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Tempeste

Chapter 7: I SACRIFICI
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About This Book

The collection gathers intense lyric poems that confront poverty, labor disasters, and private suffering, alternating public protest and intimate devotion. Many pieces depict expulsions, mine explosions, strikes, funerals and the daily humiliation of the poor, while others meditate on maternal love, personal strength, memory and spiritual renewal. Natural and urban images—storms, flames, roads, and silent rooms—underscore the urgency of social solidarity and moral resilience, producing a voice that blends social denunciation with intimate tenderness and austere moral passion.

I SACRIFICI

I
 
La Maestra
È una maestra.—Ha ne lo sguardo buono
La rassegnata calma pazïente
Di chi sa il vuoto, il pianto ed il perdono.
 
Con lungo amore, faticosamente,
I figli d'altri a l'avvenir prepara;
Insegna con austere voci e lente.
 
Ne la sua stanza fredda come bara
Ove mai riscaldò fiamma d'ebbrezza
La sconosciuta povertade amara,
 
Ove non fulse mai la giovinezza
D'un lieto sogno, morrà un giorno, sola,
Composta il volto a stanca tenerezza;
 
E su l'algide labbra di vïola
E nel vago stupor de gli occhi spenti
Morrà con essa l'ultima parola
 
Del suo delirio: «O bimbi, o bimbi.... attenti....»
II
 
La Madre
Vedova, lavorò senza riposo
Per la bambina sua, per quel suo bene
Unico, da lo sguardo luminoso;
 
Per essa sopportò tutte le pene,
Per darle il pan si logorò la vita,
Per darle il sangue si vuotò le vene.—
 
La bimba crebbe, come una fiorita
Di rose a Maggio, come una sovrana,
Da la dolce materna alma blandita;
 
E così piacque a un uom quella sultana
Beltà, che al suo desìo la volle avvinta,
E sposa e amante la portò lontana!...
 
.... Batte or la pioggia dal rovaio spinta
Ai vetri de la stanza solitaria
Ove la madre sta, tacita, vinta:
 
Schiude essa i labbri, quasi in cerca d'aria;
Ma pensa: la Diletta ora è felice....—
E, bianca al par di statua funeraria,
 
Quella sparita forma benedice.
III
 
La Fidanzata
Egli le disse: «I monti e l'oceàno
Frapporre io devo fra il tuo bacio e il mio;
Oh, pensami, mentr'io sarò lontano.
 
Oh, attendimi!... Giammai sonno d'oblìo
Col tempo graverà sul nostro amore:
Serberà la distanza alto il desìo.»
 
.... Ed ella attese.—Ed i minuti e l'ore
E i mesi e gli anni, i lunghi anni glaciali,
Passaron senza un raggio e senza un fiore
 
Su quei densi capelli verginali;
E quando cadder dal suo volto smorto
Le primavere e dal suo passo l'ali,
 
E una ruga ghignò sovra quel morto
Fascino (lenta pioggia il marmo scava)
Ei rïapparve alfin, come risorto.
 
Ma non confuser l'infocata lava
De' baci; non l'ebbrezze desïate;
Ella il padrone, egli guardò la schiava,
 
Per ritrovar le forme un giorno amate.
Per ritrovarle....—e poi stettero, fisso
Lo sguardo al suolo, querce fulminate;
 
E fra di lor si risquarciò l'abisso.

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