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Chapter 17: III.
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About This Book

A collection of short stories that sketches provincial life through concise vignettes blending gentle humor and quiet observation. Episodes turn on everyday occurrences—romantic misunderstandings, family tensions, neighborly rivalries, acts of compassion and petty envy—and focus on small moral dilemmas and social conventions. The tone alternates between comic and reflective, privileging character detail, local color, and precise gestures over sweeping events. Together the pieces offer compact, unsentimental portraits of ordinary people, revealing how modest desires and misunderstandings shape private lives and communal rhythms.

L'OMBRELLO

I.

Si accompagnarono, per caso, un pomeriggio del giugno, ai Giardini pubblici, e godettero a trovarsi coetanei o quasi. Ottantatrè, ne aveva l'uno — Ceccuti —; ottantaquattro, l'altro — Boldrighi.

Bell'età!, e portata così bene da entrambi, con aspetto così vegeto, che, quantunque fossero molto diversi nella faccia e nella persona, ai loro occhi parvero assomigliarsi come fratelli. Ma risentirono un'impressione anche più forte a ripetersi, a vicenda, il nome.

— Io debbo averlo conosciuto, un Boldrighi.

— E io, un Ceccuti.

Dove? quando? Poichè Ceccuti, partito non ancora trentenne da Bologna, vi era tornato da soli due anni col figlio pensionato delle Ferrovie, e poichè Boldrighi non aveva mai perduto di vista le due torri, il loro incontro, se era avvenuto mai, bisognava rintracciarlo qui, a Bologna, più di mezzo secolo addietro. Vattelapesca!

Riandarono fin i tempi della puerizia, rievocarono [pg!68] maestri e condiscepoli, cercarono relazioni famigliari, investigarono nella storia contemporanea della città, si raffigurarono in mezzo alle maggiori solennità e alle più famose vicende: e niente!, lo sprazzo di luce rivelatrice non veniva.

Eppure conservavano freschissima la memoria delle cose lontane.

Pensa e pensa... A un tratto Ceccuti esclamò:

— Si ricorda, lei, di una certa Rosa detta la...?

—... la Garibaldina! — esclamò Boldrighi, arrossendo nelle gote grassottelle.

Non fu un lampo: fu la folgore a squarciare le tenebre.

Ah! ah! Guarda dove, come si erano conosciuti!

— La Garibaldina! — Ceccuti ripetè con le palpebre socchiuse.

— Sicuro! Eravamo due dei Mille!

E risero forte. Ma tosto si ritrassero da quel ricordo, che potendo avrebbero cancellato volentieri dalla loro biografia.

— Quando si è giovani... — fece l'uno, in tono di chi si scusa.

E l'altro:

— Consoliamoci che, a differenza di tanti, noi siamo ancora qua a raccontarci le nostre pazzie.

— Ah sì! Io sto benone; sano di spirito e di corpo.

[pg!69] — E io? Chi lo crederebbe? Io non ho mai avuta una malattia grave.

Ne aveva avute, invece, Boldrighi; ma gli eran giovate a depurargli il sangue.

Poi: moderarsi in tutto; rinunciare quasi a tutto; questo era da un pezzo la norma di Boldrighi, per mantenersi vegeto.

Ceccuti scosse il capo.

Moderazione in tutto; ma non rinunciare quasi a nulla: questa invece la norma sua.

Così, egli beveva anche adesso vino buono a colazione e a desinare; faceva una deliziosa pipatina dopo colazione e dopo desinare. E si manteneva in gamba!

Di fuori Porta Saragozza, ove abitava, il giorno andava in centro, e la sera veniva ai Giardini e rincasava sempre a piedi.

— Il moto è la vita.

Boldrighi scosse ora lui il capo, disapprovando.

— La macchina quando è vecchia bisogna risparmiarla.

Niente Bacco e niente tabacco! Egli campava di latte e ova; e per andar a casa, in via Mascarella, prendeva il tram a Porta Santo Stefano e il tram di Piazza. Una passeggiatina e boccate d'aria libera bastavano a impedir che la macchina arrugginisse.

