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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 cover

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Chapter 5: LIBRO UNDECIMO
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About This Book

The third volume details the American War of Independence, focusing on key military campaigns and political maneuvers. It covers the British strategy to separate the eastern and western colonies through a coordinated attack led by General Burgoyne, highlighting significant battles such as those at Ticonderoga, Brandywine, and Germantown. The narrative also explores the impact of French support for the American cause, the internal struggles within the British government, and the eventual rejection of peace proposals by the Americans. The volume concludes with the shifting dynamics of the war as both American and British forces adapt to the evolving conflict.

LIBRO UNDECIMO

1778

Non erano ancora D'Estaing ed Hotham arrivati alle Antille, che il comandante inglese Evans s'era recato sopra le due isole di San Pietro e di Michelone, l'una e l'altra molto opportune alle pescagioni di Terra-Nuova, le quali per esser poco o nulla difese, ottenne facilmente. Quivi egli, come se spegner volesse in quei luoghi tutti i vestigi della signoria francese, con barbarici modi procedendo distrusse e guastò i fondachi e le baracche, che stat'erano costrutte ad uso delle pescagioni, rovinò gli edifizj, e rimandonne tutti gli abitatori, che sommavano coi presidj a duemila persone, in Europa.

Di questa perdita assai bene si ristorarono i Francesi coll'impadronirsi, come fecero poco dopo, dell'isola Domenicana, la quale essendo posta tra la Guadaluppa e la Martinica, era in quelle spiagge di somma importanza alle future operazioni della guerra. Di ciò si era benissimo accorto il governo inglese, il quale l'aveva diligentemente affortificata e munita di grosse e copiose artiglierie. Ma nè il presidio, nè la quantità delle munizioni corrispondevano a tanto apparato, ed all'importanza del sito. I magazzini pubblici vi si trovavano pressochè vuoti, e la guernigione se arrivava, certo non passava cinquecento soldati, la maggior parte milizie. Avevano molto per tempo gli oppositori del Parlamento britannico ed i mercatanti di Londra gravi querele mosse, perchè si lasciassero spogliate di più sicuri presidj, e quasi esposte all'appetito de' nemici le isole delle Indie occidentali. Ma tutto fu nulla, ossiachè i ministri per la guerra americana non abbian voluto, o che non abbian potuto convenientemente presidiarle. I Francesi per lo contrario stavano molto forti nelle loro, ed apparecchiati non che a difendersi, ad offendere. Aggiungasi, che furono questi i primi a ricever le novelle della rottura della guerra in Europa; perchè le fregate inglesi, che stat'erano mandate per annunziarla, eran venute in poter dei Francesi sulle coste di San Domingo, dimodochè la prima notizia, che ne pervenne all'ammiraglio Barrington, il quale con due navi di alto bordo e due fregate stanziava alle Barbade, si fu per mezzo del manifesto di guerra stato pubblicato alla Martinica dal marchese di Bouillé, che n'era governatore. La cattura poi delle fregate aveva avvertito Barrington e tutti gli altri Capi inglesi in quelle parti, che la guerra non solo era chiarita, ma ancora incominciata. Stava questo ammiraglio molto sospeso di quello ch'egli avesse a farsi; perciocchè non che ricevuto avesse novelli ordini, teneva tuttavia gli antichi, pei quali gli era stato commesso, continuasse nella stazione delle Barbade. Il marchese di Bouillé, uomo attivo, e che gli bastava la vista, volendo giovarsi dell'incertezza e della debolezza degl'Inglesi, si determinò a dar cominciamento alla guerra con una rilevata fazione. Imbarcatosi con due migliaia di soldati da porre in terra a bordo di diciotto navi da carico, e scortato dalle fregate la Tortore, la Diligente e l'Anfitrite arrivò sopra l'isola Domenica il giorno sette di settembre in sul far del dì. Sbarcava con tutte le genti. Il signor Fontaneau, protetto anche dalla fregata la Diligente, corse contro il Forte Cachacrou, e senza fatica se ne impadronì. Traevano gagliardamente gl'Inglesi dal Forte Roseau e dalla batteria di Lubiera. Ciò nondimanco il signor de la Chaise coi primi feritori del reggimento oxerrese non solo si andava avvicinando alla batteria, ma giuntovi con mirabile coraggio vi entrò dentro per le cannoniere, aggrappandosi alle gioie dei cannoni, e se ne fece padrone. In questo mezzo tempo il visconte di Damas era proceduto sulle alture, le quali stanno a sopraccapo al Forte Roseau, ed il marchese di Bouillé col grosso delle sue genti era entrato nei sobborghi. Fulminava parimente contro il Forte la fregata la Tortore. Tuttavia si difendevano gl'Inglesi valorosamente. Ma finalmente, essendo così pochi contro tanti, e vedendo i Francesi pronti a dar la scalata, Stuart, ch'era il castellano, chiesti i patti, si arrendè. Il marchese, o sia che volesse colla clemenza adescar i governatori delle altre isole inglesi, che intendeva di assalire, ad arrendersi anch'essi più facilmente, o che temesse di Barrington, ch'era vicino, ovvero che tale fosse, come si dee credere, la sua natura volta alla generosità, concedette termini molto onorevoli allo Stuart. Uscissero con tutti gli onori della guerra, ritenessero le armi, fossero salve le antiche leggi ed ordinamenti dell'isola, la quale se al fine della guerra avesse a rimanere in potestà della Francia, potessero ad elezione loro gli abitatori la maniera del reggimento francese accettare, o la propria ritenere. Fosse loro lecito ancora in tal caso andarsen essi, e tutte le robe loro trasportare, dove meglio volessero o piacesse loro; quelli che rimanessero, non avessero ad avere verso il Re di Francia maggiori obbligazioni, di quanto verso quello della Gran-Brettagna si avessero. Trovarono i Francesi in quei differenti Forti da centosessantaquattro pezzi di grosse artiglierie con ventiquattro bombarde ed una certa quantità di munizioni da guerra. I legni da corseggiare, che si trovavano nei porti dell'isola, furon tutti o guasti o presi; furon le case e le robe preservate dal sacco; e le persone dall'insolenza della soldatesca con immortale gloria del vincitore. Concedette a' suoi, perchè non fossero scontenti, un caposoldo. Dopo breve posata, lasciati nella Domenica quindici centinaia di soldati di presidio, e creato il marchese Duchilleau governatore, se ne tornò Bouillé alla Martinica. Ma se fu memorabile e degna di eterna lode la continenza e la generosità sua, non fu minore la sfrenatezza e la inumanità del Duchilleau, il quale ogni cosa comportava a' suoi soldati, e tutte quelle stranezze usò ai Domenicani ch'esercitar si sogliono dai superbi ed insolenti vincitori contro i vinti. Tanto possono nei mortali o una sfrenata natura, od i rancori o gli odj nazionali. Nè furono quegl'isolani liberati dall'imperio insolente di Duchilleau, se non quando fu fermata la pace tra i due Stati.

Non così tosto ebbe l'ammiraglio Barrington ricevuto gli avvisi dell'invasione della Domenica, che prevalendo nell'animo suo la gravità del fatto alle commissioni che teneva, partì incontanente per andar colla sua armatetta a soccorrerla, e sturbar, se ancor fosse in tempo, quell'acquisto al nemico. Ma arrivò quando Bouillé già si era ritirato alla sua sicura stazione della Martinica. Tuttavia la presenza sua contribuì non poco a confortare gli animi degli abitatori delle vicine isole inglesi spaventati all'improvviso caso, ed al quasi totale disarmamento, in cui allora si trovavano.

Ma queste cose non furono che il principio di quelle maggiori, che seguirono poco dopo. Erano partiti, come già abbiam narrato, lo stesso giorno il conte D'Estaing da Boston, ed il comandante Hotham da Sandy-hook per recarsi l'uno e l'altro all'isole Antille, il primo alla Martinica, ed il secondo alle Barbade. Viaggiavano le due flotte, senza che il sapessero, l'una vicino all'altra, ancorachè l'Inglese, avendo qualche sospetto, molta industria usasse per tener la sua, la quale siccome consistente in navi più picciole, era anche più numerosa, raccolta e rannodata, quanto meglio sapesse e potesse. Imperciocchè se D'Estaing avesse avuto sentore di quello ch'era, siccome molto più potente, avrebbe tostamente potuto opprimere la flotta inglese, tanto le navi da guerra, quanto quelle da carico, che in grandissimo numero portavano le genti da sbarcare, nelle quali sole consisteva la speranza di poter quelle ricche isole conservare alla Corona della Gran-Brettagna. Finalmente però una grossa folata avendo disperse le due armate, tre bastimenti inglesi diedero dentro a quella di D'Estaing, e vennero in poter suo. Avendo egli avuto per questo mezzo notizia della cosa, quantunque non potesse dar la caccia agl'Inglesi, perciocchè non aveva ancor potuto raccor le sue navi disperse qua e là dalla forza del vento, tuttavia si determinò a disviarsi dal suo cammino, ed in luogo di continuare a correre verso la Martinica, volse le prue verso Antigoa, persuadendosi che a quest'isola, e non alle Barbade s'indirigessero gl'Inglesi. Sperava di poter arrivare prima che sbarcati fossero, o riparatisi nei porti, e perciò tutta quella forza inglese sì da terra che da mare ad un tratto opprimere e conquistare. Dalla qual cosa quanto danno fossero per ricevere gl'Inglesi, nissuno nol vede. Certamente avrebbe D'Estaing dopo una tanta vittoria posto al tutto fine alla signoria inglese nelle Antille. Ma la fortuna non favorì il disegno. Gl'Inglesi continuando tuttavia di camminare alla volta delle Barbade, vi arrivarono felicemente il giorno dieci di decembre, dove Hotham si accozzò con Barrington, che già vi era ritornato. D'Estaing pervenuto con grandissima celerità nelle acque di Antigoa, vi si andò volteggiando per alquanti dì, ed in fine non vedendo comparire l'inimico, e riputando avesse posto altrove, si volse, ed arrivò alla Martinica.

