ATTO TERZO
Camera raccolta, modesta e pulita, senza tappeti, senza tappezzerie. Qualche poltrona di tela-pelle, altre suppellettili vecchie ma decenti. Una porta in fondo, una laterale. In un cantuccio, un piccolo cavalletto coperto, qualche tela, molti brandelli di stoffa, in disordine. Questo cantuccio è come il frammento d'uno studio di pittura. È sera. Sul davanti, una tavola tonda con un sostegno a tre piedi, coperta da un panno scuro. La tavola è illuminata da un vecchio ed alto lume ad olio con un gran cupolino di tela verde. Il resto della camera, nella penombra.
SCENA I.
Signora RENZI, il signor BRAMBINI, don BARTOLOMEO, MARIO, BEATRICE.
Presso la tavola, giocano a dama la signora Renzi e il signor Brambini. Dall'altra parte della tavola, don Bartolomeo è intento a ricamare un paio di pantofole su un telaietto. Mario ha dinnanzi molti giornali spiegazzati. Ne ha uno in mano e lo legge. Beatrice, seduta presso di lui, ha dinnanzi un cestino da lavoro e nastri e pezzi di mussola, e, ascoltando, cuce.
[pg!240]
Avete giocato?
Sissignora, ho mossa questa pedina.
Ah! va bene. (Giocando) Dama!
State a sentire, dunque: (continuando a leggere a voce alta:) «La polizia, sempre tardi come i carabinieri di Offenbach, accorreva, e i signori Negrotti andavano cercando le tracce del notturno visitatore e andavano constatando le conseguenze della visita. Ma tutto era a posto. Si entrò ansiosi nella camera della signorina Margherita, una fanciulla sui diciassette anni, e la si trovò convulsa e piangente.»
Dio mio, che era accaduto?
(a Brambini che ascolta il racconto invece di giocare) Tocca a voi, capitano.
Ma, quello lì mi stordisce con la sua lettura.
[pg!241]
(continuando:) «La fanciulla, sulle prime disse di avere udito un rumore e d'aver sospettato che un ladro si fosse intromesso in casa. Ma la finestra della camera era aperta; e la poverina, piangendo dirottamente, confessò....» (Impappinandosi per l'imbarazzo, interrompe la lettura.)
«Piangendo dirottamente»?... Che confessò?
Che confessò?
Avanti, avanti.... Andiamo....
(mettendosi subito il giornale in tasca) Niente, niente, don Bartolomeo.
Uhm! Ci avete lasciati sul più bello.
Proprio!
Ma che! Non ne valeva la pena: scempiaggini!
(a Brambini) Benedetto Dio, ora spero che baderete ai casi vostri.
[pg!242]
Aspettate.... Adesso, vi faccio una mossa magistrale, da quel vecchio capitano che sono.
(dando a tenere un lembo di mussola a Mario) Volete?
Sì, volentieri.
(taglia la mussola accuratamente.)
(gettando uno sguardo alla scacchiera) Eh! eh! la vostra tattica, capitano, è quella di quarant'anni fa.
(a Mario, alzandogli la mano) Un po' più su.... Bravo, così. (Poi gli dà a tenere un altro lembo di mussola, per tagliarla.)
(a Bartolomeo, in tono canzonatorio) Che cosa lavorate, don Bartolomeo?
[pg!243]
Un paio di pantofole, a servirvi.
Ebbene, pensate alle vostre pantofole, voi!
Io soffio, mangio e faccio un'altra dama.
Da quel vecchio capitano che siete, vi fate battere, se non vado errato. Veramente, da buon capitano borbonico, dovreste piuttosto capitolare.
(un po' sul serio) Meglio capitolare che tradire, maestro mio.... (Giocando) Faccio anch'io dama.
Troppo tardi!
(a Beatrice, gentilmente) Basta?
(togliendogli di mano la mussola) Sì, basta. Grazie.
[pg!244]
Eh! sì, (riflettendo) troppo tardi...
Siete tardigrado, caro capitano.... Io, già, trattenuto sempre dai miei... sacri doveri di maestro di ballo, non ho mai fatto il soldato e tanto meno il comandante... Ho comandato, al più al più, qualche quadriglia, quando le quadriglie si comandavano... Ora non usa più... e le quadriglie si ballano a memoria... Ma, lasciamo andare... Volevo dire, a proposito della vostra lentezza, che se fossi stato un comandante, un pezzo grosso, insomma, nell'esercito, avrei introdotto nella milizia la scuola di ballo... (Gli altri ridono.) E c'è poco da ridere. Essa rende svelti, leggeri e veloci.
