, e con termini giusti, ed alle due parti profittevoli, ristorata l'unione tra la metropoli e le colonie.

Ma l'intento dei commissarj nel pubblicar queste dichiarazioni non era solo per iscusarsi, ma ancora, e molto più, per cancellar l'effetto dei trattati fatti colla Francia, e per dimostrare all'universale dei popoli, che il congresso non aveva la facoltà di ratificargli. Questo era il consiglio che avevano abbracciato, sperando di poter far gran frutto. Sapevano, che molti fra gli Americani si erano non che raffreddi, crucciati, dopochè l'aiuto del D'Estaing, con tanta pompa di parole pronunziato alle genti, era riuscito di così poca, anzi di nissuna utilità. Erano anche i commissarj, secondo il solito, messi su dai fuorusciti, i quali dicevan loro le più gran novelle del mondo intorno la moltitudine e la potenza dei leali, ed egli se le credevano. Pubblicarono adunque molte cose sulla perfidia della Francia, sull'ambizione del congresso, e soprattutto molto s'affaticarono per pruovare, che questo, trattandosi d'interessi così gravi, dove n'andava la salute o la rovina di tutta l'America, e giusta le stesse costituzioni loro non aveva la potestà di ratificare ai trattati colla Francia, senza interpellare alla volontà del popolo, massime allorquando notoriamente si aspettavano da parte del governo della Gran-Brettagna quelle proposte d'accordo, e quelle concessioni, che avanzavano di gran lunga non solo le domande, ma ancora l'aspettazione degli abitatori dell'America. Concludevano, la fede loro non essere obbligata dalla ratificazione fatta dal congresso.

Non mancarono dalla contraria parte autori, i quali cogli scritti loro vollero purgare nell'anima dei popoli queste querele dei commissarj, tra i quali più chiaro nome si acquistarono il Drayton sopraddetto, e quel Tommaso Payne che aveva composto il libro del comun senso. Checchè si debba di questa controversia pensare, le pubblicazioni dei commissarj furono affatto inutili. Nissuno nicchiò.

Trovatisi adunque i commissarj caduti intieramente dalle speranze della concordia, si consigliarono, prima di partirsene, di pubblicare un manifesto, col quale denunziarono agli Americani gli estremi della più distruggitiva guerra, che l'uomo potesse immaginare. Speravano, che il terrore avrebbe quegli effetti prodotti, che le offerte della pace non avevano potuto. Questa maniera di guerra, della quale molti erano stati autori in Inghilterra, poteva invero tanti e sì gravi danni recar agli Americani, che forse di breve ne sarebbe loro grandemente incresciuta la presente condizione, ed avrebbero volti i desiderj e le speranze loro all'antica pace e congiunzione. La vastità delle coste americane, la frequenza e la profondità dei fiumi navigabili sono causa, che il paese sia esposto e sui confini, e nelle sue più interne parti agl'insulti di un nemico gagliardo in sull'armi di mare. A questo dava eziandio maggior facilità l'esservi colà le città e le ville molto disperse, e poste qua e là in lontani e disparati luoghi. Incominciarono i commissarj nel manifesto loro con rammentar la crudel ostinazione dell'una delle due parti, lamentandosi, essere loro proposte cose troppo esorbitanti per venirne alla pace, e mescolando in ogni parola doglianze gravissime del congresso; da un altro canto magnificavano i replicati sforzi fatti dall'altra per arrivar ad un'amichevole composizione. Annunziarono poscia, essersi risoluti a far di breve la dipartita loro dall'America, non potendo nell'attuale stato delle cose colla dignità loro consistere il rimaner più lungamente; dichiarando però, che durante tutto il tempo in cui tuttora rimanessero, e le medesime condizioni d'accordo offerivano, ed il medesimo animo disposto alla pace conserverebbero. Finalmente informarono, ed avvertirono i popoli, che per l'avvenire si sarebbero usati tutti gli estremi della guerra; e che, poichè l'America apertamente professava di volere non solo diventare straniera all'Inghilterra, ma ancora di dar sè stessa e tutte le cose sue in preda al suo nemico, cambiavasi affatto la natura della controversia, e che ora si trattava di sapere, sino a qual punto potesse la Gran-Brettagna, coi mezzi che aveva in poter suo impedire, o render inutile una connessione stata immaginata a sua rovina, e ad aggrandimento della Francia. Terminarono con dire, che in tali circostanze le leggi della propria conservazione dovevano indirigere la condotta della Gran-Brettagna, e che se le colonie erano per diventare un'accessione alla Francia, dover di quella era il render quest'accessione di così poco frutto, di quanto possibil fosse, al suo nemico.