I capitani inglesi in niun modo sospettando di aver vicino un sì possente nemico si risolvettero senza sovrastamento alcuno ad assaltar l'isola di Santa Lucia, la quale, siccome forte per natura e per arte, e posta tra la Martinica e la Domenica, era di non poco momento alle operazioni della guerra. Posti adunque sopra le navi da quattro migliaia di soldati valentissimi, si condusse l'ammiraglio Barrington dalla Barbada a Santa Lucia, dove arrivò il giorno tredici decembre. Il generale Meadows sbarcato con una buona presa di genti iva tostamente per occupare i poggi, che sovrastano alla settentrionale riva di quella cala, che i Francesi chiamano il Grand-Cul-de-Sac. Stava alla difesa di quelli il cavaliere di Micou, comandante dell'isola, con alcuni pochi stanziali, e colle milizie del paese, che con alcune artiglierie molto noiavano e lo sbarcar degl'Inglesi, ed il proceder loro verso i poggi. Micou, fatta una valorosa resistenza, non potendo con sì poche forze reggere, cedè il luogo, ritirandosi alla città capitale, che chiamano Morne-Fortune. Sottentravano gl'Inglesi, e s'impadronirono dei poggi. Nel medesimo tempo il generale Prescott era sbarcato con cinque reggimenti, ed aveva occupato tutti i luoghi circonvicini alla cala. L'indomani mattina Meadows co' suoi, ch'erano la vanguardia, guidando Prescott la dietroguardia, marciava contro la città di Morne-Fortune, nella quale entrò, superata dal superior numero degl'Inglesi, la resistenza del Micou. Si ritirò questi più in su a luoghi più aspri e difficili, muniti però d'artiglierie. Prescott intanto con mirabile prudenza assicurava e forniva d'artiglieria e di soldati tutti i luoghi abbandonati dal nemico. Ma Meadows non contento a questo, e desiderando di rendersi padrone anche della cala del Carenaggio, che giace più in là a tramontana a tre miglia dal Grand-Cul-de-Sac; perciocchè in essa avrebbono i soccorsi francesi potuto sbarcare, e ferir da fianco gli Inglesi, sprezzata la difficoltà de' luoghi, e l'ardore cocente del sole, andò a piantarsi sul posto detto della Vergine, il quale è situato sulla settentrionale riva della cala del Carenaggio, e ne signoreggia intieramente la bocca. Altri pigliarono luogo sull'austral punta di questa, e vi piantavano le artiglierie. Il generale Calder poi colle restanti genti andava a porsi sull'austral riva del Grand-Cul-de-Sac, dimodochè da questa sino alla settentrionale spiaggia del Carenaggio tutti i posti furono in poter degl'Inglesi ridotti. La flotta di Barrington stanziava nel Grand-Cul-de-Sac, le navi da guerra alla bocca, e quelle da carico dentro. Il cavaliere di Micou teneva tuttavia un Forte munitissimo posto sulle montagne.

Erano le cose in questo stato, già tenendo gl'Inglesi quasi l'intiera vittoria in mano, e nissun'altra speranza avendo i Francesi, che nel pronto soccorso di D'Estaing, quando comparì questi improvvisamente in cospetto dell'isola con tutta la sua armata, accompagnata da una moltitudine di fregate, di corsali, e di legni da carico, che portavano da nove migliaia di soldati. Aveva egli ricevuto subito avviso dell'assalto dato dagl'Inglesi a Santa Lucia. Del che si era mostrato assai contento; perciocchè se gli scopriva la occasione di affliggere con una compiuta vittoria, e con poco rischio, essendo molto avvantaggiato di forze, tutta la potenza britannica nelle Antille. Per la qual cosa non aveva posto tempo in mezzo all'imbarcarsi, e correre contro il nemico, che non l'aspettava. E per verità, se fosse arrivato sopra Santa Lucia ventiquattro ore prima, gli veniva tosto fatto il disegno. Ma, e già gl'Inglesi s'eran fatti padroni dei posti principali, ed affortificativisi; ed essendo l'ora tarda, quando arrivò, fu obbligato ad indugiar la batterìa sino all'indomani. Intanto la notte l'ammiraglio Barrington con grand'animo, e con non minor industria si apparecchiava contro il futuro e molto pericoloso assalto. Le navi da carico e tutti gl'impedimenti rimuoveva all'indentro del Grand-Cul-de-Sac, e le navi da guerra disponeva in modo alla bocca, che potessero più vantaggiosamente, che possibil fosse, reggere contro l'impeto del nemico, ed impedirgli d'entrar dentro la cala. Aveva seco il vascello detto il Principe di Cornovaglia di 74 cannoni, il Boyne di 70, il Sant'Albano ed il Nonpari di 64, il Centurione e l'Iside di 50 con tre fregate.

Il conte d'Estaing, non credendo, che la cala del Carenaggio già fosse venuta in poter del nemico, si volse la mattina dei 15 a quella per entrarvi, proponendosi quindi di recarsi per la via di terra contro il fianco destro degl'Inglesi, i quali, secondochè si era assicurato cogli occhi suoi proprj, occupavano il Grand-Cul-de-Sac. Ma non sì tosto fu pervenuto alla bocca del Carenaggio, che le artiglierie inglesi poste sulle due punte trassero furiosamente non senza grave danno delle sue navi, massime della capitana la Linguadocca. Da ciò fatto certo l'ammiraglio francese, che non v'era modo alcuno di poter entrar da quella parte, si difilò con dieci navi delle più grosse contro Barrington con evidente disegno di sforzar il passo, ed entrar nella cala; il che stato sarebbe l'ultima rovina degl'Inglesi. Si attaccava una battaglia molto aspra, nella quale sostennero questi con inestimabile valore, protetti anco dalle batterie di terra, la carica di un nemico ad ogni modo sì superiore. D'Estaing si tirava indietro; poscia verso la sera rinnovava la battaglia con dodici navi, più feroce che prima, dirigendo di maniera i colpi delle sue artiglierie, che andassero principalmente a ferire contro il sinistro corno dell'armata inglese. Ma nè questo consiglio, nè l'aggiunta delle nuove navi, nè il valore e la perizia singolari, che dimostrarono i suoi, poterono tanto operare, che si rompesse la fila delle navi inglesi. Continuaron queste a difendersi con tanta costanza, che D'Estaing non potè farvi dentro impressione di sorta alcuna, e fu obbligato a ritirarsi non senza qualche disordine, e notabil danno delle sue navi. In tale modo acquistò Barrington a sè stesso una gloria immortale, e confermò alla patria sua la possessione di una isola, la quale, venuta in poter suo non più di ventiquattr'ore prima, aveva corso un vicinissimo pericolo di ritornarne tosto sotto il dominio del suo antico padrone.

Ma D'Estaing avendo veduto, che gli assalti dati coll'armi di mare gli eran successi infelicemente, si volse a quelle di terra, delle quali anche molto abbondava. Per la qual cosa la notte dei sedici, e la mattina del giorno seguente sbarcò le sue genti a Choc-baye, piccolo seno di mare, che si trova tra il Carenaggio ed il Gros-islet. Intendeva di assaltar Meadows, il quale con tredici centinaia di soldati stava accampato nella penisola della Vergine posta tra la cala del Carenaggio ed il seno di mare sopraddetto. Aveva molta speranza di poterlo opprimere e tagliar fuori del tutto dai compagni, sia per la difficoltà dei luoghi, pei quali questi avrebbero dovuto passare per soccorrerlo, sia perchè aveva disegnato di far le viste di voler scendere a terra anche negli altri luoghi; il che avrebbe, dando loro diversi riguardi, tenuti sospesi e fermi nei posti loro gl'Inglesi. E come aveva divisato, così eseguì. Spuntava dal Choc-baye contro la penisola della Vergine con cinque migliaia di soldati scelti, ed andava ad assaltar gli alloggiamenti di Meadows posti a traverso della medesima penisola. Aveva diviso le sue genti in tre schiere, la dritta guidata da lui medesimo, la mezzana dal signor di Lovendal, e la stanca dal marchese di Bouillé. Muovevansi da prima i Francesi con mirabil ordine, sinchè già avvicinatisi, erano grandemente noiati per l'iniquità del sito, in cui si trovavano, da fianco dalle artiglierie del Morne-Fortune, che Micou nell'abbandonarle non aveva fatto chiodare. Ciò nonostante procedevano innanzi, e con una furia incredibile assaltarono gli alloggiamenti del nemico. Ricevettero gli Inglesi l'urto loro con eguale costanza, e lasciatigli approssimare, scaricati una sol volta gli archibusi, si avventaron contro con le baionette. Avevano i tiri degl'Inglesi fatto un terribil danno, e molto diradate le file dei Francesi. Tuttavia questi sostenevano la battaglia con incredibile valore, e non che cedessero, sempre più si avvicinavano agli alloggiamenti. Che anzi da settanta di loro già vi erano saltati dentro, ed aspramente vi menavano le mani. Ma gl'Inglesi fatto un estremo sforzo, gli risospinsero. I primi entrati furono morti tutti. I Francesi, raccolto fiato, e pigliati di nuovo gli ordini, ritornarono più feroci che prima alla battaglia. Gli ricevevano gl'Inglesi colla medesima ostinazione e fermezza. Una seconda volta gli ributtavano. Ma D'Estaing avvolontato di combattere, ed avendola presa in pruova, e non potendo comportare, che una presa di sì poca gente sgarassero i suoi, uomini tutti valorosissimi e numerosi, ordinò, gissero ad un terzo assalto. L'obbedirono prontamente. Ma questa fiata fecero debole prova; imperciocchè stracchi ed assottigliati nei due primi affronti, dopo leggier conflitto si ritirarono. Lasciarono i morti loro ed i feriti in poter dei vincitori. Fatto però tosto un accordo, i primi furon lasciati sotterrare, ed i secondi ritirare; avendo D'Estaing dato la fede sua, che sarebbero compresi nel numero dei prigionieri. Comportossi in questo fatto Meadows da quell'uomo prudente e valoroso ch'egli era; e comechè fosse ferito dal bel principio, mai non vi fu modo, che abbandonar volesse il campo di battaglia. Fu assai grave la perdita dei Francesi. Ebbero da quattrocento morti, cinquecento sì sconciamente feriti, che diventarono inabili al servire. Cinquecento altri furon feriti leggiermente. La perdita degl'Inglesi, avendo essi combattuto da luogo sicuro, fu di poco conto.

