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Veronica Cybo

Chapter 13: IX.
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About This Book

The narrative follows an aristocratic woman who adopts foreign dress and manners, provoking divided receptions at home and abroad and ultimately suffering exile and a fraught return. Episodes of social misunderstanding and personal bitterness alternate with reflective passages on language, translation, and cultural reception, while the author interweaves prefatory remarks and shorter pieces that meditate on literary influence, patriotic feeling, and the emotional cost of displacement, producing a blend of story and commentary about identity, belonging, and the tension between public image and private attachment.

IX.

L’ultimo dell’anno 1637 la nebbia ingombrò così grave e insistente le vie di Firenze, che dalla densità in fuori pareva la cenere di Pompei. Poco si distinse il giorno dalla notte, e verso le ore ventitrè d’Italia già era buio fitto. Allora certe sinistre figure imbacuccate nei tabarri presero a scorrere la via dei Pilastri, borgo a Pinti ed altre strade vicine. Alcuni di questi scherani portavano sotto al ferraiuolo la lanterna, e quando passava qualche borghese alla spicciolata, gli erano addosso e gli mettevano la lanterna alla faccia per bene riconoscerlo. — Se il povero borghese rimanesse senza fiato non è da raccontare. — Votandosi a tutti i suoi Santi, egli allungava le gambe, conciossiachè la città andasse da stragi quotidiane funestata. Di rado passava notte, che la campana della Misericordia non risvegliasse e atterrisse i cittadini, i quali però, recitata una breve orazione per l’ammazzato, davano una giravolta per il letto, e nuovamente si addormentavano. Le leggi tacevano: le case magnatizie salariavano ostensibilmente sicari, bravi e scherani, di cui lo ufficio consisteva nel distribuire di buone pugnalate alla bruna su lo svoltare del canto a coloro che avevano incorso la disgrazia del nobile padrone che li nudriva. — Io dirò cosa incredibile, e vera: Ferdinando II, non che altri, manteneva bravi ai suoi stipendi, e tra gli altri quel sì famoso Tiberio Squilletti, comunemente chiamato Fra Diavolo, ed anche Fra Paolo, perchè apostata dall’Ordine di San Francesco; il quale all’ultimo si fece ribelle, ruppe le strade, invase, uccidendo e predando, la stessa Firenze, e finalmente preso, consumò la vita nelle carceri del Bargello.[20]

Alle dieci ore di notte, una carrozza senza stemmi tirata da due poderosi cavalli giunse in borgo a Pinti, e si fermò sul canto dei Pilastri, accostandosi al muro quanto meglio poteva. Subito dopo una persona larvata con maschera di velluto affacciò il capo allo sportello, e trasse da certo arnese di argento un fischio acuto. Si sentirono passi accelerati, ed un grande uomo incamuffato giunse affannoso alla carrozza.

“A che ne siamo, Margutte?”

“Bisogna aspettare... l’amico è in casa.”

“Da molto?”

“Di prima sera...”

“Ah!” La maschera tratto un sospiro profondo tornò a gittarsi dentro la carrozza.

I fischi si succedevano con frequenza, e l’uomo pronto sempre correva, e la persona sempre lo molestava con domande impazienti, ond’egli spesso mormorava tra i labbri:

“Al diavolo la indemoniata!”

Poco prima di mezzanotte il duca di San Giuliano uscì di casa Canacci. Volle la Caterina accompagnarlo quella sera in fondo alla scala; e su la porta di strada si ricambiarono i nostri amanti l’ultimo bacio. — In verità lo poterono fare senza scandalo, perchè non ci si vedeva. Il duca ratto ratto rasentando il muro arriva in fondo alla via dei Pilastri, e svoltando in borgo a Pinti urta col petto dentro la carrozza quivi fermata. Proruppe in tale una esclamazione, ch’io non la voglio dire: fu per gridare, per chiamare lume, e fare il diavolo, e peggio; ma poi consigliandosi meglio reputò prudente ritirarsi di quieto:

“Scenda se vuole.”

“Eccomi...”

“Mi porga la mano. — Santa Vergine, come trema!”

“Vieni, e vedrai se tremo.”

“Fuori anche tu...”

E quasi portato a braccia scese un altro individuo, coperto anch’esso di maschera, ma vacillante per paura, o per vino. Appena posto il piede a terra susurrò:

In manus tuas...

Bussano a casa Canacci: — nessuno risponde: — bussano più forte: — traverso il foro si vede comparire un filo di luce, e poco dopo si ascolta una voce:

“Chi batte?”

“Aprite: — sono io.”

“Ah! siete voi, Baccio? — Da sette giorni noi non vi vediamo: — bel modo invero! Madonna Caterina vi ha fatto cercare per mare e per terra.”

Intanto la porta si schiude. — Di una spinta la fantesca cade stesa per terra; appena apre la bocca per raccomandare l’anima a Dio, che la imbavagliolano duramente, — senza pietà.