Discordavano, insomma, nel regime igienico; ma li allietava a un modo la convinzione di aver trovata la via per campare il più possibile e bene.

[pg!70] — Il mondo non mi è mai parso bello come adesso — affermò Ceccuti.

E Boldrighi canticchiò:

— Sempre allegri e mai passiòn!

II.

Quella tarda amicizia fu per i due buoni vecchi una nuova fiducia a vivere. Sin dal principio avevano compreso che la presenza dell'uno testimonierebbe agli occhi dell'altro il suo proprio benessere, e che il rimanente viaggio sembrerebbe loro anche più agevole e grato a compierlo insieme. Perciò vedersi ogni sera divenne, più che consuetudine, necessità.

Giocondamente, seduti al solito luogo ai Giardini, si riferivano le liete memorie, escludendo le tristi o solo accennandole; si meravigliavano di casi consimili; scoprivano conformità di carattere, di azioni, d'idee. E non discorrevano di politica.

— Non vogliamo guastarci il sangue.

— Vogliamo andar d'amore e d'accordo.

— Si sta così bene al mondo in pace e quiete!

— Sempre allegri e mai passiòn!

Forse la decrepitezza comporta il più intenso desiderio di esistere e concede ogni giorno, ogni ora, ogni minuto il piacere di quel desiderio esaudito, [pg!71] come per miracolo, per singolare grazia di Dio, o per giusta predilezione della sorte?

Una quasi sola apparenza vitale nasconde il disfacimento del corpo, e appunto allora l'istinto della conservazione esulta in un placido egoismo; la morte è dietro le spalle, e non si vede; non si vede il limite estremo perchè già un piede v'è sopra: e prevale sensibile di continuo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, la sodisfazione di chi si scorge superstite in una strage e di chi dall'aspra realtà dell'esistenza attinge una illusione non interrotta di vago sogno.

Ma guai se contrasti e sospetti sottentrino a risvegliare e tener sveglia l'apprensione della fine imminente!

Quei buoni Ceccuti e Boldrighi non avevano presentito l'amaro che in fondo a tanta dolcezza amichevole condenserebbe l'emulazione istintiva, la gara, tra ingenua e insana, a chi dei due campasse di più, fosse anche, il di più, un anno solo. E il dissidio che doveva corrucciarli era appunto nel regime adottato per campar un pezzo. Cominciarono a guardarsi chiedendosi dentro: — Sta meglio lui di me? Sarebbe meglio mi mettessi anch'io a latte e ova? — Oppure: — E se bevessi anch'io qualche bicchiere di vino? se dessi anch'io qualche fumatina per aiutar lo stomaco a digerire?

Nel dubbio, tentavano dissimulare sempre più i disturbi e gli acciacchi, e lo sforzo si manifestava [pg!72] nell'aspetto. Allora riprendevano fede e pensavano guatandosi l'un l'altro: — Mio caro, come siete brutto, oggi! Se non mutate usanza, tocca a me cantarvi una requiem!

Ma la consolazione non durava; tornava presto il dubbio, il sospetto, l'apprensione. E a poco a poco provarono il bisogno di sfogarsi, convinti, come erano, che ogni tentativo dell'uno per condur l'altro al suo metodo riuscirebbe vano.

Presero a contraddirsi, a polemizzare; insistenti, caparbi. Le dispute diventarono presto diatribe; e per non mostrarsi deboli cedendo, quando uno era messo alle strette, insolentiva; e l'altro ribatteva.

— Sissignore!

— Nossignore!

— E io vi dico di sì!

— E io vi dico di no!

— Con voi non si ragiona. Ostinato più d'un mulo!

— E voi? È inutile consumare con voi il ranno e il sapone!

Non tacevano finchè non dicevano a un tempo:

— Basta! — Basta!

E Ceccuti prendeva e leggeva (senza occhiali) il giornale o il libretto delle spese quotidiane, e Boldrighi con la punta del bastone imprimeva su la sabbia la fisionomia di un asino (senza occhiali) e ci faceva sotto un bel C affrettandosi però a cancellare il disegno prima che l'amico se ne avvedesse.