Lasciò D'Estaing ancora, per alcuni giorni dopo la battaglia, le sue genti a terra, ed egli coll'armata andava bordeggiando a veduta dell'isola, sperando forse, che qualche nuova occasione gli si offerisse di far maggior frutto. Ma finalmente la notte dei 29, imbarcati di nuovo tutti i suoi, se ne tornò al Forte Reale della Martinica, deposto il pensiero delle cose di San Vincenzo e della Grenada, le quali isole aveva avuto in animo di assaltare. Il giorno seguente De Micou con cento uomini di presidio pattuì. Le condizioni furon molto onorevoli. Uscissero con tutti gli onori della guerra, serbassero le bagaglie, ma non le armi; gli abitanti, e specialmente i parrochi, fossero protetti nelle robe e persone loro, e nella religione. Pagassero al Re della Gran-Brettagna le medesime tasse, e non più, che al Re Cristianissimo erano soliti di pagare; non potessero venir obbligati a portar le armi contro il Re di Francia. Trovarono gl'Inglesi cinquantanove cannoni, molta archibuserìa con un'insigne quantità di munizioni da bocca. In cotal modo venne in poter dell'Inghilterra l'Isola di Santa Lucia. Fu questo agl'Inglesi un acquisto di molta importanza. Oltrechè quivi fecero poi il capo grosso di tutte le forze loro navali delle Antille, e la riposta di tutte le armi e munizioni, potevano spiar da vicino, e senza pericolo gli andamenti dei Francesi dentro la cala del Forte Reale della Martinica, ed intraprendere i rinforzi e le conserve, che pel canale di Santa Lucia a quella si avviavano. Infatti e molto la fortificarono, e sempre vi mantennero gagliardi presidj, non senza però gravissimo danno loro per l'insalubrità di quel clima.

Pochi giorni dopo la ritirata di D'Estaing, arrivò in quelle spiagge con nove vascelli l'ammiraglio Byron, e diè fondo a Santa Lucia. Ne seguitava quasi come una tacita tregua tra le due parti, prevalendo dall'un canto troppo gl'Inglesi d'armi navali, i Francesi dall'altro delle terrestri. Questa sospensione, la quale durò ben cinque mesi, non fu rotta, se non quando già si era congiunto coll'armata del Byron quella del comandante Rowley, ed all'armata di D'Estaing quella di La-Motte-Piquet e del conte di Grasse, partita l'una e l'altra dall'Europa sul finir del presente anno, o nell'entrar del seguente per alla stazione delle Antille; perciocchè avevano ambidue i governi conosciuto di quanta importanza fosse lo esser forte in sugli apparati marittimi in mezzo a quelle isole molto ricche, le une alle altre vicine, e tra di loro le nemiche frammescolate.

Tornando ora alle cose che si facevano sulla terra-ferma americana, è da rammentare, che i ministri, ed i capitani britannici si eran risoluti ad assalire con grandissimo sforzo di guerra le parti meridionali della Lega. Al qual partito accostati si erano, non solo perchè speravano, credendo eglino, che i popoli generalmente di quel nuovo Stato non si contentassero, e fosse diventato loro molto grave l'imperio dei libertini, colle spalle dei leali farle rivoltare all'obbedienza del Re, ma ancora per molte altre, e tutte assai gagliarde ragioni. Sono le province meridionali, e massimamente la Giorgia e la Carolina abbondanti di feraci terre, le quali producono in gran copia le biade, e soprattutto il riso tanto utile alle armate sì da terra, che da mare. Del quale tanto maggiore bisogno si aveva, che queste si trovavano sì gran tratto lontane dai luoghi, da cui potevan esse, e dovevano trarre i viveri necessarj al loro logorare. Conciossiachè le province americane, che sin là erano venute in poter degl'Inglesi, non potevano una quantità sufficiente somministrarne; ed era loro mestiero far venire il rimanente dalla lontana Europa; cosa molto incerta in sè stessa per l'instabilità del mare, e pericolosa per l'ardimento dei corsari americani, i quali spesso le navi, che portavan le vettovaglie, intraprendevano. Nè è da passarsi sotto silenzio, che il riso della Giorgia e della Carolina Meridionale serviva ad alimentar le flotte francesi ed i soldati, che stavano in presidio nelle isole di loro pertinenza. E non solamente i proventi dell'agricoltura giorgiana e caroliniana, la quale per la quiete non mai quasi interrotta, della quale avevano gli anni addietro queste due province goduto, era fioritissima, i nominati vantaggi arrecavano agli alleati; ma ancora portati essendo in Europa, servivano molto convenevolmente di materia ai commercio degli Americani in questa contrada, e gli abilitavano a far gli scambj per quelle cose che ne traevano, necessarie ed agli usi della guerra, ed a quei della pace. Considerarono oltreacciò gl'Inglesi, che siccome la Giorgia confina colla Florida orientale, così era questa non di rado vessata dalle armi del congresso; e prevedevano benissimo che non si sarebbe posto fine alle correrìe loro, ed assicurata la quiete in quella provincia, se non quando le armi britanniche cacciato avessero dalla Giorgia e dalle Caroline le americane. Non dubitavano poi, che la conquista della prima riducesse prontamente in loro arbitrio anche le cose delle seconde; e particolarmente molte speranze collocavano nella possessione di Charlestown, città grossa, ricca e di molta importanza per l'opportunità del sito e del porto. Tutti questi vantaggi speravano di acquistar gl'Inglesi, se avessero cacciato gli avversarj dalle province meridionali, e, levatele dall'obbedienza del congresso, sotto la propria ridotte le avessero.

