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Tempeste

Chapter 16: «TU PUR VERRAI»
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

«TU PUR VERRAI»

Tu mi dicesti: O smorta innamorata
Che a me ti stringi e taci,
Perchè su la tua bocca appassionata
Sembran singhiozzi i baci?
 
I tuoi sguardi profondi come notte
Inseguono nel vuoto
Dei fantasmi fuggevoli le frotte
Che sorgon dall'ignoto.
 
Del nostro fido amor la gioia istessa
In te stride e non canta;
Nel tuo cor v'è una lacrima repressa,
Geme una corda infranta.
 
Presso il mio petto qual folle paura
Il grande occhio t'accende?...
Qual lontano spavento di sventura
L'anima ti sorprende?...—
 
Io ti risposi: Quando, a te vicina,
Tutta pallida in faccia,
Sento il mio gracil corpo di bambina
Svenir fra le tue braccia,
 
Cupe larve di donna a me davanti
Passan ne la penombra.
Son larve di fanciulle in voti e in pianti
Consumate nell'ombra:
 
Ed eran belle, e avean del Sol l'ardore
Ne l'auree trecce folte;
E non ebbero baci, e senz'amore
Fûr ne l'oblìo sepolte.
 
Sono donne che, presso il capezzale
De lo sposo o del figlio,
Vider lenta calar l'ora mortale
De l'ultimo periglio:
 
E davanti a lo spirto che salìa
Con maestoso volo,
Si contorser ne l'orrida agonia
Del cor rimasto solo:
 
E il sogno ormai di non terreno loco
Han ne lo sguardo assorto:
Le avvelena in silenzio, a poco a poco,
La nostalgia d'un morto.
 
Arse di desiderio insazïato,
Distrutte da la tisi,
Singhiozzanti sul feretro velato
Dei loro affetti uccisi,
 
Passano, curve, barcollanti, stanche.
Tragiche ne l'aspetto,
Con veli neri su le carni bianche,
Con un teschio sul petto:
 
E mi guardano.—È allor, sai, che m'assale,
Che m'agghiaccia il terrore,
E dentro il petto, sino a farmi male,
Batte a martello il core:
 
È allor che ne le mie strette tenaci
Senti uno spasmo occulto,
E ne l'acuta, strana ansia dei baci
La scossa d'un singulto....
 
Il bieco occhio geloso in me fisando
Passan fra sterpi e guai
Esse, un'orrenda profezia lanciando:
«Tu pur, tu pur verrai.»

[pg!89]