(canzonando) Scommetto che avreste introdotto nella milizia anche una scuola di ricamo.
E perchè no?... Con l'avvenire non si scherza.... Io, per esempio, ora che non trovo più da lavorare coi piedi — perchè al giorno d'oggi tutti sanno ballare sin dalla nascita — lavoro con le mani.
(vantandosi e facendo l'ultima mossa) Mi dispiace, ma ho vinto io!
[pg!245]
E si capisce!... Mi fanno distrarre maledettamente: quello lì col giornale, quest'altro col ballo e col diavolo che se lo porti!... Ma, adesso, la pace, veh! Una partita seria e mi ci metto di puntiglio.
Sì, sì, il signor don Bartolomeo è pregato di tacere....
(alzandosi) E io, intanto, vado a fare due passi e a fumare un sigaro. (Affettuoso) Voi, Beatrice, non avete più bisogno di me?
Bisogno, no...
(dandole la mano) Allora, permettete?
(graziosamente) Permettiamo.
(a lei) Se non vi ritrovo qui al mio ritorno, vi rivedrò certamente prima che andiate a letto: è vero?
[pg!246]
Ah! la solita cantatina dell'ultim'ora?
Ma stasera la vogliamo allegra, la cantatina.
Vi obbedirò.
Buona sera, capitano. Buona sera, don Bartolomeo. Vi raccomando: zitto, lasciateli giocare. (Alla signora Renzi) Mamma, vuoi che comperi le pasticche per questa notte?
Ma se non ho più tosse.
Sarà sempre meglio averne in casa. Arrivederci, mamma. (Via dal fondo.)
[pg!247]
SCENA II.
Signora RENZI, BRAMBINI, BEATRICE, BARTOLOMEO.
(dopo aver aggiustato le pedine) Ci siamo.
Ci siamo. (Sta per giocare.)
Oh! scusate, la prima mossa spetta a me.
Non gli date quartiere, signora Maria.
(con uno sguardo di rimprovero, a Bartolomeo) Be'?...
[pg!248]
(chiudendosi le labbra con le dita, borbotta.) Vado a sedermi lontano. (Si alza.) Se resto qua, tanto, io mi conosco, alla tentazione di parlare, non ci resisto. (Va a posare il telaietto sopra un piccolo tavolino molto distante dalla tavola. Canticchiando la mazurca del Ballo in maschera, cava di tasca un mozzicone di stearica e lo accende.) Taran, taran, taran, taran, tarèra... (Fa colare un po' di cera sul tavolino, e, sulla cera colata, mette il mozzicone acceso. Indi, ricomincia a lavorare.) Oh! benissimo! Ciascuno per sè e Dio per tutti.... Taran, taran, taran, taran, tarèra... (Pausa) Silenzio generale. (Brontolando:) Il momento è solenne: le sorti della patria sono in pericolo.
(assorto nel gioco) A vele gonfie!
(che, cucendo, si è interessata alla partita e ha guardato la scacchiera dietro le spalle della signora Renzi, avverte a un tratto:) Attenta, attenta, signora Renzi!... Dovete soffiare.
Bella prodezza! Due contro uno!... E tu, birichina, (celiando) ti metti a combattere tuo nonno? Vattene di lì!
Venitevene qua anche voi, signorina Beatrice. Lasciate che il nonno perda tranquillamente quest'altra partita.
E voi possiate perdere la lingua!
[pg!249]
Sì, maestro, ora me ne vengo da voi per non cadere in contravvenzione. (Si alza e, portando seco il lavoro, va a sedere accanto a don Bartolomeo.) Santa pazienza!
Oh! si respira!...
(a Beatrice) Vicino a me, vicino a me. Parliamo un po' di cose gravi.
Cose gravi non ce n'è.
Uhm! (Abbassando la voce) Come va la faccenda?
Quale?
(furbescamente) Quella del cuore.... Il frutto mi sembra maturo: coglietelo a tempo.
(compiaciuta) Non vi comprendo.
[pg!250]
Eh! non tante storie! Che gli volete bene, se ne accorgono anche i muri.
(sospirando) E se pure ciò fosse vero, a che basterebbe?
Andate là. Anche lui c'è entrato, oramai. Vi dico che il frutto è maturo. Io me ne intendo. Bisogna fare in modo che egli si decida, ecco. Volete che, con garbo, glie ne parli io?
Per amor di Dio, non fate questo!
(che, più del capitano, è vicina a Beatrice e a don Bartolomeo, ode qualche parola, e vorrebbe udir meglio.)
Che male ci sarebbe? Anzi! Un amico comune è la persona più adatta a stringere, come suol dirsi, i sacchi.