Per le quali cose tutte, e non potendosi per la stagione, che allora correva molto rigorosa, altre fazioni tentare nelle province montagnose poste a tramontana, aveva Clinton, siccome nel libro precedente abbiam narrato, inviato alla volta della Giorgia forza di navi passeggiere, scortate dalle navi da guerra di Hyde-Parker, le quali portavano da duemila e cinquecento soldati parte inglesi, parte essiani, e parte bande di leali e fuorusciti. Col favore di questi ultimi, e degli amici ed aderenti loro, sperava di poter entrar facilmente in quella provincia. Obbedivano tutte queste genti agli ordini del colonnello Campbell valoroso, e molto esperto capitano di guerra. Nel medesimo tempo aveva Clinton commesso al generale Prevost, il quale comandava alle Floride, che, raccolte tutte quelle genti, che per la difesa di quelle province necessarie non fossero, marciasse anch'esso contro la Giorgia, dimodochè essa fosse assalita da fronte per la via del mare da Campbell, e da fianco sulle sponde del fiume Savanna da Prevost. Ordinatosi in tal modo dagl'Inglesi il disegno della conquista della Giorgia, la quale giudicavano aver ad essere scala a quella delle due Caroline, arrivarono sul finir di decembre Campbell e Hyde-Parker all'isola di Tybee situata presso le bocche del fiume sopraddetto. Le navi da carico non penaron molto a trapassar lo scanno, e ad entrar nel fiume. Seguivano pochi giorni dopo quelle da guerra, sicchè tutta la flotta addì venzette si trovò sorta nelle acque di quello, e pronta a far i comandamenti dei capitani per l'invasion della provincia. Ignorando questi, quali fossero le forze, i provvedimenti, e le intenzioni dei repubblicani, fecero dar una scorribanda per le vicine rive e spiagge da alcuni fanti leggieri, dai quali presi due Giorgiani, s'intese da loro, non essersi avuta nella provincia contezza alcuna del disegno dei regj, niuna nuova difesa essersi apparecchiata, le batterie che proteggevano i fiumi rovinate, le galere starsene a mala guardia, e sì fattamente poste da poter essere facilmente intraprese. Si ricavò ancora essere debole il presidio di Savanna, città capitale della provincia; ma però aspettarvisi di breve i rinforzi. Avute queste notizie, non metteva l'Inglese verun tempo in mezzo per incominciar l'impresa. Le due rive del fiume Savanna, partendo dall'isola di Tybee prossimana alla sua foce per un buon pezzo all'insù, non essendo altro che un continuo tratto di maresi, pei quali scorrono lentamente lo due fiumane di Sant'Agostino e di Tybee, non offeriscono nissun luogo, che servir possa di porto per isbarcare. Quindi furon costretti gl'Inglesi di salir più in su per irsene a dar in terra al solito luogo dello sbarco, dal quale ha principio un dicco molto stretto, che conduce poscia alla città. Questo luogo, siccome molto difficile per sè stesso, avrebbero gli Americani potuto difendere agevolmente. Ma parte perchè la cosa era riuscita loro improvvisa, parte perchè non avevano forze sufficienti, non se ne avvisarono. Gl'Inglesi, senza ostacolo veruno incontrare, sbarcarono, i fanti leggieri i primi, poscia quei della grave armatura. Corre il dicco sopraddetto tra mezzo una risaia paludosa, ed è fiancheggiato da ambe le parti da un fosso assai fondo. Più addentro a secento passi dal luogo dello sbarco s'incontra a capo del dicco un poggetto, sul quale è posta una magione, che chiamano la casa di Gerido. Stavanvi a guardia una banda di repubblicani. Non sì tosto ebbero i fanti leggieri, la maggior parte montanari condotti dal capitano Camerone, afferrato, che, postisi, in ordinanza, corsero, camminando sul dicco, contro quella masnada di Americani. Non mancaron questi a sè stessi, ed il nemico ricevettero con tiri molto fitti di archibuserìa, dai quali rimase morto Camerone. Ma i montanari spinti dai proprj spiriti generosi, e grandemente irritati all'uccisione del capitano, si avventarono con tanta rattezza contro la casa di Gerido, che non ebbero tempo gli altri di scaricar una seconda volta, e si posero in fuga. Sottentrarono i montanari, e s'impadronirono del poggio. Salito Campbell sopra di questo, e prospettando il paese all'intorno, discoprì l'esercito nemico posto in ordinanza davanti, ed un po' a levante di Savanna, il quale governato essendo dal maggior-generale Roberto Howe, stava aspettando l'incontro dei reali, e faceva la vista di voler gagliardamente difendere la città capitale della provincia. Consisteva esso in una grossa schiera di stanziali e di bande paesane. Era sì fattamente attelato, che le sue due ali si distendevano dentro nel paese dall'una parte e dall'altra della strada maestra, che guida a Savanna, la dritta capitanata dal colonnello Eugee, e composta di Caroliniani a dritta di quella; ed era il fianco suo verso l'aperta campagna protetto da una fitta selvosa, e dalle case di Tatnal. La stanca poi si appoggiava col suo destro fianco alla strada medesima, e col sinistro a terreni limacciosi. Erano questi la maggior parte Giorgiani comandati dal colonnello Elbert. Le due punte eran guardate ciascuna da una bocca da fuoco, ed il mezzo sullo stradone da due. A cento passi poi innanzi, laddove questo passa tra due profondi maresi, avevan fatto una tagliata, ed un buon tratto avanti questa, rotto un ponte soprapposto ad un rio anch'esso paludoso. Alle spalle finalmente erano assicurati dalla città stessa di Savanna, la quale era affossata. Il capitano inglese, lasciato prima una grossa guardia al luogo dello sbarco, ed una altra simile ad una strada vicinale, che attraversa lo stradone a fine di assicurarsi alle spalle, iva avvicinandosi al nemico, ed andava considerando del modo, che più accomodato fosse per assaltarlo nella forte positura, nella quale si trovava. Non tardò ad accorgersi dalle mosse e dall'ordinanza del nemico, che questi si aspettava e desiderava, ch'egli assalisse il corno sinistro. Per la quale cosa non lasciò indietro nissuna di quelle diligenze, che in simili occorrenze soglionsi usare dagli esperti capitani per intrattenere l'inimico nella concetta opinione. Traeva fuori sulla sua dritta una parte de' suoi, ed andava anche distendendosi verso questa medesima parte coi fanti leggieri. Si risolvette intanto ad attaccar la battaglia coll'ala dritta degli Americani. Mentre andava tra sè stesso rivolgendo le diverse maniere d'assalto che praticar si potevano, la fortuna gli condusse tra le mani un Nero, dal quale seppe, esservi un sentiero poco conosciuto, il quale a traverso di quella palude selvosa, che abbiam detto trovarsi alla destra punta dell'esercito americano, andava a riuscir loro alle spalle. Offerivasi il Nero di far la guida, e molto confortava il capitano britannico a farne impresa. Deliberatosi Campbell ad usar la occasione, che la favorevole fortuna gli parava davanti, comandò a Jacopo Baird, che coi fanti leggieri si mettesse a quella via, acciocchè girato intorno all'ala dritta degli Americani gli assaltasse poscia per di dietro là, dove meno se lo potevano aspettare. Lo faceva seguitare, acciocchè all'uopo potesse essere soccorso dai volontarj jorchesi, condotti dal colonnello Tumbull. Mentre Baird e Tumbull, guidati dal Nero, procedevano alla disegnata fazione, Campbell piantava le sue artiglierie a sinistra accanto lo stradone in modo, che non potevano esser vedute dall'inimico. Questo fece, perchè quando fosse venuto il tempo di fulminar i Caroliniani, si potessero impedire, non si avventassero contro i fanti leggieri del Baird. In questo mezzo traevano furiosamente colle artiglierie loro i repubblicani contro i regj. Questi non fiatavano. Il che avrebbe pur dovuto far sospettare gli altri di qualcosa, se stati fossero, o più esperti o meno invasati. Infine Campbell, quando si pensò, che Baird fosse pervenuto al luogo suo, diè tutto ad un tratto fuoco alle artiglierie, e mosse spacciatamente i suoi contro il nemico, che tuttavia ignorava il pericolo, in cui si trovava. Tale fu l'impeto degl'Inglesi e degli Essiani, che gli Americani, non sostenendo la carica, si volsero tostamente in fuga. I vincitori gli seguitarono. Intanto erano già i fanti leggieri del Baird, dato una giravolta, arrivati dietro le spalle dell'ala destra americana, ed attaccatisi con alcune milizie giorgiane, che stat'erano poste alla guardia dello stradone, che guida a Ogeechee, dopo breve contrasto le fugavano, e si difilavano ratti contro il grosso delle genti americane, che già erano andate in volta. Dal detto al fatto si mettevano a trabocco dentro le fila dei fuggiaschi; e se qualcheduno rimasto vi era, che serbasse tuttavia gli ordini ed il coraggio, questi coll'inaspettato e velocissimo impeto loro ebbero subitamente disordinati e disanimati. La vittoria fa compitissima. Trent'otto uffiziali, meglio di quattrocento tra sotto-ufficiali e gregarj, 48 pezzi di buone artiglierie, 13 bombarde, cento bariglioni di polvere, un Fortino con entrovi tutte le munizioni, il navilio, ch'era sorto nel fiume, una molto notabile quantità di provvisioni d'ogni sorta, e la città stessa di Savanna vennero, prima che si facesse notte, in poter dei vincitori. Degli Americani a cagione della pronta fuga loro non morirono più che cento, parte nella battaglia, parte nelle paludi, mentre si sforzavano di scampare. Fra gl'Inglesi i morti ed i feriti non arrivarono a venti. Tanto lieta fu la vittoria partorita dagli opportuni ordinamenti di Campbell. Nè minore fu la umanità sua, tanto più da lodarsi, quanto che non poteva non ricordarsi dei mali trattamenti ricevuti nelle prigioni di Boston, che fossero state la sua accortezza e la prudenza. Non solo la città di Savanna fu preservata dal sacco; ma quantunque vi entrassero i vincitori, come in una città presa d'assalto, ed alla mescolata coi fuggiaschi, nissuno di quelli, che non avevano le armi in mano, o che si arrendevano, furon posti a morte. Dal che si può argomentare, che le enormità commesse ai tempi di guerra sono meglio dalla rilassatezza o complicità dei capitani, che dal furor de' soldati da riconoscersi.

1779

Impadronitisi, nel modo che abbiam detto, gl'Inglesi della città di Savanna, si distesero coll'esercito per tutto il paese; poscia mandaron fuori un bando, pel quale e graziavano i disertori, ed esortavano gli amatori del nome inglese a correre alle insegne del Re, e coll'armi in mano difendere la causa sua, promettendo loro protezione e aiuto. La cosa non restò senz'effetto. Venivano in buon numero, ed i capitani britannici gli ordinavano in un reggimento di cavalleggieri. Ma i più risoluti repubblicani, preferendo l'esilio alla soggezione, si rifuggirono nella Carolina. Posero anche gl'Inglesi ogni ingegno, ed ogni arte usarono per indur i soldati repubblicani fatti cattivi a pigliar soldo nelle truppe del Re; ma in questo fecero poco o nissun frutto. Furon perciò stivati a bordo delle navi, dove e pel fetore dell'aria, e pel calore della stagione durante la state che seguì, morirono un gran numero. Gli uffiziali però furon mandati sulla fede loro a Sunbury, Terra la quale solo nella Giorgia teneva ancora pel congresso. Solo fu ritenuto, e sostenuto prigione sulle navi, in mezzo agli altri gregarj, Moisè Allen, cappellano dei Giorgiani, il quale non solo colle esortazioni sui pulpiti aveva acceso i popoli a seguir questa impresa loro, ma ancora colle armi in mano la difese egli stesso in mezzo alle battaglie, dando un mirabil esempio di fortezza e d'amor cittadino. Venutagli a noia la sua lunga e schifa cattività, gettossi un dì a capo all'ingiù nel fiume, sperando di potersi salvar a nuoto in un'isola vicina. Ma annegò con infinito rincrescimento dei popoli, i quali e le sue virtù veneravano, ed il coraggio suo grandemente desiderarono. I vinti scombuiati del tutto, varcato il fiume al passo di Zubly, si ritirarono nella Carolina. I vincitori si distendevano, e riducevano a divozione del Re la maggior parte della Giorgia, accrescendo le scolte sulle rive della Savanna per la gelosia dei nemici, che tuttavia erano padroni della Carolina.

Nel medesimo tempo il generale Prevost si era messo nella Florida orientale in punto per eseguir ciò, che stato gli era comandato da Clinton. Nel che incontrò gravissime difficoltà, sia per la stranezza de' luoghi, come per la disagevolezza delle vettovaglie. Arrivato finalmente dopo incredibile fatica nella Giorgia, pose l'assedio al Forte ed alla Terra di Sunbury. Vi eran dentro dugento soldati di presidio, i quali mostravano di volersi difendere, dimodochè l'Inglese già aveva incominciato a far le trincee. Ma poco stante, perduta ogni speranza di soccorso, si abbandonarono e diedero la Terra a discrezione. Furon trattati umanamente. Questo accadde nel tempo, in cui Campbell già si muoveva dal canto suo contro Sunbury. S'accompagnarono l'uno coll'altro congratulandosi del salvo arrivo i due eserciti, e Prevost giunto in Savanna pigliò il governo di tutte le genti regie, che venute dalla Nuova-Jork e da Sant'Agostino avevano conquistato al Re tutta la provincia della Giorgia. Avuta così lieta vittoria, andavano i Capi inglesi considerando quello che fosse a fare. Conoscevano benissimo di non esser abbastanza gagliardi per poter fare una grande impressione nella Carolina, provincia potente, molto concorde, almeno nelle parti più basse, e che aveva al governo suo uomini di ottima mente, e di non poca autorità nell'universale. Per verità l'unico e solo fine, che fin là si era proposto Clinton, quello era della conquista della Giorgia, avendo tra sè stesso deliberato di assaltar la Carolina, allorquando arrivati fossero i rinforzi, che se gli annunziavano dall'Inghilterra, e che dovevan esser tragittati dall'ammiraglio Arbuthnot. Ciò nondimeno, discorrendo molto bene di quanta importanza fosse all'esito delle future cose il recarsi sulla guerra offensiva, piuttostochè tenersi sulla difensiva, si risolvettero a far certe correrìe nella Carolina, per tener vivo in quella provincia il timore delle armi regie, e per dar animo ai leali. Per la qual cosa mandarono una buona presa di genti condotte dal maggior Gardiner a pigliar possessione dell'Isola di Porto-Reale. L'impresa non solo non riuscì, ma ebbe pessimo fine; perchè assaliti là entro aspramente da una banda di Caroliniani, ne furon cacciati di forza con perdita di molti ed uffiziali e soldati.

