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Venti anni dopo

Chapter 48: XLVIII. Il mendico di Sant’Eustachio.
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About This Book

A band of once-famous companions, now older, reunites amid political turmoil at court and in the streets, where shifting factions and an embattled ministry provoke conspiracies, arrests, and daring rescues. The plot alternates between brisk episodes of action—duels, clandestine meetings, prison breaks, and military encounters—and quieter reflections on loyalty, aging, and honor. Personal rivalries and steadfast friendships are tested by ambition and upheaval, while schemes of power and vengeance drive the characters into risky gambits that produce both reconciliations and bittersweet consequences.

XLVIII. Il mendico di Sant’Eustachio.

D’Artagnan aveva calcolato ciò che faceva non recandosi immediatamente al Palazzo Reale; aveva dato tempo a Comminges di trasferirvisi prima di lui, e in conseguenza di dar parte al ministro degli eminenti servigi ch’egli stesso, d’Artagnan ed il suo amico, avevano renduti nella mattinata al partito della regina.

Quindi ambedue furono accolti egregiamente da Mazzarino, il quale fece ad essi moltissimi complimenti, ed annunziò come ciascun di loro era più che a mezza strada di quel che bramava, cioè a dire d’Artagnan del capitanato, e Porthos della baronia.

D’Artagnan avrebbe preferito a tutto questo danari, perocchè sapeva che il Mazzarino era facile a promettere e duro a mantenere, talchè stimava le promesse di Sua Eccellenza come cibo di poca sostanza; ma non ostante si mostrò soddisfatto davanti a Porthos cui bramava di non far perdere il coraggio.

Intanto che i due amici erano presso al ministro, la regina li fe’ ricercare. Mazzarino pensò che sarebbe un mezzo di accrescere lo zelo de’ suoi due difensori il procacciare ad essi i ringraziamenti della sovrana in persona, e accennò loro che andassero seco. D’Artagnan e Porthos gli mostrarono i loro abiti polverosi e laceri, ma il Mazzarino, tentennando il capo, rispose:

«Codesto vestiario è da meglio di quello di quanti cortigiani troverete dalla regina, poichè è vestiario da battaglia».

D’Artagnan e Porthos obbedirono.

La corte della regina Anna era allegra e clamorosa, conciossiachè, in conclusione, dopo riportata una vittoria sullo Spagnuolo, un’altra se n’era ottenuta sul popolo; Broussel era stato condotto fuori di Parigi senza resistenza, ed oramai doveva essere nelle prigioni di San Germano, e Blancmesnil, arrestato nel medesimo tempo, ma senza chiasso nè difficoltà, era carcerato nel castello di Vincennes.

Comminges se ne stava al fianco alla regina, la quale lo interrogava sui dettagli della sua impresa, e ciascuno ascoltava il suo racconto, quando ecco gli venne fatto di vedere all’uscio, dietro al ministro ch’entrava, d’Artagnan e Porthos.

«Ah signora! disse correndo inverso d’Artagnan, questo signore può dirvi il tutto meglio di me, giacchè è il mio salvatore. Senza di lui, forse in questo momento sarei acchiappato nelle reti di San Cloud, giacchè non si discorreva di niente meno che di buttarmi nel fiume. Parlate voi, d’Artagnan».

D’Artagnan, dacchè era tenente dei moschettieri, si era trovato forse cento volte nel medesimo appartamento che la sovrana, ma questa mai nè poi mai gli avea rivolto il discorso.

«Ebbene? disse Anna, dopo avermi renduto un tal servigio, voi tacete?

«Ah! egli rispose, nulla ho da dire se non che la mia vita è ai comandi di Vostra Maestà, e non sarò pago se non nel giorno in cui per Lei io la perda.

«Lo so, lo so, replicò la regina, e da un pezzo. E perciò mi è grato potervi dare questa pubblica dimostrazione della mia stima e della mia riconoscenza.

«Permettetemi, Maestà, soggiunse d’Artagnan, di cederne porzione al mio amico, antico moschettiere della compagnia di Tréville, al pari di me (e calcava su queste parole) e che fece prodigi.

«Il suo nome? chiese Anna.

«Ne’ moschettieri si chiamava Porthos....»

La regina si scosse.

«Ma il suo vero nome, terminava d’Artagnan, si è cavaliere du Vallon.

«Di Bracieux di Pierrefonds, aumentò Porthos.

«Sono troppi nomi perch’io me li ricordi tutti, e non vuo’ rammentarmi che del primo, ribattè graziosamente la regina».