No, don Bartolomeo, no! no! Io tremo al solo pensarci.
[pg!251]
(alla signora che si distrae per udire) Ma ora siete voi che vi distraete.
(a Beatrice) Tremare! Nientemeno che tremare?
(accalorandosi) Sicuro! Si trema quando si sta per sentire la parola che deve dare tutto o togliere tutto!
(ha udito, ed esclama senza volerlo:) Cara!
Avete detto?
Niente! Giocate.
Io ho giocato e ho fatto dama; ma voi... dove avete la testa?
Via, non vi arrabbiate. (Giocando e parlando piano) Vi dirò poi un'altra volta dove ho la testa, e sono certa che mi assolverete.
[pg!252]
Provvisoriamente, vi mangio due pedine e vado avanti.
(a Bartolomeo) Vi siete ammutolito?
Mi sono ammutolito perchè con voi non c'è mezzo di spiegarsi.... Dovreste intendere che se don Bartolomeo parla, ne ha le sue buone ragioni. (Quasi all'orecchio di lei) Insomma... insomma, stamane, il signor Mario è venuto su, da me, a farsi prestare, com'egli ha detto, un po' di sole per mettere non so che tinte a un suo bozzetto. Quaggiù, poveraccio, al primo piano, egli non ha altro sole che quello che gli mandate voi dalla finestrella dirimpetto....
(abbassa gli occhi e il capo, arrossendo.)
Inutile arrossire, adesso: rossore sprecato! Egli, dunque, è venuto da me, e mentre imbrattava una tela, io ho cominciato a stuzzicarlo: — «Signor Mario, se allo stesso piano vostro non abitassero quei due occhi che sapete, io vi proporrei uno scambio di case. Tanto, io, del sole non so che farmene, e, [pg!253] quanto a ballare e a ricamar pantofole, so farlo anche all'oscuro.»
(ascoltando acutamente) E lui?
Lui: — «Non vi preoccupate, don Bartolomeo: quelli lì, vicini o lontani, nessuno me li porta via.»
Ah?
«E se io, signor Mario, volessi farvi la concorrenza?» — scherzavo, capite?
Capisco!
Per tutta risposta mi ha azzeccata una pennellata di biacca sul naso. (Si tocca il naso come per constatare il fatto.)
(giocando) Povera Signora Maria, è bell'e spacciata!
[pg!254]
Ma io gli ho detto: — «Ohè, badate, giovinotto, di non far troppo il gradasso. Io ho un vantaggio su voi.» «Quale?» — m'ha domandato. Ed io, subito: «Le ragazze cercano il marito! il marito!, e appunto io, (eccitandosi) mi voglio ammogliare.»
Bravo! E lui? lui?
Lui mi si è accostato affettuosamente e mi ha fatto: «Vecchio volpone, so che mi siete affezionato e m'accorgo che volete scandagliarmi a fin di bene.» E, con la voce un po' commossa, m'ha soggiunto: «Don Bartolomeo, gli uomini non sentono veramente il bisogno di prender moglie che quando hanno trovata la donna che amano forse non più delle altre, ma... meglio delle altre.»
(ansiosissima) E allora?
(emozionato) Allora, s'intende, io ho arrischiata la domanda decisiva: «E voi — gli ho detto — l'avete trovata, questa donna?»
(inebriandosi del gioco) Caricat'arm!
[pg!255]
(perplessa) Che ha risposto?
(mal riuscendo a frenare la voce vibrante di tenerezza) Perbacco, signorina Beatrice, la sua bocca ha taciuto, ma i suoi occhi, per quanto è vero Dio, m'hanno detto di sì!
(levando un po' la voce nello slancio della gioia) Ah, don Bartolomeo, vi abbraccerei!
(ha udito le ultime parole di don Bartolomeo, e, presa da una gioconda commozione, prorompendo simultaneamente allo slancio di Beatrice, esclama:) Ma sì, ho perduto, capitano, ho perduto.... Mangiatevi quest'altre pedine, e non se ne parli più! (Alzandosi e ridendo) Ah! ah! ah! Che battaglia! Che battaglia!
Che trionfo!
Sì, che trionfo! (Cambiando tono, a Don Bartolomeo) E voi, maestro, che avete borbottato sinora? [pg!256] Che avete fatto da meritare — almeno, così m'è parso d'udire — il desiderio d'un abbraccio?
Che ho fatto? Un bel mestiere, signora Maria, un bel mestiere!
Beatrice, che ora è?
(guarda il suo orologetto.)
(piano alla signora Renzi) Le ho parlato d'amore...