Venuto meno questo disegno volsero l'animo a voler far muovere coloro, i quali erano di sinistro animo contro il nome del congresso, ed abitavano in gran numero, siccome in altro luogo fu da noi raccontato, le parti diretane della Giorgia e delle due Caroline. La quale speranza era stata una delle principali cagioni, che aveva fatto intraprendere l'invasione delle meridionali province. Di cotesti leali ve n'erano di diverse maniere. Alcuni, più avventati e più nimichevoli degli altri, non solo avevano la patria loro abbandonato, ma si erano rifuggiti in mezzo agl'Indiani, e congiunti con questi facevano ai consorti loro colle solite correrìe tutto quel male, che sapevano e potevano. Altri poi se ne vivevano sfuggiaschi e solitarj ne' luoghi disabitati posti sull'estremo confine delle Caroline, aspettando, che la fortuna offerisse loro qualche buona occasione di ripatriarsi. Altri finalmente, o meno avversi, o più astuti, continuavano a dimorare in mezzo ai libertini, facendo le sembianze di essersi soggettati, e di accomodarsi al volere dei più. Deposte le armi avevan dato di mano alla zappa ed alla marra, pronti però a ripigliare quelle, ove qualche spiraglio di mutazion di cose si appresentasse. Intanto non potendo giovarsi dell'armi, usavano le arti, tenendo con molta diligenza ragguagliati gli usciti di tutto ciò, che accadeva nella contrada, e specialmente di tutti i motivi dei libertini. Queste cose non ignoravano i generali del Re; e per ciò per metter cuore ed al punto i leali, procedettero molto in su pel fiume Savanna, e pigliaron posto nella città d'Augusta. Quivi niuna cosa lasciavano intentata per adescare e piccare quelli, acciocchè corressero all'armi. Mandavan fra di loro frequenti messi, accrescevano molto colle parole le forze regie; ponevan loro innanzi gli occhi, che se essi si riunissero, diventerebbono di gran lunga superiori al nemico; facevan promesse, abbondavano in presenti; stimolavano gli animi già inviperiti colle vive rappresentazioni delle crudeltà dei libertini. Di queste opinioni empievano i Capi britannici gli amici del Re. Queste instigazioni operaron di modo, che i leali si levarono in armi, e postosi sotto la condotta del colonnello Boyd, uno dei Capi loro, scendevano a dilungo per le occidentali frontiere della Carolina per andarsi a congiungere colle genti regie. Erano i più piuttosto malandrini che soldati, gettatisi alla strada, e vogliosi del logorar dell'altrui. Devastavano perciò ogni cosa, ovunque passavano, e quello che consumar non potevano, ardevano. Già avevano tanto fatto, che, varcata la Savanna, si avvicinavano agli alloggiamenti inglesi, quando furono sopraggiunti dal colonnello Pickins, il quale guidava una grossa smannata di Caroliniani raggranellati nel distretto di Ninety-six. Dal detto al fatto si mescolarono ferocemente gli uni cogli altri combattendo con grandissima rabbia per l'ira civile, e pel timore dei mali, che i vinti avrebbero avuto a sopportare dai vincitori. Durò la battaglia per bene un'ora. Finalmente i leali si disordinarono, ed andarono in volta. Boyd restò ucciso sul campo. Tutti furono dispersi. Molti vennero in poter dei vincitori. Settanta furono sentenziati a morte; però solo cinque furono giustiziati. Questo successo fermò le cose della Giorgia, le quali già erano in manifesto movimento contro il congresso; frenò del tutto le correrìe dei leali, e diè luogo ai libertini di potere con maggiore sicurezza attendere ai preparamenti da farsi contro le armi regie. Dal medesimo ne nacque ancora, che gl'Inglesi, abbandonata Augusta, si ritirarono più ingiù, restringendosi tutti nelle vicinanze di Savanna.

A questo partito tanto più volontieri si appigliarono i regj, in quanto che il generale Lincoln, creato dal congresso capitano generale di tutte le genti nelle province meridionali, era arrivato, ed aveva posto il campo a Black-swamp sulla sinistra riva della Savanna, non molto distante da Augusta. Avevano i Caroliniani, come prima ebbero le notizie del disegno, che gl'Inglesi avevano fatto sopra le meridionali province, chiesto al congresso, concedesse loro per Capo di tutta la difesa, che intendevano di voler fare, il generale Lincoln massacciuttese, che si era acquistato il nome di animoso ed esperto capitano nella guerra settentrionale. Alla quale richiesta si era molto volentieri inclinato il congresso, avendo esso medesimo collocato gran fede in Lincoln, e conoscendo di quanta importanza sia nelle cose della guerra la confidenza che hanno i soldati nei Capi loro. Il presidente Lowndes tutte quelle cose faceva che all'uffizio suo si convenivano, per dar animo agli abitatori dell'australe Carolina, e per fargli correre all'armi in difesa della patria. Usava le pubbliche e le private esortazioni, ed ordinava, che tutti i bestiami delle isole e delle terre poste sulla marina si ritirassero all'indietro a' luoghi sicuri. Le bande paesane si adunavano, ed andavano a congiungersi cogli stanziali. Nè minore zelo della cosa pubblica si manifestava al vicino pericolo nella Carolina Settentrionale, dove in pochi dì furono ammassate due migliaia di cerne, alle quali vennero preposti i generali Ashe e Rutherford; e se non fosse stato, che non poterono sì tosto, come era il bisogno, ottener le armi, e che perciò furon obbligate ad indugiare, sarebbero arrivate in tempo, e, congiuntesi prima della sconfitta colle genti di Roberto Howe, avrebbero forse fatto inclinare a favor loro la fortuna della giornata di Savanna. Il calore era grande fra i libertini caroliniani a quei dì; l'esercito loro s'ingrossava. Del che invero avevano grandissimo bisogno. Perciocchè Washington era lontano, e prima che i soccorsi arrivassero, le cose loro potevano essere spacciate. Inoltre stava quegli in molta gelosia dei passi delle montagne, ed il suo esercito ogni giorno si assottigliava per quella peste, non del tutto ancor sanata, della brevità delle ferme. Per la qual cosa non si poteva sperare, fosse per inviare grossi rinforzi. Ma questo stesso interno male, che indeboliva l'esercito washingtoniano, era cagione ancora, che non si potesse far gran fondamento su quello di Lincoln, quantunque già si fosse raccozzato coi rimasugli di Howe. Perciocchè, trattone seicento stanziali, i rimanenti erano milizie poco use alle guerre, e poco stabili avendo solo le ferme per pochi mesi. Tuttavia Lincoln non si perdeva d'animo, e molto col buon voler suo si aiutava. Volendo mostrare il viso al nemico, si era condotto a Black-swamp sulle rive della Savanna. La quale mossa in un colla rotta data dai libertini ai leali aveva causato, che il generale inglese avesse ritirato i suoi all'ingiù del fiume, tenendo le prime scolte al passo di Hudson. Ma ciò non bastando a Lincoln, e disegnando di restringere vieppiù il nemico, confinandolo del tutto sulla costiera, acciocchè e dell'opportunità di quelle grasse terre non si potesse valere, e segrete od aperte pratiche intrattenere coi leali delle regioni superiori, comandò al generale Ashe, che, lasciate indietro le bagaglie, andasse a por gli alloggiamenti sulla destra riva della Savanna dietro il rivo, che chiamano Briar-creek. Eseguì Ashe diligentemente gli ordini del capitano generale, ed in sì fatta guisa pose il campo, che n'era diventato fortissimo. Da fronte lo difendeva il rivo sì profondo a molte miglia in su, che non era guadoso, da stanca la Savanna ed un'altra palude. Si era poi assicurato a destra con una torma di cavalleggieri. Aveva seco da due migliaia di combattenti.

Ma nonostante la fortezza degli alloggiamenti dell'Ashe si deliberarono gl'Inglesi di assaltargli. Il colonnello Prevost, il quale stava al passo di Hudson, si mosse a questa fazione. Divise i suoi in due schiere. Colla dritta munita di due cannoni procedeva dirittamente contro il rivo, facendo le viste di volerlo passare per tener a bada i repubblicani. Colla stanca consistente in novecento soldati tra quei di grave armatura, ed i corridori sì a piè che a cavallo andava girando distendendosi a sinistra, affine di passare nei luoghi superiori il rivo, e di potersi quindi avventare contro il retroguardo nemico. Nel medesimo tempo il generale Prevost per intrattenere Lincoln, acciò non pensasse ai casi dell'Ashe, iva movendosi tra Savanna ed Ebenezer, come se volesse varcar il fiume in quei luoghi. Ashe, il quale in tanta vicinanza del nemico avrebbe dovuto stare a buona guardia, invece di mandar avanti i suoi cavalli, come speculatori della contrada, gli aveva inviati a qualcun'altra fazione di poca importanza. Per la qual cosa arrivarono a dì alto gli Inglesi sì improvvisi, che le prime novelle, che ne ricevettero gli Americani, furono le grida, il rimbombo e lo scricchiolar dell'armi degli assalitori. Le milizie spaventate non istettero a badare, ma tosto si mettevano in fuga alla dirotta. Molti però trovarono, fuggendo, quella morte, che, combattendo valorosamente, avrebbero potuto schivare. La viltà dell'animo non apportò loro sicurtà maggiore. Sopraffatti dalla paura alcuni annegarono nel fiume, altri affogarono nella palude, diventando ora istromenti della rovina loro quegl'impedimenti stessi, che prima riputati avevano i più saldi fondamenti della sicurezza loro. Gli stanziali giorgiani e caroliniani guidati ed incuorati dal generale Elbert fecero miglior pruova. Ma abbandonati dalle milizie, ed assaliti da tanta moltitudine di nemici andarono anch'essi in volta. Questa fu la rotta di Briar-creek, che seguì a dì tre di marzo. Perdettero gli Americani sette pezzi di artiglieria, tutte le armi e munizioni, con non pochi morti e prigionieri. Il numero degli annegati ed ammemmati non è noto. Ma e' pare, sia stato maggior di quello di coloro che morirono per le ferite. Di tutte le genti di Ashe pochi più di quattrocento si ricongiunsero con Lincoln, il quale per l'effetto di questo infortunio, trovò il suo esercito avere scemato meglio della quarta parte. Questa vittoria impadronì di nuovo i regj di tutta la Giorgia, ed aperse loro la via a poter comunicare coi leali delle parti diretane sì della Giorgia che delle Caroline; e questi, che ancora non avevano deposto il timore della fresca percossa, si riconfortarono, e potevano a man salva recarsi ad ingrossare l'esercito regio.

