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Teatro Futurista Sintetico

Chapter 29: LA COMETA
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About This Book

The text presents a manifesto and brief dramatic pieces advocating a radical, synthetic theatre based on extreme brevity, energetic gestures, and anti-technical methods. It denounces contemporary theatrical prolixity and psychological analysis, proposes acts reduced to moments or seconds, and encourages theatrical language to compete with cinema through rapid montage, concise wording, abrupt scene variety, and striking sensory effects. The authors offer practical prescriptions to dismantle conventional technique: condense character and plot into minimal signs, reject strict verisimilitude and lengthy explanation, and prioritize speed, shock, and concentrated symbolic expression over prolonged dramatic development.

PAOLO BUZZI

LA COMETA

Camera da letto modesta. Libri. Fotografie. Scrittoio con lampada. Una finestra spalancata. Giorgio, il poeta, è coricato, la faccia arsa dalla febbre. Porta a sinistra.

Medico, andandosene. Grave assai. Febbre altissima. La notte sarà afosa e potrà influire sul rialzo della temperatura. Veda di farlo assistere anche da qualche altra persona, queste ore.

Madre. Dio mio! Farò il possibile. Ma egli non vuole da presso che la sua mamma.

Medico. Un'amica, diamine! Non aveva una amica?

Madre. Non aveva che la Poesia... e la sua vecchia mamma...

(Il medico esce).

Giorgio, alla madre tornata presso di lui. Mamma, mamma, ti adoro! Siedi qui, accanto a me. Non muoverti più. Come mi sembra di star bene!...

Madre. Caro, sta tranquillo; non parlare.

Giorgio. Se morissi... sarei felice.

Madre. Tu devi guarire.

Giorgio. Felice, oh sì! Avrei realizzato il mio sogno: quello di non assistere alla morte tua.

Madre. Cattivo, egoista che sei! Angelo! (Colle lagrime agli occhi).

Giorgio, agitandosi improvvisamente sul letto. La cometa! La cometa!

Madre, calmandolo. Quale cometa, caro?

Giorgio. Sì: non mi hai tu letto oggi il giornale che prometteva il passaggio della cometa per stasera?

Madre. Non oggi. Te lo lessi, forse, una volta, saranno vent'anni, quando eri bambino, e la cometa, infatti, passò.

Giorgio, sempre più agitandosi. La cometa! La cometa!

Madre, con supplicazione. Calmati, tesoro!

Giorgio, guardando verso la finestra. Sì, passa... la voglio vedere! (Balza dal letto. La madre lo avvolge d'un accappatoio e lo trattiene con ogni sforzo).

Madre. Vergine! Aiuto! (Al figlio) Non c'è una stella, stasera... Nulla... vedi?

Giorgio, ribellandosi. Oh, per Cristo! Voglio vederla, la cometa! (Si divincola. La madre gli balza addosso).

Madre. No! (Colluttazione).

Giorgio. Sì! (Colluttazione. Balza verso la finestra).

Madre, disperatamente avvinta. No!

Giorgio. Sì!

D'un pugno formidabile, egli abbatte la madre. Nessuna catastrofe di suicidio nel vuoto. Il Poeta appoggia i gomiti al davanzale e sta come trasognato alla finestra, quasi contemplasse l'Astro immaginario passare con la sua coda d'oro. In una luce astrale, la salma della madre, immobile, dietro di lui, sembra l'ombra stessa del suo corpo estasiato.

Sipario