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Teatro Futurista Sintetico

Chapter 27: L'INVULNERABILE
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About This Book

The text presents a manifesto and brief dramatic pieces advocating a radical, synthetic theatre based on extreme brevity, energetic gestures, and anti-technical methods. It denounces contemporary theatrical prolixity and psychological analysis, proposes acts reduced to moments or seconds, and encourages theatrical language to compete with cinema through rapid montage, concise wording, abrupt scene variety, and striking sensory effects. The authors offer practical prescriptions to dismantle conventional technique: condense character and plot into minimal signs, reject strict verisimilitude and lengthy explanation, and prioritize speed, shock, and concentrated symbolic expression over prolonged dramatic development.

PAOLO BUZZI

L'INVULNERABILE

Atrio d'un albergo. Bureau con portiere addormentato. Entrata del lift e canna d'ascensione della cabina visibile per un tratto. Due viveurs seduti su poltrone di vimini.

Iea. — Ti dico, deliziosa.

Io. — E misteriosa.

Iea. — Impenetrabile.

Io. — Inafferrabile.

Iea. — Numero 39, in fondo al mio stesso corridoio.

Io. — Esattamente sopra il 29, la mia camera.

Iea. — Io la sento passare.

Io. — Io la sento andare a letto.

Iea. — Brrr!

Io. — Ah sì! Brrr!

Iea (piano). — Ma tu che cosa sei? Un rat d'hôtel o un avventuriero d'amore?

Io. — Io? E tu che cosa sei?

Iea. Mah! Se potessi rubarla, lei e i suoi gioielli insieme!

Io. Infatti ha dei gioielli superbi. Scommetto che se li porta anche quando dorme.

Iea. Bisognerebbe osare...

Io. Io ho osato. Sulle scale, l'altro ieri. Ieri nella sala di musica. Oggi l'ho mangiata cogli occhi, al déjeuner. Ma invano. Ora tocca a te. Vedremo se sarai più fortunato. Questione di scegliere l'attimo e il punto. Ma bravo chi ci arriva!

Iea. Peccato si sia in due! Credi, tu sei di troppo. Se fossi io solo... a quest'ora...

Io. Schutt! Eccola. (La signora elegantissima entra dalla strada e va diritta all'ascensore). Per Dio, che razza d'albergo! Il portiere dorme e il groom del lift non si lascia vedere.

Iea, balzando all'ascensore. Ciao! Ci vedremo pel thè. Vado a riposarmi. (Fa entrare la signora nella cabina dell'ascensore).

La signora. Ben gentile, grazie.

Io, seguendo con gli occhi fissi la manovra dell'altro. Perdio! Non ci avevo pensato. Quel mostro me la fa.

(Iea monta pure nell'ascensore e fa salire la cabina. Lo si vede che abbraccia fulmineamente la signora nel distacco dal suolo. La signora, d'un moto non meno fulmineo, estrae una piccola rivoltella e spara contro l'assalitore che si abbatte sul divano. Il tutto in una rapidissima e pure distinta visione).

Io, allibendo ma serbando una certa calma filosofica. Era di troppo lui, a quanto pare. (Grida). Signora, non voleva derubarvi, voleva solamente amarvi!