SCENA III.
FRANCESCO solo. Poi BIANCA.
(girando per la stanza) Vediamo un po'. Non c'è che dire, è proprio quello che ci voleva. Intanto, giacchè ce n'è il tempo, completiamo la persona elegante che abbiamo abbozzata nella stanza di toilette della stazione. (Si pettina, si appunta i baffi, si spolvera, si profuma, si guarda nello specchio. È molto soddisfatto di sè.) Pih! non c'è male. Così, a occhio e croce, sono... non toccherebbe a me il dirlo, ma, via, sono belloccio. (Si picchia alla porta a destra.) È lei! Eppure, non ho provato mai tanta emozione. (Tutto affaccendato e perplesso, va verso la porta e s'accorge d'avere ancora una spazzola in mano.) Uh! la spazzola! (Si confonde, come se nella stanza non trovasse dove mettere la spazzola. Sta per cacciarsela in saccoccia, quindi si decide a posarla sul mobile che è più lontano dalla porta. Infine, delicatissimamente, apre l'uscio.)
(entra.)
(commosso, le prende le due mani con effusione frenata) Ma è proprio vero?... Voi... siete venuta?
(guardando intorno e sforzandosi di sembrare gentile e amorevole verso Francesco) Mi pare di sì.
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(con una certa vanitosa soddisfazione) Sicchè... il vostro contegno durante il viaggio non era una manifestazione d'indifferenza.
(con mal celata timidezza) Oh! tutt'altro!
(fra sè, mentre ella è assorta nella curiosa contemplazione del salotto) Evidentemente, non è una cocotte, è semplicemente una donna leggera.
Che salottino profumato!
Infatti, sì. Vi dispiace il profumo? Vi dispiace di trovarvi qui?
Anzi!...
(sempre insinuante) Volete levarvi il cappello e il mantello?
Ma.... (Continua a guardare attorno.)
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(con languore, seducendola) Coraggio! In fondo, non si tratta che d'aver coraggio....
(risoluta) Oh, non dubitate, ce n'ho del coraggio!
Meno male. Vuol dire che non vi faccio paura. E perchè poi farvi paura? Tanto più che se voi, bella e strana signora, vorrete serbare l'incognito, io, fede di gentiluomo, sarò ben lieto di rispettarlo ciecamente.
Non v'interessa di sapere chi sono io?
So che siete bella, so che siete qui, sola, vicino a me, so che qui vi ha condotta il presentimento di trovare in me l'uomo capace di comprendervi e di amarvi!... Il resto non m'importa. Sedete, sedetemi accanto. (Prendendola per una mano, la conduce sin presso un divano.)
(siede di malavoglia.)
(sedendo anche lui) Parliamo.
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Sì, parlate. (Preoccupata, continua a guardare intorno, poi, levandosi e allontanandosi) Io vi ascolto tanto volentieri.
Se vi allontanate da me, non potrò fare che un soliloquio.
(sforzandosi di essere gentile) Ma io non v'impedisco di seguirmi. (Andando di qua e di là, guarda i muri.)
(tra sè) Veramente, preferirei un tête-à-tête meno peripatetico.
(tra sè, imbizzita) È il laboratorio galante di quel mostro di mio marito. (A Francesco, che è ancora seduto) Vi ho detto che non v'impedisco di seguirmi.
(tra sè) Facciamo a modo suo. (A lei, seguendola) Vi seguo.
(tra sè, tormentandosi) Ed è qui che gli spedivo le mie lettere d'affari!
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Che guardate? che mormorate?
Non ho mai visto un salotto così.
Eppure, non c'è nulla di speciale.
C'è tutto di speciale. Questo non è un salotto... onesto. Le donne che ci hanno lasciato qualche cosa sono innumerevoli!
(tra sè) È gelosa, buon segno! (A lei) Può darsi che questo salotto non sia precisamente mio e che io alloggi qua, così, di passaggio, e che di tutte le donne, di cui voi vedete le tracce, io non ne conosca nessuna. (Tra sè) Bisogna lasciarla nel dubbio.
(esaminando i ritratti) Questo per esempio, è proprio il ritratto d'una ballerina!
(andando a guardare il ritratto) Già!
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(nervosissima) Si vede dall'abito... che non ha. Ed è bellina, la sfacciata!
