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Tempeste

Chapter 13: ARRIVO
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

ARRIVO

Batto: l'ampia Città schiude le porte.
—Chi t'ha cresciuta?...—Il campo e la radura.—
—Chi ti condusse?...—L'ala della sorte
E un vento d'uragano.
De le mie selve i canti e la frescura
Ti porto da lontano.
 
Vissi tra i verdi muschi e i pruni incolti,
Tra le spire dell'èdere tenaci,
Fra il nereggiar dei pini agili e folti.
Del pieno aer conosco
Le rabbie tempestose e i dolci baci:
Fui zingara del bosco.
 
La libertà, la libertà sfrenata
Fu mia, fu mia!... Se tu sapessi come
È bello irromper sola e scapigliata
Tra le foreste e i campi;
Senza rigidi lacci e senza nome,
Pieno l'occhio di lampi!
 
Se tu sapessi che ridente cosa
Esser nato da un bacio de la terra:
Esser l'erba sottil, la pampinosa
Vite, la spica bionda,
Il fior che un seme di dovizia serra
Il Dio che lo feconda!...
 
Giunse a me da le vèrtebre del suolo
Dai bisbigli de' germi a primavera,
Da le nozze de i pòllini, dal volo
Magnifico de i venti,
Da la fumida corsa battagliera
De' cavalli nitrenti,
 
Un rigoglio di vita, un soffio, un'onda
Di vigore, una febbre di vittoria,
Come di fiume che abbatta la sponda,
E sul domato piano
Si dilaghi rombando, in una gloria
Torbida d'oceàno!...
 
.... Ora a te vengo, o Fulgida, o Vetusta,
Marra e zappa lasciando a le pendici
Patrie.—Mi vuoi?... son giovane e robusta:
Da l'umide risaie
Vengo al sordo clamor de gli opifici
E a le case operaie.
 
Lancio un raggio di sol negli angiporti,
Reco il vivo color de la salute
Ai volti de' tuoi bimbi esili e smorti;
Un profumo di fieno,
Un cinguettìo di rondini sperdute
Nel meriggio sereno.
 
E a la folla che intorno mi respira,
In giacchetta, in gonnella, in cenci, in guanti,
Che m'urta, che m'assorda, che m'attira,
Che passa e non mi guarda,
Che si rinnova per le vie sonanti,
Affannosa, gagliarda,
 
Grido il saluto libero e fraterno,
L'inno augural che avvince cuore a cuore,
Inno di speme e di giustizia: eterno
Come i mari e i deserti,
Come i germi de' solchi e lo splendore
De' glauchi cieli aperti.

[pg!73]