A tante disgrazie si risentirono vivamente i Caroliniani; ma però non si sgomentarono; e per impedire il nemico vittorioso, che non venisse ad osteggiare sulle ricche terre loro, facevano ogni opera per ravvivar gli animi, e per far nuove genti. Posero severe taglie a coloro, che richiesti negassero di andar soldati, o ricusassero di obbedir agli ordini dei capitani; promettevano caposoldi; levavano cavalli; creavano uffiziali fra i più riputati uomini del paese. Nominavano a governatore della colonia Giovanni Rutledge, uomo di grandissim'autorità, dandogli facoltà di fare ogni e qualunque cosa, che credesse al ben pubblico necessaria. Tanta fu la diligenza che usarono, e tante, e sì possenti le persuasioni sì pubbliche che private dei più vivi libertini, i quali, e per amor della patria, e perchè si vedevan ridotti in mal termine, se gl'Inglesi s'insignorissero della provincia, non cessavano di andare e venire a questa bisogna, che verso la metà di aprile aveva Lincoln con sè meglio di cinque migliaia di soldati.

Mentre queste cose si travagliavano nelle Caroline, il generale Prevost attendeva a ricomporre nella Giorgia le cose guaste dalla guerra. Ordinava il reggimento interno della provincia, ed allettava i leali continuamente a venirlo trovare. Non si attentò di passar la Savanna, perchè ella era per le precedenti pioggia molto cresciuta, perchè non aveva forze bastanti ad assaltar la bassa Carolina tanto avversa, e perchè Lincoln, non ostante la rotta di Briar-creek, continuava tuttavia a starsene sull'opposta riva pronto a combatterlo, se volesse varcare. Lincoln poi dal canto suo, innanzichè ricevesse i nuovi aiuti, non era in grado di poter offendere, e stimava sua gran ventura fosse, che il nemico non l'offendesse. Ma ingrossato finalmente, siccome abbiam detto, fece una mossa, dalla quale ne nacque un'altra molto importante del suo avversario. Marciò egli sul principiar di maggio verso Augusta, sia per proteggere non so quale adunata dei deputati della provincia, che in quella città si doveva fare, sia per pigliar qualche Forte posto nella Giorgia superiore, affine d'impedire che in essa le cose non facessero qualche variazione, e che i leali non mandassero più oltre genti e vettovaglie agl'Inglesi. Già era arrivato nella Giorgia, ed attendeva diligentemente a recar ad effetto il suo disegno. Aveva però lasciato il generale Moultrie con mille cinquecento uomini rimpetto a Prevost, acciò gl'impedisse il passo del fiume. La qual cosa in un colla grossezza del medesimo, le paludi prossimane alle sue rive dalla parte della Carolina, e gli spessi torrenti e fiumane che la intersecano, aveva creduto sufficiente ostacolo fosse, perchè il generale inglese non si movesse a varcare per correre la provincia, e minacciar la metropoli, che è Charlestown.

Ma Prevost faceva diversi pensieri da questi. Si era il suo esercito ingrossato per l'accostamento dei leali. Sperava, che la presenza sua nella Carolina ve gli avrebbe fatti romoreggiare; difettava di vettovaglie, delle quali era sicuro di potervisi abbondantemente fornire, ed in ultimo l'invasione di questa provincia avrebbe rivocato Lincoln dalla Giorgia, e forse quindi appresentata qualche conveniente occasione di venirne alle mani. Per la qual cosa determinatosi al tutto a voltar la fronte alla Carolina, varcò con tremila uomini tra Inglesi, leali ed Indiani il fiume Savanna ed i vicini stagni, comechè non senza grandissima difficoltà. Le milizie del Moultrie maravigliate a tanto ardire, spaventate si disbandarono, e quasi tutte, dopo fatta leggier resistenza, si ricoverarono a Charlestown. Quelle che rimasero con Moultrie, alle quali si accostarono i cavalleggieri di Pulaski, facevan ogni sforzo per ritardar l'impeto del nemico, ma troppo eran deboli per poter ciò fare efficacemente.

Veduta Prevost la facilità, colla quale aveva superato gli ostacoli de' luoghi, e la debole resistenza del nemico, innalzava l'animo a concetti e speranze maggiori; e quel motivo che aveva fatto nel principio non per altro, che per foraggiare, volle estendere ad una più alta, ed onorata impresa, e quest'era l'assedio della ricca città di Charlestown; presupponendo, che questa, acquistato ch'egli avesse la campagna, fosse prontamente per riceverlo. A ciò lo stimolavano ancora i leali, ai quali secondo il solito non lasciando lume la troppa cupidità, credon essi, e voglion far credere agli altri quello che desiderano. Lo assicuravano, che avevano intendimento coi più, e coi principali cittadini di Charlestown, e che quando una prima bandiera del Re sventolasse sotto le mura di quella città, le genti avrebbero tosto fortuneggiato dentro, e fatto di forza, che ella venuta sarebbe senza dubbio alcuno in poter suo. Si offerivano poi anche prontissimi a stradar le genti, e dar sulla qualità de' luoghi tutte quelle informazioni che sarebbero del caso. Dava inoltre a quest'opinione qualche peso, che Lincoln comunque non potesse non esser informato, che gl'Inglesi avevano passato il fiume, e minacciavano la città capitale della Carolina, tuttavia nissuna sembianza faceva di volerne venire al soccorso suo; sì fattamente era persuaso, che i reali fossero venuti non per conquistare, ma per buscare. Per la qual cosa s'incamminava Prevost molto alla sicura verso Charlestown, sperando nella trepidazione della città avere qualche occasione di entrarvi dentro. Quando però Lincoln s'accorse dal continuo avvicinarsi del nemico alle mura di quella, che la cosa non era da finta, avviò rattamente in aiuto una buona squadra di fanti leggieri, i quali fece anche montare in groppa sui cavalli, perchè potessero arrivare più speditamente. Egli intanto gli seguitava col rimanente dell'esercito. Arrivarono gl'Inglesi sulle rive del fiume Ashley, il quale bagna le mura di Charlestown dalla destra parte, e subito passatolo, pigliarono gli alloggiamenti quasi a gittata di cannone dalle mura, tra il medesimo e l'altro fiume chiamato Cooper, che scorre a sinistra della città. Avevano i Caroliniani fatto per la difesa di questa tutti quei provvedimenti, che per la brevità del tempo potuto avevano maggiori. Avevano arsi i sobborghi, e fatto uno stecconato, che correva dietro la città da un fiume all'altro; i baloardi furono rassettati, e le artiglierie piantate sopra tutta quella tela di fortificazioni, che tra quei due fiumi è frapposta. Due giorni prima erano arrivati dentro la città il governatore Rutledge con cinquecento cerne, il colonnello Harris coi fanti leggieri mandati da Lincoln, i quali avevano corso più di quaranta miglia ad ogni alloggiamento. Eravi giunto eziandio il conte Pulaski coi corridori della sua legione, la quale chiamavano la legione americana. La presenza di tutte queste genti assai confortò i cittadini, i quali, se non fossero arrivate, o che gl'Inglesi senza aver badato per via, come fecero, non ricordandosi forse del proverbio volgare che chi vuol far non dorma, fossero comparsi due giorni prima, avrebbero avuto carestia di buoni partiti. Stettero tutta la notte i Caroliniani dentro la città a diligentissima guardia, avendo accesi i fuochi nelle case, e sulle mura tutto all'intorno. Il giorno seguente il generale inglese intimò la resa, offerendo favorevoli condizioni. Mandaron fuori gli Americani i commissarj loro per negoziare, e si appiccò una pratica d'accordo, la quale essi, avendo conosciuto, che gl'Inglesi non erano nè in numero, nè armati di maniera, che potessero sforzare la città, e credendosi di sicuro, che Lincoln non avrebbe pretermesso di venir tosto in soccorso loro, ivano tirando in lungo meglio che sapevano. Proposero, stesse Charlestown neutrale durante la guerra, ed alla pace si definisse, a chi dovesse appartenere degli Stati Uniti, o dell'Inghilterra. Fu risposto dagl'Inglesi, i capitani britannici non esser venuti là con potestà legislativa, e che, poichè il presidio stava armato, dovevano arrendersi a prigionieri di guerra. Si fecero da ambe le parti altre proposte, che non si accettarono, ed in queste pratiche si consumò inutilmente dagl'Inglesi tutto il giorno. Non furon rotte, se non la sera. La notte i cittadini aspettavano l'assalto, non rallentata a niun patto la diligenza del guardare.