Porthos s’inchinò.

D’Artagnan mosse due passi indietro.

Nel momento fu annunziata la venuta del Coadjutore.

Nella regia comitiva fuvvi un grido di sorpresa. Benchè il Coadjutore avesse predicato la mattina, tutti sapevano ch’ei propendeva per la Fronda, e Mazzarino invitando l’arcivescovo di Parigi a far predicare suo nepote, aveva avuto di sicuro l’intenzione di dare al signor di Retz una di quelle botte all’italiana che tanto lo divertivano.

Realmente, all’uscire da Nostra-Donna il Coadjutore aveva saputo il fatto. Sebbene fosse impegnato coi principali soggetti della Fronda, non lo era tanto da non poter battere la ritirata se la corte gli offeriva i vantaggi da lui ambiti ed ai quali la dignità di Coadjutore non era che un semplice avviamento. Il signor di Retz voleva essere arcivescovo e rimpiazzare suo zio, e quindi cardinale. Il partito popolare difficilmente poteva accordargli questi favori assolutamente regali. Egli dunque si recava al palazzo per fare i suoi complimenti alla regina sopra la battaglia di Lens, determinato anticipatamente ad agire a pro o contro la corte secondo che il suo complimento fosse ricevuto o bene o male.

Fu annunziato, entrò; ed al suo aspetto, in tutta la corte trionfante si accrebbe la curiosità onde udire le sue parole.

Il Coadjutore aveva di per sè solo tanto spirito quanto tutti coloro che stavano là riuniti per burlarlo. E quindi mise tale abilità nel suo discorso, che gli astanti vogliosi di ridere non ne trovavano modo nè motivo. Egli finì col dire che poneva il debole suo potere al servizio di Sua Maestà.

La regina mostrò gustare assai l’arringa del Coadjutore sin che questa durò; ma terminata che fu con quella frase, l’unica che diè campo a molte facezie, Anna si volse, ed una occhiata che lanciò verso i suoi favoriti, indicò ad essi qualmente ella abbandonava in balìa di loro il Coadjutore. Tosto i più giovani individui della corte si scagliarono nelle burle e nell’ironia.

Nogent-Beautin, buffone del palazzo, esclamò che la regina era molto fortunata di trovare i soccorsi del Coadjutore in simile momento.

Vi fu una grandissima risata generale.

Il duca di Villeroy disse che non sapeva come mai si fosse avuto timore, mentre per difendere Parigi contro il parlamento e i borghesi, si aveva là il signor Coadjutore, che con un cenno poteva mettere su un’armata di svizzeri e di bidelli.

Il maresciallo di la Meilleraye aggiunse, che dato il caso di venire alle mani e di dovere il signor Coadjutore far egli pure una scarica, era peccato ch’ei non potesse esser riconosciuto nella mischia da un cappello rosso, come era stato Enrico IV dal pennacchio bianco alla battaglia d’Ivry.

Gondy, al cospetto di tale tempesta, che avrebbe potuto rendere funesta a quei che lo schernivano, rimase quieto e severo. Allora la regina gli domandò se avesse qualche cosa da aggiungere al bel discorso che già le aveva fatto.

«Sì, Maestà, egli le rispose, ho da pregarvi di pensarci ben bene prima di mettere nel regno la guerra civile».

La sovrana gli voltò le spalle, e tutti ricominciarono a ridere.

Il Coadjutore se n’andò, dando però a Mazzarino che l’osservava uno di quegli sguardi che si comprendono fra acerrimi nemici. Lo sguardo fu sì acuto che penetrò sino in fondo al cuore del ministro, il quale sentendo ch’era una dichiarazione di guerra, afferrò per un braccio d’Artagnan e gli disse:

«All’occorrenza, riconoscereste quell’uomo ch’è uscito dianzi, non è vero?

«Sì, monsignore, rispose questi».

E voltatosi verso Porthos continuò:

«Ohimè! la faccenda s’imbroglia.... non mi piacciono le contese fra persone di tal fatta».

Gondy si ritirò spargendo benedizioni dovunque passava e procurandosi maliziosamente il piacere di far inginocchiare ai suoi piedi ancora i servi de’ suoi nemici.

«Oh! mormorò quando fu alla porta del palazzo, corte ingrata, corte perfida, corte vile! domani t’insegnerò a ridere, ma in ben altra maniera!»

