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Tempeste

Chapter 54: OPERAIO
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

OPERAIO

A me dintorno la città sorgea,
Desta a la prima aurora.
La gran città che nutre e che lavora
Nel sole a le giganti opre movea.
 
Era un gridìo di chiare voci ignote,
Un fluttuar di suoni,
Un aprirsi di porte e di balconi,
Fischi di treni, turbinar di rôte:
 
Era l'accorrer gaio e vïolento
Di mille forze umane
Verso il lavor che dà salute e pane
E innumeri vessilli affida al vento.
 
Tutto avea luce, palpiti, sorrisi
Di festa mattinale,
Ogni cosa parca sciogliesse l'ale,
Speme e gioia ridean su tutti i visi,
 
Quand'io lo scôrsi.—Era possente.—Il volto
Pallido di pensiero
Nobilmente s'ergea con atto fiero
Sul bronzeo collo da ogni fren disciolto:
 
Collo di tauro, petto di selvaggio,
Guardo e parola ardita:
In quelle vene un rifluir di vita,
Vampe d'amore e vampe di coraggio!...
 
Sonante il passo, come un vincitore,
S'avanzò, nella luce.
E a me disse il mio cor: Non forse è un duce?...
Non forse, in mezzo a l'infernal clamore
 
D'un'officina, splendido nel saio,
Egli soggioga i mostri
Ch'ebber dal genio umano artigli e rostri,
Alma di fuoco e muscoli d'acciaio?...
 
Non forse in lui la fonte d'energia
Zampilla, prepotente,
Che riviver farà questa languente
Êra, gialla di vizio e d'anemia?...
 
Oh, dolce, dolce esser la sua diletta....
Attenderlo, la sera,
Presso il desco frugal, con la sincera
Ansia gentile di chi amando aspetta:
 
Dolce coglier da lui, siccome il giglio
Bianco da l'ape d'oro,
Il bacio di chi sa lotta e lavoro.
Esser tutto il suo bene, e dargli un figlio:
 
E in questo figlio bello ed innocente
Che la virtù paterna
Possegga, un voto, una speranza eterna
Riporre, e i gaudii de l'età cadente:
 
E sognare per lui continüata.
Ne i secoli venturi
La razza degli indòmiti, dei puri,
A luminosi dì predestinata
 
La schietta razza dei redenti schiavi
Che mieterà fra i canti
Messi di libertà nate da i pianti,
Dal sangue e dalle viscere de gli avi.

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