SCENA V.
BIANCA, FRANCESCO, CARLO.
(di fuori) Sono io, sono io: la vostra incognita.
(rivolgendosi a Carlo) Lei.
Lei!
(di fuori) Debbo aver dimenticato il mio portafogli.
(a Carlo) È un pretesto per ritornare da me. (A Bianca) Sì, sì, grazie, grazie! capisco! Ma ora, mia adorabile incognita, non sono solo. È qui con me un mio amico. Voi conoscete la mia discrezione, e debbo rassegnarmi a non aprirvi le porte di quel paradiso che sapete. (Tossisce per farsi capire.)
(tra sè) Te lo do io il paradiso.
(di fuori) Ma come si chiama il vostro amico?
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(subito) Si chiama Carlo Tebaldi.
Sicuro, si chiama Carlo Tebaldi.
(di fuori) Allora, non m'importa. Questo signore non lo conosco e non mi conosce. Non temo di essere compromessa. Aprite.
(tra sè) Quale imprudenza! Andate poi a dire che questa donna non mi ama. (Apre.)
(entra.)
(le prende ambo le mani.)
(si scambiano occhiate di rabbia.)
(all'orecchio di Bianca, con mellifluità) Io non so se voi abbiate lasciato davvero qui il vostro portafogli, ma, in ogni caso, per giustificare la vostra venuta, io fingerò di cercarlo.
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(nervosa e frettolosa) Più tardi. Per ora, vi prego, fate la presentazione.
Vi presento il mio intimo amico: Carlo Tebaldi, giovane ammogliato, che è....
(interrompendolo stizzosamente)... celibe.
Un ammogliato celibe è un bel fatto!
Ah! celibe?
(aspettando il compimento della presentazione, a Francesco) E la signora?
La signora... (Facendo dei cenni a Bianca, come per domandarle che cosa debba dire) Come devo?...
Quanto al cognome, non vi date pena. Quello che porto è un po'... discreditato. E quanto al nome, datemene uno a piacere.
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Celeste!!
Bianca.
Sì, preferisco Bianca.
Vada per Bianca.
Ragazza? maritata? vedova?
Così così.
Ma non le pare che ci siamo conosciuti un'altra volta,... non so dove?
(tra sè) Diamine, diamine!
(fingendo di ricordarsi) No... a me non pare: anzi, certamente no.
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Ah, è vero: quella lì era un'altra. Un po' di rassomiglianza nei lineamenti, nel portamento, nella voce; ma poi, nel resto, tutta diversa.
(tra sè) Meno male. (Forte) Intanto, cerchiamo questo portafogli.
(avvicinandosi a Bianca) Ma credo d'averlo trovato io.
(soddisfatta) Ah?
È stato dimenticato proprio qui. (Mostrandolo) È questo?
Precisamente. Sa, in certi momenti, quando la testa gira....
Cara!
Ognuno può disperdere....
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Un portafogli compromettente. E quando la testa non gira, ognuno può ritrovarlo.
Tanto vero, che io, quando la testa non girava, ne ho ritrovato uno, con cui, senza volere, ho scambiato il mio.
(seguendo ingenuamente la conversazione) Oh, vedete che combinazione!
Davvero?
(mostrandolo) Eccolo.
(tra sè, seccato) Il portafogli di Fifì!
Non si turbi. Il documento più importante contenuto in questo portafogli non è che qualche biglietto di visita d'una donna. La donna dei suoi pensieri, forse?
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(punto) No. (Con stizza) Semplicemente una donna da avventure.
(atteggiandosi a ingenua) In verità, non capisco...
(piano a Carlo, tirandolo per la giacca) Bada a quello che dici!
(a Bianca) Non capisce? È giusto. Mi spiegherò: le donnine da avventure... sono, come si direbbe in gergo commerciale, degli articoli a buon mercato. Ce n'è per tutti i gusti. Io, per esempio, vivo qui, a Roma, solo, annoiato; ed ecco che mi procuro una donnina che mi serva da antidoto alla noia: articolo per salottino da scapolo. Al mio amico, invece, piace di viaggiare, ed egli, naturalmente, si procura degli articoli da viaggio.
(scattando) Ma questo è troppo!
Carlo!
(a Bianca) Non le va?
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(a Carlo) Tu sei un insolente! (A Bianca, cercando di rimediare) Non gli date retta. Il mio amico si compiace di mostrarsi più cinico di quanto veramente non sia. E voi, che siete, soprattutto, una donna di spirito, vorrete perdonarlo.
(disinvolta) Di che? Perchè? Un salottino come questo non mi dà il diritto di pretendere un'accoglienza diversa da quella concessa alle ballerine, che ne illustrano le pareti. Del resto, un salottino di tal genere, se non garantisce il rispetto, garantisce in compenso il mistero. E l'animo mio fu profetico. (A Francesco) Difatti, ricordate voi che durante il viaggio io... vi amavo, è vero, ma vi amavo... senza farvene accorgere?
Verissimo.
E dite. (Richiamando su questo particolare l'attenzione di Carlo) Quand'è che mi risolvetti ad amarvi diversamente?
Quando vi diedi il mio nome e il mio indirizzo.
L'indirizzo di questa casa....
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(gioendo, tra sè) Ora comincio a capire.
Ebbene... gli è che, profeticamente, io rinunziavo al rispetto (sempre sottolineando) e mi accaparravo il mistero!
Cara, cara, cara! (Tra sè) Andate poi a dire che questa donna non mi ama!
(tra sè) Ho torto io.
(a Carlo) A proposito: lei signor... signor Tebaldi, vuole riprendere il portafogli della sua... della sua... come ho da dire?
Me lo dia pure, ma non dica nulla: direbbe certamente una malignità.
Glielo restituisco immacolato. Badi: è vuoto, perfettamente vuoto! e forse, (con intenzione maliziosa) è stato qui dimenticato... non senza uno scopo.
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Ed ecco il suo. Non è vuoto, ma credo che nemmeno esso sia stato qui dimenticato... senza una scopo.
(Si scambiano i portafogli con esagerata e ostentata gentilezza; quindi, di scatto, si allontanano l'uno dall'altra con violenza e sgarbo.)
(tra sè) Antipatia reciproca. Meglio così!
(forte) Chi è che batte?