Però, mentre al Palazzo Reale si facevano stravaganze di allegrezza per aumentare il buon umore della sovrana, Mazzarino, uomo di senno, e che d’altronde aveva tutta la previdenza della paura, non perdeva già il tempo in ischerzi vani e pericolosi; era uscito subito dopo al Coadjutore, chiudeva i suoi conti, serbava il suo oro, e da operaj di confidenza faceva fare dei nascondigli nelle pareti.

Il Coadjutore, tornato alla propria dimora, intese che un giovane colà venuto, dopo ch’ei si era partito, lo attendeva tuttavia. Domandò il nome di colui, e balzò di giubilo all’udire che si chiamava Louvieres.

Corse tosto nel suo gabinetto. Difatto era là il figlio di Broussel, ancor furibondo e disperato pel contrasto avuto con le genti del re. L’unica precauzione che avesse presa per venire all’arcivescovado era stata di lasciare l’archibugio in casa di un amico.

Il Coadjutore gli si fe’ incontro e gli porse la mano. Il giovanetto lo guatò come se avesse voluto leggergli nel cuore.

«Caro Louvieres, disse Gondy, siate persuaso che prendo molto interesse alla vostra disgrazia.

«Davvero? parlate sul serio?

«Con tutta l’anima.

«In tal caso, monsignore, è passato il tempo delle parole, e siamo nell’ora di agire; purchè il vogliate, mio padre fra tre giorni sarà fuori del carcere, e voi fra tre mesi sarete cardinale».

Di Gondy si scosse.

«Oh! seguitò Louvieres, parliamoci schietto, giuochiamo a carte scoperte. Non si seminano trentamila scudi di elemosine conforme voi avete fatto per mera carità cristiana; sarebbe azione troppo bella. Voi siete ambizioso, e questo è naturale; siete uomo d’ingegno, e sapete quanto valete. Io aborro la corte, e in questo punto non ho che un sol desiderio, quello della vendetta. Dateci i vostri seguaci e il popolo di cui disponete; io vi do il ceto borghese e il parlamento; con questi quattro elementi, fra otto giorni Parigi è nostra, e credetemi pure, la corte concederà per paura quel che non accorderebbe per amorevolezza».

Il Coadjutore fissò sopra Louvieres l’occhio penetrante.

«Ma sapete che codesto che mi proponete è a dirittura la guerra civile?

«Voi, monsignore, la preparate assai da lungo tempo perchè noi l’accogliamo bene.

«Non serve, capirete che questo esige qualche riflessione.

«E quante ore chiedete a riflettere?

«Dodici.... sono forse troppe?

«È mezzogiorno, sarò da voi a mezzanotte.

«S’io non vi fossi, attendetemi.

«Ottimamente: a mezzanotte, monsignore.

«A mezzanotte, Louvieres carissimo».

Il Coadjutore, rimasto solo, chiamò a sè tutti i sottoposti con cui aveva più stretta relazione. A capo a due ore ne ne aveva radunati trenta addetti alle parrocchie più popolose di Parigi.

Raccontò ad essi l’insulto fattogli nel Palazzo Reale, e riferì le celie di Beautin, del duca di Villeroy e del maresciallo di la Meilleraye. E coloro gli domandarono che si avesse da fare.

«La cosa è semplice, ei disse, buttate giù quel miserabile pregiudizio del timore e del rispetto pei re; rendete noto che la regina ci tiranneggia; ripetete forte, in guisa che ciascuno lo sappia, che le sciagure della Francia provengono tutte dal Mazzarino suo amante e corruttore; principiate l’opera vostra, oggi, subito, e fra tre dì vi aspetto al resultato. Inoltre, se qualcuno di voi ha da darmi un consiglio si trattenga e lo ascolterò con piacere».

Rimasero tre dei convocati: quelli di S. Mery, di S. Sulpizio e di S. Eustachio.

Gli altri si ritirarono.

«Voi dunque opinate di potermi ajutare anco più efficacemente che i vostri colleghi? disse di Gondy.

«Lo speriamo.

«Animo, voi da S. Mery, cominciate.

«Monsignore, nella mia contrada ho un tale che potrebbe esservi utilissimo.

«E chi è?

«Un mercatante della via dei Lombardi, avente grande influenza sui piccoli negozianti del suo quartiere.

«Come lo chiamate?

«È un certo Planchet; circa sei settimane sono produsse da sè solo una sollevazione, ma in seguito di questa lo cercavano per impiccarlo ed è sparito.

«E lo ritroverete?

«Me ne lusingo.... Non credo che sia stato arrestato, e se sua moglie sa dov’è potrò farmelo dire.

«Bene, cercatelo, e se lo rinvenite conducetelo da me.

