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Teatro Futurista Sintetico

Chapter 26: BOSCHERECCIA
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About This Book

The text presents a manifesto and brief dramatic pieces advocating a radical, synthetic theatre based on extreme brevity, energetic gestures, and anti-technical methods. It denounces contemporary theatrical prolixity and psychological analysis, proposes acts reduced to moments or seconds, and encourages theatrical language to compete with cinema through rapid montage, concise wording, abrupt scene variety, and striking sensory effects. The authors offer practical prescriptions to dismantle conventional technique: condense character and plot into minimal signs, reject strict verisimilitude and lengthy explanation, and prioritize speed, shock, and concentrated symbolic expression over prolonged dramatic development.

PAOLO BUZZI

BOSCHERECCIA

Notte. Un cuore di foresta sterminata. Un tronco di quercia.

Olda (giovinetta sedicenne). — Non so. Mi son smarrita. E la mamma mi attenderà ancora colle legna. E morirà di freddo e d'angoscia. È inutile disperarsi. Tanto, mi son sfamata con delle bacche amare. E la solitudine non mi fa paura. L'unica è dormire fino all'alba.

Il Duca (preso fino alla strozza da un tronco di quercia). — Io so la strada, giovinetta.

Olda — Chi parla?

Il duca — Un albero.

Olda — Ora comincio ad aver paura veramente. Ora vorrei potermi districare da questo labirinto.

Il Duca — Io saprei il filo dei sentieri.

Olda (abbracciando gli alberi nel buio) — Albero, albero caro: insegnami tu la via! Dirò ai boscaioli del Duca di non tagliarti mai.

Il Duca — Non sono un albero. Sono un uomo chiuso in un albero.

Olda — Oh benedetto! Come? Un uomo chiuso in un albero? Dove?! (Silenzio). Sono povera come una croce di legno del camposanto vecchio. Ma se tu mi insegni la via, mi butterò nel fuoco per te, tutta la mia vita.

Il duca — Vieni qui, presso la quercia. Guàrdavi bene dentro. Mi vedi? Mi riconosci?

Olda (raccapricciando). — Il Duca!? Dentro lì?

Il Duca (come da una tagliola) — Sì. Il Duca. Il vecchio Duca, il vecchio pazzo Duca, al quale la Duchessa giovine non vuole un'oncia di bene. Ho pensato, per uccidere la mia malinconia, di tentare un esercizio che m'era caro in giovinezza. Entrare negli alberi cavi e lasciarmi scivolare nel tronco per raccogliere nidi di gufi. Non sono più il cerbiatto di quei tempi. Ora sono un bue. Caddi pesantemente nella trappola in ragione diretta del mio quintale. Son qui dentro, stretto stretto. Vedi tu se puoi liberarmi, angelo mio!

Olda. — Oh Altezza! Ben certo! Così, se permetterete, faremo la strada insieme. (Tenta di liberare il Duca senza riuscirvi).

Il Duca — Su, forza! Per Dio, alla tua età avrei strappato anche la quercia dal suolo.

Olda (sforzandosi). — Non posso. Vedete bene che sono una donna!

Il Duca (con terrore mortale). — Ma giovine e forte. (Incalzando). Tu sai che non ho figli! Ti adotto. Ti faccio mia erede universale! Potrai sposare anche tu un Duca!

Olda (ancora tentando). — Non posso! Ebbene, Altezza, insegnatemela questa strada! Andrò al Castello, chiamerò la Duchessa, i servi, i boscaioli, tutte le braccia del Ducato!

Il Duca. — La strada? La strada? Sei bella. E poi se ti rapiscono? La Duchessa ha un amante. E poi se non ti rimandano quei due qui? E poi se tu non mi ritrovi? Non ho più fiato in corpo. Ho urlato troppo. Non mi sentireste da nessuna parte. No. No. No.

Olda. — Aspettiamo l'alba, allora.

Il Duca. — Allora, aspettiamo la morte.