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Un segreto, vol. 2 cover

Un segreto, vol. 2

Chapter 16: XLV.
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About This Book

A continuing romantic episode traces Silvio's obsessive affection for Carlotta after she cares for him following an injury. He composes a passionate letter confessing love, sends it, then falls ill with fever while awaiting her reply. His attendant Giovanni conveys that the message was delivered, but later returns the letters to Silvio, amplifying his humiliation and despair. The narrative focuses on Silvio's inner turmoil, alternating between fevered fantasy, remorse, and measured epistolary attempts to reconcile gratitude, pride, and hope in the face of apparent indifference.

XLV.

Ponete — e non sarete lontani dal vero — che Silvio dopo questa lettera si sia lusingato per un quarto d'ora, e abbia numerato nell'inquietudine le lunghe ore della giornata; ponete che due ore prima del tramonto abbia udito una prima volta il fruscio delle vesti di Carlotta, e poi ancora cento altre volte, e che cento volte abbia teso l'orecchio col cuore agitato, e cento troncato le sue speranze con un sospiro; ponete che alla centesima un passo, un vero passo, si sia arrestato alla porta, e una mano abbia fatto girare la maniglia, e poi dite se il signor W**, medico chirurgo di Gossau, potesse giungere opportuno.

Opportuno o no, era proprio lui.

Silvio si lasciò sfuggire un'esclamazione di sorpresa. Non so che vi possa essere di gradevole nella visita di un medico; ad ogni modo fosse gradevole o sgradevole la sorpresa — e pare che dovesse essere l'una o l'altra, non avendo mai udito dire che vi siano sorprese d'altra natura — il signor W** non se ne avvide, o mostrò non avvedersene.

Egli entrò col solito passo saltellante, colla faccia agro-dolce, si accostò al capezzale col solito sorriso, e interrogò l'ammalato col solito accento melato.

— Il signor Silvio si sentiva bene?

«Il signor Silvio si sentiva bene.»

— Non aveva avuto più febbre?

«Il signor Silvio credeva di non averne più avuto.»

Erano le solite domande, e le solito risposte svogliate.

Poi il signor W** volle vedere la lingua del signor Silvio, e la lingua del signor Silvio si compiacque d'arrendersi all'invito.

— Benissimo.

Si passò all'esame del polso, che era regolato come un cronometro di Ginevra, e il cronometro di Ginevra del signor W**, medico e chirurgo di Gossau, era lì a farne fede.

— Benissimo.

Questa seconda approvazione tolse Silvio alla sua svogliatezza; una vaga paura s'impossessò di lui, e i suoi occhi si spalancarono ad un tratto.

— Appetito? domandò il medico.

Silvio, che aveva mangiato due ore prima, in quel punto non si sentiva gran fatto disposto a ricominciare, e credette bene di non mentire rispondendo negativamente.

— Avete provato a levarvi di letto?

— Non ho voluto arrischiarmi, balbettò Silvio.

— Non avreste corso pericolo... Voi dovete essere forte... Non vi pare di sentirvi forte?...

— Infatti... sarà come voi dite.

— Bisognerà provare.

— Senza dubbio... pure... nel sollevarmi sui guanciali, sento dei dolori...

— L'inerzia, appunto l'inerzia. Una lunga passeggiata vi guarirà affatto.

— Lunga voi dite?

— Volevate partire, se non erro; e ve l'ho impedito; oggi ve lo consiglio; il moto vi farà bene.

Silvio volle sottrarsi con qualche pretesto a questa sentenza, ma senti il rossore salirgli alle guancie, e tacque.

Pochi minuti dopo egli era un'altra volta solo; un'ora dopo le ombre bigie del tramonto incominciavano ad affollarsi intorno al suo letto, ed egli era ancora solo.

Carlotta non era venuta.