(avvicinandosi a Brambini) Nonno, sono le nove e mezzo. (Resta presso di lui, aggiustandogli il soprabito.)
(in disparte, a don Bartolomeo, celiando) Le avete parlato d'amore! Con quel viso e con quegli anni?
(tristemente) Eppure, il cuore non domanda permesso al viso nè agli anni quando vuole voler bene... [pg!257] Ah, signora Maria, quante cose ridicole sono molto serie!...
(stringendogli la mano) Siete un brav'uomo!
Sicchè, io vi lascio.
Per me è ora canonica, e vi lascio anch'io. (Prende con una mano il telaietto e con l'altra la candela accesa.)
Di già?
Eh! stasera si lavora perchè siamo alla fine del mese.... Da trent'anni che sono amministratore del marchese Bonaldi, non ho mai cominciato un mese senza chiudere i conti di quello precedente.
(in un tono di declamazione umoristica) E, riconoscendo i vostri meriti, il marchese Bonaldi, un giorno o l'altro, vi otterrà dal vostro ex re la promozione a... generale borbonico.... al riposo!1.
[pg!258]
Mi meraviglio che, come maestro di ballo, non siate ancora neppure commendatore!
Nonno, vorrei restare un pochino a far compagnia alla signora Renzi.
Resta, se vuoi.
(alla signora Renzi, salutando) Signora mia, buona notte! (A Beatrice) Signorina Beatrice,... cantatina allegrissima, stasera! Io, lassù, non la sento; ma, tanto, (mostrando la candela) mi rassegno anche a questo.
Buona notte! buona notte!
Buon lavoro, capitano!... Arrivederci, don Bartolomeo.
[pg!259]
(presso la porta, caricatamente) Passi, generale...
Prego, commendatore.... Prima lei.
(passando altezzosamente) Grazie!
(Brambini e don Bartolomeo vanno via, e la signora Renzi e Beatrice li accompagnano sino alla porta che s'apre sul pianerottolo, continuando a scambiar con essi saluti e celie.)
SCENA III.
Signora RENZI e BEATRICE.
(chiudendo la porta, quasi tra sè) Buone persone! (Va a sedersi su una poltrona distante dalla tavola.) Che ti diceva don Bartolomeo?
(imbarazzata) Mi raccontava... degli aneddoti.
(affettuosamente) Bugia!
[pg!260]
(vergognandosi) Avete, dunque, udito.... (Si nasconde il viso tra le mani.)
(interrompendola) Nulla di cui tu debba arrossire dinanzi a me. Bambina! È tanto tempo che il mio pensiero e il tuo s'incontrano nello stesso voto, ed è tanto tempo che io sono la tua migliore alleata.... Vieni, vieni qui, povero angelo!...
(va a inginocchiarsi accanto a lei, infantilmente.)
(carezzandola) Non temere.... Il nostro sogno, ne ho fede, si realizzerà. Vedrai. Già, Mario, a poco a poco, è diventato un altro.... Da quando ritornò da quel piccolo viaggio misterioso — ti ricordi? — l'ho visto sempre più dolce, sempre più sereno, e da qualche mese — oh! io lo comprendo meglio che non possa comprendersi egli stesso — da qualche mese non pensa che a te. E come ci pensa! Ma nè io nè tu gli additeremo la via della felicità. Egli la troverà da sè. La sua natura va verso il bene soltanto se è libera d'andare dove vuole. Nessuna esortazione, nessun consiglio. Sul suo spirito non si può influire che tacendo e aspettando. Io non gli ho mai espressi i miei desiderii, egli ha finito sempre col soddisfarli.
[pg!261]
(dolcemente) Io v'imiterò, signora.
E sarà egli stesso che verrà a te; sarà egli stesso che si sentirà attratto da ciò che è ancora il meglio che si possa fare su questo mondo: vivere onestamente con la persona che si ama e da cui si è amati. Perchè... tu l'ami molto, non è vero?
(con grande soavità) Tanto!... Tanto!
(abbracciandola e baciandola con affettuosità profonda) Che tu sii benedetta, figlia mia! (Restano abbracciate, commosse. Indi la signora Renzi abbandona, lentamente, il capo sulla spalliera.)
(alzandosi e rimettendosi dall'emozione) Siete un poco stanca?
(sbadigliando) Non ancora. Adesso che ho fatta la pace con la buona salute, non mi stanco più così presto. Ringiovanisco, sai.
Allora, volete che vi legga una pagina del vostro libro favorito?
[pg!262]
No, Beatrice. Ho la mente piena di cose belle. Per questa sera non voglio metterci dentro più nulla: sto tanto bene così! Piuttosto, (sbadigliando) bella mia, mi fai il piacere di rassettare un poco lassù. (Indica la tavola — Il tappeto è sconvolto e ingombro di pedine, di mussola, di tela a brandelli, di giornali gualciti e del lavoro di Beatrice.)