[pg!73] Quando l'orologio alla chiesa di San Giuliano suonava le otto sorgevano in piedi; s'accompagnavano, sempre zitti. E alla barriera si separavano con un freddo «buona notte».

Boldrighi andava adagio alla Porta di Santo Stefano ad attendere il tram, e Ceccuti marciava lungo la circonvallazione, alla volta di Porta Saragozza.

Il dimani passavano ore di pena a rimeditar i dibattiti, le provocazioni, le accuse, le offese, le difese. Borbottavano: — Stasera non ci vado. Già, se ha un po' di amor proprio, non ci andrà nemmen lui, ai Giardini: gli ho dato del mulo — gli ho dato dell'asino! — Bisognava finirla! Rottura!

Ma un'intima voce rimproverava: «Anche tu però...»; e il rammarico cresceva a disgusto, mutava in pentimento.

Giunta l'ora solita, non resistevano più; sentivano che il loro ultimo legame era indissolubile; cedevano quasi a un destino. E andavano.

Quello che arrivava primo, e aspettava, pareva seder su le brace; guardava fisso alla nota parte o sbirciava di tratto in tratto. Che ritardo! L'amico non veniva. Impermalito davvero? Ammalato? morto? Non avrebbero mai creduto di volersi tanto bene!

Ah eccolo, finalmente! E si sorridevano da lungi. Ceccuti ilare, a qualche passo dal sedile, chiedeva in dialetto adottivo: [pg!74] — Cossa gavemo, de novo?

E Boldrighi, se l'atteso era lui:

— Siam qui, vecchio amico! —; e incolpava il tram, del ritardo.

Come era bello non serbar rancore, andar d'amore e d'accordo!

Se non che... L'asserzione più innocente, fermata e contraddetta d'improvviso, dava l'appiglio al nuovo litigio.

— Alta di statura la Malibran? — No, press'a poco come la Galletti. — Cesare Rossi superava Salvini nell'Otello? — Bestemmia! — Ugo Bassi parlando al popolo si cavava gli occhiali? — Non li portò mai gli occhiali! — Pietramellara conte? — Non era nemmeno nobile!

E non si pensi che questi e simili intoppi fossero cosucce da strigarsene tosto, perchè la Malibran, ad esempio, conduceva a questione di musica; i grandi attori tiravano in ballo le grandi attrici, dalla Ristori alla Duse, giudicate anch'esse con giudizio opposto; e Ugo Bassi e Pietramellara trascinavano i contendenti nel campo della politica da cui avevan giurato star fuori.

Così una volta Boldrighi si lasciò trasportar a tal segno che si mise a gridare: — Gente, correte! Costui qua diventa matto!

E Ceccuti una volta osò agitar la destra in faccia all'amico dicendo: — Se non aveste un anno di più...

[pg!75]

III.

Finchè, al principio di settembre, un ombrello intervenne a risolvere tutte le questioni.

Era stata una giornata calda come d'agosto; non un fiato d'aria nemmeno all'approssimare del tramonto; non una nuvoletta in quella chiarità biancastra.

E Boldrighi apparve all'amico, che l'aveva preceduto ai Giardini, recando un ombrellone nero invece del bastone dal manico di corno.

— Nevica! — gli urlò contro, dal sedile, Ceccuti, e rise.

L'altro sedè soffiando.

— Prima di notte, pioverà.

— Chi ve l'ha detto?

— I miei piedi.

— Oh! guarda dove voi tenete la scienza!

— Più sicura della vostra, che l'avete in testa.

— Io so che il barometro è alto.

— E io so che il barometro sbaglia.

Si capisce dall'esordio come il colloquio procedesse quella sera; ad argomento scientifico, con urti e cozzi di opinioni intorno all'influenza atmosferica sui calli, i budelli, i nervi ecc., intorno alla pressione e alla densità, dell'aria ecc.; intorno al gracidar delle rane e al pizzicar delle mosche ecc.

