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Veronica Cybo

Chapter 11: VII.
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About This Book

The narrative follows an aristocratic woman who adopts foreign dress and manners, provoking divided receptions at home and abroad and ultimately suffering exile and a fraught return. Episodes of social misunderstanding and personal bitterness alternate with reflective passages on language, translation, and cultural reception, while the author interweaves prefatory remarks and shorter pieces that meditate on literary influence, patriotic feeling, and the emotional cost of displacement, producing a blend of story and commentary about identity, belonging, and the tension between public image and private attachment.

VII.

Poco innanzi l’alba del secondo giorno di novembre, un debolissimo colpo fu bussato alla porta della villa Salviati. Il fedele valletto, che aveva vegliato tutta la notte oregliando a quella porta, lo intese, e aperse subito, augurando sommesso il buon giorno al suo signore. Questi però non rispose: appoggiato il suo al braccio del servo, prese a salire le scale.

Il valletto a cagione del buio non poteva guardarlo in volto: gli toccò la mano, e la senti bagnata di freddo sudore. Salirono pianamente, e senza dire un fiato penetrarono nella sala, ove da una parte metteva capo il quartiere del duca, e dall’altra quello della duchessa.

All’improvviso si apre fragorosa la porta delle stanze del duca, e quinci esce la duchessa con un doppiere acceso nella destra: era pallida come morta; gli occhi aveva lucidi di fuoco febbrile; vestita di abito nero, co’ capelli sciolti giù per le spalle: pareva lady Macbeth[15] sonnambula pel rimorso de’ commessi delitti: traversò la sala, e andando verso il suo appartamento disse con voci rotte e sinistre:

“Ben venga il signor nostro a darci quelle contentezze che il nostro cuore desidera!”

Il duca levò la faccia. La visione era sparita.