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Un segreto, vol. 2 cover

Un segreto, vol. 2

Chapter 49: LXXVII.
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About This Book

A continuing romantic episode traces Silvio's obsessive affection for Carlotta after she cares for him following an injury. He composes a passionate letter confessing love, sends it, then falls ill with fever while awaiting her reply. His attendant Giovanni conveys that the message was delivered, but later returns the letters to Silvio, amplifying his humiliation and despair. The narrative focuses on Silvio's inner turmoil, alternating between fevered fantasy, remorse, and measured epistolary attempts to reconcile gratitude, pride, and hope in the face of apparent indifference.

LXXVII.

«Verso l'alba lo spasimo della sua ferita parve quetato; la stanchezza della veglia mi costrinse al sonno; appoggiai la testa al capezzale e m'addormentai.

Sognai; io non rammento più quel che sognai; sogni incomposti, agitati; v'era nel mio assopimento una specie di oppressione, un'idea paurosa, indefinita, che si mesceva ad ogni fantasma.

Ignoro quanto durasse quello stato; all'improvviso parve che l'orizzonte s'illuminasse ai miei occhi; tutte le cose oscure diventarono chiare, le paure si diradarono, i misteri ebbero delle rivelazioni... non era più sola in quello spazio sconfinato; mio marito era meco, bello, sereno, affettuoso: la sua voce aveva l'incanto dell'usignuolo, i suoi occhi la luce delle stelle. Le stelle erano in alto, più lucenti, più grandi; attraversavamo uno spazio di silenzii e di profumi. I bei fantasmi dorati, le belle chimere, i bei fiori!... Eravamo giunti ad un punto estremo dell'orizzonte; al di là era una luce, una gran luce che abbarbagliava la mia vista. Ci arrestammo. Antonio mi guardò, mi disse addio, mi strinse la destra... Sentii un fremito corrermi per le vene... Egli mi additò l'opposto limite dell'orizzonte... guardai, e vidi la camera dell'albergo dove io mi era addormentata, vidi il letto, il corpo di mio marito, il mio corpo, immobili entrambi.... Rimasi sola, gridai...

Mi risvegliai di soprassalto. Mi guardai intorno paurosa, era giorno chiaro; sentii la mano di Antonio nella mia, ma fredda, rigida... Mi levai d'un balzo, chinai il mio capo sulla sua faccia. Aveva gli occhi aperti, mi guardava con uno sguardo vitreo, immobile; le labbra semiaperte mi sorridevano un sorriso ineffabile.

Un orrendo pensiero mi balenò alla mente. Smaniosa, fuor di me stessa, lo chiamai a nome, lo scossi; egli non mi rispose....»