[pg!76] In cognizioni di tal sorta Ceccuti superava e discorreva con più lena; ma, pur interrompendo di quando in quando, Boldrighi se la spassava a considerar il cielo verso sud-ovest. A un tratto indicò là e disse:

— Vedete?

Si offuscava la montagna sotto un cielo divenuto plumbeo.

— Calura; nient'altro che calura! — l'amico oppose.

— Non sentite? Lassù tuona! — insistè Boldrighi.

Ebbene, non ci poteva essere elettricità nell'aria anche senza vapore acqueo?

Ah i segreti della natura! ah i misteri della fisica! Tuonare anche a ciel sereno, o quasi!

Boldrighi lasciava dire. Aspettava con un sorrisetto ironico sotto i baffi; poichè vedeva grosse nuvole avanzare in fretta, aderendo; sempre più nere nel mezzo e livide ai lembi. E il tuono rombò forte ad ammonire Ceccuti che smettesse di far lezione.

Ceccuti tacque. Poi, per non confessarsi vinto riattaccò. Disse, acido:

— Voi non siete di buona razza; portate l'ombrello e andate in tram. I Romani conquistarono il mondo a piedi, e ombrelli non se ne sognavan nemmeno. Quando pioveva, e si bagnavano, facevano come faccio io: andavano a casa ad asciugarsi, [pg!77] bevevano un bicchiere di vino, e a letto a sudare! Capite?

— Voi fate proprio così? — Ora Boldrighi, nell'ironia della dimanda, nascose il suo pensiero. Aveva deliberato di cedere l'ombrello a lui, credendo gli spiacesse rinunciare, per il temporale, alla passeggiata igienica; ma giacchè l'amico non aveva paura di bagnarsi, anzi ci avrebbe gusto a far il Romano, l'ombrello, egli, lo terrebbe per sè. E avendo l'ombrello egli non aveva bisogno di scappare come quelli che da ogni parte dei Giardini trottavano a rifugiarsi in città.

I goccioloni cominciavano a mordere la polvere; eppure nessuno dei due voleva esser primo ad alzarsi in piedi. Finchè una saetta guizzò, scoppiò poco lontano. Allora scattarono, si avviarono.

Alla barriera Ceccuti ristette a guardar in alto.

— Non piove più; spruzzola, dicono i toscani.

Dunque: — buona notte! — E s'incamminò impavido per la sua strada, a passo da bersagliere.

Ma Boldrighi ebbe un senso di rimorso e attese.

Pochi istanti dopo si aprì la cateratta; l'acqua precipitò con furia.

— Ceccuti! Aspettate, Ceccuti! — Boldrighi si diè a gridargli dietro, e si mise a inseguirlo con l'impeto di una smania riparatrice.

[pg!78] Correva, il vecchietto, stupito lui stesso di aver le gambe ancora così svelte.

— Fermatevi! Aspettate, Ceccuti! L'ombrello servirà a tutti e due!

Ma l'altro tirava innanzi senza badargli.

Pensava: — Si stancherà, tornerà indietro; e io mi riparerò sotto la Porta Castiglione.

Se non che d'improvviso ebbe un dubbio; un senso di rimorso anche lui. E si voltò.

— Siete matto a correre così, voi? Suderete! vi prenderete un malanno! — urlava.

La compassione lo inchiodava, il buon Ceccuti, ad aspettar sotto lo squasso.

E nell'atto che Boldrighi, il quale non ne poteva più, porgeva l'ombrello all'amico, una raffica rovesciò l'arnese, e nel frangente rimasero a inzupparsi, stretti insieme, come pulcini.

Quasi non bastasse, il tram su cui pure il camminatore impavido si era rassegnato a salire, tardò parecchi minuti, che parvero secoli, e sotto la Porta Castiglione spirava un vento freddo e violento.

Poveri vecchi! Si sentirono gelar il sudore addosso.

***

... Nè la polmonite, che si buscaron tutti e due, doveva lasciar tempo all'uno di cantare una requiem all'altro.

[pg!79]