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Tempeste

Chapter 35: ALL'ASILO NOTTURNO
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

ALL'ASILO NOTTURNO

Attraverso la nebbia e il tenebrore,
Stringendo a l'ammalato
Petto, con senso di mortal timore,
Il bimbo assiderato,
 
Tutta ravvolta ne lo scialle stinto,
Dolorosa di fame,
Giunse al Notturno Asil, bruto sospinto
Da l'ansia d'uno strame:
 
E per la carità di quella notte,
Curva tremando, come
Colpevole alla gogna, a voci rotte
Disse la patria, il nome,
 
La strazïante istoria del passato,
De l'improvviso lutto,
Lo schianto de lo sgombero forzato,
L'urto nel fango, tutto:
 
E sol quand'ebbe, vergognando, messo
A nudo il rimordente
Cancro de la sua vita, a lei concesso
Fu un letto....—finalmente.—

*

Ella dorme d'un sonno alto, oblïoso.
Col suo bambino a lato.
Su lei, su l'altre che a l'asil pietoso
Scaraventò il selciato,
 
Casta raccoglie le grand'ali bianche
La breve ora di pace;
Nei franti cuori, ne le membra stanche
Ogni spasimo tace.
 
.... Ella sogna.—S'allarga sul guanciale
Il denso crine attorto,
E sembra la coperta glacïale
D'una cassa da morto.
 
Ella sognando va ch'ora e per sempre
È suo quel caldo letto.
.... O riposo, o dolcezza!... ora e per sempre
È suo quel caldo letto!...
 
E la tranquilla visïon le arride
D'una stanza ove cuce
Essa cantando, mentre il bimbo ride
Del foco a l'area luce:
 
Imbianca i vetri l'ultima carezza
Del giorno in agonia,
E al nido porta l'alitante brezza
Le voci de la via....

*

.... Stride una squilla: al dormitorio austero
S'affaccia e ghigna l'alba.
Balza la Triste dal letto straniero
Ne la penombra scialba:
 
Rimette cenci su la carne ignuda:
Torna col figlio al noto
Orror de l'abbandono, a l'aria cruda,
Ai perigli, a l'ignoto,
 
A la caccia del pane!... Avida mira
L'ampia città che fuma,
Che da le ansanti fabbriche respira
E fischia tra la bruma,
 
A la forza inneggiando e a la fatica
Con tumulto canoro....
.... Avida mira, come una nemica:
Essa non ha lavoro.

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