Subito. (Va a rassettare.) Uh! che disordine! Ma qui si vede che la maggior colpevole sono stata io. Che cenciaiola! (Ripone nella cesta i brandelli e nei cassettini della scacchiera le pedine.) Rimettiamo nel quartiere i soldati con cui il nonno deve vincere le battaglie.... Suona la ritirata: a letto, a letto. Bravi, così! — Ed ecco i giornali del signor Mario. (Li piega.) Quello lì che contiene la strana storiella... lo ha conservato lui. (Ricordando) Povera ragazza: chissà che cosa le era accaduto! Il signor Mario ha detto che non valeva la pena di saperlo.... Pure, sarei curiosa.... Signora Renzi, ci avete capito niente, voi?
(a poco a poco si è addormentata.)
(Pausa) Dorme. (Ripiglia un giornale e lo appiccica con uno spillo al paralume, affinchè la luce non importuni la dormiente. — Si ode picchiare.) Eccolo. (Apre.)
[pg!263]
SCENA IV.
CLELIA, BEATRICE, Signora RENZI.
(indossa una povera veste grigia, e ha il capo avvolto in uno scialle. Resta di là dalla soglia. Ha la voce umile e tremante.) Vorrei parlare alla signora Renzi.
È lì che dorme. Adesso è tardi. Non potrebbe favorire domani?
(guardando Beatrice con intensità intuitiva) Domani? Si, ma alla stessa ora, perchè, veda, signorina, ho un bambino lassù, alla locanda, e non posso allontanarmene che quando una buona donna — un'operaia che è occupata tutto il giorno — viene a sostituirmi presso la culla. Se non le dispiace, aspetterò che la signora Renzi si svegli!
(fa un gesto di non sincera condiscendenza.)
(si avanza un poco.)
(in sogno, mormora:) Beatrice....
[pg!264]
(con mitezza estrema) Mi pare che si stia svegliando....
(guardando la signora Renzi) No. Credo che parli in sogno.
(mormora ancora:) Mario.... Figli miei....
(trasalisce.)
Sì, parla in sogno....
(come in un sussulto di gioia, si sveglia) Beatrice... dove sei?
Eccomi....
(si ritrae.)
[pg!265]
C'è qui una donna che desidera parlarvi.
Dov'è? (Voltandosi e, vedendo Clelia, ne ha un'impressione quasi di paura) Che!
(sempre mite) Mi conoscete?
Vi conosco. (Si alza.)
Supponevo, pur troppo, d'essere da voi conosciuta di nome, ma....
(di scatto) Oh! come credevate che io avessi potuto non vedervi mai? E poi.... (Non continua, per la presenza di Beatrice, di cui si preoccupa.) Beatrice, non trattenerti più a lungo.... Vattene dal nonno.
(piano alla Signora) Voi siete così turbata....
[pg!266]
T'inganni....
Ma questa donna?
È... la figliuola d'un amico del mio povero marito.... M'avevano detto che era morta... ed è naturale che il vederla m'abbia un po' scossa.... Vattene, dunque, senza preoccupazione; vattene.
(mal volentieri) Vado.... Buona notte. (Allontanandosi saluta col capo Clelia. — Si guardano scambievolmente con penosa curiosità. — Beatrice esce.)
(segue Beatrice sino alla soglia; poi, quando sta per chiudere la porta, si ferma, udendo che Mario sale le scale e che zufola.)
SCENA V.
MARIO, CLELIA, Signora RENZI.
(dalle scale, gaio) Signorina Beatrice, salutiamoci, almeno.
(La signora Renzi e Clelia si scuotono e si scambiano un'occhiata.)
[pg!267]
(la cui voce lontana si sente appena) Ero distratta, signor Mario. Vi pare....
(le sue parole si odono più da vicino) Va bene, vi perdoniamo.... Ma, cantatina allegra! (Ridendo) Ah! ah! ah! (Entra. Vedendo Clelia, ne ha come un senso di meraviglia e di terrore) Voi! (Indi, senza troppa durezza) Che fate qui? Che volete in casa di mia madre?
(a un tempo timida, supplichevole e altera) Lo so che una par mia non ha il diritto di metterci il piede; ma io ci sono entrata come si entra in chiesa — devotamente — per implorare una grazia.... Io speravo, e spero, di ottenerla da lei, da vostra madre, questa grazia.
(offesa) Da me quale grazia volete ottenere?