Caduto Prevost dalla speranza che preso aveva che si muovesse qualche cosa di dentro a suo favore, andò considerando, che le mura della città erano munitissime di artiglierie, e protette da molte navi armate, massimamente galee; che il presidio era più numeroso del suo esercito stesso; ch'ei non aveva artiglierie, se non poche e da campo, tali, che non potevano fare sufficiente passata; che non aveva navi da guerra che lo potessero aiutare; che già i primi feritori dell'esercito lincolniano erano comparsi, ed il rimanente si avvicinava con presti alloggiamenti; e che se l'assalto avesse avuto infelice fine, con una guernigione vittoriosa da fronte, e con un esercito più grosso del suo alle spalle, con una contrada da trascorrere frequente di fiumi e di fiumane, sarebbero le sue genti, quando il sole le avesse trovate in quell'alloggiamento, in un presentissimo pericolo poste di venir oppresse, ed intieramente distrutte. Laonde valendosi dell'opportunità della notte si levò da campo, e si ritirò di verso la Giorgia. Ma invece di avviarsi per la via di terra, che troppo era pericolosa, traghettò i suoi nelle isole di San Jacopo e di San Giovanni, poste ad ostro di Charlestown, fertili e grasse da potervi ristorar dentro l'esercito comodamente. E siccome una seguenza d'isolette vicine alla costiera si continua dà Charlestown sino a Savanna, tra le quali scorrendo il mare va formando qua e là, e canali da navigare, e porti da fermarvisi entro alla sicura, così Prevost non istava più in pensiero di potersi, quandochè fosse, senza pericolo a questa ultima città riparare. Ma il suo disegno per allora si era di andar a porre gli alloggiamenti nell'isola di Porto-Reale, ferace e sana molto, posta poco distante dalla Savanna. Le stanze poi dentro di quest'isole erano altrettanto più accettevoli, che già era giunta sul continente della Carolina e della Giorgia la stagione insalubre, e pressochè pestilente, dalla quale i soldati inglesi, non avvezzi, avrebbero gravissimo danno ricevuto.

Mentre si travagliava Prevost nel muover il suo esercito da un'isola in un'altra, Lincoln, che aveva seguitato d'in sulla terra-ferma le mosse degl'Inglesi, credette di poter assaltar con frutto il colonnello Maitland, il quale con una mano d'Inglesi, di Essiani e di leali caroliniani stava accampato a cavallo di quello stretto braccio di mare, che chiamano riviera di Stono, e che l'isola di San Giovanni divide dalla terra-ferma vicina. Vi si erano affortificati con puntoni muniti d'artiglierie, e circondati da stecconati. Andarono gli Americani all'assalto con grande virtù. Si difenderono i regj valorosamente. In fine essendo i repubblicani sconciamente danneggiati dalle artiglierie inglesi, non potendo le loro, siccome minute, far sufficiente impressione contro le fortificazioni, e veduto venire un rinforzo, si ritirarono. Dopo questo fatto tutto l'esercito britannico, lasciate le guardie ne' luoghi più opportuni, arrivò alle stanze nell'isola di Porto-Reale. Gli Americani se ne ritornarono, i più agli alloggiamenti loro; e la malvagità della stagione pose fine ad ogni ulterior impresa da ambe le parti. Così rimasero gl'Inglesi quietamente in possessione di tutta la provincia della Giorgia; e gli Americani, avuto quello rimescolamento di Charlestown, si riconfortarono, comechè non fossero del tutto sgombri dal timore di una novella invasione nella Carolina, avendo i nemici acquistato quel nido della Giorgia.

Questa gualdana nella ricca ed intiera provincia della Carolina meridionale riuscì non che di nessun giovamento, di danno alle faccende del Re, di non poca utilità agli uffiziali e soldati, e di grave pregiudizio agli abitatori, e ciò per cagion del sacco, che vi fecero strabocchevolmente i reali, e della guerra iniquissimamente esercitata contro le donne, i fanciulli, gl'infermi, e le mura stesse delle più conspicue città. In ciò avevan essi per ispie e per compagni i Neri, i quali trovandosi in grand'abbondanza in que' luoghi, pei quali passavano gl'Inglesi, concorrevano, sperando di recuperare la franchigia, e per acquistar grado con essi tutto mettevano a bottino; e se qualche cosa di valuta avevano i padroni loro nascosa, questa discoprivano, e davano in mano ai rapitori. Tanta fu la rabbia di costoro, che non contenti di spogliar le case della più ricca suppellettile, e le persone dei più cari ornamenti, non perdonando nemmeno alla quiete de' morti, andaron rovistando le tombe per la gola di trovarvi entro i tesori. Quello, che transportar non potevano, sformavano. Quanti ameni giardini furon disertati e guasti! Quanti nobili abituri rovinati od arsi! Quanti preziosi arredi rotti e fracassati! Gli animali stessi, o grandi, o piccoli, o necessarj, o diletti che si fossero, furon messi a morte. Non si potrebbe con meritevoli parole ridire il barbarico furore delle sfrenate soldatesche, e massimamente di quei feroci, o dai mali loro inferociti Africani allora allora spastoiati. Ma il maggior danno che abbiano avuto a sopportare i Caroliniani quello fu di questi stessi schiavi, dei quali se ne perdettero ben quattromila, o condotti via dagl'Inglesi nelle isole, o venuti meno di stento nelle selve, o morti di una pestilenziale malattia, che poco dopo si era ad essi appiccata. Insomma, se pieno di barbarie si fu il manifesto pubblicato dai commissarj inglesi in sull'accomiatarsi dall'America dopo gl'infausti negoziati, nissuno non dubiti, che non ne sia stata la esecuzione fattasi nella Carolina assai conforme, e risuonò di nuovo per tutto il mondo la ferita degli eserciti britannici. In cotal modo le cose della Giorgia travagliate con varj progressi erano ridotte in grandissime turbolenze.

In questo mezzo tempo iva Clinton maturando nella Nuova-Jork, ove si trovava, una deliberazione, il cui fine si era di rapinare sulle coste opime della Virginia, o che intendesse con questa crudele ed inutile guerra eseguire i comandamenti dei ministri, ovvero, che volesse concordare coll'impresa della Carolina, credendo, che facesse alle cose di questa provincia non poco momento il tener sulle brighe la Virginia.

Apprestato avendo un sufficiente navilio, e messi in punto duemila soldati, prepose a quello Collier, ed a questi il generale Matthews. Sbarcavano, e pigliavano posto in Hampton per interchiudere quel porto e la navigazione del fiume James; altri, posti a terra sulle rive del fiume Elisabetta, rattamente procedevano contro la Terra di Portsmouth, nella quale senza ostacolo alcuno entrarono. Collo stesso impeto pigliarono il Forte Nelson abbandonato in sui primi romori dal nemico. Si impadronirono medesimamente della Terra, o per meglio dire delle reliquie di Norfolk situata sull'opposta sponda del fiume. Usando poscia la medesima celerità corsero, ed occuparono la Terra di Suffolk posta sulla destra riva del fiume Nansemondo. In tutti questi luoghi, ed in quelli ancora di Kempe, di Shepperd's-Gosport, di Tanner's-creek, siccome in altri circonvicini, procedendo gli Inglesi in ogni cosa con nimicissimo animo, fecero tutto quel male, che seppero e potettero. Distrussero i fondachi, guastarono o rapirono le munizioni, arsero o tolsero gran numero di navi. Una grossa quantità di misalta apprestata ad uso dell'esercito di Washington, e molte altre munizioni vennero in poter dei vincitori. Di tabacco poi ne trovarono e rapirono più oltre di quello che avrebbero voluto; e brevemente quelle sì ricche e prosperevoli Terre furono in pochi dì arse e distrutte. Se ne risentirono gravemente i Virginiani, e mandaron dicendo agl'Inglesi: Qual modo di guerra fosse quello? Al che risposero; aver essi commissione di così fare a tutti coloro, che il Re obbedire non volevano. I capitani britannici standosene alle novelle dei fuorusciti, i quali mai non cessavano d'insinuare, che fra i Virginiani eranvi molti leali, i quali nulla più desideravano, che di far rivoltare lo Stato, quando vi si fosse fatto in qualche acconcio luogo un capo grosso, avrebbero voluto più lungamente dimorare su quelle Terre, e disegnavano specialmente di farsi forti in quella di Portsmouth. Ne scrissero al generale Clinton. Ma questi, al quale già erano venute a noia quelle guerre di ladroni, e che siccome non tanto precipitoso, come Collier, non prestava tanta fede alle baie dei fuorusciti, se n'era messo giù, e commise loro, che, assicurata la preda, venissero a ricongiungersi con lui alla Nuova-Jork. Questo fece egli ancora, perciocchè aveva in animo di fare una fazione sulle rive dell'Hudson di non poca importanza. Così fu posto fine per allora alle espilazioni ed alle taglie della Virginia.

Avevano gli Americani con molta industria e dispendio rizzato notabili fortificazioni sui posti di Verplank e di Stoney-point, l'uno situato rimpetto all'altro sulle opposte rive del fiume sopraddetto, il primo sulla sinistra, ed il secondo sulla destra. Guardavan questi due posti il passo del fiume molto frequentato, che chiamano del Re, il quale se venuto fosse in mano degl'Inglesi, sarebbe stato causa, che i coloni avrebbero dovuto dare una giravolta di novanta miglia all'insù per recarsi dalle meridionali nelle settentrionali province, o da queste a quelle. Aveva Clinton disegnato d'impadronirsi di questi due posti. Washington, il quale si trovava allora col suo esercito a Middlebrook, troppo era lontano, perchè potesse impedir la fazione. Perilchè in sul finir di maggio ivano gl'Inglesi a questa impresa, guidando Collier le navi che salivano pel fiume, il generale Vaughan la destra schiera, la quale sbarcò poi sulla sinistra riva poco sotto di Verplank, Clinton la sinistra, la quale arrivò sulla destra del fiume in un luogo poco inferiore a Stoney-point. Gli Americani, veduto sì vicino il nemico, non essendo apparecchiati contro un sì repentino assalto, abbandonarono Stoney-point, nel quale entrarono tosto i reali. Ma a Verplank vi fu maggiormente che fare. Avevano i repubblicani fatto su di questa punta un'assai forte bastita, che avevano fornita di presidio e di artiglierie. La nominarono il Forte La-Fayette. Ma ella era signoreggiata dai poggi di Stoney-point, sopra i quali gl'Inglesi non senza grave difficoltà avevano condotto la notte le artiglierie ed alcune bombarde. La mattina incominciarono a fulminar il Forte La-Fayette. Nell'istesso tempo Collier colle galere, e coll'altre navi munite di cannoni gli tirava di punto in bianco, e Vaughan colla sua schiera girava ed arrivava infine alle spalle del Forte. Accerchiato in tal guisa il presidio, disperato di soccorso, e di poter far più lunga resistenza, essendo già levate le difese, tutte le mura intronate dalla furia delle artiglierie, e molti morti o feriti, si arrendè la mattina seguente a discrezione. Furon trattati umanamente. Ordinò Clinton, si finissero le fortificazioni di Stoney-point, ed andò a porsi a campo a Filippoborgo, Terra posta a mezza via tra Verplank e la città della Nuova-Jork, per esser ivi lesto ad esercitar la guerra, ove l'occasione si discoprisse. Ma nè egli, nè Washington volevano mettersi al rischio delle battaglie, aspettando l'uno i rinforzi dalla Inghilterra, l'altro quei degli alleati. Questa fu la cagione, per la quale le cose della guerra in questo anno nelle province del miluogo procedettero tanto rimessamente, e che niente vi si fece, che avesse nervo.

