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Teatro Futurista Sintetico

Chapter 23: PRIMAVERA STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO
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About This Book

The text presents a manifesto and brief dramatic pieces advocating a radical, synthetic theatre based on extreme brevity, energetic gestures, and anti-technical methods. It denounces contemporary theatrical prolixity and psychological analysis, proposes acts reduced to moments or seconds, and encourages theatrical language to compete with cinema through rapid montage, concise wording, abrupt scene variety, and striking sensory effects. The authors offer practical prescriptions to dismantle conventional technique: condense character and plot into minimal signs, reject strict verisimilitude and lengthy explanation, and prioritize speed, shock, and concentrated symbolic expression over prolonged dramatic development.

BALILLA PRATELLA

PRIMAVERA STATO D'ANIMO DRAMMATIZZATO

  • Figlio (Giovanissimo, mostro di natura).
  • Madre (Giovane, bella).
  • Signorina (Giovanissima, graziosa).
  • Cameriera (Giovane, belloccia, forte).

Salotto moderno di casa signorile. — Nel fondo, vetrate aperte, poi terrazza bassa e giardino. Sole, fiori. — A sinistra, una porta con portiera. A destra, il Figlio, sul divano, silenzioso, dal volto contratto. Lì presso, la Madre e la Signorina in visita, sedute. Prendono il tè.

Voci di fanciulli (dal giardino). Giro, giro tondo... (Giocondità infantile). Ah, ah, ah, ah, ah, ah! (Risata, indi silenzio).

Madre (sorridendo) — Poverini, come si divertono!

Signorina — C'è un sole!

Madre — Ah! la cara primavera. Il nostro giardino è tutto fiorito.

Signorina — Oggi faremo una passeggiata deliziosa. Andremo lungo la riva del fiume a cogliere le margheritine.

Madre (alzandosi da sedere) — V'invidio proprio... Permettete? Torno subito...

Signorina (nell'atto di seguirla) — Ma già io debbo...

(La Madre uscita dalla porta a sinistra senza ascoltare il termine della frase. La Signorina seduta di nuovo, imbarazzata, a disagio; su di lei gli occhi lucidi ed accesi del Figlio.

Silenzio di attesa, angoscia quasi.

Il Figlio, ladro, prenderà bruscamente alla Signorina un piccolo guanto).

Signorina — Ti piace?

Figlio (odorando il guanto) — Buono, buono..

Signorina — Te lo regalo.

Figlio (con voce alterata) — Buono, buono odore tuo...

Signorina (alzandosi timorosa) — Ah, ah, ah!..

Figlio — Buono odore tuo...

Signorina (movendo verso la terrazza) — Debbo andarmene... Ho fretta... Saluta tanto per me la tua mamma... Che mi scusi... Ho molta fretta...

(La Signorina via. Il Figlio, con mosse di prudenza animalesca, dietro a lei, fin sull'ingresso della terrazza. Qui fermo, di dove potrà vederla ancora, il guanto sempre stretto fra le mani gelosamente. Lo odorerà di quando in quando con crescente eccitazione).

Cameriera (entrando dalla porta di sinistra) — Che cosa fa lì, signorino? Mio Dio, divora un guanto... Dove l'ha preso?... Lo dia a me.

(Tenta di strapparglielo. Lui, sentendosela accanto, mosso dall'istinto, l'abbraccerà avido. Divincolamento violento, sforzo liberatore: lei da una parte, lui da un'altra).

Cameriera (feroce) — Gobbaccio... Marcio...

(Portiera sollevata. Nel vano, la Madre pallidissima).

Madre (facendosi avanti) — Che cos'è stato?...

Figlio (mostrando il guanto) — Mio, mio...

(Il Figlio sul divano di nuovo, odorando e mordendo il guanto, delirante.

La Cameriera, muta, prenderà il vassoio col servizio per il tè; riverenza profonda alla Madre, poi via.

La Madre a guardare il Figlio con grande tenerezza e disperata pietà.

In punta di piedi e silenziosa chiuderà vetrate e porte a chiave, tirerà tende sulla luce, soffermandosi ad ogni passo come per ascoltare.

Poi decisa, tornerà presso il Figlio e con fare di amante lo stringerà fra le braccia e lo bacerà appassionatamente sulle labbra...)

(Tela rapidissima)