(senza avere il coraggio di dir subito la ragione della sua visita).... Che rendiate meno aspro verso di me... l'animo del vostro Mario.
[pg!268]
(le volta le spalle, avviandosi — quasi fuggendo — verso la porta a destra.)
Restate, signora, ve ne scongiuro: io ho bisogno del vostro appoggio, e, per quanto ciò vi possa sembrare strano, io sento che me lo concederete.
(meravigliata) Il mio appoggio?!
Ma voi non sapete ancora che cosa debbo dire a vostro figlio.... Restate, signora, ascoltatemi.
No, no, no....
(severo) Lasciate stare mia madre. Vi ascolterò io.
(abbassa gli occhi mortificata.)
[pg!269]
(con maggiore gentilezza) Vi ascolterò io.
(rivolge a Mario un lungo sguardo in cui è un'interrogazione e un ammonimento, ed esce a destra.)
SCENA VI.
CLELIA e MARIO.
(animata da un repentino coraggio, come se a un tratto avesse la coscienza d'un diritto) Ebbene, mi ascolterai tu! Avevo osato di venire in casa di tua madre e avevo chiesto di parlare a lei perchè, nonostante l'orrore che... in altri tempi... ho potuto destare in quella onesta signora, io adesso dovevo contare più sulla bontà del cuor suo che sulla sprezzante indifferenza del tuo. Sono dieci mesi, Mario, che ti chiamo, che ti cerco inutilmente; sono dieci lunghi terribili mesi che ti nascondi a me, che mi fuggi come se io fossi una femmina infame!
(freddo, ma in tono amichevole) Una volta che io avevo deciso di finirla, sarebbe stata un'imprudenza [pg!270] il rivederti. Quella sera,... la sera della tua festa... uscendo dalla casa dove quel Carsanti era il tuo signore, giurai di non entrarvi mai più. Il giorno dopo, potetti raggranellare un po' di denaro, affidai mia madre... a una giovinetta, a una nostra vicina, e partii, partii per non aver sùbito la tentazione di ritornare a te. Più tardi, quando fui obbligato a riunirmi con mia madre, resistetti alla tentazione. Me ne tormentai, non lo nego, ma vinsi, e mantenni il giuramento pel bene di tutti.
Pel mio bene anche!?
Sì. Ti lasciavo finalmente libera... libera di disporre, come meglio ti piacesse, della tua vita.
(scrollando il capo e sforzandosi di serbarsi tranquilla) Ma... tu sapevi che m'ero fatta scacciare da quell'uomo proprio la sera in cui ti vidi per l'ultima volta, senza sospettare menomamente il tuo abbandono. Di': tu lo sapevi:... io te l'avevo scritto.
(calmo) Me l'avevi scritto: lo sapevo.
E tu sapevi pure la ragione... la ragione per cui m'ero fatta scacciare. Io te l'avevo scritta.
[pg!271]
(paziente) Me l'avevi scritta; ma io non t'avevo creduta.
Avrei dovuto, dunque, quella sera stessa, dopo la scena disgustevole, piombarti addosso come se avessi preteso qualche cosa da te, come se avessi voluto vantarmi del mio eroismo, come se avessi voluto chiedertene il premio?... È questo, forse, che avrei dovuto fare?
Sarebbe stato inutile: non ti avrei creduta.
(rabbrividendo) Mario!... io ti comprendo: tu rispondi così per prepararmi a uno scetticismo anche più crudele. Tu hai già capito, non è vero?, perchè io abbia risoluto di bussare alla tua porta; tu hai già capito che io non sono tanto sciocca da voler tentare la riconquista del tuo cuore; Mario (afferrandogli le mani) tu lo hai già capito: io vengo a parlarti soltanto di nostro figlio!
(stringendosi nelle spalle, crudelmente) Nostro!
(con uno sforzo d'amarezza) Ah! l'avevo preveduto!
[pg!272]
(Pausa. Con sforzo di pazienza) Insomma, Clelia, cerchiamo di abbreviare questo colloquio increscioso. Riassumi le tue idee, e dimmi con calma: da me tu che pretendi?
(Il dialogo diventa man mano concitato, febbrile, incalzante.)
Nulla pretendo. Io desidero, innanzi tutto, di convincerti che il mio bambino è tuo.
Non puoi convincermene.
Ma perchè non posso? Perchè? Pensaci bene, Mario: la nostra relazione non è rotta che da dieci mesi, e precisamente domani saranno passati due mesi — m'intendi? — da che il bambino m'è nato. Se anche tu, cinicamente, volessi fingere d'ignorare, se anche ignorassi davvero la miseria squallida che da quando mi lasciasti io ho preferito a ogni risorsa losca, a ogni mezzo consigliatomi dalla mia trista esperienza, a ogni utile transazione, non potresti negare ciò che le date, innegabili, ti accertano.
