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Tempeste

Chapter 18: IMMORTALE
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

IMMORTALE

Io voglio, io voglio vivere, e aver sempre vent'anni,
Sfiorar tutti gli spazii col vol di tutti i vanni,
Rider, gioire, amar;
Vo' inebbriar di raggi la gioventù superba,
Lieve siccome un'ala, fresca qual filo d'erba,
Limpida come il mar!...
 
Io ti ripudio, o Morte.—Amo la fiamma e l'onda,
Amo la terra sana che ai baci si feconda
Del Sole ammaliator;
Titanica fucina ove i magli giganti
S'abbatton senza posa d'innumeri braccianti
Con epico fragor!
 
Pel labbro mio che beve le dolci aure serene,
Pel vigoroso sangue che m'arde ne le vene,
Pel bacio e pel desir,
Pel folle riso ingenuo che scopre i bianchi denti,
Per quest'intima forza che m'anima ai possenti
Sogni de l'avvenir,
 
Per tutto ciò che nasce, per tutto ciò che spera,
Che fra le nubi e l'alme solleva una bandiera,
Che ride a un ideal,
Che su la terra come foco d'incendio splende,
Che pugna e che trionfa, si spegne e si raccende,
Fato, mi vo' immortal!
 
Alla salute, ai muscoli, ai sensi, a l'opre umane,
Ai cerebri assetati di verità sovrane,
Ai più felici amor,
A le madri che allattano, ai padri affaticati,
A le cittadi, ai monti, ai boschi, ai solchi, ai prati,
Al buon frumento d'ôr,
 
Ai sacrifici occulti e ai magnifici errori,
A l'energie del genio e ai palpiti de' cuori,
Al moto, al suono, al vol,
Io sciolgo, io sciolgo un inno irrefrenato, indomo;
Semplice come spica, robusto come l'uomo,
Eterno come il Sol!...
 
Soffrir?... soffrire è vivere: è la vertigin muta,
La voluttà tremenda, cieca de la caduta.
Giù, sino al fondo, giù:
Udir del precipizio la soffocata voce,
Dissetarsi di fiele, piegar sotto la croce,
Singhiozzare: mai più....—
 
Poi scorgere ad un tratto nel buio un tenue raggio.
Rinascere a la speme, a la luce, al coraggio,
All'amore, a la fè:
Aggrapparsi a una corda, sentir nel corpo esangue
Scorrere a fiotti, a gorghi un rinnovato sangue,
E rïalzarsi re!
 
Per chi teme la lotta, si spalanchi un Taigete;
I deboli travolga la gialla onda di Lete,
Fredda come un avel:
Maledetto chi trema e si rivolge indietro,
Chi sta qual ombra nera di fluttüante spetro
Stesa fra l'uomo e il ciel!
 
Io salgo.—Dei fidenti, dei liberi, dei forti
Su pei dirupi alpestri mi seguon le coorti
Sacrate a l'avvenir;
E del meriggio innanzi a la dorata gloria
Io l'orifiamma sventolo e canto la vittoria
Di chi non può morir!...

[pg!99]