«A che ora?

«Alle sei: vi fa comodo?

«Alle sei ore, monsignore, saremo da voi.

«Andate, e Dio vi assista».

Quello di S. Mery se ne andò.

«E voi? disse Gondy all’altro di S. Sulpizio.

«Io, conosco un uomo che ha fatto grandi servigi a un principe molto popolare, e sarebbe un ottimo capo di ribellione, e posso porlo a disposizione vostra, monsignore.

«Come si chiama?

«Conte di Rochefort.

«Lo conosco anch’io; disgraziatamente non è a Parigi.

«Eh sì! sta in via Cassette.

«Da quando in qua?

«Da tre giorni.

«E perchè non è venuto a vedermi?

«Gli hanno detto.... monsignore, mi perdonerete....

«Sì, sì, dite pure....

«Ch’eravate in trattative colla corte».

Gondy si morse il labbro.

«L’hanno ingannato; menatelo da me alle otto, e Dio vi benedica».

Dopo un inchino, quello di S. Sulpizio uscì.

«Ora a voi; disse il Coadjutore all’ultimo rimasto, avete pure da offerirmi tanto bene come quei signori di poc’anzi?

«Di meglio.

«Diamine! badate che vi assumete un grave impegno: uno mi ha esibito un mercante e l’altro un conte; voi dunque mi offrirete un principe?

«Un mendico, e nulla più, monsignore.

«Ah ah! fece di Gondy riflettendo, avete ragione: uno che sollevasse tutta quella legione di poveri che ingombrano i chiassuoli della capitale, e sapesse far loro gridare a voce abbastanza sonora per che la Francia intera lo sentisse, che Mazzarino è quello che gli ha ridotti alla miseria....

«Precisamente: ho quel che vi occorre.

«Bravo! e chi è colui?

«Un semplice accattone, come vi dicevo; che chiede la carità e dà l’acqua benedetta sui gradini della chiesa di Sant’Eustachio da circa sei anni.

«E dite che ha molta influenza sopra i suoi simili?

«È la mendicità un corpo organizzato, una specie di associazione di quei che non possiedono contro quei che possiedono, una compagnia nella quale ciascuno porta la sua tangente, e che dipende da un capo!

«Sì, codesto l’ho già inteso dire.

«Or bene, l’individuo che vi propongo è sindaco generale.

«E di lui che sapete?

«Nulla, se non che mi sembra straziato da qualche rimorso.

«Da che ve lo figurate?

«Al dì 28 di ogni mese fa dire una messa pel riposo di una persona morta di morte improvvisa.

«E ha nome?

«Maillard, ma m’immagino non sia il suo vero nome.

«E vi pensate che adesso lo troviamo al suo posto?

«Oh! di sicuro.

«Andiamo a vedere il vostro mendico, e se è qual me lo dipingete, avete ragione, voi siete quello che ha raccapezzato il vero tesoro».

Gondy si vestì da cavaliero, si mise un cappellone largo con la penna rossa, e alla cintola una lunga spada, e gli sproni agli stivali, ed avvoltosi in un ampio ferrajuolo andò col suo subalterno.

Il Coadjutore ed il compagno traversarono tutte le strade che separano l’arcivescovado dalla chiesa di Sant’Eustachio, esaminando attentamente lo spirito e le disposizioni del popolo. Il popolo era agitato, ma simile ad uno sciame di api aizzate, pareva non sapesse su qual luogo piombare, ed era evidente che se non gli si trovavano dei capi tutto sarebbe finito con un vano ronzio.

Arrivati in via des Prouvaires, quegli che andava col coadjutore stese la mano verso l’atrio della chiesa, e disse:

«Eccolo.... è al suo posto».

Gondy guardò dalla parte indicatagli, e vide un povero seduto sopra una seggiola ed appoggiato a uno dei cornicioni; aveva desso una piccola secchia, e teneva in mano un aspersorio.

«Sta egli là per privilegio? chiese Gondy.

«No, monsignore: si è combinato col suo predecessore per l’incarico di dar l’acqua benedetta.

«Combinato?

«Sì, sono incumbenze che qui si affidano a questa classe di persone, tra le quali avvi alcuno talvolta che se la passa benone.

«Dunque è forse anche ricco il briccone?

«Taluni di costoro muojono lasciando alle volte venti mila, venticinque e trenta mila lire, e anco più!

«Uhm! disse ridendo Gondy, non credevo d’impiegare tanto bene le mie limosine».