Questo manifesto, il quale fu poscia con acerbe parole censurato, e come crudele e barbaro condannato da molti oratori del Parlamento, specialmente dal Fox, non operò nella mente degli Americani maggior effetto, che le offerte di pace operato si avessero.

Incominciò il congresso con mandar fuori un bando, col quale avvertì i popoli pei siti loro esposti alle offese, che, poichè così piaceva al crudel nemico loro di voler saccheggiare, ardere e sterminare ogni città e Terra del continente, edificassero capanne a trenta miglia almanco distanti dalle abitazioni, ed al primo romore del nemico là si ritraessero, recando seco le mogli, i figliuoli, i bestiami, le masserizie, e tutti coloro, che atti non fossero a portar le armi. Aggiunsero, ed in questo, se era da biasimarsi la risoluzione dei commissarj inglesi, non è tampoco da lodarsi quella del congresso, che immediatamente, che il nemico avesse incominciato ad ardere o distruggere qualche Terra, dovessero i popoli di quegli Stati por fuoco, saccheggiare e distruggere le case e le proprietà di tutti i Tori nemici alla libertà ed alla independenza dell'America; e sostener coloro fra i medesimi, che credessero necessario aver in mano, perchè non aiutassero l'inimico. Solo si avesse cura di non maltrattare inutilmente nè essi, nè le famiglie loro, non volendo, che in questo imitassero gli Americani i nemici loro, nè gli alleati di questi o Germani, o Neri, o Bronzini, che si fossero. A tali esorbitanze si lascian trasportare gli uomini del rimanente civili, quando da quella peste dell'amor delle parti sono invasati. Gl'Inglesi minacciavano di voler far quello che già avevano fatto, gli Americani quello, che non avrebbero dovuto fare, e che precisamente tanto in quelli, e con tanta ragione, condannavano. Ma molto più ama l'uomo appassionato imitar il male in altrui, che lo spassionato il bene.

Qualche tempo dopo, per impedire che pel rigore delle parole inglesi non germinassero nei popoli nuovi pensieri, pubblicarono un manifesto, col quale rammentaron prima, che poichè non avevan potuto prevenire, avevano essi almeno cercato di alleviare le calamità della guerra. Poscia si fecero coi più vivi colori a descrivere quelle enormità, delle quali accusavano la contraria parte. Ricordarono le devastazioni delle campagne, le arsioni dei non difendevoli villaggi, e le beccherie fatte dei cittadini d'America. Chiamarono le prigioni britanniche pesti dei soldati loro, i vascelli dei marinari. Essersi aggiunti gl'insulti alle ingiurie; gli scherni alle crudeltà. Esclamarono, che poichè gl'Inglesi non avevano potuto rintuzzare quei generosi spiriti della libertà, si erano volti agl'inganni, ai corrompimenti, alle servili adulazioni. Han fatto, continuarono, scherno all'umanità con una fantastica distruzione degli uomini; han fatto scherno alla religione con empie appellazioni a Dio, mentrechè i suoi sacri comandamenti violavano; han fatto scherno alla ragione stessa, sforzandosi di provare, che sicuramente potesse la libertà e la felicità dell'America confidata essere a coloro, i quali la loro avevano venduto, senza ristarsi nè a' precetti della virtù, nè agli stimoli della vergogna. E siccome, terminarono dicendo, nè amorevolezza alcuna gli tocca, nè la compassione gli muove, così avrebbero gli Americani rappigliato e vendicato i diritti dell'umanità, un tale esempio ponendo, che ne sarebbero sgomentati coloro, che avessero in animo di usar per l'avvenire tanta barbarie. E ciò giurarono di voler fare scevri d'ira e di vendetta, in presenza di quel Dio, che ricerca e vede addentro negli umani cuori, ed il quale chiamarono in testimonio della rettitudine delle intenzioni loro.

