WeRead Powered by ReaderPub
Veronica Cybo cover

Veronica Cybo

Chapter 4: AL CAVALIERE NICCOLÒ PUCCINI.
Open in WeRead

About This Book

The narrative follows an aristocratic woman who adopts foreign dress and manners, provoking divided receptions at home and abroad and ultimately suffering exile and a fraught return. Episodes of social misunderstanding and personal bitterness alternate with reflective passages on language, translation, and cultural reception, while the author interweaves prefatory remarks and shorter pieces that meditate on literary influence, patriotic feeling, and the emotional cost of displacement, producing a blend of story and commentary about identity, belonging, and the tension between public image and private attachment.

AL CAVALIERE NICCOLÒ PUCCINI.

Nel carnevale passato certo gentiluomo pagò mille lire una parrucca da mettere in capo al suo cocchiere onde apparisse mirabile in corso! — Pochi anni avanti, Vitalis, giovane genio svedese, moriva di fame all’ospedale di Upsala! — E questo, già come sapete, è il secolo superior fine della Intelligenza e della Carità.

Conoscendo che Voi, non estimandovi migliore dei nostri padri, nel pensiero di suscitarne la memoria col mezzo delle Belle Arti avevate deciso commettere dieci quadri a Pittori di antica fama, e a Pittori che dovevano formarsene una nuova, vi raccomandai il giovane pittore Enrico Pollastrini, mio concittadino.

A questa mia raccomandazione rispondeste: avere commesso immediatamente un quadro, che doveva rappresentare la Morte del duca Alessandro, al mentovato giovane, aprendogli così il campo ad onorare la sua Patria, se stesso, ed anche Voi, che lo avete protetto, — ov’egli faccia, come spero, opera egregia.

Io desiderava pertanto manifestarvi pubblicamente la mia gratitudine per questo fatto; e, come vedete, colgo la prima occasione che mi viene offerta, intitolando a Voi questo Racconto.

Accettatelo com’io ve lo mando, cioè non come dimostrazione d’ingegno, ma come testimonianza di animo grato.

E questa mi sembra una Dedica che io possa fare, e Voi accogliere, senza che ne dobbiamo arrossire ambedue. Addio.

Vostro affezionatissimo amico,
F. DOM. GUERRAZZI.