Le date sono contro di te.
[pg!273]
Come!
Sino a dieci mesi fa, tu eri amante mia e di Carsanti.
Amante di lui, no!
Evvia!
Tu ricordi in che modo esclusivo io ti amavo.
Chiacchiere!...
Tu ricordi la singolarità della mia esistenza....
Chiacchiere che hanno fatto il loro tempo!
Eppure, ti è noto che se non avessi fidato nella rassegnazione di quell'uomo strano e vanitoso, io [pg!274] non mi sarei mai legata a lui dopo di averti conosciuto.
A me è noto solamente che a lui ti legasti.
Ma con quali speranze?!
Speranze inverosimili!
È vero....
Ne convieni.
Ne convengo perchè, difatti, ebbi a persuadermi che m'ero illusa....
E allora, che mi vai affastellando? Questa tale illusione svanì proprio quando diventasti veramente sua.
[pg!275]
Ma appunto per non diventare veramente sua io mi feci scacciare da lui, di notte, come una serva ladra!
Non ti ho creduta quando me l'hai scritto, non ti credo ora, non ti crederò mai!
(con impeto di disperazione) Io, dunque, debbo rinunziare al sogno di ridare il padre al mio bambino, debbo rinunziare al sogno di assicurargli una guida, un avvenire, un nome?... Dio, Dio mio, aiutatemi voi, aiutatemi voi! (Pausa. Poi, prendendogli dolcemente le braccia, le mani, circondandolo amorosamente) Mario, ho tanto sofferto, e ho sofferto in pace, per mettere al mondo quel piccino che, pensavo, sarebbe stata la continuazione della parte migliore della mia vita. Ero sola, ero malata, accettavo il soccorso offertomi da qualcuna delle mie amiche d'una volta — domandane al dottor Fonseca — e ne arrossivo, mi umiliavo, sì, mi umiliavo; ma da una intima soddisfazione ero animata e confortata... perchè?... perchè sentivo nelle viscere il frutto, il tesoro del nostro amore!
(svincolandosi senza violenza) Clelia....
[pg!276]
No, non aver paura.... Non saprei più sedurti... Sono diventata un cencio.... E non attraverso la mia persona ammiserita tu devi beneficare quel poverino.... No... la mia persona esiste già così poco e non vale più niente e non spera e non esige niente per sè, ed è disposta a ogni sacrifizio purchè egli sia salvato e salvato da te.
(dibattendosi tra due sentimenti opposti) Clelia, non parlarmi con tanta dolcezza....
E tu non forzare al cinismo la tua natura nobile.... Essa, me ne accorgo, non mi accusa di menzogna.... Mario, Mario mio, lasciati commuovere... cedi alla tua indole... liberami da queste pene atroci... dimmi che salverai il mio angelo, che lo accoglierai, che lo assisterai, che gli vorrai bene... che gli sarai padre. (Lo guarda ansiosamente e angosciosamente negli occhi.)
(che s'era commosso, torna ora ad avere sul viso l'espressione del fastidio e della rigidezza crudele.) No, no, non voglio, non posso!
(se ne sente schiacciata.) Ah!
[pg!277]
SCENA VII.
Signora RENZI, MARIO e CLELIA.
(alle ultime parole di Mario comparisce, gravemente, nel vano della porta) Mario!
(simultaneamente)
Mamma....
Signora....
Io non so essere giudice fra voi due: sono una borghesuccia abituata alla vita casalinga; ma, fra tante cose che avete dette, una sola cosa m'è sembrata semplice ed importante: — c'è un innocente da salvare. (A Mario) Questa donna te ne attribuisce la paternità, e tu non hai fede nella parola di lei. Hai torto? hai ragione? Non monta. Ma io domando a te e ti prego di rispondermi in coscienza: sei tu poi sicuro — bada — sei proprio sicuro di non essere il padre di quel bambino?
(tace.)
Rispondimi.
[pg!278]
... Non ne sono sicuro.
Come vedi, la quistione, per un uomo onesto, è risoluta. Tu, uomo onesto, sai che, soprattutto, non devi abbandonare una creaturina che forse è sangue tuo. Se quel bambino non è tuo figlio, tanto, avrai compiuta un'azione pietosa; se è davvero tuo figlio, avrai semplicemente adempito un dovere. C'è il dubbio? E il dubbio basta a crearti un obbligo sacro.
Voi siete giusta, signora.... Avevo ragione di contare sul vostro appoggio.