In questo mentre sdegnatosi il marchese De La-Fayette al modo, col quale i commissarj inglesi nella lettera loro dei 26 agosto avevano parlato della Francia, e dell'intervento suo nella presente querela, il quale attribuirono all'ambizione, ed al desiderio di veder attritarsi le due parti col prolungamento della guerra, mandò un cartello al conte di Carlisle, sfidandolo a venir render ragione in singolar battaglia della offesa fatta alla sua patria. Fuggì il conte la tela con dire, che, siccome in ciò, di che si trattava, aveva egli operato in qualità di commissario, e che la sua condotta, siccome le sue parole stat'erano pubbliche, così a nissun altro averne a render conto fuori che alla patria sua ed al suo Re. Terminò dicendo, che rispetto alle nazionali differenze, sarebber elleno meglio decise, quando l'ammiraglio Byron ed il conte D'Estaing si sarebbero incontrati sui mari.

Poco tempo poi partirono i commissarj disconclusi in tutto per alla volta dell'Inghilterra, e, svanita ogni speranza di pace, restarono vie più accesi i pensieri della guerra.

Ma mentre le legazioni discorrevano, era il congresso ritornato a Filadelfia pochi giorni dopo che gl'Inglesi avevano questa città abbandonata, e a dì sei agosto ricevè pubblicamente, e con tutte le cirimonie usate in simili casi, il signor Gerard, ministro plenipotenziario del Re di Francia. Questi, consegnate prima le sue lettere di credenza, le quali erano sottoscritte dal Re Luigi, ed indiritte ai suoi cari e grandi amici ed alleati, il presidente ed i membri del generale congresso dell'America settentrionale, orò molto acconciamente intorno al buon animo della Francia verso di quegli Stati, della obbligazione, in cui si trovavano le due parti, considerati i preparamenti, ed i disegni ostili del comune nemico, di mandar ad effetto tutte le condizioni stipulate nel trattato casuale, e che già dal canto suo il Re Cristianissimo aveva mandato in soccorso loro una fiorita e possente armata. Sperava, che le massime, le quali abbraccerebbero i due governi, sarebbero sì fatte, che quella unione si consoliderebbe, ch'era stata dal vicendevole interesse delle due nazioni originata.

Rispose con molto accomodate parole Enrico Laurens presidente, che bene dai presenti trattati si dimostrava la sapienza e la magnanimità del Re Cristianissimo, che l'aver trovato un sì possente ed illustre amico riputavano ad un benigno riguardo della Provvidenza verso i virtuosi cittadini dell'America. Non dubitasse punto, che tale sarebbe la condotta loro, che l'amistà ne sarebbe confermata; e che giacchè l'Inghilterra, per la scellerata ambizione del dominare, voleva si prolungassero colla presente guerra le miserie degli nomini, si eran essi risoluti a riempir tutte le condizioni del trattato casuale, avvengadiochè ardentemente desiderassero, deponendo gli sdegni e l'armi, il sangue umano risparmiare. Che speravano, l'assistenza del generoso e saggio alleato avrebbe fatto rinsavir la Gran-Brettagna, ed avviatala su i sentieri della giustizia e della moderazione. Furono presenti a questa audienza molti gentiluomini, i maestrati della Pensilvania, molti forestieri di conto, e gli uffiziali dell'esercito. Le esultazioni e le allegrezze pubbliche in questo dì non furon poche. Nascevano in tutti le speranze non solo dell'independenza, imperciocchè di questa già più non si dubitava, ma ancora della futura prosperità; tutti credevano essere coll'intervenimento francese solidato l'impero americano. Così un Re porgeva la mano aiutatrice ad una repubblica contro di un altro Re; così la lingua francese veniva in soccorso di una lingua inglese contro di un'altra simil lingua; così le nazioni europee, le quali fin allora riconosciuto non avevano altre nazioni independenti nell'America fuori delle selvagge e barbare, tenendo tutte le altre in luogo di suddite incominciarono a riconoscere come independente e sovrana una nazione civile, e con essa lei trattare e concludere alleanze. Avvenimento al certo cotanto grave, che, dopo la scoperta fatta dell'America da Colombo, un eguale, nè un somigliante non s'era perancora agli occhi degli uomini appresentato. Tanto poterono in America, o l'amor della libertà, od il desiderio dell'independenza, ed in Europa una cieca ostinazione, od un necessario orgoglio da una parte, la gelosia della potenza, e le brame della vendetta dall'altra.