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Tempeste

Chapter 49: IL PASSAGGIO DEI FERETRI.
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

IL PASSAGGIO DEI FERETRI.

Commemorazione delle Cinque
Giornate, avvenuta in Milano
il 18 marzo 1895.
Folla e tumulto.—Spingesi
E s'accavalla al par d'onda sovr'onda,
Torrente irrefrenabile
Che abbatte con gigante urto la sponda:
 
Mare in tempesta, unanime
Fiorir di sogni e battere di cuori
Affratellati: bacio
Di cruente memorie e di dolori
 
In una sola, trepida
Gioia che accende i petti e le pupille;
Che lancia ai glauchi spazii
Risa, speranze, cantici, faville;
 
Che va fra cielo e popolo
Su l'ali di magnetiche parole:
Che sfolgora per l'aere
Coi fulvi raggi del novello Sole.
 
.... Silenzio.... è l'ora.—Scindesi
La folla in due compatte ali frementi:
Serpe nei cori un brivido:
Tra il solenne sfilar dei reggimenti,
 
Tra l'ondeggiar dei candidi
Vessilli ai venti radïosi e puri,
Tra il suon degl'inni e l'epico
Clangor dei bronzi e il rullo dei tamburi,
 
—O Eroi di Marzo, o fumida
Ancor di sangue patria visïone!...—
Lento un corteo di feretri
S'avanza su gli affusti di cannone.
 
E in un con le reliquie
Da la notte di lunghi anni redente,
Alta ne la memoria,
Viva nel cuore de le turbe intente,
 
Passa l'Iddia terribile,
L'Iddia vermiglia de le barricate,
Che, inerme ed indomabile,
Per vie ruggenti e piazze disselciate,
 
Al lampo degli incendii,
Ebbra di sangue e polve e fumo e schianti,
D'un avvilito popolo
Fece ad un tratto un popol di giganti;
 
E il quinto giorno un magico
Grido innalzò di gioia e di vittoria:
—Qui comincia l'Italia!...
E un'ampia le rispose eco di gloria!
 
.... Silenzio.—I morti sognano:
Ne le bare che passan lentamente
Un riso erra, dolcissimo,
E culla e bacia quelle forme spente.
 
—Per Essi ora la patria
A l'aulente suo crin tesse ghirlande:
Per Essi da' suoi fertili
Giardini al mondo arride, onusta e grande:
 
Per Essi, per le lacrime
Degli occhi loro, pel sangue che i forti
Lor petti a rivi sparsero.
Per quell'immenso amor!...—Sognate, o morti.—

*

La patria è grande.—Imperano
Sovra l'umido pian di Lombardia,
Furie dal negro artiglio,
La fame, la pellagra e l'anemia.
 
Da le brumose e fetide
Maremme, da l'incolto Agro Romano,
Da le ruine càlabre
Prorompe, disperato, un pianto umano.
 
A cento a cento, i siculi
Schiavi, nei pozzi de la zolfatara,
Trovan fra le venefiche
Aure il pane, l'ergastolo e la bara.
 
Mentre, fidando, partono
Da le materne vacillanti braccia
Baldi e robusti militi
Di novi servi e d'afri allori in traccia,
 
Là fra le accese sabbie
Dei deserti, a dar morte ed a morire,
Là su le terre sterili
Il vessillo a piantar de l'avvenire,
 
Languono ovunque l'itale
Plebi, ed ovunque la miseria piange:
«Pane, pane» singhiozzano
Donne e bimbi; ma a scoglio erto si frange
 
Come spuma d'Oceano
Che rimbalzando su di sè ripiomba,
La strazïata e supplice
Prece dei vinti, ed a sè stessa è tomba.
 
In basso e in alto sfasciansi
Le fedi e van le coscïenze infrante:
Taccion nei fiacchi spiriti
I santi affetti e le collere sante
 
Ma, come invitta quercia,
Libera Italia sta!...—Non vi svegliate,
O Morti.—Ora e nei secoli
Il vostro sogno trïonfal sognate,
 
Che ne la rossa mischia
A voi mordenti il fango de la via,
In canto di letizia
Il rantolo mutò de l'agonia.

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