WeRead Powered by ReaderPub
Tempeste cover

Tempeste

Chapter 31: FANCIULLO
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

FANCIULLO

A Sofia Bisi.
Irrequïeto, scarno, adolescente:
Nato da un fabbro e da una tessitrice:
Fior di plebe cresciuto a la severa
Ombra d'una motrice:
 
Scalzo, in blusa stracciata e collo ignudo
Era bello nei fieri occhi selvaggi.
Irrideva col fischio del monello
Ai lucidi ingranaggi:
 
Genio infantil perduto in un inferno,
Correa fra casse e sbarre audacemente,
E ogni cinghia parea che l'afferrasse
Qual spira di serpente;
 
Ed ogni morsa lacerar parea
Volesse le sue carni a brano a brano,
Ed ogni uncino conficcar la punta
In quell'esile mano.
 
Pur, tra il buio, il periglio e la minaccia,
Vittorïoso e bello egli passava:
Fra le turpi bestemmie e l'ignominia,
Innocente, passava.
 
Quando, a tramonto, una pesante calma
Il lanificio torbido invadea,
E una stanchezza senza nome i petti
De le donne opprimea,
 
Quando, lividi in viso, i tessitori
Finivan l'opre senza una parola,
Trillava fra le macchine pulsanti
Una voce, una sola:
 
Egli cantava!... del severo loco
Egli, alato ed indomito folletto,
Colle mani a la spola, un inno in bocca,
E la tisi nel petto.
 
.... A poco a poco indebolì.—Funesta
È pei fanciulli l'aria greve e scarsa
Che corrotti miasmi e polve infiltra
Ne la gola riarsa.
 
.... A poco a poco s'accasciò.—Funesta
È pei fanciulli la fatica:—irosa
Preme sui corpi e ne risucchia il sangue
Senza pietà nè posa.
 
Ai piè de la motrice che ruggìa
Da disperata, ei cadde un dì, svenuto
Lo portarono via due forti braccia,
Oh, così inerte e muto!...
 
E la motrice continuò, nel buio,
Il suo rombo terribile ed alterno—
Pareva stanca.—In quel fragor tremava
Un singhiozzo materno.

*

.... In fondo alla corsia v'è un letto bianco:
Vi posa un volto dolce di pallore.
Il folletto gentil de l'officina
In quel lettuccio muore.
 
Muore di tisi—gli dilania il petto
Tosse implacata, e il corpo è già spettrale.
Crebbe nel chiuso orror d'un opificio:
Finisce a l'ospedale.
 
.... Datemi sole dunque, un po' di sole
Per questo bimbo che nol vide mai,
Che mai non bevve il gaudio de la vita
Ne' suoi torridi rai!...
 
Datemi libertà: l'allegra, sana,
Garrula libertà de la foresta,
Per questo bimbo che non seppe giochi,
Che non conobbe festa!...
 
Datemi l'aria, l'aria!... avean bisogno
D'aria questi polmoni egri e corrosi!
Chi gli negò la luce, i campi verdi,
I sogni luminosi,
 
I fiori, i nidi, le corse a l'aperto,
De l'aurea fanciullezza il folle riso?...
Chi l'uom temprato a le titanie lotte
In questo bimbo ha ucciso?...
 
.... Silenzio.—Passa il brivido dell'ombra
Per la crociera.—Nel lettuccio bianco
Giaccion le membra immobili, tranquille.
Silenzio....—egli è sì stanco!...
 
Geme: trasale.—Sogna forse i rombi
Sinistri de le macchine: i rotanti
Cilindri: il volo rapido e gagliardo
De le cinghie giganti:
 
E, spaventate, l'ossa moribonde
Ricordan l'opra antica e dolorosa.
Fanciullo, non temer—troppo hai sofferto,
Or finisti.—Riposa.—

[pg!161]