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Teatro Futurista Sintetico

Chapter 21: PAROSSISMO
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About This Book

The text presents a manifesto and brief dramatic pieces advocating a radical, synthetic theatre based on extreme brevity, energetic gestures, and anti-technical methods. It denounces contemporary theatrical prolixity and psychological analysis, proposes acts reduced to moments or seconds, and encourages theatrical language to compete with cinema through rapid montage, concise wording, abrupt scene variety, and striking sensory effects. The authors offer practical prescriptions to dismantle conventional technique: condense character and plot into minimal signs, reject strict verisimilitude and lengthy explanation, and prioritize speed, shock, and concentrated symbolic expression over prolonged dramatic development.

REMO CHITI

PAROSSISMO

Un salotto. Una signora guarda un orologio, mentre un giovine signore spunta non visto da una porta.

Signora(sospira).

Signore + Son qua.

Signora(si volta). Alle sette in punto, mio caro: stranamente puntuale. (Gli va incontro). Buona sera!

Signore + (Sempre fermo all'uscio). Buona sera!

Signora — Ebbene, baciami! (Dopo avergli messo le braccia sulle spalle).

Signore + No.

Signora — Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire!

Signore + E perchè non ridi?

Signora — Perchè ti voglio bene.

Signore + E perchè mi vuoi bene?

Signora — Perchè sì.

Signore + Sei una bambola a cui si tirano i sentimenti con i fili.

Signora — Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della puntualità, veramente inaspettata....

Signore + Ringrazia la guardia civica che mi ha condotto da te.

Signora — Come?

Signore + Stasera, mi ero smarrito.

Signora — Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?!

Signore + Nell'Immensità.

Signora(Un po' smarrita suona il campanello).

Signore + Sono qua; è proprio incredibile. (Si è seduto su un divano).

Signora(Alla cameriera ch'è venuta). Annetta, preparate e tenetevi pronta.

Signore + (Alla cameriera). Annetta, scoperchiate la casa, mi fa caldo!... (La cameriera indifferente se ne va).

Signora — Amore mio, non hai dunque più una parola nè un bacio per me; ti prendi giuoco di me!?.... (Si è messa a sedere su una seggiola a braccioli).

Signore + (senza risponderle). Stasera non so camminare, ho imparato ad espandermi.

Signora — Calmati, amore; cosa ti ho fatto, dimmi? ricorda tutta la passione che ci siamo dati; cos'è dunque il nostro grande amore!!

Signore + Un gatto.

Signora — Oh! mi vuoi burlare!

Signore + No. Voglio entrare nella verità che ho intraveduta. (Di qui in là parla senza guardarla).

Signora — Quale verità?...

Signore + Guarda, tu non mi comprendi; ma io ti dico che mi fai orrore: la strada per venire da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata nello spazio con una spaventosa immobilità: le cento scale che portano da te sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa; sempre uguale come un esemplare d'anatomia. Piangi come una bottiglia; non sai baciare che con due labbra; tieni pronte due grettissime braccia per prendermi: io non saprei se amare più te o cotesta seggiola su cui ti ripieghi. Tuttociò è molto meschino.

Signora — Oh, mi fai morire!... (Singhiozza).

Signore + Ecco! Perchè non hai saputo morire, stasera?! Abbiamo detto «qui alle sette» e ci troviamo qui esattamente insieme come le due lame di una forbice; ti trovo tranquilla, incredibilmente, palpabile, vera, carnosa. Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè non sai essere qui e non esserci, perchè non sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai distendere senza misura nel Tempo? Io ho incominciato a bere l'Azzurro. Tu non mi sai guardare senza gli occhi come nessun oceano sa rompere la tua strada d'acciaio....

Signora — Cosa dici? Cosa dici? (Si trova vicino alla porta, spaventata e smarrita).

Signore + Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto la verità, cara mia! noi ci troviamo in un quadro dove le forme sono disegnate e stabilite in unico modo, per sempre: io voglio sfuggirvi! (Si è alzato). La vita è un tratto solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo. Guarda, anche l'orologio pedestre ha segnato le sette perchè quattro e tre devono fare sette: ma è dunque possibile questo? (Apre le braccia e si dirige verso una finestra). Là! il gesto immenso! divenire la parabola infinita! Io voglio sfuggirvi. (Salta sopra ad un tavolino vicinissimo alla finestra). Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi è scomparso!... Io mi espan (Salta la finestra e continua a parlare cadendo) do (urlando)... Io mi espando nell' - l'infini... (Tonfo di un corpo sul lastrico).

Signora(È svenuta o fuggita).