(tra sè) Non è una donna leggera, è semplicemente una donna bizzarra. (A lei) Non ci badate, cara. (Prendendole una mano) Io non conosco che voi, io non ho che un solo ritratto: il vostro... impresso nel cuore.
(continuando l'analisi, domanda con violenza) E questa, perchè è vestita da uomo?
Mah!... Probabilmente per provare le emozioni dell'altro sesso!
(col tono di chi non si lascia ingannare) Ma è una donna! Oh, se lo è!
(indicando, col gesto, le forme abbondanti della donna fotografata) Perbacco, se lo è!
E c'è una dedica, «Al Carlino dei mio cuore».
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Lo vedete! Il Carlino non sono io.
(sempre cercando e guardando con una mal dissimulata ansia) Oh! uno scarpino! (Mettendolo sotto il muso di Francesco) Questo è uno scarpino. (È una elegante scarpettina da ballo, d'un microscopico piedino femminile.)
(con la convinzione di fare una scoperta) E credo che sia uno scarpino... di donna.
Se fosse d'un uomo, quest'uomo dovrebbe essere un lilliputto!
Vi giuro che non ho nulla di comune con questo scarpino.
(con rabbia) È un ricordo!...
Dei Paesi Bassi!
(guardandone con disgusto la suola) E qui c'è un'altra dedica. Si fa dedicare tutto, questo signore: [pg!115] anche uno scarpino! Che dice? Non si legge bene. (Mostrandolo a Francesco) Leggete voi.
(interpretando) No, non è una dedica: è un versetto biblico o quasi biblico. (Leggendo:) «Il piede sinistro non deve sapere quello che dà il piede destro!»
(irritandosi) E che cosa mai può dare il piede destro?
(con l'analogo movimento d'una gamba, e timidamente) Mio Dio, una pedata.
(scoppiando) Ma è un'indegnità! È un'infamia!
(sodisfatto, tra sè) È gelosa. Come mi ama! (A lei) Calmatevi, via, calmatevi. E non continuate questo increscioso inventario. Non vi sembra che ci sia da fare qualche cosa di meglio? Tutta questa roba non è che tappezzeria.
(sempre più commossa) Ma è di quella tappezzeria che abitua a una vita molle, leggera, sciocca. [pg!116] E chi non è avvezzo a vederla ne sente disgusto, nausea, schifo! (Poi, risoluta) Me ne voglio andare.
(tra sè) Come mi ama! (A lei) Io vi garantisco che potete chetarvi, mia bella e bizzarra incognita. Guardatemi, guardatemi in viso....
(gli volta le spalle, senza badargli punto.)
Brava! Così! Non v'accorgete che sono innocente, e che... sono vostro?
Tutto questo sta bene; ma io me ne voglio andare.
No, rimanete. Astraetevi dall'ambiente che vi circonda.... Riconcentratevi in voi. Anzi, riconcentratevi in me.
(scoprendo sopra una mensola il ritratto di Carlo) Ah, quel ritratto lì....
Ricomincia l'inventario!
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(pigliando il ritratto, e osservandolo con amarezza).... è un ritratto... completamente mascolino!
(tra sè) Quello di Carlo, ora. (A lei) Sì... questa volta, la persona fotografata, benchè sia pur essa vestita da uomo,... non è una donna.
È un mostro.
Mostro mostro, no. Via, bruttino!
Bruttissimo! Uh!... Che muso! (Sempre eccitata, fissando la fotografia) Sì, avete ragione. Voglio restare. (Smette precipitosamente il mantello.) E voglio togliermi perfino....
Perfino?...
Il cappello! (Esegue.)
Non è molto.
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È moltissimo.
(con fatuità) Moltissimo? (Tra sè) È fatta!
Io voglio restare, vi dico! Voglio restare.
Ma sì, ho capito! (Tra sè) Non è una donna bizzarra; è semplicemente un angelo.
(ripone la fotografia di Carlo sulla mensola, quindi va a sedere sul divano, quasi trascinando Francesco con finta dolcezza) Venite, sedete vicino a me.
(inebriato) Oh!
(rialzandosi) Un momento. (Va a pigliare la fotografia di Carlo e la colloca sul mobile più vicino al divano, come per farla presenziare alle sue espansioni. Quindi, torna a sedere.) Io sono qui per voi, soltanto per voi, e mi riconcentro in voi.
