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Tempeste

Chapter 10: DISOCCUPATO
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

DISOCCUPATO

Alto, lacero, bruno, scamiciato,
Con un erculeo torso
Di facchino, di fabbro o di soldato
Egli aperse la porta impallidendo
Era un disoccupato.
 
Disse: Chiedo lavor, son forte e sano
Resisto a la fatica,
Ho due braccia di ferro.—Da lontano
Vengo: e, son già due mesi, ad ogni porta
Batto, pregando invano!...—
 
Chi gli rispose allora, io non rammento
Fu un no secco e reciso.
Gli contrasse la faccia uno sgomento
Cupo: dal petto uscì rauca la voce
Come un singhiozzo lento.
 
E disse: Per l'amor dei vostri estinti,
Non mi lasciate andare.
È una cosa tremenda esser respinti
Quando si ha fame.—Oh, per pietà, nel nome
Dei vostri cari estinti!...—
 
E disse ancora: Se credete in Dio,
Non mi lasciate andare.
Sacro diritto a la fatica ho anch'io:
È una bestemmia abbandonar chi cade.
Quando si crede in Dio!...—
 
Chi gli rispose allora, io non rammento:
Fu un no timido e fioco.
Parve ch'ei barcollasse in quel momento:
Poi partì, senza un motto, a capo chino,
Trascinandosi a stento.
 
Affascinata, io lo seguii col guardo;
E allontanarsi il vidi
Lungo la via sassosa, a passo tardo.
Su la testa il colpìa del Sol di giugno
L'arroventato dardo.
 
Sparì—ma, come in sogno, il disperato
Corso seguir lo vidi,
Inutil forza, braccio dispregiato:
E avanti, avanti, sudicio, ramingo,
Febbril, dilanïato,
 
Per città, per villaggi, per cascine,
Mendicante superbo,
Mostrando invan le stimmate e le spine
Di sua miseria!... e poi cadere, affranto.
Invocando la fine!...
 
E, curvo il capo, smorta di dolore,
Mormorando: perdono,—
Sentii di tutti i secoli l'errore
E il rimorso del mondo e la vergogna
Pesar sovra il mio cuore.

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