Non potendo i reali conquistare, venivano in sul volersi liberare dalle molestie dei corsari, ed in sul devastare. Abitavano le coste del Connecticut che bagna il Sound, arditissimi corsari, i quali correndo esso Sound, e predando le navi avevano fatto di modo, che tutto il commercio della Nuova-Jork per quella via ne era stato distrutto con gravissimo detrimento dell'esercito e dell'armata inglesi, ch'erano stati soliti di trarre in gran parte da quei luoghi le provvisioni. Per levarsi quel bruscolo di sugli occhi, mandò Clinton a quella volta il generale Tryon con due cantari di soldati. Sbarcarono a New-Haven, e superate le milizie, che volevano difendere la Terra, la pigliarono, e guastaronvi ogni cosa. Procedettero di là a Fairfield, ed entrati dentro, l'arsero tutto. In simil modo furon consumate dalle fiamme la grossa Terra di Norwalk, e la piccola di Greenfield. Il danno degli Americani fu inestimabile tra per le case distrutte, i fondachi rovinati, le munizioni guaste o involate, le navi sì grosse, che sottili bruciate e predate. Tryon, non che gl'increscessero simili enormità, se ne vantava, ed andava dicendo, aver fatto molto bene, ed utilmente in servizio del Re, come se nelle guerre che si fanno contro un intiero popolo non si trattasse piuttosto di vincere, che di gastigare, e le arsioni e distruzioni, le quali nulla importano alla somma delle cose, non fossero, e non siano da condannarsi. Ma se quest'errore di mente o questa stemperatezza d'animo in un uomo del rimanente civile, non debbon far maravigliare, non avendo mai questa natura umana avuto penuria di simili generazioni d'uomini, bene parrà strano ad ognuno, ch'ei si facesse a credere, che con quel modo di guerreggiare potesse far venir gli Americani a porsi sotto le insegne del Re. Imperciocchè è da sapersi, che in mezzo a quegl'incendj e devastazioni ebbe mandato fuori un bando, col quale esortò gli abitatori a ritornare all'antica leanza ed obbedienza. Ma, o sia che questi modi fossero dispiaciuti a Clinton, il quale forse voleva solamente ai depredassero, o bruciassero le navi, non le case ed i tempj, o per qualunque altra più vera cagione, comandò a Tryon, cessasse, e venisse speditamente a ritrovarlo alla Nuova-Jork. Ma rimasero miserabili vestigi della rabbia degl'Inglesi, ed il nome loro per le molte estorsioni fatte, divenne vieppiù grave ai popoli.

Mentre in tal modo le rive del Connecticut erano vessate dall'armi britanniche, fu fatta dagli Americani una fazione piena di grandissimo ardimento, la quale dimostrò non solo non mancare, ma ancora abbondare in essi quel coraggio, pel quale tanto sono celebrati gli uomini europei. Eransi gl'Inglesi molto diligentemente affortificati a Stoney-point, e già avevan ridotto quella rocca nella condizione di un'assai buona e stabile Fortezza. Vi avevano posto dentro una guernigione pel luogo assai gagliarda, e tutta composta di soldati valentissimi. Nè mancavano le munizioni, ed ogni cosa necessaria alla difesa. Tutte queste cose però non poterono tanto trattenere Washington, il quale, udita la presura di Stoney-point e di Verplank, era venuto a porsi ne' luoghi superiori delle montagne dell'Hudson, che non facesse il disegno di correr contro l'una e l'altra di queste rocche, sperando d'impadronirsene con una battaglia di mano. Commetteva al generale Wayne, assaltasse Stoney-point, al generale Howe Verplank. Fu data al primo una presa di gente eletta, usa ai pericoli ed alle più difficili imprese. Partivano addì 15 luglio, e camminando per erte montagne, per profonde paludi, per istrette difficili, per sentieri disagiosi arrivarono alle otto della sera ad un miglio distante da Stoney-point. Fatto alto, andava Wayne a riconoscere il sito dei luoghi, ed a squadrare la condizione della Fortezza e della guernigione. Gl'Inglesi tuttavia non se ne addavano. Poscia partì le sue genti in due colonne. La dritta intendeva di guidar egli stesso; precedeva una vanguardia di cento cinquanta soldati scelti, uomini arrisicatissimi, ai quali prepose quell'animoso e destro Francese il colonnello Fleury. A quest'istessa vanguardia poi camminava avanti una piccola frotta di fanti perduti, guidati dal tenente Gibbon. La sinistra, la quale era condotta dal maggiore Stewart, aveva anch'essa somigliante vanguardia, ed una squadra di fanti perduti, che obbedivano agli ordini del tenente Knox. Dovevano i fanti perduti fare ogni sforzo per rimuovere i primi intoppi delle sbarre e degli stecconati, affine di agevolare la via alla vanguardia, che da vicino gli seguitava. Comandò Wayne a tutti i suoi, camminassero ordinati, cheti, cogli archibusi scarichi, colle baionette appiccate. Arrivarono a mezzanotte sotto le mura della rocca. Le due colonne andavano all'assalto sui fianchi, il maggiore Murfee minacciava il presidio da fronte. Incontravano l'ostacolo impensato di una profonda palude, che s'interponeva tra essi e la Fortezza. Gl'Inglesi traevano furiosamente a scaglia. Ma nè l'impedimento della palude, nè quello di un doppio stecconato, nè le mura di magnifica opera, che torreggiavano da fronte e da lato, nè la tempesta delle archibusate e delle cannonate poterono la virtù americana sormontare. Facevansi i waynesi la via a forza di baionette, sinchè finalmente, superati tutti gli ostacoli de' luoghi e dei difensori, espugnarono la Fortezza, e le due colonne si ricongiunsero dentro la piazza principale di quella. Wayne rilevò una leccatura nella testa da una palla di moschetto. Fleury spiantò colle sue mani proprie lo stendardo reale d'in sulle mura. Dei fanti perduti, di venti, ch'erano con Gibbon, morirono diecisette. Perdettero gl'Inglesi fra morti e prigionieri meglio di seicento soldati. La Terra fu preservata dal sacco, e da ogni ingiuria dei soldati. Nel che tanto più sono gli Americani da lodarsi, quanto che si ricordavano dei freschi ladronecci, e delle uccisioni commesse nella Carolina, nel Connecticut, e nella Virginia; mirabile vittoria, e pel valore di chi l'ottenne, e per l'umanità che l'accompagnò.

Da un altro canto non avvenne bene il disegnato assalto contro la Fortezza di Verplank per gl'impedimenti trovati fra via da Howe. Ma intanto erano le novelle pervenute a Clinton della disgrazia di Stoney-point; e non volendo, che il nemico si annidasse su quelle mura, senza soprastamento alcuno mandò i cavalli ed i fanti leggieri in aiuto della Fortezza. Ma Washington, che aveva disegnato di venire, e non di stare, abborrente dalle occasioni di mettere per una parte sola tutta la somma delle cose in potestà della fortuna, e che altro non aveva avuto per mira, che d'impadronirsi delle artiglierie, e delle munizioni del Forte, guastar le opere, e catturar il presidio, ottenute tutte queste cose, aveva ordinato a Wayne, si ritirasse. Il che eseguì, dopo di avere smantellato il Forte, felicemente. Di questa impresa tanto gloriosa alle armi americane si fecero molte allegrezze in tutte le parti della Lega. Il congresso rendè pubbliche grazie a Washington ed a Wayne, a Fleury, a Steewart, a Gibbon ed a Knox. Presentò con una medaglia di oro gettata a posta, e rappresentante con acconci intagli il fatto, il generale Wayne, e con un'altra somigliante d'argento Fleury e Stewart. Per non lasciare senza premio la virtù de' suoi soldati, fatto fare una stima del valore delle munizioni da guerra trovate a Stoney-point, le partì tra di loro.

Fatti i repubblicani più arditi dal prospero successo di questa impresa, andavano spesso infestando le prime scolte dell'esercito regio, e ne seguivano frequenti avvisaglie con diverso evento tra le due parti. Una più grossa delle altre se ne fece a Paulus-hook, luogo posto rimpetto alla Nuova-Jork sulla destra del fiume. Ma poco frutto vi fecero i soldati del congresso.

Un'altra fazione di maggiore importanza si fece sulle rive del fiume Penobscot presso l'estremo confine della Nuova-Inghilterra e della Nuova-Scozia. Erasi partito da Halifax il colonnello Maclean con un grosso squadrone di stanziali per recarsi a pigliar posto sulle bocche di questo fiume in mezzo a quella contrada, che chiamano la contea di Lincoln. Arrivatovi si affortificava. Intendeva di noiare da quel luogo molto acconcio i confini orientali della Lega, e tenendo quel calcio in gola al Massacciuttesi, sperava non si sarebbero i medesimi osi di mandar molta gente in aiuto dell'esercito washingtoniano. Saputasi la cosa in Boston, non si può dire, quanto vi si commuovessero gli animi, ed in quanta gelosia entrassero sui futuri disegni del nemico. Determinarono di fare un grande sforzo per cacciarlo da quel nido, che gli poteva servir di scala a cose maggiori. Allestirono con grandissima celerità un'armata; ed affinchè non mancassero le navi da carico, ordinarono, si ritenessero tutte quelle che nei porti loro si ritrovavano; le fornirono di soldati e di ciurme, ed in poco tempo fu ogni cosa pronta alla spedizione. Preposero all'armata il comandante Saltonstall, alle soldatesche il generale Lovel. Fecero vela alla volta di Penobscot.