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Raccontatemi tutto quello che è avvenuto in poche ore nel vostro cuoricino. Durante il viaggio, voi volevate vincere, volevate soffocare, non è vero?, quel non so che, dal quale vi sentivate presa per la mia persona.
Sicuro!
Ma era destino! Nel momento di separarci, io vi ho data la mia carta, col mio indirizzo....
Ed io subito vi ho dato il mio cuore, senza il mio indirizzo....
Ed ora siete mia.
Vostra.
In mio potere....
In vostro potere....
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E avete fiducia in me?
(come se pensasse per la prima volta a qualche cosa) Se ho fiducia in voi? Aspettate. (Pausa. Lo guarda bene.) Perchè no? Sì, ho fiducia in voi.
(preoccupato e imbarazzato) Ma scusate... che specie di fiducia?
E... scusate, (con furberia e sussiego) quale fiducia voi credete di meritare?
Quella del gentiluomo: (cambiando tono) ma anche quella del....
(a tempo) Fermiamoci qui, fermiamoci a «gentiluomo».
(accendendosi molto) Ma questo gentiluomo ha un cuore che palpita e ha del sangue nelle vene. Questo gentiluomo sa intravvedere tutto un paradiso [pg!121] inaspettato: e, intravvedutolo, non può, non vuole, non deve rinunziarvi. (Eccitato, con intimità) Se questo gentiluomo non picchiasse alla porta di quel paradiso, sarebbe o un ingrato o uno sciocco... (afferrandole le mani) ed io, mia bella, mia adorabile incognita, (sta per abbracciarla con entusiasmo) io picchio!
(alzandosi e dandogli uno schiaffo) E picchio anch'io!
(portando la mano alla guancia) Me ne sono accorto! (Pausa. Poi, tra sè) Non è un angelo, è semplicemente un dragone.
(tra sè, allontanandosi) Se avessi saputo che, venendo in casa di mio marito, non avrei trovato... che il suo ritratto, certo non mi sarei arrischiata a scegliermi per istrumento di vendetta un viaggiatore così intraprendente.
(con solennità) Signora, tutto è finito tra noi due!
E le porte del paradiso?
Mi sono state chiuse sulla faccia con una certa violenza.
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(gentile) Ma io vi offro....
(ansiosamente) Mi offrite...?
Il purgatorio.
Sarebbe?
La mia amicizia. Vi si può entrare senza aver bisogno di picchiare. Basta una buona stretta di mano. (Esegue.)
Vada pel purgatorio! (Borbotta a mezza voce:) Il purgatorio dell'oggi dovrebbe essere il paradiso del domani. Speriamo! (A lei, forte:) Ma, dunque, chi siete?... chi siete?...
(col proposito di non rispondergli) Di grazia, il mio cappello e il mio mantello dove sono?
(tutto affaccendato e confuso) Li cerco.
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(sul tavolinetto, trova, intanto, un piccolo portafogli. Lo prende e mormora:) Un portafoglino femminile! (Lo apre, ne trae una carta di visita e legge:) Fifì Bandinelli. (Tra sè) L'indegno! Ma troverà invece il mio portafogli. (Sostituisce con il suo il portafogli trovato, che conserva.) Provi un po' quel che ho provato io. E mi servirà anche di pretesto per tornare! (A Francesco, che ha cercato e preso il mantello e il cappello) Il mio mantello, il mio cappello, subito....
Sono qui. (Aiutandola a mettere l'uno e l'altro) Ecco quello che io mi domando. Chi siete? Un enigma? Un rebus? Una sciarada?
Appunto. Una sciarada. Una sciarada che potete offrire all'acume di... tutti i vostri amici: il primo ama, il secondo perdona, l'intero ritorna.
È una sciarada a premio?
Chi sa! Dipende dallo scioglitore. A rivederci....
Permettete che v'accompagni sino alla porta del cortile? Siete venuta, è vero, di nascosto; ma potete andarvene, ahimè, palesemente.
[pg!124]
Il vostro braccio.
Un momentino. (Corre a spalancare la finestra.)
Fate bene ad aprire la finestra.
Perchè?
Perchè, in questo salotto destinato alle conquiste, dopo il nostro abboccamento, c'era bisogno di rinnovare un po' l'aria.
(tornando a lei) Il mio braccio è ai vostri ordini.
(accettando) Mi dispiace, per altro, d'incomodarvi. Dovete essere molto stanco....
(sulla soglia) Veramente, non c'è di che!
[pg!125]