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Tempeste

Chapter 28: NON TORNARE
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

NON TORNARE

Non ritornar mai più.—Resta oltre i mari,
Resta oltre i monti.—Il nostro amor, l'ho ucciso.—
Troppo mi torturava.—-E l'ho calpesto,
L'ho sfigurato in viso,
 
L'ho morso, l'ho ridotto in cento brani,
L'ho ucciso, ecco!—Ora tace, finalmente.—
Tace.—Più lento per le vene scorre
Il sangue prepotente:
 
Posso dormir, la notte; e più non piango.
Te chiamando, affannosa.—Oh, quanta calma!...
Ne la penombra senza fine, senza
Moto, riposa l'alma;
 
E tesse, tesse le oblïose fila
D'un sogno di rinuncia.—Non tornare.—
Io, cieca e fredda, voglio odiarti, come
Ti seppi un giorno amare:
 
Odiarti pe' miei freschi anni fiorenti
Che immolai, dolorando, a te lontano;
Povera gioventù senza carezze,
Sacrificata invano!...
 
Ma nell'odio si soffre; ma si piange
Nell'odio.... ed io t'avrei sempre davanti
Anche imprecando a te.—Non ho più forza
Di lotta o di rimpianti;
 
Voglio silenzio—un gran silenzio!...—Fate
Tacer quel fioco gemito, là in fondo.—
C'è qualcuno che lagnasi, un nemico,
Un malato, là in fondo:
 
Qualcuno oppresso da un immenso male,
Da un peso immenso a cui non può sfuggire;
Qualcuno che agonizza e chiede aiuto.
E non vuole morire.

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