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Un segreto, vol. 1 cover

Un segreto, vol. 1

Chapter 16: XV.
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About This Book

The narrative unfolds through letters and travel episodes exchanged by two friends: one anchored at home and tormented by a restless, newly awakened ardor and a concealed longing, the other moving through southern France and the Pyrenees and reporting delays, diversions, and impressions. The epistolary form alternates intimate introspection and romantic uncertainty with vivid travel description, tracing themes of solitude, friendship, desire, and nervous doubt. Episodic and reflective, the work balances sentimental meditation and scenic reportage while gradually disclosing an emotional secret that reshapes the correspondents' feelings and expectations.

XV.

Quella notte Silvio non dormì; l'immagine di Carlotta gli era sempre in mente, pallida, muta, inesorabile come fantasma.

Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran passi per la camera; ma inutilmente; quel pensiero importuno lo seguiva dovunque.

Nel suo delirio si fece cento volte alle vetrate delle finestre, sperando di vedere spuntare il giorno.

— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse l'ultima!

Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza sul suo letto; si sentiva premere la fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia non trovò sonno. A poco a poco la luce ridestò la vita nella città; rumore di carri e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene nella via, ma non un raggio di sole.

Silvio non poneva mente a nulla; cogli occhi socchiusi, vaneggiava fra le chimere di un assopimento fantastico. Egli sognava e pensava; il sonno e la veglia alternavano bizzarramente le loro immagini. Questo stato durò qualche ora.

Quando Silvio si scosse era assai tardi. Levò il capo, e si guardò intorno come istupidito.

Poco dopo si accostò come un automa alla finestra, e guardò sulla via, poi al cielo, un cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. Aprì un antico forziere, e ne trasse alcune valigie di cuoio che gettò nel mezzo della stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e cacciò ogni cosa alla rinfusa in quelle valigie. Questa occupazione non richiese gran tempo.

— La Spagna è un paese d'avventure — disse a voce alta come se qualcuno fosse testimonio della sua millanteria — vedrò le sue donne e i suoi puledri.

Il suono della sua voce gli cagionò una specie di terrore; ammutolì.

— Eugenio è un buon amico — aggiunse poco dopo a voce sommessa.

In quel punto un raggio di sole uscì dalle nuvole, e illuminò d'una tinta di porpora le pareti della camera.

— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or via, le mie valigie sono pronte, non mi rimane che salutare i pochi amici...

I pochi amici erano veramente pochi, e si riducevano a tre o quattro antichi compagni d'orgia che egli aveva dimenticato da un pezzo, e che rammentava tanto per far numero, e al signor Verni. La curiosità più che l'amicizia lo richiamava in quella casa; e più ancora il bisogno di uscire da ogni incertezza, e forse la speranza di riacquistare una fede perduta.

— Porterò meco il disprezzo, ovvero la memoria incontaminata di Carlotta.

Il suo cuore aggiungeva in segreto: «la rivedrò ancora una volta.»