Frattanto si avanzavano; nel punto che i due ponevano il piede sul primo gradino, il mendico si alzò a porgere l’aspersorio.

Era un uomo di sessantasei o sessantotto anni, piccolo, grosso, di capelli grigi, occhi scuri. Sul suo sembiante appariva il conflitto di due opposti principj: un cattivo naturale, forse domo dalla volontà, forse dal pentimento.

Vedendo il cavaliero insieme col compagno, si scosse alquanto e lo considerò attonito.

Entrambi allora si fecero il segno della croce; uno di essi gettò una moneta nel cappello che stava in terra.

«Maillard, disse il Curato, questo signore ed io siam venuti per discorrere un momento con voi.

«Con me! fece il mendico, è un grande onore codesto».

Nella voce dell’accattone esisteva un che di ironia ch’ei non seppe nascondere, e che fece meraviglia al signor di Gondy.

«Sì, continuò il Curato che sembrava avvezzo a quel tuono suo ironico, abbiamo voluto sapere che pensiate degli avvenimenti di quest’oggi, e che abbiate inteso dire dalle persone che entrano in chiesa o che n’escono».

Il mendico scosse la testa.

«Sono tristi avvenimenti, rispose, e che al solito ricadono addosso al povero. Che si dice? tutti sono malcontenti e si lagnano; ma chi dice tutti è come dicesse nessuno.

«Spiegatevi, mio caro, soggiunse il Coadjutore.

«Dico che tutte quelle grida, quei lamenti, quelle maledizioni non produrranno altro se non burrasca e baleni; ma la saetta non cascherà che quando vi sia un capo a dirigerla.

«Voi mi sembrate un uomo abile, replicò di Gondy; sareste disposto a mescolarvi in una piccola guerra civile in caso che l’abbiamo, e mettere a disposizione di quel capo, se lo troviamo, il vostro potere individuale e l’influenza che avete acquistata sui vostri camerati?

«Sì signore, purchè questa guerra fosse approvata dalla Chiesa, e in conseguenza mi conducesse allo scopo ch’io bramo di raggiungere, cioè alla remissione de’ miei peccati.

«Sarà più che approvata, in quanto alla remissione dei peccati, il signor Arcivescovo di Parigi tiene grandi poteri dalla Corte di Roma, il signor Coadjutore ancora possiede delle indulgenze particolari, e noi vi raccomanderemmo ad esso.

«Riflettete, Maillard, seguitò l’ecclesiastico, che da me siete stato raccomandato a questo potentissimo signore ch’è qui meco, e che mi sono fatto per voi garante.

«So, rispose il mendico, che aveste sempre per me molta bontà, e perciò dal canto mio sono pronto a secondarvi.

«E credete la vostra influenza sui vostri colleghi così di peso come dianzi mi si accertava?

«Credo che mi abbiano una qualche stima, ribattè non senza orgoglio l’accattone, e che non solo faranno quanto loro io comandi, ma anche mi seguiranno dovunque io vada.

«E potete assicurarmi di cinquanta uomini ben risoluti, anime buone e calorose, capaci di far cadere le mura del Palazzo Reale gridando; Abbasso il Mazzarino! come avvenne in passato di quelle di Gerico?

«Io ritengo esser tale da potermisi dare degli incarichi assai più difficili e importanti.

«Ah ah! vi assumereste dunque in una notte di fare una diecina di barricate?

«Di farne cinquanta, e, giunto il giorno, difenderle.

«Per Bacco! disse Gondy, parlate con tal fiducia che mi fa piacere, e poichè il signor Curato mi garantisce per voi....

«Oh! lo garantisco, fece l’altro.

«Ecco un sacco di cento cinquanta doppie in oro; fate tutti i vostri preparativi, e ditemi dove vi troverò questa sera alle dieci.

«Bisognerebbe che fosse in un luogo alto, di dove un segnale che si facesse fosse da vedersi in tutti i quartieri della città.

«Volete ch’io vi dia due versi pel vicario di Sant’Jacques-La Boucherie? egli v’introdurrà in una stanza della torre, disse il Curato.

«Ottimamente! approvò il povero.

«Sicchè, continuò il Coadjutore, a dieci ore; e se sono contento di voi, vi sarà un altro sacco di cinquecento doppie».

Al mendico brillarono gli occhi per la cupidigia, ma si frenò, e disse soltanto:

«Signore, tutto sarà pronto».

Riposta in chiesa la sua sedia, accanto vi pose la secchia e l’aspersorio, andò alla pila a pigliare l’acqua benedetta, ed uscì dal tempio.