Sul mio appoggio, contateci; ma io conto sui vostri sacrifizii....
Quali?
Sui sacrifizii che voi stessa avete offerti.
Mi spaventate!...
[pg!279]
E che? Sperate ancora un legame tra voi e Mario?
(subito) No!
Ebbene, se volete provvedere, veramente, sicuramente, all'avvenire del vostro figliuolo, voi dovete sacrificargli tutto.
(invasa dal terrore) Tutto... che cosa?
.... Povera donna... i vostri diritti di madre.
(con un grido di violenta ribellione) Impossibile! (Pausa. Poi, timidamente) Mi chiedete troppo, signora. Siete madre anche voi, è vero; sapete la prepotenza cieca di quell'egoismo sublime che è l'affetto materno, ma è naturale che non abbiate un'idea esatta di ciò che mi chiedete. Una santa, una virtuosa come voi, non conosce i misteri di queste esistenze per cui la virtù è una cosa molto confusa: (eccitandosi) ecco, ecco perchè voi non [pg!280] intendete che se in noialtre spostate l'affetto materno nasce, esso qualche volta può essere più tenace, più geloso, più prepotente, più cupido che nelle donne educate all'onestà. Che è mio figlio per me? Non so esprimervelo... non so esprimervelo con le parole. Certo, dai primi momenti della maternità, sentii che essa mi assorbiva tutta; e da quando egli è nato io non mi sono più accorta di esistere che... che per le sensazioni nuove, prodotte in me da quel piccolo essere. E mi proponete di vivere estranea a lui? Ve l'ho detto: è impossibile!... Ogni altra proposta, io l'accetterò; ogni altro sacrifizio mi sembrerà lieve.... Io non aspiro alla riabilitazione; io non aspiro neppure al rispetto compassionevole; io voglio soffrire la fame, io voglio piegarmi alle più umili fatiche, io voglio essere peggio d'una schiava: ma distaccarmi, per sempre, completamente da mio figlio, lasciarmi estirpare il cuore vivo vivo, rinunziare ai miei diritti di madre, no! no! è impossibile, è impossibile!... (È accasciata, esausta di forze.)
E non v'accorgete....
(interrompendola) Via, mamma, per ora tronchiamo....
(severa) No! Voglio andare sino in fondo una volta per sempre. (A Clelia) Non v'accorgete, povera [pg!281] donna (a Mario, che vorrebbe impedirle di continuare) — lasciami dire —... non v'accorgete che nei vostri proponimenti c'è una grave contraddizione? Voi volete che il vostro figliuolo diventi un uomo utile, un uomo d'onore, un uomo felice... e gli preparate lo spettacolo straziante e disonorante di una madre condannata dalle stesse leggi per le quali ora combattete. E che cosa dovrà dirgli di voi suo padre? E che gli direte voi stessa?... E quando questo figliuolo sarà un fanciullo, come affronterete la sua curiosità? E quando sarà un giovane forte ed altero, come affronterete il suo orgoglio? E quando avrà una coscienza per giudicare... come, come affronterete voi il suo giudizio? E quali gioie, quali conforti gli saranno serbati fra un padre e una madre che si disputano il suo cuore e che non hanno di comune nè la casa, nè il nome, nè l'onorabilità? Il suo animo, siatene certa, si alimenterà di rancore, e verrà un giorno in cui egli potrà rimproverarvi persino (solenne e insinuante) di averlo messo al mondo....
(disfatta, senza fiato) Basta... basta.... Lo so che avete ragione.... Io mi sono ribellata, ma alla mia ribellione, ve ne prego, non ci credete.... Adesso non ho più la forza di pensare... e di rassicurarvi.... Ma, qui, qui, nel cervello, un solo, un solo pensiero resta certamente limpido, fermo, immutabile: salvarlo, salvarlo a qualunque costo! Io, io ho la responsabilità della sua vita... perchè avrei potuto (convulsa, lagrimando) avrei potuto... come fanno tante... anche talune di quelle che si lasciano credere oneste... sì, sì, avrei potuto annientare, [pg!282] distruggere la maternità nel suo primo momento; e non lo feci. Il delitto mostruoso sarebbe stato per me un dovere.... Non volli, non volli..., chi sa, forse non per virtù... ma per egoismo.... (Si sorregge a un tavolino.) Ed ora... non parlate più... Sono persuasa... In fondo n'ero convinta anche prima che parlaste.... Mio figlio non deve conoscermi?... E non mi conoscerà!... Me ne andrò lontano assai....
(la soccorrono.)
... lontano assai.... Oh! non dubitate.... Lo farò.... Lo farò....
[pg!283]